Screen Assists: cosa sono e chi è il migliore della lega?

Screen Assists

Parliamo di Screen Assist, parliamo ovviamente di Pick&Roll, gioco tra un lungo ed un piccolo in NBA: si tratta di una azione fondamentale nel basket moderno, soprattutto in America dove il numero di blocchi è in netto aumento.

Assist? Non sono solo passaggi, ci sono altri modi di “creare” un canestro, di creare spazio ed un tiro ad alta percentuale ad un compagno di squadra, liberarlo dalla marcatura, forzare la difesa a cambi difensivi e far muovere l’attacco e la difesa. Uno di questi modi è sicuramente lo screen.

Non finisce nel boxscore ma ha un impatto sul gioco offensivo incredibile. Assist via Screen per gara: chi è il migliore in assoluto? Al momento le statistiche ci dicono che i migliori per Screen Assist per gara sono questi 10 lunghi: ovviamente la presenza di guardie a portare il blocco è spesso da escludere, come anche playmaker, che sono invece i giocatori che sfruttano lo screen, mentre le ali possono spesso prendere il posto di un centro per portare un vantaggio alla propria squadra.

Andiamo a vedere i migliori ad oggi per Screen Assist:

1. Andre Drummond DET 5.2 per gara
2. Marcin Gortat WAS 4.8
3. Steven Adams OKC 4.7
4. Dwight Howard CHA 4.3
5. Nikola Vucevic ORL 4.2
6. Robin Lopez CHI 4.1
7. Marc Gasol MEM 3.9
7. Jusuf Nurkic POR 3.9
9. Tyson Chandler PHX 3.8
9. Nikola Jokic DEN 3.8

Assist via screen: Sono considerati screen che portano direttamente ad un field goal

The Coach Blackboard: A ritmo di Utah Jazz

A ritmo di Jazz

Il Jazz è uno stile di musica basato su ritmo ed improvvisazione. Il talento dei singoli interpreti, unito alla capacità di collaborare tra loro, rendono le performance musicali uniche ed indimenticabili.

Questa descrizione sembra calzare in modo perfetto anche per i protagonisti del nostro articolo, gli Utah Jazz. La compagine dello stato dei mormoni ha appena concluso una delle sue migliori stagioni regolari degli utlimi anni, finendo per conquistare la testa di serie numero 5 della conference occidentale. Il primo round dei playoff, contro i Clippers di Chris Paul, si è ormai concluso con una vittoria di carattere a Los Angeles, regalandoci forse la sfida più equilibrata di questa prima parte di post season.

Gli Utah Jazz versione 2016-2017
Gli Utah Jazz versione 2016-2017

Coach Snyder ha fatto un grande lavoro con questa squadra, riuscendo a rendere solida la struttura del team. Al centro del progetto c’è senza dubbio la stella della squadra, Gordon Hayward, giocatore sempre sottovalutato ma cresciuto in modo esponenziale nell’ultimo periodo. Al suo fianco una serie di giocatori tanto particolari quanto fondamentali: Rudy Gobert, centro francese dinamico, perfetto per difendere il ferro o attaccare in pick&roll; Joe Ingles, tuttofare australiano, mancino, non un grande atleta ma una superba capacità di leggere le situazioni; George Hill, playmaker veterano che si è inserito perfettamente nei bassi ritmi di questa squadra. A questi si aggiungono poi specialisti come Rodney HoodBoris Diaw e Joe Johnson, il quale nelle prime partite della serie ha avuto un impatto a dir poco fondamentale.

https://www.youtube.com/watch?v=TR0nWfq2Ago

Ritmo ed improvvisazione

L’improvvisazione è stata fondamentale per coach Snyder dato che il suo centro titolare, Rudy Gobert, si è infortunato ad appena una decina di secondi dalla palla a due. Ha di nuovo dovuto improvvisare quando in gara 5 la sua guardia titolare ha dato forfait per un problema intestinale. Nonostante tutto i ragazzi di Salt Lake City hanno saputo trovare risposte a tutti gli imprevisti continuando a macinare il proprio gioco al loro ritmo. Sì perchè la squadra che ha fermato i soliti Clippers al primo turno, gioca ad un ritmo quantomeno insolito per gli standard della Lega: con un PACE (numero di possessi a partita) di 93.62 sono gli ultimi dell’NBA; per darvi un riferimento i loro prossimi avversari giocano ad oltre 102 possessi a partita.

Sarà proprio il ritmo una chiave fondamentale della sfida con i Warriors: chi riuscirà ad imporre il proprio ritmo, il proprio stile di gioco, o chi riuscirà a limitare meglio il gioco degli avversari, avrà senza dubbio maggiori probabilità di successo.

I tecnicismi del gioco degli Utah Jazz>>>

Jan 20, 2017; Dallas, TX, USA; Utah Jazz forward Gordon Hayward (20) and center Rudy Gobert (27) and forward Joe Johnson (6) and center Boris Diaw (33) react in overtime against the Dallas Mavericks at American Airlines Center. Mandatory Credit: Kevin Jairaj-USA TODAY Sports

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The Coach Blackboard: Boston “Clutch” Celtics

I Boston Celtics 2016/17

La squadra del Massachusetts, storica franchigia della lega, ha attraversato una fase di ricostruzione che sembra già essere terminata. Dopo l’era dei Big Three di Pierce, Allen e Garnett sembrava che la squadra dovesse andare incontro ad un fisiologico ricambio di roster e staff. L’arrivo di Brad Stevens, nel 2013, ha dato inizio al rinnovo generale, culminato, almeno fino ad ora, con la conferma del secondo posto nella Eastern Conference, conquistato all’inizio del 2017.

Il rinnovo dei giocatori è passato attraverso alcune buone scelte al draft (Marcus Smart nel 2014 e Jaylen Brown nel 2016) e attraverso alcuni ottimi scambi con altre franchigie (Jae Crowder, Al Horford da free agent e Gerald Green). L’arrivo poi del “piccolo” Isaiah Thomas ha contribuito a dare quel pizzico di carica e follia che mancava alla città da qualche anno. I numeri del playmaker di Seattle in quest’anno sono praticamente irreali: 29.9 PTS di media in stagione (2° dopo Westbrook e prima di Harden), di cui ben 10.7 nel solo ultimo quarto (più di chiunque altro nella lega). TEAMWORK>>>

Thomas Stevens Boston Celtics
Thomas Stevens Boston Celtics

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The Coach Blackboard: Playmaking in Minneapolis

play dei Timberwolves

Playmaking in Minneapolis

Per tutti gli appassionati di basket NBA la squadra dei Minnesota Timberwolves di quest’anno è una delle più interessanti della lega. Interessante perchè un concentrato di giovani talenti all’interno di un gruppo appena rinnovato dall’arrivo di coach Tom Thibodeau. Il trio delle meraviglie Towns-Wiggins-LaVine aveva già fatto stropicciare gli occhi a tutti durante l’anno scorso ed ora verranno guidati da uno dei migliori allenatori di giovani talenti sulla piazza. Quindi ricapitolando: gruppo giovane e talentuoso, squadra rinnovata e consolidata, nuovo ed esperto allenatore. Manca qualcosa? Sì, le vittorie.

Towns. Rubio e Wiggins
Towns. Rubio e Wiggins

I T’Wolves giacciono, infatti, sul fondo della classifica della Northwest Division, probabilmente la più abbordabile ad Ovest. Occupano il 12° posto della Conference Occidentale e il 24° in totale. Meglio di loro hanno fatto squadre in difficoltà come Pelicans, Nuggets e Kings. Eppure la squadra potrebbe davvero giocarsi un posto ai playoff. Quali possono essere le motivazioni dietro a queste sconfitte?

Senza dubbio bisogna avere pazienza perchè la squadra ha appena subito dei cambiamenti, anche di leadership, e i punti di riferimento sono cambiati. Inoltre essere giovani (25.2 anni di media) significa anche essere spesso inesperti, soprattutto nel sapersi gestire e nel controllare la partita. Oltre a questo però crediamo possa esserci un problema tattico da non sottovalutare.

Allargare il campo

Il concetto di “allargare il campo” indica la possibilità di creare maggiori spazi nelle difese avversarie posizionando dei tiratori sul perimetro. Se spaziati bene bastano tre giocatori dietro l’arco per costringere qualsiasi difesa ad allontanarsi dal centro dell’area e questo vuol dire più spazio per i lunghi, più penetrazioni e più tiri ad alta percentuale. Purtroppo però i ragazzi di coach Thibodeau hanno qualche problema ad applicare questo concetto. Il problema principale è la mancanza di tiratori affidabili e continui nel reparto “piccoli”.

Sì perchè a parte LaVine, che segna quasi 3 triple di media con il 41.4%, nessuno tra guardie e playmaker ha un tiro dalla distanza pericoloso.

#1 Ricky Rubio

Ricky Rubio, play dei Timberwolves
Ricky Rubio, play dei Timberwolves

Ricky Rubio sta cercando di migliorare le sue percentuali al tiro da quando è arrivato nella lega, ormai 6 anni fa, senza troppo successo. La shot chart mostra chiaramente come sia decisamente sotto la media per percentuale dall’arco. Questo permette alle difese il lusso di lasciare molto spazio allo spagnolo senza dover pagare in termini di punti subiti. Spesso sui pick&roll viene sfidato a prendersi un jumper dalla media piuttosto che lasciargli spazio di manovra al centro del pitturato.

Kris Dunn>>>

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The Coach Blackboard: I Nuovi Warriors

I Nuovi Warriors

The Coach Blackboard: I Nuovi Warriors

I Nuovi Warriors
I Nuovi Golden State Warriors, annata 2016/17

Durante l’estate del 2016 si è verificata una delle più incredibili e discusse trade della storia della NBA, nella quale Kevin Durant ha firmato un biennale con i Golden State Warriors. La squadra del bi-MVP Stephen Curry ha dovuto, quindi, rimodellarsi per fare spazio all’arrivo di uno dei più forti giocatori della lega. Le partenze di Bogut, Barnes, Speights ed Ezeli, giocatori di enorme spessore nelle rotazioni di coach Kerr, hanno sollevato molti dubbi sulla validità della nuova squadra formatasi. Sì perché i Warriors, che per due anni consecutivi hanno dominato la scena cestistica della costa Ovest, facevano del passaggio e della circolazione di palla, un’arte. La palla si muoveva molto rapidamente e raramente veniva bloccata nelle mani di un singolo giocatore, neanche in quelle degli “Splash Brothers”. Erano in molti a chiedersi come e quanto si sarebbe ambientato l’ex giocatore di Seattle e Oklahoma nei giochi dei californiani. La perentoria risposta arriva direttamente dai numeri: 31.5 assist a partita (in 28 partite giocate), +6.0 dai secondi (i Rockets con 25.5).

La partita

Nella partita del 15 Dicembre contro i New York Knicks, in visita ad Oakland, i Golden State Warriors fanno registrare 41 assistenze su 45 canestri dal campo. Tradotto in percentuale significa che il 91% delle conclusioni dei Guerrieri arriva subito dopo il passaggio di un compagno. Per quanto possa sembrare assurdo, sembra che la squadra “giri” meglio dopo essere stata ristrutturata e avere aggiunto alle proprie fila un animale da 1vs1 come l’MVP del 2014.

Nel video ci sono i 26 canestri su azione del primo tempo dei Warriors e i rispettivi 26 assist.

Analizzando i numeri si vede subito quanto la circolazione di palla sia fondamentale nel gioco dei vice campioni NBA: nelle vittorie viaggiano a 32.8 assist di media, contro i 24.9 delle sconfitte (solo 4 finora). Di conseguenza migliora anche la produzione di punti, 120.3 con il 50.7% al tiro nelle vittorie che scende a 103.3 con il 44.3% al tiro nelle sconfitte. Crolla anche lo stereotipo di tiratori infallibili (12.6 triple realizzate con il 40.6% nelle vittorie, appena 8.3 con il 24.3% di realizzazione nelle sconfitte).

Le altre statistiche generali (rimbalzi, rubate, stoppate, tiri liberi segnati/tentati) rimangono pressochè invariate, proprio a dimostrazione di quale sia il vero indicatore di qualità nel gioco dei californiani.

Arma a doppio taglio… o no?

Golden State Warriors - Assist

Da quando è arrivato Steve Kerr sulla panchina della franchigia di Oakland, abbiamo preso sempre più confidenza con concetti come “small ball“, “aumentare il pace” e il famoso “7 seconds or less“. Questi concetti servono ad estremizzare la rapidità del gioco: si corre in difesa, si corre in contropiede, si corre in transizione. Spesso si corre addirittura a difesa schierata, entrando subito nell’azione con l’utilizzo di blocchi per i tiratori che, appunto, corrono da un lato all’altro della metà campo offensiva. Alzare i ritmi del gioco ha come diretta conseguenza quella di alzare anche le palle perse. Giocare sempre al massimo della velocità può essere controproducente, soprattutto se non si riesce a controllare il flusso della partita. Attaccare subito la difesa per aumentare i ritmi di gioco può portare i giocatori a prendere tiri forzati. Inoltre i 5 giocatori in campo devono essere “sincronizzati” e muoversi all’unisono sia in difesa che in attacco. Tutti problemi che i nuovi Warriors avranno certo incontrato… giusto?

Forse, ma se anche l’hanno fatto non lo danno a vedere. Hanno il terzo miglior pace della lega (meglio di loro fanno solo Nets e Suns, che però non hanno gli stessi risultati) e perdono un buon numero di palloni (20° percentile). Fin qui tutto nella norma. Poi però si legge che hanno il miglior Net Rating della lega a 12.4, la miglior percentuale di assistenze (72.5%) e anche il miglior rapporto tra assist e palle perse (2.12). Per capirci: Nets e Suns, che giocano più o meno lo stesso numero di possessi dei Warriors, occupano gli ultimi due posti della classifica assist/palle perse.

Una volta di più i numeri ci dimostrano che non basta decidere l’assetto tattico della propria squadra per diventare campioni NBA, nè che una squadra debba stravolgere il proprio gioco dopo aver modificato il proprio roster. Una volta di più i numeri ci dimostrano che il basket va oltre i numeri.

The Coach Blackboard: Corner Three

The Shot. Esegue: Ray Allen

Corner Three

Nonostante il gioco del basket nasca nel 1891, l’introduzione della linea del tiro da tre punti è storia recente e la sua apparizione sui campi NBA è datata 1979. time_series_plot_3pt_att_per_gameOvviamente l’utilizzo del tiro dalla distanza è aumentato gradualmente nel tempo, modificando radicalmente l’interpretazione del gioco da parte dei coach. Nascono dunque nuovi ruoli come lo specialista del tiro piazzato, il 3&D (tiratore e difensore) e, dall’inizio degli anni 2000, lo specialista delle corner three. Le difficoltà nell’utilizzo del tiro dall’angolo sono oggettive, visto lo spazio ridotto a disposizione: l’area calpestabile per realizzare una tripla dall’angolo è di circa 4 metri di lunghezza per poco meno di 1 metro di larghezza. E nonostante le esigue dimensioni questo spot è sempre più utilizzato, anche per risolvere le partite o i campionati.

The Shot. Esegue: Ray Allen

L’efficacia

pointspershot_11521Come abbiamo visto l’utilizzo del tiro da tre è in continua crescita, anno dopo anno.
Ma allora come mai è diventato così importante tirare dagli angoli? Il grafico dell’efficienza per tiro in NBA risponde chiaramente alla domanda: tirare dagli angoli rende più punti di un tiro preso in qualsiasi altro punto del campo da oltre l’arco. Il segreto di questa maggiore efficienza è un segreto di Pulcinella, visto che la distanza dal canestro, in queste posizioni, è semplicemente minore. Tra l’angolo e il ferro ci sono 22 piedi (6.7 metri), mentre la distanza del resto dell’arco è di 23 piedi e 9 pollici (7.2 metri).

Ovviamente il discorso non è così semplicistico e per rendere la corner three un’arma così letale bisogna soprattutto capire come sfruttarla al meglio. Fortunatamente a tutto ciò ha pensato il signor Gregg Popovich che dall’annata 2000-01 utilizza con altissima frequenza, rispetto al resto della lega, i tiri dagli angoli. Nel corso degli anni poi si sono perfezionati veri e propri schemi offensivi per creare un tiro pulito da queste posizioni.

Lo schema “Hammer” degli Spurs ha l’esatto scopo di creare un tiro con spazio dall’angolo. L’esecuzione è molto semplice in realtà: un giocatore penetra dal lato forte con l’unico scopo di attirare la difesa verso canestro; dal lato debole il lungo porta un blocco cieco al difensore del tiratore che, dallo spot di ala, si sposta nell’angolo del lato debole. Il penetratore dovrà solo eseguire un passaggio lungo la linea di fondo, recapitando il pallone nelle mani del tiratore che avrà tutto il tempo di prendersi un comodo tiro piazzato.

La diffusione

I San Antonio Spurs hanno senza dubbio portato all’attenzione di tutti gli addetti ai lavori l’importanza della corner three ed infatti anche le franchigie rivali hanno iniziato ad utilizzarla, mescolandola al gioco espresso dalla squadra. I Golden State Warriors ad esempio trovano spesso un tiratore libero in angolo quando Curry e Green giocano un pick&roll alto con uno short roll del numero 23, che dal centro dell’area ribalta il lato per un tiro piazzato. Squadre come gli Oklahoma City Thunder preferiscono invece servire gli specialisti in angolo dopo un doppio blocco centrale alto, con la difesa collassata a protezione del ferro. Per i Cleveland Cavaliers la corner three è un’opzione da esplorare soprattutto su un raddoppio dal lato forte (ad esempio su LeBron James); nel caso della squadra dell’Ohio i tiratori scelti rispondono ai nomi di JR Smith, Kevin Love e Iman Shumpert.

Le possibili varianti per liberare un tiratore in angolo sono infinite e l’utilizzo di quel fazzoletto di campo è ormai un dato di fatto. Inevitabilmente le difese dovranno adeguarsi al sempre crescente utilizzo di questa particolare situazione. A noi non resta altro da fare che sederci ed ammirare la bellezza di un tiro preso da quella posizione.

The Coach Blackboard: Horns

ASet

Dopo aver parlato dello Screen e di alcune situazioni di gioco che possono nascere da un blocco, andiamo a vedere di cosa si parla quando ci si riferisce ad “Horns offense” oppure “A-Set offense”.

Partiamo da una immagine per capire più facilmente a cosa ci riferiamo:

Horns play
Horns play

Playmaker palla in mano o comunque un giocatore che guida la transizione offensiva con il possesso: due giocatori, che possono essere due lunghi come un lungo ed una guardia nella posizione di Elbow, ovvero l’area dove la linea del tiro libero si incontra con la lane line. The Elbow è una area molto importante a livello offensivo come quella “The Block” (quella che separa difensori ed attaccanti durante i tiri liberi, ma è anche una zona fondamentale per lo sviluppo dell’azione in movimento, visto che chi tra difensore ed attaccante ottiene la posizione migliore porta un vantaggio alla sua squadra).

Gli altri due giocatori sono invece “in the corner” o “short corner” di norma, ma qui ci sono anche varianti a seconda della tipologia di attacco che l’head coach vuole sviluppare.

The Horns offense è stata usata in maniera costante e con successo da un allenatore italiano che adesso si trova a studiare da coach Popovich: parliamo ovviamente di Ettore Messina. Oltre a lui anche Dusko Ivanovic, Sergio Hernandez, David Blatt, tutti questi coach hanno sfruttato questa situazione offensiva rendendola centrale per i loro modelli offensivi.

Horns Play: le basi

Perché alcuni allenatori tendono a chiamarla “A-set”? Davvero facile, basta dare una occhiata alla foto qui sotto

ASet
ASet

Dal playmaker si creano due line di passaggio verso i giocatori negli angoli e tra i due giocatori in elbow position si forma il trattino che poi va a creare una “A”  molto spesso in campo diventa una lettera distorta a seconda del posizionamento delle guardie e dei difensori.

Questo è il punto di partenza: il #4 ed il #5 sono molto alti, abbandonano il pitturato, il #1, il playmaker che porta palla sceglie che tipo di schema attuare a seconda di chi è in campo e degli avversari. Essenzialmente le possibili azioni sono: -pick and roll, -scarico sugli angoli per i tiratori, -giocare in post con uno dei due lunghi/giocatori in the Horns.

High Pick and Roll:

Dicevamo la prima azione, il pick and roll: in questo caso, i giocatori che si trovano ad effettuare il blocco sono in the Horns. Sia il #4 che il #5 effettuano uno screen e permettono al #1 di effettuare una decisione. Nel caso illustrato, il #1 passa sulla destra, sfruttando il blocco del #5: a questo punto due opzioni, chiudere il pick and roll, oppure scarico sul #3 per un catch and shoot.

The Coach Blackboards: Horns diagramma
The Coach Blackboards: Horns diagramma 1

Il giocatore  #4 che aveva effettuato il blocco non sfruttato, prende il posto del #1 al con un movimento di “pop out on the top”. Se riceve il #5 lo scarico si chiude il pick and roll, se riceva palla il #3 si può chiudere con una tripla o una finta e penetrazione verso il ferro, se la palla arriva al #4 ed è un buon tiratore si può chiudere con una sua tripla, oppure il #4 può ricevere il passaggio e impostare una nuova azione offensiva dopo aver fatto muovere la difesa. Le varie alternative sono numerate con il colore arancione, mentre il passaggio del #1 è la prima mossa dell’azione del diagramma 2.

The Coach Blackboards: Horns diagramma
The Coach Blackboards: Horns diagramma 2

Questa è solo una e la più facile situazione di gioco che può nascere da una Horns position: Hi-Lo option, Opposite Roll, Post-Switch, Side-Entry, Post-Cross per citarne 5 tra le più comuni azioni offensive possono scaturire da questa posizione di gioco. Le andremo ad analizzare negli approfondimenti successivi.

 

 

The Coach Blackboard: Screen o Blocco

screen-nba-draymond-green

Mini guida per spiegare a chi non ha conoscenze approfondite di questo sport (ma anche a chi volesse fare un ripassino che non fa mai male) come le squadre NBA attaccano e difendono in determinate situazioni di gioco.

Non potevamo non continuare da un must della pallacanestro americana moderna: The Screen NBA, alias il blocco.

Che cosa è uno screen?

Lo screen (pick) è il movimento di un giocatore durante la fase di attacco che blocca un difensore o lo allontana da chi sta marcando, liberando il proprio compagno per un tiro o un passaggio andando a forzare la difesa, portandola ad una decisione ed a muoversi.

Fare uno screen è una parte fondamentale per il basket, è letteralmente uno dei fondamentali della pallacanestro. Prendete ad esempio il pick and roll, una delle situazioni di gioco che nascono da uno screen, una delle più semplici azioni offensive, ma anche una delle più difficili da difendere. Bella la teoria, ma in pratica? Eccovene una dimostrazione del più classico dei blocchi di Draymond Green per liberare Steph Curry da Knight dei Phoenix Suns.

Mar 12, 2016; Oakland, CA, USA; Golden State Warriors guard Stephen Curry (30) dribbles around Phoenix Suns guard Brandon Knight (3) with a screen by Warriors forward Draymond Green (23) during the first quarter at Oracle Arena. Mandatory Credit: Kelley L Cox-USA TODAY Sports
Mar 12, 2016; Oakland, CA, USA; Golden State Warriors guard Stephen Curry (30) dribbles around Phoenix Suns guard Brandon Knight (3) with a screen by Warriors forward Draymond Green (23) during the first quarter at Oracle Arena. Mandatory Credit: Kelley L Cox-USA TODAY Sports

 

Come effettuare uno screen?

Lo screener (il bloccante) deve avere un contatto con il difensore (ma non un fallo, una trattenuta o una spinta): se non avviene un contatto il difensore può tranquillamente aggirare il bloccante e neutralizzare l’attacco avversario senza concedere al proprio marcatore un tiro open. Per effettuare un buono screen bisogna piantare con forza i piedi sul parquet di gioco, non bisogna assolutamente muovere i piedi dalla posizione in cui sono posizionati, altrimenti verrà fischiato un fallo per il “moving screen” o blocco in movimento. Tenere le mani sul proprio petto, non solo per protezione, ma anche affinché l’arbitro non veda dei tocchi o spinte sul difensore.

sixers-pickroll
Sixers una situazione di Pick&Roll

 

L’angolo, la direzione, il tempo dello screen sono fondamentali: questi aspetti distinguono un buon blocco da uno poco efficace. In primis bisogna anticipare la direzione in cui vuole andare il proprio compagno di squadra. Dopo che l’attaccante taglia sfruttando lo screen, il giocatore che ha bloccato effettua un roll, ovvero taglia verso il ferro.
Qui l’attacco valuta la situazione: se la difesa cambia marcatura, ovvero cambia l’uomo in marcatura sul giocatore che sfrutta lo screen, di solito il “roller” ovvero il bloccante una volta che ha tagliato, è libero per un tiro easy e per ricevere il passaggio.

Pick and Roll:

Fare uno screen può portare nel più classico dei casi ad una situazione di pick&roll: una guardia riceve un blocco da parte di una ala forte o di un centro, forzando uno switch o liberando la guardia. Se il difensore alto cambia la marcatura, dovrà lavorare molto bene con i piedi per evitare che la guardia più esplosiva e piccola gli sfugga via (missmatch), mentre se il difensore non cambia marcatura, la guardia avrà ottenuto un vantaggio davvero consistente. In caso di cambio, anche il lungo avrà un notevole vantaggio potendo giocare contro una guardia più bassa dell’attaccante.

Pick and Pop:

Altra variante possibile per sfruttare uno screen: il pick&pop o pick and fade. Il bloccante si muove per liberarsi per un tiro libero, un jump shot, invece che effettuare il movimento del “rolling”, ovvero attaccare il ferro: si stacca con un movimento dal difensore per ricevere un passaggio in una posizione più aperta.

Pick and slip:

Situazione di gioco in cui il bloccante finge di portare il blocco per poi liberarsi dietro al difensore e ricevere il passaggio.

Short Roll:

Nell’ultima stagione è emerso come un fattore nella NBA: lo short roll è una variante offensiva che crea un vantaggio derivante da uno screen quando la difesa si concentra soprattutto sul giocatore che usufruisce del blocco. Fondamentale nello short roll è la scelta di cosa fare: il giocatore che effettua lo screen deve essere un “great decision maker” ed inoltre deve essere in grado di trasformare la gioca in punti con un jumper da buone percentuali di realizzazione. L’efficienza dello short roller sta nel fatto che il roll man, colui che effettua il blocco, riceve la palla in una zona libera e costringe la difesa ad effettuare una scelta che comporta delle rotazioni difensive. In questo caso è un giocatore eccezionale Draymond Green che dopo il blocco ha sia un jumper niente male, ma può anche scaricare con un passaggio per sfruttare proprio il movimento della difesa che si scopre da un lato e con i tiratori di Golden State diventa letale. Eccone alcuni esempi pratici:

Quanto è importante la qualità dei blocchi in un attacco NBA?

In una Lega come la NBA  che presenta un tasso tecnico di livello altissimo ed una fisicità probabilmente anche superiore ogni dettaglio, anche quello più piccolo, può fare la differenza.Soffermandoci sulla fase offensiva,andiamo ad analizzare quanto può incidere la qualità di un blocco sull’efficacia di un attacco in una squadra NBA
Quando si parla di fase offensiva spesso si fa riferimento al tiro da 3,ai pick and roll,agli hand-off,all’efficacia in penetrazione,alle spaziature e tantissimi altri aspetti sicuramente importantissimi del gioco. Poco però si parla della figura del bloccante, colui che deve portare un blocco,deve creare un vantaggio per un compagno, quello che fa il lavoro oscuro,per intenderci.E invece il bloccante ha un ruolo veramente importante.

A cosa serve un blocco

Il blocco è un fondamentale di collaborazione offensiva utilizzatissimo non solo in NBA ma nella pallacanestro in generale: probabilmente in ogni azione offensiva, se guardiamo attentamente, riusciremo a riconoscere almeno un blocco portato da un attaccante per smarcare un compagno. Possiamo dire tranquillamente che i blocchi sono l’elemento ricorrente in tutti gli schemi inseriti nei playbook delle squadre NBA, nessuna esclusa. Ne esistono una infinità di tipologie: quelli sulla palla, sul lato debole, i cosiddetti blocchi ciechi giusto per citarne qualcuno. Spesso però non è sufficiente bloccare per smarcare un compagno ma bisogna anche farlo nel modo giusto e con i tempi giusti, altrimenti i risultati possono essere addirittura dannosi per la propria squadra (vedi per esempio blocco irregolare:palla persa e fallo personale) specialmente in una lega dove puoi trovarti il Klay Thompson di turno che  rincorre sui blocchi (eh si, perché molti dimenticano che il buon Klay è anche un ottimo difensore) o Andre Iguodala, giusto per rimanere in tema Warriors.

Bloccare con il giusto angolo,in posizione corretta e con i tempi giusti può regalare al compagno di squadra (che deve a sua volta prendere il blocco con i tempi giusti ) quella frazione di secondo in più che nella NBA può trasformare un buon tiro uscendo dai blocchi in un ottimo tiro,un palleggio arresto e tiro leggermente forzato in uno con spazio ecc. Non a caso, recentemente Dirk Nowitzki, parlando del suo nuovo compagno di squadra Andrew Bogut, ha dichiarato :”porta dei blocchi incredibili. Ci ho giocato due settimane,ora capisco come mai Steph Curry avesse sempre tiri aperti”e se lo dice il buon vecchio Dirk

Un esempio concreto

Andiamo ad analizzare questa azione d’attacco dei San Antonio Spurs per capire bene di cosa stiamo parlando:

 

Si vede benissimo che Danny Green dapprima porta un buon blocco a Parker per farlo uscire e ricevere da 3 punti (primo vantaggio),successivamente ne porta un altro a centro area per creare un ulteriore linea di passaggio e infine esce dritto per dritto fuori dall’arco per prendere un tiro da 3 punti dopo un blocco perfetto di Tim Duncan (ahimè Tim,ci mancherai!). Ecco, in questo caso il blocco di Duncan è da manuale e Green ha tutto il tempo di aggiustarsi e tirare con spazio.

Ricapitolando,ogni schema o situazione di gioco che sia,dal pick and roll agli schemi più complessi si basa sull’efficacia dei blocchi: uno schema anche se perfetto sulla carta,non risulterà mai efficace come potrebbe se gli interpreti non fanno i movimenti nel modo e con i tempi giusti…Giocatori come Andrew Bogut, Tristan Thompson, Draymond Green, Steven Adams, Marc Gasol risultano preziosi oltre che per le qualità che tutti conosciamo,anche per i vantaggi che riescono a creare ai compagni di squadra come bloccante. E’giusto sottolineare che un blocco portato bene non rientra in nessuna casella statistica,ma rimane impresso,a fuoco, nella mente dell’allenatore!

 

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The Coach Blackboard: Early Offense Actions, Fred Hoiberg Iowa State

The Coach Blackboard: Early Offense Actions, Fred Hoiberg Iowa State

Uno dei marchi di fabbrica di Fred Hoiberg: easy basket, transizione offensiva veloce. Uno degli ingredienti segreti per trasformare Iowa State University. Andiamo a vedere come effettuare una transizione veloce, stressando la difesa, facendola muovere rapidamente e sfruttando la rapidità di esecuzione di questo schema.

Early Offense Actions : #1 Drag-screen

Stressare la difesa, 3-out e 2-in ad allargare il campo e forzare la difesa a fare delle scelte e muoversi subito.
Il #1 è il playmaker, il #2 e #3 guardia e ala piccola, #4 ala forte, #5 centro.

#1 a portare palla e guida la transizione offensiva dallo scarico del #5 che prende il rimbalzo dopo aver effettuato un taglia fuori sul centro avversario. L’ala forte (#4) corre sotto canestro, mentre il playmaker corre e dribbla i proprio avversario, il #2 e #3 vanno ad allargarsi sugli angoli.

Early Offense Actions
Early Offense Actions
Diagramma #1

Il giocatore che ha effettuato lo scarico, corre in attacco, andando ad effettuare uno screen per il #1.

Early Offense Actions
Early Offense Actions, blocco del centro per il playmaker che forza un cambio difensivo o libera il #1. 

Taglio del #3 verso #1 che sfrutta lo screen del #5. Situazioni possibili per il playmaker:
-Tiro se open
-Scarico sul #4 in post basso
-Pick and Roll con il #5

In caso di Pick and roll (pocket pass), con la palla al #5 si potrebbe avere un due contro uno sotto canestro con il #4.

Early Offense Actions
Early Offense Actions Diagramma 3

Il pick and roll viene bloccato? Soluzione B, qui deve essere bravo il playmaker a leggere l’azione offensiva, non andando a forzare una giocata che può portare ad una palla persa (in questo caso la difesa totalmente scoperta porterebbe ad un easy lay up avversario a campo aperto). La soluzione è uno scarico verso il #3 che esce dall’angolo:

Early Offense Actions
Early Offense Actions Diagramma 4

Passaggio del #1 per il #3 in posizione di ala e nuova scelta offensiva possibile:
-Palla per #5 in post basso
-Se il #5 è marcato dal centro opposto e non può ricevere lo scarico del #3 palla per #4 dentro il pitturato, con #1 che che va a proporsi per uno scarico ed allarga il campo. (Diagramma 5)

Early Offense Actions
Early Offense Actions diagramma-5

Si crea una Hi-lo Situation:
#4 per #5 per un layup o scarico fuori per il tiro dell’#1 o del #2 aperti pronti a ricevere.

Variante Early drag action

Se il #4 è Atletico (alias Draymond Green) può effettuare un pass-fake/shot-fake e dribblare per un layup facile fintando lo scarico sul #2. Se il difensore segue il #4 e non casca alla finta, il #4 può scaricare sul #2 per un tiro open.

Early Offense Actions Diagramma #6
Early Offense Actions Diagramma #6-7-8

Altra possibilità: high-post (Diagramma 7)
Dribble hand-off (molto difficile da difendere): #4 dribbla il proprio avversario andando verso il #1. #4 effettua un roll dopo un hand off screen, (Diagramma 8): il #1 ora si trova a dover leggere la difesa:
-può tirare
-può chiudere il pick and roll
-può aprire sul #2

Se decide per questa ultima opzione il #2 palla in mano potrà:
-Catch and shoot
-Assist per il #5 che può giocare un hi-lo con il #4 che taglia verso il ferro

Applicazione del Early Offense Actions ai Golden State Warriors

Andiamo a spiegare ancora meglio questo sistema con i Warriors della passata stagione:
Draymond Green #4
Bogut #5
Harrison Barnes #3
Steph Curry #1
Klay Thompson #2

Steph Curry e Draymond Green giocano uno screen hand off, palla per Curry con Draymond che taglia verso il ferro:
Steph può chiudere il pick&roll, scaricare su Klay Thompson
Tirare. Se scarica su Klay, la guardia può effettuare un catch and shoot oppure fare un assist per Bogut che può a sua volta giocare in post basso, tirare, oppure giocare un hi-lo con Draymond Green che va a chiudere verso il ferro.

Easy Basket, nato da una transizione veloce.
La velocità delle azioni offensive, la rapidità della lettura della difesa, il tempo ed il modo di esecuzione degli schemi offensivi fanno la differenza. Tutto in pratica sta nella rapidità. Rapidità a rimbalzo, di scelta offensiva, di movimenti.

Fattori vincenti

Golden State Warriors

Le Finals NBA 2016 si stanno rivelando meno combattute di quanto chiunque avrebbe mai potuto immaginare. Dopo le due vittorie de Golden State Warriors ad Oakland, LeBron James e compagni sono stati capaci di imporsi sul parquet di casa con uno scarto di 30 punti. Fortunatamente il basket non è una scienza esatta e dopo 3 gare terminate con 12 minuti di garbage time arriva una partita degna di tale nomina, combattuta fino ai minuti finali.

In quest’ultima partita ci sono stati diversi fattori tecnici e tattici che hanno contribuito in modo fondamentale ad indirizzare la vittoria verso una squadra anziché l’altra. Partiamo da uno dei dati principali per analizzare una partita: il tiro.

Cleveland Cavaliers

FG: 38/81 (46.9%)

3PT: 6/25 (24.0%)

FT: 15/26 (57.7%)

cavaliers_shotchart_game4

Golden State Warriors

FG: 33/81 (40.7%)

3PT: 17/36 (47.2%)

FT: 25/31 (80.6%)

warriors_shotchart_game4

I dati ci dicono che i Cavs hanno tirato meglio da dentro l’arco, ma decisamente male dai 6.75 e dalla linea della carità. I Warriors, al contrario, tirano poco e male da vicino e dalla media distanza, riuscendo a trovare più facilmente il fondo della retina dalla distanza.

Approfondendo le statistiche vediamo che dei 38 canestri dei Cavs solo 15 sono stati assistiti, mentre per i 33 dei Golden State Warriors ben 23 sono arrivati da un passaggio diretto di un compagno. Il dato dei catch-and-shoot è infatti a favore dei ragazzi della baia, che utilizzano questo tipo di azione nel 30.5% dei casi con ottimi risultati (52.0%). Al contrario la franchigia dell’Ohio ha utilizzato poco (frequenza: 13.6%) e male (FG%: 27.3%) questo tipo di giocata.

gsw-off-1.1

Ripartenza di Golden State da canestro subito: Curry attacca subito in palleggio la difesa dei padroni di casa. Irving lo lascia passare e Thompson lo aspetta correttamente in area.

gsw-off-1.2

La minaccia di Curry è contenuta correttamente, ma James e Jefferson fanno l’errore di guardare solo la palla e dimenticano Bogut, che taglia verso canestro, e Barnes, pronto a ricevere uno scarico in angolo.

gsw-off-1.3

Curry trova Bogut in taglio, il quale preferisce un tiro da 3 con metri di spazio ad un tiro da sotto canestro contestato da almeno tre maglie bianche. Risultato? Fate 3 per il prodotto di North Carolina University.

L’attacco di Golden State ha cercato per tutta la partita di prendersi il tiro migliore possibile, indifferentemente dall’interprete del gesto tecnico, in prefetta armonia con la mentalità del good-to-great, tanto cara anche ai San Antonio Spurs. Infatti i Warriors hanno forzato solo il 14.6% dei loro tiri, contro il 23.5% dei Cavs, che spesso hanno preferito situazioni di isolamento a situazioni di ball movement.

cle-off-1.1

L’entrata dei Cavs in questa azione è ottima: 18 secondi a disposizione, Irving passa a James in post alto mentre Jefferson porta un blocco cieco su Klay Thompson.

cle-off-1.2

Thompson rimane sul blocco di Jefferson, mentre Green è in ritardo su Irving e deve effettuare un closeout (o recupero). La difesa dei Warriors viene addirittura colta impreparata! James legge bene la situazione e restituisce palla al suo playmaker, che può sfruttare il vantaggio.

cle-off-1.3

Irving può scegliere se attaccare il recupero di Green sulla linea di fondo o servire il taglio verso canestro di Jefferson, ma esita senza riuscire a fare nessuna delle due cose. Vantaggio perso e attacco in isolamento. Airball.

Gli schemi analizzati in queste due azioni sono schemi che si sono ripetuti più volte nel corso della partita (movimento di uomini e palla per Golden State e isolamento per i Cavs) con risultati ovviamente alterni, ma con una chiave di lettura abbastanza chiara: quando i Warriors hanno attaccato facendo muovere la palla e la difesa hanno sempre trovato buoni tiri, spesso realizzati; mentre quando i Cavaliers hanno attaccato utilizzando un isolamento statico hanno sempre avuto difficoltà a concludere o a trovare valide soluzioni alternative (scarichi per i tiratori o tagli in area).

Le due squadre non hanno effettuato modifiche ai rispettivi piani partita e gli atteggiamenti offensivi e difensivi qui analizzati sono gli stessi atteggiamenti avuti nelle prime tre gare di questa serie finale. Possiamo presumere che i profondi divari avuti nelle precedenti partite fossero dovuti semplicemente ad un diverso approccio mentale alla partita che ha permesso prima ad una e poi all’altra squadra di imporre il proprio gioco e dominare gli avversari.

NEWS: Nella serata di Domenica 12 l’NBA ha deciso di punire Draymond Green, con un flagrant 1 che gli vale la sospensione per gara 5, e LeBron James, con un fallo tecnico per l’episodio di screzio tra i due numeri 23 durante gara 4. Questa sospensione obbligherà Steve Kerr a modificare le sue rotazioni utilizzando Ezeli, Speights o McAdoo per coprire il ruolo di 4 in assenza del “motivatore” principale della squadra californiana.

Aspettiamoci di tutto per gara 5!

The Coach Blackboard: Cleveland Cavaliers missing defense

The Coach Blackboard, la lavagna tattica di ogni allenatore: vi spiegheremo in questa nuova rubrica alcune situazioni chiave delle sfide NBA. Visto il periodo ci occuperemo della finale rematch della scorsa stagione Golden State Warriors vs Cleveland Cavaliers e che sinora sembra palesemente indirizzata causa principalmente della brutta organizzazione difensiva per i Cavs.

Cleveland Cavaliers missing defense

Come citammo nello scorso articolo di preview, forse la principale chiave tattica nella sfida ai Golden State Warriors è trovare il modo di limitare lo strabordante attacco, a partire dalle due bocche di fuoco Curry e Thompson.

Il problema è che i Cavs nel tentativo di opporre più resistenza possibile agli Splash brothers hanno sinora “dimenticato” tutti gli altri, concedendo canestri facili per una estremizzazione della scelta iniziale e poche letture contenitive per gli altri: per un Curry che lascia spazio ai compagni, Green, Barnes, Iguodala, Livingston, Bogut, Barbosa stanno tuttavia sguazzando in questo impianto difensivo, dove fra gli imputati non è esente neanche il trascinatore e leader assoluto Lebron James.

Vediamo qualche esempio.

Sicuramente il comando dalla panchina è quella di un cambio sistematico sui pick’n’roll che coinvolgono Steph per liberarsi al tiro.

Tuttavia, se l’operazione di squadra non è effettuata correttamente, può portare errori che consentono facili canestri ad avversari in grado di leggere la situazione.

Dal primo quarto di gara2, ad esempio:

errLeb1

 

Sullo spostamento di Thompson l’attenzione è ovviamente massima, se difatti si trovasse sulla linea di passaggio di Steph l’ordine pare quello di cambio sistematico fra il difensore di chi porta il blocco per Klay e quello di Klay stesso.

 

errLeb2

 

La palla però va verso l’altro lato, il cambio non serve e i difensori da lato debole devono abbassarsi verso il lato della palla per poter portare aiuti.

 

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Smith che marca Thompson quindi giustamente non cambia su Iguodala che aveva bloccato Klay, Lebron si stacca pensando di marcare Thompson: Iguodala resta solo sotto canestro per una facile ricezione e appoggio.

 

Altra situazione da gara2:

errteam1

 

L’idea di cambio sistematico sul blocco è così radicata da far muovere i giocatori a proposito sempre in anticipo… anche troppo.

 

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Barnes finge di portare un blocco per Klay ma in realtà lo finta solamente passandogli di fianco per un velo e un successivo taglio a canestro; Frye quindi non deve cambiare.

 

errteam3

 

Sul taglio di Barnes, Frye colto in ritardo perchè già preparatosi per il blocco e Lebron non ruota minimamente da lato debole.

Quello dei Warriors, attacco già stellare dalla linea dai 3 punti, approfitta di due regali come questi che mostrano la difficoltà di Cleveland di contenere una squadra spumeggiante e dalle ottime letture come quella di Kerr… riuscirà coach Lue a trovare gli adattamenti giusti (ad esempio lo scorso anno pedina difensiva fondamentale fu Mozgov) nelle due gare fra le mura amiche della Quicken Loans Arena o Golden State porterà a casa il secondo titolo consecutivo?