Illegittima difesa

Un defensive rating di 111.6 punti concessi ogni 100 possessi: una semplice statistica che ha riassunto la situazione della retroguardia dei Los Angeles Lakers attinente alla passata regular season. Un semplice numero, nulla più, per chi magari ha visto poche partite dell’ultimo anno della gestione Byron Scott. Per chi invece ha seguito bene la rattoppata franchigia, ha potuto verificare bene come il castello difensivo dei gialloviola sia stato oggetto di facili arrembaggi da parte degli avversari, che hanno banchettato allegramente nella metà campo presidiata da Kobe Bryant (che ora si è ritirato) e compagnia. Tant’è che alla fine i Lakers si sono piazzati all’ultimo posto della classifica ad hoc. Roba da mettersi le mani nei capelli.

E roba da far accapponare la pelle a coach Luke Walton, già alle prese con il non facile compito di dare un’anima vera alla squadra. Se in preseason l’attacco ha ricominciato a girare con una manovra ed alcuni concetti di gioco  decisamente rinfrescati e rinnovati, lo stesso non si può dire della difesa, che sta mostrando diverse lacune da colmare in tempo, prima che le ostilità abbiano inizio. Perchè se si vuole dare una svolta decisa al progetto bisogna passare ore in palestra e davanti al proiettore per curare ogni benedetto dettaglio.

Premesso che a livello individuale ci vuole un pizzico di volontà per eseguire uno scivolamento come si deve, per quanto riguarda la difesa ‘di sistema‘ urge essere concentrati e fare un po’ di attenzione per non compiere autentiche frittate. La filosofia di Walton predica aggressività sul pallone, o meglio, aggressività sul portatore di palla ma, sui vari tagli dei contendenti di turno, i cinque giocatori schierati in campo spesso non sanno che pesci prendere. “We’re going to continue to work on defense”, ossia “abbiamo intenzione di continuare a lavorare sulla difesa” – ha dichiarato il capo allenatore dei lacustri recentemente. E verrebbe da rispondergli che la mole di lavoro è molta. Troppa. A tal punto che bisogna correre presto ai ripari se non vuole passare notti in bianco a rimuginare su schemi e affini.

C’è tanto di quel materiale con cui si potrebbero aprire un paio di fascicoloni belli dettagliati. Per motivi logistici meglio non esagerare e concentrarsi su alcuni dettagli agghiaccianti emersi nel match di preseason contro i Golden State Warriors (15 ottobre). Va bene di fronte c’erano i vice-campioni in carica con un Kevin Durant in più, ma il divario tecnico non ha fatto altro che evidenziare dei grossi limiti. Su una delle solite transizioni offensive del team di Oakland, è parso sotto gli occhi di tutti la disattenzione sul perimetro da parte dei gialloviola che si sono clamorosamente scordati di marcare Klay Thompson, imbeccato da Zaza Pachulia e firmatario di una tripla dopo un taglio a canestro.

Klay Thompson da tre, facile facile.
Klay Thompson da tre, facile facile.

Dimenticanze sul perimetro che non si possono concedere ad una squadra che punta tanto sul tiro da tre. In un’altra situazione di gioco, i Warriors mettono in mostra una dei loro classici giochi: palla in post, riapertura e canestro. Kevin Durant riceve, vede con la coda nell’occhio Patrick McCaw che, agevolato dal blocco eseguito da Kevon Looney su D’Angelo Russell, insacca indisturbato. Da notare come sia poco lo stesso Russell sia poco propenso nel cercare di fermare l’avversario e di come Jordan Clarkson non ruoti per metterci la pezza. Confusione totale.

L'azione dei Golden State Warriors che porta alla tripla di Patrick McCaw: la difesa dei Los Angeles Lakers è spaesata.
L’azione dei Golden State Warriors che porta alla tripla di Patrick McCaw: la difesa dei Los Angeles Lakers è spaesata.

La circolazione di palla con un ritmo forsennato e i tagli continui degli indiavolati Guerrieri hanno seminato il panico tra i giovani Lakers, che il più delle volte sono entrati in bambola non eseguendo quei movimenti di base che tanto servono per smorzare ( o almeno tentarci) le velleità avversarie. A beneficiare di una difesa formato scolapasta e stordita come un pugile che incassa tanto e male, non poteva essere uno come Stephen Curry, scattante e letale quando si tratta di finalizzare la manovra. Dopo aver mandato al bar Russell con un paio di finte taglia a canestro e grazie al blocco di Pachulia si libera del marcatore. Thompson entra in area e gli serve il pallone: Clarkson non è repentino nel cambio di marcatura e… BANG!

Stephen Curry va a segno da dietro l'arco: il cambio su di lui da parte di Jordan Clarkson non arriva.
Stephen Curry va a segno da dietro l’arco: il cambio su di lui da parte di Jordan Clarkson è tardivo.

 

 

Sotto la lente d’ingrandimento anche la difesa sul pick and roll. La passività in questo frangente è decisamente troppa, ed occorre darsi una svegliata. Bisognerebbe tirare le orecchie a Julius Randle, che rimane fermo come una statua quando Curry spara da dietro l’arco dopo un gioco a due con Looney: Russell è ostacolato e Randle, che dovrebbe occuparsi del bloccante e poi uscire sul tiratore, è attonito e non fa nulla per evitare il tiro del numero 30. No, così non va.

La tripla di Stephen Curry messa a segno dopo il blocco portatogli da Kevon Looney.
La tripla di Stephen Curry messa a segno dopo il blocco portatogli da Kevon Looney.

Insomma, tutto alquanto rivedibile. E non è finita qui, perchè c’è un’azione che rappresenta effettivamente la prestazione nella propria metà campo da parte dei Lakers. Non c’è nulla da spiegare, la distrazione regna sovrana.

La difesa rivedibile dei Los Angeles Lakers in una sola gif.
La difesa rivedibile dei Los Angeles Lakers in una sola gif.

Per una franchigia che vuole risalire in alto e che deve agevolare i giovani nella crescita tecnica e mentale, questa difesa è illegittima. A Walton ma anche ai giocatori stessi l’arduo compito di ribaltare le cose e dimostrare che ne sono capaci.

Variante Lou

Un cantiere aperto. Gli ingranaggi da affinare con cura. L’alchimia giusta da trovare, senza fretta. I giovani da far crescere con calma e senza pressione. Insomma, Luke Walton ha da fare un autentico lavoraccio come capo allenatore dei Los Angeles Lakers, con il compito di mettere i paletti per l’agognata risalita. Roba da nerd della palla a spicchi, insomma. Il figlio del grande Bill dovrà fare attenzione a mettere le cose al loro posto, senza strabuzzare il quadro generale delle cose. Quando si ha infatti a che fare con un gruppo in erba, per di più immerso in un ambiente caldo come quello della Città degli Angeli (e non parliamo di clima), la faccenda è al quanto delicata.

Una mossa apprezzabile è rappresentata dall’intenzione di panchinare Brandon Ingram per le prime partite di regular season inserendolo nel sistema gradualmente. Una scelta saggia, perchè è meglio andarci coi piedi di piombo con la responsabilizzazione di una seconda scelta assoluta. Sfumature, varianti. Come quella relativa a Lou Williams, pronto a prendersi un posto nello starting five. Già, a tal riguardo Walton non ha preso decisioni definitive, volendo valutare chi far partire dal primo minuto: ed ecco che, manco farlo apposta, sta prendendo sempre più corpo l’ipotesi dell’ex Toronto Raptors tra i titolari con Jordan Clarkson in uscita dalla panchina.

Alt. Nulla è ancora sicuro, sia chiaro. Tuttavia ci sono delle buone ragioni per cui questa opzione sarebbe alquanto valida. In primis la necessità di D’Angelo Russell di avere spesso il pallone fra le mani. Accanto al numero 1, infatti, ci starebbe più una shooting guard pura che una point guard, cosa che JC effettivamente non è. Parlando di Williams, si può invece accostare il suo nome alla categoria delle combo guard, giocatori con doti da playmaker ma con una spiccata vena realizzativa. Il buon vecchio Lou sembra essere adatto per le fulminanti transizioni e i tiri sugli scarichi predicati da Walton: ormai lo sanno anche le pietre che il tiro da tre sarà una delle armi preferite di questi nuovi Lakers e il numero 23 sembra averci preso gusto almeno in questa preseason (la percentuale ammonta al 41%).

Transizioni, avevamo detto. Interrompere quanto prima l’azione avversaria e catapultarsi immediatamente nell’altra campo e andare a canestro, possibilmente sparando una tripla è uno dei diktat imprescindibili di Walton, a cui lo stesso allenatore ci tiene tantissimo. Questo perchè creare dei parziali sulle ripartenze è essenziale per conquistare la vittoria (almeno secondo questa filosofia di gioco). Nel match contro i Denver Nuggets, Nick Young riesce a rubare un pallone avviando di fatto il contropiede: invece di entrare in area ed andare a concludere, serve in rimorchio Williams che, non facendoselo ripetere due volte, effettua e finalizza il tiro dalla lunga distanza.

Nick Young recupera il pallone e da il via istantaneamente alla transizione: Swaggy P non accenna minimamente alla penetrazione preferendo servire il compagno smarcato sul perimetro...
Rubata di Nick Young, transizione fulminea, passaggio a Lou Williams e… BANG!

Non ci si può limitare a questo, ovviamente. Il nuovo stile di gioco imputa ai gialloviola l’utilizzo enciclopedico e frequente ( da rivedere ancora) dei blocchi, per favorire continui inserimenti o liberare determinati giocatori per la conclusione. E anche in questo frangente, il nativo di Lithonia sta dimostrando una certa dimestichezza e strappando i consensi del proprio coach (o almeno così si spera).

Lou Williams va a canestro sfruttando i blocchi di D'Angelo Russell e Ivica Zubac.
Lou Williams va a canestro sfruttando i blocchi di D’Angelo Russell e Ivica Zubac.

In questa azione Williams, che precedentemente aveva eseguito un taglio, sfrutta un blocco portatogli da Russell dopo essere passato alle spalle di Julius Randle. Danilo Gallinari non demorde e continua a seguirlo, ma ecco che interviene il giovane croato Ivica Zubac che si frappone tra l’italiano e il suo compagno di squadra, che riesce a mettere a segno un pregevole tiro a campana.

Lou Williams insacca la tripla dopo aver sfruttato il blocco di D'Angelo Russell.
Lou Williams insacca la tripla dopo aver sfruttato il blocco di D’Angelo Russell.

Altra situazione interessante, come oseremo definire ‘simil-Warriors‘ (con le dovute proporzioni, non scaldatevi): Russell cede il pallone a Randle, che si sistema come vertice alto, mentre Williams aspetta in angolo. Mr. ‘Ice in my veins’ gli viene incontro per eseguire il blocco, lui sguscia facilmente dalla marcatura ed ecco che la tripla è servita.

Mansioni prettamente da guardia tiratrice dunque, giocatore che in questo assetto è fondamentale. Ma non solo, perchè sfruttare le proprie capacità da regista per fornire altre opzioni alla manovra non è mai un male. Williams è abbastanza intelligente ed esperto da capire che deve accontentarsi di un certo quantitativo di possessi e sfruttarli secondo le diverse situazioni, senza soffocare la vena creativa del vero play del team. Necessita attenzione il gioco in pick and roll, altro aspetto in cui la combo guard sa il fatto suo. Il beneficiario è stato Randle, che come si vede nella gif sfrutta il raddoppio sul passatore per andare ad inchiodare la schiacciata.

Lou Williams to Julius Randle.
Lou Williams to Julius Randle.

Anche  Timofey Mozgov ha potuto prendersi la scena sfruttando un dialogo col compagno che usciva a sua stessa volta portatogli proprio da Randle.

Lou Williams to Timofey Mozgov.
Lou Williams to Timofey Mozgov.

 

Tutto qui? Niente affatto, perchè ritorna in gioco Clarkson. A quanto sta emergendo, lo stesso Jordan si sta rivelando un toccasana per il backcourt entrando a partita in corso: con il suo atletismo, il rapido cambio di passo e un tiro migliorato è in grado di spaccare l’inerzia della gara e dare una nuova e pimpante verve ai Lakers. Una modifica, una variante allettante. Come quella legata a Lou, che ha inaspettatamente stravolto delle gerarchie che parevano stabili.

The Coach Blackboard: Cleveland Cavaliers missing defense

The Coach Blackboard, la lavagna tattica di ogni allenatore: vi spiegheremo in questa nuova rubrica alcune situazioni chiave delle sfide NBA. Visto il periodo ci occuperemo della finale rematch della scorsa stagione Golden State Warriors vs Cleveland Cavaliers e che sinora sembra palesemente indirizzata causa principalmente della brutta organizzazione difensiva per i Cavs.

Cleveland Cavaliers missing defense

Come citammo nello scorso articolo di preview, forse la principale chiave tattica nella sfida ai Golden State Warriors è trovare il modo di limitare lo strabordante attacco, a partire dalle due bocche di fuoco Curry e Thompson.

Il problema è che i Cavs nel tentativo di opporre più resistenza possibile agli Splash brothers hanno sinora “dimenticato” tutti gli altri, concedendo canestri facili per una estremizzazione della scelta iniziale e poche letture contenitive per gli altri: per un Curry che lascia spazio ai compagni, Green, Barnes, Iguodala, Livingston, Bogut, Barbosa stanno tuttavia sguazzando in questo impianto difensivo, dove fra gli imputati non è esente neanche il trascinatore e leader assoluto Lebron James.

Vediamo qualche esempio.

Sicuramente il comando dalla panchina è quella di un cambio sistematico sui pick’n’roll che coinvolgono Steph per liberarsi al tiro.

Tuttavia, se l’operazione di squadra non è effettuata correttamente, può portare errori che consentono facili canestri ad avversari in grado di leggere la situazione.

Dal primo quarto di gara2, ad esempio:

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Sullo spostamento di Thompson l’attenzione è ovviamente massima, se difatti si trovasse sulla linea di passaggio di Steph l’ordine pare quello di cambio sistematico fra il difensore di chi porta il blocco per Klay e quello di Klay stesso.

 

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La palla però va verso l’altro lato, il cambio non serve e i difensori da lato debole devono abbassarsi verso il lato della palla per poter portare aiuti.

 

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Smith che marca Thompson quindi giustamente non cambia su Iguodala che aveva bloccato Klay, Lebron si stacca pensando di marcare Thompson: Iguodala resta solo sotto canestro per una facile ricezione e appoggio.

 

Altra situazione da gara2:

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L’idea di cambio sistematico sul blocco è così radicata da far muovere i giocatori a proposito sempre in anticipo… anche troppo.

 

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Barnes finge di portare un blocco per Klay ma in realtà lo finta solamente passandogli di fianco per un velo e un successivo taglio a canestro; Frye quindi non deve cambiare.

 

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Sul taglio di Barnes, Frye colto in ritardo perchè già preparatosi per il blocco e Lebron non ruota minimamente da lato debole.

Quello dei Warriors, attacco già stellare dalla linea dai 3 punti, approfitta di due regali come questi che mostrano la difficoltà di Cleveland di contenere una squadra spumeggiante e dalle ottime letture come quella di Kerr… riuscirà coach Lue a trovare gli adattamenti giusti (ad esempio lo scorso anno pedina difensiva fondamentale fu Mozgov) nelle due gare fra le mura amiche della Quicken Loans Arena o Golden State porterà a casa il secondo titolo consecutivo?

The Coach Blackboard: Golden State Warriors vs Cleveland Cavaliers version 2.0

The Coach Blackboard, la lavagna tattica di ogni allenatore: vi spiegheremo in questa nuova rubrica alcune situazioni chiave delle sfide NBA. Visto il periodo ci occuperemo dei Playoffs, con uno sguardo speciale alla finale forse pronosticata ad inizio anno e puntualmente avveratasi: Golden State Warriors vs Cleveland Cavaliers.

Golden State Warriors vs Cleveland Cavaliers version 2.0

La finale dello scorso anno si verificò fra le stesse due squadre; tuttavia, l’edizione di questa stagione si presenta non proprio come una replica, ma come una versione migliorata della stessa. Quali potrebbero essere le chiavi tattiche del confronto?
Innanzitutto le premesse: Cleveland si presenta al completo rispetto allo scorso anno, in cui le mancarono le due stelle Irving e Love e quindi la punta di diamante Lebron si trovò come centro unico del gioco dei Cavaliers; Golden State invece nonostante le fatiche della serie di finale si presenta più confidente in sè stessa dopo aver centrato il miglior record nella stagione regolare di sempre e con più esperienza a questo livello, cosa che trova in Thompson forse il giocatore dall’impatto maggiore rispetto allo scorso anno da playoffs davvero sottotono.

In campo questo si traduce per i Cavs, vista la gestione di Lue, con un quintetto impostato ancora di più su campo aperto dai tiratori per le transizioni concluse al ferro o l’innesco da parte dell’armeria da parte di James; per i Dubs con una attenzione ancora maggiore alle marcature di Curry sui pick’n’roll e sulle limitate rotazioni possibili dai difensori di Klay.

 

Come battere Golden State?
Il quintetto con Love da 5 (ed eventualmente con Frye da 4 piuttosto che Shumpert da 3) costringe le squadre a dover fare una scelta con il rim protector:  il problema è quello della marcatura di Irving e di James, che è molto difficile (o impossibile) difendere in single coverage e la presenza di un tiratore come Kevin lascia una sola possibilità al giocatore in grado di portare l’aiuto più efficace.

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Da non sottovalutare inoltre come non sia possibile impegnare meno Stephen Curry nella sua metà campo, vista la sua probabile marcatura di Irving, ben altra minaccia dall’arco rispetto a Dellavedova.

Nei Playoff dell’anno scorso Dellavedova segnava 1.2 triple a partita, su 3.8 tentate, con una percentuale pari al 31.6%; Irving, prima di infortunarsi in gara 1 delle Finals, ne segnava 2.1 su 4.6, cioè il 45% di realizzazione dalla linea dei 6.75. Quest’anno il divario sembra essere aumentato ancora di più, visto che Dellavedova in questi Playoff tira appena con il 28% da lontano, contro l’ottimo 45.6% di Kyrie.

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Come battere i Cleveland Cavaliers?

L’idea di small ball dei Cavs non è certo nuova a Golden State, che ne ha fatto un mantra con la sua “lineup of death” con Green da 5 e Iguodala e Barnes intercambiabili da finto 4 e 3.

Se difensivamente quindi ci si può adattare con la “sola” incognita James, il proprio punto di forza è il coinvolgimento della difesa avversaria su Curry; visto il suo range di tiro e la sua rapidità, la soluzione scelta sui pick’n’roll è quella del raddoppio o cambio sistematico, anche con i lunghi a ritrovarsi fuori dalla linea da 3 punti.

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Lo scorso anno nelle finals i Cavs scelsero la prima soluzione:

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In questo caso, l’idea era di affidarsi alla capacità di scelta limitata di Green nelle situazioni di 2 vs 1 contro un ottimo protettore del ferro quale Mozgov:

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3

 

Il tema fu ripreso anche nella sfida di quest’anno con Blatt al timone, e in quelle situazioni Green dimostrò di aver migliorato il suo campionario di scelte. Inoltre, la presenza ora di Love come centro non garantisce la stessa efficacia del russo e forse non la rapidità di piedi per poter cambiare sistematicamente su Steph, e la presenza contemporanea dei due cecchini potrebbe aprire voragini per attacchi in sovrannumero.

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Quale dei due teams riuscirà a limitare il fenomeno dell’altra squadra? Quale supporting cast riuscirà a scardinare il piano partita e gli adeguamenti difensivi dell’avversario?

La risposta a queste domande ci consegnerà la vincente dell’anello: a noi non resta che assistere allo spettacolo… buona finale a tutti!

Small ball a confronto: Donovan surclassa Kerr

Nelle ultime due gare della serie gli Oklahoma City Thunder sono stati schierati nei momenti decisivi del match con il quintetto formato small per arginare la potenza di Steph Curry, Klay Thompson, Harrison Barnes, Andre Iguodala e Draymond Green.
Donovan ha utilizzato:
Ibaka C
Roberson PF
Durant SF
Waiter SG
Westbrook PG
 
Difensivamente schierati con:
Ibaka-Barnes
Durant-Green
Westbrook-Curry
Roberson-Thompson
Waiters-Iguodala
Con cambi difensivi di Ibaka sui blocchi creati per Thompson o Curry che riesce a tenere sotto controllo le due guardie e pronti aiuti difensivi in penetrazione come rim protector.
Ibaka aiuti
Primo caso, Klay taglia verso il ferro, arriva l’aiuto di Ibaka che lo stoppa
Ibaka cambio curry
Secondo caso, la difesa dei Thunder è forza ad un cambio: Barnes blocca per Curry, Ibaka scivola in marcatura su Steph, mentre Russell su Harrison. Ibaka tiene Steph senza troppi grattacapi
I numeri ci dicono: Small Ball a confronto
 
26 minuti in campo per il quintetto con Ibaka-Roberson-Durant-Westbrook-Waiters 
148.9 OFFRTG
59.6 DEFRTG
91-35 nei parziali con i Warriors
 
Su 26 tiri sbagliati, 13 sono stati raccolti dai giocatori di Donovan.
Forzati 13 turnover con 9 palle rubate
Andati in lunetta su 1 possesso ogni 4
Insomma un dominio praticamente totale in 2 gare che ha portato a due vittorie schiaccianti a dir poco: ora si torna nella tana dei Warriors, riusciranno a superare questi aggiustamenti difensivi con un giro palla ed una comunicazione più efficace gli uomini di Steve Kerr?
 

The Coach Blackboard: i Cavaliers di Lue

The Coach Blackboard, la lavagna tattica di ogni allenatore: vi spiegheremo in questa nuova rubrica alcune situazioni chiave delle sfide NBA. Visto il periodo ci occuperemo dei Playoffs, con uno sguardo speciale alla squadra sinora dominatrice nella costa Est, sotto la guida di coach Lue: i Cleveland Cavaliers.

I Cleveland Cavaliers di coach Lue

Statistiche tiro da tre Cavaliers
Statistiche tiro da tre Cavaliers

Se c’è una squadra che più di tutte ha impresso il suo marchio in questi playoffs, ricchi del talento degli Spurs, dei Thunders, con ospite la squadra dal miglior record di sempre, questa è invece quella dei Cleveland Cavaliers.

Quale il segreto dei ragazzi guidati da coach Lue?
Ricordiamo innanzitutto come sia arrivato sulla panchina dei Cavs: assistente di Blatt, ha preso il suo posto dopo il licenziamento dell’ex coach voluto fortemente dallo spogliatoio, alla ricerca di un head coach che potesse capirli, un ex giocatore.

Per la dirigenza qualcosa non filava per il verso giusto e vi fu il cambio; sebbene le malelingue dicessero come la causa dell’avvicendamento fossero le bizze di Lebron e la necessità di inserire una figura che sostanzialmente assecondasse il Prescelto senza prendere decisioni autonome, c’è da dire come invece un miglioramento di un risultato già buono si sta attualmente vedendo sotto la gestione del coach “amico dei giocatori”.

Due sono gli elementi che balzano agli occhi; il primo di tutti è l’atteggiamento.

Solitamente quando arrivano i playoffs Lebron James, da cui indubbiamente passano innanzitutto le fortune dei Cavaliers, cambia spontaneamente registro: celeberrimo è ormai il suo abbandono dei social networks per concentrarsi sul gioco, e il rendimento in questa post season infatti è come solito elevatosi rispetto alla stagione regolare; tuttavia l’intero atteggiamento del gruppo pare migliorato, con gli altri assi (Love e Irving) molto più coinvolti e propensi ad uno sforzo che trascina poi l’intero gruppo e vede i suoi risultati in campo. A tal proposito, voci dicono di un primo impatto del coach che abbia intimato maggior silenzio e concentrazione a tutti i ragazzi, rivolgendosi anche a Lebron con gli stessi toni fermi, cosa che gli ha fatto guadagnare credibilità e rispetto da tutti gli altri ragazzi del roster.

Grazie a questo atteggiamento, inoltre, si rende possibile l’altra novità: ovvero, l’utilizzo di Love da 5. La sua abilità al tiro e quindi di allungare il campo è sempre stata risaputa, l’idea di un suo utilizzo per stanare i lunghi avversari dalla protezione al canestro sulle penetrazioni del Re è sempre stata caldeggiata. Sinora non era mai stata messa in pratica perchè il vantaggio ottenuto nella metà campo offensiva era vanificato o addirittura inferiore allo scotto pagato in difesa, dove l’atteggiamento di Kevin molto morbido non gli consentiva di marcare efficacemente i centri avversari a cui già fisicamente paga un pò dazio.

Ora invece la mossa offensiva è possibile grazie ad un contrappasso di molto inferiore in fase difensiva; alla mossa di Love da centro tiratore, pronto a punire la scelta di lasciarlo solo per aiutare su Lebron (e quindi di fatto sgombrando l’area dal difensore costretto a seguirlo per le penetrazioni di James) si abbina anche un maggiore spostamento dello stesso Lebron nel ruolo di reale gestore della palla, pronto ad un gioco poco elaborato ma visti i protagonisti in campo molto redditizio: attacco costante dell’area (abbandonando quindi i jumpers punto debole del suo gioco offensivo) con aumento delle conclusioni nell’area pitturata e punizione di qualsiasi aiuto difensivo (che nei suoi confronti è sostanzialmente sempre necessario) con scarichi sui tiratori (Smith, lo stesso Love, Frye e un Irving utilizzato maggiormente per questo scopo che come principale trattatore di palla). Le cifre sull’utilizzo del tiro dei 3 punti stanno lì a dimostrarlo; e l’unica sconfitta rimediata sinora, dopo una striscia di 10 successi consecutivi in questi playoffs, confermano la bontà del lavoro di coach Lue.

I numeri dell’attacco dei Cavaliers di Lue:

Andiamo a riportare anche i numeri in continua evoluzione dei Cleveland Cavaliers di Lue paragonati a quelli dei rivali dei Golden State Warriors nei playoff 2016, in regular season, nei playoff 2015 e nella stagione precedente. Evoluzione:

Playoff 2016

Frequenza 3PT: 40.0% (GSW: 34.2%)

3PT per game: 14.8 (GSW: 12.2)

%3PT: 44.7% (GSW: 40.8%)

RS 2015-2016

Frequenza 3PT: 35.2% (GSW: 35.8%)

3PT per game: 10.7 (GSW: 13.1)

%3PT: 36.3% (GSW: 41.5%)

Playoff 2015

Frequenza 3PT: 34.7% (GSW: 36.2%)

3PT per game: 9.8 (GSW: 11.4)

%3PT: 34.0% (GSW: 37.4%)

RS 2014-2015

Frequenza 3PT: 33.4% (GSW: 30.9%)

3PT per game: 10.1 (GSW: 10.7)

%3PT: 36.8% (GSW: 40.0%)

 

Per NBA Passion,
Marco Munno e Marco Luigi Berteotti

The Coach Blackboard: la confusione arbitrale nel finale di gara 2 Spurs-Thunder

stats corner

The Coach Blackboard, la lavagna tattica di ogni allenatore: vi spiegheremo in questa nuova rubrica alcune situazioni chiave delle sfide NBA. Visto il periodo ci occuperemo dei Playoffs, con uno sguardo speciale ad uno dei finali più combattuti sinora: quello di gara 2 della serie di semifinale di Conference fra San Antonio Spurs e Oklahoma City Thunders.

San Antonio Spurs vs Oklahoma City Thunders game 2

La dura lezione impartita dagli Spurs in gara 1 viene ribaltata dai Thunders che violano il fattore campo degli Spurs, in stagione battuti per la sola seconda volta in casa (l’unica sinora, manco a dirlo, patita per mano dei Golden State Warriors); la vittoria arriva solo per 1 punto, in un match così tirato quindi gli ultimi possessi sono quelli decisivi.
Un gran polverone si è alzato per la penultima azione, a conti fatti decisiva: rimessa in attacco per Oklahoma sul +1, ecco cosa accade…

Come poi ammesso anche dalla lega stessa, sono addirittura 5 le violazioni non fischiate che vengono commesse in questi ultimi 13 secondi.

Prima della rimessa (0.04 nel video) : Ginobili nel saltare davanti alla rimessa pesta la riga con il piede; sarebbe fallo tecnico (secondo il regolamento NBA), quindi tiro libero e palla per OKC.

Prima della rimessa (0.06 nel video) : Mills trattiene Adams; potrebbe essere fallo, quindi tiri liberi per OKC.

Prima della rimessa (0.07 nel video) : Leonard tira la maglietta di Westbrook nello smarcamento del playmaker numero 0; potrebbe essere fallo, quindi tiri liberi per OKC.

Prima della rimessa (0.08 nel video) : Waiters spinge via con una gomitata Ginobili per farsi spazio; potrebbe essere fallo tecnico o fallo in attacco, quindi tiro libero o meno, palla a San Antonio per una situazione a metà campo.

Sul rimbalzo offensivo (0:19 nel video) : Ibaka frana su Aldridge; potrebbe essere fallo, quindi tiri liberi per San Antonio.

Fra tutte queste violazioni, quella meno al limite dell’interpretazione e quindi più netta sembra proprio quella di Waiters, con il suo colpo a Ginobili. Impeccabile la reazione dell’argentino che, invece di riprendere soliti malcostumi (anche se in questo caso pienamente dalla parte della ragione), ammette che la sconfitta non è stata causata da quell’episodio.

Certo, guardando lo scarto finale, tutte e 5 le mancate chiamate avrebbero potuto invece scrivere il punteggio finale, a favore di una o dell’altra: se le due squadre hanno lasciato il tutto alle spalle per pensare a gara3, non si può comunque purtroppo risparmiare una tirata d’orecchi agli arbitri come la stessa Lega ha fatto.

E voi, quale violazione ritenere più grave?

In ogni caso, nonostante i falli non fischiati Ginobili stesso si è espresso nel finale di gara 2: “Non abbiamo perso per colpa della mancata chiamata di Waiters”. In ogni caso è doveroso riportarli alla luce ed ammetterli come ha fatto la NBA stessa e come fa dopo ogni sfida.

Pronti per game 3?

The Coach Blackboard: l’inizio del secondo turno ad Ovest

The Coach Blackboard, la lavagna tattica di ogni allenatore: vi spiegheremo in questa nuova rubrica alcune situazioni chiave delle sfide NBA. Visto il periodo ci occuperemo dei Playoffs, con le prime due sfide delle semifinali di Conference, precisamente quella Ovest, con impegnate le due squadre che hanno dominato la stagione regolare e allo stesso modo hanno strapazzato le rispettive avversarie.

San Antonio Spurs vs Oklahoma City Thunders game 1

La squadra che sarà estromessa da questo contesto sarà la migliore fra le escluse al secondo turno: entrambe nella costa Est sarebbero probabilmente la migliore del lotto (non ce ne voglia King James ma coi suoi Cavs sembra troppo meno profondo di entrambe). In questa sfida fra gli opposti, come filosofia (squadra di sistema contro squadra costruita intorno alle sue due super individualità), approccio alla gara (costanza e metodicità contro entusiasmo e picchi estremi positivi o negativi) e profilo delle stelle (difesa innanzitutto e basso impatto mediatico per Leonard così come per il simbolo Duncan contro attacco prima di tutto ed estroversione per Durant e soprattutto per Westbrook) è indispensabile sovrastare i punti fermi del team avversario non sfidandoli al proprio gioco. A proposito, le mosse del geniale coach Popovich: Leonard in marcatura su Westbrook pee far andare fuori giri il leader emotivo di OKC (con l’altro specialista Green sulle tracce di Durant, senza pagare esagerato dazio) e, vista la la poca collaborazione difensiva dei Thunder (che conta su tre specialisti in marcatura singola ma una pessima intesa in collettivo), li attacca in continui pick’n’pop e pick’n’roll, dai quali rispettivamente il bloccante e il bloccato non sono mai presi dalla difesa (e quando a ricevere libero dalla prima situazione è uno dei migliori 3 tiratori dalla media della lega come Aldridge, e nella seconda è sempre libero una gemma come Leonard…).
Risultato: percentuali fantascientifiche degli speroni, empasse offensiva dei tuoni e il risultato di primo quarto, 43-20 diventato a metà gara già di 73-40, chiude la partita inderogabilmente.

Golden State Warrior vs Portland Trail Blazers game 1

Golden State Warriors guard Stephen Curry (30) waits for play to resume during the first quarter of an NBA basketball game against the Boston Celtics in Boston, Friday, Dec. 11, 2015. (AP Photo/Charles Krupa)
Golden State Warriors guard Stephen Curry (30) waits for play to resume during the first quarter of an NBA basketball game against the Boston Celtics in Boston, Friday, Dec. 11, 2015. (AP Photo/Charles Krupa)

Quale altra squadra NBA si presenterebbe con il ruolo di chiara favorita nella serie senza il suo miglior giocatore, MVP in carica e probabilmente riconfermato anche per questa stagione? Golden State si presenta alla serie conscia della propria forza, vogliosa di dare un’impronta forte alla serie (e magari chiuderla per far riprendere Curry il più possibile dal suo infortunio senza forzare recuperi prima degli scontri più difficili); l’avversaria, dal blocco giovanissimo (la rotazione principale è composta da tutti ragazzi sotto i 26 anni), dopo un accesso miracoloso viste le premesse stagionali ai playoffs e addirittura il passaggio del turno sui favoriti (ma sfortunatissimi Clippers) trova un avversario prontissimo.

Giocatore chiave si è dimostrato per i Trail Blazers sinora Plumlee, e inoltre essi hanno mostrato una buona propensione a giocare lo small ball tanto caro nella Baia: coach Kerr decide quindi di essere molto più “pesante” del solito, tenendo molto tempo in campo Bogut da centro e Green da ala forte (con il più pesante Varejao come primo cambio per il lungo); inoltre la marcatura del pericolo pubblico numero uno Damian Lillard è affidata a Klay Thompson, forse il secondo difensore migliore della lega sugli esterni. Di conseguenza Damian si limita a sparacchiare da fuori, ostacolato dalla grossa taglia fisica di Klay che dall’altra parte non è assolutamente contenuto dall’altro piccoletto McCollum, in difficoltà spesso contro le guardie avversarie, senza smentirsi in questo match; inoltre Plumlee è contenutissimo dalla coppia di lunghi dei Warriors dove Green fa da playmaker non ufficiale, dominando il match su entrambi i lati del gioco. Onore ai Blazers che non mollano, cercando di restare attaccati per non sembrare remissivi come esordio nella serie; di certo, il solo contributo della panchina, con Crabbe sopra tutti non può bastare contro una squadra parimenti forte nella sua second unit.

The Coach Blackboard: Toronto e Atlanta

coach blackboards raptors-hawks

The Coach Blackboard, la lavagna tattica di ogni allenatore: vi spiegheremo in questa nuova rubrica alcune situazioni chiave delle sfide NBA. Visto il periodo ci occuperemo dei Playoffs, con due sfide che ieri notte, dopo grande equilibrio, potrebbero aver trovato il punto di svolta: quelle con protagoniste Toronto ed Atlanta.

Toronto Raptors vs Indiana Pacers (3-2)

Un vero saliscendi il confronto fra queste due squadre: dopo gare fortemente indirizzate in ognuno dei quattro confronti, quello dell’importante gara 5 ha visto entrambi i lati della medaglia per poi chiudersi con un successo a favore dei canadesi per qualche decimo di secondo. Opposti che sono propri di entrambe le squadre della serie: Toronto dal ritmo più contenuto, più fisicata, mentre Indiana più votata allo small ball. Questo confronto ha portato a vari cambi di lineup da parte dei due coach, con Toronto che ha tagliato fuori dalla rotazione Scola e Indiana che ha inserito in pianta stabile Turner in quintetto. Opposti anche i punti di forza nel reparto lunghi: Indiana non riesce a contenere Valanciunas con Mahinmi e, per estrometterlo dal gioco, ha varato l’inserimento come lungo, a volte unico ,di un più leggero Turner; Turner, però, permette situazioni di pick’n’pop per le quali sia il centro lituano che il suo efficiente cambio (in fase difensiva) Biyombo sono costretti a rispettare, fungendo meno da rim protectors per le penetrazioni dell’incontenibile George e del fulmineo Monta Ellis. L’accoppiamento difensivo degli esterni è quello che genera poi il match up più complesso per entrambi: se Hill è un ottimo difensore e si prende cura di Lowry (con marcatura reciproca), George tiene DeRozan, però non succede il contrario e i Raptors, per limitare PG13, hanno come unica risorsa Carroll. Indiana deve accoppiare Carrol con Ellis, meno alto dell’ala in forza ai canadesi, che però vive in attacco degli scarichi: quanto più Monta faticherà nel contenere Carroll tanto più Toronto avrà, anzi, tenterà, una risposta efficiente al fenomeno dei Pacers.

Atlanta Hawks vs Boston Celtics (3-2)

PORTLAND, OR - JANUARY 20: Paul Millsap #4 of the Atlanta Hawks dribbles the ball against the Portland Trail Blazers on January 20, 2016 at the Moda Center Arena in Portland, Oregon. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2016 NBAE (Photo by Sam Forencich/NBAE via Getty Images)
PORTLAND, OR – JANUARY 20: Paul Millsap #4 of the Atlanta Hawks dribbles the ball against the Portland Trail Blazers on January 20, 2016 at the Moda Center Arena in Portland, Oregon. 

La tenuta difensiva di Boston, molto generosa in attacco, visto lo splendido lavoro di Stevens (che da giocatori non certo completi offensivamente ha tirato fuori un bel sistema) è la chiave della serie. Contenere infatti il duo Millsap-Horford non è un’impresa facile e Boston ha già modificato fortemente la sua rotazione per opporre contromosse. L’assenza di Bradley toglie uno dei migliori difensori della lega al backcourt dei Celtics, che già per forza di cose soffrono con Thomas nella metà campo difensiva tanto quanto ne giovano in quella offensiva; Horford e Millsap sono entrambi pericolosi dal pitturato sino alla linea da tre punti e, se uno viene tenuto da Amir Johnson, l’altro diventa il pericolo maggiore da arginare e per il quale è stato rispolverato Jerebko dopo una stagione di scarso utilizzo o provati Crowder e addirittura Smart. Dall’altra parte, Atlanta soffre esterni non completi che in qualche modo lasciano scelte marcate a Boston in fase di matchup: Korver non ha iniziativa dal palleggio, Bazemore quasi, Teague è il più pericoloso, mentre la difficoltà al tiro di Schroeder permette di non cambiare ma passare dietro sui pick’n’roll e quindi non esporsi ulteriormente contro il duo di lunghi delle aquile.

NBA Playoff 2015, lavagna tattica: Bulls @ Cavs gara 1 e 2

In principio erano le due grandi favorite dell’Est, erano presso l’Est ed erano l’Est. Agli albori della stagione, con i Pacers praticamente fuori dai giochi senza Paul George, tutti auspicavano, o quanto meno pronosticavano ai playoff una ECF tra i Cavs del figliol prodigo LeBron James, determinato a portare il primo titolo al proprio territorio natio e a formare una nuova dinastia con Irving e Love e i Bulls di un ritrovato Derrick Rose, anche lui profeta in patria, finalmente tornato e risoluto nel porre fine a tutti i mugugni nei suoi confronti, in virtù anche di una attrezzatissima squadra alle spalle, la più forte dell’Illinois dai tempi di Michael Jordan.
 A poco più di sei mesi di distanza, dopo una regular season a dir poco travagliata per entambe le parti, alle finali di conference ci arriverà una e una sola di queste due compagini, con l’altra sfidante proveniente dalla serie tra Hawks e Wizards. Potrà piacere o non piacere, ma il tabellone, regalandoci questa sfida prima del previsto, non ha per niente sminuito il fascino della serie.
Almeno fino ad ora, le aspettative si sono rivelate più che fondate, con entrambe le gare estremamente interessanti e a dir poco sorprendenti. Perdonatemi un punto di vista fin troppo relativista, ma i due incontri disputati hanno dimostrato che nel basket non esiste una verità assoluta, che nel basket tutto è il contrario di tutto.
Già a partire dalla prima palla a due è sembrato chiaro che la serie sarebbe stata variegatissima dal punto di vista tattico, a partire dai matchup in entrambe le fasi di gioco. Nella metà campo di Chicago, in virtù dell’accoppiamento tra Butler e James, schierato in emergenza nel ruolo di PF, Noah si è ritrovato a dover marcare la SG avversaria, Iman Shumpert. Sebbene il sistema difensivo di coach Thibs sia stato esemplare nel corso della partita, tali matchup giustificano in parte la grande prestazione in attacco di Shump e a rimbalzo di LeBron. In particolare il duello tra il centro francese e l’ex Knicks ha avvantaggiato non poco la squadra in maglia bianca, poiché il figlio di Yannick ha spesso dovuto lasciare il proprio uomo, per andare ad aiutare a centro area e sopperire alle ormai solite amnesie di Pau Gasol.
Irving e Mozgov giocano un pick and rollGasol esce sul perimetroNoah aiuta su IrvingShumpert tira con spazio
Comunque a Thibodeau va dato il merito di aver organizzato ottimamente la propria difesa, praticando l’hedge in situazione di blocco tra esterni, l’ICE in caso di pick and roll laterale e il cambio quando a bloccare è stato l’uomo marcato da Noah.  Certamente le assenze dei Cavs, con J.R. Smith e Love su tutti, hanno agevolato il lavoro dei “Tori”, i quali sono spesso riusciti a proteggere come voluto il pitturato e annullare i penetra e scarica avversari, senza i due noti ad allargare il campo e tirare in catch and shoot.
Dall’altra parte del campo, James ha svolto un ottimo lavoro contro Noah, sopprimendo tutti i tentativi di hand-off grazie alla sua maggiore velocità di piedi. Nonostante ciò, coach Blatt avrà avuto sicuramente qualcosa da ridire sul rendimento difensivo dei suoi nei primi due quarti di gioco, poiché le dormite dei suoi giocatori non sono assolumante giustificabili.
Rose la passa a ButlerButler la passa a NoahDunleavy blocca per ButlerDunleavy viene lasciato soloDunleavy tira con spazio
Complice anche la grande prestazione offensiva dei Bulls, capaci di alternare e combinare motion, flex, shuffle e triangle offense, la squadra dell’Ohio ha sofferto molto fino all’ingresso della second unit. Il tandem Thompson-Mozgov ha svolto un egregio compito sul pick and roll avversario, riuscendo a contenere nel migliore dei modi sia le penetrazioni di Rose, sia i jump shot di Gasol.
Ma la rimonta del secondo quarto è passata molto anche per una fase offensiva finalmente degna di tale nome. Blatt non ha stravolto la squadra, ma semplicemente i suoi hanno iniziato a correre di più e meglio in transizione e hanno ritrovato le corrette spaziature, scardinando la retroguardia di Chicago, ribaltando più volte la palla da un lato all’altro del campo e costruendo buoni tiri con penetra e scarica e extra pass.
Irving e James giocano un pick and rollButler è in ritardo su LeBronJames penetra e scarica per ShumpertJones tira con spazio
 Tutto quanto di buono nostrato dai Cavs nel corso della seconda frazione di gioco, non si è neppure intravisto nel terzo quarto.
Lo staff tecnico della squadra di casa ha deciso, durante l’intervallo, di accoppiare nella propria metà campo il più atletico Thompson con Pau Gasol, per limitare l’efficacia del pick and roll col catalano da bloccante. Tuttavia i risultati per LeBron e compagni sono stati tutt’altro che positivi, con TT autore di una prestazione difensiva a dir poco indisciplinata. Più di una volta, infatti, è capitato che il n. 13 aiutasse dal lato sbagliato sui blocchi avversari e concedesse alla squadra rivale una chiara situazione di vantaggio. Come se non bastasse, l’ex Grizzlies e Lakers ha tirato con una precisione surreale dal mid-range e insieme ai suoi compagni, ha aumentato l’intensità difensiva sul pick and roll di Cleveland, dando il via al parziale nel terzo quarto che ha praticamente deciso il match.
Gasol e Rose giocano un pick and rollLa difesa dei Cavs collassaButler tira una tripla con spazio
Difatti la bench unit dei Cavs è riuscita a ricucire parte dello svantaggio nel quarto quarto, ma con il ritorno in campo dei titolari, l’armata di Thibodeau ha ristabilito le distanze. Con il passare dei minuti, entrambe le compagini si sono affidate alle loro armi più efficaci, da una parte il pick and roll tra Irving e James, dall’altra quello tra Rose e Gasol. Se i primi due non hanno fatto benissimo a causa di pessime scelte di tiro, gli altri hanno legittimato la vittoria dei Bulls, grazie a ottime percentuali dal campo e spaziature praticamente perfette. L’MVP del 2011 è stato esemplare nell’attirare su di sé le attenzioni della difesa, temporeggiare e mettere a proprio agio il bloccante nelle ricezioni.
Gasol e Rose giocano un pick and popRose accentra le attenzioni della difesaShumpert aiuta su GasolButler tira con spazio
Forse galvanizzati dalla vittoria precedente, forse stanchi dalla grande partita disputata o più probabilmente a causa di un altrettanto grande prestazione dei Cavs, Chicago è andata sotto di venti punti nel primo quarto di gara 2. Dove vanno ricercate le cause di quest’incredibile inizio di Cleveland?
Innanzitutto il quintetto rinnovato, con Thompson da titolare, ha ridotto il potenziale offensivo dei suoi, senza il matchup tra Noah e Shumpert e col campo chiaramente più stretto, ma ha dato nuova linfa alla fase difensiva. L’ottimo lavoro di TT ha ridotto l’attacco dei Bulls a soli 18 punti segnati nel primo quarto, ma soprattutto ha dato il via a quella transizione offensiva che ha letteralmente spezzato le gambe della Windy City.
Transizione offensiva orchestrata nella maggior parte dei casi da LBJ, autore di un incredibile primo quarto su entrambi i lati del campo. Finalmente schierato nel ruolo di SF e sciolto dai vincoli della posizione di ala grande, James è stato spesso libero di cambiare sui blocchi di Chicago, mettendo in luce la sua straordinaria duttilità difensiva. Allo stesso tempo il quattro volte MVP ha lavorato magistralmente gli isolamenti in attacco contro Butler, il quale ha concesso decisamente troppo a un avversario così temibile.
Sostanzialmente i Cavs sono riusciti a mantenere il vantaggio costruito nel primo quarto per tutto il resto della partita, rischiando anche di dilagare, visto il crollo psicologico al quale è andata incontro la squadra dell’Illinois. Infatti i Bulls, chiamati a ricucire uno svantaggio tanto ampio, hanno alternato momenti di sbandamento dettati dalla fretta di recuperare palla ad attimi di intensità bassissima causata da un morale basso.
Irving la passa a PerkinsRose prova l'anticipoIrving penetra e scaricaJones mette la tripla
Dellavedova e James giocano un pick and rolldellavedova scarica per ShumpertShumper mette la tripla con spazio
Solamente nel secondo tempo sono arrivati i primi segnali di vita dalla squadra di coach Thibs, con un parziale di 14-0 nel segno di buone spaziature in attacco. Comunque nemmeno ciò è bastato a rimettere in piedi la partita e col ritorno in campo dei titolari, la squadra di casa è riuscita a ristabilire le distanze e pareggiare la serie sull’uno a uno.
Continuate a seguire NBAPassion.com per ulteriori breakdown su questa serie e tanto altro ancora.
Per NBA Passion,
Antonio Greco

NBA Playoff 2015 – Breakdown tattico: Come si presenteranno i Cavs al second round?

I Cleveland Cavaliers hanno rispettato le attese nel primo round dei Playoff NBA 2015, ma alla luce di quanto accaduto in gara4 proprio contro i Celtics, coach Blatt dovrà fare a meno di Kevin Love e J.R. Smith nel secondo round, che li vedrà al cospetto della vincente nella serie tra Chicago Bulls e Milwaukee Bucks, ancora in bilico sul 3-2 in favore dei Tori.

Kevin Love si è infortunato alla spalla sinistra in un contatto di gioco con Kelly Olynyk, nel quale ha avuto la peggio procurandosi una lussazione ad una spalla, e si trova quindi ai box per il resto della post season, mentre per J.R. Smith la questione è ben diversa, alla luce del flagrant 2 fischiato durante gara 4 con i biancoverdi, quando JR ha colpito volontariamente Crowder. L’ala numero 99 dei Boston Celtics ovviamente non ha risparmiato parole a riguardo, ed è arrivata la squalifica per 2 giornate che mette out dai giochi per il secondo round anche Smith.

Coach Blatt dovrà dunque ri-disegnare il quintetto base dei suoi, quali sono dunque le opzioni che ha di fronte il coach dei Cleveland Cavaliers?
In primis verrebbe da pensare ad uno spostamento di LeBron James da SF a PF, ruolo che peraltro ha occupato per diverse stagioni a Miami, che comporterebbe l’ingresso di James Jones in quintetto base da SF, ma questa non è l’unica opzione per rimpiazzare Kevin Love: l’ingresso di Tristan Thompson in quintetto base non è da escludere, il giovane lungo ha spesso mostrato di saperci fare sotto canestro e di garantire un’enorme quantità di rimbalzi. Qualora l’opzione Thompson sia quella che poi verrà presa da David Blatt allora il quintetto dei Cavs troverebbe sicuramente meno punti, ma molta più presenza a rimbalzo e difesa, essendo Love un giocatore affidabilissimo in attacco ma molto meno in difesa.

L'infortunio a Kevin Love, accorso in gara4 dei playoff al TD Garden contro i Celtics
L’infortunio a Kevin Love, accorso in gara4 dei playoff al TD Garden contro i Celtics

Per quanto riguarda invece J.R. Smith le opportunità non sono moltissime, principalmente tre: la coesistenza tra due PG di ruolo, come Irving e Dellavedova, l’ingresso (improbabile) di Joe Harris in quintetto base in coppia con Irving, oppure l’ingresso di Shumpert da SG in coppia con Irving da PG. Il caso meno accreditato è l’ingresso di Harris in quintetto base, mentre le altre due soluzioni sono entrambe interessanti: la coppia Irving-Dellavedova farebbe molti meno punti e probabilmente sarebbe inferiore anche in difesa ma ne potrebbe giovare la costruzione delle azioni, mentre la coppia Irving-Shumpert garantirebbe una buona intensità difensiva e un ottimo atletismo ma comunque meno punti che la coppia titolare Irving-Smith.

Jr Smith in palleggio con la canotta dei Cleveland Cavaliers
Jr Smith in palleggio con la canotta dei Cleveland Cavaliers

La prossima serie sarà con i Bucks o i Bulls, franchigie che non hanno molto da invidiare al roster dei Cavs: i Bucks possono contare sull’atletismo di Antetokounmpo nel ruolo di 3 sul quale sicuramente James Jones soffrirebbe, per una questione di carta d’identità e di qualità messa in campo, mentre nel back court la minaccia si chiama Micheal Carter-Williams, che però sarà presumibilmente marcato da Irving.
Nel caso invece l’avversaria siano i Chicago Bulls la franchigia di LeBron James dovrà prestare attenzione agli schemi difensivi disegnati da coach Tom Thibodeau, ed in particolare sempre nello spot di PF ad un Pau Gasol che sembra stia vivendo la seconda giovinezza della sua carriera. Altro matchup a cui Blatt dovrà prestare attenzione sarà nello spot di SG, dove i Bulls possono vantare un Jimmy Butler in forma stratosferica, inoltre la coppia formata da quest’ultimo con Derrick Rose può essere considerata uno dei migliori back court della lega.

Tristan Thompson, giovane sorpresa nella stagione dei Cavs
Tristan Thompson, giovane sorpresa nella stagione dei Cavs

Insomma le possibilità di passare il turno per i Cavs sono concrete, dato che i Bulls vengono da una stagione di alti e bassi e problemi nello spogliatoio e a livello dirigenziale ed i Bucks vengono da una parte finale di stagione regolare che ha lasciato trapelare qualche sintomo di crisi, ma il passaggio del turno per la franchigia dell’Ohio non sarà affatto automatico, bensì indipendentemente da chi sarà l’avversaria ci sarà da sudare ben più che al primo turno, alla luce soprattutto del maggiore equilibrio tra i roster. L’assenza di Love permetterà certamente meno soluzioni offensive, ma potrà anche riequilibrare la difesa che anche nella serie con i Celtics è parsa in difficoltà qualche volta di troppo. Il forfait di J.R. Smith porterà grossomodo le stesse conseguenze, con una sola differenza: sebbene le alternative a J.R. garantiscano meno punti dell’ex Knicks, non è detto che possano garantire una maggiore difesa. Infatti a differenza di James e Tristan Thompson, entrambi difensivamente più produttivi di Love, l’unico che pare garantire una certa intensità difensiva nel reparto guardie della second unit sembra rispondere al nome di Iman Shumpert. I Cavs infine dovranno far fronte ad un probabile generale calo delle percentuali da 3 punti, dato che il maggior numero di conclusioni dalla lunga distanza arrivano generalmente proprio da J.R. Smith o da Kevin Love, che, rispetto a quando vestiva la jersey dei Timberwolves, viene spesso e volentieri usato come principale arma per colpire dalla lunga distanza.

Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

NBA Playoff 2015, lavagna tattica: Wizards @ Raptors gara 1 e 2

Nel corso di questi Playoff non abbiamo avuto molte sorprese dal punto di vista dei risultati, con sette serie su otto fissate sul 2-0 o sul 3-0. In questa situazione stridono un po’ gli score delle partite tra Raptors e Wizards, con i capitolini in vantaggio per tre vittorie a zero, ma dopo aver ribaltato il fattore campo due volte all’Air Canada Center. Che Washington potesse strappare un successo nel “Great White North” era prevedibile, ma in pochissimi, prima della palla a due, avevano pronosticato i Wizards vincenti 3-0. Invece coach Wittman, almeno fino ad ora, sta dominando il confronto col suo antagonista, Dwane Casey ed è anche (o soprattutto) merito suo se la squadra della capitale può già chiudere la serie in casa, senza dover ritornare a Toronto.
Grande prova di forza di Wall & Co., dunque, nonostante in tutte e due le partite abbiano sofferto nella prima parte di gioco. Infatti in gara 1 la grande interscambiabilità degli esterni dei Raptors, con in campo costantemente almeno due tra Lowry, Williams, DeRozan e Ross, ha praticamente azzerato la pericolosità delle uscite dai blocchi di Beal e dei blocchi tra guardie, praticando un cambio sempre accettabile.
A causa di questa difficoltà nel produrre punti in situazione di half court offense, coach Wittman ha messo mano al piano tattico dei suoi a gara in corso, cercando di eseguire più pick and roll sull’asse esterno-lungo e tiri in transizione. In particolare il quintetto piccolo con Paul Pierce (autore di cinque canestri consecutivi a cavallo tra secondo e terzo quarto) da ala grande, ha spezzato le gambe ai Canadesi, grazie a una velocità in contropiede incontenibile (più per intensità che non per atletismo) per i Canadesi.
Al contrario Toronto ha calato il suo rendimento offensivo, a causa di un numero di isolamenti troppo elevato, determinando il parziale dei Wizards nella fase centrale del match. Il risultato è stato un attacco asfittico, con tantissimi tiri contestati, complici anche le pessime percentuali al tiro di Lowry, Williams, Ross e DeRozan e le ottimi capacità difensive di cui è dotato John Wall. Inoltre coach Casey, rispondendo alla small ball avversaria con la stessa moneta, non ha fatto altro che evidenziare i problemi a rimbalzo dei suoi uomini. Ovviamente questo fondamentale fonda le sue radici sull’intensità, ma avere qualche centimetro in più non può far altro che bene sotto le plance.
La riscossa dei Raptors s’è fatta attendere, ma è finalmente arrivata nel quarto quarto, durante il quale hanno alzato l’asticella del proprio gioco sia in attacco che in difesa. In fase difensiva Casey ha deciso di variare le sue scelte tattiche a seconda del ball handler, praticando la trap su Beal, autore di un ottimo terzo quarto, cercando di recuperare subito palla o di costringere la SG a passarla, mentre concedendo il tiro a Wall, il quale è sicuramente migliorato nel jump shot, ma non è ancora un tiratore affidabile.
Beal e Seraphin giocano un pick and rollValanciunas raddoppia su BealBeal prova a creare dal palleggio
Vediamo come i Raptors hanno difeso su Beal nel quarto quarto di gara 1. Il n. 3 gioca un pick and roll con Seraphin verso il centro del campo. Valanciunas e  Vàdquez raddoppiano aggressivamente la SG, impedendogli sia di penetrare che di trovare Seraphin. In tal modo l’attacco perde il vantaggio e Beal deve creare dal palleggio.
Ma il fiore all’occhiello del quarto quarto di Toronto è stato sicuramente la produzione offensiva, finalmente al livello del talento presente in roster. Eseguendo più set plays e meno isolamenti, l’attacco ha prodotto tiri di qualità migliore, in particolare per Lou Williams, incontenibile in uscita dai blocchi grazie alla sua velocità. E il resto ce l’ha messo Greivis Vásquez, con questo clutch shot a pochi secondi dalla fine.
Williams esce da un blocco di JohnsonWilliams tira con spazio
Williams esce da un blocco singolo di Johnson e in virtù della sua velocità, Beal ne perde le tracce; il fresco sesto uomo dell’anno mette la tripla con spazio.
Con la partita all’overtime e l’intensità alle stelle, entrambi gli attacchi hanno sofferto a produrre punti, generando un supplementare non proprio spettacolare. Ancor meno divertente lo è stato per i tifosi della squadra di casa, visto il risultato finale: con i quintetti piccoli di entrambe le compagini a confronto (da una parte Pierce da quattro, dall’altra Amir Johnson da cinque) i “Maghi” hanno di nuovo dominato i Raptors a rimbalzo, avendo quasi sempre il controllo dell’incontro e disponendo di seconde opportunità per segnare. D’altro canto i Canadesi hanno messo a referto solo quattro punti durante l’OT, regalando ai capitolini la vittoria della prima partita di questa postseason.
 Chi si aspettava un inizio di gara 2 remissivo da parte dei Raptors, dopo la sconfitta precedente, è stato subito smentito dopo pochi minuti di partita, tramite un primo quarto da 31 punti e una prestazione offensiva strepitosa. Ovviamente un buon attacco non si crea in tre giorni e molti di questi punti sono arrivati da un isolamento, ma anche in uno contro uno statico si può trovare una buona organizzazione tattica.
Infatti, a differenza della prima partita, gli uomini in maglia bianca sono scesi sul parquet con le idee più chiare: attaccare il matchup DeRozan-Pierce in tutti i modi (in post, dal palleggio o sul pick and roll), ma soprattutto mantenere sempre le corrette spaziature con almeno tre tra Lowry, DeRozan, Williams, Ross, Vàsquez e Patterson costantemente sul perimetro, per evitare raddoppi sul portatore e punirli qualora fossero arrivati.
Allo stesso tempo il lavoro difensivo di Hansbrough, partito nel quintetto titolare per la seconda volta consecutiva, ha creato, grazie al suo atletismo, più di un grattacapo a coach Wittman. Psycho T, infatti, molto più veloce dei lunghi avversari, è stato in grado portare grande pressione al ball handler avversario, impedendogli la penetrazione, ma allo stesso tempo di recuperare facilmente sul proprio uomo senza farsi prendere di sorpresa. L’ex Pacers, decisamente non il più disciplinato dei difensori, ha finito però per veder sminuito il suo impatto difensivo col passare dei minuti, in quanto, prevedendo la scelta di Hansbrough, Wall e Beal sono stati spesso in grado di splittare il raddoppio o trovare il bloccante con un pocket pass.
Beal e Gortat giocano un pick and roll
C'è grande pressione su BealGortat riceve con spazioGortat mette il jump shot
Su un pick and roll giocato tra Beal e Gortat, Hansbrough raddoppia il portatore cercando di recuperare palla. La SG dei Wizards, però, anticipa i tempi, arrestando il palleggio e trovando Gortat prima che arrivino gli aiuti di Valanciunas e DeRozan dal lato debole. Si crea una situazione di vantaggio per l’attacco e il centro polacco tira e segna con spazio.
Grazie a ciò e al quintetto piccolo nuovamente sul parquet, Washington è stata in grado di piazzare il parziale di 13-0 nel secondo quarto, che si è rivelato decisivo al termine del match. Con il minutaggio di Lowry limitato dal problema falli, l’attacco dei Canadesi ha subito un netto crollo nelle prestazioni nella fase centrale del match: pochissimo movimento di palla ha determinato una fase offensiva stagnante, sfociata in tiri difficili e in una conseguente bassa percentuale dal campo.
E poiché i problemi non vengono mai soli, la difesa dei Raptors è crollata nel terzo quarto, a causa di una protezione del ferro a dir poco scadente. Troppe sono state le volte in cui Wall o altri sono arrivati verso il centro del campo facilmente, sia sul pick and roll che in uscita dai blocchi, a causa di una passività generale dei lunghi (Valanciunas su tutti).
Wall e Gooden giocano un pick and rollWall la passa a SessionsSessions riceve con spazioSessions mette la tripla
 Wall e Gooden giocano un pick and roll molto alto, sul quale i Raptors difendono malissimo. Williams spinge il prodotto di Kentucky verso il lato forte, mentre Patterson lo aspetta sul lato debole. Di conseguenza Wall penetra facilmente, si crea una situazione di vantaggio per l’attacco e Sessions mette la tripla aperta dall’angolo.
Contemporaneamente i Wizards hanno giocato un maggior numero di set plays e inanellando una tripla dopo l’altra, hanno spezzato in due l’incontro. In particolare Beal, sicuramente il più pericoloso dei suoi off the ball, è risultato decisivo anche senza toccar palla, in virtù dello stress costante a cui sottopone le difese avversarie.
Nenè slip the pickBeal taglia a canestroWall la passa a SeraphinSeraphin mette il gancio
 Nenè fa finta di giocare un pick and roll, ma esegue lo slip the pick e va a bloccare off the ball per Beal. Questi depista il suo marcatore, attento a tutti i suoi movimenti, fintando di uscire dal blocco, per poi tagliare a canestro. Si crea una situazione di vantaggio analoga a quella della sequenza precedente e Seraphin riceve dal suo playmaker e mette il gancio.
Con la partita ampiamente indirizzata sui binari che portano a Washington, nel quarto quarto Toronto ha cercato di segnare nei primi secondi dell’azione, causando, come se non bastasse, delle pessime scelte di tiro. Nel corso dell’ultima frazione di gioco, i padroni di casa hanno cercato di riaprire la partita, con una reazione più di orgoglio che di altro, ma gli sforzi si son rivelati velleitari ai fini del risultato.
Continuate a seguire NBAPassion.com per ulteriori breakdown su Raptors vs Wizards e tutte le altre serie di questi Playoff 2015.
Per NBA Passion,
Antonio Greco