Gli Spurs si impongono in gara 3 con la partita perfetta di Derrick White

Ci vuole una grande partita di per battere i Nuggets in gara 3, proprio quella che hanno giocato i San Antonio Spurs, che mantengono il fattore campo conquistato in gara 1, grazie alla vittoria esterna in casa di Denver.

118-108 in favore degli Spurs il punteggio nel finale, a premiare la splendida prestazione dei texani trascinati da DeMar DeRozan (25 punti e 5 assist) e da Derrick White che chiude con 36 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 3 rubate con 15-21 al tiro in 33 minuti di utilizzo.

Molto buona anche la prestazione di LaMarcus Aldridge che chiude con una doppia doppia da 18 punti e 11 rimbalzi.

Non è sufficiente per i Nuggets invece la prestazione di Nikola Jokic, che si avvicina all’ennesima tripla doppia in stagione, per lui ci sono 22 punti 8 rimbalzi e 7 assist.

Spurs, rebuilding senza scelte importanti

Sono di nuovo là gli Spurs di Gregg Popovich, a giocarsi ancora una volta i playoffs, da sfavoriti questa volta, quando per 20 anni sono stati sistematicamente in corsa per il titolo.

I Big 3 hanno salutato, Tim Duncan per primo, poi è stato il turno di Tony Parker accasatosi a Charlotte, e infine di Manu Ginobili, cui è stata ritirata la maglia numero 20 qualche settimana fa.

In estate ha lasciato il nero e argento anche Kawhi Leonard, eletto proprio da Popovich come condottiero dell’era post Big 3. Qualsiasi squadra NBA a questo punto, di fronte alla chiusura di un ciclo vincente che ha portato 5 titoli in 20 stagioni all’ombra dell’Alamo, sarebbe ripartita dalle sconfitte, da stagioni di transizione, in maniera da guadagnare preziose scelte al draft, e costruire sui giovani un nuovo ciclo.

Lo hanno fatto i Boston Celtics, lo hanno fatto i Philadelphia 76ers, lo hanno fatto i Brooklyn Nets e stanno provando a farlo anche i Los Angeles Lakers. Ma non lo hanno fatto gli Spurs, che grazie alle loro capacità organizzative, alla loro mentalità e alla loro capacità di scegliere giocatori, di trasformarli e renderli delle piccole stelle sui cui poter fare affidamento di anno in anno, non mancano i playoffs dal lontano 1998.

L’esempio più eclatante è proprio Derrick White, che ha fatto registrare il suo career high proprio nella scorsa partita contro i Nuggets.

Di White non è il numero di punti che impressiona, non quanto la solidità dimostrata dal prodotto dell’università del Colorado, scelto dagli Spurs con la  chiamata numero 29 al draft del 2017.

I 33 minuti contro i Nuggets e il posto nel quintetto titolare White se li è dovuti guadagnare sul campo, nonostante la concorrenza di DeJounte Murray, prima del grave infortunio favorito in ordine gerarchico per posto tra i primi 5. Quello che può aver spinto Gregg Popovich a investire su White è la sua capacità di infiammare la partita e cambiarla.

Dopo aver segnato 26 punti nel primo tempo (unici a riuscirci nella storia degli Spurs oltre lui: Tim Duncan e Tony Parker), White non ha segnato nel terzo quarto, Ma ha chiuso la gara in crescendo con 10 punti negli ultimi 5 minuti dell’ultimo quarto di gioco, guidando il parziale di 18-5 in favore degli Spurs che ha chiuso la partita.

Irriconoscibile rispetto al giocatore che ha chiuso la regular season nel 2017/2018 con 17 gare giocate per un totale di 8.2 minuti di media giocati, ad un anno di distanza White è un uomo fondamentale per l’economia e il gioco degli Spurs. E questa è l’ennesima dimostrazione che a San Antonio vengono scelti dei giocatori solidi, che poi con tanto lavoro vengono indirizzati, resi parte di un sistema, per poi infine esplodere diventando in certi casi anche degli All-Star.

Ci sono dei precedenti: Tony Parker scelto con la numero 28, Manu Ginobili con la numero 57 (lo stesso Tim Duncan ha dichiarato di non aver saputo nemmeno chi fosse, allìepoca), Kawhi Leonard scelto con la numero 15 dagli Indiana Pacers e poi scambiato da Popovich con George Hill, giocatore prediletto dal capo allenatore degli Spurs.

Sarà il caso di Derrick White?

White è stato scelto con la chiamata numero 29, e sembra avere lo stesso DNA dei giocatori sopracitati, si sta dimostrando la guardia migliore della serie, meglio anche di DeMar DeRozan, suo compagno di squadra, ma anche di Gary Harris e Jamal Murray, nella file dei Nuggets. Irreale infatti il suo fatturato nelle 3 gare giocate, 23 punti di media con il 69% di realizzazione dal campo.

Si ripartirà quindi dal 2-1 in favore degli Spurs in gara 4, dove i Nuggets dovranno a tutti i costi cercare di riprendere il fattore campo che potrà essere decisivo per la vittoria finale nella serie. Nel frattempo ci godiamo l’ennesima prestazione di alto livello del piccolo gioiello di San Antonio, che sta infiammando le partite con  le sue giocate, e che sta rendendo il primo turno di playoffs della Western Conference tra Nuggets e Spurs così interessante.

Jarrett Culver di Texas Tech sarà al draft NBA 2019

NBA Draft 2018-NBA Draft 18

Jarrett Culver, giocatore dell’anno dell Big 12 NCAA con la maglia di Texas Tech, sarà al draft NBA 2019.

Ad annunciare la sua partecipazione al draft è lo stesso giocatore, con un video pubblicato sul proprio profilo Twitter. Culver, guardia di 198 cm, è indicato dai “mock draft” della vigilia per una chiamata a ridosso delle prime 3, appena dietro alla coppia Ja Morant e R.J. Barrett.

Jarrett Culver ha ringraziato coach Chris Beard: “Grazie a coach Beard per aver creduto in un ragazzo di Lubbock ed avergli dato una chance. Coach Beard mi allenato e preparato duramente sin dal primo giorno, e mi ha reso una persona ed un giocatore migliore“.

Con i Red Raiders, Culver ha raggiunto in questa stagione la finalissima del torneo NCAA, persa solo all’overtime contro Virginia. Per il sophomore Jarrett Culver un’annata da 18.5 punti, 6.4 rimbalzi e 3.7 assist a partita, in 32.5 minuti di gioco.

Kevin Durant è perfetto in gara 3, Clippers demoliti e Warriors avanti: “Aggressivi sin dall’inizio”

Kevin Durant si scrolla di dosso Patrick Beverley ed i Los Angeles Clippers nella larghissima vittoria dei suoi Golden State Warriors allo Staples Center di L.A. in gara 3.

38 punti ed un primo quarto perfetto per Durant, e partita indirizzata verso il risultato finale di 132-105 da un primo periodo da 41 punti segnati per gli Warriors.

Andrew Bogut prende il posto di DeMarcus Cousins in quintetto e chiude la sua partita con 8 punti, 14 rimbalzi e 5 assist in 25 minuti di gioco.

Ordinaria amministrazione per Steph Curry (21 punti in soli 20 minuti) e Klay Thompson (12 in 33 minuti). Kevin Durant, reduce da una partita da 9 palle perse, 8 tiri tentati, e terminata anzitempo per raggiunto limite di falli, attacca la gara dal primo possesso di gara 3, giocando spalle a canestro contro il più piccolo Beverley ed inducendo coach Steve Kerr a chiamare continuativamente giochi per lui.

E’ stato aggressivo sin dalla palla a due, sia in attacco che in difesa” Così Kerr “Lo aveva detto ieri (mercoledì, ndr), lui è Kevn Durant, non serve sapere altro. Un due volte MVP delle finali NBA reduce da una brutta partita, il risultato non poteva che essere questo“.

38 punti, 14 su 23 al tiro e 7 assist nella gara di Kevin Durant: “Coach Kerr ha chiamato alcuni giochi per me all’inizio, e questo ha segnato il ritmo della partita. Post-up, passaggi consegnati, qualcosa che volevamo fare subito ad inizio partita: sfruttare il post ed i blocchi di Andrew Bogut. Siamo stati pazienti in attacco“.

I 38 punti di Durant sono valsi un piccolo ma significativo traguardo per la star degli Warriors, che ha superato Magic Johnson al 14esimo posto nella lista dei migliori marcatori di ogni epoca ai playoffs NBA. Il prossimo in lista? Hakeem Olajuwon.

Riconosce la netta sconfitta di gara 3 l’avversario giurato di Kevin Durant in questa serie, Patrick Beverley: “Mi ha portato in post basso da subito. Sapevo che (Durant, ndr) sarebbe stato aggressivo dall’inizio, ha segnato subito un paio di canestri e le cose per lui sono diventate più facili. Io dovrò fare un lavoro migliore per evitare che prenda posizione così facilmente, ma oggi è stato grande, merito a lui“.

Durant e JaMychal Green si sono visti fischiare un doppio fallo tecnico durante il terzo quarto. Un fischio che ha lasciato sorpreso l’ex OKC Thunder: “Io e Green stavamo solo commentando un’azione, ed è arrivato il fischio da chissà dove (…) spero venga rescisso al più presto perché non vorrei condizionare la mia squadra, ne pensare che gli arbitri mi abbiano preso di mira“.

Durant è oggi a quota 3 falli tecnici (in altrettante partite), a quota 7 scatterebbe di default la sospensione per una partita.

76ers-Nets, gara 3 è di Ben Simmons: “Dudley chi? Io penso a giocare”

Le provocazioni di Jared Dudley prima di gara 3 hanno l’effetto di motivare Ben Simmons, che in assenza di Joel Embiid (ginocchio sinistro) veste i panni del leader e segna 31 punti (con un quasi perfetto 11 su 13 al tiro) per battere i Brooklyn Nets a domicilio.

Al Barclays Center di Brooklyn, New York, gara 3 tra Philadelphia 76ers e Brooklyn Nets termina 131-115. Il neo acquisto Greg Monroe sostituisce in quintetto Joel Embiid, permettendo a Boban Marjanovic di partire dalla panchina ed a coach Brett Brown di non modificare le proprie rotazioni.

E l’ex giocatore di Milwaukee Bucks, Boston Celtics e Toronto Raptors, arrivato a Philadelphia proprio come “assicurazione sulla vita” e sulle ginocchia instabili di Embiid, risponde alla chiamata con una gara da 9 punti e 13 rimbalzi in 24 minuti d’impiego. Ai Sixers bastano due “spallate” – una nel primo quarto e la seconda nel periodo finale – per risolvere gara 3.

Mani caldissime per Simmons – che inizia la partita con un perfetto 5 su 5 al tiro – Tobias Harris (29 punti 6 su 6 da dietro l’arco!) e J.J. Redick (26 punti e 5 su 9 al tiro da tre). L’australiano dei 76ers aggiunge alla sua prova 9 assist, 4 rimbalzi, 3 stoppate, 2 recuperi, chiude con 9 su 11 ai tiri liberi e commenta la partita con la consueta dose di spavalderia:

Abbiamo tutti i mezzi per vincere tante partite” Così Simmons nel post partita “Lo sappiamo, dobbiamo sempre cercare di attenerci al nostro piano partita e seguirlo. Le provocazioni di Dudley? Non ho davvero voglia di seguirlo in questa cosa. Dica ciò che vuole, la gente faccia ciò che ritiene più giusto. Io penso a giocare“.

Jared Dudley aveva scaldato la vigilia di gara 3 difendendo il suo compagno Jarrett Allen (vittima di una gomitata involontaria da parte di Embiid in gara 2), criticando le due giovani star dei Sixers per il loro comportamento immaturo e “pungendo” Ben Simmons (“In transizione gran giocatore, a difesa schierata, mediocre“).

Simmons non ha infierito sul veterano dei Nets, limitandosi a commentare: “Una critica che arriva da Jared Dudley… come on“.

Gara 3, Brett Brown: “Ben Simmons ha un gran fiducia in sé stesso”

Soddisfatto della vittoria e della prova dei suoi 76ers coach Brett Brown: “Spesso ci dimentichiamo che (Ben Simmons, ndr) ha 22 anni, ed iniziamo a parlare del suo tiro… e poi lo vediamo entrare in campo e fare una partita del genere, segnare i liberi e giocare così nonostante i fischi e quant’altro… Ben ha un fiducia pazzesca nei suoi mezzi“.

Ben lavora così tanto, ed è così dotato, sono davvero contento della sua partita” Continua Brown “Andare in lunetta e segnare tutti i liberi in una partita di playoffs NBA, segnare 31 punti con quelle percentuali… Ben si nutre di tutte queste cose, lo motivano“.

D’Angelo Russell e Caris LeVert gli ultimi ad arrendersi in casa Brooklyn Nets. Russell chiude con 26 punti ma senza tiri liberi guadagnati, LeVert ne aggiunge altri 26 ma i Nets tirano con un misero 20% da dietro l’arco dei tre punti (8 su 39) nonostante l’energia profusa da Jarrett Allen e Rondae Hollis-Jefferson nei pochi minuti di gioco loro concessi.

Kevin Durant non è preoccupato per la difesa di Patrick Beverley

Mentre Kevin Durant si prepara per gara 3 contro i Los Angeles Clippers, la superstar dei Golden State Warriors è convinta che Patrick Beverley non gli farà perdere il ritmo durante la partita con la sua super difesa, a volte anche eccessiva.

Così ha riferito ai microfoni di ESPN Durant dopo l’allenamento di mercoledì: “Non voglio che la serie diventi una sfida nella sfida con Beverley. Io sono Kevin Durant. Tu sai chi sono. Sapete tutti chi sono“.

Durant e Beverley in gara 1 hanno avuto diversi battibecchi che sono costati ai due un doppio fallo tecnico ciascuno e l’espulsione nel quarto periodo. E il fatto che tutto ciò mettesse in secondo piano la vittoria di Golden State ha dato fastidio e non poco a Kevin. Dopo la brutta figura in gara 2, in cui i Los Angeles Clippers hanno recuperato 31 punti di svantaggio (e dove KD si è preso solo 8 tiri in tutta la gara), Durant sente di poter riuscire a ritrovare rapidamente il suo ritmo in gara 3, nonostante l’aggressività in difesa dei Clippers e di Beverley.

Stanno usando una difesa con tante trappole, e che ha funzionato” dichiara Durant “Uscendo forte sul perimetro, così che gli attaccanti non guardino nemmeno la linea dei 3 punti, stanno solo forzando i miei compagni a penetrare in area. Quindi per noi, quando ho la palla nei miei punti del campo preferiti, ho una peste, Patrick Beverley, che mi sta sempre attaccata. Posso sicuramente tirare sopra di lui e segnare ogni volta, se si tratta di una situazione di uno contro uno“.

Coach McMillan: “Difficile difendere Kyrie Irving uno contro uno”

L’head coach degli Indiana Pacers Nate McMillan ha commentato le difficoltà di difendere su Kyrie Irving, sostenendo come sia molto più facile a dirsi che a farsi.

La superstar dei Celtics Kyrie Irving è stato il trascinatore questa notte della vittoria di Boston contro Indiana in gara 2 per 99-91, portando i suoi a condurre la serie per 2-0. I Pacers sono sembrati smarriti in difesa nell’ultimo quarto, e in particolare nell’ultimo minuto, cedendo sotto i colpi di Kyrie Irving e Jason Tatum. A fine partita coach McMillan ha ammesso le difficoltà della sua squadra nel marcare Irving.

È davvero difficile marcare Irving quando ti trovi in isolamento contro di lui e cerchi di rimanergli davanti

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Lethal.

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Le difficoltà da parte dei Pacers sono state palesi, Irving ha chiuso infatti con 37 punti tirando col 57% dal campo (15 su 26) tra cui un ottimo 6 su 10 da tre punti. L’All-Star ha anche servito 7 assist, catturato 6 rimbalzi, concluso con 2 stoppate ed una palla rubata.

Il 6 volte All-Star si è fatto sentire nell’ultimo decisivo quarto, concluso con un parziale di 12-31 in favore dei Celtics. Irving ha segnato infatti 12 dei suoi 37 punti nell’ultima frazione, e guidato i suoi in una rimonta che ha evitato di far perdere ai suoi il vantaggio del fattore campo, prima che la serie si sposti nell’ostile palazzetto dei Pacers.

Oltre ad Irving, positive sono state le prestazioni di Jason Tatum e Gordon Hayward. Il primo ha concluso con 26 punti, 3 su 4 da 3 punti, 4 rimbalzi e 2 assist. Il secondo ha invece chiuso con 13 punti e 5 rimbalzi, mentre Al Hordford chiude con soli 4 punti ma con 10 rimbalzi e un‘importante difesa su Bojan Bogdanovic nell’ultimo minuto.

La serie ora si sposta a Indiana per la terza e quarta partita della serie. Appuntamento venerdì notte con gara 3 alla Bankers Life Fieldhouse di Indianapolis.

James Harden show anche ai playoff, tripla doppia da record

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Spesso e volentieri tacciato di essere poco decisivo ai playoff e di non essere abbastanza in grado di caricarsi il peso della squadra sulle spalle nei momenti che contano, James Harden pare aver smentito gli haters anche in questo senso nel corso di questa stagione, o almeno è sulla strada giusta per farlo. Dopo essere risultato uno dei giocatori più clutch della recente regular season (tra le tante, si segnalano le triple della vittoria contro Golden State Warriors, San Antonio Spurs e Utah Jazz), infatti, il Barba sta trascinando i suoi Houston Rockets anche in post season.

Dopo due gare della serie del primo turno contro gli ostici Utah Jazz, i Rockets sono sul 2-0, avendo ottenuto due vittorie con scarti abbastanza netti nel punteggio (+32 in gara-1 e +20 in gara-2, conclusesi rispettivamente 122-90 e 118-98). Il detentore del premio di MVP sta facendo quello che vuole in fase offensiva e sta anche dando un contributo più che utile in fase difensiva, come dimostrano le stoppate a Mitchell e Gobert, ad esempio.

Sfiorata la tripla doppia in gara-1, in cui ha messo a referto 29 punti, 8 rimbalzi, 10 assist e una stoppata, Harden l’ha fatta registrare in gara-2, chiudendo a quota 32 punti, 13 rimbalzi, 10 assist e una stoppata col 46% al tiro. Il fuoriclasse di Houston diventa così il sesto giocatore nella storia a mandare a libri più di una volta una tripla doppia da almeno 30 punti in una gara di playoff: prima di lui, infatti, erano riusciti nell’impresa soltanto LeBron James (12), Oscar Robertson (8), Russell Westbrook (6), Wilt Chamberlain e Charles Barkley (2).

Terza tripla doppia ai playoff per il Barba, ennesimo record per lui

Ottava tripla doppia stagionale, prima ai playoff, per James Harden: altro record per il Barba.

Harden viaggia attualmente a 31 punti, 10.5 rimbalzi, 10 assist e una stoppata per partita col 44% sia dal campo che da dietro l’arco in questi playoff e non sembra avere intenzione di fermarsi. Dopo aver compiuto un enorme salto di qualità nella passata stagione, trascinando i suoi al primo posto Ovest col miglior record della loro storia e della lega (65-17), il Barba ha dimostrato di essere un leader vero, risollevando le sorti dei suoi dopo un inizio stagionale a dir poco deludente e riportandoli ai piani alti della Western Conference.

Ciò detto, rimane un ultimo ostacolo da abbattere per Harden, forse quello più importante: vincere un anello. Tra le tante critiche che gli vengono rivolte, infatti, molte riguardano proprio il fatto che non abbia mai trascinato i Rockets alla vittoria del titolo nei sei anni precedenti. A sua discolpa, se è vero che non sono poche le partite di playoff in cui il classe ’89 ha steccato (gara-6 delle semifinali di Conference 2017 con gli Spurs su tutte), è pur vero che i Golden State Warriors (2015, 2017 e 2018) e LeBron James tra Miami Heat (2012 e 2013) e Cleveland Cavaliers (2016) non hanno dato modo alle altre squadre, tra cui appunto i Rockets, di coronare i propri sogni di gloria.

Sixers-Nets si accende, Dudley: “Embiid, poco da ridere, Ben Simmons giocatore nella media”

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La gomitata (involontaria) rifilata da Joel Ambiid a Jarrett Allen è piaciuta ben poco ai Brooklyn Nets, e molto meno sono piaciute a Jared Dudley e compagni le scuse “forzate” del lungo camerunense dei Sixers dopo gara 2.

Un colpo al viso ha costretto Allen ad abbandonare la partita per alcuni minuti. La gomitata di Embiid è stata sanzionata con un “flagrant foul” e la star dei Sixers si è scusata in conferenza stampa dopo la vittoria dei suoi che ha pareggiato la serie.

Stavo solo cercando di essere aggressivo” Così si è giustificato Embiid. A provocare la reazione di alcuni giocatori dei Nets sono state però le risate “sotto i baffi” di Ben Simmons ed Embiid dopo la frase di scuse: “E’ solo che non sono proprio un tipo umile, non sono abituati a sentirmi dire una cosa del genere” Ha cercato poi di ricomporsi Embiid.

Risate non gradite: così Jared Dudley, veterano di mille battaglie per Brooklyn: “Joel è fatto così, ama sembrare un tipo scanzonato. Non credo abbia fatto apposta, però è chiaro che ogni volte che agiti i gomiti in quel modo, c’è il rischio di colpire qualcuno. Ma l’essere scanzonato non giustifica le risate o la mancanza di rispetto“.

Spencer Dinwiddie non è da meno: “Se fosse stato Allen a sgomitare a quel modo, sarebbe stato espulso. Embiid e Simmons? Sono due ragazzi, c’è poco da dire. Facciano come credono, noi non cederemo a questi giochi“.

Sixers-Nets, Jared Dudley: “Ben Simmons? Giocatore nella media”

Alle “sportellate” in campo corrispondono come di consueto in ogni serie di playoffs che si rispetti provocazioni verbali di ogni sorta.

Jared Dudley punge Ben Simmons alla vigilia della terza partita (un Simmons autore di una gara 1 in sordina e di una seconda partita di livello superiore), preannunciando quale sarà il trattamento difensivo riservato al giocatore australiano dei Sixers:

Ben Simmons è un grande giocatore in transizione offensiva. A metà campo è un giocatore normale, nella media. Lo lasceremo libero di tirare da fuori finché non dimostrerà a tutta la NBA che è in grado di prendere e segnare quel tiro. Oggi non ci prova nemmeno, quindi sappiamo cosa dobbiamo fare con lui

Gara 3 è in programma per giovedì notte (ora italiana) al Barclays Center di Brooklyn. Dopo aver saltato gara 2 per un problema al polpaccio, Jared Dudley sarà di nuovo in campo.

Houston Rockets devastanti, Jazz distrutti e 2-0 nella serie

Rockets-Jazz

Dopo la convincente vittoria di gara-1, gli Houston Rockets regolano gli Utah Jazz anche in gara-2, imponendosi con un netto 118-98 al Toyota Center e non lasciando scampo agli avversari sin dal primo possesso. I Razzi sfruttano al meglio le loro armi principali, in particolar modo il tiro da tre, chiudendo l’incontro con un più che positivo 40.5% dalla lunga distanza (17/42), dopo aver anche toccato il 50% (11/22) e difendono in maniera impeccabile, tanto da forzare 12 palle perse agli ospiti e tenerli a un pessimo 21% da dietro l’arco (8/38).

Utah parte malissimo e Houston ne approfitta, tanto da rifilare agli uomini di Quin Snyder lo stesso parziale con cui avevano concluso il quarto quarto di gara-1 (39-19), per poi archiviare la pratica già alla pausa lunga (70-44). Nel secondo tempo, il vantaggio dei Razzi si riduce di soli sei punti, decisamente insufficienti agli ospiti per completare la rimonta. I Jazz, infatti, non danno mai l’impressione di poter tornare in corsa e appena riescono a infilare un parziale considerevole in proprio favore, i Rockets rispondono con un paio di bombe in contropiede che aumentano il divario fra le due squadre.

Altra prestazione fenomenale da parte di James Harden, che fa registrare la terza tripla doppia della sua carriera ai playoff, chiudendo a quota 32 punti, 13 rimbalzi, 10 assist e una stoppata col 46% sia dal campo (11/24) che da dietro l’arco (6/13). A far compagnia al Barba ci pensano i vari Chris Paul, autore di 17 punti, 4 rimbalzi, 3 assist, 2 recuperi e altrettante stoppate col 45.5% al tiro (5/11), P.J. Tucker, in forma smagliante da oltre l’arco (16 punti, 4 rimbalzi e 2 steals con 5/8 dal campo e 4/7 da tre) e Eric Gordon (16 punti, un rimbalzo, 2 palle recuperate e una stoppata con 6/11 al tiro e 3/6 dalla lunga distanza).

In uscita dalla panchina, invece, danno il loro contributo alla causa i soliti Danuel House, Austin Rivers e Kenneth Faried: 8 punti, 4 rimbalzi e una stoppata in 21′ per il primo, 8 punti, un rimbalzo e un assist col 50% da dietro l’arco (2/4) in 21′ per il secondo e 7 punti, altrettanti rimbalzi, un assist e una palla recuperata col 67% dal campo (2/3) in 17′ per il terzo. I Rockets confermano le belle cose viste in gara-1 e dimostrano di avere tutte le carte in regola per compiere un percorso lungo e fruttuoso in questa post season.

Harden in tripla doppia, Rockets devastanti e Jazz irriconoscibili

Tripla doppia per James Harden in gara-2: il Barba ci mette almeno 33′ a totalizzare 32 punti, 13 rimbalzi, 10 assist e una stoppata.

I Jazz, dal canto loro, appaiono lontani parenti della squadra grintosa e battagliera su entrambi i lati del campo ammirata sino a poche settimane fa e capace di scalare la classifica della combattutissima Western Conference dopo un avvio stagionale a dir poco deludente. Gara-2 da dimenticare per Donovan Mitchell, che mette a referto 11 punti, un rimbalzo, 6 assist e 2 recuperi con appena il 26% dal campo (5/19) e il 12.5% da tre (1/8).

Tutto sommato positiva, invece, la prova di Ricky Rubio (17 punti, 4 rimbalzi, 9 assist e 4 palle recuperate), mentre Royce O’Neale fa registrare 17 punti, 2 rimbalzi, 4 assist e una palla recuperata col 70% dal campo (7/10) in 27′ in uscita dalla panchina e Rudy Gobert, pur non dominando come in gara-1, chiude con una doppia doppia da 11 punti e 12 rimbalzi. Tra i migliori spicca Derrick Favors, che totalizza una doppia doppia da 14 punti, 12 rimbalzi, un recupero e 3 stoppate col 64% al tiro (7/11), tenendo a galla i suoi finché gli è possibile.

Ancora ampiamente deludenti, invece, le prestazioni di Joe Ingles e Jae Crowder: il veterano australiano mette a referto 7 punti, un rimbalzo e 2 assist con appena il 17% da tre (1/6), salvandosi parzialmente per l’apporto dato in fase difensiva (5 palle rubate), mentre l’ex Boston Celtics e Cleveland Cavaliers fa registrare 5 punti, 7 rimbalzi, un assist e un recupero con pessime percentuali al tiro (22% dal campo con 2/9 e 17% dalla lunga distanza con 1/6) in 19′ in uscita dalla panchina.

Irving: “Dobbiamo lavorare sui dettagli, ci sono degli aspetti da migliorare”

Irving sui Celtics

Fondamentale vittoria per i Boston Celtics in Gara 2 contro gli Indiana Pacers. Con il 99-91 di questa notte, i Celtics si portano sul 2-0 nella serie, e va ad Indianapolis consapevole di aver mantenuto il fattore campo. I biancoverdi anche in Gara 2 hanno dovuto rimontare da una situazione di svantaggio in doppia cifra, questa volta però avvenuta nel 4° quarto, con un parziale di periodo di 31-12, dopo un rientro dall’intervallo negativo.

Grande prestazione di Kyrie Irving, trascinatore dei padroni di casa, che chiude con 37 punti (6/10 da 3), 7 assist e 6 rimbalzi. Ottima partita anche di Tatum, che nei PlayOff ci sta abituando a prestazioni molto superiori rispetto a quelle della RS; 26 punti per lui. Dall’altra parte, Bogdanovic è il top-scorer con 23 punti segnati (4/8 da 3), accompagnati da 8 rimbalzi.

Le parole di Irving e Tatum

Proprio i 2 giocatori decisivi per Boston, Irving e Tatum, hanno commentato brevemente la partita.

La giovanissima ala si è limitata a:

Ecco, questo è proprio ciò che sono i PlayOff NBA!

In riferimento al finale concitato di gara, con la rimonta portata a termine da Hayward e compagni.

Irving invece pensa a ciò che ancora si deve migliorare. Ecco le sue parole:

Questo atteggiamento e queste giocate sono ciò che ti portano alla vittoria. E’ fondamentale l’attenzione ai dettagli, al fare le piccole cose che poi si rivelano decisive. Ma sicuramente ci sono diverse cose su cui dobbiamo migliorare.

Lou Williams nella Hall of Fame? “Ho lavorato tanto”

Lou Williams sulla Hall of Fame

Coronare la carriera con l’inserimento nella Hall of Fame è un sogno, ma Lou Williams ci crede. Il giocatore dei Los Angeles Clippers si è confermato anche quest’anno come pedina importante della sua squadra, trascinandola ai playoffs.

Il 32enne con ogni probabilità porterà a casa per la terza volta il premio di sesto uomo dell’anno. Solo Jamal Crawford può vantare un traguardo del genere, avendolo vinto nel 2010, 2014 e 2016. Per Williams sarebbe un ulteriore record: sarebbe, dopo Detlef Schrempf, il secondo giocatore a vincerlo in back-to-back.

 

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Up close and personal

Un post condiviso da Lou Williams (@louwillville) in data:

Numeri e statistiche che secondo il giocatore non devono essere trascurate in un’eventuale chiamata a Springfield, Massacchusets.

“Ho visto giocatori nella Hall of Fame che hanno fatto meno di me. Io ho lavorato tanto. C’è chi sa quanto ho faticato e lavorato per arrivare qui, quindi sarebbe bello ricevere quell’apprezzamento”

In questa stagione il veterano dei Clippers ha collezionato numeri importanti. Ha concluso la stagione regolare con:

  • 20 punti
  • 3 rimbalzi
  • 5.4 assist
  • 42.5% FG

Solo il futuro ci potrà dire se Lou Williams farà mai parte della Hall of Fame di Springfield.

LeBron James, altro riconoscimento: il Re e Tiger Woods tra le 100 persone più influenti al mondo

LeBron James, Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Staples Center

La stagione dei Lakers e di LeBron James, come sappiamo, non è stata particolarmente ricca di soddisfazioni. Per la prima volta dopo 14 anni, infatti, il Re è mancato all’appuntamento fisso dei Playoff, obiettivo minimo dei gialloviola all’inizio della Regular Season. Inoltre, dopo un dominio incontrastato di 8 anni, per quest’anno non vedremo il numero 23 alle Finals Nba.

Malgrado ciò, gli attestati di stima al Prescelto continuano a sussistere, come dimostra l’inserimento di quest’ultimo nella lista stilata dalla prestigiosa rivista “Time” sulle 100 persone più influenti al mondo.

IL RICONOSCIMENTO DEL TIME A LEBRON JAMES: I DETTAGLI

Il numero 23 dei Lakers ha chiuso quest’anno con 27,4 punti, 8,5 rimbalzi e 8,3 assist in 55 match disputati.

In particolare, l’ex giocatore dei Cavs è stato inserito nella categoria “Titan”, non solo per le sue abilità, ma anche per il grandissimo impatto mediatico che riesce a suscitare. Un meraviglioso esempio di ciò è, senz’ombra di dubbio, la realizzazione della scuola “I Promise” nei sobborghi di Akron, come anche descritto dal miliardario Warren Buffet, amico personale di LBJ.

L’adulazione di milioni di ragazzi in tutto il mondo nei confronti di James è ampiamente giustificata. I suoi successi dentro e fuori dal campo hanno creato enormi aspettative su di lui, tutte ampiamente ripagate. La cosa più bella è che tutto questo è un processo ancora in evoluzione. LeBron è fonte d’ispirazione per tanti bambini nel mondo, e la cifra non potrà che aumentare ancora.

Non è la prima volta che “The King”ha ottenuto questo riconoscimento dalla rivista americana. Questa è stata infatti la sua quarta selezione in carriera, raggiungendo così personalità del calibro di George W.Bush, Bill Clinton e George Clooney.

Nella medesima categoria, oltre ad atleti quali l’attaccante del Liverpool Mo Salah e la campionessa di atletica Caster Semenya, spunta anche Tiger Woods, fresco vincitore dell’Augusta Masters. Su quest’ultimo, il cantante Justin Timberlake ha speso importanti parole di elogio.

Tiger è riuscito a superare numerosi interventi chirurgici. In tanti lo davano per finito, che era troppo vecchio per vincere qualcosa, ma lui ancora una volta ha stupito tutti. Non ha mai vacillato, è sempre stato paziente ed ha continuato ad allenarsi.