Raptors, Kyle Lowry si infortuna e accusa Robinson: “Giocata sporca”, la replica: “Colpa sua”

Pronostici marcatori NBA-Kyle Lowry

Kyle Lowry è uscito dolorante dopo la partita con i New York Knicks della scorsa notte, complice un contrasto di gioco con Mitchell Robinson, colpevole di essere franato sulla caviglia destra della point-guard dei Raptors nel tentativo di recuperare un pallone alla fine del terzo quarto del match.

Lowry si è seduto in panchina con il ghiaccio alla caviglia, e non è rientrato per il resto del match, terminando la sua gara con 15 punti (con 5 triple a bersaglio), 8 assist e 6 rimbalzi in 26 minuti di gioco.

“Penso fosse un intervento un po’ sporco” ha tuonato la star dei Raptors dopo il match “Robinson mi ha afferrato e tirato giù: è un ragazzino e non so se lo ha fatto di proposito o meno, ma spero che imparerà la lezione per la prossima volta.

 

Il 5 volte All-Star sarà sottoposto a controlli, anche se i Toronto Raptors sono abbastanza fiduciosi circa l’entità dell’infortunio, secondo quanto riferito da Adrian Wojnarowski di ESPN.

Coach Nick Nurse ha affermato dopo la partita di “non essere particolarmente preoccupato” dall’infortunio, tirando un sospiro di sollievo. I Raptors torneranno in azione mercoledì notte contro gli Oklahoma City Thunder, potendo contare sul ritorno in campo di Kawhi Leonard e sul neo-acquisto Marc Gasol, che si sta inserendo sempre di più negli schemi della squadra.

Mitchell Robinson: “Sono solo caduto, perché scusarsi?”

Il lungo dei Knicks Mitchell Robinson ha risposto alle accuse di “giocata sporca” di Kyle Lowry, liberandosi di ogni tipo di responsabilità nell’infortunio:

Sono solo inciampato, se devo scusarmi di qualcosa, mi dispiace di essere caduto proprio sopra di lui. (Lowry, ndr) si sbaglia se pensa che io possa aver fatto apposta. Mi spiace che si sia fatto male, in ogni caso

Il rookie dei New York Knicks ha quindi allegato al suo messaggio di “scuse” una foto dell’episodio incriminato, che ritrae Kyle Lowry afferrare Robinson per il braccio, quasi trascinandolo a sé un secondo prima di finire a terra.

In attesa del ritorno di Lowry, tra l’altro appena rientrato da un precedente infortunio alla caviglia sinistra, i minuti dell’ex Houston Rockets verranno probabilmente occupati da Jeremy Lin, arrivato lo scorso gennaio in Canada.

Fortunatamente per loro, i Raptors possono contare su un roster profondo e di livello, con molti punti nelle mani di giocatori che partono spesso dalla panchina, come Fred VanVleet. L’assenza di Kyle Lowry potrà essere così ammortizzata al meglio, anche se dalle parti della Scotiabank Arena sperano tutti in un pronto rientro, visti i playoff sempre più vicini, in una stagione partita sotto grandi aspettative, soprattutto dopo il colpo Leonard della scorsa estate.

I Toronto Raptors (50-21) si stanno confermando come i favoriti ad Est, dietro ai soli Milwaukee Bucks di Antetokoumpo. Nella speranza di un definitivo salto di qualità, dopo le cocenti eliminazioni ai playoff precedenti, a Toronto sono tutti concentrati e uniti verso un’unico obiettivo atteso ormai da troppo tempo, le Finals.

Post Heat-Thunder, Spoelstra: “Abbiamo bisogno di punti dalla panca”

Post Heat-Thunder, Spoelstra: "Abbiamo bisogno di punti dalla panca"

Post Heat-Thunder penserioso in casa Miami. Coach Spoelstra contento della vittoria contro Oklahoma City ma con delle lamentele nei confronti della sua squadra.

Post Heat-Thunder, Spoelstra: “Dobbiamo migliorare collettivamente”

Dopo un inizio di stagione decisamente non facile, i Miami Heat sono tornati sotto nella corsa Playoff nel deserto dell’Eastern Conference.

In una Conference letteralmente dominata da Milwaukee, Toronto e Philadelphia con i Boston Celtics leggermente indietro rispetto ai pronostici iniziali; la lotta ai Playoff si è accesa definitivamente.

Con i Detroit Pistons lanciatissimi insieme agli Indiana Pacers ad una qualificazione importante alla post-season; lottano per un posto tra le prime otto forze dell’Est anche i Miami Heat.

Il team guidato da coach Spoelstra, continua a farsi notare insieme a Nets e Magic per uno dei due posti rimanenti alla post-season, ottenendo la scorsa notte un successo fondamentale contro i Thunder privi della stella Russell Westbrook.

Al termine del match proprio contro il team dell’Oklahoma, lo stesso coach degli Heat Eric Spoelstra ha voluto parlare della sostanziale differenza del suo roster con gli altri dal punto di vista delle rotazioni, punzecchiando i suoi giocatori a dare il massimo in uscita dalla panchina.

Ecco le parole rilasciate da coach Spoelstra in conferenza stampa:

La realtà è che abbiamo bisogno di maggiori bocche da fuoco dalla panchina. Servono tanti punti nelle situazioni importanti della partita e non possiamo chiedere sempre al nostro starting-five di fare gli straordinari specie in un momento così delicato della stagione. Va bene la vittoria, ma bisogna migliorare necessariamente questo aspetto se vogliamo dire la nostra in post-season”.

 

 

Mavericks-Pelicans: la notte dei sogni per Doncic e Nowitzki

Mavericks-Pelicans: la notte dei sogni per Doncic e Nowitzki

Mavericks-Pelicans regala qualche soddisfazione oltre la sconfitta per la squadra di coach Carlisle. I due protagonisti? Ovviamente il tandem europeo Luka Doncic-Dirk Nowitzki.

Maverick-Pelicans: altro record per la stagione sontuosa di Luka Doncic

I Dallas Mavericks, ormai fuori dai Playoff della Western Conference; hanno davvero un motivo per sorridere in una linea temporale che negli ultimi vent’anni.

Se Dirk Nowitzki nella partita della scorsa notte ha superato nella classifica marcatori un mostro sacro come Wilt ‘The Great’ Chamberlain, piazzandosi al sesto posto in classifica, il team texano con lo sloveno Luka Doncic si sta gustando un futuro che si preannuncia roseo.

La stagione da rookie formidabile messa in scena al fenomeno di Lubiana, insidiato solo dal talento degli Hawks Trae Young per la corsa al ROTY, si è infarcita di un altro prestigioso record alla sua prima stagione oltreoceano.

Il numero 77 dei Mavericks fa registrare il record di franchigia per il numero di triple doppie realizzate da un rookie, diventando così anche il sesto giocatore nella storia della Nba a realizzare almeno 5 triple doppie nell’anno da matricola.

Luka Doncic, dunque, in una stagione che lo vede viaggiare ad una media di 21 punti, 8 rimbalzi e 6 assist ad allacciata di scarpe; entra in un élite particolare che vede anche i nomi di Ben Simmons, Oscar Robertson, Magic Johnson, Alvan Adams e Tom Gola.

Chris Paul rivela: “Avevo 151 dollari sul mio conto al college”

Chris Paul

Negli ultimi anni, sempre più fuoriclasse firmano estensioni contrattuali al massimo salariale con le rispettive squadre, molte delle quali con cifre che non si erano mai viste prima nella storia della lega. Tra i tanti talenti della lega attuale con un contratto del genere, spicca Chris Paul, playmaker degli Houston Rockets e presidente dell’Associazione giocatori. Il classe ’85, infatti, ha firmato il suo primo max-contract la scorsa estate, firmando un quadriennale da ben 16o milioni di dollari, così ripartiti: 35.6 quest’anno, 38.5 l’anno prossimo, 41.3 nel 2020-2021 e 44.2 nel 2021-2022.

Nei precedenti undici anni di carriera, tra New Orleans Hornets (2005-2011) e Los Angeles Clippers (2011-2017), il prodotto di Wake Forest aveva guadagnato in totale circa 162 milioni e mezzo di dollari, di cui 44.2 con la franchigia della Louisiana e 118.3 con quella californiana. Al termine dell’accordo contrattuale con Houston (2023), invece, avrà accumulato ben 184.3 milioni, considerando anche i 24 milioni incassati lo scorso anno, prima di diventare unrestricted free agent e rinnovare con i Rockets.

CP3 tra i più ricchi della lega

Chi è Chris Paul
Chris Paul, terzo giocatore più pagato della lega in questa stagione con i suoi 35.6 milioni, alle spalle dei soli Westbrook (35.7) e Curry (37.5).

Insomma, Paul guadagnerà più di quanto aveva mai fatto prima d’ora in carriera e nella metà degli anni. Quando entrò nella lega, in occasione del Draft 2005, invece, la sua situazione economica non era così rosea. “Ai tempi del college avevo circa 151 dollari sul mio conto bancario, 200 al massimo. Poi mi resi eleggibile per il Draft e mi venne proposta una linea di credito di un massimo di centomila dollari. Per fortuna, i miei genitori mi dissero: ‘Non ne hai bisogno, prendi 25.000 dollari’. Quel giorno il mio conto bancario passò da 151 dollari a 25.151. E questo avvenne senza alcuna preparazione su come spendere i soldi. Ero ancora un sophomore al college. Io e la mia ragazza andavamo spesso al T.G.I. Fridays (nota catena di ristoranti americana, ndr) con un mio compagno di squadra e la sua ragazza, e noi chiedevamo sempre conti separati. Quel giorno ne chiedemmo uno solo, e da quel momento in poi fu sempre così.”, ha raccontato CP3 ai microfoni di Matthew McCreary dell’Entrepreneur.

NBPA, il presidente Chris Paul: “Esperienza gratificante, abbiamo fatto grandi cose”

Chris Paul sta pian piano tornando sui propri livelli e il suo rientro dopo l’infortunio subito lo scorso 21 dicembre contro i Miami Heat è un’ottima notizia per gli Houston Rockets, che hanno potuto intraprendere un ottima serie di risultati tra gennaio e marzo anche e soprattutto grazie al recupero del proprio playmaker. Classe ’85, Paul è stato ai box per circa un mese, tra fine dicembre e gennaio, ed aveva iniziato la stagione con un rendimento decisamente inferiore alle aspettative.

Da quando è rientrato dall’infortunio, l’ex Los Angeles Clippers sta viaggiando a medie di 15.7 punti, 5.4 rimbalzi, 8.4 assist e 1.7 palle recuperate col 43% al tiro e il 37% da dietro l’arco in 20 partite (14 vittorie e 6 sconfitte), mentre in stagione sta facendo registrare 15.7 punti, 4.6 rimbalzi, 8.2 assist e 1.9 recuperi col 42% dal campo e il 36% dalla lunga distanza in 46 gare disputate. La scorsa estate, CP3 ha firmato un quadriennale al massimo salariale da 160 milioni di dollari, il tutto dopo una grande annata, la prima in Texas, chiusa a 18.6 punti, 5.4 rimbalzi, 7.9 assist e 1.7 recuperi, il miglior record nella storia della franchigia (65-17, primo posto a Ovest) e la sconfitta per 4-3 nelle Finali di Conference contro i Golden State Warriors.

La soddisfazione del presidente CP3

Chris Paul assist-Houston Rockets
Chris Paul, stella degli Houston Rockets dal 2017 e presidente dell’Associazione giocatori dal 2013.

Oltre a essere un leader e essenziale punto di riferimento sul parquet per i suoi Rockets, il prodotto di Wake Forest è anche il presidente della NBPA, la National Basketball Players Association, ossia l’Associazione giocatori della lega, il sindacato dei cestisti del campionato più importante e prestigioso al mondo. Paul è stato eletto quasi sei anni fa in sostituzione del suo predecessore Derek Fisher. In questo lasso di tempo, tante cose sono cambiate nella lega, molte delle quali proprio grazie all’intervento della NBPA da lui presieduta.

“Essere presidente dell’Associazione giocatori è stato decisamente educativo e gratificante per me, nonostante comporti molto lavoro. Una delle cose più importanti che abbiamo fatto – e parlo a nome di tutto il sindacato – è stato quello di fornire un’assicurazione sanitaria per tutti i giocatori. Questo è meraviglioso, perché quando entri nella lega a 18, 19 o 20 anni non hai idea di che cosa sia un’assicurazione sanitaria. Ecco perché oggi ogni anno organizziamo un sportello cui gli ex giocatori possono rivolgersi per fare esami del sangue, controlli cardiaci, elettrocardiogrammi e tutto il resto.”, ha dichiarato in merito la point guard degli Houston Rockets, presidente della NBPA dal 21 agosto 2013.

Stephen Curry su Bogut: “Stanotte è stato all’altezza dei video Youtube! Sono davvero felice”

Stephen Curry su Bogut si è sempre espresso in maniera positiva, ritenendolo un grande esempio di dedizione e professionalità. Il centro australiano, infatti, al rientro agli Warriors dopo quasi 3 anni, è sempre stato ammirato dai suoi compagni di squadra nella Baia,ed in modo particolare dallo Splash Brother.

Quest’ultimo, poi, aveva stabilito un bel legame con il lungo ex Cavs, creando una forte amicizia tra i due. E stanotte, dopo il ritorno in quintetto dell’ex pivot dei Mavericks a causa dell’infortunio di Cousins, ha rilasciato diverse impressioni. 

LE DICHIARAZIONI DI CURRY SUL SUO NUOVO (MA NON TROPPO) COMPAGNO DI SQUADRA

Lee ed i Warriors
Il centro australiano ai tempi della sua prima apparizione agli Warriors nel 2014. In quella stagione Golden State vinse il titolo.

Nello specifico, il numero 30 dei Guerrieri ha commentato in maniera entusiasta l’avere di nuovo al suo fianco uno dei suoi più fedeli scudieri. Al suo debutto in quintetto nella sconfitta di Golden State contro gli Spurs, Bogut non ha particolarmente brillato, come dimostrano i suoi 7 punti e 7 rimbalzi in appena 19 minuti di gioco. Nonostante ciò, comunque, il 2 volte MVP si è mostrato particolarmente felice del nuovo arrivato.

Beh diciamo che questo è uno dei maggiori esempi in cui si guardano le clip di Youtube su un giocatore e lui rispetto ampiamente le attese, è un fenomeno! Scherzi a parte, sono davvero contento del suo arrivo. Lui mi dà tanta tranquillità e consapevolezza, molto utili nei momenti chiave del match. Averlo tra noi ci farà molto comodo.

Steph Curry on Andrew Bogut’s debut: “This is one of the greatest examples of when someone looks great on YouTube and then they show up and look exactly like that.” pic.twitter.com/74lLhofQBq

— Anthony Slater (@anthonyVslater) 19 marzo 2019

Aldilà della particolare gioia nel rivedere nuovamente uno dei cardini della dinastia Warriors, la sconfitta maturata questa notte contro gli Speroni delinea ancora una mancanza di attenzione da parte dei campioni in carica. Le 21 sconfitte stagionali sinora raccolte, infatti, sono presumibilmente aldilà delle aspettative poste ad inizio stagione dalle parti di Oakland. L’approdo di Bogut, dettato dalla necessità di dare un ricambio esperto al fragile Cousins, potrà servire proprio a questo, riportando quella lucidità e coesione necessaria per superare qualsiasi ostacolo che si porrà davanti a Golden State nella post season.

Il centro australiano, in ogni caso, nonostante il suo esordio non particolarmente felice, avrà una nuova possibilità di riscattarsi. Stasera, infatti, ci saranno i Wolves ad attendere gli Warriors in un back to back piuttosto estenuante.

Boston KO, i Denver Nuggets sono ai playoffs: “Una bella sensazione, dopo quattro anni di lavoro”

Con la vittoria del TD Garden si chiude per i Denver Nuggets il lungo periodo d’assenza dalla post-season, che durava da ben sei stagioni.

Nella partita del ritorno di Isaiah Thomas a Boston, la città di cui l’ex giocatore di sacramento Kings e Phoenix Suns fu per oltre due anni fu uno dei volti sportivi più amati, la consueta doppia-doppia di Nikola Jokic (21 punti e 13 rimbalzi, con 7 assist) ed i 20 punti di Will Barton archiviano una volta per tutte la delusione rimediata appena un anno fa all’ultima partita di regular season, uno spareggio-playoffs tra Nuggets ed i Minnesota Timberwolves di Jimmy Butler.

114-105 il risultato tra Nuggets e Celtics. La squadra di coach Mike Malone trova la 47esima vittoria stagionale, vittoria che consolida il secondo posto nella Western Conference e consente a Denver (47-22) di tenere nel mirino il primo posto dei Golden State Warriors, oggi in vantaggio grazie ai soli scontri diretti dopo la sconfitta di San Antonio.

Con 13 partite ancora da giocare, i Nuggets hanno oggi 3 partite e mezza di vantaggio sugli Houston Rockets, terzi ed impegnati in una battaglia per la miglior posizione possibile assieme a Portland Trail Blazers, Oklahoma City Thunder ed ai sorprendenti San Antonio Spurs.

E’ una gran bella sensazione” Così coach Malone nel post-partita “Dopo quattro anni di lavoro, e dopo due stagioni in cui ci eravamo andati così vicini… abbiamo usato tutto questo come motivazione extra, stasera“.

I Nuggets lanciano il break decisivo nel quarto periodo, dopo una partita equilibrata (+12 a 3:47 dalla sirena finale). Jamal Murray, uno dei generali in campo di coach Mike Malone, avrà la possibilià di giocare i playofs NBA per la prima volta in carriera, a partire dal prossimo 13 aprile:

Finalmente! Ora ci prenderemo un minuto per realizzare quanto abbiamo fatto quest’anno, quanta strada abbiamo percorso. Possiamo goderci il momento ed al contempo guardare avanti, a ciò che ci aspetta, una bella sensazione

Denver Nuggets ai playoffs: quale sarà l’avversaria?

In una Western Conference estremamente fluida, il secondo posto dei Nuggets appare l’unica realtà di fatto (sebbene gli uomini di Mike Malone tenteranno di superare gli Warriors qualora se ne presenterà l’occasione). Denver potrebbe trovarsi accoppiata al primo turno con – verosimilmente – una tra Los Angeles Clippers del grande ex Danilo Gallinari ed Oklahoma City Thunder.

La squadra di Russell Westbrook e Paul George (42-29) si trova oggi in un momento di difficoltà (6 sconfitte nelle ultime 8 gare), sebbene il calendario non presenti grandi “ostacoli” da qui al termine della regular season.

Gli Utah Jazz (41-29) potranno invece beneficiare di un calendario privo di difficoltà, durante il quale Donovan Mitchell e compagni affronteranno ben 10 avversarie al di sotto del .500 di vittorie in stagione. I san Antonio Spurs dovranno affrontare una difficile serie di partite a partire da mercoledì 20 marzo (a San antonio saranno di scena i Miami Heat), serie che prevede 3 trasferte a Houston, Boston e Charlotte. Le ultime 7 gare per gli Spurs saranno al contrario sfide – sulla carta – semplici.

Warriors, Durant: “Klay Thompson è uno dei migliori difensori NBA, chi vota capisce poco di basket”

Kevin Durant: “Klay Thompson è uno dei migliori difensori NBA, chi da i premi non capisce di basket“.

La roboante vittoria di domenica sul campo degli Oklahoma City Thunder ha confermato una volta di più, agli occhi del compagno di squadra Kevin Durant, la bontà della candidatura a Difensore dell’anno per Klay Thompson.

La marcatura di Thompson su Russell Westbrook, limitato a soli 7 punti ed un pessimo 2 su 16 al tiro, così come la percentuale dal campo di un avversario diretto come James Harden (tenuto al disotto del 40% al tiro quando marcato da Thompson) due tra i principali indizi dei meriti della stella dei Golden State Warriors.

Così Durant, le cui parole sono state raccolte da Connor Letourneau del San Francisco Chronicle, su Thompson:

Se Klay merita il premio? Certo che si, ma non lo vincerà mai perché chi dà i voti capisce ben poco di pallacanestro

Candidatura appoggiata anche dal compagno di squadra Draymond Green, già vincitore del premio nel 2017. Secondo Green, Klay Thompson è il “miglior difensore perimetrale” esistente nella NBA odierna, e meriterebbe pertanto la nomina nel primo quintetto difensivo a fine stagione.

Alcuni numeri di impatto riflettono il valore di Thompson nella metà campo difensiva. Tra le “vittime” dell’ex giocatore dell’università di Washington State in questa stagione alcuni tra i migliori esterni NBA del momento, tra cui i sopracitati Harden e Russell Westbrook, e Donovan Mitchell, star di alcune tra le rivali dei Golden State Warriors.

Ad inizio stagione, lo stesso Klay Thompson aveva dichiarato come uno dei suoi obiettivi fosse l’ingresso in uno dei quintetti difensivi annuali, come riportato da NBAPassion.com

Dirk Nowitzki supera Chamberlain, è il sesto miglior marcatore NBA di sempre: “Ci è voluto un po’…”

Mavericks sconfitti all’American Airlines Center di Dallas dai New Orleans Pelicans di Anthony Davis e di un Elfrid Payton che realizza la sua quinta tripla doppia consecutiva, Dirk Nowitzki supera Wilt Chamberlain e diventa il sesto miglior marcatore NBA ogni epoca.

Il tedesco dei Mavs chiude la sua gara con 8 punti in soli 12 minuti di gioco, raggiungendo quota 31.424 punti segnati in carriera. Nowitzki aveva già occupato la sesta posizione nella speciale classifica per più di una stagione, prima di essere sorpassato da LeBron James ad inizio 2018\19.

I quattro punti necessari allo storico traguardo sono arrivati già nel primo quarto: “C’è voluto un po’ in questa stagione. Sapevo che mi mancavano qualcosa come 200 punti, ma ci sono stati momenti in cui non avrei mai pensato di farcela visto l’infortunio di inizio anno. Il recupero è stato davvero lento, oggi però mi sento bene e sto giocando meglio. In un certo senso sono contento che (la caccia alla sesta posizione, ndr) sia finita“.

Dirk Nowitzki aveva iniziato ai box la stagione 2018\19 a causa dei postumi di un’operazione alla caviglia destra, ed era rientrato in campo solo lo scorso 13 dicembre. Con 8:35 ancora da giocare sul cronometro del primo quarto, Nowitzki insacca il jumper del sorpasso dalla media distanza, servito da Luka Doncic. Pochi minuti più tardi, durante il primo time-out della gara, sul mega-schermo dell’American Airlines Center viene proiettato un video-tributo alla leggenda dei Mavericks.

Chamberlain? Ha dominato la sua epoca come nessun altro ha mai fatto, era così altro e così atletico, un giocatore immarcabile. Il fatto che abbia segnato così tanti punti in soli 13-14 anni di carriera dice tutto (…) Io credo di essere arrivato nella NBA al momento giusto. Il gioco si trovava in una fase di transizione dal basket fisico degli anni ’90 al gioco offensivo del decennio successivo. Mi sono trovato al posto giusto al momento giusto (…) oggi praticamente chiunque sa tirare e segnare, il basket ha vissuto una rivoluzione, è stato bello farne parte

Dirk Nowitzki è oggi il secondo “sette piedi” (giocatore di almeno 210 cm) ad aver segnato più punti in carriera (Kareem-Abdul Jabbar il primo) ed il settimo per tiri da tre punti realizzati (1960), come riportato da ESPN.

Il tedesco compirà 41 anni il prossimo 19 giugno, ma ha dichiarato più volte nelle scorse settimane di non avere ancora le idee chiare su un eventuale ritiro. Il quinto miglior marcatore ogni epoca, Michael Jordan, dista oggi quasi 100 punti (32.292), quota al di fuori della portata di Dirk Nowitzki: “A volte mi sembra surreale vedere il mio nome lassù assieme agli altri. E’ una cosa che apprezzerò col tempo, la mostrerò ai miei ragazzi“.

24 anni fa Michael Jordan ritornava in campo: “I’m Back!”

Il 18 marzo di 24 anni fa Michael Jeffrey Jordan annunciava il suo ritorno in campo, dopo il ritiro dell’ottobre di due anni prima, nel 1993.

“MJ” tornò a vestire la maglia dei Chicago Bulls il giorno dopo, domenica 19 marzo sul campo della Market Square Arena, la vecchia casa degli Indiana Pacers. Per L’occasione, Michael Jordan non indossò la sua storica maglia numero 23, vestendo una “anonima” numero 45.

La #23 dei Bulls era stata ritirata con solenne cerimonia il 7 novembre del 1994. Michael Jordan avrebbe potuto reindossare da subito la sua amata numero 23, ma preferì optare per il numero 45, lo stesso che aveva utilizzato nei quasi due anni da giocatore di Baseball nei Birmingham Barons.

Un numero, il 45, che non portò mai troppa fortuna alla leggenda di Wilmington, North Carolina, che decise a partire dalla stagione successiva (1995\96) di tornare allo storico #23.

La storica frase di Jordan nel giorno dell’annuncio del ritorno in campo: “I’M BACK”

La notizia del ritorno sui parquet NBA di Michael Jordan fu sancita da 2 semplici parole: “I’M BACK“.

Jordan fece il suo debutto in quella stagione a Indianapolis contro gli Indiana Pacers. In quel match la stella della franchigia di Chicago realizzò 19 punti, ma i Chicago Bulls furono sconfitti dopo un overtime.

La notizia del ritorno in campo del giocatore più forte di tutti i tempi fece il giro degli States e del mondo in tempo record. Quell’anno i Chicago Bulls si qualificarono ai playoff, dopo una serie di 13 vittorie e 4 sconfitte a seguito del ritorno di MJ.

La stagione 1994\95 dei Bulls terminò alle semifinali della Eastern Conference per mano dei giovani e rampanti Orlando Magic di Shaquille O’Neal e Penny Hardaway. In quella serie, Michael Jordan segnò 31 punti a partita, decidendo dopo la vittoriosa gara-2 di infrangere qualsiasi regolamento NBA in materia e tornare ad indossare il “suo” 23, costringendo i Chicago Bulls a pagare multe salatissime per ognuna delle partite successive.

I Bulls persero la serie per 4-2, e gli Orlando Magic giunsero fino alla finale NBA (persa con un netto 4-0 per mano dei più esperti Houston Rockets).

Il ritorno a stagione iniziata di Michael Jordan gettò le basi per il triennio di dominio che sarebbe venuto per una delle squadre più forti e vincenti della storia NBA.

Per celebrare l’anniversario del ritorno di MJ, l’account Twitter ufficiale dei Bulls ha condiviso con un post il comunicato ufficiale che fu emanato 24 anni fa, il giorno del ritorno al basket giocato di Jordan.

De’Aaron Fox soddisfatto della stagione dei suoi Kings: “Abbiamo trovato la nostra identità”

Nonostante la più che probabile esclusione dai playoffs, De’Aaron Fox si ritiene soddisfatto della stagione dei Sacramento Kings.

A causa di un calendario tosto post All-Star Game, i Sacramento Kings hanno visto sfumare le loro possibilità di raggiungere i playoffs, in una classifica che  a questo punto della stagione li vede a 6 partite di distanza dall’ottava piazza. Nonostante ciò, la point guard titolare De’Aaron Fox è incoraggiato dal fatto che la squadra abbia trovato la sua identità.

Fox, che è stata sicuramente la ragione principale del miglioramento della squadra, arrivata ad essere una contender per un posto nella post-season, ha così dichiarato: “Questo è stato un anno fondamentale perché siamo stati in grado di stabilire qualcosa” Così Fox a Paul Flannery di SB Nation “Tutti sanno ora che quando giocherai contro i Kings dovrai giocare velocemente. Ti costringeremo a giocare al nostro ritmo. Ci siamo guadagnati la nostra posizione, le ultimi due stagioni sono state una barzelletta, ma dopo un annata come questa, gli occhi delle persone si stanno aprendo e tutti stanno iniziando a prendere sul serio Sacramento.

I Kings sono stati a lungo lo zimbello della lega, percezione cambiata durante il corso di questa stagione, con Fox e compagni che hanno dimostrato di aver voltato pagina.

I chiari progressi di De’Aaron Fox dalla sua stagione da rookie a questa seconda sono sotto gli occhi di tutti. Questi miglioramenti hanno certamente contribuito nel far diventare i Kings la squadra “run-and-gun” che sono ora. Il prodotto di Kentucky è in piena corsa per il premio di Most Improved Player dell’anno, insieme al suo compagno di squadra Buddy Hield.

“Un sacco di gente pensa che questo è ciò che bisogna attendersi da una scelta di lotteria (come Fox, ndr) ma migliorarsi come giocatore non dipende da quanto in alto si è stati scelti” Dice Fox “È un miglioramento, se vincerò il premio, bene, se non lo vincerò, nessun problema. Voglio solo aiutare la mia squadra a vincere”.

I Sacramento Kings salteranno i playoffs, ma non si può certo considerare questa stagione un fallimento, piuttosto una parte del processo di rifondazione, passaggio obbligato per ogni squadra con future ambizioni da contender.

Lou Williams, primo buzzer-beater, Rivers: “Non ha paura”

Low Williams buzzer beater

I Los Angeles Clippers stanno dimostrando una condizione invidiabile in questo ultimo periodo, e Lou Williams uno dei tasselli più importanti della squadra di Doc Rivers. Questa notte l’ex Philadelphia 76ers ha segnato il primo buzzer-beater della sua carriera, conquistando la vittoria sui Brooklyn Nets.

Lou Williams decisivo con il buzzer-beater: le sue parole

La partita tra Clippers e Nets giocata nella notte si è conclusa con una spettacolare giocata di Lou Williams. Servito da Danilo Gallinari, a 5.3 secondi dalla fine sul 116 pari, Williams lascia andare un tiro da tre punti da distanza proibitiva che fa esplodere lo Staples Center di Los Angeles.

Primo buzzer-beater in carriera per l’ex giocatore di 76ers e Rockets, che non avrebbe potuto avere riflettori migliori di quelli di Hollywood. 119-116 Clippers il risultato finale.

 

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Dopo aver superato Dell Curry ed essere diventato il giocatore ad aver segnato più punti in carriera in uscita dalla panchina nella storia NBA, Lou Williams mette a referto un’altra grande prestazione. E’ da considerarsi tra i candidati favoriti al premio per il sesto uomo dell’anno. Una serata dal tiro da tre punti non felice per Lou Williams che prima del buzzer-beater da tre aveva tirato 1 su 5 dall’arco.

Queste le sue cifre nella notte:

  • 25 punti
  • 6 rimbalzi
  • 2 assist
  • 8/16 FG

Non sono mancati i festeggiamenti, con Lou Williams a braccia aperte portato in trionfo dai compagni. Parla proprio di questo Williams nell’intervista post-partita:

Dicono che non so come festeggiare. Ho lavorato sui miei festeggiamenti, dicono che non mostro emozioni. Sesto Uomo dell’Anno? E’ il mio ruolo da anni, ci sono tagliato ormai. Direi che questa partita è una dimostrazione più che sufficiente

Le parole di Doc Rivers su Lou Williams

I Clippers avrebbero dovuto essere – sulla carta – la seconda squadra di Los Angeles quest’anno, ma si è rivelato il contrario dopo la bandiera bianca sventolata dai Lakers. I Los Angeles Clippers stanno volando in questo momento della stagione, merito anche dell’esperienza di un allenatore come Doc Rivers.

Nelle ultime 8 partite i Clippers hanno perso solo contro Portland, vincendo gare importanti come il derby con i Lakers e i match contro Boston Celtics ed Okahoma City Thunder. Sia Brooklyn che Los Angeles si stanno giocando una fetta importante di playoffs in questo frangente della stagione.

I Brooklyn Nets, dopo anni bui, si trovano oggi settimi nella Eastern Conference (36-36). Molto serrata la lotta per gli ultimi posti disponibili nella Western Conference. I Clippers si trovano all’ottavo posto, ma il margine dalle inseguitrici è confortante e il quarto posto dista solo due partite. Gli accoppiamenti al primo turno di playoffs potranno fare la differenza.

Doc Rivers, campione NBA con i Boston Celtics nel 2008, parla così del suo giocatore:

E’ stato fantastico, davvero incredibile. Non ha paura. Ha avuto poco tempo prima di sentire la sirena, forse era rimasto un secondo. Ma quando decidi di tirare te lo senti nelle dita e come rilasci la palla. Ha fatto tanto per noi quest’anno e ha preso tiri difficili