NBA, il quintetto Chicago Bulls all-time

Quintetto Chicago Bulls-All Time

Miglior quintetto Chicago Bulls all-time? Ecco, secondo Yahoo Sports, il miglior quintetto di sempre dei Chicago Bulls, la terza squadra più titolata di sempre nella NBA, seconda solo a niente meno che Boston Celtics Los Angeles Lakers. La franchigia che ha dominato gli anni 90′ di questo fantastico sport con 6 titoli in 8 anni, grazie a colui che secondo moltissimi è indubbiamente uno dei giocatori migliori di tutti i tempi, ovvero Michael Jordan. Probabilmente questo quintetto farà molto discutere per via di alcune scelte contradditorie. Ecco le scelte:

  • Joakim Noah
  • Luol Deng
  • Scottie Pippen
  • Michael Jordan
  • Derrick Rose

QUINTETTO CHICAGO BULLS ALL-TIME C: JOAKIM NOAH

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Il Centro francese, figlio del famoso tennista Yannick Noah, dal 2007, il suo anno da rookie, ha militato solo fra le fila di Chicago; secondo Yahoo é il miglior Pivot nell storia dei Bulls, a discapito di altri grandi nomi come Horace Grant Artis Gilmore. Il cestista classe 85′ è arrivato in NBA come un giocatore incompleto, con un agonismo, una tenacia e una intensità fisica sopra la media, ma privo di tecnica e tiro. Negli anni successivi Noah, con un grande lavoro e nonostante vari problemi alle ginocchia, è notevolmente migliorato nella metà campo offensiva. Ha fatto anche trasparire doti prima nascoste, come la sua grande intelligenza cestistica, attraverso un’ottima visione di gioco; dote che pochissimi centri hanno e che spesso è riservata solo ai playmaker  e più in generale ai piccoli

QUINTETTO CHICAGO BULLS ALL-TIME  PF: LUOL DENG

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Il 2 volte All-Star, oggi giocatore dei Miami Heat, ha giocato nei Tori Rossi dal 2004 fino al 2014; è lui la scelta di Yahoo per le Ali Grandi, anche qui, preferito ad altri importanti giocatori, uno su tutti Dennis Rodman, ben 5 volte campione NBA, definito da Phil Jackson come il giocatore piú atletico che abbia mai allenato. Proveniente dai Duke Blue Devils, ed iscrittosi al Draft NBA 2004 in classe di Freshman, Deng, è un giocatore molto atletico, bravo a rimbalzo, e con un notevole tiro dalla media distanza, che gli ha permesso di viaggiare durante la sua carriera con una media di 16 punti a partita, e 6.4 rimbalzi. Il nativo del Sudan del Sud, ha conosciuto il basket in Egitto, sotto la guida di un grande come Manute Bol.

QUINTETTO CHICAGO BULLS ALL-TIME SF: SCOTTIE PIPPEN

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Primo dei due Hall of Famer nella lista, è una delle migliori Ali Piccole di sempre; secondo molti sarebbe diventato molto più forte e famoso se non fosse stato il così detto “secondo violino” nei Chicago Bulls degli anni 90′ di Michael Jordan. Pippen, scelto dai Knicks, nel 1987 come quinta scelta assoluta del Draft NBA e subito scambiato con Chicago in cambio di Olden Polynice, fu una delle pedine piú importanti se non la piú importante per la costruzione della squadra attorno a “The Airness”. Il numero 33 dei Bulls, che é sempre stato considerato un grandissimo atleta, spesso viene paragonato all’odierno Lebron James. Pippen fa anche parte della lista rilasciata dalla NBA che cita i piú grandi 50 giocatori di sempre.

QUINTETTO CHICAGO BULLS ALL-TIME SG: MICHAEL JORDAN

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É considerato, per acclamazione, il miglior giocatore di tutti i tempi secondo la biografia del sito ufficiale della National Basketball Association; secondo ESPN é stato il piú grande sportivo del secolo davanti ad atleti del calibro di Muhammad Ali; sei volte é stato in finale e sei volte ha vinto; sei MVP delle Finals; cinque volte MVP della Regular Season, quattordici volte All-Star; 10 volte nell’All-NBA First Team; leader in media punti in carriera nella storia NBA con 30,12; membro della Hall of Fame dal 2009; inserito nei migliori 50 giocatori di sempre; signore e signori: Michael Jeffrey Jordan. 

QUINTETTO CHICAGO BULLS ALL-TIME PG: DERRICK ROSE

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La prima scelta del Draft NBA 2008, come il giá citato Joakim Noah, anche lui ha trascorso la sua  carriera professionistica in casa Bulls. Nel 2011, a soli ventidue anni, ha vinto il premio di MVP della regular season, confermandosi cosí uno dei giovani piú promettenti nella NBA di oggi, salvo poi perdere quasi due stagioni per via di gravi infortuni al ginocchio. È rientrato definitivamente solo in questa ultima stagione, senza peró quell’atletismo e quell’elevazione che lo avevano contraddistinto nelle prime due stagioni NBA.

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Quintetti All-Times: dai Bucks ai Bulls, passando ovviamente per Boston

Michael Jordan

Come sarebbe la pallacanestro odierna se Kobe Bryant e Magic Johnson avessero giocato insieme? E se Derrick Rose e Michael Jordan avessero calcato insieme il parquet?

Comporremo il quintetto di ognuna di queste squadre con un giocatore per ogni ruolo ed un Sixth man, rispettando questi standard:
– Deve aver giocato almeno due stagioni con quel team
– La scelta sarà fatta sommando le statistiche personali, i risultati di squadra e l’ importanza ricoperta dal giocatore all’ interno del team, dei fans e della città.
– La lineup sarà costruita secondo la linea di pensiero della “All-Nba”, perciò non saranno fatte distinzioni tra le posizioni separate nei ruoli di guardia e ala e la squadra sarà costruita solo sulla base di attente considerazioni di merito individuale.

Chiudiamo la serie di appuntamenti con gli “All-Times starting Five” presentandovi 7 squadre che hanno fatto la storia della lega e che hanno ospitato alcuni dei più grandi interpreti di questo gioco. Racchiudiamo in questo pezzo finale squadre di enorme spessore come: Milwaukee Bucks,Philadelphia 76ers, Houston RocketsBoston CelticsSan Antonio Spurs e Chicago Bulls, ed infine Los Angeles Lakers.

Milwaukee Bucks:

Milwaukee Bucks
Milwaukee Bucks

C: Kareem Abdul-Jabbar

È difficile spiegare l’ impatto avuto da quest’ uomo nel suo periodo di permanenza a Milwaukee. Già nel suo anno da rookie dimostra di poter essere un fattore nella lega, migliorando il record della sua squadra di 29 vittorie rispetto all’ anno precedente. Abdul-Jabbar fu il trascinatore del team che vinse il titolo NBA nel 1971, non a caso è il Leader All-Times per punti segnati in NBA. Senza metterci ad elencare gli innumerevoli traguardi personali raggiunti, vi basti sapere che nel tempo speso con i Bucks le sue medie sono pressoché surreali: 30.4 punti, 15.3 rimbalzi, 4.3 assists e 4.6 sommando stoppate e palle rubate. E tutto ciò prima che venisse scambiato per andare ad LA.

F: Giannis Antetokounmpo

Questo ragazzo è stato creato in laboratorio appositamente per giocare a basket, altrimenti non si spiega!! Le misure del suo corpo sono incredibili: le mani, sono studiate ad hoc per trattare la palla da basket come una pallina da tennis e quelle braccia infinite intimoriscono ogni giocatore che pensa di avventurarsi sotto il canestro del greco.
È sicuramente vero che la decisione di metterlo nel quintetto titolare può sembrare un po’ prematura, vista la giovanissima età e la poca esperienza sul parquet, ma il potenziale di questo ragazzo è davvero infinito, è stato convocato nella stagione passata per l’ All-Star Game e come diceva Biggie in una sua celebre canzone, per lui “sky is the limit”.

F: Sidney Moncrief

I Bucks durante gli anni ’80 hanno giocato le finali della Eastern conference ben 3 volte ed il loro “go to guy” era proprio Moncrief.
Uno di quei giocatori che non hanno mai avuto il riconoscimento che meritano, non solo nella propria era ma anche e soprattutto ai giorni nostri. In 10 stagioni con i Bucks è stato selezionato per 5 All-Star Games, tenendo una media punti di 20 a partita e vincendo il Defensive Player Of the Year awards in due stagioni consecutive, vale a dire 1982-’83 e nel 1983-’84.

G: Ray Allen

Uno dei più grandi tiratori puri nella storia della lega, Ray Allen cominciò quella che poi sarà una carriera da Hall Of Fame con i Milwaukee Bucks. Dopo essere stato acquisito grazie ad una trade il giorno stesso del draft, Allen inizia un percorso che lo porterà 3 volte alla partita delle stelle con la canotta bianco/verde addosso e 3 volte in postseason arrivando anche fino alle Conference Finals nel 2000/2001 (risultato migliore dei Bucks dopo la finale NBA persa nel 1974).
Ray Allen, che tra l’ altro appare anche in un film di Spike Lee chiamato “He Got Game”, è uno dei migliori tiratori da tre punti della storia; il suo movimento di tiro è incantevole, ma negli anni ai Bucks, quando era ancora un ragazzino, non perdeva occasione per dimostrare il suo atletismo schiacciando e portandosi via il ferro.

G: Oscar Robertson

Giocatore incredibile che, prima di venire superato nella passata stagione da Westbrook, deteneva il record di triple doppie messe a referto in una stagione. Arrivando a Milwaukee Robertson fu capace di reinventarsi, diventando il veterano al fianco di un giovanissimo Kareem Abdul-Jabbar e riuscendo finalmente a vincere l’ agognato anello che inseguiva da anni. “Big O” rimase solo 4 stagioni ai Bucks, ma giocò due All-Star Games e guidò il team a 4 Division Titles e a due apparizioni alle finali NBA, compreso il titolo del 1971.
Un immenso giocatore che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario dei tifosi dei Bucks e che ha spianato la strada per le point guards dei giorni nostri.

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Cinque squadre, Cinque Quintetti All-time: Southeast Division

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Come sarebbe la pallacanestro odierna se Kobe Bryant e Magic Johnson avessero giocato insieme? E se Derrick Rose e Michael Jordan avessero calcato insieme il parquet?

Ogni settimana tratteremo una Division. Comporremo il quintetto di ognuna di queste squadre con un giocatore per ogni ruolo ed un Sixth man, rispettando questi standard:
– Deve aver giocato almeno due stagioni con quel team
-La scelta sarà fatta sommando le statistiche personali, i risultati di squadra e l’ importanza ricoperta dal giocatore all’ interno del team, dei fans e della città.
– La lineup sarà costruita secondo la linea di pensiero della “All-Nba”.
– Non saranno fatte distinzioni tra le posizioni separate nei ruoli di guardia e ala e la squadra sarà costruita solo sulla base di attente considerazioni di merito individuale.
Siamo partiti la settimana scorsa con la Pacific Division, oggi passiamo alla Eastern Conference, in particolare nella Southeast Division.
Presenteremo i migliori quintetti “all-time” di squadre quali Washington Wizards, Atlanta Hawks, Miami Heat, Orlando Magic e Charlotte Hornets.

Eastern conference - SouthEst Division
Eastern conference – SouthEast Division

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NBA, i quintetti all–time per Yahoo!: Memphis Grizzlies

Termina con questa ultima tappa la lunga corsa dedicata al focus di Yahoo! sui migliori giocatori della storia di ciascuna delle trenta franchigie NBA. Oggi tocca, last but not least, ai Memphis Grizzlies, compagine nata esattamente vent’anni fa e che solo di recente è assurta a potenza della Western Conference. Non c’è quindi da stupirsi se quattro quinti dello starting five ci siano molti elementi della squadra formatasi dal 2010 ad oggi. Ecco il quintetto:

  • Mike Conley
  • Tony Allen
  • Zach Randolph
  • Pau Gasol
  • Marc Gasol

PM: MIKE CONLEY JR

Il palleggio di Mike Conley Jr.

A Ohio State i riflettori erano stati tutti per Greg Oden, ma a imbeccare lo sfortutato big man nel 2007 c’era un certo Mike Conley e in questi nove anni di NBA abbiamo capito il perchè. Il suo rendimento tra i pro non ha fatto altro che aumentare di stagione in stagione, facendolo così diventare uno dei punti cardine dei Memphis Grizzlies. I suoi 13.4 punti di media possono sembrare noccioline in una Lega dove i migliori scollinano i 30 a serata, ma come sempre affidarsi ai freddi numeri è fuorviante. Ordinato e affidabile, sotto coach Hollins Conley ha offerto lampi di generosità tanto difensiva quanto offensiva. Inoltre bisogna ricordare che, almeno nei primi tempi, Memphis non aveva una guardia in grado di colpire dal perimetro in modo davvero continuo: tuttavia  fare certe cifre realizzative in post season (17.0) e farlo nell’anno in cui la tua squadra riesce a fare il miglior risultato nei playoff (finali di Concerence contro gli Spurs, ancorché con sweep subito) significa che, dopotutto, hai lavorato in maniera eccellente.

SG: TONY ALLEN

Tony Allen e la specialità della casa: la difesa
Tony Allen e la specialità della casa: la difesa

Anthony Allen da Chicago approda nella città cantata da Elvis nell’estate del 2010 e non lo fa proprio da perfetto sconosciuto: reduce da una finale persa con i suoi Boston Celtics contro i Lakers dopo averne vinta una due anni prima, in quelle occasioni si era guadagnato la fama (meritata, perché vera) di giocatore in grado di imbavagliare i realizzatori avversari e di realizzatore all’occorrenza. Ai Grizzlies gli viene offerto un ruolo di primo piano dopo che (parole sue) a Boston aveva sentito pesante l’ombra di veterani come Pierce e l’altro Allen, ben più noto: tuttavia appena arrivato si rompe subito, denunciando quella fragilità fisica che non gli aveva permesso fino a quel momento di diventare uno dei migliori giocatori di questa Lega. Quando torna in campo però è un altro. Rende la vita impossibile a chiunque si trovi di fronte, iniziando a catturare rimbalzi, a recuperare palloni e a segnare dal campo regolarmente (75%). La stagione 2011/2012 è pressoché identica alla precedente, mentre dalla successiva inizia a migliorare sempre di più, aumentando il numero di carambole e iniziando persino ad accrescere gli assist serviti. La sfortuna non smetterà mai di marcarlo stretto (altre 27 e 19 gare saltate negli ultimi due anni rispettivamente), ma ad oggi Allen può tranquillamente essere considerato la miglior guardia della storia dei Grizzlies.

SF: ZACH RANDOLPH

Zach Randolph col morbido mancino
Zach Randolph col morbido mancino

Qua ci sbilanciamo, senza paura di sembrare esagerati: Randolph è indiscutibilmente il giocatore più importante della storia per Memphis. Dal suo arrivo la parabola della franchigia è salita esponenzialmente, toccando vette che sembravano virtualmente inimmaginabili (almeno nel breve periodo). La sua vita è cambiata dall’estate 2009, nello specifico il giorno in cui, dopo gli anni turbolenti di Portland e gli intermezzi perdenti ai Knicks e ai Clippers (sempre conditi da episodi di ogni tipo), si è guardato allo specchio, pensato ai suoi figli e deciso di smetterla con la storia del piantagrane esibizionista, iniziando a intraprendere la via verso la vetta, dove il suo talento meritava di stare. Ad oggi possiamo dire che Z-Bo ci è riuscito: punti (sempre rigorosamente col diabolico mancino dal tocco dolce), rimbalzi, finte, agilità negli spazi brevi, tiri in controtempo e, in generale, una fusione con la comunità di Memphis che, come raccontato da lui stesso, per la prima volta lo ha fatto sentire ben voluto. Zach Randolph è, per finire, uno dei tanti uomini che sportivamente è vissuto due volte.

PF: PAU GASOL

 

Un giovane Pau Gasol in entrata
Un giovane Pau Gasol in entrata

L’unico intruso rispetto al quintetto Grit–Grind (cit. Tony Allen) è in realtà quello che meriterebbe anche di starci di più. Da solo ha retto le sorti della squadra quando questa era considerata alla stregua dei Clippers, ovvero un’eterna perdente. Su lui e Abdur–Rahim il coach Hubie Brown costruì l’asse che arrivò alla post season per la prima volta nella loro storia (2003) in un roster completato da Mike Miller, James Posey e Shane Battier. Nel mentre Pau aveva già dimostrato le sue qualità l’anno prima, vincendo il titolo di Rookie of the Year. Lo spagnolo successivamente andò ai Lakers in una famigerata e contestata trade che consentì ai gialloviola di tornare a respirare odore di titolo dopo troppi anni passati dietro le quinte: quello scambio tuttavia lasciò in eredità un dono a Memphis che non ci mise molto tempo a rivelarsi, il fratellino Marc.

C: MARC GASOL

Il gancio di Marc Gasol
Il gancio di Marc Gasol

Era il fratellino scarso e grasso, tant’è vero che i primi tempi a causa della sua scarsa forma fisica Pesic a Girona gli fece vedere il campo di rado. Questo però spinse il giovane Marc a migliorarsi a tal punto che poi nel 2008 diventò MVP della stagione regolare e in quello seguente ad approdare in NBA. L’idea di Marc Gasol come il fratellino scarso è sempre stato un giudizio contestabile, perché di fatto le sue qualità sono certamente esplose più tardi rispetto a quelle di Pau, ma non per questo vanno sottovalutate. Rispetto al fratello infatti possiede maggiori doti di centro e una miglior capacità a rimbalzo (anche se forse meno sicuro nella conclusione dal mid range), caratteristiche che gli hanno permesso di trovare il suo habitat ideale sotto canestro. Marc col tempo ha visto la propria reputazione crescere a tal punto da essere stato considerato più forte del fratello (e per certi aspetti del gioco lo è anche): più nello specifico, è diventato col tempo l’uomo simbolo dei Grizzlies. E pazienza se qualche saputello aveva sentenziato prematuramente che non era uno scambio equilibrato: la favola del brutto anatroccolo da piccoli ce l’hanno raccontata per un motivo, no?

Tra gli esclusi possiamo ricordare, oltre ai già citati Shareef Abdul-Rahim e Shane Battier, giocatori del calibro di Mike Bibby, Rudy Gay e O.J. Mayo.

Per NBA Passion,

Luigi “Condor” Ercolani

NBA, i quintetti all-time di Yahoo!: Charlotte Hornets

Yahoo! ha svelato i potenziali migliori quintetti di ogni tempo di ogni franchigia NBA e noi di NBA Passion abbiamo deciso di approfondirne la storia di ogni singolo giocatore selezionato: oggi è il turno degli Charlotte Hornets, squadra fondata nel 1988 e che per un breve periodo (dal 2004 al 2014) cambiò il suo nome in Charlotte Bobcats prima di tornare alla denominazione originale. Ecco il quintetto:

  • Alonzo Mourning
  • Glen Rice
  • Gerald Wallace
  • Dell Curry
  • Tyrone Bogues

C: ALONZO MOURNING

Alonzo Mourning, protagonista degli Charlotte Hornets degli anni 90

Universalmente riconosciuto come un guerriero, dentro e fuori dal campo, è stato uno dei giocatori più forti di questa franchigia. Tutti quanti sono a conoscenza del problema ai reni, ma superò le difficoltà grazie ad un trapianto e alla sua voglia di lottare sempre: grazie a questo diventò uno dei giocatori più amati sia a livello sportivo che umano. Vero crack nella lega con una media di 21 punti e 10 rimbalzi, sembrava un predestinato. Asfissiante in difesa e straripante nella metà campo avversaria, veniva indicato da molti esperti come un centro d’altri tempi. Tuttavia la dirigenza nel 1995 scelse di scambiarlo per rinnovare un po’ il roster, a causa degli scarsi risultati.

PF: GLEN RICE

Glen Rice, agli Charlotte Hornets dal 1995 al 1999

Arrivato nell’operazione che ha portò Alonzo Mourning a South Beach, Glen Rice è stato uno dei punti di riferimento dei Charlotte Hornets targati anni 90-00. Per lui sono da ricordare le 3 partecipazioni all’ all-star game e l’mvp della manifestazione grazie ad una prestazione da 26 punti. Tuttavia il primo anno lontano da South Beach è stato solamente discreto ma un’ala così tecnica e al contempo fisica è stata sempre utile alla causa. Inoltre con gli innesti di Vlade Divac e Anthony Mason, gli Hornets poterono vantare in quegli anni un frountcourt di tutto rispetto: nonostante ciò, ai playoff si sono sempre sciolti come neve al sole.

SF: GERALD WALLACE

Gerald Wallace

L’ala piccola è approdata ai Charlotte Bobcats nel 2004 per poi rimanerci fino al 2011. Buon giocatore, atletico, forte a rimbalzo, non  aveva una tecnica eccellente, ma i mezzi fisici hanno sempre compensato quelli tecnici. Non ancora ritiratosi, quest’estate è passato ai Philadelphia 76ers, team in piena rebuilding alla ricerca di veterani da affiancare al folto nucleo di giovani.

SG: DELL CURRY

Dell Curry, padre dell’ultimo MVP della stagione Steph

Il papà del campione uscente Steph Curry è noto per aver giocato più di 700 match con gli Hornets e per esserne il miglior realizzatore di tutti i tempi. Gran tiratore come il figlio, può vantare un abbondante 40% dall’arco in carriera, dal quale derivano la maggior parte delle sue scelte offensive. Ovviamente un giocatore del genere ha partecipato alla gara da tre punti all’all-star game: un vero e proprio cecchino.

PG: TYRONE “MUGGSY” BOGUES

Tyron Bogues
Tyron Bogues

Quella di Muggsy Bogues non è una storia come tutte le altre: infatti il play è uno dei giocatore più bassi ad aver calcato un parquet, con 158 centimetri di potenza e intensità. Capace con la tecnica e la velocità nelle penetrazioni di colmare l’evidente gap fisico, è stato il secondo miglior assistman nella storia della franchigia: LEGGENDA.

NBA, i quintetti all-time per Yahoo!: Brooklyn Nets

Un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata da Yahoo Sports! ai migliori giocatori delle varie franchigie NBA. Questa volta andiamo alla scoperta di quali siano stati gli uomini che hanno segnato la storia dei Nets. Tra gli assenti spicca su tutti Drazen Petrovic, che disputò con la maglia dei Nets due stagioni e mezzo in cui registrò una media di 19,5 punti a partita.

Ecco il quintetto:

  • Jason Kidd
  • Vince Carter
  • Julius Erving
  • Buck Williams
  • Billy Paultz

PG: JASON KIDD

Jason Kidd contro i Mavs

Non si scampa, sempre lui. Chi scrive lo ha già trattato nella puntata dedicata ai Mavericks e il fatto che l’attuale coach dei Bucks sia il point man titolare di entrambi i team riesce a dare una vaga idea sul suo impatto nel basket pro made in USA. In ogni caso, per non correre il rischio di cadere nel banale o nel retorico, questa volta la teniamo più corta: Kidd arriva ai Nets dopo qualche annata a Phoenix in cui poteva essere più felice. Da un lato le cifre erano andate in crescendo rispetto al periodo di Texas, riuscendo a conquistare anche la leadership negli assist per tre anni di fila; ma dall’altra i Suns peccavano dei grossi limiti di mentalità che lo costrinsero sostanzialmente a predicare nel deserto. Nel 2001 poi arriva ai Nets, dove trova Richard Jefferson, Kenyon Martin e un coach competente (lo è tuttora, lo è sempre stato anche se nessuno gli ha mai dato una vera grande occasione) come Byron Scott. Risultato? Arrivano due Finals di fila, perse sì contro i Lakers di Bryant e O’Neal e gli Spurs di Ginobili e Duncan, ma pur sempre giocate. In seguito sono arrivati Vince Carter e Joe Johnson, ma i livelli di inizio millennio non sono stati più toccati e, piano piano, è sopraggiunta la mediocrità. Tuttavia non è un caso se con Kidd in cabina di regia i Nets hanno brillato come poche volte nella loro storia.

SG: VINCE CARTER

Vince Carter in palleggio

Cosa dire di lui? Uno avrebbe voglia di mangiarsi le mani per il talento che aveva e che ha sfruttato solo in parte. A Toronto era l’uomo simbolo contro la sua stessa volontà, mentre ai Nets ha diviso l’onere con Jefferson e Kidd potendo così dedicarsi a quello che amava fare di più, ovvero predicare basket in lungo e in largo alle genti assiepate solo vederlo. Atletico e tecnico, le sue giocate sono come un quadro di Goya, in cui chi si trova davanti allo schermo o alla tela non può non rimanere con qualcosa dentro, nel petto, anche quando non ce l’ha più sotto gli occhi. Ai Nets ha ballato tra i 27 punti di media del primo anno e i 20 dell’ultimo, oltre a contare circa 4 assist, 6 rimbalzi e una rubata a partita. Dopo il New Jersey, si traferisce un anno e mezzo a Orlando e mezzo a Phoenix, prima della riunione con il sodale Kidd ai Mavs. Considerato l’erede di Jordan per un momento, lui in realtà è semplicemente Vince Carter: Half Man – Half Amazing.

PF: BUCK WILLIAMS

Williams e il suo atletismo

Un dato: Williams è il primo realizzatore di tutti i tempi dei Nets, oltre ad essere stato un notevole smazzatore di assist e catture – rimbalzi (12.5 il suo massimo, numero ottenuto per ben due volte). Dopo il suo arrivo, la sua squadra vinse venti partite in più della stagione precedente. Tre volte all–star, rookie dell’anno nel 1982, due volte nel primo quintetto difensivo e altrettante nel secondo, fu all–NBA Second Team nel suo anno da sophomore.  Nelle sue prime sei stagioni ha giocato sempre tutte e ottantadue le partite di regular season esclusa quella del 1983-1984, dove ne disputò solo una in meno. Buck Williams è stato, negli anni ’80, l’uomo al servizio segreto dei Nets.

SF: JULIUS ERVING

Con quale invenzione avrà chiuso questa azione Julius Erving?
Con quale invenzione avrà chiuso questa azione Julius Erving?

“Doctor, doctor, can’t you see I’m burning, burning”. Per parlare di una tale leggenda abbiamo addirittura scomodato il brano dei Thompson Twins, uscito nel 1984 ad opera di un gruppo che faceva parte della cosiddetta “new wave”. Il fatto è che, da molti anni a quella parte, chi ha visto bruciare il Dottore sono stati soprattutto gli appassionati di pallacanestro di tutta America. Ovviamente non in senso letterale, ma metaforico, inteso come sacro fuoco agonistico. E se proprio vogliamo tenerci sul paragone, fu Erving stesso a rappresentare la “new wave” del basket statunitense: atletico ai limiti del funambolismo, Doctor J era in grado di fare quello che voleva, oltre a sapersi muovere in campo con una elasticità mista a determinazione mai vista prima e dopo, Micheal Jordan a parte. Diabolico nella capacità di inventare ogni volta numeri d’alta scuola, ha proliferato sia in campo che nella vita, dove ha avuto ben nove figli e due matrimoni. Se è nota la storia che la NBA rinacque dalla sua pessima reputazione grazie all’azione visionaria di David Stern, capace di cavalcare fin da subito (e con ottimi margini) la rivalità Bird–Magic, è altrettanto noto che i protagonisti della vicenda indichino Erving come il precursore del loro successo. Il Dottore che aveva tenuto caldi i pazienti.

C: BILLY PAULTZ

Paultz in azione contro i Lakers

Forse Kenyon Martin non avrebbe guastato, ma anche Paultz in fondo come scelta è condivisibile. Prima vera stella polare dei Nets, raggiunse 15.6 punti di media a cui bisogna sommare 11 rimbalzi. La sua sembra una storia scritta: nativo del New Jersey, college a St John’s e prima esperienza pro a due passi da casa: un po’ di romanticismo in un mondo sempre più commerciale ci vuole.

Per NBA Passion

Luigi “Condor” Ercolani

NBA, i quintetti all-time per Yahoo!: Minnesota Timberwolves

Il viaggio dei quintetti all time di ‘Yahoo Sports‘ fa tappa a Minneapolis, casa della franchigia dei Timberwolves, che ha fatto il suo esordio in NBA nel 1989 nel match perso contro i Seattle Supersonics. Nonostante sia una squadra relativamente ‘giovane’, tra le proprie fila sono passati giocatori che hanno lasciato nell’albo dei ricordi un pezzo di storia. Ecco lo starting five completo:

  • Terrell Brandon
  • Stephon Marbury
  • Kevin Love
  • Kevin Garnett
  • Al Jefferson

PG: TERRELL BRANDON

Terrell Brandon.
Terrell Brandon.

Playmaker uscito dall’università dell’Oregon, prima di arrivare ai T’Wolves ha giocato per sei anni coi Cleveland Cavaliers e per due coi Milwaukee Bucks. Nel 1999 viene coinvolto in uno scambio che lo porta a Minneapolis dove riesce a mantenere le sue medie standard: tuttavia nella stagione 2001-2002 viene martoriato dai guai fisici e il 13 febbraio finisce nella lista infortunati, senza tornare attivo. In seguito passa agli Atlanta Hawks.

SG: STEPHON MARBURY

Stephon Marbury.
Stephon Marbury.

Per arruolare il nativo di Brooklyn, i Timberwolves scambiarono con i Milwaukee Bucks la loro quinta scelta assoluta del Draft 1996, ossia Ray Allen (Marbury fu chiamato alla quarta). Giocatore conosciuto per la sua velocità e per le sue doti di palleggio, nonchè per la sua eccessiva vena di egoismo, Starbury (questo è il suo soprannome) è rimasto a Minneapolis per tre stagioni riuscendo a raggiungere per due volte i playoff. In NBA ha vestito anche le casacche degli allora New Jersey Nets, dei New York Knicks, dei Phoenix Suns e dei Boston Celtics. Attualmente milita in Cina nei Beijing Ducks.

SF: KEVIN LOVE

Kevin Love con la casacca dei Minnesota Timberwolves.
Kevin Love con la casacca dei Minnesota Timberwolves.

La stella dei tempi recenti della formazione dei laghi. Scelto dai Memphis Grizzlies con la quinta chiamata assoluta del Draft 2008, fu subito coinvolto in una trade che lo ha portato al Target Center. Il front office, durante la permanenza del Beach Boy, ha provato inutilmente di costruire intorno al giocatore stesso una squadra da playoff: così nell’estate 2014 Love lascia il team nell’ambito di uno scambio coi Cleveland Cavaliers che ha visto Andrew Wiggins fare il percorso inverso. Con la casacca dei Timberwolves, il big man ha racimolato una media di  10.7 punti, 6.7 rimbalzi e 1.3 assist.

PF: KEVIN GARNETT

Kevin Garnett.
Kevin Garnett.

The Big Ticket, The Revolution, KG, The Kid e The Franchise, o semplicemente Kevin Garnett. Ala grande di ruolo, ma in grado di fare il centro e l’ala piccola, è considerato tra i migliori giocatori della lega. Frequenta la Mauldin High School
e la Farragut Academy, quindi decide di non andare al college per approdare subito tra i grandi: i Timberwolves impiegano la quinta scelta assoluta del Draft 1995 per ingaggiarlo. Con lui la squadra fa un grosso salto di qualità, diventando una presenza costante in postseason dal 1997 al 2004. Nella stagione 2003/2004 viene nominato MVP della regular season. Il 19 febbraio 2015 ha fatto il suo ritorno tra i Lupi dopo aver giocato per i Boston Celtics (con cui ha vinto un titolo nel 2008)  e per i

C: AL JEFFERSON

Al Jefferson.
Al Jefferson.

Arrivato nell’ambito del maxi-trade coi Boston Celtics che ha visto al centro Kevin Garnett, il classe 1985 ha subito avuto un buon impatto nella franchigia: nei tre anni di permanenza a Minneapolis, Jefferson si afferma come uno dei migliori centri in circolazione, tenendo quasi  stabilmente una doppia doppia di media.  Probabilmente la sua miglior stagione è stata quella 2008/09: 23.1 punti, 11 rimbalzi e 1.7 stoppate a partita per il nativo di Monticello, Mississipi. Nell’estate 2010 passa agli Utah Jazz.

Per NBA Passion,

Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)

NBA, i quintetti all-time per Yahoo!: Portland Trail Blazers

Torna la rubrica dedicata da Yahoo Sports! ai migliori cinque giocatori per ruolo per ciascuna franchigia NBA. Il nostro viaggio questa volta ci porta in Oregon, in quella rainy city che è Portland. Le scelte paiono quasi tutte azzeccate, tranne una che lascia un po’ perplessi. Ecco il quintetto:

  • Terry Porter
  • Clyde Drexler
  • Jerome Kersey
  • LaMarcus Aldridge
  • Bill Walton

PG: TERRY PORTER

Terry Porter in entrata
Terry Porter in entrata

Ce lo ricordiamo recentemente per aver seduto sulla panchina dei Suns nel dopo D’Antoni ed essere esonerato poi nonostante un record positivo (23 – 18) perché secondo i proprietari non faceva rendere al meglio la squadra ma, ancora prima, l’attuale assistente dei Wolves è stato un play ordinato, che predicava nel deserto in una squadra che aveva personalità ma talento prossimi allo zero. È stato un ragioniere, sì, col cervello fino, non v’è dubbio, ma era uno con le mani buone, di quelli alla Steve Nash per intenderci, che se gli lasciavi poi un po’ di spazio ti puniva senza problemi. Dieci anni con i colori rossoneri addosso, due volte All–Star, primo nella storia dei Blazers, e terzo realizzatore di tutti i tempi. La prova che avere fatto le cose in silenzio non significa non averle fatte.

SG: CLYDE DREXLER

Clyde Drexler contro Michael Jordan.
Clyde Drexler contro Michael Jordan.

“Ma cos’aveva lui meglio di me?”. Beh, caro “The Glide”… Come mezzi tecnici forse effettivamente nulla: il range di tiro era potenzialmente illimitato in entrambi, la capacità di decollare e schiacciare pure, la tecnica anche, l’atletismo siamo lì, i rimbalzi identici, e in difesa, quando volevate, entrambi asfissiavate l’avversario. Solo che tu sei Clyde Drexler e hai vinto due titoli accanto a Hakeem “The Dream” e a Vernon “Mad Max” Maxwell, oltre ad essere stato dodici volte All–Star, mentre lui (ma c’è davvero bisogno di specificarlo?) era Micheal Jordan e ha raggiunto tutti i traguardi possibili e immaginabili grazie alla propria forza di volontà, ha vinto quattro titoli più di te (non da solo, sia chiaro) e tu hai trionfato solo quando lui era fuori causa. La sua ferocia, a te, è venuta meno quando serviva, anche nello scontro diretto tra voi due nelle Finals del ’92, dopo che già nel ’90 ti eri fatto soverchiare da Isiah Thomas. Poi d’accordo, tecnicamente forse non eravate tanto distanti. Solo che ora lui è un’icona mondiale… (Per chi non lo sapesse, la domanda iniziale l’ha posta il diretto interessato al famoso giornalista americano Jack McCallum).

SF: JEROME KERSEY

Coast - to - coast di Jerome Kersey
Coast – to – coast di Jerome Kersey

Questa è la scelta che lascia perplessi. Il primo nome nello spot di ala piccola  è quello di Scottie Pippen, che ha regalato scampoli di vera classe in una squadra in cui per una volta non avrebbe dovuto sentirsi il portaborracce della stella (quei Blazers di inizio millenni ebbero poi ben altri problemi a causa del carattere fumantino di alcuni elementi, ma questa è un’altra storia). Il punto è… Perché Kersey? Risposta: indefesso, atletico, versatile, tuttofare, era la variabile costante di quella Portland, presenza fissa al ballo di fine anno (leggi: post season) tra gli anni ’80 e gli anni ’90. Talento puro? Si poteva scegliere di meglio. Abnegazione? Ok, il pezzo è giusto.

PF: LAMARCUS ALDRIDGE

Tutto lo stile di Lamarcus Aldridge
Tutto lo stile di Lamarcus Aldridge

La grande fuga (no, non è un gioco di parole con il suo nome). Dopo nove stagioni in maglia Blazers, quest’estate  la stella della franchigia dell’Oregon ha fatto le valigie e si è trasferito armi e bagagli alla corte di Gregg Popovich, pronto eventualmente a raccogliere lo scettro di Tim Duncan. Ora, sorvolando sul fatto che visto l’immortalità agonistica dell’uomo delle Isole Vergini forse sarà Aldridge a ritirarsi per primo, la mossa è sembrata quanto mai azzeccata. L’ala grande texana ha cantato e portato la croce dai primi problemi di Brandon Roy fino all’avvento energico di Lillard. Da lì i riflettori sono passati alla point guard, e se da un lato questo gli ha tolto peso dalle spalle dall’altro quasi certamente non gli ha fatto piacere, in una Lega in cui comunque l’occhio di bue sopra di sé non lo si disdegna mai. Le sue cifre parlano di 19.4 punti e 8.4 rimbalzi di media, non male per uno dei due giocatori (l’altro è Rudy Gay) ad aver meritato l’essere stato scelto fra le prime chiamate del Draft 2006.

C: BILL WALTON

Tutta la classe di Bill Walton
Tutta la classe di Bill Walton

Ça va sans dire. Bill Walton è stato forse uno dei più grandi lunghi nella storia della pallacanestro per visione di gioco, ball Handling, impegno. Le cifre: 17.1 punti, 13.5 rimbalzi, 2.6 stoppate, 4.4 assist, un premio MVP della regular season nel ’78 quello delle finali (con annesso anello) l’anno precedente. Sesto uomo dell’anno nell’86 nei Celtics, dove portò a casa il secondo titolo. E poi due volte primo quintetto difensivo, due All Star Game, due campionati universitari vinti a UCLA sotto coach John Wooden, e infine Hall – of – Famer. Phil Jackson descriveva il figlio, Luke Walton, come un ragazzo dotato di notevole intelligenza cestistica. Chissà com’è che la cosa non ci sorprende…

Per NBAPassion,
Luigi Ercolani

NBA, i quintetti all-time per Yahoo!: Indiana Pacers

Prosegue la rubrica quintetti all-time per ogni squadra NBA a cura di Kelly Dwyer di ‘Yahoo Sport’. Stavolta ci troviamo ad analizzare gli Indiana Pacers: tra i prescelti ci sono diversi giocatori che hanno scritto la storia dell’ABA, mentre sono stati esclusi altri giocatori più moderni come Paul George, Danny Granger o Jermaine O’Neal. Ecco il quintetto:

  • Mel Daniels
  • Roger Brown
  • George McGinnis
  • Reggie Miller
  • Freddie Lewis

C: MEL DANIELS

Mel Daniels
Mel Daniels

Mel Daniels inizia la sua carriera in ABA nel 1967 con la maglia dei Minnesota Muskies, dove nel suo primo anno venne eletto Rookie of the year. Scambiato con Indiana l’anno dopo, con la maglia dei Pacers Daniels vince  per 2 volte il titolo di  MVP e per 3 volte il titolo ABA. Daniels passerà tutta la sua carriera nella ABA, diventando il centro più forte della sua epoca, riuscendo a mantenere una media di 19.4 punti per partita. Gioca con i Pacers ben 479 partite dal 1968 al 1974 (diventando uno dei giocatori più importanti della storia della franchigia) ed entrando nella Hall of Fame nel 2012

PF: ROGER BROWN

Roger Brown
Roger Brown

Diventato Hall of Famer nel 2013, Roger Brown inizia la sua carriera cestistica nella George W. Wingate Hig School di Brooklyn.  Passa tutta la sua carriera da professionista giocando in ABA, collezionando una media di 18 punti per partita e vincendo 3 titoli ABA con gli Indiana Pacers, squadra per la quale ha giocato dal 1967 al 1974, oltre a 10 partite nel 1975.  Nel 1970, anno del primo titolo ABA, si aggiudicò anche il titolo di MVP della lega.

SF: GEORGE MCGINNIS

George McGinnis
George McGinnis

Proveniente da Indiana University, George McGinnis venne draftato dagli Indiana Pacers nel 1971. Con gli Indiana Pacers vinse due campionati ABA nel 1972 e nel 1973, il titolo di MVP delle finali nel 1973, mentre si aggiudicò quello della lega nel 1975 con la maglia dei Philadelphia 76ers. McGinnis con i Pacers giocò 314 partite tra il 1971 e il 1975, per poi tornare dal 1980 al 1982 per altre 173 partite: nella sua carriera può vantare presenze sia in ABA che in NBA

SG: REGGIE MILLER

Reggie Miller
Reggie Miller

Prodotto di UCLA, Reggie Miller venne scelto dai Pacers al draft del 1987 con la chiamata numero 11.  Al momento della scelta al draft si pensa che Reggie fosse stato selezionato solamente perchè fratello di Cheryl Miller, una delle giocatrici di basket più forti di sempre. Tuttavia il ragazzo dimostra fin da subito che non si trattava altro di malelingue: Miller giocherà per tutta la carriera con la maglia degli Indiana Pacers (dal 1987 al 2005), collezionando 1389 presenze e partecipando per ben cinque volte in carriera l’all star game.  Considerato come una delle migliori guardia tiratrici della storia, Miller raggiunge una sola volta le Finals nel 2000, dove uscì sconfitto per 4-2 contro i Lakers.

PG: FREDDIE LEWIS

Freddie Lewis
Freddie Lewis

Freddie Lewis venne selezionato nel draft 1966 con l’ottantottesima scelta dai Cincinnati Royals, squadra per cui giocherà solo una stagione prima di trasferirsi a Indiana. Con i Pacers collezionerà 543 presenze tra il 1967 e il 1974, vincendo tre titoli ABA da protagonista e giocando con una media di 16 punti per partita, cosa che gli garantirà il titolo di MVP nel 1972. Si trasferisce nel 1974 a Memphis dove tuttavia resterà solamente per sei partite prima di spostarsi a Saint Louis. Giocherà per la squadra del Missouri per due stagioni, prima di tornare ad Indiana con la maglia dei Pacers dove chiuderà la carriera.

Per NBA Passion,

Andrea Sterpa

NBA, i quintetti all-time per Yahoo!: New Orleans Pelicans

Per la puntata odierna della rubrica sui quintetti all-time ci dedichiamo oggi alla franchigia più giovane della NBA: i New Orleans Pelicans. Il quintetto scelto da  Kelly Dwyer di Yahoo! sport stavolta è quasi obbligata vista i pochi anni di vita della squadra. Ricordiamo che vengono presi in considerazione le squadre e i giocatori che hanno giocato a New Orleans . Rompiamo gli indugi e scopriamo insieme quali sono i magnifici cinque della squadra della Louisiana:

  • Chris Paul
  • Baron Davis
  • P. J. Brown
  • David West
  • Anthony Davis

PG: CHRIS PAUL

paul

Il miglior playmaker puro della Lega iniziò la sua carriera proprio a New Orleans diventando immediatamente Rookie of The Year e, senza alcun dubbio, volto principale della franchigia. Fu selezionato quattro volte per l’all star game, primeggiò due volte nella classifica degli assist, vera e propria specialità della casa, e per tre volte in quella della palle rubate. Ebbe medie di 18,7 punti e 9,9 assist conditi da 2,4 rubate e 4,6 rimbalzi a gara, non proprio pochissimi per un play con i suoi centimetri. Inoltre per alcune stagioni, una in particolare, diede l’impressione di poter portare gli Hornets, nome precedente della franchigia, alla terra promessa delle finali NBA. Per vari motivi questo non avvenne e Chris volò verso altri lidi lasciando però un ricordo indelebile nelle menti dei fans.

SG: BARON DAVIS

baron

Il Barone non ha giocato tantissimo in quel di New Orleans, spesso a causa di infortuni che lo costrinsero a saltare ben 135 partite in quegli anni, però rimane sicuramente uno dei volti più conosciuti della franchigia. Era l’uomo di punta della squadra che si trasferì da Charlotte e tenne delle medie di 20 punti, 7 assist e 2,1 palle recuperate a partita nelle gare giocate. si lasciò male con la squadra e la città forzando lo scambio che avrebbe portato in città una straordinaria prima scelta dal draft: il già citato Paul.

SF: P. J. BROWN

WASHINGTON - MARCH 1: Kwame Brown #5 of the Washington Wizards fights for a rebound against P.J. Brown #42 of the New Orleans Hornets during NBA action on March 1, 2004 at the MCI Center in Washington DC. The Wizards won 111-106. NOTE TO USER: User expressly acknowledges that, by downloading and or using the photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License aggrement. (Photo by Doug Pensinger/Getty Images)

P. J. è il classico giocatore di complemento che solitamente non si trova in questo tipo di quintetti. Ma il lavoro svolto da Brown a New Orleans è stato speciale e mai dimenticato dai tifosi. Giocatore tosto, difensivamente sempre pronto. Si narra che Pat Riley ai tempi degli Heat rifiutasse qualunque proposta di scambio che contenesse anche Brown. Un attestato di stima non indifferente visto il calibro del coach. In Louisiana ha avuto 10,3 punti e 8,5 rimbalzi di media. Ma come si sa le cifre non sempre dicono tutto.

PF: DAVID WEST

west

David West iniziò la sua carriera New Orleans facendo la riserva proprio di Brown fino all’escalation che lo portò titolare e uno degli uomini più importanti della squadra. Due vole nella selezione all-star ha avuto delle medie di 16,4 punti e 7,3 rimbalzi in soli 32 minuti per gara. Tutti gli appassionati hanno ancora in mente lui e Paul (e anche un improbabile protagonista come Jannero Pargo a dir la verità) portare gli Spurs di Duncan, Ginobili e Parker ad una gara 7 emozionantissima. una partita che avrà fatto innamorare tantissimi tifosi e che fece credere a molti che il futuro fosse loro. Purtroppo per i tifosi di New Orleans, West fu il primo a lasciare la squadra e i sogni di grandezza rimasero purtroppo dentro al cassetto.

C: ANTHONY DAVIS

NBA: Los Angeles Lakers at New Orleans Pelicans

Siamo di fronte ad un ragazzo che tutti, ma proprio tutti, indicano come il prossimo dominatore assoluto della lega. E come dar loro torto. Davis è uno scherzo della natura nel senso più positivo del termine. Alto, coordinato, con ottime movenze vicino e lontano dal ferro. In estate sembra essersi addirittura migliorato aggiungendo massa muscolare ed un insidiosissimo, per gli avversari, tiro da oltre l’arco. Il futuro è sicuramente suo. Ma anche il passato, che poi è quello che ci interessa per questo quintetto, non è assolutamente male. Rookie of the Year e la scorsa stagione è stato a lungo in lotta con Curry e Harden per il titolo di MVP stagionale. Il tutto a 22 anni. Le sue medie ai Pelicans parlano di 19,7 punti, 9,5 rimbalzi, 2,5 stoppate e 1,3 rubate a partita. E sono sicuramente destinate a crescere esponenzialmente. Il futuro è suo.

 

Nella breve storia di New Orleans ci sono da ricordare anche altri giocatori tra i quali:

PEJA STOJAKOVIC: tiratore sopraffino che in Louisiana tenne una media superiore ai 14 punti con il 40 % da oltre l’arco;

TYSON CHANDLER: centro difensivo che molto bene fece in coppia con Paul, di cui era il bersaglio preferito per i suoi famosi alley oop, con una doppia doppia di media tra punti e rimbalzi.

Per NBApassion.com

Matteo Tatti @matte9tatti

NBA, i quintetti all-time per Yahoo!: Miami Heat

Prosegue la rubrica sui quintetti NBA all-time di ‘Yahoo! Sport’ a cura di Kelly Dwyer, che stavolta si è occupato dei Miami Heat.

  • Tim Hardaway
  • Dwyane Wade
  • Lebron James
  • Chris Bosh
  • Alonzo Mourning

C: ALONZO MOURNING

Alonzo Mourning
Alonzo Mourning

Scelto da Charlotte alla numero due nel draft del 1992 dietro soltanto a Shaquille O’Neal, Alonzo Mourning gioca con la maglia degli Hornets 215 partite, prima di trasferirsi a Miami, dove giocherà con la maglia degli Heat per ben 12 anni, con una parentesi di una stagione ai New Jersey nets nella stagione 2003-2004. Con gli Heat gioca quasi 600 partite, vincendo il titolo nel 2006, per due volte il titolo di miglior difensore e miglior stoppatore della stagione, e sette partecipazioni all’all star game(2 con la maglia degli Hornets).

PF: CHRIS BOSH

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Bosh inizia la sua carriera  NBA nel 2003, scelto dai Toronto Raptors alla numero quattro nel draft di James e Wade. Gioca in Canada 509 partite, prima di trasferirsi a Miami nel 2010 insieme a LeBron James, destando grande clamore mediatico. Con Miami Bosh vince due titoli, nel 2012 e nel 2013, perdendo due finali, una nel 2011 e una nel 2014.

SF: LEBRON JAMES

Lebron James

The Chosen One, LeBron James viene scelto da Cleveland alla numero uno nel draft del 2003, squadra del suo stato di nascita. Con Cleveland James gioca 548 partite, sfiorando soltanto il titolo nella stagione 06/07 dove perderanno per 4-0 contro gli Spurs nella serie Finale. Nelle sue ultime due stagioni con i Cavaliers James vince il titolo di MVP, ma successivamente, nell’estate del 2010 decide di trasferirsi da free Agent a Miami, insieme a Bosh, scatenando l’ira dei tifosi di Cleveland, che lo considerano un traditore. Con Miami James gioca 294 partite, vince altri due titoli MVP, 2 titoli NBA con annesso titolo di MVP delle Finals. Nel 2014 King James decide di tornare a Cleveland, per vincere il titolo che la squadra non ha mai vinto. Viene accolto bene dai suoi tifosi, ma nella stagione appena conclusa non riesce a vincere il titolo, perdendo 4-2 in finale contro i Golden State Warriors di Curry.

SG: DWYANE WADE

Dwyane Wade
Dwyane Wade

Anche Wade come Bosh viene selezionato al draft del 2003 con la scelta numero cinque dai Miami Heat, unica squadra della sua carriera fino ad oggi. Flash ha giocato fino ad oggi con Miami 781 partite, vincendo 3 titoli, il primo nel 2006, dove vince anche il titolo di MVP delle finali, e due consecutivi nel 2012 e 2013. Wade ha partecipato a dieci all-star game e nel 08/09 ha vinto il titolo di miglior marcatore della stagione.

PG: TIM HARDAWAY

Tim Hardaway
Tim Hardaway

Scelta numero quattordici dei Golden State Warriors nel draft del 1989, Hardaway ha giocato a Oakland 422 partite, prima del suo trasferimento a Miami, dove gioca per cinque anni sotto la guida di coach Pat Riley. Dopo le 367 partite giocate in maglia Heat Tim Hardaway gioca soltanto 78 partite tra il 2001 e il 2005, cambiando tre volte squadra. Con la nazionale, Hardaway gioca 18 partite, e vince nel 2000 le olimpiadi di Sidney.

Per NBA Passion,

Andrea Sterpa