DeMarcus Cousins, Kerr: “Stagione probabilmente finita, noi speriamo”

DeMarcus Cousins non dovrà sottoporsi ad alcun intervento chirurgico, ma la sua stagione è probabilmente finita.

Questa e la situazione di Cousins come riportato da coach Steve Kerr, che tuttavia – messo da parte per un secondo il consueto realismo – non esclude a priori di vedere l’ex giocatore dei Sacramento Kings di nuovo in campo in questi playoffs, a certe condizioni.

La tempistica per questo infortunio è di solito di due mesi” Così Kerr “Anche se il nostro preparatore atletico (Rick Celebrini, ndr) ci ha detto che si sono casi di recuperi più veloci. Per cui lasciamo una piccola finestra aperta nell’eventualità“.

Esiste la serissima possibilità dunque che Cousins possa aver già disputato l’ultima partita della sua breve esperienza ai Golden State Warriors. Il lungo è sotto contratto (5.3 milioni di dollari) sino al termine della stagione, e gli Warriors non avranno la possibilità materiale di trattenerlo: “Ci dispiace davvero tanto per DeMarcus, ha aspettato questo momento per anni, e poi si fa male alla seconda partita. E dopo tutto il lavoro fatto per recuperare dall’infortunio dell’anno scorso (…) quest’anno ha giocato alla grande, l’ultimo mese è stato spettacolare“.

L’infortunio di Cousins priva gli Warriors di un titolare, di un’opzione offensiva valida e di un passatore di livello in una serie – quella contro i Los Angelels Clippers – che ha visto i bi-campioni in carica perdere troppi palloni.

Draymond Green, Kevon Looney ed Andrew Bogut si distribuiranno i minuti di DeMarcus Cousins, mentre coach Kerr tornerà a fare affidamento al quintetto con Andre Iguodala, Kevin Durant e Draymond Green che tanto ha fatto le fortune di Golden State negli anni passati.

Esiste però un precedente, proprio in casa Warriors, che rappresenta oggi una speranza per Cousins e la squadra: nel 2013, David Lee – all’epoca giocatore importante dei Golden State Warriors di Mark Jackson – riportò uno strappo all’altezza del muscolo flessore della gamba destra in gara 1 del primo turno di playoffs contro i Denver Nuggets.

L’infortunio (diverso da quello di Cousins, che ha riportato lo strappo del quadricipite sinistro) avrebbe dovuto porre fine alla stagione di Lee, che fu invece in grado di ritornare in campo già alla sesta partita di quella serie, poco più di due settimane più tardi.

Doc Rivers: “Beverley? Ci sono stati problemi ad inizio anno”

Patrick Beverley

L’allenatore dei Los Angeles Clippers Doc Rivers ha ammesso che ci sono stati problemi con la firma di Patrick Beverley all’inizio della stagione, secondo quanto riportato da Andrew Greif del Los Angeles Times. “All’inizio dell’anno abbiamo faticato con Pat”, ha detto Rivers, “perché stava temporeggiando nel firmare”. Dopo il rinnovo invece, Beverley ha guidato i suoi Clippers fino ad una inaspettata qualificazione ai playoffs, con un record stagionale di 48-34.

I losangelini sono impegnati contro i Golden State Warriors nel primo turno di playoffs, una sfida rivelatasi più ostica del previsto per gli uomini di Steve Kerr.

Gara-1 ha visto già un dominio largo degli Warriors, grazie ad uno Steph Curry devastante. In gara però 2 tutto è mutato: i Clippers sono riusciti a riaprire la serie con una clamorosa vittoria in rimonta.

E’ stata una stagione ben al di sopra delle aspettative per i Clippers, che sono in rifondazione, soprattutto dopo gli addii degli ultimi due anni di Chris Paul, Blake Griffin, DeAndre Jordan e J.J. Redick.

Danilo Gallinari, Montrezl Harrell e Lou Williams hanno trascinato la squadra ai playoffs a suon di ottime prestazioni, soprattutto dopo l’All-Star game. L’arrivo del promettente Ivica Zubac nel ruolo di centro e la conferma del giocatore italiano hanno creato delle solide basi per il futuro, in attesa dell’estate e di una delle free agency più ricche degli ultimi anni.

In un contesto del genere, il rinnovo di un giocatore come Patrick Beverley, decisivo soprattutto per l’apporto che offre in fase difensiva, è stato un punto fondamentale. In attesa di un ricostruzione da completare, non resta che aspettare la crescita delle giovani stelle nascenti in casa Clippers.

Doc Rivers sulla vittoria contro gli Warriors: “Siamo come gli scarafaggi, non moriamo mai”

Passata la grande euforia dopo la clamorosa rimonta di lunedì notte dei Clippers contro gli Warriors, Doc Rivers ha detto nuovamente la sua sulla vittoria, omaggiando tutta la squadra per l’enorme sforzo compiuto.

LE DICHIARAZIONI DELL’EX ALLENATORE DEI CELTICS

Marshall Plumlee Doc Rivers, Los Angeles Clippers
Rivers è stato giocatore professionista in Nba tra gli anni ’70 e ’80, vestendo diverse maglie.

Intervistato da The Undefeated, l’ex playmaker degli Hawks ha espresso parole molto forti per descrivere i suoi ragazzi, aumentando ancora di più la carica in vista di Gara 3.

Noi siamo come gli scarafaggi. Non ci ammazza nessuno, ma anzi al contrario ci moltiplichiamo. Qualsiasi sia la fine della partita, noi la accettiamo, che sia una vittoria o una sonora sconfitta. Ma in tutto questo non molliamo mai. Siamo un gruppo molto divertente e fantastico, continueremo a combattere.

In gara 2, a metà del terzo periodo di gioco, e con il punteggio sul 94 a 63, tutto lasciava presagire una comoda vittoria dei campioni in carica. Ma chi si aspettava ciò, ha dovuto presto ricredersi di fronte all’incredibile energia e grinta mostrata da Los Angeles.

Eravamo sotto di 31, poi di 25, di 20. Piano piano abbiamo ristretto lo svantaggio fino a chiudere davanti. In panchina li ho incitati a crederci sempre, anche quando tutto sembrava perduto. Quando hai in testa solo queste cose, niente diventa impossibile.

Tra i principali mattatori della serata, sicuramente Lou Williams e Danilo Gallinari sono stati tra gli artefici di questo autentico miracolo. Entrambi hanno rilasciato delle dichiarazioni a margine del match.

PARLANO IL GALLO E SWEET LOU

Williams e Gallinari: i due sono ai Clippers dal 2017

Nello specifico, il numero 23 di L.A. ha apertamente affermato la volontà di tutta la squadra di non volersi arrendere di fronte ad uno dei team più forti della storia del basket.

Non volevamo passare dalla parte di quelli che si facevano annientare davanti a tutti in televisione. Non siamo qui per questo.

Gallinari, infine, riferendosi alle parole del suo allenatore, ha mostrato la sua assoluta devozione ai pensieri del coach.

Non so cosa intenda per scarafaggio. Ma se Doc lo dice, eseguirò.

In conclusione, gara 3 a Los Angeles sta iniziando ad assumere sfumature sempre più avvincenti. Venerdì sera ne vedremo sicuramente delle belle.

Coach Dirk Nowitzki? “Perché no? Tra un paio d’anni… mi piacerebbe”

Coach Nowitzki? Non una brutta idea, e qualcosa a cui persino il fuoriclasse tedesco pensa, a pochi giorni dal ritiro dal basket giocato.

Tempo un anno o due… poi mi vedrei bene nei panni dell’allenatore, o del manager” Così Dirk Nowitzki a Die ZeitMi piacerebbe diventare un mentore per i giovani, accompagnarli lungo la loro carriera“. Un ruolo da sempre rivestito dal Nowitzki giocatore, ai Dallas Mavericks così come con la maglia della nazionale tedesca.

Suo il ruolo di chioccia “personale” per l’erede e futura star dei Mavericks Luka Doncic, con la quale il tedesco ha instaurato da subito un rapporto speciale.

Un Nowitzki che per il momento si gode il meritato riposo, dopo 21 stagioni NBA ed una carriera leggendaria: “Mi sono concesso il primo bicchiere di vino in 10 anni… e me ne sono pure accorto (scherza, ndr), e sono ritornato ai dolci. Il ritiro? Era il momento giusto, ciò che non avrei mai voluto è avere rimpianti, smettere quando ancora avevo qualcosa da dire, e la voglia di scendere ancora in campo“.

Ma il mio fisico non ne poteva davvero più. Anche mesi dopo l’operazione il piede ha continuato a darmi problemi, ed andando avanti sarebbe stato sempre peggio. Era il momento giusto

Lillard e compagni affondano i Thunder, gara 2 ai Blazers, McCollum: “Vivo per queste notti”

Blazers-Thunder.

Non si fermano i Portland Trail Blazers, vincono gara 2 contro gli Oklahoma City Thunder per 94-114 e si portano sul 2-0 nella serie. Un risultato che non in molti si aspettavano prima dell’inizio delle ostilità. La squadra dell’Oregon non era riuscita infatti a vincere nemmeno un partita del primo turno Playoff negli ultimi due anni.

Damian Lillard e CJ McCollum sembrerebbero aver compiuto finalmente il passo in avanti che gli mancava in Postseason. Entrambi stanno facendo molto bene sui due lati del campo. Lillard ha chiuso con 29 punti e 6 assist, conditi da 3 palle rubate e 2 stoppate, mentre il compagno di backcourt ha fatto registrare 33 punti. Entrambi tra l’altro con ottime percentuali, prendendo anche tiri molto difficili.

Nonostante tutti gli avessimo dato fiducia dopo gara 1, arranca ancora OKC. Paul George non sembra del tutto guarito, nonostante i 27 punti su 11/20 dal campo. Russell Westbrook, dalla sua, si fa chiudere troppo spesso quando è marcato da Lillard, un difensore, generalmente, non d’elitè, ma che nella serie sta facendo vedere ottime cose. Il playmaker dei Thunder ha chiuso con 5/20 dal campo e 6 palle perse.

Due facce della medaglia: Portland estatica, OKC ancora rimandata

Gli umori in casa Blazers sono alle stelle: contro i pronostici di molti hanno difeso al meglio il fattore casalingo della serie e ora sono diretti ad Oklahoma City in vantaggio di 2-0. Dovessero vincere anche gara 3 metterebbero un’ipoteca serissima sulla serie.

CJ McCollum ha commentato così l’incontro:

“Adoro queste partite, vivo per queste notti. Bisogna giocare così, in modo fisico, come se fossi al campetto o con i tuoi fratelli. Come se fossi davvero a casa tua. Bisogna volerle davvero certe partite, e noi l’abbiamo voluta. (…) Fisicamente sto bene, tornando da un infortunio è importante ritrovare il ritmo, e io lo sto ritrovando”

Dall’altro lato del campo, Westbrook non può dirsi ugualmente entusiasta dopo le deludenti prestazioni delle prime due gare. Come riportato da Royce Young, penna di ESPN, il numero 0 ha parlato così:

“Serve giocare meglio, a partire da me. Il modo in cui ho giocato stanotte è inaccettabile, mi prendo tutta la responsabilità della sconfitta. Ma sicuramente farò meglio, per cui non sono preoccupato. Il mio compito è assicurarmi di continuare a uscire sul campo come leader e fornire una chance ai nostri di vincere”

Sempre Royce Young, riporta che Lillard ha messo a segno 9 triple in due gare, mentre l’intera squadra dei Thunder solo 10. Complice anche l’ottima difesa che il playmaker dei Blazers sta portando su Westbrook. A riguardo ha dichiarato:

“Non avevo scelta se non impegnarmi al massimo in questo. La loro squadra arriva solo dove arrivano lui (Westbrook, ndr) e George”

Nuggets-Spurs, gara 2 è di Jamal Murray, Malone: “Noi come i Clippers!”

Jokic-murray-insieme-abbraccio

E’ gara 2 tra Nuggets e Spurs, e Jamal Murray salva i Denver Nuggets da un potenziale 0-2 con un quarto periodo da 21 punti, trascinando i suoi ad una rimonta “alla Los Angeles Clippers”, nelle parole di coach Mike Malone.

I Nuggets si ritrovano a contemplare seriamente il doppio svantaggio nella serie, sotto di 19 punti (78-59) nel corso del terzo quarto. Murray ispira un quarto quarto da 39 punti per i padroni di casa, che prima di allora avevano faticato a trovare le giuste risposte a DeMar DeRozan e ad un Derrick White da 14 punti nel solo primo tempo (17 in tre quarti).

Con la partita ferma sul 73-56 a metà del terzo quarto per gli uomini di coach Gregg Popovich, Mike Malone spende un time-out extra e decide di tentare di agire sulla psiche dei suoi giocatori, entrati nella serie da ovvi favoriti ma improvvisamente sull’orlo di una voragine.

Ho ricordato ai miei ragazzi come ci fosse ancora tanto da giocare” Così coach Malone nel post gara “E gli ho ricordato di cosa avevano fatto i Clippers (la sera prima, ndr). Se avessimo continuato ad attaccare, a combattere, a crederci, allora avremmo avuto una chance. I ragazzi hanno reagito d’orgoglio con un parziale di 57-32“.

Uno 0-2 e due partite in casa dei più navigati San Antonio Spurs (32-9 in stagione all’AT&T Center) avrebbero chiuso con ogni probabilità prima del previsto la corsa playoffs della testa di serie numero 2 Denver Nuggets. I 19 punti recuperati da i Nuggets sono invece la terza peggior rimonta subita dagli Spurs nell’era Popovich: “Abbiamo concesso 39 punti nel quarto periodo, fine della storia… Millsap e Murray ci hanno puniti, e noi non abbiamo saputo opporre alcuna resistenza“.

Il quarto periodo di fuoco di Jamal Murray è arrivato in coda ad una partita difficile per la giovane point guard canadese, reduce da una gara 1 da 8 su 23 al tiro e da soli 3 punti nei primi tree quarti di gioco: “All’intervallo (Murray, ndr) era talmente frustrato per gli errori che l’ho preso da parte e gli ho detto: ‘fai un bel respiro, sembra che ogni tiro sia la fine del mondo. Jamal è il nostro asso, e noi dobbiamo credere in lui‘ Così Malone.

Nuggets-Spurs gara 2, Jamal Murray: “Un quarto periodo perfetto”

Stavo affrettando tutto” Jamal Murray analizza la sua partita “Non ero contento della mia partita in gara 1 (…) il quarto quarto è stato perfetto, tutti sanno che quando entro in ritmo, allora non ce n’è più per nessuno, mi sentivo caldo ed ho iniziato a tirare e tirare“.

Murray impatta prima e poi mette avanti i suoi Nuggets con tre triple pressoché consecutive, parte di una striscia di 8 tiri consecutivi a bersaglio nel quarto periodo.

Sul 112-101 Nuggets, Gregg Popovich si arrende e chiama in panchina i suoi titolari: “I miei compagni mi hanno aiutato tantissimo, hanno fiducia in me, mi hanno detto di continuare ad attaccare (…) dopo tre quarti in cui siamo stati bloccati, siamo riusciti a scioglierci nei minuti finali. Paul (Millsap, ndr) è uno dei leader di questa squadra, un esempio per noi, parla , ci mostra l’atteggiamento giusto e noi lo seguiamo“.

Prima dell’eruzione offensiva di Murray, sono l’esperto Paul Millsap (20 punti e 7 assist) e Gary Harris (23 a fine gara) a tenere i Nuggets in linea di galleggiamento, mentre Nikola Jokic sfiora la seconda tripla doppia in altrettante partite (21 punti, 13 rimbalzi e 8 assist).

Charles Barkley invita LeBron James in studio, lui risponde: “Perché no? Vedremo…”

LeBron James and Rajon Rondo, Los Angeles Lakers vs Detroit Pistons

Il sogno di Charles Barkley di lavorare a stretto contatto con LeBron James, sta lentamente prendendo forma.

Domenica scorsa, Barkley, Hall of famer nel 2006 e protagonista della trasmissione televisivainside the NBA” ha invitato ufficialmente King James a prendere parte alla celebre trasmissione targata TNT.

La stella dei Los Angeles Lakers, momentaneamente “disoccupata” a causa della mancata qualificazione ai playoffs, ha immediatamente risposto con un simbolico tweet , di aver preso in considerazione l’offerta di Sir Charles.

Già in passato Barkley aveva provato in tutti i modi a convincere James a partecipare alla celebre trasmissione televisiva, chiamando a sostegno della causa i suoi “colleghi” Kenny Smith, Shaquille O’Neal ed Ernie Johnson.

Nella puntata di sabato notte, Barkley ha continuato il suo sogno ad occhi aperti, proponendo a LeBron James di prendere parte solo a metà della trasmissione.

Pistons, Casey sull’espulsione di Drummond: “Ho visto di peggio”

Detroit Pistons 2018/2019

L’allenatore dei Detroit Pistons Dwane Casey ha provato a giustificare Andre Drummond dopo l’espulsione subita in gara 1 contro i Milwaukee Bucks.

Drummond ha ricevuto un “flagrant-two” per aver spinto Giannis Antetokounmpo, dopo una lotta a rimbalzo nell’area difensiva dei Pistons.

“Ho visto molto di peggio” , ha detto Casey , “Cosa ti aspetti che faccia la nostra difesa se arrivi a 100 miglia orarie per prendere il rimbalzo? Doveva (Drummond ndr) togliersi e fargli fare quello che voleva?”.

Casey ha anche aggiunto che gli arbitri hanno provato a tenere sotto controllo il match, sbagliando però nell’episodio clou della gara.

Dello stesso avviso anche Drummond, che ha aggiunto “non sto giocando di certo per provare ad essere multato o espulso”.

Al momento non è ancora chiaro se la lega prenderà decisioni per quanto riguarda un’eventuale squalifica del lungo. Drummond è fondamentale in questo momento per i Pistons, viste le condizioni non ottimali di Griffin (costretto già a saltare gara 1 ed in dubbio per la seconda partita contro i Bucks), e i limiti evidenti di organico dei pistons.

Il lungo di Mount Vernon era sembrato molto sicuro di sé prima della partita contro Milwaukee, tanto da affermare di conoscere già il modo di giocare di Antetokounmpo a memoria, e quindi anche tutte le contromisure necessarie per fronteggiarlo.

Evidentemente Drummond non era aggiornato sui progressi del fenomeno greco, che in soli 23 minuti sul parquet ha prodotto 24 punti e 17 rimbalzi, oltre a far esondare i nervi del centro di Detroit, fino a portarlo poi al fragrant-two.

I Pistons hanno perso gara 1 al Fiserv Forum di Milwaukee, con una sonora sconfitta per 121-86 (record di franchigia ai playoffs per i Bucks). I bucks partivano con tutti i fattori dei pronostici, e l’espulsione di Drummond, unita all’assenza di Griffin, non ha fatto altro che aumentare il divario tecnico tra le due squadre. Servirà un cambio di rotta ai Pistons in vista di gara 2, in modo da provare a tenere aperta una serie che per tanti fattori lì dà già per spacciati.

Pessime notizie Warriors: strappo al quadricipite sinistro per Cousins

Pessime notizie in casa Golden State Warriors: l’infortunio rimediato da DeMarcus Cousins dopo i primi minuti di gara 2 contro i Los Angeles Clippers è grave. Come temuto, la risonanza magnetica ha evidenziato lo strappo del quadricipite sinistro della stella degli Warriors. Ora, come riporta Shams Charania, la sua stagione potrebbe essere finita.

Molto dipenderà anche da come il giocatore risponderà alle prossime due settimane di riabilitazione. Sempre per Charania, l’infortunio non dovrebbe richiedere interventi.

 

La sfida di Damian Lillard: “Sopporto l’idea di sbagliare, per questo segno, Davis? Venga da noi”

Westbrook-Lillard-contro

Solo considerando la possibilità di sbagliare si possono segnare tiri del genere” Parole, musica e motivazioni di Damian Lillard, alla vigilia di gara 2 e sole 48 ore dopo aver segnato 4 (quattro) tiri da tre punti sulla testa degli Oklahoma City Thunder da distanza superiore agli 8 metri.

Una partita tesissima, gara 1. I Blazers si sono scontrati con la difesa più arcigna della lega (Pat Beverley escluso), e con la seria possibilità di perdere la prima partita della serie in casa dopo la tripla del -1 di Paul George, a chiudere una rimonta durata per gli interi quarti centrali da parte di OKC.

Una sconfitta che avrebbe significato le porte del baratro per i Blazers. Presa per mano dai due leader dalla squadra, Lillard e C.J. “I’m trying Jennifer” McCollum, e da un Enes Kanter convincente sui due lati del campo, Portland ha scacciato per una sera la tensione che blocca le gambe ed aumenta il peso del pallone tra le mani.

Il canestro di Lillard da 8 metri abbondanti, segnato immediatamente dopo la tripla pesantissima di George definisce in opere ciò che la frase d’attacco del presente articolo spiega: una personalissima declinazione del “I can accept failure, I cannot accept not trying to” di Jordaniana memoria.

Dico sempre che mi ritengo in grado di sopportare l’idea di sbagliare” Così Lillard “Tiri per vincere, tiri pesanti che possono entrare o uscire: so che posso sopportare il peso di un errore, posso sopportare il peso di una sconfitta“.

Un atteggiamento da leader riconosciuto da coach Terry Stotts, con cui Lillard vive da anni una sorta di simbiosi tecnica: “Credo che Damian sia il miglior leader tra le star di questa lega. (Nella NBA, ndr) ci sono tanti leader, ma in pochi come lui riescono ad essere continuativamente la star e la guida della sua squadra in campo, nello spogliatoio e nella comunità. Lui ci riesce“.

Come raccontato da Royce Young di ESPN, Neil Olshey – attuale President of Basketball Operations dei Blazers ed all’epoca proveniente dai Los Angeles Clippers – ricorda di aver percepito nell’estate del 2012 nel giovane Damian Lillard carisma e qualità tecniche paragonabili a quelli di Chauncey Billups, e di aver pertanto preferito il prodotto di Weber State a prospetti estremamente interessanti come Harrison Barnes da North Carolina e Terrence Ross da Washington.

Le dichiarazioni di Lillard rilasciate lo scorso febbraio a Chris Haynes di Yahoo Sports (“Perché dovrei chiedere una trade? Quali squadre mi darebbero una garanzia maggiore di successo rispetto ai Blazers?”) hanno fatto della star di Portland una sorta di “mosca bianca” tra i giocatori d’elite NBA, in un’era di “super-team” – reali o vagheggiati che siano – e dibattiti fumosi su GOAT e pretendenti al trono.

Un atteggiamento – nelle parole di Lillard – “anticonformista” e sicuro di sé, anche senza gli eccessi di posa che il termine spesso comporta. Ed un modo di intendere fama, fortuna e pressioni mediatiche non dissimile da quello del pariruolo pluri-titolato Steph Curry, la cui capacità di placida ma saldissima presa su uno spogliatoio infarcito di star rimane uno dei pregi indiscussi.

Non era certo mia intenzione fare la figura di quello a cui non interessa vincere. Tanta gente tende a… conformarsi al trend, io dico che non ho bisogno di andare a caccia di qualcosa che non ho, non avverto tale pressione (…) ci ricordiamo del Gary Payton (nativo di Oakland come Lillard, ndr) campione dalla panchina con i Miami Heat, o ci ricordiamo del Gary Payton All-Star e stella NBA a Seattle? Quegli Heat erano la squadra di Wade e Shaquille O’Neal, non quella di Payton

Ciò a cui do grande importanza sono le persone con cui lavoro ogni giorno” Prosegue Lillard “Compagni, allenatori e dirigenti. Valuto il loro impatto sul mio lavoro e l’impatto del mio lavoro su di loro. Lavoriamo assieme ad un obiettivo comune, che è la vittoria di un titolo. Se non arriverà? Ci sono altre cose che contano“.

La sfida di Damian Lillard? Che con la sua presenza, con la forza di una cultura di pallacanestro e di un ambiente positivo, Portland possa diventare una meta ambita e replicare quanto fatto da Oklahoma City Thunder con Paul George e quanto tentato dai Toronto Raptors con Kawhi Leonard: “Penso a quei giocatori che potrebbero davvero portarci ad un altro livello. Anthony Davis, ad esempio: abbiamo una cultura vincente, vinciamo tante partite e non ci sono egoismi tra di noi, c’è un ambiente positivo. Credo che in uno scenario del genere, e nella situazione in cui si trova oggi, per un giocatore come Davis Portland possa essere la soluzione migliore. Anzi, perfetta“.

Mavs, Luka Doncic si allenerà privatamente con Carlisle in estate

Dodicesima giornata Dunkest NBA

I Dallas Mavericks hanno già iniziato a lavorare su Luka Doncic per farlo diventare il nuovo volto della franchigia. Il capo allenatore Rick Carlisle ha infatti rivelato di avere intenzione di lavorare con lo sloveno per tutta l’estate.

In un’intervista a a The Dallas Morning News, Carlisle ha rivelato che userà la prossima estate per lavorare costantemente con Doncic e il resto dei giovani dei Mavs. Oltre a ciò, Carlisle non ha dato date specifiche dei workout per evitare l’attenzione dei media.

“Ci sarà un periodo di riposo ora. Luka tornerà a Dallas per una settimana a maggio e un’altra settimana a giugno con altri nostri giovani ragazzi per due settimane di allenamento. Dopodiché andrò in Slovenia, non vi dirò quando per evitare il circo dei media, per andare in palestra con Luka insieme a un altro ragazzo dello staff.”

Carlisle ha anche aggiunto che oltre al riposo, Doncic dovrà essere in grado di capire quanto gli allenamenti della prossima estate saranno importanti per migliorare il suo gioco la prossima stagione: “Deve capire che quest’estate sarà molto importante per lui. Sarà il giusto mix di riposo e di duro allenamento in palestra. Non ha mai passato una off-season così lunga negli anni passati. Gli impegni di Eurolega duravano fino a giugno, e lui era sempre nelle squadre migliori.”

Doncic è stato impressionante nella sua stagione da rookie, ma Carlisle ritiene che lo sloveno possa e debba fare meglio. Il coach dei Mavs è ottimista sul fatto che Luka approccerà quest’estate al meglio.

Se approccerà quest’estate nel modo che credo farà, avrà una grande possibilità di puntare sempre più in alto”.

I Dallas Mavericks hanno delle grandi aspettative per la prossima stagione, e Doncic sarà il loro centro. I successi della squadra in futuro saranno strettamente connessi a Luka e al suo nuovo compagno di squadra Kristap Porzingis.

Pat Riley su Miami: “E’ arrivato il momento di investire, siamo promettenti”

Pat Riley è tornato a dire la sua su Miami. In particolare, l’ex allenatore di Lakers e Knicks si è soffermato sul futuro della franchigia, aprendo alla possibilità di grandi investimenti, come aveva già in precedenza annunciato.

LE DICHIARAZIONI DELL’EX COACH DEGLI HEAT SULLA FRANCHIGIA 

Miami Heat

Riley ed Erik Spoelstra: i due insieme hanno vinto 3 titoli Nba.Il Presidente del team della Florida, ai microfoni del Miami Herald, ha ribadito la sua frustrazione per il campionato appena concluso, facendo riferimento anche alla cultura sportiva venutasi a creare nella squadra negli ultimi anni.

Dal 1995, quando sono venuto qui, ho cercato di impostare un certo modo di pensare e una certa cultura. Ogni team di professionisti ne ha una, per mettere i suoi atleti nella migliore condizione possibile. E’ difficile farlo, perché ci vuole molto impegno e la dedizione totale dei giocatori.

Riley ha poi continuato ammettendo la volontà di voler aggiungere tasselli importanti al roster durante la prossima estate, in grado di innalzare il livello complessivo del team e tornare definitivamente tra le contender.

Nelle scorse annate, dato che non siamo riusciti a prendere Kevin Durant o Gordon Hayward, abbiamo pensato di ingaggiare elementi con buon potenziale. Abbiamo scoperto così una gran bella squadra che può ambire a grandi traguardi in futuro. Dalla prossima free agency e dal draft possiamo ricavare qualche giocatore in grado di darci una grossa mano. Sono fiducioso.

Infine, l’Hall of Fame ha voluto sottolineare l’importanza di ricostruire quella mentalità vincente che, negli ultimi mesi, sembra essere venuta meno dalle parti di Miami.

Detesto far venire i tifosi a vedere un match, condotto anche di 20 lunghezze di vantaggio, che poi alla fine risulterà perso. E’ una delusione per me e per tutta la squadra. In questa stagione spesso sono accadute situazioni del genere che non possono essere più tollerate.

In conclusione, dunque, come già osservato nei giorni scorsi, dalle parole di Pat Riley emerge una chiara e netta voglia di riscatto per la prossima annata. La speranza dei tifosi del Calore è quella di rivedere al più presto la franchigia tra le migliori della Lega Americana, anche se tale processo richiederà ancora del tempo.