The Unspoken Men “P.O. Edition”: Boris Diaw

Arrivato nell’estate del 2012 alla corte di Coach Popovich, Boris Diaw il suo nome nell’NBA se l’era già fatto.
Giocatore che col passare degli anni ha messo sicuramente su qualche chiletto, ma che al tempo stesso ha mantenuto se
non ampliato il suo repertorio cestistico, fatto di passaggi precisi, visione di gioco e buona difesa.Spurs-Heat-Basketball.JPEG-0649c-306x400
Nel corso della stagione 2013-2014, gli Spurs come al solito guidati dal trio di veterani Duncan-Parker-Ginobili, portano a casa il primo posto ad Ovest con un record stupefacente di 62 vittorie contro le 20 sconfitte, una squadra che molti definivano all’inizio della stagione “vecchia”, sicuramente non in grado di sorprendere le grandi contender come Blazers, Warriors o Thunder.
Diaw per tutta la regular-season si dimostra un’ottima pedina per la squadra texana, partendo quasi sempre dalla panchina, viaggia per tutta la stagione a 9.1 punti di media, con 4.1 rimbalzi e quasi 3 assist a serata (numero molto alto per un ala grande).

Dicevamo appunto che gli Spurs si prendono il primo posto nella Western Conference e si trovano al primo turno dei
Playoffs a dover affrontare i Dallas Mavericks, ne nasce una buona serie, si arriva fino a Gara 7 nella quale Tony Parker decide di fare la voce grossa mettendo a referto 32 punti e portando alla vittoria gli

May 27, 2014; Oklahoma City, OK, USA; San Antonio Spurs forward Boris Diaw (33) handles the ball against Oklahoma City Thunder forward Kevin Durant (35) during the fourth quarter in game four of the Western Conference Finals of the 2014 NBA Playoffs at Chesapeake Energy Arena. Mandatory Credit: Mark D. Smith-USA TODAY Sports

Spurs,dalla parte opposta della Nazione i soliti Miami Heat si apprestavano ad asfaltare le altre franchigie, batterono facilmente Bobcats, Nets e Indiana Pacers.
San Antonio arriva alle finali di conference contro i favoriti Thunder, del neo eletto MVP della regular-season Kevin Durant, la stampa e gli esperti preannunciano una vittoria di Oklahoma, squadra piena di giovani talenti che sicuramente faranno correre i vecchietti nero-argento.
La serie però va in modo molto diverso, gli Spurs tengono a bada Durant e i suoi, la serie termina con una bellissima Gara 6, vinta da San Antonio per 112 a 107, nella quale Diaw si rivela il migliore dei suoi con 26 punti (8 su 14 dal campo) con 3 triple messe a segno, 3 rimbalzi e 2 assist, non bastano i 31 punti di Durant e i 34 di Westbrook per garantire la vittoria ai Thunder.

Arriviamo dunque allo scenario più atteso, la vendetta perfetta sta per essere servita, gli Spurs reduci dall’eliminazione
proprio nelle finali dell’anno precedente si sentono quasi obbligati a prendersi la rivincita, tutti si aspettano una serie
entusiasmante, che se non come l’anno precedente arriverà quasi sicuramente almeno a Gara 6
La storia va diversamente però, i campioni in carica soccombono letteralmente al gioco di squadra di San Antonio, l’unica
partita vinta dagli Heat è Gara 2 ma il risultato finale mostra tutta la fatica fatta (98 a 96), gli Spurs si impongono duramente
e chiudono la serie in 5 partite, la finalissima Gara 5, vede il solito trio texano andare in doppia cifra, si aggiungono inoltre i

SAN ANTONIO, TX - JUNE 15: Boris Diaw #33 of the San Antonio Spurs poses for a portrait with the Larry O'Brien Trophy after defeating the Miami Heat in Game Five of the 2014 NBA Finals on June 15, 2014 at AT&T Center in San Antonio, Texas. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2014 NBAE (Photo by Jesse D. Garrabrant/NBAE via Getty Images)
17 punti di Patty Mills e i 22 di Kawhi Leonard, l’unico a tener testa alla squadra di Popovich è LeBron che chiuderà con 31 punti, la partita termina sul 104-87, gli Spurs portano a casa il Titolo di Campioni 2014 e la grandissima soddisfazione di essersi presi la rivincita contro Miami.
Boris porta così a casa il suo primo e attualmente unico anello, giocando dei Playoffs discreti, con 9.2 punti, 5 rimbalzi e 3.4
assist di media, si unisce al suo amico francese Parker nel club dei Campioni e Coach Pop è sicuramente fiero di lui.

Con questa puntata si chiude l’appuntamento con la rubrica The Unspoken Men “P.O. Edition”, spero di avervi allietato ed emozionato rivivendo alcuni momenti storici di questi ultimi anni.

A seguire gli highlights di Gara 5:

Curiosità: il padre Issa Diaw fu un campione di “salto in alto” senegalese, Boris prese parte al matrimonio del suo intimo
amico Tony Parker con l’attrice Eva Longoria, nel 2005 ha fondato un’associazione no-profit (Babac’Ards) per organizzare
attività sportive per i giovani del Senegal e per aiutarli nella formazione scolastica

per NBAPassion,

@LucaNikoNicolao

The Unspoken Men “P.O. Edition”: Danny Green

Talento arrivato in NBA dai Tar Heels nel Draft del 2009, venne scelto al secondo turno dai Cleveland Cavs, nel suo difficile
anno da rookie gioca appena 20 partite, partendo sempre dalla panchina, le sue cifre parlano di appena 2 punti di media,
0.9 rimbalzi e 0.3 assist.8083462-large
La dirigenza dei Cavaliers pensa bene di non rifirmarlo prima dell’inizio della stagione seguente e da quel momento fino
all’inizio della stagione 2011-2012 continua perennemente sotto la “giurisdizione” di casa Spurs a fare avanti e indietro dalla D-League, Coach Popovich vede del talento nel ragazzo e vuole farlo esplodere.
Nella stagione 2012-13 ovvero quella che andremo ad analizzare insieme, Danny viene firmato dagli Spurs con un triennale
da appena 12 milioni di dollari, quella stagione giocherà tutte le 80 partite di regular-season più le 21 dei Playoffs sempre
da titolare, in stagione Green viaggia a 10.5 punti a partita, 3.1 rimbalzi, 1.8 assist e 1.2 palle rubate, tirando con il 43% oltre
l’arco dei 3 punti, fa registrare inoltre il suo career-high nella vittoria contro i Timberwolves con 28 punti segnando 8 tiri da dietro la linea dei 7.25m.

Gli Spurs come sempre guidati dall’ormai consolidato trio di star, strappa un biglietto di sola andata per i Playoffs con su
scritto primo posto ad Ovest, record di 58 vittorie e 24 sconfitte, ad Est i favoriti sono i Miami Heat di James, reduci dalla
vittoria del campionato l’anno precedente e pronti a bissare la prestazione.
La franchigia della Florida spazza via facilmente i Bucks al primo turno (4-0) e i Bulls al secondo (4-1), ci vogliono i Pacers
nelle finali di conference per farli tremare un pò, la serie si protrae fino a Gara 7, LeBron e Wade prendono in mano la
partita mettendo a segno rispettivamente 32 e 21 punti, Paul George gioca una pessima partita realizzando appena 7 punti
in 34 minuti di impiego.
San Antonio nel frattempo dopo aver battuto abbondantemente i Lakers al primo turno (4-0) e i Warriors (4-2), si ritrova alle
finali di conference contro i Memphis Grizzlies che a sorpresa, dopo essere stati un pò sottovalutati da tutta l’NBA, erano
riusciti a battere prima i Clippers e poi i Thunder, contro gli Spurs però i Grizzlies devono arrendersi presto, la vittoria dei
texani è rapida e indiscussa, in appena 4 partite San Antonio vince la serie e approda così alle Finals.GREEN
Miami Heat da una parte e Spurs dall’altra, il magico trio della Florida pronto a riconfermarsi campione e i veterani che
invece vorrebbero sorprendere tutti.
La serie parte subito bene per la squadra di Green che si porta sull’1-0 grazie ai 20 punti di Duncan e ai 21 di Parker che
neutralizzano gli Heat, in Gara 2 però la musica è totalmente diversa e James sale in cattedra segnando 17 punti e
coinvolgendo metà della squadra (Bosh, Wade, Chalmers e Ray Allen tutti in doppia cifra), Gara 3 vede uscire vincitori
nuovamente gli Spurs per 113 a 77 che si portano quindi in vantaggio nella serie per 2-1, in Gara 4 gli Heat pareggiano
nuovamente vincendo per 109 a 93, in Gara 5 non bastano i 25 punti di James e i 25 di Wade a regalare la vittoria a Miami,
il quintetto titolare degli Spurs va tutto in doppia cifra, Danny Green realizza ben 24 punti come anche Ginobili e Parker ne
aggiunge 26.
Ormai il più sembra fatto, gli Spurs conducono la serie per 3-2 e le speranze degli Heat sembrano in via di estinzione,
eppure succede proprio quello che nessuno si aspettava, Gara 6 si manifesta come la gara decisiva di tutta la serie, siamo
nel periodo di gioco e il tabellone recita +3 per gli Spurs a meno di 20 secondi dalla fine, LeBron si prende il tiro del
pareggio con circa 10 secondi ancora di gioco, sbaglia, Bosh strappa il rimbalzo e scarica immediatamente per Ray Allen che fino
a quel momento aveva fatto 0 su 2 da oltre l’arco dei 3 punti, Allen riceve in step-back con Tony Parker che gli salta quasi
letteralmente addosso, tutti restano col fiato sospeso per un istante…BOOM, canestro del pareggio e si va all’over-time!

Qui il video dell’azione:

Nel tempo supplementare le giovani gambe dei Miami Heat si fanno sentire e il risultato finale è di 103 a 100 per la squadra
di Spoelstra, serie sul 3-3, si va a Gara 7, la gara per eccellenza, quella in cui nessuno può sbagliare e dove ogni errore ti
può costare il Titolo di Campione.
San Antonio gioca una buona partita, Duncan e Leonard provano a trascinare la squadra con 24 e 19 punti ma LeBron è di
un altro pianeta, scrive a referto 37 punti con 12 rimbalzi e 4 assist, a metterci il carico arriva dalla panchina anche Shane
Battier che ne mette 18 totali sparando 6 triple nel canestro avversario, il risultato finale dice 95 a 88 per gli Heat, che si
riconfermano Campioni, secondo titolo per LeBron e Bosh, terzo per Wade.DannyGreenThree
Green in tutto ciò gioca dei buoni Playoffs alzando di qualche punto le sue statistiche rispetto alla regular-season, i punti diventano 11.1, i rimbalzi 4.1, gli assist 1.5 e le palle rubate 1, per essere uno dei meno pagati in squadra e uno che era stato scelto al secondo turno nel suo Draft la crescita è stata esponenziale, negli anni Green ha imparato ad essere
un’ottima spalla di Parker e Duncan, ha trovato il suo spazio all’interno del sistema Spurs e ha contribuito spesso alle
vittorie, un giocatore umile che con costanza e perseveranza ha migliorato il suo gioco guadagnandosi il posto da titolare
all’interno di una delle squadre più forti della Lega.

Ecco un bellissimo video di quella Gara 7:

per NBAPassion,

@LucaNikoNicolao

The Unspoken Men “P.O. Edition”: Derek Fisher

Oggi vi siete abituati a vederlo in veste di Capo Allenatore sulla panchina dei New York Knicks ma fino a qualche anno fa,
Derek Fisher dispensava ottimo basket.6120874
Dopo aver vinto ben 5 titoli con la maglia dei Lakers ed aver vestito anche le maglie di Warriors e Jazz, a metà della stagione 2011-12, D-Fish trova l’accordo con gli Oklahoma City Thunder di Durant e Westbrook, in corsa per il titolo di campioni NBA.
All’età di 37 anni suonati, molti lo davano per finito e addirittura veniva snobbato da franchigie di tutto rispetto come Spurs, Lakers e Bulls, ma lui era ancora pronto a far vedere di che pasta fosse fatto.
La stagione dei Thunder fu molto buona e si concluse con 47 vittorie in regular-season, il secondo miglior record ad Ovest
dopo i temutissimi Spurs di Coach Pop, nelle 20 partite disputate da Derek in quella seconda metà di stagione, non partì
mai in quintetto per l’ovvia superiorità cestistica di Russell Westbrook, ma riuscì ugualmente a dare il suo contributo alla
squadra, viaggiò a 5 punti di media, tirando col 93% dalla linea dei tiri liberi, con 1.4 assist e quasi 1 palla recuperata a partita.

Nella costa Est i Bulls, gli Heat e i Pacers si davano battaglia, piazzandosi rispettivamente primi, secondi e terzi, i Bulls però
vennero incredibilmente eliminati al primo turno dei Playoffs dai Philadelphia 76ers per 4-2, Pacers e Heat si scontrarono
nelle semi-finali di conference, e ne uscì vincitore la franchigia della Florida per 4-2, gli Heat scesero in campo poi nelle
finali di conference contro i Boston Celtics e riuscirono a guadagnarsi l’accesso alle Finals vincendo per 4-3.Derek+Fisher+Oklahoma+City+Thunder+v+Los+Angeles+1hhSctdb_PWl
Oklahoma disputò delle ottime partite nei Playoffs, devastando prima i Mavericks (4-0) e successivamente i Lakers di Kobe
nelle semi-finali di conference (4-1), la strada verso il titolo però sembrava doversi arrestare quando si trovarono di fronte
gli Spurs nelle finali di conference, invece anche in questa difficile prova i Thunder ne uscirono vincitori rispedendo a casa
Duncan e compagni.
I Thunder arrivarono così per la prima volta nella loro storia alle tanto sognate Finals, ad attenderli c’erano i Miami Heat di
LeBron, Wade e Bosh, prontissimi a vendicarsi del titolo perso l’anno precedente contro i Mavs.

Oklahoma mostrò tutta la sua fragilità ed inesperienza in fatto di Finals, la squadra non riuscì a giocare come avrebbe dovuto, ci
furono troppe forzature e nonostante la grande prova in Gara 1, nella quale Durant mise a referto 36 punti e portò OKC alla
vittoria, gli Heat si scrollarono di dosso la gara molto presto vincendo le 4 partite seguenti senza indugio, nella finalissima
Gara 5, James, Bosh e Wade combinarono insieme la bellezza di 70 punti, rispettivamente 26, 24 e 20, e lo specialista Mike Miller giocò una stupenda partita da 23 punti.Oklahoma+City+Thunder+v+Los+Angeles+Lakers+s3iEC1wA09ll
Durant fu il migliore dei suoi con 32 punti e Fisher venne utilizzato da Coach Brooks per ben 29 minuti, realizzando 11 punti,
prendendo 4 rimbalzi e smistando 3 assist, Miami vinse la gara e il Titolo per 4-1, fu il primo titolo vinto da LBJ e l’ultima
apparizione dei Thunder alle Finals (fino ad oggi).
Derek Fisher nei Playoffs 2012, giocò 20 partite, registrando 6.3 punti di media, 1.3 rimbalzi e 1 palla rubata, tirando col 100% nei tiri liberi, in 22 minuti medi di impiego, sicuramente non numeri da capogiro ma per uno che si trovava all’alba dei 40 anni credo sia stata una bella soddisfazione.

Ecco un emozionante recap di quelle Finals:

Curiosità: è stato per diversi anni il Presidente della NBPA (National Basketball Players Association), ha vinto 5 titoli NBA con i Lakers

per NBAPassion,

@LucaNikoNicolao

The Unspoken Men “P.O. Edition”: Jason Terry

Jason Eugene Terry, comprimario dal gioco sopraffino, mise piede in NBA nel 1999 quando gli Atlanta Hawks decisero di happy j
spendere la loro scelta al Draft (la 10^) per portarsi a casa il talento da Seattle, fin dalla sua seconda stagione nei professionisti Jason macina statistiche importanti viaggiando sempre intorno ai 17 punti di media, nel 2004 viene ceduto ai Dallas Mavericks con i quali qualche anno più tardi vincerà il suo unico Titolo NBA.
Stagione 2010-11, i Mavs dopo aver disputato una buona regular-season ed essersi accaparrati il secondo posto ad Ovest
assieme ai Lakers, erano pronti a dar battaglia nei Playoffs, le due squadre favorite per la corsa al titolo nella costa Est erano Bulls (62-20) e Heat (58-24) reduci entrambe da ottime stagioni, Derrick Rose era stato incoronato MVP della stagione e LeBron James insieme a Wade e Bosh aveva formato una delle squadre più temibili della NBA.
“The Jet” giocò una stagione memorabile (partecipò a tutte le 82 partite), partendo per il 90% delle volte dalla panchina e
con un utilizzo medio di 31 minuti, chiuse la stagione regolare con un’ottima media di 15.8 punti, 4.1 assist e 1.1 palle rubate.

In cuor loro i Mavericks di Coach Carlisle, speravano di affrontare proprio gli Heat in Finale per prendersi la rivincita di quel
titolo perso nel 2006 contro Wade e O’Neal.

DALLAS, TX - APRIL 19: Guard Jason Terry #31 of the Dallas Mavericks makes the slam dunk against the Portland Trail Blazers in Game Two of the Western Conference Quarterfinals during the 2011 NBA Playoffs on April 19, 2011 at American Airlines Center in Dallas, Texas. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. (Photo by Ronald Martinez/Getty Images)

Dallas si scontrò prima con i Blazers battendoli facilmente per 4-2 e poi nelle semifinali di Conference si trovarono davanti a Kobe e compagni, le aspettative di tutti ricadevano su di una splendida serie punto a punto ma le cose presero una piega decisamente diversa, i Mavs si imposero duramente contro i Lakers tanto da scatenare reazioni rivedibili da parte di giocatori come Odom e Bynum, quest’ultimo reo di un bruttissimo fallo ai danni di JJ Barea in Gara 4 con conseguente
espulsione, proprio in quella Gara 4, Terry raggiunse il record di triple messe a segno in una gara Playoffs con 9 tiri segnati
da oltre l’arco (record precedentemente detenuto solo da Rex Chapman, Vince Carter e Ray Allen), Jet chiuse la partita
con 32 punti (10 su 14) e Dallas vinse la serie con uno spiazzante 4-0 e uscì vincitore anche dalle Finali di Conference contro i Thunder di Durant e Westbrook (4-1).

Ecco il video del record raggiunto da Terry:

Anche Miami guidata da King James stava facendo tabula rasa di tutte le franchigie, rispedì a casa prima i Sixers, poi i
Celtics ed infine i favoritissimi Bulls di Rose per 4-1.
Come ogni favola che si rispetti le speranze di tutti i tifosi del Mondo vennero accontentate, le due finaliste a contendersi il
Titolo erano nuovamente Mavs e Heat, quando queste due squadre si scontrarono nel 2006 i texani furono costretti ad
inginocchiarsi di fronte ad uno straordinario Wade e ai suoi alleati, nomi come Shaq, Zo Mourning e Antoine Walker
strapparono il trofeo dalle mani di Nowitzki, questa volta però Dallas aveva le giuste pedine per vendicarsi degli Heat.dallas-mavericks-jason-terry-with-the-championship-trophy
Le partite di quelle Finals furono tutte molto tirate, in Gara 1 vinse Miami con un buonissimo James da 24 punti aiutato dai
10 rimbalzi e 6 assist di Wade, in Gara 2 il tedesco salì in cattedra sfornando 24 punti e raccogliendo 11 rimbalzi, in una splendida Gara 3 fu invece Wade a fare la voce grossa mettendo a referto 29 punti con 11 rimbalzi (vittoria Heat per 88-86), nelle tre gare successive però Dallas si dimostrò solida e concentrata, Nowitzki e compagni regalarono momenti di vero spettacolo rimontando dal 2-1 fino al 2-4 finale, nell’ultimissima Gara 6, Terry realizzò ben 27 punti (miglior realizzatore in quella gara) e con gli 8 assist di Jason Kidd e gli 11 rimbalzi di Dirk, i Mavericks riuscirono a festeggiare il loro primo Titolo NBA, portando a compimento quella rivincita tanto attesa.
Jason Terry nei Playoffs di quell’anno giocò tutte e 21 le gare disputate dai Mavs partendo sempre dalla panchina, fu il
sesto uomo cruciale per la squadra con la bellezza di 17.5 punti di media, 3.2 assist e 1.2 palle recuperate.

Qui trovate le migliori azioni di Gara 6 fra Heat e Mavs:

Curiosità: Jason Terry è il cugino di Martell Webster (Washington Wizards), Jason è il miglior realizzatore dai 3 punti della storia della NBA, Terry ha 5 figlie alle quali ha dato tutti nomi che iniziano con la lettera “J”, prima dell’inizio della stagione 2010-11 si fece tatuare il Larry O’Brien Trophy all’interno del braccio destro

per NBAPassion,

@LucaNikoNicolao

The Unspoken Men “P.O. Edition”: Metta World Peace

Metta World Peace, ora si fa chiamare così, ma c’è stato un tempo in cui il principe del Queensbridge era conosciuto come 7
Ron Artest, personaggio a dir poco controverso del palcoscenico NBA, un giocatore bivalente, in grado di scatenare una delle più grandi e famose risse di sempre e allo stesso tempo autoproclamatosi ispiratore di pace per tutti gli esseri umani.
Artest in NBA ci arrivò nell’ormai lontano 1999, scelto come 16^ scelta del primo turno dai Chicago Bulls, ha militato nelle file dei Pacers, dei Kings, dei Rockets e dei Lakers al fianco di Kobe Bryant.
In questa puntata andremo a rivivere la stagione e i Playoffs del 2010, Ron Ron arrivato ad L.A. proprio nell’estate 2009
dopo aver firmato un quinquennale da 33 milioni di dollari, era pronto a giocare in una contender e far vedere che meritava
anche lui un anello al dito.

Per tutta la durata della stagione 2009-10, Artest e i Lakers giocano bene e fanno registrare il miglior record stagionale con gallery13
57 vittorie nella regular-season (primo posto ad Ovest), piazzandosi davanti ai Mavs e ai Suns, Metta in quell’annata viaggiò su cifre importanti per una “spalla”, con 11 punti di media, 4.3 rimbalzi, 3 assist e 1.5 palle rubate.
Ad Est le squadre più gettonate erano i Cavs di LBJ, gli Orlando Magic e gli Atlanta Hawks (rispettivamente secondi e terzi), ma in realtà come vedremo nessuna di queste 3 squadre arrivò alle Finals, furono i Celtics ad avere la meglio su queste franchigie, eliminarono prima i Cavs al secondo turno e poi nelle finali di Conference batterono i Magic per 4-2, anche i
lacustri giocarono bene nelle fasi iniziali dei Playoffs, eliminando facilmente Thunder, Jazz e Suns.
Metta nell’annata che stiamo analizzando giocò ben 100 partite (regular season + playoffs) partendo in tutte come titolare,
nei Playoffs fu una pedina fondamentale per Coach Zen il quale gli diede molta fiducia, aumentando anche il suo utilizzo in
campo e ne venne ripagato discretamente, World Peace nelle 23 partite di post-season mise a referto 11.2 punti a partita,
recuperò 4 rimbalzi e rubò in media 1.5 palle a serata.

Alle Finals prese vita per l’ennesima volta uno degli scenari più belli di questo sport, una sfida epica che racchiude in sè orgoglio, passione e voglia di vincere, da un lato i Celtics e dall’altro i Lakers, le due franchigie con più titoli vinti di sempre, nomi come Bill Russell e Wilt Chamberlain (solo per citarne due) avevano avuto l’onore di poter vestire quelle divise anni prima, questa volta in campo ci sono Bryant, Gasol e Artest contro Pierce, Garnett e Allen.
ron-artest-trophyLo scontro è a dir poco fenomenale, in un alternarsi di vittorie, si arriverà ad una soffertissima Gara 7, una di quelle gare che sogni fin da bambino di giocare nella vita (o almeno di poterla guardare in tv), Kobe e il catalano salgono letteralmente di livello finendo una spanna sopra tutti gli altri, il Black Mamba mette a referto 23 punti e Gasol strappa la bellezza di 18 rimbalzi, i bianco-verdi si piegano inesorabilmente alla devastante potenza dei giallo-viola.
Metta può finalmente prendere posto anche lui nell’Olimpo          dell’ NBA indossando il suo primo (e unico) anello, la franchigia
degli angeli scrive un altro importante tassello, questa volta preceduto dal numero 16 e Doc Rivers è costretto a rodersi il
fegato per il resto dell’estate.

Qui un piccolo assaggio di quella meravigliosa Gara 7:

per NBAPassion,

@LucaNikoNicolao

The Unspoken Men “P.O. Edition”: Rafer Alston

Rafer Alston, nome che forse non vi suonerà molto familiare a meno che non siate degli amanti dello streetball, uno che ai
tempi era il maggior rappresentante mondiale del fortunato rafer-alstonbrand cestistico della AND1 Basketball, conosciuto in tutti i campetti del Mondo col soprannome di Skip To My Lou, Alston fu l’unico giocatore da strada a farsi un nome anche in NBA.

In particolar modo le sue stagioni migliori le giocò a Toronto, Houston e Orlando,oggi ripercorreremo insieme proprio la
sua stagione ai Magic, quella targata 2008-09, una stagione ricca di colpi di scena per la franchigia della Florida, piazzatasi terza nella Eastern Conference (con l’ottimo record di 59-23), i Magic avevano cercato di costruire attorno alla loro punta di diamante, Dwight Howard, un cast di rispetto e in un certo qual senso ci erano anche riusciti.
Potevano vantare in quell’annata nomi come Courtney Lee, Mickael Pietrus, Jameer Nelson, Rashard Lewis, Hedo
Turkoglu e il nostro Alston, il quale arrivato a metà stagione per sostituire in quintetto l’assenza di Nelson infortunato, Orlando+Magic+v+Boston+Celtics+Game+7+pXnk2uHtQLGl
durante la seconda parte di regular-season diede prova di una certa costanza in campo, mettendo a referto 12 punti a
serata, 5 assist e quasi 2 palle recuperate (titolare in tutte e 28 le partite giocate), cifre che portarono Coach Stan Van
Gundy a puntare su di lui come playmaker titolare anche in chiave Playoffs.
I Magic durante il loro approdo alle Finals, rispedirono a casa prima i Sixers battendoli per 4 a 2, poi i Celtics per 4 a 3 e
nelle finali di conference riuscirono addirittura a surclassare i favoritissimi Cavs (4-2), reduci da un’entusiasmante stagione
con 66 partite vinte.

Dall’altra parte dell’America, l’armata giallo-viola capitanata dal solito Kobe Bryant, dopo aver superato facilmente al primo
posto la stagione regolare con 65 vittorie, sbaragliò altrettanto facilmente gli avversari nei Playoffs, in ordine Jazz, Rockets
e Nuggets.
Il roster dei losangelini era composto da un meraviglioso mix di esperienza e gioventù, nomi quali Bryant, Gasol e Fisher si
amalgamavano perfettamente con ragazzotti come Shannon Brown, Trevor Ariza e Lamar Odom.
Prese vita così una serie di Finals abbastanza combattuta nonostante il risultato finale che vide campioni i Lakers per 4
vittorie in 5 gare, tralasciando Gara 1 in cui i Magic non si videro minimamente, le altre 4 partite furono tutte combattute, rafer-300magic
solamente in Gara 3 Orlando riuscì ad imporsi vincendo per 108 a 104 grazie alle ottime prestazioni individuali di Howard
(14 rimbalzi quella sera) e Lewis che misero a referto 21 punti a testa.
Rafer giocò dei discreti Playoffs in generale, partì in quintetto in tutte le 23 partite giocate dai Magic e giocando in media
32.2 minuti a partita, fece registrare 12.2 punti, 4.1 assist e 1.4 palle rubate (ebbe cifre migliori solo nei Playoffs dell’anno
prima con Houston), smentì così le voci che davano per incompatibili i giocatori da strada con il basket “vero“, quello
giocato davanti a migliaia di spettatori e con la pressione alle stelle, riuscì a rendere onore a quella categoria di giocatori
underground che si sbucciano le ginocchia sotto al sole estivo in chissà quale angolo del Pianeta…Los Angeles vinse le
Finali ma lui vinse l’onore di aver giocato ad un livello che per altri resta solo un sogno.

Qui di seguito alcune azioni dello scontro fra L.A. e Orlando:

per NBAPassion,

@LucaNikoNicolao

The Unspoken Men “P.O. Edition”: Lamar Odom

Lamar Joseph Odom, giocatore che personalmente ho sempre amato, vincitore nel 2011 del premio Sixth Man of The
Year e vincitore di due titoli NBA entrambi con la maglia dei Lakers (2009-2010), analizzeremo oggi il suo apporto nell’annata 2007-08 in cui i lacustri arrivarono alle Finals anche per merito suo.odom
Giocatore scelto dai Clippers nel Draft NBA del 1999 come 4^ scelta assoluta, dà subito prova delle sue strabilianti doti
cestistiche, passa successivamente in Florida alla corte dei Miami Heat e dal 2004 sbarca nuovamente in quel di L.A.
sponda giallo-viola, nella stagione 2007-08 i Lakers trascinati da un ottimo Kobe Bryant e da Odom, Gasol e Ariza chiudono la
regular-season con il miglior record ad Ovest con lo stupefacente record di 57 vittorie e appena 25 sconfitte, superando gli Hornets di Chris Paul e gli Spurs di Duncan, entrambe con 56 vittorie.
Lamar disputò 77 partite partendo in tutte da titolare, giocando in media 38 minuti a gara, viaggiò su cifre importanti per un
comprimario, 14.2 punti di media conditi da 10.6 rimbalzi (la miglior media della sua carriera) e 3.5 assist, tirando col 52.5%  dal campo.

Nella Eastern Conference, i Boston Celtics, reduci da una free-agency molto ghiotta, avevano rinforzato moltissimo il bigthree_627_071017
proprio roster, aggiungendo due pedine fondamentali come Ray Allen e Kevin Garnett, presi rispettivamente dai Sonics (franchigia oggi scomparsa) e dai Timberwolves, riuscendo così ad innalzare il proprio potenziale al livello di vera contender.
I Celtics in quella stagione riuscirono a fare ancora meglio dei Lakers e arrivano ai Playoffs con 66 vittorie nella regular-season (avete letto bene).
Nel primo turno dei Playoffs, Bryant e compagni affrontarono i Nuggets di Melo Anthony e Allen Iverson, ma non ebbero
alcuna difficoltà a rimandarli a casa con un netto 4-0, nelle semifinali di conference si trovarono di fronte agli Utah Jazz ai_600_070122 reduci da un’ottima stagione (54 vittorie), ma anche qui non ci fu storia e i Lakers passarono il turno in 6 partite, arrivarono
così alle finali di conference pronti a scendere in campo contro una delle rivali di sempre ovvero gli Spurs, la serie arrivò fino a Gara 6 ma i losangelini si dimostrarono una squadra solida e riuscirono ad imporsi sui texani per 4-2.

Eccoci quindi al momento più atteso, quello delle Finals, da un lato Kobe, Gasol, Odom e Fisher, dall’altra Rondo, Sugar
Ray, Paul “The Truth” Pierce e KG, c’erano tutte le carte in tavola per dar vita ad una serie epica e così fù.
Lamar ebbe l’ingrato compito di difendere per tutta la serie contro Pierce e Garnett, riuscendo abbastanza bene a tenergli Lamar Odom 2 handed dunk in a Lakers home uniform
testa, i Celtics con la loro enorme chimica di squadra però, trovarono il giusto ritmo e fra circolazioni di palla e giochi fuori
dall’arco neutralizzarono i Lakers, soprattutto nell’ultimissima Gara 6, Ray Allen e KG salirono entrambi in cattedra realizzando 26 punti a testa e trascinarono alla vittoria per 131 a 92 i bianco-verdi, 17° titolo per la franchigia del Massachussets e giochi chiusi.
Odom in quei Playoffs scese in campo 21 volte, sempre in quintetto, e realizzò 14.3 punti a serata, catturò 10 rimbalzi e smistò 3 assist, sicuramente una delle sue migliori performance cestistiche nella post-season.

Ecco alcune azioni di quella emozionante Gara 6 al  TD Garden:

per NBAPassion,

@LucaNikoNicolao

The Unspoken Men “P.O. Edition”: Sasha Pavlovic

Aleksandar Pavlovic, detto Sasha, cestista serbo classe 1983, venne scelto dagli Utah Jazz durante il Draft NBA del 2003,
ceduto l’anno dopo ai Cleveland Cavaliers sasha-pavlovicjpg-745e5e8bae91a3cedi LeBron James, rimase ai Cavs fino al termine della stagione 2008-09, noi però ci soffermeremo sulla stagione 2006-07 e in particolar modo sulle sue prestazioni in chiave Playoffs.
Sasha in NBA non aveva mai dato prova di chissà quale grande talento, nei primi 3 anni da professionista la sua media
realizzativa si aggirava intorno ai 4.6 punti a partita, con 1.5 rimbalzi e 0.7 assist, numeri assolutamente irrisori, nel corso della stagione 2006-07 il serbo però ebbe una notevole crescita, trascinato probabilmente anche dai buoni compagni di squadra quali James, Varejao e Damon Jones, le sue cifre lievitarono sia durante la regular season che nei Playoffs (migliori statistiche di tutta la sua carriera sia in RS che nei PO), giocando come guardia titolare per i Cavs e slittando a
volte nel ruolo di ala piccola per far riposare LeBron, Sasha viaggiò per tutta la stagione a 9 punti di media, con 2.4 rimbalzi e 1.6 assist.

Cleveland chiuse la stagione regolare con il secondo miglior record ad Est, 50 vittorie e 32 sconfitte, subito dietro ai Detroit
Pistons (53 vittorie), durante il primo turno dei Playoffs si scontrarono con i Washington Wizards di Gilbert Arenas
eliminandoli con un secco 4-0, nelle semifinali di conference dovettero far fronte ai Nets di Jason Kidd e Vince CarLeBron+James+Sasha+Pavlovic+Orlando+Magic+fh6jPqUotuQlter, riuscirono a passare il turno in 6 partite (4-2) e Pavlovic fece registrare il suo record di punti segnati nei Playoffs in Gara 2 con 17 punti a referto.
Arrivarono così alle finali di conference dove ad attenderli c’erano i Detroit Pistons reduci da una stagione molto buona, anche qui la serie si spinse fino a Gara 6 prima di far emergere un vincitore, Sasha durante lo svolgimento di Gara 5 segnò il suo record di rimbalzi catturati in un gara dei Playoffs con 9, i Cavs approdarono quindi alle Finals, pronti a scontrarsi con
i San Antonio Spurs.

Pavlovic partì titolare in tutte le 20 gare disputate nei Playoffs di quell’anno dai Cavs e giocando in media 30.8 minuti a
serata, giocò i migliori Playoffs di tutta la sua carriera, scrivendo 9.2 punti a serata e aggiungendo 2.6 rimbalzi, 1.6 assist e 1 palla rubata, gli Spurs però fecero emergere tutta l’inesperienza e la fragilità dei Cavaliers, una squadra che purtroppo si affidò troppo al talento realizzativo di James e che non seppe mantenere la lucidità e la freddezza giuste per affrontare una franchigia navigata come quella dei Texani.sasha_pavlovic
San Antonio spazzò via i Cavs in appena 4 partite, in Gara 3 e Gara 4, Cleveland andò molto vicina alla vittoria, perse rispettivamente la prima di 3 punti e la seconda di 1 solo punto, ma non riuscì mai ad imporsi veramente sugli Spurs, LeBron e i compagni impararono una dura lezione e Pavlovic non giocò mai più a quel livello, le sue cifre nelle annate successive diminuirono drasticamente fino a farlo escludere dalle franchigie NBA al termine della stagione 2012-13.

Riviviamo qui alcuni momenti dello scontro fra Cavs e Spurs:

per NBAPassion,

@LucaNikoNicolao

The Unspoken Men “P.O. Edition”: Antoine Walker

Draft NBA del 1996, i Boston Celtics spendono la loro 6^ scelta al primo turno per portarsi a casa Antoine Walker, antoine_walker_look_legends_300400talento
della città di Chicago, esattamente 10 anni più tardi, lo stesso Antoine prenderà parte ad una delle serie di Finals più belle dell’ultimo decennio.
Stagione 2005-06, alla fine della regular season i Miami Heat, guidati da Dwyane Wade e Shaquille O’Neal, si
aggiudicavano l’accesso ai Playoffs guadagnandosi il secondo posto nella Eastern Conference, subito dietro ai Detroit Pistons.

Walker giocò una buona stagione, rivestendo il ruolo di ala piccola titolare, mise a referto 12.2 punti di media, 5 rimbalzi e 2 assist, riconfermando la sua affidabilità ed efficacia al fianco di grandi stelle.
Nella Western Conference, le prime tre squadre per ordine di vittorie furono Spurs, Suns e Nuggets (usciti però al primo
turno per mano dei Clippers), ma nessuna di queste franchigie arrivò alle Finals, furono invece i Dallas Mavericks a sorprendere tutti e sbaragliare la concorrenza, Nowitzki e compagni riuscirono ad imporsi prima sui Grizzlies con un devastante 4-0 durante il primo turno dei Playoffs, nelle semifinali di conference si scontrarono con la corazzata di Coach Pop e arrivando a Gara 7 vinsero per 4-3, nelle finali di conference si trovarono di fronte ai Suns di Steve Nash e riuscirono a sbarazzarsene per 4-2.

hpg0607_061025_walkerMa torniamo ai Miami Heat, come dicevamo la squadra della Florida arrivò ai Playoffs molto carica, con un record positivo di 53 vittorie e 30 sconfitte, i tifosi degli Heat erano soliti ormai alle magistrali prove cestistiche di Wade e O’Neal, ma Walker diede una vera spinta in più alla squadra, alzando tutte le sue percentuali nelle 23 partite giocate in quei Playoffs, i punti divennero 13.3 a partita, i rimbalzi 5.6 e gli assist 2.4, partì sempre in quintetto giocando in media 37.5 minuti a serata e tirando con il 57.4 % dal campo.
Miami sbaragliò tutti gli avversari che gli si posero di fronte, al primo turno rispedirono a casa i Bulls battendoli per 4-2, al
secondo turno toccò ai New Jersey Nets piegarsi allo strapotere degli Heat (4-1), nelle finali di conference trovarono ad
aspettarli i Pistons di Billups e compagni, anche qui però Miami si dimostrò molto più solida grazie anche agli apporti della
panchina e passò il turno per 4-2.

Furono però le Finals ad essere una vera e propria opera d’arte contemporanea, la serie partì molto cover0506_allstar_051118male per la franchigia
di Pat Riley e i Mavs si portarono subito in vantaggio per 2-0, molti davano già per sconfitti gli Heat, ma avvenne qualcosa di
inaspettato, da Gara 3 in poi, Wade, Walker e Shaq trascinarono letteralmente la squadra vincendo 4 partite di fila e
vincendo così il titolo di Campioni NBA 2006, nella finalissima Gara 6, Walker mise a referto 14 punti e strappò ben 11 rimbalzi, i Mavs rimasero con l’amaro in bocca anche se non per molti anni (ma questa è un’altra storia).
Quello del 2006 fu l’unico anello vinto da Walker in tutta la sua carriera da professionista, ma il roster di quell’annata viene
ancora oggi ricordato come uno dei migliori di sempre per la franchigia della Florida, Gary Payton, Antoine-Walker-receives-his-2006-NBA-championship-ring-from-commissioner-David-Stern.-Getty-ImagesDwyane Wade, Walker
stesso, Haslem, O’Neal, Zo Mourning, Derek Anderson e Jason Williams solo per citare alcuni nomi, giocatori che rimarranno per sempre impressi nella storia dell’NBA.

Ecco le fasi salienti di Gara 6 di quelle Finals:

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@LucaNikoNicolao

The Unspoken Men “P.O. Edition”: Tayshaun Prince

Bentornati per il nostro consueto appuntamento, oggi torneremo indietro fino alla stagione 2003-04, quella in cui i Detroit Pistons misero su una delle più belle squadre di sempre e vinsero il titolo di campioni NBA distruggendo le speranze dei Lakers.dt.common.streams.StreamServer
Quell’anno nella Eastern Conference, al termine della regular season, i Pistons si erano piazzati al terzo posto, dietro
a Pacers e Nets, sull’altro versante invece a sorpresa i Minnesota Timberwolves, con l’acquisto di Latrell Sprewell, erano riusciti a guadagnarsi il primo posto superando i Lakers.

Detroit poteva vantare un roster di tutto rispetto, nelle sue file militavano Chauncey Billups, Rip Hamilton e i cosiddetti
Bruise Brothers” ovvero Sheed e Ben Wallace, inoltre c’era anche un ragazzo silenzioso, uno che non ha mai amato particolarmente i riflettori, uno che ha sempre fatto il suo modesto lavoro bene e senza voler strafare, dando un enorme contributo alla scalata dei Pistons, sto parlando di Tayshaun Prince, ala piccola di 2.06 m con un apertura “alare” di 216 cm…ovvero l’intera altezza di Shaquille O’Neal.

Ottimo starting5_800_140616difensore con le sue braccia lunghe e la sua reattività, Prince condusse una buona stagione (la sua seconda in NBA), giocando tutte le 82 partite e partendo titolare in 80 di esse, la sua media realizzativa fù di 10.3 punti a partita, con quasi 5 rimbalzi e 2.3 assist.
Quell’anno venne anche selezionato per far parte della squadra dei Sophomore durante il Rookie Challenge che si tenne a Los Angeles.
Durante i Playoffs i Pistons dovettero affrontare i Bucks al primo turno, eliminandoli facilmente per 4-1, poi si trovarono di fronte i Nets reduci da una vittoria schiacciante per 4-0 ai danni dei cugini Knicks, vinsero anche qui seppur con qualche difficoltà per 4-3, alle 20140304_jermaine-oneal_the-2004-indiana-pacersporte delle finali di conference c’erano i Pacers, nemici storici, più agguerriti che mai, la serie si allungò fino a Gara 6, in cui vinsero i Pistons, ma fu in Gara 2 che Prince mise a segno una delle giocate più belle di sempre, stoppando in contropiede Reggie Miller ormai sicuro della riuscita del suo lay-up.

Arriviamo così alle Finals, da una parte i Los Angeles Lakers, che quell’anno avevano puntato su due vecchie glorie della NBA ovvero Gary Payton e Karl Malone, affiancandoli al magico duo Kobe-Shaq creando una sorta di “Dream Team” rivisikobe-malone-shaq-payton-174979_480_art_R0tato, dall’altra la corazzata dei Pistons guidati da Billups.
Tayshaun si rivelò un fattore chiave per la vittoria finale della sua squadra, mise in seria difficoltà uno come Kobe Bryant, tenendolo addirittura a soli 11 punti in Gara 3 con la sua difesa intensissima e viaggiando a 10 punti di media, 6 rimbalzi, 2.3 assist, 1 palla rubata e 1.3 stoppate.
Detroit asfaltò i Lakers in 5 partite, vincendo addirittura di 20 punti in Gara 3 (88-68) e di 13 nell’ultima e decisiva Gara 5 (100-87).

Ecco alcuni momenti di Gara 5 fra Pistons e Lakers:

per NBAPassion,

@LucaNikoNicolao

The Unspoken Men “P.O. Edition”: Bruce Bowen

Quando si parla dei San Antonio Spurs, ormai da circa 10 anni a questa parte, si pensa istintivamente al super trio
formato da Parker, Ginobili e Duncan, ma se torniamo indietro ancora di qualche anno e più precisamente all’inizio
degli anni 2000, nella formazione di Coach Po120123_bowen_2_300x400_0povich c’era anche un altro grande giocatore, uno che fece della difesa il suo marchio di fabbrica, sto parlando di Bruce Bowen.

Forse pochi di voi sapranno che Bruce non venne mai selezionato direttamente nel Draft NBA, nel 1993 si dichiarò
eleggibile ma nessuna squadra decise di dargli un’opportunità, passo così gli anni dal ’93 al ’97 girovagando fra campionato francese e CBA (non la lega cinese, ma la Continental Basketball Association).
Nel 2001 approdò alla corte di Coach Pop e divenne immediatamente una pedina fondamentale per la squadra, non
dotato di elevate doti realizzative, se non per qualche sprazzo dai tre punti, divenne un’autentica macchina difensiva, riuscendo a mettere in difficoltà gente come Kobe Bryant, Vince Carter, Tracy McGrady e LeBron James.

Nell’annata 2002-03 i San Antonio Spurs si affacciavano ai Playoffs col miglior record ad Ovest (6022) ed erano super concentrati per portarsi a casa il loro secondo titolo di franchigia.
cbillups_225_080408Dall’altra parte i grandi favoriti sembravano essere i Detroit Pistons di Billups, Hamilton e Ben Wallace, i quali si erano aggiudicati il primo posto ad Est, le cose però andarono diversamente e i New Jersey Nets (3′ in regular season) sbaragliarono tutti i contendenti, addirittura spazzarono via proprio i Pistons con un sonoro 4-0 nelle finali di conference.

Qui alcune immagini di Gara 6 fra Nets e Spurs:

Bowen giocò dei buoni Playoffs, viaggiando a 7 punti di media (la sua miglior media di sempre nei PO) con 3 rimbalzi e 1.6 assist, marcando sempre giocatori molto forti dal punto di vista 0321-bowen-608realizzativo e tenendoli spesso sotto le loro medie abituali.
Con le sue triple realizzate sugli scarichi, si consolidò come uno dei giocatori più importanti riguardo al supporting cast di San Antonio, uno in grado di innervosire i talenti avversari e allo stesso tempo di realizzare anche pochi punti ma nei momenti importanti.

Le Finali di quell’anno furono molto entusiasmanti e si conclusero con una Gara 6 vinta dagli Spurs per 88 a 77, i Nets beffati nuovamente ad un soffio dal titolo se ne tornarono a casa con l’amaro in bportrBB_627_070614occa, Duncan e Parker vennero incoronati come una delle migliori coppie di sempre nella storia NBA e Bowen vinse il suo primo anello (ne vinse altri 2 sempre con gli Spurs nel 2005 e 2007).

Premi individuali: venne inserito per ben 5 volte nel miglior quintetto difensivo NBA (2004-2008) e 3 volte nel secondo quintetto difensivo (2001-2003).

Un piccolo tributo al numero 12 degli Spurs:

per NBAPassion,

@LucaNikoNicolao

The Unspoken Men “P.O. Edition”:Kerry Kittles

Playoffs 2002, dopo una stagione entusiasmante, gli allora New Jersey Nets, chiudevano la stagione regolare col
record di 52 vittorie e 30 sconfitte, strappando il primo posto nella Eastern Conference.slam-nets-2.0
Il coach Byron Scott (oggi sulla panchina dei Lakers) poteva contare su un quintetto niente male, capitanato dal
leggendario regista Jason Kidd, con Richard Jefferson, Keith Van Horn e Kenyon Martin a fargli da spalle, soprattutto con quest’ultimo Kidd creò una delle coppie più elettrizzanti di quell’epoca, con continue giocate sopra il ferro.
Dall’altro lato si affacciavano tre squadre molto temibili in chiave Finals, al primo posto della Western Conference
c’erano i Kings, seguiti da Spurs e Lakers, questi ultimi giocarono delle ottime serie nei Playoffs tanto da guadagnarsi
l’accesso proprio alle Finals di quell’anno.

Nel quintetto base dei Nets, c’era un giocatore che rivestiva il ruolo di guardia al fianco di Kidd e che per molti versi fu un fattore molto incisivo sia durante la regular season che durante i Pistons v NetsPlayoffs, sto parlando di Kerry Kittles, giocatore classe 1974 proveniente dall’Ohio, selezionato proprio dai Nets durante il Draft del 1996, il ragazzo giocò dei Playoffs memorabili per un gregario, nelle 20 gare disputate Kittles viaggiò a ben 12.1 punti di media con 2.3 assist e 3.2 rimbalzi.
I Nets nella loro corsa al titolo spazzarono via i Pacers al primo turno, poi gli Hornets e in seguito i Celtics, per ritrovarsi in finale proprio contro i Lakers che nella loro Conference erano riusciti ad eliminare Blazers, Spurs e Kings.

Un piccolo tributo ai Nets di quegli anni:

La stampa e gli esperti del settore, prevedevano una serie entusiasmante, da una parte c’era la classica squadra
emergente che contro le previsioni di tutti era riuscita ad arrivare fino in fondo, dall’altra un team solido pieno di gente
ormai navigata in ambito di Finals, tra l’altro i Lakers avevano vinto il titolo l’anno precedente ed erano intenzionati a difendersi con le unghie e con i denti.

Ne uscì una serie a senso unico invece, i Nets cercarono in tutti i modi di opporsi a Kobe e Shaq ma il loro talento era
inarrivabile anche per Kidd e compagni, il duo losangelino combinò solamente nei Playoffs più di 1000 punti (541 O’Neal + 506 Bryant), Kittles giocò delle ottime partite, ricevendo l’ingrato compito di difendere su Bryant,kobe_2002_finals Coach Jackson si confermò nuovamente come uno dei migliori allenatori di sempre, riuscendo a guidare con la sua
esperienza decennale una squadra di grandissimi giocatori, alla fine la spuntarono i Lakers con un sonoro 4-0.
Nelle quattro partite delle Finals contro L.A., nonostante Shaq viaggiò a 36.3 punti di media e Kobe a 26.8, solamente Gara 2 fu a senso unico (L.A. 106 – Nets 83), nelle altre 3 gare New Jersey lottò duramente e perse sempre di pochissimo, in Gara 1 L.A. vinse di 5 punti, in Gara 3 di appena 3 punti e nell’ultima e decisiva Gara 4 vinsero di 6 punti, questo a prova che i Nets misero il 100% ogni sera che scesero in campo, ma evidentemente il loro impegno non bastò a tener testa all’inarrestabile corazzata giallo-viola.

Qui alcune immagini di quella stupenda Gara 4:

per NBAPassion,

@LucaNikoNicolao