Donovan Mitchell e l’incidente d’auto: “Mi sono avvicinato per capire se fosse tutto OK”

Donovan Mitchell ha assistito domenica scorsa a un incidente stradale e, senza pensarci un secondo, si è fermato per aiutare le vittime.

La star degli Utah Jazz è stato l’unica tra i presenti sul posto ad assistere le persone coinvolte in un incidente stradale a cui è stato testimone dopo la rifinitura con i Jazz per preparare gara 4. “Stavo guidando, e ho visto una signora che era fuori dalla sua auto, gli airbag erano esplosi, lei si stava tenendo il petto ed io ho sentito il bisogno di sapere cosa fosse accaduto”, così ha parlato Mitchell ai microfoni di Andy Larsen di The Salt Lake Tribune. “Mi sono avvicinato per capire se fosse tutto okay. Non voglio farlo sembrare un grosso problema.”

Donovan Mitchell ha chiamato il 911 per segnalare l’incidente ed ha aspettato che arrivasse il personale di emergenza sulla scena.

Fortunatamente, nessuno è rimasto gravemente ferito. Il 22enne lunedì in gara 4, ha messo a referto 31 punti, di cui 19 solo nel quarto periodo, per vincere la partita contro gli Houston Rockets e tenere gli tah Jazz in vita in una serie che sembrava destinata al 4-0 da parte della squadra texana.

La guardia al secondo anno NBA ha dimostrato una maturità che pochi hanno alla sua età, soprattutto in situazioni così delicate e lontane dalla pallacanestro.

Utah Jazz ancora vivi, Houston Rockets KO, Mitchell: “Possiamo farcela, Crowder anima della squadra”

Ricky Rubio infortunio-Donovan Mitchell e Ricky Rubio

Gli Utah Jazz sono ancora vivi e superano gli Houston Rockets con un netto 107-91, rimandando la serie in Texas.

Donovan Mitchell aveva garantito battaglia per gara 4, nonostante lo 0-3 nella serie ed il pesantissimo errore sul tiro del pareggio a pochi secondi dal termine della prima delle due sfide di Salt Lake City.

Il secondo anno da Louisville tiene fede alla sua promessa e guida i suoi Utah Jazz con una prova da 31 punti, 7 rimbalzi e 4 assist, mentre gli Houston Rockets si fermano al 35% al tiro (30 punti ma 8 su 19 dal campo e 8 palle perse per James Harden) e rimandano l’appuntamento con la semifinale di Conference a gara 5.

19 punti nel solo quarto periodo per Mitchell, e Houston Rockets “traditi” dalla panchina, che segna la miseria di 5 punti (tutti di Austin Rivers).

Coach Quin Snyder trova invece energia da Jae Crowder (23 punti) e Ricky Rubio (doppia doppia da 18 punti e 11 assist): “Lasciamo perdere me” Così Donovan Mitchell a fine gara “Jae Crowder si è fatto il c**o oggi. Abbiamo fatto una gran fatica al tiro per tutta la serie e lui è entrato in campo pronto per giocare e noi l’abbiamo seguito, è l’anima della squadra (…) abbiamo giocato più duro di loro stavolta, non volevamo uscire così. Ora a Houston dovremo giocare di squadra, è l’unico modo“.

A Salt Lake City funziona alla perfezione il piano difensivo di Snyder per limitare l’attacco dei Rockets e James Harden. l’MVP in carica viene sistematicamente indirizzato a destra (la sua mano debole) sui pick and roll centrali e verso l’aiuto difensivo di Rudy Gobert, mentre l’uomo in marcatura su Harden cerca di negargli il suo letale “step-back” ponendosi quasi dietro alla star dei Rockets, invitandola alla penetrazione.

Le condizioni non ottimali di Clint Capela, ricevitore prediletto di Harden e debilitato da un’infezione virale (4 punti e 7 rimbalzi per lo svizzero, in 28 minuti), hanno aiutato Utah a contenere l’attacco di Houston. Nelle due partite di Salt Lake City, i Rockets hanno segnato solo 97.5 punti a partita (11 su 39 al tiro per James Harden).

Gli Utah Jazz, altrettanto imprecisi al tiro (11 su 35 dalla lunga distanza in gara 4) e travolti senza appello nelle prime due partite, hanno comunque sfiorato la vittoria in gara 3 ed allungato finalmente la serie.

Gara 5 è in programma giovedì 25 aprile al Toyota Center di Houston, Texas. Nessuna squadra nella storia della NBA ha mai rimontato uno svantaggio di 0-3, ma Donovan Mitchell non è tipo da arrendersi: “Ci siamo già trovati con le spalle al muro in passato e siamo una squadra giovane. Possiamo far ancora meglio, dovremo prender quanto di buono fatto in queste due partite e moltiplicare lo sforzo“.

Donovan Mitchell sbaglia, Jazz KO ma Korver lo consola: “Orgoglioso di lui, mai visto uno così”

Gli Utah Jazz e Donovan Mitchell sprecano l’occasione della vita in gara 3 e non riescono a ridurre le distanze sugli Houston Rockets di un James Harden a quota zero canestri nel primo tempo.

3 su 20 l’incredibile percentuale al tiro di Harden, che sbaglia tutti i primi 15 tiri tentati e che chiude in ogni caso con 22 punti e 10 assist, mentre i suoi Rockets superano 104-101 Mitchell e compagni.

Donovan Mitchell che si investe della responsabilità primaria di condurre i suoi alla prima vittoria della serie, attaccando senza sosta ma chiudendo con una brutta percentuale di tiro (9 su 27 per 34 punti finali) e fallendo anche il “comodo” tiro da tre punti del pareggio a 6.5 secondi dal termine.

Sconfitta amara per dei Jazz che lottano fino all’ultimo, ma che si ritrovano ora sotto 0-3 nella serie. Un passivo storicamente quasi impossibile da rimontare, nonostante la giovane star di Utah non si perda d’animo: “Non ci arrenderemo in gara 4, non siamo fatti così. Nessuno ha mai rimontato uno 0-3, ma nessuno aveva mai rimontato un 1-3 è poi qualcuno lo ha fatto“.

Sconfitte e tanta esperienza per il futuro per Donovan Mitchell, che nelle 8 partite (tra 2018 e 2019) di post-season giocate contro gli Houston Rockets ha faticato in attacco. Kyle Korver, veterano di mille battaglie tra Cleveland, Atlanta, Chicago e Philadelphia, ha parole di ammirazione per la giovane star dei Jazz a fine gara:

Non ho mai visto in 16 anni un giovane come Donovan Mitchell. Un giocatore così giovane e già in grado caratterialmente di prendersi la responsabilità di guidare la sua squadra, e di farlo con carisma e classe. Oggi ha sbagliato un tiro facile per lui, ma è parte del suo percorso. Ci vuole coraggio per prendere un tiro del genere, devi esserti guadagnato la stima dei tuoi compagni ed allenatori. Conoscendolo so che si dannerà l’anima per quel tiro, ma la partita l’abbiamo persa sbagliando tutti: layup, tiri liberi, tiri da tre punti… sono super orgoglioso di Donovan, si è assunto il peso e la responsabilità di provare a raddrizzare le cose, dopo le prime due brutte partite, Mitchell è sulla strada giusta

 

Donovan Mitchell e gli Utah Jazz pronti alla battaglia: “James Harden non ci fa paura”

Troppo brutti per essere veri i Jazz visti nelle prime due partite della serie contro gli Houston Rockets? Forse, sebbene la forza degli avversari e l’impeto di James Harden non abbiano davvero lasciato spazio a degli Utah Jazz passivi e mai in partita (120 punti tondi tondi di media subiti) nelle prime due gare.

Già i primi minuti di gara 3, in programma nella notte tra sabato e domenica alla Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City, saranno decisivi per valutare quanta benzina sia rimasta nel serbatoio dei ragazzi di coach Quin Snyder dopo la lunga rincorsa playoffs della seconda parte di stagione.

Nessuno dei giocatori chiave dei Jazz è pronto però ad alzare bandiera bianca senza combattere. L’ambiente caldissimo di Salt Lake City non farà mancare il suo supporto, come ben sanno Ricky Rubio, Rudy Gobert e Jae Crowder.

I Rockets sono stati fin qui molto più aggressivi di noi, e noi siamo stati troppo… buoniCosì Gobert alla viglia di gara 3E se sei troppo buono, finisce così, con gli avversari che ti prendono a calci sera dopo sera. E’ una questione di mentalità, se non sei aggressivo nessuno ti rispetterà, anzi“.

Jae Crowder è stato ancor meno tenero nel descrivere l’approccio della squadra in Texas: “Davvero deludente. Non ci siamo fatti sentire, non siamo scesi in campo, siamo davvero delusi“.

Utah Jazz, Donovan Mitchell: “James Harden non ci fa paura”

Due partite in cui James Harden ed i Rockets si sono permessi di tutto contro degli Utah Jazz spenti, incapaci di replicare ai colpi avversari e fin troppo preoccupati di contenere lo strapotere offensivo dell’MVP 2018.

Così Ricky Rubio, spesso accoppiato a Harden nelle prime due gare della serie: “James (Harden, ndr) è uno dei migliori realizzatori di sempre, dobbiamo trovare il modo di rendergli la vita difficile. Credo che (nelle prime due partite, ndr) non ci siamo applicati a sufficienza col nostro piano partita difensivo. E se non sei convinto al 100%, hai già perso in partenza. Dobbiamo tornare ad essere la squadra che eravamo, e soprattutto tornare a difendere“.

30.5 punti, 10.5 rimbalzi e 10 assist di media nelle prime due gare della serie per James Harden (43%a li tiro da tre punti) ed una facilità estrema di disporre della difesa dei Jazz ed indirizzare da subito la partita in favore dei suoi Rockets.

Un generalizzato problema (una mancanza) di aggressività nei Jazz, come ribadito da Donovan Mitchell:

Ci hanno maltratto, semplicemente. In gara 2 Eric Gordon ha segnato subito, io invece ho perso la palla palleggiandomi su un piede, poi ho fatto un fallo stupido e concesso un gioco da 3 punti… da lì in poi, buio pesto (…) Harden? Non siamo spaventati da lui, tutti dicono così ma Ricky (Rubio, ndr) lo ha dimostrato. Non siamo rassegnati e non gli permetteremo più di fare tutto quello che vuole, come fatto finora, dobbiamo trovare il modo

Rockets-Jazz, Mitchell e compagni non possono nulla contro James Harden

Rockets-Jazz

Come da copione , la serie Rockets-Jazz sta vedendo i texani dettar legge, con un vantaggio di 2 vittorie sugli uomini di Quin Snyder. In gara 1 la squadra di coach Mike D’Antoni ha rifilato un +32 a Mitchell e compagni, mentre 20 sono i punti vantaggio grazie i quali il Barba si è portato a casa il secondo match. Queste due prime sfide sono state un James Harden Show che si è preso il lusso di realizzare la sua terza tripla doppia ai playoff.

Oltre a lui bene Clint Capela, che sta  stravincendo il duello fisico con Rudy Gobert, e Eric Gordon che, ancor più di Chris Paul, sembra esser la spalla destra di Harden. In più c’è da sottolineare il buon apporto della panchina dei texani, a differenza di quella di coach Snyder che, a parte Royce O’Neale in gara 2, non riesce a dare punti in uscita (nel primo scontro i panchinari dei Jazz hanno realizzato una miseria di 16 punti totali).

La verità è che in casa Jazz ha funzionato poco/nulla in queste due prime apparizioni. Donovan Mitchell ha sofferto molto lo scontro diretto contro il candidato MVP, Gobert è stato sommerso dalla fisicità del centro svizzero dei Rockets e i vari Joe Ingles, Jae Crowder, Thabo Sefolosha e Grayson Allen si sono dimostrati è tiratori molto meno affidabile di PJ Tucker, Austin Rivers, Gerald Green e Danuel House. L’unico salvabile nei due confronti tra le fila della franchigia di Utah è Ricky Rubio. Il playmaker spagnolo è sembrato il più solido dei suoi e quello che meglio è riuscito a creare grattacapi alla difesa dei Rockets (buona ma non una delle più strutturate della lega).

ROCKETS-JAZZ, GARA 1: LA COPPIA HARDEN-CAPELA È UN URAGANO

Il fattore della partita che ha aperto questa serie è indubbiamente l’intesa tra il centro nativo di Ginevra e l’ex Thunder. James, quando non trovava spazio per andare al ferro o tirare da 3, la prima opzione a cui pensava era sempre quella di cercare o l’alley-oop, o il passaggio dentro per il suo lungo. Anche CP3 ha spesso cercato di affidarsi a Capela, ma l’intesa non è la stessa che Clint ha con il candidato al MVP. Oltre alle penetrazioni di Harden e i canestri di Capela i Rockets hanno sfruttato la specialità della casa: il tiro da 3 punti. I Rockets hanno tenuto la media del 37% di squadra (15/41) contro il 26% dei Jazz (7 /27), i più pericolosi da oltre l’arco sono stati Tucker e Gordon, il primo ha tirato con il 47% e il secondo con il 60% da 3, stravincendo la sfida tra cecchini con Joe Ingles e Jae Crower, che in due hanno realizzato 2 triple su 11 tentate.

Alley-oop tra di Capela su assist di Harden, una delle giocate offensive più utilizzato dai Rockets

 

Per la franchigia di Salt Lake City hanno iniziato bene la partita lo sophomore, Donovan Mitchell, e il playmaker ex T’Wolves, Ricky Rubio. Per loro due buoni quarti, dettati soprattutto da una quantità di pick and roll andati a buon fine. Però sono entrambi calati nel secondo tempo, quando i Rockets hanno dato il colpo finale. Buona partita in fase realizzativa anche del centro francese Rudy Gobert, migliore dei suoi per punti e rimbalzi (20 e 12). Però, come scritto sopra, ha sofferto troppo il centro avversario che ha indubbiamente vinto il derby europeo. Ai Jazz sono mancati anche due giocatori di esperienza come Korver e Sefolosha (2 punti per il primo, 3 per il secondo), pochi minuti per loro e ancora minore è stato il rendimento.

In gara 1, ancora più che in quella successiva, si è notata la minor qualità della panchina dei Jazz (rispetto a quella dei Rockets) e, con il quintetto, che da l’idea di andar molto in difficoltà contro la difesa dei padroni di casa, come ben dimostrano 16 palle perse dal quintetto ospite.

ROCKETS-JAZZ, GARA 2: IL PICK AND ROLL DEI TEXANI ANNIENTA LA DIFESA DEGLI OSPITI

I Rockets non lasciano scampo ai Jazz dominando a suon di alley-oop, triple e pick and roll. I protagonisti sono i soliti, Tucker, Gordon e Rivers sommergono di triple gli avversari, Capela stoppa tutto ciò che gli passa davanti e Harden realizza il suo show. La guardia nativa della California chiude la partita con 32 punti, 13 rimbalzi e 10 assist a referto. Rispetta a gara 1 sono scese le prestazioni di House e Faried, che nel match della domenica sera avevano portato freschezza e punti in uscita dalla panchina. Mike D’Antoni ha preparato bene la sfida con i Jazz, creando schemi fatti apposta per scardinare la buona difesa della franchigia di Salt Lake City.

La super difesa di Clint Capela, stoppati sia Mitchell che Gobert.

 

Questa volta un po meglio i giocatori in uscita dalla panca, soprattutto Royce O’Neale che sarà il miglior realizzatore dei suoi (insieme a Rubio) per punti. In miglioramento anche il rookie ex Duke, Grayson Allen. Però questi miglioramenti potrebbero esser dati dal fatto che il match era già chiuso dopo il terzo quarto (chiuso dai Rockets sul +26). In gara 2 molto male Donovan che chiude con a referto 11 miseri punti (1 su 8 da oltre l’arco, 5 su 19 dal campo e 0/2 dai liberi). Oltre a Mitchell anche Gobert subisce molto le tattiche offensive e difensive della squadra di Houston, che gli concedono solo 11 punti, chiudendo senza stoppate. Benino Favors e Rubio, con il primo che raggiunge la doppia cifra (14 punti, 12 rimbalzi e 3 stoppate, tirando con il 64% dal campo) e il secondo che la sfiora (17 punti e 9 assist).

Come nel primo match enorme è il distacco tra le due squadre, sia per percentuale e triple realizzate (17 su 42 dei Rockets contro gli 8 su 38 dei Jazz). A favore del team di coach Snyder ci sono anche le statistiche degli assist (27 a 17), dettato anche dai tanti pick and roll della franchigia di D’Antoni, dei rimbalzi offensivi (15 su 8) e dei palloni rubati (16 su 8).

Harden dà una mano anche in difesa, arrivando a stoppare anche Mitchell.

 

COSA ASPETTARCI DALLA SERIE?

Il minimo da aspettarsi da parte dei Jazz è una reazione d’orgoglio della franchigia dello Utah, soprattutto in queste due partite in casa. Dipenderà molto dalla solidità di Rubio, dall’esuberanza di Mitchell e dal cercare un miglioramento delle percentuali del tiro da oltre l’arco, che i Jazz devono ripartire, se non vogliono rischiare che le prossime due partite siano anche le ultime di questi playoff per loro.

D’altra parte i Rockets devono chiudere la serie nelle prossime due partite, così da avere qualche giorno in più di riposo rispetto ai Warriors, che sicuramente dovranno andare almeno fino a gara 5 contro i Clippers. La coppia Harden-Capela è carica e i Jazz non sembra aver idea di come fermarla. Il tiro da tre sta entrando fluidamente per tutti i tiratori e CP3 sta tenendo il suo minutaggio controllato in modo da non rischiare infortuni.

Il rischio è che Mitchell e compagni non riescano a trovare la chiave per limitare l’efficienza dei pick and roll dei texani e subire fragoroso cappotto.

Houston Rockets, buona la prima: Utah Jazz asfaltati in gara-1

Parte benissimo il cammino degli Houston Rockets ai playoff, con i Razzi che si aggiudicano gara-1 del primo turno tra le mura amiche, battendo con un netto 122-90 gli Utah Jazz al Toyota Center. I padroni di casa mettono le cose in chiaro sin dal primo quarto (31-24), andando alla pausa lunga sul +15 (59-44).

A trascinare gli uomini di Mike D’Antoni, tornato in panchina dopo aver saltato le ultime tre gare di regular season a causa di un virus intestinale, ci pensa il solito James Harden, che sfiora la tripla doppia: il Barba, infatti, chiude a quota 29 punti, 8 rimbalzi, 10 assist e una stoppata col 42% al tiro (11/26) e il 40% da dietro l’arco (4/10) in appena 33’, ma non è l’unico a mettersi in mostra.

Da segnalare anche la prova più che positiva di Clint Capela, che fa registrare una doppia doppia da 16 punti, 12 rimbalzi, 2 assist e una stoppata col 61.5% dal campo (8/13). Anche P.J. Tucker e Eric Gordon vanno in doppia cifra, facendosi trovare pronti da dietro l’arco: il primo mette a referto 11 punti, 4 rimbalzi, 3 assist e 2 palle recuperate col 50% al tiro (4/8) e il 43% da tre (3/7), il secondo si rende autore di 17 punti e 2 stoppate col 50% dal campo (5/10) e il 60% dalla lunga distanza (3/5).

Fondamentali anche i contributi di Chris Paul – che non parte benissimo ma riesce comunque a mettere la sua firma sulla vittoria con 14 punti, 3 rimbalzi, 7 assist, un recupero e una stoppata col 58% al tiro (7/12) – Danuel House e Kenneth Faried, con questi ultimi due che vanno in doppia cifra in uscita dalla panchina: 11 punti, 2 rimbalzi, un assist, una steal e una stoppata in 25’ per il primo, 11 punti e 6 rimbalzi con l’80% dal campo (4/5) e il 100% da dietro l’arco (1/1) in 16’ per il secondo.

Houston Rockets inarrestabili, poco da fare per i Jazz

James Harden sfiora la tripla doppia in gara-1: per lui 29 punti, 8 rimbalzi e 10 assist in 33′.

I Rockets giocano molto bene e sono bravi a non sfaldarsi nemmeno quando Utah sembra dare l’impressione di poter tornare in partita. I Razzi fanno un buon lavoro di squadra, limitando al massimo l’attacco dei Jazz, tenuti al 38% dal campo (30/77) e a un pessimo 25% dalla lunga distanza (7/27). Oltre a ciò, Houston si aggiudica anche il duello sotto le plance (42-41 rimbalzi e 6-2 stoppate), perde meno palloni (10-18) e segna più del doppio dei punti da palle perse rispetto agli avversari (24-11).

Per ciò che concerne gli ospiti, sono soltanto quattro i giocatori in doppia cifra. Il miglior realizzatore della franchigia di Salt Lake City è Rudy Gobert, autore di un career-high da 22 punti ai playoff, con 12 rimbalzi catturati, un assist e una stoppata con l’80% al tiro (8/10). Alle sue spalle Donovan Mitchell, che mette a referto 19 punti, 5 rimbalzi e un recupero col 39% dal campo (7/18) e il 43% dalla lunga distanza (3/7).

Tutto sommato positive anche le prestazioni di Ricky Rubio (15 punti, 3 rimbalzi, 6 assist e 2 palle recuperate con 5/11 al tiro) e Derrick Favors (13 punti, 6 rimbalzi, 3 assist, un recupero e una stoppata con 5/8 dal campo), mentre Joe Ingles non riesce a incidere e si ferma a 3 punti, 4 rimbalzi, 5 assist e 2 recuperi col 25% al tiro (1/4) e Jae Crowder non fa la differenza in uscita dalla panchina, facendo registrare appena 9 punti e 3 rimbalzi con un pessimo 11% dal campo (1/9) in 20’.

La second unit dei Rockets si rivela un’arma in più, con House, Faried, Rivers e Green che combinano per 35 punti – rispettivamente 11, 11, 4 e 9 – col 52% al tiro (13/25), mentre quella dei Jazz fa totalizzare appena 18 punti, di cui 11 tra Crowder e O’Neale (2/14 dal campo, 1/9 da tre).

Inside the duel: Rockets-Jazz

Nuggets-Jazz streaming

Solamente l’ultima giornata di regular season, tra incroci di fuoco e match incandescenti, ha fornito il verdetto per il tabellone dei playoff 2019. La volata in progressione dei Jazz in questo finale di stagione (10 vittorie e 2 sconfitte) ha permesso, alla squadra di Quin Snyder, di agguantare il quinto spot. Il sophemore, nonché giocatore chiave dei mormoni, Donovan Mitchell, si è portato sulle spalle una squadra che ha finalmente trovato la propria guida e che è riuscita a migliorarsi rispetto all’annata precedente, riportando due vittorie in più.

Dall’altra parte, i Rockets si sono invece resi protagonisti di un’inversione di marcia nella seconda parte della stagione. Partiti con un record di 11-14, in molti credevano che il team di D’Antoni, deprivato di pedine fondamentali quali Ariza e Mbah a Moute, fosse solamente una brutta copia della franchigia con il miglior record della passata stagione. Ed invece, sotto la guida dell’MVP del 2018, James Harden, Houston ha ritrovato la propria identità. Dall’11 dicembre, con il taglio di Carmelo Anthony e l’aggiunta di nuovi innesti, i Rockets hanno vinto ben 42 match su 57 disponibili.

Alla fine dei giochi, gli Houston Rockets e gli Utah Jazz si ritrovano l’una di fronte l’altra in questo primo turno di playoff. Due corazzate antitetiche, capaci di mettersi in difficoltà a vicenda. Due squadre con percorsi completamente differenti, dotate di due coach aventi visioni opposte della palla a spicchi. Le premesse in questa serie suggestionano più che mai: quarta contro quinta, attacco contro difesa, triple contro assist, Harden contro Mitchell, D’Antoni contro Snyder. Tra lo spazio e il deserto si gioca Houston contro Utah.

Rockets-Jazz
James Harden marcato da Derrick Favors

LO SCORE IN REGULAR SEASON

Houston Rockets

  • Record: 53-29, seed #4 nella Western Conference
  • Offensive rating: 114.8
  • Defensive rating: 110.1
  • Team leaders: James Harden (36.1 PTS), Clint Capela (12.7 REB), Chris Paul (8.2 AST)

Utah Jazz

  • Record: 51-31, seed #5 nella Western Conference
  • Offensive rating: 110.2
  • Defensive rating: 105.2
  • Team leaders: Donovan Mitchell (23.8 PTS), Rudy Gobert (12.9 REB), Ricky Rubio (6.1 AST)

ROCKETS-JAZZ IL DUELLO

I precedenti tra le due squadre in questa regular season preannunciano un perfetto equilibrio tra le due franchigie. Difatti, i Jazz hanno portato a casa le prime due partite (che coincidono con il periodo nero di Houston), e i Rockets gli ultimi due incontri. Rockets-Jazz è stato anche un duello dei playoffs 2018. Le due corazzate, allora, si erano sfidate al secondo turno, che aveva visto il Barba & co. chiudere la serie in cinque match.

Come precedentemente accennato, Houston e Utah sono due squadre completamente differenti. L’unica caratteristica comune è la presenza di una stella all’intero dei loro rispettivi roster. A Space City vige la dittatura del Barba. Il numero 13 dei Rockets sta vivendo la sua miglior stagione a livello realizzativo e difficilmente potrà mantenere le sue medie a questi livelli durante i playoff (mai riuscito a mantenerle o incrementarle). Comunque sia, Harden rimane uno dei giocatori più decisivi della Lega. I suoi isolamenti sono letali per i marcatori avversari che preferiscono concedere una penetrazione piuttosto che uno step-back con conseguente tiro da tre punti. Inutile dire dunque che buona parte degli esiti di questa serie dipenderanno dalla forma del giocatore in questione.

Dall’altra parte, è Donovan Mitchell il leader offensivo in grado di spezzare gli equilibri. Il nativo di Elmsford ha incrementato punti (+3.3), assist (+0.5) e rimbalzi (+0.4) rispetto alla passata stagione. Se a questo vi si aggiunge la sua abilità nel recuperare i palloni (1.4 steals per partita, 24esimo nella Lega) e la sua capacità di infiammarsi nei playoff (24.4 punti di media nei playoff dello scorso anno), si può senza di dubbio affermare che il numero 45 è un giocatore completo. La guardia di Utah riesce ad arrivare al ferro grazie alla sua spiccata esplosività, e, al contempo, trovare conclusioni difficili sopra difensori più imponenti di lui, grazie alla sua notevole apertura alare. Se dunque Mitchell è in serata, la difesa di Houston avrà poche possibilità di fermarlo.

Il volo di un missile di nome Donovan Mitchell a Houston

Difatti, è la manovra difensive il punto interrogativo a Space City. La squadra di D’Antoni arriva in ritardo sugli scarichi e concede enormi varchi in mezzo all’area. PJ Tucker e Faried sono sì due abili difensori, ma se Utah riuscirà a far girare la palla velocemente come di consueto, costringerà Houston ad arrivare in ritardo sui closeout. I Jazz sotto questo aspetto sapranno come punire. Rubio, regista perfetto per il palcoscenico di Salt Lake City, sforna assist esemplari per cecchini come Korver, Crowder ed Ingles.

Proprio quest’ultimo sta vivendo la sua migliore stagione sotto tutti gli aspetti del gioco. Nonostante il fisico tutt’altro che atletico, non c’è una cosa che l’australiano non sappia fare. Ultimamente lo si può ammirare nello sfruttamento dei blocchi di Rudy Gobert, avendo in tal modo a propria disposizione un tiro dal palleggio dalla lunga distanta, uno scarico veloce o un assist (5.7 a partita) per la conclusione del centro francese. Gobert, stesso essendo ai suoi massimi in carriera (15.9 PTS, 12.9 REB, 66.9% dal campo), si ritroverà a finalizzare molto spesso l’azione manovrata di Utah a seguito di scarichi continui. Più Utah giocherà di squadra con movimenti di palla veloci e azioni corali, più la difesa texana sarà messa in difficoltà.

Ball rotation dei Jazz

L’altra faccia della medaglia di Houston è invece l’attacco. E’ da questa parte del campo che probabilmente si deciderà la serie. Houston è il secondo miglior attacco della Lega, tenta 45.4 triple a partita (primi nella lega), mettendone a segno 16.1 (primi nella lega). Se c’è una squadra che interpreta alla perfezione il concetto di efficienza offensiva sono proprio gli Houston Rockets. D’altronde il GM Darryl Morey ha costruito la squadra basandosi su questo stesso concetto.

Fior di tiratori quali Gordon, Tucker, Rivers, House, Green aspettano solamente un assist al bacio proveniente dagli scarichi di Harden e Paul, per tirare immediatamente da oltre l’arco dei 7 e 25. Ma un attacco così produttivo ha altre armi a propria disposizione: i pick & n’roll mortali giocati sull’asse play-centro. Non importa se vi sia il Barba o CP3 come portatore di palla, non importa se sia Capela o Faried a portare il blocco. La sicurezza sta nella lettura costantemente corretta: l’intelligenza cestistica delle due stelle e l’atletismo dei due rollatori permettono a Houston di realizzare due o tre punti sistematicamente.

Il binomio Harden to Capela non si intimorisce di fronte a The Greek Freak

Attenzione però: il secondo miglior attacco dovrà scontrarsi contro la seconda miglior difesa. A differenza dei texani, la squadra di Snyder sa ruotare molto bene sugli scarichi avversari, rimanendo compatta e cercando di contrastare qualsiasi tiro dalla lunga distanza. Ciò che ha fermato Houston a inizio stagione come nella gara 7 degli scorsi playoff è stata la percentuale realizzativa.

Quando i tiratori dei Rockets non sono in ritmo e il pallone fatica ad entrare, il team di D’Antoni entra nel pallone e costringe il Barba a forzare tiri in isolamento. Qui, sarà Chris Paul a dover fare la differenza. Il play ex Clippers, terzo miglior assistman dell regular season (8.2 assist a partita), avrà l’arduo compito di mettere in ritmo i propri compagni con passaggi smarcanti che possano permettere un tiro immediato. L’extra-pass potrebbe essere troppo pericoloso contro la più che organizzata Utah.

ROCKETS: ROSTER E ROTAZIONI

  • James Harden #13
  • Iman Shumpert #1
  • Eric Gordon #10
  • Nene #42
  • P.J. Tucker #17
  • Chris Paul #3
  • Gerald Green #14
  • Isaiah Hartenstein #55
  • Clint Capela #15
  • Gary Clark #6
  • Vince Edwards #12
  • Danuel House #4
  • Austin Rivers #25
  • Kenneth Faried #35
  • Chris Chiozza #2

JAZZ: ROSTER E ROTAZIONI

  • Rudy Gobert #27
  • Ricky Rubio #3
  • Jae Crowder #99
  • Donovan Mitchell #45
  • Tony Bradley #13
  • Kyle Korver #26
  • Thabo Sefolosha #22
  • Royce O’Neale #23
  • Ekpe Udoh #33
  • Joe Ingles #2
  • Grayson Allen #24
  • Derrick Favors #15
  • Dante Exum #11
  • Raul Neto #25
  • Georges Niang #31
  • Naz Mitrou-Long #30
  • Tyler Cavanaugh #34

ROCKETS-JAZZ STREAMING

I match tra Houston Rockets e Utah Jazz sono visibili in due modi diversi. Ecco quali:

  1. Rockets-Jazz streaming su Sky Go
  2. Rockets-Jazz streaming su NBA League Pass

Nel primo caso sarà possibile vedere anche altre sfide dei playoffs su Sky, attraverso l’applicazione per smartphone , tablet e pc. I requisiti? Avere un abbonamento con Sky da almeno un anno ed avere attivo il pacchetto sport.

Così potrete vedere in diretta i match, ma anche registrarli e riguardarli su Sky e sui vostri dispositivi. Per il secondo metodo invece basta abbonarsi sul sito web di NBA League Pass, selezionare il pacchetto desiderato e potrete vedere tutte le gare anche in contemporanea in diretta, in streaming su PC; tablet, cellulare. Insomma cosa state aspettando? i Playoffs sono in arrivo.

Gli esiti di questa serie sono tutt’altro che scontati. I mormoni non saranno arrendevoli dinnanzi alla voglia spasmodica di semifinale da parte degli affamati texani. Aspettiamoci di tutto e godiamoci lo spettacolo dei playoff 2019.

Risultati immagini per utah vs rockets
Green in marcatura su Crowder

 

Playoff ad Ovest: si fermano Nuggets e Rockets, ok Blazers, Jazz e Thunder

Thunder-Rockets

Nella penultima notte della Regular Season 2018-19 della NBA c’erano in palio le prime posizioni per i Playoff della Conference Occidentale. I risultati non hanno alterato direttamente le posizioni in classifica, rimaste altresì invariate. Si sono andate tuttavia a creare delle situazioni interessanti in vista dell’ultima notte di partite che ci attende.

Qui la situazione della Western Conference.

Nuggets – Jazz: Denver tutto da rimandare, Utah sei quinta

Sul parquet di Salt Lake City, i padroni di casa degli Utah Jazz hanno fermato i Denver Nuggets sul 108-118.

La franchigia dello Utah si è così assicurata il quinto posto: gli Oklahoma City Thunder infatti sono indietro di 2 partite con una sola gara da giocare per entrambe le squadre.

I Denver Nuggets invece, ad oggi, non hanno la certezza di confermare il secondo posto. Già questa sconfitta avrebbe potuto ricacciarli definitivamente al terzo posto, qualora gli Houston Rockets avessero vinto contro OKC. La squadra di James Harden ha infatti il Tie-breaker a favore su Denver.

Tuttavia è andata bene ai Nuggets, che ora sono padroni del loro destino. Houston ha finito la sua stagione con una sconfitta ed è a una partita di distacco. Dunque, vincendo contro i Minnesota Timberwolves nell’ultima uscita stagionale, Denver si assicurerà il secondo posto. Altrimenti entrambe le squadre terminerebbero con un record di 53-29, con i Rockets secondi per il Tie-breaker favorevole.

Blazers-Lakers: Portland credici, il terzo posto è lì

Una tripla sulla sirena finale di Moe Harkless ha assicurato ai suoi Portland Trail Blazers una vittoria fondamentale per 104-101 in casa dei Los Angeles Lakers.

Per Portland si tratta di una vittoria importantissima, guardando agli altri risultati della notte. Denver e Houston hanno infatti perso. I Blazers hanno il Tie-breaker favorevole sui Rockets, e, vincendo la loro ultima partita, non proibitiva, contro i Sacramento Kings, appaierebbero il record dei Texani, ma li scavalcherebbero al terzo posto per gli scontri diretti a favore.

Qualora Denver non riuscisse a superare i T-Wolves e Portland ottenesse un segno W contro i Kings, ci troveremmo clamorosamente con tre franchigie con pari record al secondo posto. Denver, Houston e Portland finirebbero infatti sul 53-29. L’incrocio sarebbe davvero complesso, un vero e proprio triangolo. I Nuggets hanno il vantaggio del Tie-breaker sui Blazers ma non sui Rockets, che a loro volta non lo avrebbero sui Blazers.

Rockets – Thunder: Houston, disastro! OKC vicina al traguardo

Gli Oklahoma City Thunder hanno superato in casa gli Houston Rockets, grazie ad una tripla nei secondi finali di Paul George, che ha chiuso l’incontro sul 111-112.

Per Houston si tratta di una sconfitta pesantissima, soprattutto guardando alle altre partite giocate nella notte. Hanno infatti sprecato l’occasione d’oro della sconfitta di Denver per superarli definitivamente. Ora, causa anche la vittoria di Portland, i Rockets non sono più padroni del loro destino.

Dovranno guardare le partite delle due rivali dirette e sperare per il meglio. Qualora, infatti, entrambi Nuggets e Blazers dovessero ottenere un ultimo gettone nella colonna delle vittorie, Houston chiuderebbe in quarta posizione la sua stagione regolare. Altrimenti, in una situazione ideale, ma, visto il livello delle avversarie di Denver e Portland, improbabile, i Rockets chiuderebbero secondi, qualora le due rivali perdessero entrambe.

In casa OKC, invece, la vittoria ha un’importanza che va anche oltre la classifica. Dà infatti grande morale a ridosso dell’inizio dei Playoff. Ora tuttavia, per confermare il sesto posto serve vincere con i Milwaukee Bucks, o sperare che i San Antonio Spurs non riescano a superare i Dallas Mavericks. Al momento OKC è a una partita di vantaggio su San Antonio e, dovessero finire appaiati, gli Spurs avrebbero i favori del Tie breaker.

Kyle Korver: “Privilegiato, l’America del 2019 è razzista e sbagliata”

Se devo essere onesto, ho più in comune con gli spettatori seduti in tribuna in una partita NBA che con i giocatori in campoKyle Korver sintetizza così, in un lungo pezzo pubblicato su The Players Tribune, la persistenza della forma mentis razzista nella società americana moderna, anche in un contesto ed in un mondo – quello del basket USA professionistico – a prevalenza nera.

Korver, oggi agli Utah Jazz e veterano con alle spalle 18 stagioni NBA e 5 squadre diverse, analizza la sua posizione di “uomo bianco” in una lega sportiva a maggioranza nera, ed i recenti e sgradevolissimi episodi di intolleranza razzista avvenuti nella sua Salt Lake City, ed altrove nelle arene della altre 29 squadre NBA.

La lite tra Russell Westbrook e Shane Keisel, tifoso dei Jazz che durante una partita tra Oklahoma City Thunder e Utah aveva apostrofato Westbrook con un insulto razzista, ha messo in evidenza quello che Korver definisce “l’elefante nella stanza” della società americana, e per riflesso, tra campo e tribune.

Kyle Korver: “La mia posizione è quella del privilegiato tra i miei colleghi”

L’ex giocatore di 76ers, Bulls e Hawks richiama alla memoria l’incidente di Salt Lake City, e l’arresto dell’allora compagno di squadra ad Atlanta Thabo Sefolosha a New York la notte tra l’8 e d il 9 aprile 2015, per riflettere sulla condizione “privilegiata” dei bianchi in America. L’unica etnia, l’unico “colore” a godere del beneficio del dubbio in una società multietnica.

Sefolosha – ricorda Korver – venne arrestato e maltrattato da alcuni agenti del NYPD all’esterno di un locale. La colluttazione con gli agenti provocò al’ex giocatore dell’Angelico Biella una frattura della tibia della gamba destra. Mesi dopo l’incidente, a cui seguirono indagini ed un processo, Sefolosha fu sollevato da qualsiasi responsabilità, sentenza che mise in evidenza “l’eccesso di zelo” degli agenti nelle operazioni di controllo, ed impose un risarcimento al giocatore.

Secondo Korver, “Sarebbe stato impossibile per una ragazzo come Thabo, personalità NBA atipica, professionista modello e uomo ‘di mondo’, mettersi nei guai in quel modo“. Il tiratore dei Jazz ricorda con imbarazzo di aver pensato: “Se al suo posto (di Sefolosha, ndr) ci fossi stato io, la polizia non mi avrebbe mai arrestato, a meno che non avesse avuto un motivo valido per farlo“.

Una reazione che Korver rivela di aver di nuovo provato dopo aver saputo i dettagli della lite tra Westbrook e Keisel a Salt Lake City: “(Dopo la notizia, ndr) tenemmo un incontro alla presenza del presidente della squadra, ed i miei compagni confessarono i tanti episodi simili (a quelli di Westbrook, ndr) a loro capitati in tanti anni di NBA e basket scolastico. Una degradazione di un livello davvero difficile da sopportare, ben oltre il normale astio dei tifosi avversari (…) i miei compagni si sentivamo delusi, imbarazzati e a disagio, ma soprattutto non più disposti ad accettare un trattamento simile“.

I racconti dei compagni di squadra, prosegue Korver, hanno permesso al prodotto di Creighton di realizzare quanto sia tangibile la barriera che separa lui ed i suoi colleghi bianchi dai giocatori neri, quale che sia il suo atteggiamento, il suo pensiero: “Potrei – come ho fatto – dare tutto il mio supporto a Russ (Westbrook, ndr). Potrei raccontare in giro di come avrei votato Barack Obama per un terzo mandato, condannare ogni singolo atto di intolleranza nel quale mi fosse mai capitato di imbattermi…“.

…Ma in ogni momento potrei comunque nascondere la mia faccia in mezzo alla folla, mischiarmi agli intolleranti sera dopo sera, tranquillamente. Gioco con e contro ragazzi di ogni colore, ma assomiglio più ad uno di quelli, che mi piaccia o meno. La mia posizione è quella del privilegiato che può scegliere da che parte stare, ma che potrebbe tirarsene indietro in qualunque momento

Kyle Korver: “Io e quelli come me al riparo, Thabo e Russell no”

L’azione, l’impegno e la consapevolezza sono per Kyle Korver le armi per abbattere la barriera. La maturità necessaria per ascoltare storie come quelle raccontate dai suoi compagni e colleghi, la volontà di dare supporto e spazio persone meno privilegiate, senza quel “beneficio del dubbio”.

Il razzismo in America – presegue Korver – è un prodotto della responsabilità, storica e “semantica”, di una delle tante minoranze etniche della società USA: “E’ nostra responsabilità. Dobbiamo capire che per anni abbiamo usato questa parola – uguaglianza – ma ciò che intendevamo davvero era uguaglianza solo per alcune persone. Dobbiamo capire che abbiamo usato per anni la parola ‘diseguaglianza’, ma ciò che veramente intendevamo era ‘schiavismo’“.

Ad un livello profondo” Continua Korver “L’America bianca e l’America nera sono ancora divise. Il trattamento non è lo stesso per tutti, e questa è una responsabilità storica. Quella sera, io sarei stato al sicuro come in un qualsiasi altro posto normalmente. Thabo (Sefolosha, bdr) no. Io ero al riparo quella sera a Salt Lake City, Westbrook non lo era“.

Ed il razzismo più pernicioso è quello praticato in silenzio, lontano dagli occhi, praticato da quelle persone che in pubblico appaiono tolleranti ed amichevoli col prossimo, ma che in privato si lamentano ‘di tutta questa storia del razzismo’. E’ questa forma di razzismo latente la più pericolosa e profonda

Individuare e denunciare gli atti di razzismo l’unica soluzione – nel pensiero di Korver – utile ad isolare e diminuire la frequenza di episodi come quelli denunciati da Westbrook e DeMarcus Cousins. “La NBA è una lega per il 75% nera. Gli americani neri hanno costruito questa lega, ne hanno fatto la fortuna, l’hanno trasformata in ciò che è oggi. La cosa migliore che possiamo fare è dunque tollerare questi episodi? Fare buon viso a cattivo gioco? No. La mia posizione quale giocatore NBA è peculiare: sono uno degli atleti NBA bianchi più riconoscibili, e questo mi ha fatto diventare – per taluni – un simbolo di qualcosa. Una visione distorta, a cui non presterei attenzione di solito. Ma non questa volta“.

Conclude così Kyle Korver:

Ciò che accade agli americani neri nell’America del 2019 è sbagliato. E’ sbagliato che un maschio nero abbia una probabilità 5 volte maggiore di un maschio bianco di finire in galera. E’ sbagliato che un americano nero abbia una probabilità doppia di finire in povertà rispetto ad un americano bianco, e che il tasso di disoccupazione tra gli americano neri sia doppio rispetto alla media nazionale globale. O che le condanne per reati di droga siano 6 volte più alte per i neri rispetto a quelle per i bianchi, a parità di reato. E’ sbagliato che i nove decimi della ricchezza negli Stati Uniti siano detenuti dai bianchi“.

Il fatto che tutto questo sia diventato una consuetudine così radicata ed accettata è sbagliato. Questo è ciò che penso, per cui, se alla partita volete indossare una mia maglia, se intendete regalare la mia maglia a qualcuno, se volete seguirmi sui social network, se volete tifare per me alle partite dei Jazz…

…Questo è ciò che penso, sappiatelo“.

Jazz, Mitchell e la lezione del secondo anno: “Difficoltà inaspettate, Frank Ntilikina ha solo bisogno di una chance”

Jazz-Thunder

Gli Utah Jazz di Donovan Mitchell non usano alcun riguardo per i New York Knicks, e passano con un netto 137-116 al Madison Squadre Garden di NY.

I Jazz di coach Quin Snyder segnano 74 punti nel solo primo tempo, e chiudono la partita con un pesantissimo 20 su 42 al tiro da tre punti. Rudy Gobert è perfetto dal campo e chiude con 7 su 7 al tiro e 18 punti. Donovan Mitchell ne aggiunge 30 in soli 28 minuti d’impiego.

I New York Knicks, reduci da un periodo di 7 trasferte nelle ultime 9 gare e privi di Allonzo Trier, non oppongono resistenza. L’unica nota positiva della serata per coach David Fizdale è Mitchell Robinson, che con la sua 29esima partita consecutiva chiusa con almeno una stoppata a segno eguaglia il record di franchigia per un rookie, appartenuto a Patrick Ewing.

Frank Ntilikina, scelta numero 8 al draft NBA 2017 ed “oggetto misterioso” dal giorno successivo al suo arrivo a New York, è stato costretto a saltare il confronto diretto con Mitchell, la stellina dei Jazz selezionata sole 4 chiamate più tardi nello stesso draft.

Un problema muscolare ha tenuto fuori Ntilikina per quasi due mesi. L’ex giocatore del SIG Strasbourg potrebbe però fare presto ritorno in campo, dopo il canonico periodo di rodaggio con i Westchester Knicks in G-League.

Donovan Mitchell, nativo di New York, ha voluto comunque manifestare il proprio supporto al collega di draft, incoraggiandolo e lodandone le doti difensive: “(Frank, ndr) è un grande difensore. L’anno scorso è stato uno dei difensori più tosti che mi sia trovato di fronte. Al Madison la stagione scorsa mi ha praticamente bloccato, nel secondo tempo, quando è passato in marcatura su di me (…) ha solo bisogno di una possibilità. Quando l’avrà, la saprà sfruttare

Donovan Mitchell: “Impreparato alle sfide del secondo anno”

Dopo la vittoria di New York, gli Utah Jazz (42-29) salgono al quinto posto nella Western Conference.

Un calendario spietato, e le difficoltà di Mitchell dopo la prima ed entusiasmante stagione in carriera, avevano trascinato i Jazz temporaneamente lontani dalla zona playoffs (14-17 il 17 dicembre scorso) nella prima parte di stagione.

Donovan Mitchell ha riconosciuto gli errori commessi, derivati dalla troppa fiducia nei propri mezzi:

Coach Snyder mi aveva avvertito, dicendomi che il secondo anno sarebbe stato del tutto diverso. Ma una cosa è sentirselo dire, un’altra è viverlo, è un passaggio che devi attraversare e da cui trarre esperienza. Il coach mi aveva avvertito che sarebbe accaduto, io non me lo aspettavo (…) il supporto dei miei compagni è stato decisivo. Loro sono speciali, mi hanno aiutato tantissimo ed ora siamo di nuovo dove volevamo essere

Un Mitchell troppo irruento e prevedibile in attacco aveva faticato a trovare ritmo e tempi di gioco corretti. Nei primi due mesi di regular season il suo rapporto assist-palle perse ha viaggiato pericolosamente attorno all’1:1, e le percentuali al tiro in ribasso rispetto alla sua stagione da rookie: “Quest’anno è tutto diverso. Devi stare concentrato ogni singola partita, le difese ti rendono la vita dura su ogni possesso. I consigli che ho ricevuto da James Harden, da Kobe (Bryant, ndr), da Chris Paul mi hanno aiutato a capire come uscirne. Il secondo anno mi aveva colto di sorpresa“.

In 10 partite sinora giocate nel mese di marzo, Donovan Mitchell sta viaggiando a 34.5 punti a partita. Marzo sarà il terzo mese consecutivo chiuso con almeno 25 punti di media, dopo un inizio di stagione condotto a poco più di 20. La percentuale al tiro è salita sino al 45%, dopo una prima parte di stagione da 42%, aumentati di un punto percentuale gli assist (4.7 tra gennaio e marzo) a fronte di un invariato numero di palle perse (3.2).

Ho variato ritmo di gioco e cercato di guadagnarmi più viaggi in lunetta, un altro consiglio che giocatori come Harden e Dwyane Wade mi hanno dato. Gli ultimi due anni sono stati pazzeschi per me: ho cercato di assimilare e fare mie tutte le cose che mi sono state dette, ho cercato di imparare il più possibile. Ora siamo in una buona posizione ed in salute, dobbiamo solo scendere in campo e giocare

Utah Jazz, il ginocchio di Dante Exum fa di nuovo crac, operazione e stagione finita

Utah Jazz, Dante Exum sarà costretto ad un nuovo stop. Una risonanza magnetica effettuata nella giornata di venerdì sul ginocchio destro della giovane point-guard australiana ha evidenziato una lesione al tendine rotuleo.

A riportare la notizia gli stessi Jazz, tramite comunicato ufficiale.

Exum aveva appena fatto ritorno un campo dopo oltre un mese di assenza a causa di un infortunio alla caviglia sinistra. E’ durata solo 3 minuti la sfida della Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City contro i Minnesota Timberwolves per Dante Exum, costretto ad abbandonare il campo a causa del fastidio al ginocchio.

Exum stava viaggiando in questa stagione a 6.9 punti e 2.6 assist a gara, in 42 partite disputate e 15.8 minuti d’impiego quale cambio della point-guard titolare Ricky Rubio. Un infortunio alla spalla aveva limitato Exum a sole 14 partite durante la stagione 2017\18. L’australiano aveva inoltre saltato l’intera stagione NBA 2015\16 a causa della rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro.

L’estate scorsa, Dante Exum e gli Utah Jazz si erano accordati per un rinnovo contrattuale triennale da 33 milioni di dollari complessivi.

Jazz, Dante Exum si opera, out a tempo indeterminato

Gli Utah Jazz hanno annunciato che Dante Exum si è sottoposto a Los Angeles nella giornata di giovedì 28 marzo ad un intervento di riparazione di una lesione parziale del tendine rotuleo del ginocchio destro.

I tempi di recupero previsti per la point-guard dei Jazz verranno resi noti in seguito.

Gail Miller, proprietaria degli Utah Jazz: “No al razzismo, senza rispetto reciproco nessun vincitore”

Gli Utah Jazz tornano alla Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City dopo la trasferta vincente di Phoenix, e soprattutto dopo la partita contro gli Oklahoma City Thunder dell’incidente tra Russell Westbrook ed il tifoso Shane Keisel.

Prima della palla a due, la proprietaria della squadra Gail Miller (la famiglia Miller assunse il controllo della franchigia nel 1985) ha preso il microfono per leggere al pubblico un comunicato con il quale ancora una volta la squadra prende le distanze da quanto accaduto martedì scorso, invitando i tifosi a rispettare il codice di comportamento previsto dalla NBA e dalle 30 squadre.

Sono davvero delusa dal fatto che uno dei nostri tifosi si sia comportato in modo tanto riprovevole, offendendo non solo un ospite della nostra arena, ma offendendo anche me, la mia famiglia, la squadra, la nostra comunità ed il nostro pubblico, il migliore dell’intera NBA. Una cosa che non sarebbe mai dovuta accadere. Noi non siamo una comunità razzista, crediamo nel rispetto reciproco tra essei umani. In futuro potrà accadere di nuovo che qualche individuo si dimentichi di tutto ciò e torni a comportarsi in maniera scorretta: se questo dovesse accadere, vorrei che tutti voi prendeste posizione e diciate: basta. Il codice di comportamento dell’arena verrà d’ora in poi rafforzato ed osservato in pieno

Gli Utah Jazz avevano rapidamente reagito all’episodio, punendo Keisel con un bando a vita da ogni attività ed evento futuro alla Vivint smart Home Arena. Alcuni giocatori, tra cui la star Donovan Mitchell, avevano diffuso appelli e comunicati ai tifosi in nome della tolleranza e del rispetto reciproco.

La NBA ha multato Russell Westbrook per 25mila dollari per linguaggio e condotta inappropriati. “I nostri avversari non sono nemici” Prosegue Miller “La competizione è una buona cosa, sprona i giocatori a dare il meglio di sé, e sprona i tifosi ad incoraggiare e sostenere la squadra, a gioire o soffrire assieme“.

Gli Utah Jazz hanno battuto facilmente i Minnesota Timberwolves (120-100 il risultato finale). 24 punti per Mitchell e doppia-doppia da 17 punti e 11 rimbalzi per Derrick Favors, mentre sono 18 i punti dalla panchina per Jae Crowder, in 28 minuti di gioco.

La vittoria riporta i Jazz (39-29) al sesto posto nella Western Conference, a due partite e mezza di distanza dagli Oklahoma City Thunder ed a pari merito con i San Antonio Spurs.

Kyrie Irving: “Insulti razzisti un po’ ovunque, non solo a Utah”

La star dei Boston Celtics Kyrie Irving non ha fatto mancare la sua opinione riguardo ai fatti di Salt Lake City esprimendo solidarietà al collega ed avversario Russell Westbrook. Irving ha denunciato una certa cattiva abitudine dei tifosi delle tante arene NBA di ricorrere all’insulto – anche a sfondo razzista – come metodo di manifestazione di antipatia verso un avversario.

Così Kyrie a Jay King di The Athletic:

Commenti razzisti? Li ho sentiti un po’ ovunque. Utah, Phoenix, California… ovunque. I tifosi sono appassionati e fanno il tifo per la loro squadra, ma ultimamente stiamo esagerando. A Salt Lake City poi i tifosi ti stanno proprio addosso. Non mi preoccupo un gran che di ciò che un tifoso può dire, però vorrei vedere le loro facce se io irrompessi nel loro ufficio o al loro posto di lavoro ed iniziassi ad urlargli nelle orecchie

Prosegue poi Irving: “Felice di sapere che Russ (Westbrook, ndr) è OK. E’ il campo ad esasperare le cose, se fossi nella stessa città con la mia famiglia come una persona qualunque, nessuno mi direbbe niente… è la natura umana“.