Flying Men: Zach Lavine

Oggi per l’ultima puntata di Flying Men ho voluto scegliere un ragazzo molto promettente, arrivato in NBA appena 2 anni fà, ma che ha saputo far innamorare i tifosi di tutto il mondo con il suo atletismo fuori dal comune, questa settimana parleremo di Zach Lavine.

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Zach Lavine vola con la maglia di UCLA

Il ragazzo originario di Washington, è cresciuto all’interno di una famiglia piena di sportivi, a cominciare dal padre Paul che giocò diversi anni nella United States Football League e nella più famosa NFL, arrivando alla madre CJ che era una giocatrice di softball.
Zach, come ha dichiarato lui stesso, si innamorò della pallacanestro intorno ai 5 anni dopo aver guardato il film Space Jam con protagonista Michael Jordan.
Inizierà così a giocare come molti ragazzini della sua età nel cortile di casa, cercando di emulare i grandi campioni NBA.
Il 20 Giugno del 2012 si iscriverà all’università di UCLA, andando a giocare per il coach Ben Howland, dopo un inizio di stagione come sesto uomo e dopo aver dimostrato sul campo il suo valore sia come realizzatore che come guardia esplosiva, il ragazzo riesce a mettersi in luce  rievocando in qualche modo il talento dell’ex UCLA Russel Westbrook.
Dopo l’esperienza di college, Lavine si dichiarerà eleggibile per il Draft NBA del 2014, durante il quale verrà poi selezionato dai Minnesota Timberwolves con la 13^ scelta del primo turno.
Nel suo anno da rookie, prenderà addirittura il posto come playmaker titolare della squadra, dopo che il talento spagnolo Ricky Rubio dovette abbandonare la squadra a causa di un infortunio al ginocchio, scavalcando di fatto nelle rotazioni il veterano Mo Williams.
In quello stesso anno parteciperà e vincerà lo Slam Dunk Contest mettendo a segno delle schiacciate mai viste prima (almeno a livello NBA).

Un piccolo assaggio del talento di Zach Lavine:

Il primo anno tra i professionisti lo chiuderà con 10.1 punti di media, 2.8 rimbalzi e 3.6 assist, giocando in media 24.7 minuti e partendo titolare in 40 gare sulle 77 totali disputate.
Nella sua seconda stagione in NBA, ovvero quella di quest’anno, Lavine è tornato a vestire il ruolo di sesto uomo, anche a causa del rientro in squadra di Rubio.

Lavine stacca dal tiro libero per la schiacciata sotto le gambe
Lavine stacca dal tiro libero per la schiacciata sotto le gambe

Da segnalare sicuramente la sua ottima prestazione, nel giorno del 13 Novembre 2015 contro gli Indiana Pacers, in cui ha messo a referto ben 26 punti, battendo il suo stesso record un mese più tardi contro i Phoenix Suns, andando a realizzare 28 punti.
Successivamente il giorno 27 Gennaio 2016 contro gli Oklahoma City Thunder, Lavine ha ulteriormente alzato il suo massimo in carriera a 35 punti, record di franchigia per un panchinaro, tirando con la sorprendente media di 82.4%.
Insieme agli altri due giovani talenti dei Timberwolves, Andrew Wiggins e Karl-Anthony Towns è andato a formare un trio di promesse per la franchigia dei lupi, che sicuramente cresceranno in termini di abilità e solidità mentale nel corso dei prossimi anni.
Il suo minutaggio quest’anno è aumentato di appena 4 minuti ma la sua media realizzativa è passata da 10.1 punti a 14, tirando con un buon 45% dal campo e col 38.9% da oltre l’arco dei 3 punti.
Anche in questa stagione Zach si è messo in mostra durante lo Slam Dunk Contest, arrivando in finale contro un altro grandissimo atleta, ovvero Aaron Gordon degli Orlando Magic che gli ha dato sicuramente filo da torcere, riuscendo a vincere nuovamente il titolo e diventando uno dei 4 giocatori di sempre ad aver vinto lo Slam Dunk Contest per 2 volte consecutive.

Zach Lavine col premio di MVP del Rising Star Challenge 2016
Zach Lavine col premio di MVP del Rising Star Challenge 2016

Ha partecipato inoltre al Rising Star Challenge, indossando la maglia del Team USA e riuscendo a vincere meritatamente il premio di MVP della partita con 30 punti a referto.
Con l’arrivo in estate di Coach Thibodeau, la squadra ha sicuramente acquisito un valido allenatore per puntare in alto, Lavine dovrà dimostrare di poter essere qualcosa di più di un semplice sesto uomo ma di sicuro il futuro che ha davanti può essere roseo, sia individualmente che a livello di squadra, con ottimi giocatori al suo fianco.
A noi non resta che ammirare le sue fantastiche schiacciate in attesa del prossimo Slam Dunk Contest!

Premi: Slam Dunk Contest Champion 2015 e 2016

Flying Men: Kenyon Martin

Una delle ali grandi più atletiche e fisicamente devastanti di sempre, uno che insieme a Jason Kidd ha formato una delle coppie più spettacolari da vedere, uno che ha saputo ritagliarsi il suo spazio in tutte le franchigie per cui ha giocato…questa settimana è il turno di Kenyon Martin!

Kenyon Martin con la maglia dei Bearcats
Kenyon Martin con la maglia dei Bearcats

Dopo aver passato un’infanzia burrascosa, aver cambiato 3 scuole in 4 anni e aver provato diversi sport, fra cui anche il baseball e il football, finalmente Kenyon riesce a suscitare nelle varie High School del paese l’interesse verso le sue doti di giocatore di basket.
A spuntarla però sarà l’Università di Cincinnati, che dopo averlo visto all’opera durante l’AAU Tournament, non se lo farà scappare e avrà il piacere di averlo nel proprio roster dal 1996 fino al 2000.
Nella stagione da senior ovvero quella 1999-2000, Kenyon Martin viaggierà a ben 19 punti di media con 9.7 rimbalzi e 3.5 stoppate, portando i Cincinnati Bearcats al primo posto del rank per 12 settimane di fila, lo stesso anno vincerà infatti il premio come Miglior Giocatore della Nazione.
Scelto come era prevedibile con la 1^ scelta assoluta del Draft NBA del 2000 dai New Jersey Nets, Martin troverà subito posto all’interno del quintetto titolare al fianco di Stephon Marbury, astro nascente che qualche anno dopo sarà uno dei migliori playmaker della NBA.
L’anno da rookie non è dei migliori, nonostante i discreti numeri personali di 12 punti a partita e 7.4 rimbalzi, la squadra gioca male e chiuderà la stagione con il pessimo record di appena 26 vittorie contro 56 sconfitte.
L’anno da sophomore sarà invece un anno fantastico, pieno di rinnovamenti, a cominciare dall’arrivo in squadra del mago degli assist Jason Kidd e del talentuoso rookie Richard Jefferson, i quali insieme a Kenyon Martin creeranno un trio dinamico in grado di portare la squadra a ben 52 vittorie stagionali, record che valse alla franchigia il 1° posto nella Eastern Conference e l’accesso ai Playoffs.
Proprio in quei Playoffs, Martin giocò in modo impeccabile, segnando quasi 17 punti di media conditi da 5.8 rimbalzi e 3 assist.
I Nets riuscirono a sbaragliare le squadre avversarie e ad aggiudicarsi un posto per le Finals, dove ad attenderli c’erano i temutissimi Los Angeles Lakers della coppia Kobe-Shaq, i quali spazzarono letteralmente via i Nets in sole 4 partite.

Ecco alcune immagini delle spettacolari giocate di K-Mart:

Kenyon Martin e i suoi tornarono a casa demoralizzati per l’impresa sfumata, ma allo stesso tempo carichi per affrontare la nuova stagione e prendersi la rivincita.
Le cose però non andarono esattamente nel verso giusto.
La regular season si svolse senza particolari intoppi, la squadra approdò ai Playoffs come 2^ miglior franchigia ad Est col record di 49-33.

Martin inchioda la schiacciata in maglia Nets
Martin inchioda la schiacciata in maglia Nets

Kenyon Martin anche in quella stagione si rivelò una delle pedine fondamentali della squadra con 16.7 punti di media (massimo in carriera) e 8.3 rimbalzi.
Questa volta però sul cammino dei Nets c’erano i San Antonio Spurs di Tim Duncan, la serie fu molto combattuta e si protrasse fino a Gara 6 in cui alla fine la spuntarono i texani, dimostrando al mondo ancora una volta che i New Jersey Nets non erano in grado di arrivare fino in fondo.
Dopo le delusioni in casa Nets, Martin scelse di cambiare aria e lo fece andando ai Denver Nuggets, dove lo attendeva un giovane promettente di nome Carmelo Anthony.
Anche qui le sue stagioni rimasero di buona fattura ma i Nuggets vennero eliminati dai Playoffs per ben 6 anni, di cui 4 di fila dal 2008 fino al 2011.
Nonostante il roster pieno di buoni giocatori, come Allen Iverson, Carmelo Anthony, JR Smith e appunto Kenyon Martin, la squadra non riuscì a dimostrare di essere solida davvero, facendosi scavalcare da team più esperti e concentrati.
Dopo una breve parentesi in maglia Los Angeles Clippers (42 partite) in cui la sua media realizzativa scese ad appena 5.2 punti di media in 22 minuti di impiego, K-Mart tentò un ultimo sprint con i New York Knicks nel 2012 ritrovando i vecchi compagni di squadra Jason Kidd (Nets), Carmelo Anthony (Nuggets) e JR Smith (Nuggets).

Stoppata di Martin ai danni di Paul George
Stoppata di Martin ai danni di Paul George

La squadra quell’anno giocò bene e riuscì ad accedere ai Playoffs col record positivo di 54 vittorie e 28 sconfitte.
Quelli però furono gli ultimi Playoffs giocati da Martin, i Knicks vennero sconfitti e con loro anche l’ultima speranza del nostro uomo di acciuffare il tanto sognato Titolo NBA che gli avrebbe dato accesso all’Olimpo del basket.
I suoi anni migliori sicuramente furono quelli ai New Jersey Nets, in cui l’atletismo e la grinta lo caratterizzavano in modo particolare, anche se non dotato di abilità tecniche sopraffine come ad esempio altre ali grandi fra cui Tim Duncan, Kevin Garnett o Rasheed Wallace, riuscì però sempre a tener testa proprio a questi giocatori con la sua prestanza fisica e la sua tenacia.
Chi ha avuto modo di vederlo giocare sarà sicuramente rimasto colpito dalle sue poderose schiacciate e dalle sue giocate difensive sopra il ferro e di certo resta l’amaro in bocca per non averlo visto al top fino alla fine.

Flying Men: Russell Westbrook

Proprio in questi giorni si stanno svolgendo le Finali di Conference fra i Golden State Warriors di Stephen Curry e gli Oklahoma City Thunder di Kevin Durant.
E’ proprio un giocatore dei Thunder quello che andremo ad analizzare oggi, ma non si tratta di KD, bensì della sua “spalla” ovvero il playmaker esplosivo Russell Westbrook.
Arrivato nel 2006 all’Università di UCLA, Westbrook diventa fin da subito un idolo del pubblico di casa grazie al suo grande talento e all’intensità con cui gioca.

Russell Westbrook mostra tutta la sua forza in questa schiacciata contro Miami
Russell Westbrook mostra tutta la sua forza in questa schiacciata contro Miami

Dotato di un’esplosività fuori dal comune, simile per certi versi a quella mostrata da Derrick Rose nei suoi anni migliori, Russell sopperisce alla mancanza di altezza (1.91 m) con un elevazione ed una velocità sorprendenti che gli permettono di mettere a segno giocate mozzafiato.
Scelto dagli allora Seattle Super Sonics nel corso del Draft NBA del 2008 come 4^ scelta assoluta, Westbrook diventa immediatamente una pedina importante della squadra.
Nel suo anno da rookie infatti, partirà come playmaker titolare in ben 65 gare, realizzando 1256 punti solamente nella prima stagione da professionista.
Da lì in poi diventerà ufficialmente il play titolare dei Thunder, affiancando Kevin Durant nello starting lineup di OKC, nel corso delle 2 stagioni successive infatti non salterà nemmeno una partita.
Proprio nell’estate del 2010, verrà convocato da Coach Mike Krzyzewski per partecipare ai Mondiali di Basket che si svolsero in Turchia insieme al compagno di squadra KD, con il quale vincerà la medaglia d’oro.

Un assaggio delle spettacolari giocate di RW:

Nel corso della stagione 2010-2011 Westbrook sale ulteriormente di livello, diventando di diritto una delle migliori point guard della NBA, verrà infatti votato per partecipare al suo primo All Star Game.
Terminerà la stagione con 22 punti di media, 8.2 assist e 4.6 rimbalzi.
Nella stagione successiva le sue cifre aumentano ancora fino ad arrivare a 23.6 punti, insieme a Durant e Harden i Thunder si piazzeranno al secondo posto nella Western Conference dietro soltanto ai San Antonio Spurs.
Tutto sembra procedere per il meglio anche nei Playoffs, dopo aver sconfitto prima i Mavericks 4 a 0 nel primo turno e poi i Lakers 4 a 1, i Thunder riescono a mettere a segno una rimonta incredibile ai danni proprio degli Spurs, battendoli 4 a 2 (serie sul 2-0 per gli Spurs).
Molte voci li iniziano ad etichettare come favoriti per il Titolo NBA, ma purtroppo sul loro cammino incontreranno i Miami Heat del trio James-Wade-Bosh i quali si dimostreranno più esperti ed affamati di successo.

Harden, Westbrook e Durant con la medaglia d'oro a Londra 2012
Harden, Westbrook e Durant con la medaglia d’oro a Londra 2012

Miami vincerà le Finals per 4-1, Westbrook chiuderà i Playoffs con la media di 23.1 punti, 5.5 rimbalzi e 5.8 assist.
Quella stessa estate verrà convocato per le Olimpiadi di Londra insieme ai compagni di squadra Kevin Durant e James Harden, il Team USA batterà in finale la Spagna di Pau Gasol.
Dopo la partenza di James Harden i direzione Houston, il ruolo di Westbrook all’interno della squadra si è consolidato ed il ragazzo ha potuto mostrare effettivamente il suo valore come seconda opzione offensiva della franchigia.
Insieme a Kevin Durant forma una coppia devastante e probabilmente una delle prime 10 coppie di superstar della NBA odierna, al pari di gente come Curry e Thompson, Irving e James o Lowry e DeRozan.
Nonostante le sue prestazioni strabilianti, non è però riuscito a portare i Thunder alla tanto sperata vittoria del Titolo, nel 2015 vincerà addirittura il premio come miglior marcatore della NBA con 28.1 punti di media.
Quest’anno dopo l’ennesima ottima stagione, Russell e i Thunder si riaffacciano ai Playoffs, carichi e pronti a rendere dura la vita alle avversarie, dopo aver eliminato prima i Dallas Mavericks e poi i San Antonio Spurs, si trovano ora di fronte ai campioni in carica di Golden State.
Vedremo se sarà l’annata giusta oppure se la storia continuerà a ripetersi…

Flying Men: Desmond Mason

Se cercate su Google il nome Desmond Mason vi potreste imbattere in alcune foto di un uomo di colore che espone alcuni quadri…beh non avete sbagliato a digitare, è proprio la stessa persona che fino a qualche anno fa calcava i parquet NBA elettrizzando il pubblico con le sue schiacciate acrobatiche.
11 Ottobre 1977, nella cittadina di Waxahachie, in Texas, nasceva Desmond Tremaine Mason.

Desmond Mason durante lo Slam Dunk Contest del 2003
Desmond Mason durante lo Slam Dunk Contest del 2003

Nel 1996 il ragazzo si trasferisce nell’Oklahoma con la famiglia e si iscrive alla Oklahoma State University, con la quale rimarrà fino al 2000 prima di approdare in NBA.
Qui Mason inizia a ricoprire il ruolo di guardia grazie ai suoi 196 cm di altezza e a volte viene impiegato anche nel ruolo di ala piccola.
Dotato di un discreto tiro, il nostro uomo si mette in mostra però per il suo enorme atletismo.
Durante il Draft NBA del 2000, verrà selezionato dagli allora Seattle Super Sonics che useranno la loro 17esima chiamata del primo turno per accaparrarselo.
Nella sua stagione da rookie i numeri sono abbastanza deludenti, viaggia a 6 punti di media con 3.2 rimbalzi e 0.8 assist a partita giocando meno di 20 minuti di media.
Unica nota positiva della stagione sarà la sua vittoria durante lo Slam Dunk Contest del 2001, vittoria che lo farà diventare il primo giocatore nella storia dei Sonics a vincere una Gara delle Schiacciate.
Finirà invece al secondo posto nel 2003 dietro a Jason Richardson dei Golden State Warriors.
A questo proposito mi pare d’obbligo segnalare l’elevazione di Desmond Mason, pari a ben 116 cm…per fare un paragone con un giocatore odierno potete prendere Zach Lavine che ha fatto registrare la stessa altezza nel salto.
Nel corso delle successive due stagioni con i Sonics, Desmond inizia ad entrare di più nell’ottica NBA e riesce a ritagliarsi un ruolo da titolare in squadra.
Chiuderà la sua ultima stagione a Seattle con 14.1 punti di media e 6.4 rimbalzi.

Ecco alcune sue giocate spettacolari:

Nel 2003 verrà scambiato coi Milwaukee Bucks insieme alla superstar Gary Payton, in cambio di Ray Allen e Ronald “Flip” Murray.
Anche con i Bucks resterà per 3 anni, mettendo a referto sempre più di 14 punti a partita, arrivando a toccare il suo massimo in carriera nella stagione 2004-05 con 17.2 punti in 36.2 minuti di impiego.

Mason vola a schiacciare con la maglia dei Bucks
Mason vola a schiacciare con la maglia dei Bucks

Nel 2005 verrà spedito dai Bucks ai New Orleans Hornets in cambio di Jamaal Magloire, centro emergente.
Le sue cifre si mantengono abbastanza stabili anche in questi anni, ma sarà poi nel 2007 che il suo rendimento in campo inizierà a calare.
Tornato a Milwaukee nell’estate del 2007, non proprio felicissimo per come il General Manager Larry Harris lo aveva silurato qualche anno prima, Mason giocherà una deludente stagione da 9.7 punti, al termine della quale verrà nuovamente scambiato dai Bucks.
Le sue ultime due stagioni da professionista le passerà tra le file degli Oklahoma City Thunder prima e dei Sacramento Kings poi, con i quali però giocherà solamente 5 partite prima di essere definitivamente tagliato.
Deciderà quindi di appendere per sempre le scarpe al chiodo nel 2009, soprattutto negli anni passati con la maglia dei Super Sonics e dei primi Bucks, rimangono impresse di lui le spettacolari azioni sopra il ferro.

Desmond Mason e una delle sue opere
Desmond Mason e una delle sue opere

Giocatore che per livello di atletismo può essere tranquillamente accostato ai migliori dunkers di sempre, forse non ha apportato grosse innovazioni nel campo delle schiacciate ma è stato sicuramente uno che ha saputo elettrizzare il pubblico grazie alla sua capacità di volare sopra gli avversari.
Come accennavamo all’inizio dell’articolo, oggi Mason si occupa a tempo pieno di realizzazioni artistiche, autodefinendosi un “espressionista astratto“, cerca di trasmettere su tela le sue emozioni e portare una parte di sè stesso in ogni sua opera.

Premi: Slam Dunk Contest Champion 2001

Flying Men: Jason Richardson

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Jason Richardson durante una schiacciata

Ben ritrovati amici lettori, spero che le puntate di Flying Men vi stiano piacendo.
Per il pezzo di questa settimana ho voluto puntare gli occhi su un grandissimo schiacciatore degli anni 2000, sto parlando di Jason Richardson.
Molti di voi lo ricorderanno sicuramente per le sue apparizioni a vari Slam Dunk Contest e per le sue grandissime giocate sopra il ferro soprattutto negli anni a Golden State, ma partiamo con ordine.
Sbarcato in NBA all’età di 20 anni, selezionato appunto dai Warriors come 5^ scelta al Draft 2001, J-Rich continua ad affascinare migliaia di tifosi come aveva già fatto al college con la maglia dei Michigan State Spartans.
L’anno da rookie lo chiuderà a 14.4 punti di media e 4.3 rimbalzi, numeri modestissimi.
I tifosi e gli esperti iniziano ad etichettarlo come schiacciatore (e basta), questo se da un lato lo esalta e sprona a realizzare giocate mirabolanti, dall’altro lo fa sentire come un giocatore parziale, in grado di mettere a segno i punti soltanto grazie al suo atletismo.
Con gli anni invece Richardson inizierà a sviluppare anche gli altri aspetti del gioco e ad ampliare la sua gamma di opzioni offensive, nella stagione 2007-08 vincerà addirittura il premio come miglior realizzatore da oltre l’arco con 243 triple messe a bersaglio.
Al fianco di Baron Davis formerà un duo stupendo a Golden State, portando la squadra ai Playoffs proprio nel suo ultimo anno con loro.
Sono da segnalare sicuramente le sue apparizioni agli Slam Dunk Contest del 2002, 2003 e 2004, e le sue vittorie nelle prime due edizioni.

Qui un piccolo assaggio delle giocate di J-Rich:

Nell’estate del 2007 arriva l’accordo con i Charlotte Bobcats, squadra in piena fase di rifondazione.
Richardson trova subito il suo posto nel quintetto base e dimostra di avere ancora tanto da dare.
Ma un passo fondamentale lo farà nel Dicembre del 2008 quando approderà in casa Phoenix Suns, andandosi ad accostare al genio di Steve Nash, formando un’ottima coppia di esterni avendo migliorato notevolmente il suo tiro da oltre l’arco dei 3 punti.
Proprio ai Suns, Jason ritroverà quel playmaker che sa quando passargli il pallone proprio come faceva precedentemente Baron Davis.

November 25, 2009: The Phoenix Suns play the Memphis Grizzlies at US Airways Center in Phoenix, AZ. The Suns defeated the Grizzlies 126-111
Jason Richardson con la magia dei Suns

Gli anni con i Suns procedono abbastanza bene e nel 2010 Phoenix si riaffaccia ai Playoffs con una buona squadra, qui Richardson nelle 16 gare disputate, viaggerà a quasi 20 punti di media tirando col 50% dal campo e col 47% da 3 punti.
Il 18 Dicembre del 2010 verrà scambiato agli Orlando Magic insieme a Hedo Turkoglu e Earl Clark, in cambio di Vince Carter, Marcin Gortat e Mickael Pietrus.
Proprio nel suo primo anno coi Magic, Jason parteciperà subito ai Playoffs uscendo però al primo turno contro gli Atlanta Hawks.
Anche in maglia Magic, continuò a stupire i fan di mezzo mondo con le sue bellissime schiacciate, dimostrando di avere ancora la dinamite dentro le gambe.
Arriviamo così verso il termine della sua carriera, gli ultimi due anni in NBA li passò fra le file dei Philadelphia 76ers, giocando però ben poche partite per via di vari infortuni, in questi ultimi anni passò dall’essere un giocatore super esplosivo, ad essere un veterano intelligente e affidabile nel tiro da fuori.
Di lui avremo sempre un bellissimo ricordo come uno dei giocatori più spettacolari degli ultimi 10 anni, grazie al suo enorme atletismo si è guadagnato un posto di diritto fra i migliori dunkers di sempre, al pari di gente come Vince Carter, Julius Erving e Michael Jordan.

Chiudiamo questo articolo con un breve video delle sue schiacciate più belle:

Premi: 2x Slam Dunk Contest Champion (2002-2003)

Flying Men: Dominique Wilkins

Eccoci di nuovo al nostro appuntamento settimanale con i migliori dunkers di sempre: questa settimana andremo ad analizzare uno che ha rivoluzionato il modo di concepire le schiacciate.
Stiamo parlando di Dominique Wilkins, giocatore originario di Parigi, dove nacque nel 1960, e trasferitosi successivamente col padre a Washington, dove inizierà a praticare lo sport del quale poi rimarrà innamorato.
Nel 1979, Dominique si iscrive alla Georgia University, nella quale resta per 3 anni, viaggiando sull’ottima media di 21.6 punti a partita.RackMultipart.10287.0_original
Nel 1982 viene selezionato dagli Utah Jazz durante il Draft NBA, come 3^ scelta assoluta.
I Jazz lo scambiano prima dell’inizio della regular season con gli Atlanta Hawks, dei quali Wilkins diventerà il leader e giocatore simbolo.
Come aveva già fatto vedere in precedenza, The Human Highlight Film (questo il suo soprannome), mette subito in chiaro quale sia il suo potenziale anche fra i pro, dimostrando leadership e doti cestistiche oltre la media.
Con le sue mirabolanti schiacciate elettrizza per anni i tifosi degli Hawks ed entra a far parte della élite dei migliori giocatori della NBA.
Escludendo la sua stagione da rookie, Wilkins rimase sempre oltre i 20 punti di media stagionali, vincendo addirittura il premio come Miglior Realizzatore nel 1986 con 30.3 punti di media.
Partecipò a ben 5 edizioni dello Slam Dunk Contest, vincendone 2, la prima nel 1985 ad Indianapolis battendo un certo Michael Jordan e la seconda nel 1990 battendo Shawn Kemp dei Seattle Super Sonics.
Il suo marchio di fabbrica divenne la cosiddetta Windmill Dunk eseguita sia con una mano che con due.

Qui un assaggio delle sue incredibili doti atletiche:

Dopo 12 stagioni passate con gli Atlanta Hawks, il nostro uomo giocò 25 partite con i Clippers nella stagione 1993-94, poi volò a Boston per giocare quasi un’intera stagione coi Celtics.
Nell’estate del 1995 decise di provare a giocare in Europa e venne firmato dal Panathinaikos (Grecia), squadra che gli offrì un contratto biennale da 7 milioni di dollari (abbastanza alto per un 35enne).
Purtroppo però Wilkins non si adattò subito bene al contesto europeo, iniziò a viaggiare moltissimo avanti e indietro dall’America fra una partita e l’altra e questo gli causò una multa di 50 mila dollari da parte della società.
Fu lui però che aiutò il Panathinaikos a vincere le Final Four di Eurolega nel 1996, grazie ai suoi 20.1 punti di media e 7.4 rimbalzi, vincendo inoltre il premio di MVP delle Final Four.77579784384423f5340ea0ecfe3fbc7b
Quello stesso anno vinse inoltre la Greek Cup e il premio di MVP della Coppa stessa.
Tornato in America prima della stagione 1996-97, venne messo sotto contratto come free-agent dai San Antonio Spurs per dare solidità alla panchina.
In quella stagione guidò la squadra per punti segnati con 18.2, ma dopo una sola stagione, durante un suo viaggio oltreoceano, firmò un contratto con la Teamsystem Bologna, squadra militante nel campionato italiano.
L’anno successivo, ovvero il 1998 firmò quello che sarebbe stato poi il suo ultimo contratto in carriera, con gli Orlando Magic, nelle 27 partite disputate in quella stagione, Dominique segnò in media appena 5 punti e prese 2.6 rimbalzi.
Decise quindi di appendere definitivamente le scarpe al chiodo, potendo vantare un ottima collezione di premi e il 13esimo posto come miglior realizzatore della storia della NBA.
Un giocatore che fece dell’atletismo il suo punto di forza e che seppe “inventare” nuovi modi di attaccare il ferro anche in situazioni critiche, un simbolo tuttora elogiato dagli amanti di questo sport e che rimarrà sempre l’icona degli Atlanta Hawks degli anni ’80 e ’90.

Un video in onore di questo magnifico giocatore:

Premi: 2x NBA Slam Dunk Contest Champion

Flying Men: Julius Erving

Ben tornati al nostro consueto appuntamento settimanale, nella nostra rubrica non poteva certo mancare uno come Julius Erving, personaggio che ha caratterizzato la NBA degli anni ’70 con le sue spettacolari schiacciate.Julius_Erving_Nets_(3)
Nato e cresciuto a New York, Julius capisce fin da piccolo di avere un talento speciale, quel talento che lo porterà ad essere uno dei giocatori più significativi nella storia della NBA.
Julius inizia il suo percorso fra i professionisti nella meno rinomata ABA, la cosidetta “Lega dei Neri“, dove a farla da padrone sono i giocatori di colore con le loro mirabolanti azioni sopra il ferro.
Dovrà attendere fino al 1976 per arrivare in NBA, più precisamente alla corte dei Philadelphia 76ers, con i quali rimarrà fino a fine carriera nel 1987.
Come già aveva fatto in ABA, Erving mette subito in mostra le sue immense doti di schiacciatore, lasciando il mondo del basket ad occhi aperti, diventa il dunker per antonomasia e nel circuito NBA tutti iniziano a vederlo come il miglior schiacciatore di sempre.
La cosa bizzarra fu che Erving vinse l’unico titolo di Campione della Gara delle Schiacciate nel 1976, quando ancora si trovava nella ABA con gli allora New York Nets.
Con la sua caratteristica pettinatura afro e i calzettoni tirati su fin sotto al ginocchio, Dr. J come verrà soprannominato, ammalia ed ispira milioni di appassionati, le sue formidabili schiacciate restano impresse nella memoria collettiva e per le squadre per cui gioca questo significa essere sulla bocca di tutti.

Qui un video di alcune sue stupende giocate:

Per quell’epoca veder fare in partita certe cose era impensabile, schiacciate che probabilmente oggi sono state ampiamente superate per complessità, in quel periodo della storia della NBA lasciarono un segno indelebile, dando il via a quelli che oggi conosciamo come i più grandi dunkers moderni, vedi Zach Lavine, Aaron Gordon o Blake Griffin.
La sua capacità di elevazione mista all’inventiva, lo portò a distruggere avversari fisicamente più grossi di lui, sui campetti di mezzo mondo, i ragazzi cercavano e cercano tutt’ora di imitare le sue giocate.Dr-J-Larry-Bird
Nel 1983 con i Sixers riuscì anche a vincere un Titolo NBA, guidato dal Coach Billy Cunningham e affiancato da due ottimi giocatori quali Maurice Cheeks e Moses Malone.
La sua personale bacheca dei trofei è talmente vasta che non stiamo qui a menzionare tutto, però soprattutto ai tempi della ABA, portò a casa risultati degni di nota, 2 volte vinse il campionato vincendo anche il premio di MVP dei Playoffs, venne eletto per 3 volte di seguito MVP del campionato e partecipò per 5 volte all’ABA All Star Game.
Sia i Brooklyn Nets che i Philadelphia 76ers hanno deciso di rendergli omaggio ritirando la sua maglia, i primi col numero 32 e gli altri col 6.
Venne inserito nel 1993 nella Hall of Fame del Basket e l’anno successivo Sports Illustraded lo mise nella lista dei 40 atleti più importanti di sempre.
Ma le parole non basteranno mai a descrivere quello che è stato Dr. J per tutti gli amanti del basket, credo sia meglio lasciare spazio alle immagini…

Premi: ABA Slam Dunk Contest Champion 1976

Flying Men: Vince Carter

Vince Carter non è soltanto uno dei migliori giocatori di sempre nella storia della NBA, selezionato per ben 8 volte per prendere parte all’All-Star Game, al pari di altri grandissimi giocatori come Michael Jordan e Kobe Bryant.VC1
E’ stato anche e soprattutto una delle figure che hanno modificato per sempre il concetto di schiacciata, in particolar modo delle cosiddette “dunk in game“, ovvero quelle schiacciate effettuate dal giocatore durante un match ufficiale.
Nato a Daytona Beach, in Florida, Vince porterà il suo talento nella rinomata università della North Carolina, diventando l’idolo dei tifosi locali grazie alle sue spettacolari prodezze ad altezze incredibili.
Come dicevamo poco fa, Vince Carter riuscì a trasportare in un certo senso quelle schiacciate che si vedevano fare nei campetti americani o nei videogames, nelle partite ufficiali, lasciando letteralmente a bocca aperta tutti gli spettatori.

Arrivò così anche per lui l’attesa chiamata al Draft NBA, precisamente nel 1998: venne selezionato dai Golden State Warriors che lo girarono subito ai Toronto Raptors in cambio di Antawn Jamison… I Warriors non sapevano cosa stavano cedendo.
Punti, leadership e in particolar modo SPETTACOLO!
Sì perchè Vince Carter ogni volta che calcava i parquet NBA dava spettacolo, sia in campo aperto che su azione, metteva a segno delle pazzesche giocate ad alta quota posterizzando decine e decine di avversari come fosse la cosa più semplice da fare.
Alto appena 1.96m (la NBA tende ad aumentare le misure e lo segnala come 1.98m), Carter dimostrò al mondo della pallacanestro di essere, se non il migliore in assoluto, uno dei dunkers più forti di sempre.
Negli anni passati ai Raptors, le sue giocate gli valsero il soprannome di AIR CANADA, ed ancora oggi i tifosi di Toronto hanno uno splendido ricordo di lui.
Da ricordare sicuramente la sua prova mostruosa durante lo Slam Dunk Contest del 2000 svoltosi ad Oakland, in cui mostrò al pubblico delle schiacciate mai viste prima… Vi basti sapere che Shaquille O’Neal, non proprio la persona più facile da shockare su questo pianeta, rimase a bocca aperta.

Epica inoltre la sua schiacciata durante le Olimpiadi di Sydney 2000, in cui scavalcò letteralmente il centro francese Frederic Weis (2.18m) che si era posizionato per prendere sfondamento, una cosa mai vista prima in una partita e che nessuno ancora oggi ha mai replicato (qui sotto il video).

Nonostante gli anni siano passati e anche le squadre siano cambiate, Carter ha continuato a dimostrare quanto le sue gambe valgano ancora la pena di essere venerate: prima con i Nets (2004-09) e poi con i Magic (2009-10), fece ricredere tutti quelli che ormai lo davano per “vecchietto”; in seguito, anche in maglia Suns, Mavericks e ora con quella dei Grizzlies, ha costantemente mantenuto (anche se chiaramente non è più quello di prima) il suo atletismo.
Ancora oggi alla veneranda età di 39 anni, e probabilmente alla sua penultima stagione NBA, riesce a volare oltre il ferro facendo riemergere nell’immaginario collettivo quei ricordi legati ai primi anni 2000, in cui volava davvero e in cui regalò agli amanti di questo sport un’icona da emulare.
Grazie di tutto Vince!

Premi: Slam Dunk Contest Champion 2000

Flying Men: Michael “AIR” Jordan

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Jordan

Ben ritrovati per la nuovissima rubrica settimanale Flying Men: in queste puntate il nostro cammino si articolerà fra i più grandi dunkers di sempre nella storia della NBA, quei giocatori che in qualche modo hanno cambiato o comunque influenzato la concezione stessa della schiacciata.
Per la prima puntata della serie non potevamo non scegliere Michael Jordan, probabilmente il più forte giocatore di tutti i tempi, MJ è stato anche un atleta spettacolare ed uno dei migliori schiacciatori di sempre, tanto da guadagnarsi il soprannome di “AIR“. Per ben 13 stagioni è stato il simbolo dei Chicago Bulls, portando la franchigia dell’Illinois a vincere la bellezza di 6 Titoli NBA.

 

SEATTLE - FEBRUARY 7: (L-R) Terrence Standsbury, Johnny Dawkins, Ron Harper, Clyde Drexler, Tom Chambers, Michael Jordan, Jerome Kersey and Gerald Wilkins pose for a portrait prior to the 1987 Slam Dunk Contest on February 7, 1987 at the Kingdome in Seattle, Washington. NOTE TO USER: User expressly acknowledges that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 1987 NBAE (Photo by Andrew D. Bernstein/NBAE via Getty Images)
Terrence Standsbury, Johnny Dawkins, Ron Harper, Clyde Drexler, Tom Chambers, Michael Jordan, Jerome Kersey e Gerald Wilkins

Arrivato ai piani alti dopo aver giocato nella North Carolina University, col la quale aveva dato già prova della sua capacità di elevazione ed atletismo, Jordan farà proprio della sua elevazione una delle armi più pericolose di sempre. Se da un lato i suoi tiri in sospensione spiazzano completamente i difensori, i quali non riescono praticamente mai a restare in aria come lui, dall’altro questo gli permette di effettuare numerosissime giocate sopra il ferro, andando ad inchiodare schiacciate mostruose anche di fronte a giocatori notevolmente più grossi di lui ed abituati a difendere il canestro con poderose stoppate.

Sto parlando di gente del calibro di Pat Ewing, Dikembre Mutombo e Alonzo Mourning, centri che avrebbero fatto impallidire qualsiasi giocatore dell’epoca che cercasse di avvicinarsi al ferro. Nel corso della stagione 1986-87 e in quella successiva, viene votato per partecipare allo Slam Dunk Contest NBA…naturalmente li vincerà entrambi.
Durante la Gara delle Schiacciate dell’87 realizzerà la famosissima schiacciata dalla linea del tiro libero, rimasta nell’immaginario comune come la più famosa schiacciata di sempre. Qui un breve video di quella edizione dello Slam Dunk Contest:

Come dicevamo, Michael Jordan ha cambiato per sempre il concetto di schiacciata, è stato uno dei pochi giocatori a riuscire a lievitare letteralmente in aria. Come si vede in molti vecchi video, aveva la capacità di restare in aria sempre quella frazione di secondo in più che gli permetteva sia di tirare più facilmente sia di effettuare delle schiacciate rubando il tempo ai difensori.

Negli anni passati ai Bulls, numerosissimi atleti si scontrarono con lui sul piano atletico, vedi Clyde Drexler, Dominique Wilkins o Kobe Bryant, ma Jordan uscì sempre vincitore dimostrando di essere effettivamente un gradino superiore a tutti gli altri.
Addirittura nel 2001 quando tornò in NBA vestendo la maglia dei Washington Wizards, alla tenera età di 38 anni era ancora in grado di regalare giocate sopra il ferro, sia in attacco che in difesa, segno che il suo corpo era diverso rispetto alla stragrande maggioranza degli altri giocatori. Era e rimarrà sempre una delle icone più grandi di sempre di questo sport…era e rimarrà sempre semplicemente MJ!

In questo video alcune delle sue migliori schiacciate di sempre:

Premi: 1987 e 1988 NBA Slam Dunk Contest Champion