Ready to go: Washington Wizards

Wizards

Avere una delle stelle della Lega ma non la squadra in grado di supportarla nella corsa verso l’anello. Quante volte abbiamo sentito questa storia? È il bello dello sport americano, impostato sulla convinzione (corretta) che una diffusione del talento porta competitività diffusa (e qui ci siamo), e che una competitività diffusa aumenta l’interesse verso il campionato. Il benessere dell’altro è un benessere mio. Come sempre, a queste latitudini abbiamo da imparare.

 

CAMBIAMENTI DI GIOCO

Ah, chiaramente la stella di cui sopra è John Wall, e la squadra i Washington Wizards (Capitan Ovvio, se no non avreste aperto l’articolo appositamente dedicato: gli altri li ritrovate grazie alla nostra magica app https://play.google.com/store/apps/details… ). Ce lo ricordiamo a inizio carriera: rapido, sgusciante, con il turbo nelle gambe, ma insicuro nel piazzato. Negli anni ha messo su anche quello, ha avuto la squadra in mano sin da subito, liberato presto e (presumiamo) volentieri dalla presenza ingombrante di un Arenas caduto in disgrazia. Non ne ha abusato, nonostante fosse preventivabile trattandosi in fondo di una prima scelta assoluta, con tutto quello che comporta questo titolo in termini di reputazione e machismo.

A beneficiare della generosità che Wall quest’anno saranno i soliti noti, nel senso che non rispetto all’anno passato è cambiato virgola o poco più. Il fromboliere designato sarà ancora Beal, Porter sarà portatore (sì, il gioco di parole è voluto) della consueta imprevedibilità e Gortat assicurerà quella combinazione di gioco spalle a canestro e mani educate che ne fanno un elemento valido malgrado l’età non sia più verdissima. Si miscelerà bene con l’unica plausibile novità in quintetto, quel Markieff Morris che può sciorinare alternativamente difesa, rimbalzi, apertura per il tiro dall’arco e finalmente quel buonumore perso a Phoenix nel 2015 per le relative ambizioni e la cessione del fratello.

Dalla panchina Satoransky darà ordine, Burke cambi di velocità, Thornton rottura (oseremmo azzardare anche un “in più sensi”…), Oubre taglia fisica, Smith tiro dalla media e Mahinmi,.. beh, Mahinmi due noci ben assestate che tornano sempre utili. Sarà interessante vedere Scott Brooks se riuscirà a ripetere nella capitale quanto fatto ad Oklahoma City, ovvero portare una banda del buco di ragazzotti più o meno cresciuti a un livello di maturazione tale da raggiungere le Finals. Qui è addirittura avvantaggiato: rispetto al 2009, l’alba del thunderismo, il gruppo è già formato e più esperto. Così come lui.

 

PREVISIONI WASHINGTON WIZARDS

Questo sarebbe il momento in cui abbassiamo i toni dopo averli alzati: “Abbiamo parlato di Finals, ma nel breve periodo…”. Ecco, no. Chiaro che qualificarsi per la post season dopo averla mancata l’anno passato sarebbe un passo in avanti, ma nella capitale sono affamati. Il nucleo dell’anno scorso è eccellente, i rinforzi hanno fatto quello che dovrebbero fare i rinforzi, cioè rinforzare, e ancorché con una concorrenza orientale agguerrita (Bucks, Knicks, Hornets, Pistons) non crediamo possibile che il grido di battaglia sia “Comunque vada sarà un successo”.

C’è ambizione, a Washington, e chissà se per questo i Maghi non facciano volatilizzare sotto un telo qualche concorrente. Tutto è possibile.

Ready to Go: Utah Jazz

Utah Jazz

Utah Jazz pronti al salto di qualità definitivo? Dopo l’ultima stagione con il record di 40 vittorie e 42 sconfitte la franchigia è pronta a migliorarsi ancora, portando a compimento un processo di ricostruzione silenzioso ma sicuramente con basi solide. Utah è migliorata di 15 vittorie in due stagioni, ultimo gradino (anzi penultimo o terzultimo) riprendersi i playoffs.

Sono partiti Trevor Booker,  Trey Burke,  Kendall Marshall,  Tibor Pleiss e Taurean Prince ma sono arrivati Joel Bolomboy,  Tyrone Wallace,  Marcus Paige (via Draft), l’esperto Joe Johnson con Boris Diaw e  George Hill (ultimi due via trade). Insomma aggiunti giocatori che possono essere decisivi per formare una mentalità vincente nei Jazz ed in questa direzione è andata la trade della prima scelta per arrivare ad Hill, una guardia che può aiutare molto la franchigia nel presente. In pratica una dichiarazione d’intenti: gli Utah Jazz vogliono i playoffs.

L’infortunio di Gordon Hayward (sei settimane ai box) ha smorzato ma non frenato gli entusiasmi di una franchigia che vuole stupire tutti con la solidità che l’ha contraddistinta nelle ultime due stagioni. George Hill, Dante Exum (ai box per l’operazione al ginocchio) e Mack costruiranno il back court o meglio occuperanno gli slot di playmaker. Da loro due potrà imparare il giovane (21 anni) Exum di cui si parlava un gran bene. Stesso discorso per Derrick Favors con Boris Diaw (ma diverso il contesto, visto che Favors è un giocatore che si sta davvero costruendo una carriera interessantissima). Rudy Gobert, Joe Johnson, Hood, Burks faranno il resto di un roster davvero molto interessante guidato da Quinn Snyder.

Questione salary cap: Hayward è il “problema” visto che il suo contratto scadrà nel 2017-2018 se eserciterà la player option per la prossima RS. La stella della squadra andrà rifirmata per evitare di perderlo restando con un nulla in mano: 16 milioni sono un po pochini, e Gordon si aspetta di sicuro una offerta molto superiore.

Salary Cap Utah Jazz

Giocatore2016/172017/182018/192019/202020/212021/22
Gordon Hayward$16,073,140$16,736,710$0$0$0$0
Derrick Favors$11,050,000$12,000,000$0$0$0$0
Joe Johnson$11,000,000$10,505,000$0$0$0$0
Alec Burks$9,904,495$10,595,506$11,286,515$0$0$0
George Hill$8,000,000$0$0$0$0$0
Boris Diaw$7,000,000$7,500,000$0$0$0$0
Dante Exum$3,940,320$4,992,385$6,619,903$0$0$0
Shelvin Mack$2,433,334$0$0$0$0$0
Trey Lyles$2,340,600$2,441,400$3,364,249$3,706,357$0$0
Rudy Gobert$2,121,287$3,145,868$0$0$0$0
Joe Ingles$2,100,000$0$0$0$0$0
Rodney Hood$1,406,520$2,386,864$3,472,887$0$0$0
Christapher Johnson$1,050,961$0$0$0$0$0
Jeff Withey$1,015,696$0$0$0$0$0
Raul Neto$877,800$1,014,746$0$0$0$0
Joel Bolomboy$0$0$0
Eric Dawson$0$0$0$0$0
Quincy Ford$0$0$0$0$0
Marcus Paige$0$0$0$0
Henry Sims$0$0$0$0$0
TOTALE$80,314,153$50,851,962$11,286,515$0$0$0

Pronostico Stagione Utah Jazz:

Difficile dire dove potranno arrivare questi Jazz, meno difficile dire dove non arriveranno, o meglio in che posizione non li troveremo a fine stagione: i playoffs sono alla portata, preparate un posto dalla #5 alla #8 per loro. Se riusciranno a confermare Favors, Gobert e Hayward il futuro sarà tutto per loro.

Ready to Go: i Toronto Raptors vanno a caccia di conferme

I Toronto Raptors sono tra le squadre che hanno attuato meno operazioni di mercato, superati solo da Denver e Phoenix. Nonostante le poche mosse, la loro pelle è cambiata radicalmente: via Biyombo, Scola e Johnson, dentro Sullinger e sei rookie. Nessuna di queste transazioni dovrebbe però stravolgere il quintetto, che sarà quindi formato da Lowry-DeRozan-Carroll-Patterson (unica novità)-Valanciunas.

DEROZAN, BIYOMBO, LOWRY: I TRE PROTAGONISTI DEGLI ULTIMI PLAYOFF
DEROZAN, BIYOMBO, LOWRY: I TRE PROTAGONISTI DEGLI ULTIMI PLAYOFF

 

I CAMBIAMENTI DI GIOCO

Quintetto quasi identico all’anno scorso, stesso allenatore dell’anno scorso, a livello di gioco non dovrebbe cambiare molto. L’ago della bilancia di questa squadra saranno quindi sempre i due leader tecnici Lowry e DeRozan, con il contributo più che ben accetto di Valanciunas. Coach Casey avrà però a che fare con una squadra molto più giovane dell’anno scorso: questo comporta più energie ma anche meno esperienza, fattori non indifferenti soprattutto in ottica playoff. Alcuni rookie però sono davvero interessanti, soprattutto Poltl: potrebbero riuscire a farsi valere già in questa stagione.

 

PREVISIONI TORONTO RAPTORS

Perdere dei giocatori importanti delle rotazioni per puntare su dei giovani non è stata sicuramente una scelta facile. Parliamoci chiaro però: l’Est è saldamente nelle mani dei Cleveland Cavs di Lebron James. Toronto probabilmente non può ambire a qualcosa di più del secondo posto e della finale di Conference, già ottenuti nella scorsa stagione. La scelta di ringiovanire il roster viene da se: perchè continuare ad arrivare secondi (se va bene) e perdere terreno per il futuro quando già oggi si possono gettare le basi una squadra che possa ambire ai primi posti? Sotto la guida tecnica di Lowry e DeRozan, il futuro può essere davvero luminoso per i Raptors. Bisogna puntare su di loro e su un quintetto di buon livello, che può raggiungere agevolmente i playoff. Il secondo posto resta ampiamente alla portata dei canadesi: quello dev’essere l’obiettivo. I Raptors hanno fame e hanno intenzione di portare tutta la loro energia sul parquet: la NBA è avvisata.

 

Ready to Go: San Antonio Spurs

“Ho un buco nello stomaco. Ci sono tante persone che non rimangono sposate per 19 anni”.

Stiloso, mai banale. E in questo caso anche sensibile. Così Gregg Popovich ha commentato il ritiro di Tim Duncan, dopo una vita al servizio della causa San Antonio Spurs. Dopo anni di gioie e trionfi, e anche qualche delusione. Un’era è finita, ma il cerchio non è ancora chiuso (Tony Parker e Manu Ginobili son lì ancora a dare una mano): proprio per questo bisogna andare avanti ed affrontare una stagione per certi versi enigmatica, con l’intenzione comunque di voler far bene.

‘The Big Fundamental’ è stato sostituito da Pau Gasol, arrivato via free agency (dopo l’assalto fallito a Kevin Durant). Il reparto lunghi è stato quello che ha subito maggiori variazioni: sono stati firmati David Lee e Dewayne Dedmon, mentre hanno lasciato il Texas Boris Diaw (via trade), Matt Bonner, David West e Boban Marjanovic. Senza contare anche le partenze di Kevin Martin e Andre Miller. Il draft ha inoltre portato in dote Dejounte Murray e Livio Jean-Charles. Il lettone Davis Bertans, dopo l’esperienza col Saski Baskonia, farà il suo esordio assoluto in NBA.

Il quintetto sarà probabilmente questo: Parker-Green-Leonard-Aldridge-Gasol.

I CAMBIAMENTI DI GIOCO

Free Agency 2016
Pau Gasol, volto nuovo dei San Antonio Spurs.

La scorsa annata, soprattutto durante i playoff, la ‘Spurs Culture‘, il tanto decantato e lodato sistema di gioco, si è inceppato spesso, a causa dei tanti, troppi isolamenti che hanno visto protagonisti LaMarcus Aldridge e Kawhi Leonard. Bisognerà far circolare il pallone, creare spaziature e costruire azioni per prendere tiri puliti: in tal senso Gasol, con le sue mani educate, potrà essere utile sia come passatore (anche dal post, dato i suoi fondamentali enciclopedici) che col suo range di tiro. Lo spagnolo infatti è in grado di allargare il campo per permettere le penetrazioni di Parker e compagnia. Il problema però è legato all’atletismo e alla difesa. L’ex Los Angeles Lakers e Chicago Bulls non è più un giovanotto, e potrebbe faticare a marcare colleghi più giovani e pimpanti: Dedmon presumibilmente avrà un significativo impiego. Le sue mansioni principali saranno catturare rimbalzi in quantità industriale e proteggere il ferro. Ma basterà?

Non è un mistero che la coperta del frontcourt sia troppo corta. Lee è un discreto giocatore ma anche lui è in avanti con l’età. E Bertans è tutto da scoprire. L’impiego dello small ball, con Leonard da PF è tutt’altro da escludere. Ci si aspetta che il numero 2 continui nella scalata come leader emotivo e tecnico del team (già nella RS 2015/2016, nella quale ha vinto per la seconda volta consecutiva il DPOY, ha registrato progressi in attacco con 21.2 punti di media).

Jonathon Simmons potrebbe trovare più spazio nel pacchetto guardie, dando fiato al 39enne Ginobili, che potrebbe giocare meno minuti, ma più intensi. Più graduale sarà l’inserimento delle matricole Murray e Jean-Charles. Senza scordare Kyle Anderson, chiamato a compiere quel salto di qualità che può renderlo più incisivo nelle rotazioni dei neroargento.

PREVISIONI SAN ANTONIO SPURS

La panchina è, almeno sulla carta, un po’ carente e alcuni elementi del roster come già accennato sono anzianotti. L’impressione è che Pop vorrà centellinare attentamente le forze in modo da disputare una regular season senza grossissime pretese. I texani potrebbero collocarsi presumibilmente tra la terza e la quinta piazza della Western Conference. E ai playoff? Ai playoff l’idea è sempre quella di giocarsela senza paura, ma molto dipenderà dalle condizioni e dallo stato di forma che il team avrà quando calcherà il palcoscenico della postseason.

 

Ready to Go: i Sacramento Kings partono con gli sfavori del pronostico

I Sacramento Kings si affacciano alla nuova stagione con molti cambiamenti. Partiti Rondo e Belinelli, sono arrivati ottimi innesti come Afflalo, Lawson e Barnes. Labissiere è inoltre un rookie con ottime prospettive e potrebbe trovare presto spazio. Il quintetto titolare inizialmente vedrà in campo Collison-Afflalo-Gay-Cousins-Koufos.

 

I CAMBIAMENTI DI GIOCO

Con l’arrivo di Joerger, si dovrebbe vedere qualche aggiustamento a livello tattico. La difesa è stato uno dei cardini dei suoi Memphis Grizzlies e molto probabilmente tornerà ad investire su questo fondamentale, con buona pace del proprietario Vivek Ranadivé che qualche anno fa promuoveva addirittura la difesa a 4.

I Kings hanno nel loro roster una delle più luminose stelle della NBA: DeMarcus Cousins. Il centro americano, che può giocare anche da 4 all’occorrenza, ha un arsenale offensivo mostruoso e dei mezzi fisici notevoli. Le sue medie stagionali parlano chiaro: 11.5 rimbalzi e 26.9 punti, con un ottimo33.3% da 3 punti. L’unico problema di “Boogieman” sta nel carattere, che troppo spesso lo porta a prendere falli tecnici. Nell’attesa che il lavoro di Joerger inizi a dare frutti, può essre proprio Cousins a farsi carico del peso offensivo della squadra.

DEMARCUS COUSINS IN AZIONE CONTRO MEMPHIS
DEMARCUS COUSINS IN AZIONE CONTRO MEMPHIS

 

PREVISIONI SACRAMENTO KINGS

Nonostante un buon mercato, un ottimo coach ed una superstar, non c’è anima viva che veda i Kings ai playoff. La scorsa stagione li ha visti terminare al decimo posto ma i cambiamenti sono stati positivi: è vero che la pardita di Rondo sulla carta toglie tantissimo talento dal roster ma è anche vero che “Rajone” non si è mai espresso sui suoi livelli bostoniani in California. Lo stesso roster nel complesso è migliorato: ha qualcosa in meno nel quintetto ma ha rafforzato la panchina, da cui usciranno giocatori esperti come Lawson e Barnes e giovani come McLemore e Labissiere. L’arrivo di Joerger dovrebbe poi conferire al tutto lo status di “progetto”, non l’accozzaglia di giocatori dello scorso anno. Tutto questo non è bastato a convincere la critica, forte dei passati fallimenti: il compito dei Kings sarà quello di smentire tutti.

Ready to Go: Portland Trail Blazers

Portland Trail Blazers da sorpresa a possibile…nuova sorpresa: si perché se dopo la prima stagione senza Aldridge, Afflalo, Robin Lopez e compagnia bella, nessuno ci si aspettava una qualificazione immediata ai playoffs, né tanto meno un secondo turno giocato anche con tanto onore da parte della franchigia dell’Oregon, adesso con qualche innesto, ma senza aver centrato alcun “colpo grosso” e svanito l’effetto sorpresa, tutti sono curiosi di vedere che ne sarà di Dame Lillard and co, che potrebbero confermarsi come una autentica mina vagante ad ovest.

Rifirmati Crabbe, arrivati Ezeli ed Evan Turner, con loro confermato anche McCollum a suon di milioni di dollari, con Shabazz Napier alle spalle del leader della squadra pronto magari ad esplodere. Dame Lillard è ben accompagnato, da tanti ragazzi terribili che possono davvero far divertire a Portland i fan.

Quintetto Portland Trail Blazers:

Lillard McCollum Fonte Batmattz
Lillard McCollum Fonte Batmattz

Dame Lillard sarà il leader della franchigia, per i prossimi anni sarà lui la point guard titolare (con Napier suo sostituto naturale), ed al suo fianco avrà il suo fedele scudiero: McCollum (con Turner pronto a dargli fiato e portare qualità dalla panchina).  Aminu più di Crabbe dovrebbe essere l’ala piccola titolare, ma i due sicuramente vedranno i loro minuti divisi in base alle situazioni di gioco. M. Harkless sarà l’ala forte, con Ed Davis pronto a dargli fiato. Mentre sotto canestro il ferro sarà protetto da Plumlee (Mason) con Noah Vonleh ed Ezeli alle sue spalle sulla carta.

Quintetto:
PG Dame Lillard
SG McCollum
SF Aminu/Crabbe
PF Harkless
C Plumlee

Ecco la tabella del salary cap per capire a che cifre sono stati rifirmati i gioiellini e a quali costi sono stati firmati i nuovi Turner, Ezeli, Varejao and co.

Nome giocatore2016/172017/182018/192019/202020/212021/22
Damian Lillard$24,328,425$26,153,057$27,977,689$29,802,321$31,626,953$0
Allen Crabbe$18,500,000$18,500,000$19,332,500$18,500,000$0$0
Evan Turner$16,393,443$17,131,148$17,868,853$18,606,556$0$0
Anderson Varejao$9,300,000$0$0$0$0$0
Meyers Leonard$9,213,484$9,904,495$10,595,506$11,286,515$0$0
Moe Harkless$8,988,764$9,662,921$10,377,079$11,011,236$0$0
Al-Farouq Aminu$7,680,965$0$0$0
Festus Ezeli$7,400,000$7,733,000$0$0$0$0
Ed Davis$6,666,667$6,352,531$0$0$0$0
CJ McCollum$3,219,579$23,962,573$25,759,766$27,556,959$29,354,152$0
Noah Vonleh$2,751,360$3,505,232$4,749,590$0$0$0
Mason Plumlee$2,328,530$3,371,711$0$0$0$0
Shabazz Napier$1,350,120$2,361,359$3,452,308$0$0$0
Pat Connaughton$874,636$1,014,746$0$0$0$0
Jake Layman$600,000$905,249$1,050,262$0$0$0
Grant Jerrett$0$0$0$0$0
Luis Montero$0$0$0$0$0
Tim Quarterman$0$0$0$0
Greg Stiemsma$0$0$0$0$0
TOTALS$119,595,973$120,304,974$112,961,655$116,763,587$60,981,105$0

 

Prospettive prossima stagione:

Una cosa è certa, i Portland Trail Blazers, se continueranno a giocare come la scorsa regular season, con tanto cuore e tanta qualità, centreranno un posto nei prossimi playoffs: da vedere in che posizione ovviamente. L’ottavo posto è alla portata, ma Dame Lillard punta ad altro: obiettivo il quinto posto, andando a posizionarsi dietro a Spurs, Warriors, Clippers e probabilmente Grizzlies… Si probabilmente, i Portland Trail Blazers sono superiori a Rockets, Thunder, Jazz, Mavericks, Nuggets e Wolves, ma dovranno dimostrarlo sul parquet di gioco. Nostro pronostico: quinto posto ad Ovest. 

Il modo più facile per restare sempre aggiornati con il grande basket della NBA? Easy man. Scarica l’app NBAPassion da Google Play:https://play.google.com/store/apps/details…

 

Ready to go: Phoenix Suns

Phoenix-Suns-logo

Per ricordare l’ultima azione significativa dei Suns nella post season ci vuole uno sforzo improbo. Gara-6, il palasport ancora sponsorizzato US Airways: Grant Hill in difesa prodigiosa su Kobe Bryant. Inutile. Canestro, 107-100, time-out Gentry ma ormai buoi scappati, nella fattispecie vestiti di gialloviola in direzione Finals, poi vinte alla settima contro la Gramigna Verde. Ecco, se qualcuno si è avvicinato alla spicchiata dopo quel 2010, non ha mai visto i Suns ai playoff.  “Nemmeno altre”, si dirà a ragion veduta, e sarebbe precisazione corretta. Tuttavia, per quello che ha rappresentato Phoenix tra la rivoluzione dantoniana e l’arte nashana, ciò appare un peccato neanche troppo veniale. Un peccato a cui forse nemmeno nel 2017 si porrà rimedio.

 

CAMBIAMENTI DI GIOCO

 

Dall’Arizona con furore è necessario prima di tutto risolvere il dilemma del back court. Bledsoe e Knight sono due ottimi play moderni, ma tendono ad avere caratteristiche similari, e nessuno dei due propende conclamatamente verso lo spot di guardia, e fanno ombra a Tyler Ulis che certo non lo è una sua volta. Goodwin lo sarebbe, ma è un realizzatore estemporaneo, discontinuo, che magari trarrà beneficio da quel Marlon Garnett che vedemmo anche in Italia tra Treviso e Varese una decina d’anni fa, e che ora è assistente con compiti di sviluppo dei giocatori.

Booker resta un mistero non esplicabile o forse sì, i due lungagnoni in centro sono intimidatori (l’accento grave o acuto cambia relativamente il senso della parola), ma i presunti titolari dello spot di ala forte sono due diciannovenni (Chriss e Bender) che, per quanto talentuosi, devono pur sempre abbandonare la sezione “teen”. Un quintetto con il primo da 3 e il secondo da 4, promettente fin che si vuole, a questi livelli lo paghi, anche se è una scelta che magari darà dividendi nel lungo periodo e i due saranno le colonne portanti della squadra. Ma come ci insegna la moda da “The Decision” in poi, il leggendario “lungo periodo” è animale in via d’estinzione.

 

PREVISIONI PHOENIX SUNS

 

Eh, le previsioni… Le previsioni sono sotto la zona post season. I “se” da imbroccare sono tanti, troppi, per una squadra che non ha neanche una guida tecnica sicura e navigata. Per evitare di diventare viceversa un Avery Johnson 2.0, il dottor Watson dovrà dare prova di nervi saldi, mano ferma, elasticità mentale, competenza, idee chiare sulla direzione da seguire. Se ci riuscirà, Phoenix diventerà un brutto cliente, altrimenti sarà un’altra stagione di insuccesso. Quelle che in Arizona vedono ormai da sei anni, una continuità di cui avrebbero certamente fatto a meno.

Ready to Go: Philadelphia Sixers

La rebuilding, il progetto, o meglio il processo dei Philadelphia Sixers potrebbe finalmente imboccare la sacra rotta dopo anni ed anni di mediocrità, cadute e sconfitte. Nella città dell’amore fraterno vogliono fare le cose sul serio, per scacciare le nubi nefaste e le tante critiche subite per l’andamento della squadra e delle operazioni compiute dalla vecchia dirigenza (ogni riferimento a Sam Hinkie è puramente casuale). Bryan Colangelo ha preso le redini della situazione con l’intenzione di darle una nuova linfa, di rinnovarla. Perchè una franchigia con una storia prestigiosa alle spalle non può restare impantanata perennemente nei bassi fondi della NBA.

Come al solito il draft ha portato in dote giovani di belle speranze, a cominciare dalla prima scelta assoluta Ben Simmons. Sono seguiti poi le guardie Timothe Luwawu e Furkan Korkmaz (che giocherà per un’altra stagione con l’Anadolu Efes).  Dario Saric, promettente lungo croato scelto due anni fa, ha finalmente rotto gli indugi e ha deciso di approdare negli USA, mentre via free agency sono arrivati Jerryd Bayless, Gerald Henderson e Brandon Paul. Sergio Rodriguez è stato chiamato alle armi dopo che aveva manifestato la sua voglia di ritornare nella lega.

Il quintetto base dovrebbe essere questo: Bayless-Henderson-Covington-Noel-Okafor

I CAMBIAMENTI DI GIOCO

Brett Brown
Brett Brown, head coach dei Philadelphia Sixers.

Con la sua regia illuminante, le sue capacità di palleggio e una visione di gioco che raramente si vedono in giocatore della sua stazza, non può che essere Simmons il vero playmaker della squadra. Peccato però che il promettentissimo rookie si sia procurato una frattura al piede che lo terrà lontano dai campi per un bel po’. Spetterà a Bayless dunque tenere in mano il pallino del gioco, con Henderson a fargli compagnia nel backcourt: l’ex Portland Trail Blazers può garantire un discreto livello di difesa e pericolosità dal perimetro. Insomma, il classico 3&D che al giorno d’oggi serve come il pane.

Robert Covington rimpiazzerà Simmons, mentre il reparto lunghi offre tante varianti da leccarsi i baffi. Jahlil Okafor e Nerlens Noel saranno ancora il centro e l’ala grande titolari: il primo sarà più utile nella metà campo offensiva grazie al suo vasto arsenale che comprende enciclopedici movimenti in post, il secondo si dovrà preoccupare di più della difesa e in particolar modo della protezione del ferro.

C’è grande attesa nel vedere le potenzialità di Joel Embiid, finalmente divenuto abile e arruolabile: l’inserimento del centro all’interno dello scacchiere sarà graduale e di sicuro non ci si potrà aspettare fin da subito il massimo rendimento. Il camerunense, se avrà pienamente recuperato dal suo infortunio, può essere un’arma in più sia in attacco (dispone di una mano decisamente educata e di ottimi fondamentali), sia nella retroguardia (con la sua apertura alare e con il suo senso della posizione può vestire i panni dell’intimidatore). Senza dimenticare Saric. Pugno di ferro in un guanto di velluto, giocatore tosto con una fine tecnica capace di aprire il campo e di fornire ulteriori opzioni di costruzione della manovra con le sue non trascurabili doti di passatore.

PREVISIONI PHILADELPHIA SIXERS

Ad una franchigia come quella dei Sixers non si può chiedere altro che migliorare il proprio record rispetto alla passata annata (10-72 per la cronaca) e far crescere i talenti in erba presenti nel roster. Fare qualche vittoria in più, lasciando perdere la triste filosofia del tanking e instaurando un sistema di gioco solido, dovrebbe comunque permettere di pescare una scelta piuttosto alta per il draft 2017, aggiungendo al manipolo un altro ragazzotto di belle speranze. Ma non solo, perchè prima della trade deadline il roster potrebbe essere rinforzato: si sa, vociferano che uno tra Noel, Okafor ed Embiid sia di troppo

 

 

Ready to Go: altra stagione di transizione per gli Orlando Magic?

Orlando Magic Introduce Serge Ibaka

Sembra ormai passata un’era geologica dalla finale NBA del 2009, nella quale i Magic vennero sconfitti dai Lakers per 4-1. Dopo la partenza di Howard, stella di quella fantastica squadra, Orlando ha sempre fallito la ricostruzione: nelle ultime quattro stagioni il miglior piazzamento è stato l’undicesimo, ottenuto lo scorso anno. La dirigenza ha quindi deciso di cambiare carte in tavola: ci sono stati ben 21 trasferimenti tra partenze ed arrivi. La trade che ha fatto più rumore è quella che ha coinvolto Oladipo, Ilyasova e Sabonis, mandati ad OKC in cambio del solo Ibaka. Un’altra partenza eccellente è quella di Jennings, che però ad Orlando non è riuscito a dimostrare il suo potenziale. Tra i tanti giocatori in entrata segnaliamo invece Biyombo, Augustin, Green e Meeks. Il quintetto titolare dovrebbe quindi essere il seguente: Payton-Hezonja-Gordon-Ibaka-Vucevic.

VUCEVIC IN AZIONE CONTRO I DETROIT PISTONS
VUCEVIC IN AZIONE CONTRO I DETROIT PISTONS

 

I CAMBIAMENTI DI GIOCO

Il cambiamento più importante non è la partenza di Oladipo. Frank Vogel, nuovo head coach, potrebbe dare ai Magic stabilità difensiva ed organizzazione offensiva, come ha già dimostrato a Indiana. Ibaka potrebbe essere un innesto importantissimo nel suo sistema dato che svolge un ottimo lavoro a livello tecnico e tattico su entrambi i lati del campo. “Air Congo” è stato un investimento piuttosto oneroso e si porta dietro un enorme complicazione: un contratto in scadenza. Se non si dovesse inserire, i Magic avrebbero praticamente perso quattro giocatori a costo zero: un vero disastro.

Nonostante i molti cambiamenti nel roster, il quintetto è fatto quasi interamente di giocatori presenti l’anno scorso: questo potrebbe aiutare i Magic ad assorbire le molte novità derivanti dal nuovo staff ed aiutare i nuovi giocatori ad inserirsi gradualmente nelle rotazioni. Biyombo, arrivato dalla free agency, ha tanta voglia di dare continuità ai suoi bellissimi playoff: Vucevic è avvisato.

 

PREVISIONI ORLANDO MAGIC

Negli ultimi anni Orlando ha subito molte delusioni. La ricostruzione è andata probabilmente più lenta del previsto, la partenza di Oladipo in questo senso sembra un fallimento. La Eastern Conference è inoltre molto più competitiva delle passate stagioni: tolte Brooklyn e Phila, le altre possono giocarsela. Per i playoff si intende: la condizione per arrivare in finale NBA indossa una maglia gialla col numero 23. I Magic, se riusciranno ad esprimere il loro massimo potenziale, potranno arrivare all’ottavo posto. Nulla di più, non bisogna illudersi, ci sono troppe squadre che sembrano più attrezzate. L’obiettivo di coach Vogel sarà quello di tirare fuori il meglio dai suoi ragazzi, gettare le basi per un futuro migliore. Difficilmente vedremo i Magic ai playoff, sarà però il campo a dare il verdetto finale.

Ready to Go: Oklahoma City Thunder

OKC Thunder Quintetto Ready to Go

Ad Oklahoma City c’è aria di tempesta dopo l’addio di Kevin Durant, il grande trasferimento dell’estate: è passato dai Thunder e dalla coppia d’oro con Russell Westbrook ai Golden State Warriors di Steph Curry, Draymond Green e Klay Thompson per provare a vincere il suo primo anello NBA. Risultato? Squadra in mano al #0, più leader maximo che mai, con anche Ibaka che ha salutato tutto per accasarsi ad Orlando. Ah e si diceva che RW pensasse di lasciare gli OKC Thunder, magari durante la prossima free agency, quella del 2017. Beh non sembra andrà così: rinnovo fino alla stagione 2018-2019, guadagnerà 26.5 milioni la prossima stagione, 28.2 quella successiva ed infine ultimo anno di contratto a 30.4. Non male: sarà come non mai la squadra di Westbrook.

Quintetto OKC Thunder:

Che ne sarà dell’eredità del #35? Spazio a Kyle Singler, da ala piccola con Josh Huestis a dividersi il minutaggio: sotto canestro spazio ai soliti due invece, i ragazzi terribili dai baffi incredibili come Steven Adams e Enes Kanter. Ala forte sarà invece Ersa Ilyasova, con Nick Collison e soprattutto il giovane, giovanissimo Domantas Sabonis (si nelle sue vene scorre il sangue di quel Sabonis…) ed Oladipo nel backcourt pazzo con Westbrook con Roberson pronto ad entrare a gara in corso come Morrow e Cameron Payne.

OKC Thunder Quintetto Ready to Go
OKC Thunder Quintetto Ready to Go

 

Aspettative stagionali:

Senza KD sarà difficile trascinare la squadra alle posizioni di vertice ad Ovest, ma mai dire mai soprattutto con Donovan in panchina, un coach che ne sa e non poco di basket… I playoffs senza infortuni sembrano essere possibili: il quintetto è competitivo, bisognerà capire come Oladipo si comporterà con Westbrook, e come si gestiranno i minuti Kanter ed Adams nel ruolo di centro. Se giocheranno in RS con la stessa intensità e voglia di vincere messa in campo nelle prime sfide contro i Warriors, l’obiettivo minimo sarà il 5 posto ad Ovest, se invece non troveranno ed in fretta dei meccanismi di gioco giusti per le nuove caratteristiche dei giocatori nel roster, rischiano di finire nell’ultimo slot valido per i playoffs. Ah e per incontrare probabilmente proprio quel ragazzo con la maglia numero 35. Si ma dei Warriors. La vendetta sarà servita a caldo?

Ready to go: New York Knicks

KNICKS

Fare un articolo sui Knicks che desse anche solo minimamente l’idea dei Knicks porterebbe tre cartelle in Word. Minimo. Bisognerebbe introdurre questa stagione, i protagonisti di ieri e quelli potenziali di domani, perché ci si aspettava tanto dal ritorno jacksoniano nel 2014 perché questa stagione è una sorta di “do or die” sportivo, qual è il rapporto affettivo tra la Grande Mela e la palla a spicchi, perché il pubblico del Garden fischia sempre determinati giocatori e magari si innamora perdutamente di altri (uno dei più recenti, Landry Fields). Non ne abbiamo lo spazio. Almeno non in questa preview.

 

 

CAMBIAMENTI DI GIOCO. NEW YORK KNICKS

 

Phil Jackson ha undici anelli al dito e tre allenatori diversi in due stagioni e spicci da presidente operativo: Mike Woodson, che non aveva scelto lui e che magari non gli stava neppure simpatico, e passi; Derek Fisher, che era un suo pretoriano giubilato in medias res, prima difeso a spada tratta e poi giudicato inadeguato, e passi un po’ meno; Kurt Rambis, che ha fatto il curatore fallimentare. Ora si va con il quarto, Jeff Hornacek, che viene dal sistema un po’ fricchettone e deficitario degli ultimi Suns e dovrà adeguarsi all’esigenza e alla serietà del basket made in New York. Non facile.

Del mercato, si sa. È arrivato Rose che è una garanzia quando in salute ma la salute non è una garanzia, e neppure il cambio Brandon Jennings offre certezze inoppugnabili. Spetterà a loro innescare le guardie, nell’ordine Courtney Lee a cui non daresti un dime ma quando la imbuca, oh, la imbuca, Justin Holiday che finora ha fatto la riserva ma ha un tiro efficace, e per la miseria, davvero Sasha Vujacic ha solo 32 anni? Anthony sarà titolare nello spot di tre con una riserva, Kuzminskas, dall’invidiabile sensibilità dei polpastrelli. Sotto le plance Hernangomez darà tecnica su 211 non indifferenti centimetri, Noah si spera che torni il Vichingo Africano dei tempi belli di Chicago, O’Quinn è il gatto del gomito e Plumlee, come i fratelli, due noci le distribuisce sempre generosamente. Amundson, settembrino cavallo di ritorno, è sempre Amundson.

Ah, e poi ci sarebbe Porzingis. Ve lo ricordate tutti, vero?

 

PREVISIONI NEW YORK KNICKS

 

L’anello. O l’ultimo posto. Dipende dall’umore dei supporter arancioblù. Battute a parte, i Knicks puntano ad entrare diretti sparati nella post season, e poi da lì uno scalpo eccellente si proverà a portarlo a casa, magari anche due se il Signore si ricorderà che da queste parti c’è il concentrato più intenso di palla a spicchi che si potrà trovare sul globo terracqueo (ed essendo l’autore felsineo, capirete la fatica a scrivere questa frase). Devono andare a posto tutti i pezzi del puzzle, dalla salute dei giocatori all’acume del nuovo tecnico, a una qualche golosa opportunità prima della trade deadline. È doveroso l’ottimismo È auspicabile il realismo. Sono consigliabili entrambi.

Ready to Go: New Orleans Pelicans

Anthony-Davis

La passata ed ormai archiviata stagione 2015/2016 doveva essere quella della consacrazione definitiva per i New Orleans Pelicans. E le premesse non mancavano. Un nuovo ed ambizioso coach, Alvin Gentry, un roster tutto sommato niente male costruito intorno a quel ragazzotto di nome Anthony Davis che, facendo un salto di qualità, doveva trascinare ai playoff. Ma probabilmente qualcuno aveva pronunciato le classiche parole famose: i tanti guai fisici che hanno colpito i giocatori e il mancato raggiungimento dell’amalgama giusta hanno bloccato il percorso. Percorso che è pronto per essere ripreso, con l’intenzione di riprovarci, perlomeno.

La offseason ha portato con se diversi cambiamenti a livello di organico. Durante la free agency sono stati firmati Solomon Hill, Terrence Jones, Langston Galloway ed E’Twaun Moore, mentre Chris Copeland, Lance Stephenson e Robert Sacre si giocheranno un posto in squadra dopo aver dirmato dei contratti non garantiti. Il draft ha portato in dote il tiratore Buddy Hield e il centro Cheik Diallo. Hanno salutato invece la Louisiana Ryan Anderson, Luke Babbitt, Norris Cole, Toney Douglas, James Ennis, Eric Gordon, Jordan Hamilton e Kendrick Perkins.

Il quintetto  iniziale dovrebbe essere il seguente: Galloway-Hield-Cunningham-Davis-Asik.

I CAMBIAMENTI DI GIOCO

Alvin Gentry
Alvin Gentry, head coach dei New Orleans Pelicans.

Con Jrue Holiday out a tempo indeterminato per i problemi della moglie e con gli acciacchi di Tyreke Evans, per il primo scorcio di regular season la regia verrà affidata a Galloway, venuto in teoria per rimpolpare la panchina. Strada subito in salita. Sarà stato ripetuto miliardi di volte, ma dovrà essere Davis a caricarsi sulle spalle l’intero gruppo dimostrando tutte le sue capacità: per qualcuno lo scorso anno poteva addirittura vincere il titolo di MVP, cosa comprensibilmente non accaduta. Se resterà ‘intero’ per tutta la RS e se il sistema girerà, The Unibrow sarà la punta di diamante ancora più affilata dei Pelicans, in entrambe le metà campo.

Sotto le plance, accanto a lui, è stato confermato Omer Asik (non si poteva fare di meglio?) chiamato a preoccuparsi principalmente del lavoro sporco. Hield aumenterà la pericolosità dal perimetro della squadra offrendo dinamicità in attacco: basterà non mettergli addosso eccessive pressioni, perchè è una matricola. Presumibilmente dovrebbe rimanere titolare anche quando rientrerà Evans, che dovrebbe trovare la sua giusta dimensione da sesto uomo.

Moore e Hill invece dovranno garantire un buon quantitativo di punti uscendo dalla panchina: Gentry lì potrà gestire a suo piacimento col giusto minutaggio.

PREVISIONI NEW ORLEANS PELICANS

Viste le assenze che si prospettano per le prime uscite di regular season, ci sarà molto molto lavoro da fare. Per questo, la ricerca della dimensione adeguata del team da parte di Gentry sarà un po’ più difficoltosa. Tuttavia, una volta messi tutti i pezzi al loro posto e con un Davis in forma smagliante, si potrà tentare la corsa agli ultimi due posti per i playoff, per i quali la bagarre si preannuncia più accesa che mai. Gli interrogativi del caso aleggiano costantemente…