DeAndre Ayton sulla sua difesa: “Amo far giocare male il mio avversario”

deandre ayton sulla sua difesa

Arrivano nella notte le parole di DeAndre Ayton sulla sua difesa. Se per quanto riguarda l’attacco non ci sono problemi, l’altra metà campo del giocatore non stupisce particolarmente e lo sfogo del rookie dei Suns risulta molto diretto.

DeAndre Ayton sulla sua difesa: le parole

Probabilmente fino a questo momento della stagione, il trofeo di Rookie of the Year sembra aver preso la strada di Dallas. Il dualismo Doncic-Ayton è presente nei discorsi NBA, anche se lo sloveno sembra aver attirato più l’attenzione nei confronti della prima scelta assoluta dello scorso draft. Il prodotto da Arizona sta comunque facendo bene nel suo primo anno NBA mettendo a referto di media:

  • 16.5 punti
  • 10.5 rimbalzi
  • 2 assist

Nonostante i suoi numeri siano convincenti, non sembra esserlo altrettanto la sua difesa. Molte le critiche a DeAndre Ayton sulla sua difesa, ma recentemente è giunta la risposta del centro dei Suns che commenta così ai microfoni della CBS Sports:

Sono stanco di sentirlo dire. Ho già passato questo al college e lo sto vivendo ora nell’NBA. Non so cosa vogliate da me, sono 2.16 metri e sto con i playmaker. Nella NBA devo proteggere il pitturato, amo la difesa, non sto lottando per la difesa, amo far giocare male il mio avversario

 

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Contro Memphis la difesa di Ayton è sembrata insufficiente vista la percentuale di tiro degli avversari. I Grizzlies hanno tirato con il 63.1% da meno di due metri, sintomo di una protezione del ferro non eccellente. Tuttavia è normale che sia un anno di apprendistato per DeAndre Ayton che ha tutti i mezzi per migliorare sotto ogni punto di vista.

Non hanno niente di negativo da dire sul mio gioco, quindi scelgono qualcosa di cui parlare. Le persone non riescono a trovare qual è la mia debolezza, quindi penso che se ne accorgano io sono l’ancora (difensiva) della squadra. Conosco i punti di tutti, dove andranno, parlo sempre in campo

Ayton guida la classifica rimbalzi per quanto riguarda i rookie.

Lotta playoff ad Ovest: Kings, Clippers e Lakers per un posto

Lonzo Ball and De’Aaron Fox, Los Angeles Lakers vs Sacramento Kings at Golden 1 Center

Lotta playoff ad Ovest più accesa che mai, in una sfida tutta californiana tra Kings, Clippers e Lakers.

Dopo la sconfitta di questa notte contro Minnesota, i Los Angeles Clippers sono scesi al nono posto in classifica, facendosi scavalcare da Sacramento. Rimane stabile in decima posizione invece, l’altra franchigia losangelina, ovvero i Lakers.

Lotta playoff ad Ovest: Sacramento Kings

I Sacramento Kings occupano, come detto in precedenza, l’ottavo ed ultimo posto valido per qualificarsi alla postseason, grazie ad un record di 30-26: una delle più belle sorprese della stagione in corso. Guidati da un gruppo di giovani che sembra aver fatto il salto di qualità definitivo, con a capo De’Aaron FoxBuddy Hield, e Bogdan Bogdanovic; i Kings puntano a giocare i playoff per la prima volta dal lontano 2006. Può rivelarsi decisivo da questo punto di vista, l’innesto di Harrison Barnes.

Lotta playoff ad Ovest: Los Angeles Clippers

Tra le tre squadre citate, LAC è quella che ha fatto la mossa di mercato più importante in ottica playoff, ma in negativo. Attraverso la trade che ha spedito Tobias Harris a Philadelphia, si è infatti privata di uno dei propri leader. C’è curiosità comunque per capire fino a dove riuscirà ad arrivare la squadra di coach Rivers, attraverso i propri giovani, come  Shai Gilgeous-AlexanderLandry ShametMontrezl Harrell, e Ivica Zubac; ed i veterani Gallinari, Williams e Patrick Beverley,

Lotta playoff ad Ovest: Los Angeles Lakers

La squadra peggio posizionata, eppure probabilmente quella con le maggiori chance di prendere parte ai playoff. A vantaggio dei Lakers, oltre che un roster di buon livello, vi è soprattutto il fattore LeBron James. Il re non manca i playoff addirittura dal 2005, e le Finals dal 2010. L’attuale posizione di classifica è in gran parte dovuta dai tanti infortuni (tra cui quello di LeBron), di cui quelli di Hart e Ball sono gli ultimi in ordine cronologico.

 

Celtics-Sixers, Horford stoppa Embiid: “Ho sbagliato partita, colpa mia”, Hayward: “Al partita super”

La prima sconfitta dei “Phantastic 5” di Philadelphia è targata Boston Celtics. Al Wells Fargo Center di Philadelphia, i Celtics privi di Kyrie Irving superano di misura i 76ers di Joel Embiid.

112-109 il risultato finale per gli uomini di coach Brad Stevens, che si affidano all’esperienza di Al Horford ed alla grande partita in uscita dalla panchina di Gordon Hayward, ed ottengono la seconda vittoria stagionale sui rivali Philadelphia 76ers.

Al Horford è autore di un partita completa, chiusa con 23 punti, 8 rimbalzi, 5 assist e 4 recuperi in 35 minuti di gioco. Hayward conferma la buona vena offensiva dimostrata contro i Los Angeles Clippers e chiude con 26 punti e 6 triple mandate a bersaglio (su 7 tentativi), in 28 minuti.

Per i Sixers, cattive percentuali di tiro per Joel Embiid (autore di 23 punti e 14 rimbalzi) e Tobias Harris (10 punti e 8 rimbalzi, ma con 0 su 6 dalla lunga distanza). Jimmy Butler tra i migliori dei suoi, con 22 punti e 9 rimbalzi (7 su 12 al tiro e 7 su 10 ai tiri libero).

La sfida tra Celtics e Sixers si decide solo nel finale. Jimmy Butler sigla il -3 Phila allo scadere del terzo periodo (77-74), Joel Embiid e Ben Simmons tengono a contatto i Sixers ad inizio quarto quarto ma i Celtics continuano a colpire dall’arco dei tre punti, con Hayward, Horford (3 su 5 per l’ex Atlanta Hawks) e Jayson Tatum.

Embiid segna il canestro del +1 Sixers (103-102) a 2 minuti dal termine, prima della replica di Gordon Hayward dall’angolo destro. A 30 secondi dal termine, Boston è avanti di 2 lunghezze (108-106), quando Marcus Smart penetra a canestro attaccando un Joel Embiid gravato da 5 falli. La star dei 76ers non va in aiuto, e Smart schiaccia il +4 Celtics.

Jimmy Butler ricuce lo strappo in entrata, (108-107) ma Tatum non sbaglia dalla lunetta e chiude la partita.

Celtics-Sixers, Joel Embiid: “Che arbitraggio! Ma io ho sbagliato partita”

Al Horford si conferma cliente scomodo per Joel Embiid. Nelle ultime 10 partite tra Sixers e Celtics (tra playoffs 2018 e stagione regolare 2018\19) Horford ha limitato la stella dei 76ers a soli 0.73 punti per possesso (a fronte di una media di 1.08 quando marcato da altri difensori, dati ESPN), con una percentuale al tiro inferiore al 37%.

Ben 12 dei 16 tiri da tre punti presi da Embiid nelle 10 partite prese in esame sono arrivati contro Horford.

“(Horford, ndr) non fa nulla di che, sostanzialmente se ne sta fermo. Io ho dormito per tre quarti, ho sbagliato approccio. La sconfitta è colpa mia, e di nessun altro. La giocata sul +3 Boston? Sono stato uno stupido, ho recuperato il rimbalzo offensivo e segnato da 2, quando avrei dovuto riaprire per un tiro da tre per pareggiare. Ho presupposto che avessimo ancora un time-out, ma così non era. Ho fatto canestro ed ho pensato subito: ‘Joel, sei uno stupido’. Colpa mia, devo fare meglio. Gli arbitri hanno fatto schifo, comunque

– Joel Embiid dopo Celtics-Sixers –

Una critica che costerà alla star camerunense dei Sixers una multa, con ogni probabilità.

Gordon Hayward, autore di una delle sue migliori partite stagionali, spende parole di ammirazione per Al Horford a fine gara:

Al (Horford, ndr) è un difensore intelligente. Sa usare gli spazi e gli angoli giusti, e sa quando avvicinarsi e far sentire il fisico (a Joel Embiid, ndr), e quando allontanarsi. E’ tosto, cerca il contatto, non arretra mai ed è in grado di sprintare per contrastare il suo tiro da fuori. Embiid è un mostro fisicamente, vedere Al giocare così contro di lui è davvero incoraggiante

– Gordon Hayward dopo Celtics-Sixers –

Nuggets, Isaiah Thomas vede il ritorno in campo, coach Malone: “IT voce importante in spogliatoio”

Isaiah Thomas è finalmente pronto a ritornare in campo. A quasi un anno dall’operazione all’anca destra subita a fine stagione (annata iniziata ai Cleveland Cavs e terminata ai Los Angeles Lakers), l’ex star dei Boston Celtics potrebbe fare il proprio debutto stagionale in maglia Nuggets mercoledì, contro i Sacramento Kings al Pepsi Center di Denver.

Come riportato da Adrian Wojnarowksi di ESPN, la decisione ultima spetterà al giocatore. Thomas è stato reintegrato a tutti gli effetti nelle ultime settimane, durante le quali il giocatore ha svolto sessioni di allenamento complete in G-League prima e successivamente con la squadra.

Thomas, il cui infortunio risale alla finale di Conference dei playoffs 2017 tra Boston Celtics e Cleveland Cavaliers, aveva firmato in estate un contratto annuale al “veteran minimum” da 2.4 milioni di dollari con i Denver Nuggets di Mike Malone, già head coach di “IT” ai tempi dei Sacramento Kings (2011-2014).

Ai Nuggets, Isaiah Thomas si troverà a combattere per ottenere minuti dalla panchina, in un reparto guardie tanto numeroso quanto talentuoso. Alle spalle dei titolari Jamal Murray e Gary Harris (oggi infortunato), la guardia al secondo anno Monte Morris ed il prodotto al terzo anno da Florida State Malik Beasley hanno garantito a coach Malone qualità, punti e difesa in uscita dalla panchina.

In 32 partite disputate tra Cavs e Lakers durante la stagione 2017\18, Isaiah Thomas ha viaggiato a 15 punti e 4.7 assist a partita, in circa 27 minuti d’impiego e con il 37% al tiro.

Isaiah Thomas, coach Malone: “Una voce importante in spogliatoio”

Coach Mike Malone, da tempo estimatore di Thomas, ha parlato delle qualità di leadership e dell’importante presenza in spogliatoio per i suoi Nuggets dell’ex giocatore di Sacramento Kings e Phoenix Suns:

Anche se non ha ancora giocato, Thomas ha già avuto un profondo impatto sui nostri giovani. Isaiah è sempre presente, la sua voce si fa sentire in spogliatoio, negli huddle durante le partite ed in allenamento. Il nostro è un gruppo di ragazzi tranquilli, e chi conosce Isaiah sa che lui non è di certo un tipo tranquillo, per cui la sua presenza è una buona cosa. Thomas ha leadership e carisma, la sua voce è importante per noi

Così il compagno di squadra Monte Morris:

La sua capacità di guidare un gruppo ci ha aiutati. Probabilmente oggi non saremo così in alto in classifica se Thomas non fosse stato con noi, senza i suoi consigli e la sua esperienza. Io lo vedo come un esempio, non solo perché sia un mio pariruolo, ma anche per via di tutto ciò che ha passato e della sua grande esperienza

Coach Brad Stevens su Marcus Morris: “Ha ragione, dobbiamo giocare meglio”

Brad Stevens

Coach Stevens ha commentato le dichiarazioni di Marcus Morris rilasciate i giorni scorsi, in cui criticava fortemente la squadra e il modo di giocare. Morris ha sentito il bisogno di dire la sua in seguito alla brutta sconfitta in casa contro i Los Angeles Clippers.

I Boston Celtics si trovavano sopra anche di 28 punti prima della fine dei primi due parziali, prima di crollare nel secondo periodo, e regalare ai Clippers la rimonta più grande della loro storia. Due sere prima, Boston veniva sconfitto dai Los Angeles Lakers, i rivali di una vita, di Lebron James, a causa di un tiro allo scadere di Rajon Rondo. Anche in quell’occasione i Celtics si erano trovato in vantaggio anche di 20 lunghezze.

Al termine della partita, Marcus Morris dichiarava questo: “Non ci divertiamo proprio, non abbiamo nessuna durezza, sembra che giochiamo per perdere[…] Noi non stiamo facendo squadra, vedo soltanto un gruppo di individui.” E ancora: “I ragazzi non riescono ad essere competitivi e, ribadisco, non è divertente giocare così.”

Le sue dichiarazioni hanno aperto un dibattito su una possibile crisi in casa Boston Celtics, ma solo il campo ci darà le risposte. Nel frattempo, durante la notte, sono arrivate le risposte di coach Brad Stevens.

Coach Stevens: “Dobbiamo essere molto meglio di così”.

Per Adam London di NESN, Stevens ha etichettato le parole di Morris come un problema. Infatti, ha detto di essere d’accordo con le parole del 29enne, riguardo il fatto di non essere un team , ma un gruppo di individualità. Ma Stevens ha detto che, finchè metterà il suo nome davanti, Morris potrà dire ciò che vuole.

“Una delle cose che ci siamo detti a inizio anno è quella di non voler avere una squadra di fonte anonime.” Ha detto Stevens. “Perciò, se ha intenzione di dire qualcosa, devi mettere il tuo nome nella frase. Le frustrazioni di Marcus erano ovviamente evidenti, e penso che avrebbe da dire un sacco di cose riguardo le ultime due partite. Abbiamo bisogno di giocare molto meglio di così nel chiudere le partite, e nel gestire le situazioni scomode durante le gare”.

Chris Bosh pianifica il suo ritiro: “A Miami comunicherò la fine della mia carriera”

Chris Bosh pianifica ritiro

Chris Bosh pianifica ufficialmente il suo ritiro. Dopo 13 stagioni da professionista, sarà Miami la sua ultima tappa da giocatore in attività.

Chris Bosh: “Ora è arrivato il momento di pensare ad altro”

L’ultima stagione del capitano Udonis Haslem e l’ultimo ballo di Dwyane Wade erano già due tappe annunciate per il processo di ricostruzione di Miami Heat, ma in queste ultime ore arriva la terza notizia strappalacrime per i tifosi del team della Florida.

Nel giorno del ritiro della maglia numero 1 di Chris Bosh, lo stesso big man ex Raptors e Heat pensa ufficialmente di lasciare il basket giocato dopo i tantissimi problemi fisici accusati negli ultimi anni.

Il prossimo 26 marzo all’American Airlines Arena infatti sarà alzato in alto il suo numero 1, ma anche come annunciato da Bill Simmons di ‘The Ringer‘ sarà l’ultima tappa del viaggio da professionista da parte di Chris Bosh.

A confermare quanto detto dall’insider di ‘The Ringer‘ su Twitter, sono le parole rilasciate in questi ultimi minuti dallo stesso Chris Bosh a ‘HoopsHype‘:

È stata una cosa difficile da accettare, ma dopo che hai combattuto senza uscirne vincitore per tutti questi anni, è arrivato quel momento in cui devi dire basta. A Miami comunicherò la fine della mia carriera da professionista. Ora è arrivato il momento di pensare decisamente ad altro, ma sto bene ed è giusto che ho preso del tempo per metabolizzare tutto questo. Non so quale sarà il mio futuro, ma prima di tutto saluterò la mia gente di Miami, quella che mi è sempre stata vicina negli ultimi anni, poi vedrò cosa mi riserverà il futuro”.

John Wall parla dopo l’operazione al tendine d’Achille: “Ora penso soltanto a riposarmi”

John Wall infortunio

John Wall parla della sua situazione dopo l’intervento al tendine d’Achille. Filtra ottimismo per i suoi tempi di recupero in vista del futuro dei suoi Wizards.

John Wall: “In questo momento la priorità è tornare in perfetta salute”

La rivoluzione in casa Washington Wizards sembrerebbe essere appena cominciata.

Nonostante in queste ultimi giorni di mercato la squadra allenata da coach Brooks ha accolto i suoi nuovi acquisti come Bobby Portis, Jabari Parker e Wesley Johnson; il front-office dei Wizards è rimasto con il fiato sospeso riguardo le condizioni della sua stella John Wall.

Il più grande investimento del team della Capitale ha superato con successo l’operazione al tendine d’Achille effettuata la scorsa notte sempre in quel di Washington, che purtroppo lo terrà lontano dai campi almeno per la prossima stagione.

Stando a quanto riportato in queste ultime ore dal ‘Washington Post‘, il recupero di Wall è stimato intorno agli 11-15 mesi, ma lo stesso giocatore dei Wizards ha deciso che se necessario il suo stop potrebbe essere ancora più lungo.

A confermare l’indiscrezione dell’insider Candace Buckner, sono arrivate infatti le parole dello stesso John Wall a poche ore di distanza dall’intervento al tendine d’Achille.

Ecco le sue parole riportate sempre dal ‘Washington Post‘:

Sono grato allo staff medico dei Wizards per aver accelerato i tempi dell’operazione. In questo momento mi aspettano 4-5 mesi di stop assoluto e poi comincerò con molta calma la mia riabilitazione. Il mio processo ora è costituito da priorità, che bisogna cominciare a selezionare dopo infortuni del genere. In primis l’obiettivo è rientrare in perfetta salute sia nella riabilitazione, sia in campo quando terminerò tutto il processo di recupero. Poi ora voglio soltanto riposarmi. Molti altri giocatori hanno avuto problemi seri di salute dopo infortuni così gravi. Non voglio peggiorare la situazione”.

 

LeBron James su Lonzo Ball: “Ci manca”

LeBron James su Lonzo Ball-Lonzo Ball, Los Angeles Lakers vs Denver Nuggets at Staples Center

I frequenti infortuni stanno giocando un ruolo decisivo a discapito dei Los Angeles Lakers, determinando numerose sconfitte, tra cui l’ultima contro i 76ers, che li costringe ad occupare il decimo posto nella Western Conference.

Tra questi infortuni, vi è senza dubbio quello di Lonzo Ball. La point-guard ha accusato un problema alla caviglia durante la sfida dello scorso 21 gennaio contro i Rockets, non mettendo piede in campo da quella data.


 

Fino a quel momento, i Lakers avevano un defensive rating di 105.9, il sesto migliore della lega. Da lì in poi, un peggioramento clamoroso, addirittura fino al 119.6, con un record di 3-6. Sicuramente non è stata solo l’assenza del n°2 a determinare il dato, ma si è rivelato un fattore determinante.

LeBron James su Lonzo Ball, le dichiarazioni del Re

A conferma del fatto che l’assenza di Lonzo Ball sta ricoprendo un ruolo chiave nel periodo negativo della franchigia californiana, vi sono le dichiarazioni di LeBron James.

“Ci manca un pezzo molto importante per la nostra squadra, cioè Lonzo”, ha detto il re a Jacob Rude, “Quindi fino al suo rientro, dovremo continuare a lavorare durante le nostre sessioni video e gli shootaround”.

In 47 match disputati fino ad ora, il figlio di LaVar sta viaggiando su medie ottime: 9.9 punti, 5.4 rimbalzi e 5.3 assista partita. Non vi sono ancora date certe per il suo rientro (il recupero richiede dalle 4 alle 6 settimane), ma coach Luke Walton punta a riaverlo a disposizione subito dopo la sosta per l’all star game, così come per Josh Hart.

 

James Harden scatenato, la striscia da record prosegue

Dopo la bruciante sconfitta interna per 117-112 contro gli Oklahoma City Thunder, gli Houston Rockets si riscattano alla grande nel derby texano contro i Dallas Mavericks, imponendosi per 120-104 al Toyota Center e portando a casa il primo successo stagionale contro i Mavs, che si erano aggiudicati le precedenti due sfide (128-108 lo scorso 29 novembre a Houston e 107-104 lo scorso 9 dicembre a Dallas). Merito anche e soprattutto dell’ennesima prova maiuscola di James Harden, che continua la sua stagione da incorniciare.

Il Barba stavolta non è chiamato a fare gli straordinari per trascinare i suoi alla vittoria, anche perché Chris Paul e Eric Gordon sono ormai tornati a disposizione da tempo (doppia doppia da 17 punti e 11 assist per il primo e 18 punti per il secondo), mentre Kenneth Faried rappresenta già una vera e propria certezza in attesa del rientro di Clint Capela (17 punti e 8 rimbalzi con 7/8 al tiro per l’ex Denver e Brooklyn) e Gerald Green dà garanzie importanti in uscita dalla panchina (19 punti e 6 rimbalzi con 7/12 dal campo e 5/8 da tre in 22′ per lui).

Una Barba da 30…e lode: James Harden vola

Harden letteralmente inarrestabile: il Barba scollina i 30 punti anche contro i Mavericks.

 

Harden fa girare bene la squadra, alzando alley-oop da cineteca per Faried, che fa il Capela e schiaccia al ferro, e liberando i tiratori sul perimetro (ben 12 delle 23 triple totalizzate dai Rockets portano la firma dei vari Green, Gordon, Tucker e Shumpert), per poi accendersi, soprattutto nel finale, in attacco, segnando ben 11 punti in appena 99”, e dando un ottimo apporto alla causa anche in fase difensiva, ormai non più una novità nonostante sembra che in molti non se ne siano ancora accorti.

Il detentore dell’MVP chiude a quota 31 punti, 8 rimbalzi, 7 assist e 5 palle recuperate, tenendo viva la striscia di partite consecutive con almeno 30 punti a referto: per lui ora sono ben 30 le gare di fila con 30 o più punti, soltanto una in meno delle 31 con cui l’intramontabile Wilt Chamberlain si attesta al secondo posto, dietro all’apparentemente irraggiungibile primato di 65 partite in fila, stabilito sempre dall’ex leggenda dei Los Angeles Lakers e dei Philadelphia Warriors.

“Nessuno può tenermi a bada. In questo momento mi sento nella zone e le persone possono dire cose negative nei miei confronti, fare i loro commenti o rimproveri, ma non basterà di certo a fermarmi.”, ha recentemente dichiarato il Barba, commentando così le numerose critiche che i suoi detrattori gli rivolgono. In effetti, Harden appare più che mai immarcabile in questa stagione e sta facendo la differenza anche nella metà campo difensiva. Oltre a ciò, dopo aver già segnato 36 punti con appena 2 tiri liberi contro i Sacramento Kings, ieri ha messo a referto 31 punti con soli 7 tiri liberi.

Jones sui Suns: “Siamo in sviluppo, dobbiamo crescere”

Phoenix Suns: la stagione della franchigia dell’Arizona è stata sicuramente tra le peggiori degli ultimi anni nella NBA. Allo stato attuale i Suns hanno totalizzato solamente 11 vittorie in 58 partite disputate, e con 24 match ancora da giocare è altamente improbabile che riusciranno a raggiungere lo stesso numero di vittorie dello scorso anno, ossia 21.

Il declino di uno team più importanti del primo decennio del XXI secolo è inesorabile, ormai, dal 2012. Nello specifico, nell’estate di quell’anno, Steve Nash, bandiera dei Phoenix Suns per quasi due lustri, aveva abbandonato la città dei soli per approdare a Los Angeles, sponda Lakers. Da quel momento in poi, la crisi si è fatto sempre più fitta, tanto che il team non è più tornato ai playoff.

Il General Manager dei Suns James Jones, in tal senso, si è espresso sulla situazione della squadra, auspicando che vi siano ancora notevoli margini di miglioramento.

JONES SUI SUNS: LE DICHIARAZIONI DEL GM

L’ex giocatore di Miami Heat e Cleveland Cavs, in particolare, ritiene che il team sia ancora in fase di sviluppo.

I ragazzi stanno migliorando in molti ambiti del gioco. Quando entriamo con il piglio giusto, possiamo farcela con chiunque e rimontare agevolmente, mentre ciò non accade quando rallentiamo il gioco. Ci manca continuità, ma credo che questo sia dovuto anche al fatto che siamo un team molto giovane

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Alla domanda su quanto ci vorrà per vedere i Suns di nuovo competitivi, Jones ha risposto ribadendo che ci vorrà ancora pazienza.

Di certo non possiamo dire ancora per molto che ci vuole tempo. Nonostante questo, comunque, è inevitabile che ci vorrà pazienza, perché non sarà facile. Il nostro obiettivo è quello di far crescere i ragazzi rapidamente ed in maniera esponenziale

L’ex Cavs ha inoltre aggiunto come il front office da lui guidato abbia l’obiettivo di voler aggiungere, nella prossima free agency, giocatori in grado di aumentare il livello di esperienza della squadra, aiutando così anche i più giovani a responsabilizzarsi.

Vogliamo giocatori abili, che possano aiutare i meno esperti a gestire le varie fasi del gioco. Nella prossima estate saremo attivi in questo senso

Jones si è dunque soffermato su DeAndre Ayton, rookie scelto quest’anno con la prima scelta assoluta. Il lungo dei Suns sta disputando una buona stagione, come confermano i 16,5 punti e 10,5 rimbalzi ad allacciata di scarpa. Parlando del numero 22, nel dettaglio, il GM dei Phoenix Suns ha ribadito la sua piena fiducia nella crescita del 20enne.

Noi siamo con lui tutti i giorni, e sappiamo quello che diventerà e quel che lui vuole essere. Ha fretta di diventare grande, ma ha bisogno di capire in che dimensione mettersi. Del resto, un giocatore con le sue caratteristiche non lo si trova facilmente nella NBA moderna

In conclusione, dunque, per quanto il presente dell’ex team di Amare Stoudemire e Steve Nash sia piuttosto desolante ed avaro di soddisfazioni, il futuro sembra promettere bene. Forse, dopo diverse annate di frustrazioni, la luce in fondo al tunnel sta finalmente per apparire. Ma quando questo accadrà?

Lakers, Josh Hart rimarrà ai box sino alla pausa per l’All-Star Game

San Antonio Spurs vintage

Los Angeles Lakers, il ginocchio destro costringerà Josh Hart ai box fino alla pausa per l’All-Star Game.

I Lakers hanno annunciato che Hart si è sottoposto ad un ciclo di iniezioni di plasma (Platelet-Rich Plasma injection) a causa di un problema di tendinite al ginocchio sinistro. Le condizioni del giocatore al secondo anno da Villanova verranno rivalutate tra una settimana.

Josh Hart è sceso in campo per soli 8 minuti lo scorso giovedì sul campo dei Boston Celtics, ed è stato costretto a saltare la trasferta di Philadelphia di domenica. In 54 gare, Hart ha sinora viaggiato a 8.5 punti,  3.9 rimbalzi ed 1 recupero di media a partita, in 24 minuti d’impiego e con il 40.8% al tiro.

Pau Gasol augura il meglio al fratello Marc: “Grizzlies corretti con lui, grande chance a Toronto”

Pau Gasol vuole solo il meglio per il suo fratellino Marc, fresco rinforzo dei Toronto Raptors che si apprestano ad ingaggiare battaglia per la vetta della Eastern Conference in questi ultimi due mesi di regular season.

Da nemmeno una settimana, e dopo ben 18 stagioni, nessun componente della famiglia Gasol indossa più una maglia dei Memphis Grizzlies. Risale al febbraio 2008 il passaggio di consegne tra Pau e Marc, i cui diritti vennero scambiati dai detentori Los Angeles Lakers in cambio dei servigi del fratello maggiore.

A Los Angeles, Pau Gasol avrebbe poi raggiunto per 3 volte la Finale NBA (due i titoli vinti). Ed è proprio Pau ad augurare a Marc la medesima fortuna, in quel di Toronto, Ontario:

“(La trade) dice tutto dei Memphis Grizzlies. Anni fa mi permisero di trasferirmi in una squadra vincente, ed ora hanno permesso a Marc di fare lo stesso. Credo sia un segno di grande rispetto ed apprezzamento per un giocatore. Chiaramente (i Grizzlies, ndr) hanno dovuto attendere il momento giusto, ottenere la giusta contropartita, giocatori , scelte… credo che Marc abbia ora una grande opportunità a Toronto, spero possa avere successo. Mi dispiace che l’era Gasol sia terminata a Memphis, ma sono contento per Marc

– Pau Gasol sul fratello Marc –