Mark Madsen nuovo allenatore degli Utah Valley Wolverines

L’ex assistente allenatore dei Los Angeles Lakers Mark Madsen è stato nominato nuovo allenatore degli Utah Valley Wolverines.

E’ arrivata oggi l‘ufficialità per l’ex stella della Stanford University, 2 volte campione NBA negli anni 2001-2002 con la maglia dei Los Angeles Lakers. Ha militato anche nei Minnesota Timberwolves per 6 stagioni e, finita la carriera da giocatore, è diventato assistente allenatore dei giallo-viola nel 2014. Mark sarà il terzo allenatore nei 16 anni di storia della UVU nella Division 1.

Madsen si è espresso subito riguardo la sua nuova avventura sulla panchina degli Utah Valley Wolverines, a UVU.edu: “Utah Valley University è un ottimo istituto e sono entusiasta di essere il nuovo capo allenatore della scuola più grande e più in crescita nello stato dello Utah. Adoro la missione che il Presidente Tuminez ha promosso per l’università, e sono entusiasta di farne parte. Non vedo l’ora di iniziare a lavorare per aiutare i nostri giocatori a raggiungere i loro obiettivi.”

Mark Madsen, la carriera da allenatore

Il 43enne proveniente da Walnut Creek ha iniziato la carriera da allenatore come assistente negli Utah Flash dal 2009 al 2010, per poi trasferirsi nella sua vecchia squadra, gli Stanford Cardinal, dal 2012 al 2013.

Madsen E’ stato chiamato, nello stesso anno,  sulla panchina dei South Bay Lakers (allora noti con il nome di Los Angeles D-Fenders) in G-league dove ha trascorso una sola stagione per poi diventare assistente dei Los Angeles Lakers, nella stagione 2014-2015, carica ricoperta per 5 stagioni consecutive.

Final Four, Texas Tech a pochi secondi dalla vittoria, ma all’overtime vince Virginia

Virginia batte Texas Tech

Il 16 marzo 2018 i Virginia Cavaliers diventarono la prima numero 1 del tabellone della storia del torneo NCAA a perdere contro una testa di serie numero 16, UMBC.

Un anno dopo, l’8 aprile 2019, la squadra di coach Tony Bennett ha vinto il suo primo titolo nazionale battendo dei solidi Texas Tech Red Raiders allo US Bank Stadium di Minneapolis.

Virginia batte Texas Tech, sfida tra due le migliori difese

Virginia è stata l’unica numero 1 a riuscire ad arrivare alle Final Four quest’anno (Duke, Gonzaga e North Carolina si sono state fermate prima). La finale metteva di fronte 2 delle 3 migliori difese dell’intera NCAA e alla fine la differenza l’ha fatta la miglior precisione ed efficacia al tiro dei Cavaliers.

A spingere al titolo la squadra di coach Bennett ci ha pensato il solito trio composto dal sophomore De’Andre Hunter (27 punti, 9 rimbalzi e 4 su 5 da 3) e dai due junior Kyle Guy (24 punti e 4 su 9 da 3) e Ty Jerome (16 punti, 9 assist e 8 rimbalzi).

I Red Raiders sono andati molto vicini a vincere quello che sarebbe stato, anche per loro, il primo successo nella March Madness. La squadra dell’ateneo di Lubbock è stata a qualche secondo dalla vittoria prima della tripla realizzata da Hunter, che ha mandato il match ai supplementari.

Tra gli 8 giocatori di Texas Tech scesi in campo ieri, ben 5 sono andati in doppia doppia. Da sottolineare le prestazioni di Jarrett Culver (15 punti, 9 rimbalzi e 6 assist), Davide Moretti (15 punti) e Brandone Francis (17 punti). La difesa dei Red Raiders ha comunque ben tenuto contro un ottimo attacco come quello di UVA. A tradire la squadra di coach Chris Beard è stata la poca precisione al tiro dalla lunga distanza (10 su 30 contro gli 11 su 25 di Virginia).

Dal +3 dei Red Raiders a pochi secondi dalla fine, alla vittoria dei Cavaliers all’overtime

Virginia era sopra di quattro punti dopo i canestro di Hunter e Guy, quando sul cronometro mancavano poco meno di due minuti alla fine. Nel ribaltamento di campo ci pensa il nostro Moretti ad accorciare il distacco con la tripla del -1, tocca poi Culver a riportare Texas Tech in vantaggio.

Red Raiders che allungano il gap a 3 punti con i due tiri liberi di Odiase nell’azione successiva. A portare la sfida all’overtime ci pensa la stella nativa della Pennsylvania con una tripla allo scadere del quarto quarto. C’è ancora tempo per un ultimo tiro, ma è brava la guardia dei Cavaliers, Braxton Key, a sporcare il tiro sulla sirena del numero 23 di Texas Tech. Virginia prende il sopravvento nei 5 minuti supplementari portando a casa la vittoria.

Anche senza scendere in campo durante la finale, e dopo aver giocato solo pochi minuti della prima partita, Francesco Badocchi è il primo italiano a vincere il torneo NCAA. Il rimpianto della stagione dei Cavaliers è indubbiamente quella semifinale persa da favorita contro i Florida Seminoles che non gli ha permesso di giocare la finale per il titolo di Atlantic Coast Conference.

Hunter, Jerome e Culver prossime star NBA viste in campo nella finale tra Virginia e Texas Tech

Con ogni probabilità Hunter e Jerome lasceranno il college già quest’anno per cercare fortuna nella NBA.

De’Andre Hunter sarà un sicuro top 10 (nell’ultimo mock draft di ESPN viene dato come sesta scelta assoluta), mentre il compagno di squadra dovrebbe essere chiamato verso la fine del primo giro (30esimo nell’ultimo mock draft di ESPN).

In casa Red Raiders solo Jarrett dovrebbe fare il grande passo. La guardia texana è una possibile top 5, soprattutto dopo il grande torneo giocato e le quotazioni in ribasso di Cam Reddish di Duke e Nassir Little di North Carolina.

Culver ha a sua volta una serie possibilità concrete di esser chiamato molto in alto. Per chi si domandasse: “E Davide Moretti che fa?“. Farà sicuro un altro anno in NCAA, per ritentare l’assalto titolo e e per acquisire ancora più esperienza. E, alla fine della prossima stagione, potrebbe dichiararsi eleggibile al draft, con la speranza di riuscire a strappare una chiamata al draft 2020.

Stupisce l’assenza dai mock del MVP del torneo, Guy, che però potrebbe esser intenzionato a tornare la prossima stagione a Virginia per il suo quarto e ultimo anno di college.

Michigan State batte Duke, Zion Williamson: “Draft? Probabile”

Duke University

La stagione di Zion Williamson e R.J. Barrett si è conclusa contro la Michigan State di coach Tom Izzo ad una fermata dalla Final Four di Minneapolis. Gli Spartans hanno battuto i Blue Devils di coach Mike Krzyzewski per 68-67, in una partita risolta dal tiro da tre punti di Kenny Goins a 30 secondi dal termine.

Non sono bastati a Duke i 24 punti, 14 rimbalzi e 3 stoppate di Zion Williamson, ed i 21 punti con 6 rimbalzi e 6 assist di R.J. Barrett.

Con l’eliminazione alle “elite eight” del torneo NCAA dei Blue Devils termina con ogni probabilità la carriera universitaria dei due gioielli di Durham, che saranno due tra le stelle principali del prossimo draft NBA.

Subito dopo la bruciante sconfitta, Williamson non ha voluto rendere ufficiale la sua iscrizione al draft, una decisione “importante, sulla quale dovrò discutere con i miei genitori. Ogni anno qui a Duke c’è un gruppo di giocatori che se ne va, e che può potenzialmente passare tra i pro, quindi bisogna godersi i momenti passati con questa squadra, perché questa cambia di anno in anno“.

Chiaramente, c’è un’ampia possibilità che sarò al prossimo draft” ha poi dichiarato Williamson.

Zion Williamson sarà con ogni probabilità la prima scelta assoluta del prossimo draft NBA. Il suo compagno di squadra R.J. Barrett, assieme a Ja Morant di Murray State, le possibili seconda e terza chiamata.

Oltre al duo Williamson-Barrett, Duke riuscirà a “piazzare” con ogni probabilità un terzo giocatore tra le prime 10 chiamate, la guardia freshman Cameron “Cam” Reddish. La Final Four di Minneapolis vedrà affrontarsi oltre a Michigan State anche la Texas Tech di Jarret Culver, Virginia Tech e Auburn.

NCAA, Ja Morant e Murray State eliminati: “NBA? Non è ancora tempo di annunci”

Ja Morant draft Murray State

Il torneo NCAA di Ja Morant e di Murray State è terminato con una sonora sconfitta per mano della testa di serie numero 4 del seed (West) Florida State.

A nulla sono valsi i i 28 punti con 5 rimbalzi e 4 assist della giovane point-guard dei Racers. I Seminoles di coach Leonard Hamilton si sono imposti per 90-62, e si preparano ad affrontare la testa di serie numero 1 Gonzaga al prossimo turno.

A fine gara, un deluso Morant non ha voluto sbilanciarsi sul proprio futuro e sul suo prossimo passaggio tra i professionisti, preferendo prendersi del tempo per celebrare la grande stagione dei suoi Racers (28-5):

Il tempo degli annunci arriverà. Ora voglio solo celebrare con i miei compagni la nostra grande stagione. Il fatto che questa sia stata l’ultima partita della stagione per me assieme a loro mi fa male, ma è stata davvero una grande stagione. Pensavo a cosa siamo stati in grado di fare, ed il fatto che la stagione sia finita è davvero triste

Ja Morant avrà tempo sino al 22 aprile per dichiararsi eleggibile per il draft NBA 2019. La point guard di Murray State è indicata dagli addetti ai lavori come una probabile scelta tra le prime 3-4.

Franchigie come i Phoenix Suns ed i Chicago Bulls, bisognose di una point-guard in grado di condurre un attacco NBA, hanno da tempo nel mirino un giocatore delle qualità di Morant, che ha chiuso la sua straordinaria stagione da sophomore a Murray State con 24.4 punti e 10 assist a gara.

Infortunio Zion Williamson: pronto il rientro stanotte contro Syracuse

Infortunio Zion Williamson: pronto il rientro stanotte contro Syracuse

Infortunio Zion Williamson ormai alle spalle per la stella del prossimo Draft Nba. Duke riabbraccia in vista del Torneo ACC la sua stella per il match di stanotte contro Syracuse.

Infortunio Zion Williamson: le ultime sulle condizioni della stella di Duke

In attesa di capire il suo destino, si spera in Nba nella prossima stagione, Duke ora ha una ragione per poter sorridere in vista del momento più importante della sua stagione cestistica.

Stando a quanto riportato in queste ore da ‘TheScore.com‘, la stella dei Blue Devils allenata dal leggendario coach K, potrà fare il suo ritorno in campo questa notte per il match contro Syracuse valido per il Naismith Trophy.

Duke, che in assenza dello stesso Zion ha vinto 3 partite e perse 3, ritrova il suo numero 1 dal lontano 20 febbraio; giorno del suo infortunio al ginocchio incassato nel corso del match contro North Carolina.

Ritorno importante dunque per il prospetto più importante della stagione 2018/19 Ncaa, che prima del suo infortunio di quasi un mese fa ha messo a segno circa 23 punti, 9 rimbalzi, 2 rubate, 2 assist e 1 stoppata di media a partita, che è valso a Duke University un bilancio complessivo davvero positivo (23 vittorie e 2 sconfitte in questa stagione).

Condizioni infortunio di Zion Williamson: salterà il derby contro UNC, ma tornerà per il torneo di Conference

Duke University

Sono pochissime le possibilità di rivedere Zion Williamson in campo nel match di chiusura della regular season NCAA. Match che vedrà di fronte i college di Duke e North Carolina, squadra contro il quale si è infortunato il nativo di Salisbury, il prossimo sabato 9 marzo. L’allenatore dell’università di Durham, Mike Krzyzewski, crede che la sua matricola tornerà sul parquet di gioco già dalla prima partita del torneo ACC, stando a quanto riportato David M. Hale di ESPN.

Coach Krzyzewski sull’infortunio di Zion Williamson

Zion ha ripreso ad allenarsi, ma adesso deve ritrovare la forma e il ritmo gara prima di poter tornare in campoha dichiarato il coach dei Blue Devils. “Non penso che riuscirà a tornare per l’importantissima gara di sabato al Dean Smith Center. Però sarei sorpreso se non potessi schierare Zion già nella prima gara del torneo di Conference“.

La distorsione al ginocchio destro subita da Williamson il 20 febbraio scorso lo ha tenuto fuori da quella che poteva essere la sua ultima partita casalinga con la canotta di Duke. Con ogni probabilità questo incidente negherà al numero 1 del college di Durham di giocare il suo ultimo match di RS. Zion Williamson dovrebbe riuscire a giocare per intero (salvo nuovi imprevisti) il prossimo torneo di ACC division.

Al ragazzo piacerebbe tanto tornare a giocare già contro i Tar Heelsha aggiunto Krzyzewski. “Purtroppo sarà molto difficile che sia già pronto per questo weekend. Per ora riprenderà gli allenamenti con i compagni, poi vedremo. Però questa voglia di tornare a giocare è un ottimo segnale per noi, soprattutto con la post-season in vista“.

Ecco quanto ha pesato l’infortunio di Zion Williamson sulla stagione di Duke

Il torneo ACC partirà il prossimo 12 marzo, anche se vista l’alta posizione in classifica del college di Duke, i Blue Devils salteranno il primo turno e debutteranno il 13.

La partita contro UNC sarà comunque fondamentale per cammino nel torneo di Conference. Il derby del North della Carolina sarà cruciale per i due team, visto che Duke è oggi terza con un record di 14-3, ad una sola vittoria di distanza da Virginia. In più la seconda in classifica nella ACC Division è proprio North Carolina. Quindi, il risultato della sfida di sabato significherebbe una posizione guadagnata o persa per entrambe le squadre.

È pur vero che i Blue Devils, da quando Williamson è si è infortunato, hanno un record di 3-2 e che nell’ultima partita contro i Tar Heels hanno perso. In queste 5 sfide è decisamente salito di livello R.J. Barrett e un derby rimane sempre una partita a parte, soprattutto se è così sentito e decisivo.

Road to Nba Draft 2019: Zion Williamson e Duke continuano a stupire

Road to Nba Draft 2019

Road to Nba Draft 2019 già cominciata per gli addetti ai lavori. Tra i più seguiti c’è Zion Williamson, che continua a stupire con Duke guidata da coach Krzyzewski.

Road To Nba Draft: R.J. Barrett e Zion danno spettacolo contro Indiana

Se DeAndre Ayton, Luka Doncic, Jaren Jackson Jr., Marvin Bagley III e Trae Young stanno stupendo sempre di più gli appassionati Nba in questa regular season, gli addetti ai lavori stanno seguendo da vicino la stagione in corso nella NCAA.

In particolar modo in quel di Duke University, coach Krzyzewski ha tra le mani ben tre delle possibili prime cinque scelte del Draft 2019: R.J. Barrett, Cameron Reddish e lo straordinario freshman Zion Williamson.

L’ala numero #1 di Duke in questo momento è croce e delizia della stagione dei Blue Devils, confermandosi anche nel match casalingo vinto la scorsa notte contro gli Indiana Hoosiers per l’ACC/Big Ten Challenge con il punteggio finale di 90-69.

La sua prestazione da 25 punti, 6 rimbalzi e 4 assist con un eccezionale 11/15 dal campo, insieme ai 22 punti, 9 rimbalzi e 1 assist messi a referto dal campione del mondo U19 R.J. Barrett, hanno messo in ginocchio Indiana sin dalle battute iniziali del match.

Al termine del match, lo stesso Williamson ha parlato della prestazione corale messa in mostra con l’ala canadese Barrett e il freshman Reddish.

Ecco le parole rilasciate da Zion ai microfoni di ‘Espn.com‘:

Quando ho visto che la palla cominciava ad entrare con continuità, ho detto ai miei compagni di continuare a spingere. Indiana si è sfiduciata e abbiamo sfoderato tutto il nostro potenziale in entrambe le fasi di gioco. In meno di un tempo ci siamo presi gli applausi del pubblico e vogliamo continuare a giocare in questa maniera anche nelle prossime sfide. Dobbiamo dimenticare in fretta la sconfitta contro Gonzaga”.

 

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Nuove regole NCAA, NBA spiazzata. Agenti e limite d’età per il draft i nodi

Nuove regole NCAA

Nuove regole NCAA in arrivo, si parla di molte novità in arrivo e probabilmente di un vero e proprio caso, partito ormai dal 2017 con le indagini della FBI ed arrivate fino ad oggi. Il “caso NCAA”, di cui tanto s’è parlato anche qui su NBAPassion nei mesi passati, continua a tener banco anche in piena free-agency. E si arricchisce di un nuovo capitolo, che coinvolge anche NBA e USA Basketball, l’organizzazione che rappresenta la pallacanestro americana in sede FIBA.

La NCAA, la cui credibilità è uscita fortemente compromessa dalle indagini su pratiche di reclutamento e corruzione condotte tra settembre e novembre 2017 dalla FBI, ha cercato nelle ultime ore di “uscire dall’angolo”, annunciando una serie di nuove regole tese a normalizzare i rischiosi rapporti tra student-athlets ed agenti.

Le nuove norme hanno però suscitato la reazione di NBA e USA Basketball. Le norme sarebbero vincolate alla cancellazione del limite minimo d’età di 19 anni oggi in vigore per l’iscrizione al draft NBA. Una riforma che ha incontrato in passato il favore del commissioner Adam Silver, ma non ancora discussa ufficialmente .

Il caso NCAA ha nei mesi scorsi coinvolto nomi eccellenti del College Basketball, e suscitato le reazioni di tanti membri del “piano di sopra”, la NBA.

Nuove regole NCAA, le indagini della FBI

Un’inchiesta della FBI partita a settembre 2017 aveva svelato un sistema diffuso di corruzione e relazioni pericolose tra agenti, staff e giocatori di diversi team universitari. Oggetto dell’inchiesta, sistematici passaggi di denaro e benefit per migliaia di dollari tra agenti, “consulenti finanziari” ed assistenti e capo allenatori NCAA, tesi a costruire un illegale sistema di reclutamento dei migliori prospetti liceali del paese.

Secondo Yahoo Sports, Markelle Fultz ricevette $10.000 per giocare a Washington. Credit: Jennifer Buchanan-USA TODAY Sports

Molti nomi illustri di atenei, head coach e giocatori NCAA sono finiti a vario titolo nei rapporti della FBI. Tra le università ed i coach coinvolti, Louisville ed il leggendario coach Rick Pitino, cacciato ad ottobre, e Chuck Person, assistente ad Auburn e licenziato a novembre.

A febbraio 2018, più di venti tra atenei di First Division e ormai ex giocatori collegiali risultavano oggetto di investigazioni per violazione dei regolamenti NCAA.

 

Il caso NCAA, gli one-and-done ed i rapporti con la NBA

L’inchiesta della FBI ha riportato in primo piano la questione relativa al limite minimo d’età imposto da NBA ed associazione giocatori per l’iscrizione al draft, fissato a 19 anni. La regola fu introdotta da David Stern nel 2005.

Uno degli effetti collaterali della cosiddetta one-and-done rule è stato quello di creare negli anni un’epidemia di giocatori liceali impossibilitati a passare al professionismo dopo la high school, e dunque “costretti” a completare un anno di università prima di accedere al draft.

La mancanza di interesse da parte dei prospetti liceali nello scegliere l’ateneo migliore per la loro pluriennale esperienza di student-athlets, ha contribuito ad alimentare un circuito “parallelo” ed illegale di recruiting basato su compensi in denaro, prebende ed intermediari.

Tra le reazioni allo scandalo NCAA raccolte nei mesi scorsi nel mondo NBA, importanti sono state le denunce di LeBron James e Steve Kerr. King James definì apertamente la NCAA una “organizzazione corrotta“, mentre Kerr sostenne il bisogno di riforme per il College Baskeball, pur non sposando l’idea di riconoscere agli atleti una retribuzione come sistema per scoraggiare corruzione e compensi “in nero”.

Il Commissioner Adam Silver ha invece annunciato in febbraio un nuovo corso tramite il quale la lega, pur senza formalmente rinunciare al limite d’età, “Vuole cambiare le relazioni con i giocatori in procinto di raggiungere la NBA“.

La riforma ridiscuterà le modalità attraverso cui i giocatori liceali interagiranno con la lega nelle fasi finali della loro carriera scolastica. Tra le idee sul tavolo, la creazione di un periodo di orientamento pre e post-diploma gestito dalla NBA.

Le nuove regole NCAA su liceali e one-and-done, ed il ruolo di NBA e USA Basketball

Le nuove regole NCAA riconoscono a prospetti liceali ed atleti-studenti universitari la facoltà di affidarsi ad un agente prima dell’ultimo anno di liceo, o durante la stagione dei college, in vista del salto tra i professionisti. Le norme garantiscono inoltre la possibilità di tornare a scuola a quei giocatori che – una volta usciti dal college prima dei 4 anni – non fossero stati selezionati al draft NBA, previa richiesta inoltrata al direttore atletico dell’ateneo di provenienza.

L’intenzione della NCAA di introdurre maggior flessibilità e trasparenza riguardo alle decisioni degli student-atleths si basa su norme nei fatti non applicabili, poiché vincolate alla riforma della regola sull’età minima necessaria all’ingresso nella NBA, (regola che ad oggi non permette ai liceali di passare direttamente tra i pro), e perché introduce la responsabilità da parte di USA Basketball di selezionare i prospetti liceali più “futuribili” e quindi idonei ad assumere un agente che ne curi gli interessi.

La posizione di USA Basketball sulle nuove regole NCAA

Facendo riferimento a fallimentari colloqui avvenuti tra NCAA, NBA e USA Basketball, tesi a superare le posizioni della NCAA in materia di one-and-done e tutela degli student-athlets, la USAB fa sapere di “Non essere interessata, e di non possedere i mezzi necessari ad assumere il ruolo di selezionatore e gestore di una ipotetica ed indefinita lista annuale di prospetti liceali idonei a trattare con agenti sportivi“.

Secondo USA Basketball, tale onere spetterebbe alla NBA. La lega gestisce il Draft Combine di Chicago in maggio, un mega raduno ad inviti dei migliori prospetti collegiali al quale partecipano scout, staff e front office NBA.

Per assumere tale nuovo ruolo, la lega dovrebbe provvedere a scrutinare e selezionare i ranking dei migliori high-schoolers su base annua. Il tutto tenendo conto delle nuove regole NCAA, che permetterebbero ad alcuni atleti di mettersi nelle mani di un agente, di fatto rendendo manifesta la loro intenzione di lasciare il college l’anno successivo.

In uno scenario del genere, è facile immaginare come gli informatissimi front office NBA avrebbero buon gioco ad effettuare a loro volta un’ulteriore selezione tra giocatori già provvisti di “copertura”.

Il portavoce della NBA Tim Frank ha così commentato l’azione unilaterale della NCAA: “Seguiremo come sempre le proposte di riforma da parte della NCAA, di comune accordo con la NBPA, ed insieme valuteremo le possibilità di un cambiamento delle norme NBA interessate“.

Fonti rivelano di vertici NBA fortemente sorpresi dal timing e dalla natura delle nuove norme NCAA. Le nuove regole presumono la revoca della one-and-done rule da parte della NBA.

Lega ed associazione giocatori hanno individuato nel draft del 2022 la prima data utile per sancire l’abbandono della regola, norma mai troppo popolare ed in controtendenza con le restrizioni in vigore nelle altre leghe professionistiche americane.

 

Penny Hardaway molto vicino alla panchina dei Memphis Tigers

Penny Hardaway

Penny Hardaway leggenda degli Orlando Magic, potrebbe iniziare un nuovo cammino nel basket americano. In queste ultime ore l’ex compagno di Shaq in Florida, è molto vicino alla sua prima esperienza da coach in NCAA.

Penny Hardaway e il suo ritorno a Memphis University

Il campionato NCAA sta per entrare ufficialmente nel vivo. Siamo ormai molto vicini alla March Madness, che come ogni stagione deciderà le sorti del campionato collegiale del basket americano.

Le squadre da tenere d’occhio sono sicuramente Virginia, Villanova, Duke ma anche l’università di Arizona squadra di DeAndre Ayton e Oklahoma squadra di Trae Young, talenti ormai già pronti ad entrare nel panorama Nba.

Una delle squadre ancora sicure del mancato accesso alla prossima fase del torneo sono i Memphis Tigers di coach Tubby Smith, che in questa stagione hanno raccolto 19 vittorie e ben 12 sconfitte.

Alla vigilia del match contro l’università di South Florida valido per il primo turno del torneo AAC in programma questa notte, la panchina di coach Smith è davvero in bilico.

Stando a quanto riportato da ‘CBSSports.com‘ l’attuale coach dei Tigers potrebbe essere sostituito dalla leggenda degli Orlando Magic Penny Hardaway, al suo possibile esordio nel campionato NCAA.

Sempre secondo gli insider americani, l’ex compagno di Shaquille O’Neal in Florida potrebbe riportare in panchina nel ruolo di assistant coach Larry Brown, in passato ex coach campione Nba con i Detroit Pistons e della nazionale USA.

 

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Perché negli Stati Uniti l’NCAA ha maggior seguito dell’NBA

NCAA

Dalle star dell’ NBA come Chris Paul, Steph Curry o John Wall a quelle del cinema come Brooklyn Decker o James Van Der Beek, tutti fanno il loro bracket per la March Madness. Anche l’ex presidente Barack Obama si diverte annualmente nella compilazione del tabellone delle 64 squadre universitarie che prendono parte al torneo NCAA del college basket. Se l’NBA, infatti, ha un massiccio numero di fans in tutto il mondo, la pallacanestro giocata a livello collegiale vanta di un’eccellente fama all’interno del territorio nazionale. Quali sono i motivi di questa passione sconfinata degli americani verso l’NCAA (National Collegiate Athletic Association)?

Eppure non dovrebbe esservi alcun dubbio. Se lo sport è lo stesso, meglio guardare professionisti esperti piuttosto che giovanotti sbarbati con un’età compresa fra i 18 e i 21 anni. Lo spettacolo NBA è pieno di azioni offensive esaltanti; i giocatori sforano record su record, coinvolgono il pubblico con tiri da distanze abissali, schiacciate apocalittiche ed entrate in mezzo al traffico da equilibristi. Il tutto è condito da prestazioni atletiche sovrumane. Come fa una lega minore come quella dell’NCAA ad avere un audience tanto elevato? 

DURATA E NUMERO DI INCONTRI

Rimaste fedeli al vecchio modello europeo, le squadre collegiali scendono in campo per giocare 2 periodi da 20 minuti per un totale di 40 minuti. Non sono solamente 8 minuti in meno quelli che la differiscono dall’NBA. Tra timeout tattici, televisivi e pubblicità le nottate passano con lentezza prima che si possa ascoltare il suono finale della sirena. Se a ciò si aggiunge che il numero di partite è 82, otteniamo un totale di gioco di 66 ore circa (senza pubblicità!). Chi ha a disposizione così tanto tempo? Pochi tifosi riescono a vedere ogni singolo match della loro franchigia preferita per intero. E’ più semplice stare dietro, invece, alle 34 partite che la tua squadra del cuore NCAA deve disputare nell’arco di un’annata: 22 ore di basket giocato ad un’intensità elevata.

REGULAR SEASON

La stagione regolare dell’NBA accompagna durante l’anno, ogni notte, i vari appassionati di basket mondiale. Non possiamo dire che non sia così anche negli States. Sappiamo tutti, però, che le prestazioni di cuore, intensità e durezza vengono messe in evidenza solamente da fine aprile in poi, con i playoff. Capita spesso di vedere difese sbaragliate, attacchi lasciati liberi di agire per ottenere tiri semplici. Ma anche svogliatezze generali di squadre lasciate in logoramento da General Manager interessati a perdere più partite possibili, al fine di pescare dei giocatori promettenti, in occasione del Draft successivo. E’ una realtà NBA che dà molto fastidio agli amanti della palla a spicchi, soprattutto a livello giocato.

La pallacanestro collegiale è un’altra storia. Ogni università suole ricordare memorabili stagioni passate, in occasioni delle ondate di talento. A Syracuse, ad esempio, non scorderanno facilmente l’emblematica stagione 2002/2003 di Melo e Co. Ogni singolo match può essere potenzialmente un classico evento da rinfacciare in futuro ad amici di altri college. Così i fans di Lousiville ti ricorderanno i match vinti contro Kentucky nelle annate precedenti. Viceversa a Kentucky nomineranno le grandi prestazioni contro Louisville. A Winston-Salem (North Carolina) si cita spesso come esempio il derby vinto da Wake-Forest contro SCSU (South Carolina State University) del 2005. Decisivo fu un certo CP3.

SHM Memorial Center ammutolito da una prodezza di un allora diciannovenne Chris Paul.


PLAYOFF

L’NBA offre un grande spettacolo per i playoff, ma c’è un problema ripetuto negli anni. Generalmente le squadre più forti arrivano in finale senza alcun colpo di scena precedente. E’ quello che è accaduto negli ultimi anni in cui LeBron arriva sistematicamente in finale ad Est, e i GSW rimangono imbattuti addirittura fino alla finale di Conference. Niente a che vedere con le sorprese che porta in serbo l’ NCAA nell’evento più atteso dagli universitari statunitensi. Il March Madness. Il mese che introduce la primavera coincide con quello in cui le arene sono piene di ventenni tutt’altro che sobri, Questi tifosi incitano costantemente i loro coetanei che si sfidano sul parquet.

Le 64 squadre di college partecipanti si giocano tutto in ogni partita, con un dentro o fuori che sa di un vero e proprio terno al lotto. Coreografie e partecipazione collettiva da far rabbrividire anche ultras di squadre di calcio europeo. Il tutto dentro palazzi dello sport costruiti apposta per tenere in costante pressione le squadre avversarie e fornire un impatto deciso allo spettatore. Il tutto si conclude con la rinomata finale dei 4 team che hanno dimostrato di saper perforare limiti inaspettati. E se vincesse sempre la più forte, sicuramente North Carolina non avrebbe perso la finale i questa maniera nel 2016.

Kris Jenkins con un tiro allo scadere regala a Villanova un titolo che mancava dal 1985

AMORE PER LA MAGLIA

Non solo nel basket purtroppo, ma anche negli altri sport il business sta prendendo piede in maniera esponenziale. Progressivamente le bandiere come Magic Johnson, Michael Jordan, Larry Bird, Manu Ginobili, Dirk Nowitzki, John Stockton etc. stanno scomparendo quasi del tutto. I giocatori tendono a muoversi più facilmente da una franchigia ad un’altra nell’arco della loro carriera. Maxi contratti con cifre che noi comuni mortali non potremo mai percepire spingono le stelle dell’NBA a spostarsi costantemente. L’anormalità di tutto questo allontana lo spettatore medio di pallacanestro dal basket professionistico preferendogli il basket in cui si lotta per vincere e non per ottenere semplice audience.

Aldilà degli ultimi scandali che hanno coinvolto i giocatori del college basketball percepenti di somme di denaro sottobanco da svariate università, con lo scopo di attrarli alla loro corte. I giovani universitari si guerreggiano nel parquet per farsi notare dagli scout del mondo professionistico e per ottenere risultati positivi per il loro college. Questi ultimi te ne saranno riconoscenti a vita. E nonostante tu abbia calcato centinaia di parquet e indossato decine di maglie diverse nella tua carriera, quella del tuo luogo di formazione mentale e cestistica non si scorda mai e diventa una vera e propria fede.

Per quante squadre ha giocato Shaq? Un numero immenso. Eppure adora tornare a Baton-Rouge per osservare i giovani Tigers della LSU. Chris Paul, Kevin Durant, Steph Curry, Kyrie Irving, Doc Rivers e tantissime altre stars dell’NBA. Ognuno di loro rimane tuttora in contatto con dirigenti, coach e molti altri addetti ai lavori dei loro vecchi college; sostenendoli pure dal punto di vista economico, quando risulta necessario. E’ un sistema che giova tutti coloro che ne entrano in contatto.

“L’università americana è una fucina d’innovazioni perché incoraggia gli studenti a pensare autonomamente, a rimettere in discussione l’autorità accademica e la scienza esistente”. Queste parole di Federico Rampini si riversano anche nel contesto sportivo universitario.

Le università usufruiscono della popolarità delle ex stars per reclutare nuovi talenti che possono ricevere borse di studio per poter entrare nei costosissimi atenei. I risultati di squadra accrescono il vanto nazionale ma anche entrate in denaro. I proventi di tutto il sistema vengono redistribuiti tra personale, infrastrutture interne, agevolazioni per i meritevoli, programmi universitari che riguardano studio e sport. E l’appassionato di basket gode dando il suo consenso per uno sport e non uno spettacolo.

Si può anche semplicemente riassumere il dilemma americano NCAA-NBA con una frase del libro Il canto delle sirene: sull’America di Bruce Chawtin: “L’America è giovane. Giovane, innocente e crudele.”

 

College basketball: si riparte con la NCAA!

ncaa san antonio logo final four 2018

Stanotte comincia la stagione 2017/2018 del college basketball. North Carolina è pronta a difendere il titolo vinto l’aprile scorso – a spese di Gonzaga – ma ciò non significa che i Tar Heels siano i chiari favoriti. Alcune tra le squadre che si sono comportate bene l’anno scorso si presentano ai nastri di partenza praticamente invariate (se non migliorate, vedi Arizona con DeAndre Ayton). John Calipari a Kentucky dovrà cercare di instillare la mentalità ultra-vincente del suo programma a una squadra che è la più giovane dell’intera nazione. E poi ci sono Duke, Kansas (v. intervista del nostro Stefano Belli a Devonte Graham), Wichita State, i nuovi Hoosiers di Indiana… Tanti argomenti di interesse per una stagione che, tuttavia, non è iniziata proprio col piede giusto.

rick pitino louisville cardinals college basketball ncaa scandal
Rick Pitino, ormai ex coach di Louisville, è finora la vittima più illustre dello scandalo che ha fatto tremare il mondo NCAA lo scorso settembre

Settembre nero per il college basketball

Solo due mesi fa il mondo cestistico collegiale veniva scosso profondamente da un nuovo, esteso caso di corruzione che ha colpito diversi programmi della Division I. L’NCAA non è purtroppo nuova a questo genere di scandali, ma questa volta l’FBI è decisa ad andare fino in fondo. Tra le prime vittime illustri c’è Rick Pitino. I Louisville Cardinals hanno deciso di licenziare il leggendario coach, a causa di una ingente somma di denaro (100’000 dollari) che sarebbe stata offerta alla famiglia di Brian Bowen II nel caso avesse deciso di scegliere i Cardinals – e Adidas come sponsor tecnico una volta diventato pro. Secondo uno degli indiziati, James Gatto (importantissimmo dirigente proprio del famoso brand sportivo a tre strisce) Pitino era a conoscenza di tutto ciò.

Tutto è ancora da provare, Pitino a onor del vero non è stato incriminato ufficialmente e si dichiara innocente. Il suo allontanamento dai Cards ha comunque inflitto un duro colpo alla NCAA. Gli assistant coaches delle seguenti squadre sono stati coinvolti: Arizona, Auburn, Miami, Oklahoma State, USC e naturalmente Louisville (che ha affidato temporaneamente la panchina all’ex vice di Pitino, David Padgett). Secondo molti questi sono solo i primi passi di un’indagine destinata probabilmente a fare ancora molto rumore (l’FBI lavora a questo caso da diversi anni). In risposta, molti allenatori hanno commentato allo stesso modo: “Adesso abbiamo solo bisogno di giocare qualche partita”. Sarebbe però anche il momento di pensare a una profonda riforma del sistema sportivo collegiale, che ha già mostrato in diverse occasioni le proprie enormi pecche.

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Un predestinato secondo molti, Archie Miller comincia stanotte la sua carriera da head coach degli Indiana Hoosiers

Meno male che c’è il parquet

Per fortuna – soprattutto della stessa associazione – è arrivato il momento della prima palla a due ufficiale della stagione. C’è il talento necessario per assistere a una stagione che si presenta molto affascinante e piena di temi. Duke, Michigan State, Arizona sono per molti addetti ai lavori le favorite in vista delle Final Four 2018, che avranno sede a San Antonio. Ma ci sono 351 squadre in Division I: molte sono quelle da tenere d’occhio.

Una delle più interessanti tra quelle meno rinomate è Wichita State. Gli Shockers sono praticamente gli stessi che l’anno scorso sono usciti contro Kentucky, ma giocandosela fino all’ultimo respiro. Potrebbe essere questo l’anno buono per la truppa di Gregg Marshall.

Esordio ufficiale stanotte anche per Archie Miller (fratello di Sean, coach di Arizona) sulla prestigiosa panchina degli Indiana Hoosiers. Il compito di Miller, tenuto in grande considerazione nonostante la giovane età dall’intero mondo del college basketball, non è dei più semplici: riportare Indiana ai fasti del passato. Il suo curriculum da head coach a Dayton fa ben sperare, dato che in sei anni sulla panchina dei Flyers ha ottenuto l’accesso al torneo NCAA in quattro edizioni consecutive, prima volta nella storia del programma.

Talento e stazza: la NCAA appartiene ai big man

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“Non ho mai allenato nessuno come lui”: il coach di Arizona Sean Miller sul classe 1998 DeAndre Ayton

Jeff Goodman, ESPN Insider, ha giustamente sottolineato in un recente articolo come questa potrebbe essere un’annata del college basketball dominata dai big man. E non solo a causa del ritorno di Patrick Ewing a Georgetown, in veste di allenatore. Per Mike Krzyzewski quella di quest’anno è la squadra più grande – intendendo letteralmente la stazza dei giocatori a sua disposizione – che abbia mai avuto in carriera. Wendell Carter jr., Marvin Bagley II e Marques Bolden non sono solo possenti, ma possono anche correre il campo: una caratteristica, quella della versatilità, ormai fondamentale per un lungo moderno.

Abbiamo accennato già a DeAndre Ayton, ma i nomi interessanti sono davvero tanti: Mohamed Bamba (Texas), Jaren Jackson jr. (Michigan State), Michael Porter jr. (Missouri), Kevin Knox e Jarred Vanderbilt (Kentucky). A questi freshman si aggiungono facce già note come Bonzie Colson (Notre Dame) e Miles Bridges (Michigan State). Insomma, se lo small ball dilaga, i lunghi si adattano trasformando il proprio modo di giocare. Un dirigente NBA ha dichiarato a ESPN: “Se (alla tua squadra) serve stazza, e in particolare ragazzi che siano versatili, questo è l’anno in cui vuoi avere una lottery pick“.

Mille argomenti da approfondire quindi, per una stagione assolutamente da seguire.

Kansas Jayhawks in Italia: parla Devonte’ Graham

La settimana appena trascorsa ha offerto agli appassionati italiani di college basketball un’occasione più unica che rara: vedere da vicino i Kansas Jayhawks, una delle squadre più prestigiose della NCAA Divison I. La formazione allenata dal grande Bill Self, fresco di introduzione nella Basketball Hall Of Fame (la cerimonia si svolgerà i primi di settembre), è sbarcata nel nostro Paese per una serie di esibizioni. Mercoledì 2 e giovedì 3 agosto a Roma, sabato 5 e domenica 6 a Seregno (Monza-Brianza). In queste ultime due serate, i ragazzi di coach Self hanno affrontato delle selezioni di giovani italiani: il ‘Players Group Team’ di Vittorio Gallinari (in cui milita anche il secondogenito Federico) e il ‘Dream Team Italy All Stars’ di coach Alberto Sacchi.
Il doppio evento è stato accolto da una grande partecipazione di pubblico (un migliaio di persone nella ‘fornace’ del PalaSomaschini; decisamente meno consistente il numero di giornalisti italiani presenti…). In particolare, alquanto stupefacente la presenza di un centinaio di sostenitori dei Jayhawks, giunti dagli Stati Uniti per accompagnare la squadra e, nel frattempo, per godersi le bellezze (e il caldo soffocante) di Roma e Milano. Uno di questi tifosi ci ha parlato a lungo della grandissima passione nei confronti del basket collegiale negli States e delle severissime regole imposte dalla NCAA in queste occasioni. “Ogni squadra può fare un tour estivo massimo una volta ogni quattro anni. Visto che, in questi casi, Kansas ha iniziato la preparazione prima degli altri (che la cominceranno a settembre), alla squadra vengono concessi un massimo di dieci allenamenti e quattro partite. Pensa che ogni ateneo paga una persona il cui compito è esclusivamente quello di assicurarsi che le regole vengano rispettate!”.

Devonte Graham, stella di Kansas, al tiro contro il Players Group Team
Devonte Graham, stella di Kansas, al tiro contro il Players Group Team

Entrambe le gare si sono concluse con un autentico ‘massacro’ da parte di Kansas, con LaGerald Vick (autore, tra le altre cose, di una schiacciata da All Star Game durante il riscaldamento) eletto MVP dell’incontro di sabato e uno straripante Malik Newman (32 punti) premiato la domenica. La trasferta italiana, però, è servita ai Jayhawks soprattutto per iniziare a conoscersi, vista la massiccia presenza di nuovi innesti (su tutti lo stesso Newman, costretto a saltare la scorsa stagione per le regole sui transfer). Lo stesso coach Self ha dichiarato: “Questo tour è molto importante per noi, viaggiare insieme ci permette di conoscerci e rafforzare i legami, oltre che, ovviamente, di provare i primi schemi e inserire i giocatori nuovi.”. L’allenatore di Kansas ha parlato anche dei suoi uomini chiave: ”Vorrei che Malik Newman diventasse un punto di riferimento in difesa, ma per ora gli chiedo semplicemente di continuare a segnare. Il nostro leader sarà comunque Devonte’ Graham. Per lui sarà una stagione fondamentale”.
Al termine dell’incontro di sabato, abbiamo fatto due chiacchiere con la stella dei Kansas Jayhawks, Devonte’ Graham, atteso all’imminente salto in NBA (per ora viene dato dai siti specializzati come scelta alta al secondo giro del prossimo draft) dopo quattro anni in maglia Jayhawks.

Innanzitutto: prima volta in Italia?
“Sì, e mi sta piacendo davvero! Roma è stata incredibile, ma anche Milano ci sta piacendo molto. Oggi abbiamo camminato a lungo per il centro, poi lunedì andremo a vedere il lago di Como. Dicono che sia un posto incantevole.”

La prossima sarà per te una stagione molto importante. Che aspettative hai?
“Ho delle ottime sensazioni. Abbiamo tanti ragazzi nuovi e molto forti. Durante questo viaggio ho avuto modo di conoscerli meglio e vedere da vicino di cosa sono capaci. Sono convinto che faremo molto bene.”

Non dev’essere facile cambiare ogni anno gran parte dei giocatori, tra chi diventa professionista e chi finisce il ciclo di studi…
“Infatti, per il coach è un lavoro molto duro. Ogni anno la squadra è da riorganizzare, vanno via giocatori importanti come Frank (Mason) e Josh (Jackson) e bisogna trovare una nuova impostazione di gioco e nuovi leader. Sono sicuro che quest’anno potrò ricoprire io quel ruolo.”

Come vedi i tuoi ex compagni, Josh Jackson e Frank Mason, al debutto in NBA?
“Non vedo l’ora di vederli in azione. Entrambi fanno parte di squadre giovani e talentuose, in cui sapranno ritagliarsi spazio. Soprattutto Josh, sono convinto che si inserisca perfettamente in una squadra come i Phoenix Suns”

Toglimi una curiosità: i giocatori come te, che con ogni probabilità diventeranno professionisti in poco tempo….studiano davvero al college?
(Ride, ndr.) “Certo, te lo assicuro! Ti dirò di più, io mi sono portato i libri anche in viaggio!”

A conferma (parziale) di quest’ultima dichiarazione, le parole del tifoso americano: “Io ho studiato a Kansas University, so come funzionano queste cose: i cosiddetti ‘one-and-done’ (quelli che dopo un solo anno di college si dichiarano eleggibili per il draft NBA, ndr.) effettivamente studiano, perché devono mantenere la media voti necessaria per poter giocare. Il problema è che lo fanno solo nel primo semestre, poi pensano solo al draft, alle sponsorizzazioni e via dicendo. Gli altri invece si impegnano, eccome; d’altronde, alcuni di loro dovranno poi trovarsi un lavoro vero!”