UNC vince meritatamente il titolo, a perdere è lo spettacolo

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La finale NCAA 2017 è stata tiratissima, come tutti si aspettavano. Una gara decisa dagli episodi, che Carolina è stata brava a sfruttare. Joel Berry II si è caricato l’intera squadra sulle spalle, mettendo tutti i canestri decisivi al momento giusto. Dall’altra parte Williams-Goss ha fatto molto bene nel primo tempo. Nella seconda frazione anche lui è stato inghiottito nella confusione generale. Perchè UNC contro Gonzaga non è stata una bella partita. Quello che non va giù, però, è stato il metro arbitrale, che nel secondo tempo ha completamente rovinato il ritmo della gara.

Let the kids play!

Riguardo il metro arbitrale sono arrivate reazioni da tutto il mondo cestistico. Anche King James e Dwyane Wade hanno espresso in rete la loro disapprovazione. Ed è tornato alla ribalta un tema già spesso affrontato nel mondo del college basketball: lo scarso livello delle terne arbitrali.

Nello specifico, durante la partita sono stati 44 i falli totali e ben 52 i tiri liberi assegnati a entrambe le squadre. I frontcourt di tutte e due le squadre sono stati colpiti da problemi di falli, privandoci così di una battaglia molto interessante. Zach Collins è uscito dalla partita a 5:03 dalla fine, dopo aver commesso il suo quinto fallo (ha giocato solo 14 minuti). Poteva essere il vero uomo in più per i Bulldogs, vista la serata da dimenticare di Karnowski (1/8 dal campo).

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Joel Berry II, senza dubbio l’MVP della finale contro Gonzaga

Una giocata in particolare è stata discussa in seguito alla fine della partita. Durante l’ultimo minuto, in uno scontro tra Kennedy Meeks e Silas Melson, è stata assegnata una contesa. Il possesso quindi è andato a North Carolina, grazie a quella indecente regola che va sotto il nome di possesso alternato (la “freccia”). In diretta quasi nessuno si è accorto, arbitri compresi, che Meeks aveva una mano sul pallone e un’altra fuori dal campo. Sul possesso successivo UNC è andata in vantaggio, poi un errore di Williams-Goss ha lanciato il contropiede decisivo concluso da Justin Jackson.

UNC più abile di Gonzaga

Oltre alla questione arbitrale però, c’è da dire che non abbiamo ammirato la versione più brillante di UNC e Gonzaga. North Carolina è stata più brava a far girare gli episodi dalla sua parte, specialmente nei minuti finali. Allo stesso tempo, i Tar Heels si sono laureati campioni tirando con il 35.6% dal campo (26/73 al tiro), il 14.8% da tre (4/27) e un misero 57.7% dalla lunetta (15/26). Gli Zags hanno avuto percentuali migliori, ma hanno concluso meno possessi dell’avversaria. La differenza sostanziale sta infatti nelle palle perse: 15 per Gonzaga (che per due volte nel primo tempo si è portata avanti di 7 punti), solo 4 per UNC.

I Bulldogs sono riusciti anche a limitare il dominio di North Carolina a rimbalzo. UNC ha chiuso con tre rimbalzi in meno di Gonzaga (49-46), e anche il computo dei rimbalzi in attacco è equilibrato (15-12 per UNC). Alla fine però sono i campioni a scrivere la storia, e sul titolo di Carolina c’è la firma di Joel Berry II. Per lui alla fine 22 punti, 6 assist e 2 recuperi (solo 1 palla persa). Ha messo tutti i tiri importanti, quando servivano, per portare i Tar Heels alla vittoria del sesto titolo NCAA.

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Nigel Williams-Goss si dispera dopo la sconfitta in finale. Questa stagione rimane comunque la migliore di sempre per Gonzaga

I grandi assenti

Abbiamo già parlato della brutta serata di Karnowski. Il polacco non è riuscito a entrare in partita, neanche quando gli Zags, privati di Zach Collins e Johnathan Williams per problemi di falli, avevano disperatamente bisogno di lui. Jordan Mathews ha contribuito con soli 6 punti. Josh Perkins sembrava all’inizio della partita l’uomo del destino per Gonzaga. Ha iniziato con la mano caldissima, poi nel secondo tempo non è stato capace di ritrovare quel ritmo.

Per quanto riguarda UNC il giocatore più atteso, Justin Jackson, ha passato mezza serata a sparacchiare da fuori, senza prendere mai il bersaglio (0/9 da dall’arco). Jackson ha comunque finito la partita con 16 punti, 4 rimbalzi, 3 assist e 2 stoppate. Il numero 44 ha subito tutta la serata la fisicità di Nigel Williams-Goss, che lo ha inseguito in difesa per 40 minuti. Il leader di Gonzaga è stato l’ultimo ad arrendersi. Nonostante la brutta serata in attacco (5/17 dal campo e un 4/8 sanguinoso ai liberi) ha chiuso con 9 rimbalzi e 6 assist.

Tar Heels campioni

North Carolina è campione NCAA 2017. L’anno prossimo sarà difficile vedere di nuovo queste due squadre alle Final Four, dato il grande numero di senior pronti a lasciare il college da entrambe le parti. Qualche certezza c’è comunque: Roy Williams da una parte, Mark Few dall’altra. Sarà interessante seguire il recruiting di entrambi gli allenatori in vista della prossima stagione.

UNC, nel frattempo, ha tutto il tempo per festeggiare. Il tiro di Kris Jenkins adesso è solo un brutto ricordo.

Tar Heels contro Bulldogs, per una notte da campioni

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Due squadre, 40 minuti rimasti. Non più di tre settimane fa i team ancora in lizza erano ben 68. C’erano ancora tante partite da giocare e ognuno di noi, appassionati di college basketball, aveva delle certezze. La maggior parte di queste sono andate inesorabilmente a farsi benedire. Perchè se ci si poteva immaginare una finale tra North Carolina e Gonzaga (entrambe teste di serie nel tabellone), pochissimi avrebbero pronosticato South Carolina e Oregon tra le ultime quattro squadre rimaste. Gamecocks e Ducks hanno giocato un torneo straordinario, ma ora è il momento dei Tar Heels. E dei Bulldogs, alla primissima finale di sempre. Che lo spettacolo cominci.

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Joel Berry II giocherà con delle caviglie non proprio al 100%

Il torneo

Sono state, ovviamente, alcune settimane piene di sorprese. Specialmente nell’East Regional. La prematura uscita di scena di Villanova e Duke ha aperto la strada per la cavalcata di South Carolina, terminata in semifinale. Dall’altra parte è Oregon, priva di Chris Boucher, ad arrivare in fondo. Sulla strada per le Final Four i Ducks hanno eliminato Kansas, che fino a quel momento aveva schiacciato le avversarie.

Gonzaga se l’è vista brutta contro West Virginia e Northwestern, ma è riuscita ad andare avanti. I Bulldogs (37-1) hanno acquisito sempre più sicurezza col passare del tempo, meritandosi ampiamente l’accesso alle Final Four prima, alla finale poi. Nel frattempo i Tar Heels, dopo la passata stagione, avevano un solo obiettivo. Riguadagnarsi la possibilità di giocare per il titolo. L’hanno raggiunto, altrettanto meritatamente, dopo che – non dimentichiamo – Arkansas ha rischiato seriamente di piazzare l’upset al secondo turno.

La finale

È una finale che mette di fronte due squadre fantastiche. Entrambe hanno dovuto affrontare e superare difficoltà pazzesche per arrivare qui. Gli Zags, in semifinale, stavano gettando tutto all’aria contro South Carolina. Un parziale di 16-0 aveva portato i Gamecocks dal -14 addirittura al vantaggio. Gonzaga non si è persa d’animo. Tre possessi dopo, i Bulldogs già erano di nuovo in controllo (anche grazie a una tripla ‘fortunosa’ segnata da Zach Collins). In vista della finale, gli Zags dovranno affidarsi alla propria difesa, cercando di limitare al massimo la potenza offensiva di UNC.

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Una partita sontuosa di Zach Collins contro South Carolina (14 punti, 13 rimbalzi, 6 stoppate) ha aiutato i Bulldogs a raggiungere la finalissima

Kennedy Meeks è ovviamente l’uomo da tenere d’occhio sotto i tabelloni. Per lui, contro i Ducks in semifinale, ben 8 rimbalzi offensivi (sui 14 totali). L’ultimo, preso mangiando in testa a Jordan Bell a 4 secondi dalla fine, è stato decisivo. I Tar Heels sanno bene che pochi ottengono una seconda opportunità. La finale dell’anno scorso è ancora la motivazione principale per questi ragazzi, nonostante in pochi abbiano avuto mai il coraggio di rivedere quella partita contro Villanova. Adesso hanno modo di prendersi il sesto titolo nella storia di North Carolina. Sarebbe uno in più di Duke, cosa che dovrebbe far piacere ai tifosi dei Tar Heels.

Tar Heels leggermente favoriti

Secondo i pronostici la squadra di Williams è la vincente più probabile. Arrivati a questo punto, però, le quote dei bookmaker interessano il giusto. Dopo due settimane di March Madness eccoci qui, rimane solo una notte in bianco da portare a casa. Un’ultima sfida in cartellone. L’aristocrazia del college basketball contro la nuova borghesia che avanza. Williams contro Few, Berry II, contro Williams-Goss. Lo strapotere fisico di Meeks contro la pulizia tecnica di Karnowski. Due squadre fortissime.

Sono i Tar Heels di North Carolina contro i Bulldogs di Gonzaga, in una finale da non perdere.

Guida ragionata alla Final Four NCAA

Anche quest’anno, come sempre in questo periodo, gli appassionati di pallacanestro attendono le Final Four del torneo NCAA. Una competizione di breve durata ma che parte da lontano, che prende per la sua imprevedibilità e il suo sapore di futuro. March Madness, la chiamano, e a ragione.

Quello che stiamo per proporvi è la guida alla Final Four di un torneo che NBA Passion è riuscita, pur essendo una redazione di non professionisti, volontari, wanna-be ma soprattutto di gente innamorata della palla a spicchi, a coprire quasi per intero. Un coronamento, non solo per la futura regina.

SOMMARIO

pagina 2: North Carolina

pagina 3: Oregon

pagina 4: Gonzaga

pagina 5: South Carolina

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NBA Passion racconta la March Madness 2017: il recap

March madness bracket 2017

In attesa della Final Four, in programma dal 1 al 3 aprile a Glendale, Arizona, ripercorriamo le tappe della March Madness 2017 seguita dalla redazione di NBA Passion. Ecco qui tutti i link con gli articoli pubblicati fino ad ora: se volete dire la vostra su chi vincerà questa edizione della March Madness, andate sul nostro gruppo su facebook “Passion NBA“.

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In ottica volata finale, andiamo a rivedere gli articoli pubblicati fino ad ora relativi alla NCAA: ecco gli articoli sulla March Madness

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March madness bracket 2017
March madness bracket 2017

NCAA MARCH MADNESS: KENTUCKY-NORTH CAROLINA

L’NCAA si mette l’abito da sera in quel di Memphis. Kentucky e North Carolina sono pronte a darsi battaglia per garantirsi l’accesso alle Final Four. Quando due tra le franchigie più storiche della competizione si scontrano, lo spettacolo non può mancare. Mettetevi comodi e godetevi lo spettacolo del College Basket.

Kentucky (32-5) sta vivendo l’ennesima grande stagione della sua storia. Coach Calipari sembra aver trovato, ancora una volta, il giusto modo per far rendere al meglio i suoi atleti. Con l’eliminazione nel precedente turno di UCLA non sembrano esserci limiti per i Wildcats. North Carolina ( 30-7) si presenta a questo match con tanta voglia di stupire. La squadra di coach Roy Williams ha elementi che possono tentare quella che, a tutti gli effetti, appare un’impresa.

La gara sarà trasmessa in diretta su Sky Sport Plus HD, canale 205 a partire dalle ore 00:05

KENTUCKY, ORA BISOGNA CONFERMARSI

Partire con il favore dei pronostici può essere molto

Kentucky
Fox, talento di Kentucky

controproducente. Tuttavia dopo la brillante prestazione offerta contro UCLA non possono che essere loro i logici favoriti. I ragazzi di Calipari, dopo le prime partite sofferte, sembrano aver trovato la giusta alchimia. Protagonista assoluto di questa scalata è sicuramente De’Aaron Fox. E’ stato lui con i suoi 39 punti ad annichilire la difesa di UCLA e sembra proprio non volersi fermare. Insieme a Fox ci sono almeno altri due giocatori decisamente interessanti come Malik Monk(  20.2 ppg in stagione ) ed Eric Adebayo( autentico protagonista delle prime due uscite di questa March Madness). I tre ragazzini terribili di Kentucky sono una minaccia per qualsiasi difesa e stanotte vorranno confermarsi ad altissimi livelli. Contro una squadra organizzata come North Carolina ci sarà bisogno dell’apporto di tutti per poter ambire alle Final Four.

NORTH CAROLINA, VINCERE PER SOGNARE

Louisville v North Carolina
Jackson, giocatore di North Carolina

Arrivati qui, perché fermarsi? Devono esser state queste le parole di Williams ai suoi ragazzi. UNK sta giocando bene e sta trovando risultati importanti. Infatti i Tar Heel per ora stanno viaggiando a mo di rullo compressore. Texas Souther, Arkansas e Butler sono state tutte facilmente superate dalla squadra di Jackson e soci. Già perché di Jackson non c’è solo quello di Kansas. Justin Jackson( 18.2 ppg 4,7 rpg) sta vivendo una stagione da vero protagonista. Una crescita lenta ma costante che lo sta portando, lontano dalla luce dei riflettori, ad essere un fattore in NCAA. Le speranze di superare Kentucky sono riposte in lui e in quelle di Joel Berry III( 14 ppg)e Isaiah Hicks( 12,1 ppg). Anche North Carolina ha i suoi “enfants terribles” e sono pronti a giocarsela con i Wildcats in un match in cui lo spettacolo davvero non dovrebbe mancare.

 

March Madness: Kansas v Oregon, road to the final4

IT’S MARCH MADNESS TIME

Sprint Center, Kansas City, Missouri. Questo è il luogo che stanotte all’1:50, in diretta su sky sport, vedrà i Jayhawks di Bill Self, vedersela con i Ducks di Dana Altman.

Kansas Jayhawks

I Jayhawks sono “nearly unstoppable”, come piace dire agli americani. Nelle sweet16 contro l’ostica Purdue (almeno sulla carta) i ragazzi di Bill Self avrebbero dovuto sì vincere, ma almeno sudare un pò, invece non è stato così. Allo Sprint  Center di Kansas City, è andato in onda un massacro, di cui Goya avrebbe potuto dipingere un capolavoro. E’ stato un 98-66 che era difficilmente pronosticabile alla vigilia. Mason III e Graham, hanno fatto i gemellini carini, piazzandone 26 a testa, Jackson si è limitato a 15, mentre Mykhailiuk e Vick hanno scritto 10 e 12. Una vittoria devastante figlia del 54% dal campo, con il 53% da 3.

dominatore assoluto

Oregon Ducks

I Ducks l’hanno scampata bella, come invece piace dire agli italiani. La partita contro i Wolverines è stata tesa fino all’ultimo secondo, ed è finita con un thrilling 69-68, per i ragazzi di coach Altman. Tyler Dorsey chiamato affettuosamente dai compagni, e meno affettuosamente dagli avversari “Mr. March“, ha detto ventello e ventello è stato, con un roboante 5/7 da 3. I 16 di Bell, i 12 di Brooks e i 10 di Ennis hanno contribuito alla vittoria super clutch dei Ducks, che è riassunta qua sotto.

Dorsey con il congelatore al posto del sangue, Bell con una fisicità devastante

The Game

Kansas avrà inizialmente due compiti fondamentali. Contestare i tiri di Dorsey e Brooks, e attivare i retro razzi e partire in contropiede, con il trio meraviglia: Mason III, Graham e Jackson, che contro Purdue hanno fatto 67 punti dei 98 totali. Allo stesso tempo, la transizione avrà diritto di cittadinanza solamente se ci sono tanti rimbalzi. Contro i Boilermakers ne sono arrivati 36. Sarà fondamentale ripeterli, per indirizzare bene il match. Come d’altronde rubate e stoppate, che danno grande spazio a correre i 28 metri. Per i Ducks la musica è più o meno la stessa. Evitare di farsi travolgere dalla marea bianca o blu (dipende dalla maglia che metteranno), cercare di controllare i rimbalzi e armare la mano del dynamic-duo Brooks & Dorsey. Attenzione alla sfida Bell vs Lucas sotto le plance. Voleranno schiaffi.

Must Watch

La March Madness sta entrando nella sua fase finale, e tutte la NBA osserva i futuri talenti da acquisire. Oregon ha Dorsey e forse dovrebbe bastarvi. Un second-year di assoluto livello offensivo collegiale. Kansas risponderà con Mason III, che essendo all’ultimo anno di college, sarà duro a morire e a lasciare il posto per le F4.

 

Josh Jackson is super good

Josh Jackson is super good

I Kansas Jayhawks con la vittoria su Purdue per 98 a 66 sono approdati all’elite 8 della March Madness. La squadra allenata da Bill Self ha impressionato finora, riuscendo a vincere partite non facilissime e la final 4 adesso è a una sola vittoria di distanza. I Jayhawks che stanno brillando sono più di uno, ma Josh Jackson piano piano si sta prendendo la scena. Secondo i recenti mock draft sarà la terza scelta, ma non è da escludere una possibilità che venga chiamato nelle prime due, specialmente se dovesse finire ancor più in crescendo il torneo NCAA. Vedendolo giocare la domanda che viene naturale da porsi è: “c’è qualcosa che non sa fare in un campo da basket?” La risposta è sì, ma sono davvero poche le cose che non è in grado di fare.

Josh Jackson: Punti di forza e punti deboli

Jackson è uno straordinario atleta di 203 cm per 94 kg, ha un’esplosività notevole, ma anche dei fondamentali invidiabili, infatti spesso con il primo palleggio riesce a disorientare il marcatore e andare a chiudere al ferro.

Abile lettore di pick and roll sia come bloccante sia come palleggiatore; non disdegna gli assist, 2.9 a partita di media (anche con gli effetti speciali), il suo coach in un’intervista in merito, ha detto: “a volte è anche troppo generoso”. Rimbalzista competivo in difesa e in attacco ben 7.1 di media nei 30.6 minuti di gioco. Grazie al suo atletismo spesso riesce a sovrastare il suo marcatore e sfrutta questa sua superiorità in fase di rimbalzo, ma in generale nel suo stile di gioco.

La caratteristica migliore di Josh è sicuramente la sua applicazione difensiva, aggressivo sul perimetro, piedi rapidi e mani veloci (1.1 stoppate e 1.6 palle rubate a partita) molto abile nella lettura dei passaggi. Talvolta esagera nel tentativo di rubare la palla e crea buchi in difesa, ma possiamo classificarli come “peccati di gioventù”. Quando si trova nella situazione di proteggere il ferro, non ha paura del contatto fisico e grazie al suo predetto atletismo riesce a bloccare direttamente o indirettamente le iniziative avversarie.

Pur avendo punti nelle mani non è un gran tiratore, ha una meccanica di tiro da rivedere. Il 38.6% da tre in stagione è però un buon punto di partenza per migliorarsi, mentre il 56.7% ai liberi è davvero un punto debole incredibile. C’è da dire che nella March Madness dalla lunetta se l’è cavata meglio del solito, quindi quando conta sa metterli, ma non può permettersi di avere medie del genere una volta approdato in NBA. L’anno prossimo troverà certamente persone in grado di migliorare la sua meccanica e farlo diventare un tiratore più affidabile.

Josh Jackson: Testa calda

Uno dei motivi principali per cui non è dato tra le prime due scelte è la sua “testa calda”. Il 20enne è spesso polemico con gli arbitri e con gli avversari, questo è un aspetto che deve limare perché poi è un attimo diventare vittima di se stessi. Quest’anno gli è stata commissionata una giornata di sospensione dal coach, per essere scappato dopo aver fatto un incidente in macchina in un parcheggio. Il fatto più grave però è un altro, il 9 Dicembre si è reso protagonista di atti vandalici per aver danneggiato l’auto di una donna e, secondo il rapporto della polizia, successivamente ha anche minacciato una giocatrice di pallacanestro. Il 12 Aprile è atteso in aula per il processo, stando a quanto riportato da ESPN. Le squadre che avranno le prime scelte al prossimo draft dovranno valutare quest’aspetto di Josh Jackson, perchè il talento è sotto agli occhi di tutti, ma per diventare campioni la testa è parimenti importante.

 

Dopo aver dominato a Consortium College Prep School e alla Prolific Prep High School, aver vinto i mondiali U17 e U19 da protagonista con gli USA, esser stato eletto MVP del McDonald’s All-American Game (19 punti con 9/11 dal campo), non ha fallito l’appuntamento con la NCAA e adesso è pronto per il grande salto. Contro Michigan ha demolito Miles Bridges nello scontro, anche lui dato molto alto al prossimo draft e giocatore di indubbie qualità. Insomma le carte in regola per essere un campione ce le ha tutte, adesso sta a lui finire al massimo la March Madness e convincere le franchigie NBA nei workout e nei colloqui privati.

March Madness: Bulldogs attaccati ai Tar Heels

Quelli che arrivano alle Sweet Sixteen sono Tar Heels sicuramente che da affamati vogliono diventare affermati. Comprensibile: l’anno scorso arrivarono a una tacca del titolo NCAA, strappato all’ultimo istante da una Villanova che quel titolo non lo demeritò affatto.

Per questo ogni volta che scende in campo, su UNC ci sono un carico di aspettative che forse nessuna squadra reggerebbe. Era data per favorita a inizio anno, ha la regular season della ACC ma si è fermata in semifinale al torneo.

Ha pregi e difetti evidenti, che si amalgamano in uno strano miscuglio: è una squadra che vive e prolifera con il tiro da fuori (Berry e Jackson), ha in Hicks una pericolosissima arma vicino a canestro, è in grado di creare e di subire parziali dimensioni esorbitanti, costruisce una muraglia invalicabile sotto canestro che può essere messa in apnea semplicemente centrifugando un po’ le cose nel pitturato.

Esercizio in cui Butler è maestra, attraverso la sua rete di posizionamenti e passaggi, di doppi blocchi, e il contributo di un lungo in grado di mettere palla per terra (Fowler) o un’ala piccola fisicamente tosta (Chrabascz), un play razzente (Baldwin) e una guardia poliedrica (Woodson).

I migliori Bulldogs degli ultimi anni, quelli che si sono arrampicati fino al terzo turno dopo che nelle ultime cinque edizioni in secondo gli aveva sempre detto cotica, sono pronti a mordere i garretti dei Tar Heels Aspettiamoci di tutto.

Zags, ci siamo quasi! Xavier ultimo ostacolo prima delle Final Four

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Le Sweet 16 di quest’anno ci stanno regalando emozioni a non finire. Florida ha vinto contro Wisconsin grazie a una preghiera di Chris Chiozza sulla sirena. South Carolina ha asfaltato Baylor, chiudendo la partita a +20. Il West Regional non è stato da meno. Gonzaga ha superato West Virginia grazie a una tripla di Jordan Mathews nel finale. Arizona soccombe dinanzi a una Xavier che sembra sempre più una predestinata. Zags e Musketeers si affronteranno stasera per guadagnarsi l’accesso alle Final Four.

Zags con carattere sui Mountaineers

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Jevon Carter ha giocato da vero leader, ma non è bastato ai Mountaineers

Gonzaga torna alle Elite 8 con una prova di forza (mentale soprattutto) contro West Virginia. I ragazzi di Bob Huggins ha dominato a tratti la partita, innalzando gradualmente l’intensità difensiva (16 palle perse alla fine per gli Zags) e guadagnandosi un’infinità di secondi possessi (41 rimbalzi catturati, ben 20 offensivi). Una gestione offensiva non all’altezza non ha permesso però ai Mountaineers prendere il largo nel punteggio. I Mountaineers hanno chiuso infatti a 16/60 dal campo, pari al 26.7%, tenuti a galla (offensivamente) solo da un Jevon Carter strepitoso. WVU può e deve recriminare sull’ultimo possesso offensivo, gestito in maniera… discutibile dallo stesso Carter e compagni.

Nonostante i rimbalzi concessi, i problemi ai liberi e una carestia offensiva nel secondo tempo durata circa 4 minuti, gli Zags l’hanno spuntata. Il loro più grande merito è essere rimasti lì con la testa, quando i fantasmi di un ennesimo fallimento iniziavano a farsi sempre più imponenti. A due minuti dalla fine WVU era in vantaggio dopo due triple di Miles jr. e Carter. La tripla di Mathews con meno un di un minuto sul cronometro ha risolto tutto. Ma la difesa degli Zags, in particolare sull’ultimo tentativo dei Mountaineers, è il vero manifesto della squadra di Mark Few, a un passo dalle prime Final Four nella storia del programma.

Altro che cenerentola, Xavier fa sul serio

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J.P Macura, Trevon Bluiett e Malcolm Bernard hanno trascinato Xavier alle Elite 8

Per la prima volta dal 2008 i Musketeers tornano a giocarsi una finale del Regional. Contro Arizona la squadra di Chris Mack ha dimostrato di avere la durezza necessaria per essere considerata più che una semplice sorpresa. La difesa a zona, già efficace contro FSU, è riuscita a limitare anche i lunghi di Arizona. Lauri Markkanen si è fermato a 9 punti con 3/9 dal campo.

Anche Xavier, come Gonzaga, è riuscita a superare un periodo di sterilità offensiva (anche per loro durato circa quattro minuti) per poi andare a vincere. In questo lasso di tempo Allonzo Trier, solo 4 punti nella prima frazione, ne ha segnati 15 di fila trascinando i Wildcats a un vantaggio di 8 punti a circa quattro minuti dalla fine. A quel punto Xavier si è risvegliata, Arizona ha praticamente smesso di attaccare, e il canestro di Sean O’Mara ha chiuso i giochi. L’ultimo tentativo di Trier si è spento sul ferro.

I protagonisti

Trevon Bluiett si è confermato attaccante di striscia, segnando nel solo primo tempo 18 dei suoi 25 punti finali. È stato lui a trascinare Xavier nel momento di maggiore difficoltà. Anche J.P. Macura e Malcolm Bernard hanno avuto un’ottima partita (14 e 15 punti rispettivamente). Bernard in particolare (3/3 da tre punti) ha segnato un paio di canestri nel finale che hanno riportato a contatto i suoi, prima del canestro decisivo di O’Mara.

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Nigel Williams-Goss deve tornare a essere decisivo in attacco per Gonzaga.

I Musketeers si sono resi protagonisti di una rimonta eccezionale nei minuti finali. Gonzaga è stata altrettanto brava a mantenere la concentrazione contro una rognosissima WVU. In casa Zags ci si aspetta di più in attacco da Nigel Williams-Goss, che ha chiuso con un misero 2/10 dal campo. Il numero 5 ha comunque l’esperienza necessaria per reagire nella finale di questa notte. Sarà interessante anche vedere Karnowski, big man per eccellenza, contro la difesa di Xavier.

La storia aspetta

Una tra queste due squadre è in procinto di andare alle Final Four per la prima volta nella storia dei rispettivi atenei. Un motivo in più per guardare la partita di questa sera. Entrambe le formazioni sono arrivate a questo risultato tramite progetti che partono da lontano, nessuno farà un passo indietro. Gonzaga-Xavier, a 40 minuti dalla storia.

Xavier ha ormai dimenticato Sumner, la squadra è pronta per Arizona

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Nella seconda partita del tabellone West si affrontano Arizona e Xavier. I Wildcats si sono affermate come una delle migliori squadre della nazione. Il loro record stagionale adesso recita 32 vittorie e 4 sconfitte. Possono contare su quello che è attualmente uno dei quintetti più forti del torneo. Lauri Markkanen ne è la punta di diamante. Xavier ha però dimostrato di poter fare fuori una buonissima squadra come Florida State. E il modo in cui l’hanno fatto… il punteggio finale di 91-66 la dice lunga. La striscia di sei sconfitte consecutive è un ricordo lontano, adesso i Musketeers sono di nuovo pronti a fare rumore.

Xavier alle Sweet 16 per la quarta volta dal 2010

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Il grave infortunio subito da Edmond Sumner poteva significare la fine anticipata della stagione per Xavier, ma i Musketeers hanno saputo reagire

Il grave infortunio di Edmond Sumner al ginocchio, occorso durante l’ultima partita di gennaio contro St. John’s, sembrava essere un ostacolo insuperabile per i Musketeers. Fino a quel punto il sophomore viaggiava a 15 punti e 5 assist di media. La squadra di coach Chris Mack ha infatti accusato il colpo nel difficile finale di stagione. Il sostituto di Sumner, Quentin Goodin – freshman, ha preso però sempre più confidenza col nuovo ruolo da titolare. Da backup di Sumner (in 21 partite) giocava 14.8 minuti a partita per 3.4 punti e 1.9 assist. Da quando ha un posto fisso in quintetto gioca in media 35.8 minuti, per 7.4 punti e 5.4 assist. A marzo ha anche sistemato le sue percentuali al tiro, che a febbraio erano disastrose. E Xavier ha ritrovato la quadratura.

I punti comunque non sono competenza di Goodin. Specialmente ora che Trevon Bluiett sta giocando il miglior basket della sua stagione. Nelle prime due partite del torneo ha segnato 29 e 21 punti, con 15/29 dal campo (51.7%) e 8/15 da tre (53.3%). On fire a dir poco. Se continua a giocare così Xavier ha una chance. Di più, se Xavier gioca come ha fatto contro FSU il risultato è già scritto. Contro i Seminoles Mack ha chiesto poche e semplici cose ai suoi ragazzi: difendere a zona per costringere gli avversari, molto più grossi, a tirare da fuori; non lasciare loro punti in transizione; non regalare seconde opportunità. I ragazzi hanno eseguito alla perfezione, così FSU è stata spazzata via.

Wildcats duri, talentuosi e solidi

Non molti possono contare su un quintetto come ce l’ha Arizona. Markkanen è un freshman di 7-piedi che sa mettere la palla per terra e anche tirare da fuori. Quasi un Porzingis in divenire. Allonzo Trier, sophomore, e Kadeem Allen, senior, formano un backcourt che sa difendere, che sa come togliere le guardie avversarie dalla partita. Goodin, da questo punto di vista, sarà messo alla prova data la sua mancanza di esperienza. A completare il quintetto dei Wildcats ci sono Rawle Alkins, freshman e secondo realizzatore della squadra, e Dusan Ristic, junior. Un lungo serbo che sa essere molto efficiente in area.

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Chris Mack (a sinistra) è stato assistente allenatore di Sean Miller (a destra) a Xavier prima di prenderne il posto nel 2010

Cinque talenti, cinque giocatori che possono segnare in doppia cifra. Coach Sean Miller, che ha allenato Xavier per cinque stagioni (Mack era suo assistente), ha guidato la propria squadra a due vittorie totalmente diverse finora, nel torneo. Nella prima partita i Wildcats hanno dimostrato tutto il potenziale del proprio attacco vincendo 100-82 contro North Dakota. Nel secondo turno, la partita contro Saint Mary è stata brutta, senza mezzi termini, ma Arizona l’ha spuntata ugualmente per 69-60. Dopo l’uscita di scena di alcune delle squadre più forti (Villanova, Duke, Louisville) più o meno tutti possono arrivare alla vittoria finale. Arizona è sicuramente tra quelle in cima alla lista.

Osservati speciali

Sumner sarebbe sicuramente tra i giocatori da tenere d’occhio per Xavier, ma come detto il suo infortunio purtroppo lo ha costretto a finire anzitempo la sua stagione. Tra i Musketeers attenzione quindi a Trevon Bluiett. Il giocatore nativo di Indianapolis non doveva nemmeno giocarla questa stagione. Si è ritirato dal Draft a fine maggio scorso, decidendo di continuare la sua carriera in quel di Cincinnati. Dovesse giocare altre partite sui livelli delle ultime due, potrebbe attirare le attenzioni di qualche club importante.

Nonostante il Draft di quest’anno sia anticipato come uno dei più profondi e talentuosi della storia, Lauri Markkanen sarà probabilmente tra i primi dieci nomi chiamati da Adam Silver la sera del 22 giugno prossimo. Non serve nemmeno parlare troppo di statistiche, basta vederlo in azione per capire quanto potenziale abbia questo ragazzo. Altri due nomi da annotare nel roster di Arizona sono quelli di Allonzo Trier e Kobi Simmons. Il primo dei due sarà sicuramente protagonista contro Xavier, il secondo invece è uscito quasi completamente dalla rotazione nell’ultimo periodo. Le cause? Il rientro dopo una lunga sospensione dello stesso Trier, in primis, e i troppi alti e bassi del giocatore secondo lo stesso Sean Miller.

March Madness: Florida v Wisconsin

La March Madness essendo un torneo pazzo, molte volte ti mette di fronte a sfide inattese. E’ il caso della sweet 16 che andrà in onda nella conference EAST. Perchè se i Gators, hanno rispettato tabellone e le attese, i Wisconsin Badgers (finalisti 2 anni fa) hanno firmato l’upset dell’anno, sconfiggendo i campioni uscenti e seed 1, Villanova Wildcats.

Florida

Sinceramente quasi tutti si aspettavano di vedere i Gators esattamente dove sono. Ovvero a giocarsi l’accesso tra le migliori 8 della nazione. Contro i Virginia Cavaliers, la difesa di Florida è stata semplicemente favolosa. L’attacco dei Cavaliers non è certo riconosciuto come quello degli Houston Rockets però concedere 39 punti in 40 minuti è una prestazione che varca i limiti della perfezione. Il 29% dal campo e il 6% da 3, sono la prova schiacciante. In più i 14 di Leon e Robinson, sono bastati per vincere di 26.

Wisconsin

Eccoli i Badgers. La formazione che, ora si può dire, aveva le maggiori chance di upset, avendo in dote un seed veramente basso, rispetto alle abilità. Contro ‘Nova, coach Greg Gard ha detto ai suoi di non curarsi del seed, ma di andare in campo e combattere su ogni singolo possesso e diciamo che lo hanno ascoltato. I 19 di Hayes e i 17 di Koenig hanno aiutato parecchio. In più il 53% dal campo ha sovrastato il 41% di Villanova tanto da far meritare il viaggio a NYCity (giocheranno al Garden) al college di Madison, Wisconsin.

Tutto il secondo tempo sotto. La rimonta. Poi il layup di Hayes + il libero di Brown ed è partita la festa.

The Game

Ora la pressione è tutta sui Gators, che però hanno validi argomenti per offrirsi come favoriti per la sfida. Oltre alla difesa devastante, per lunghezza e versatilità, che abbiamo già incensato in precedenza, c’è la presenza di Devin Robinson. Il big man, come vengono chiamati i lunghi otreoceano, gioverà dell’assenza di Egbunu, e proverà a ripetere le prestazioni  che ha messo in atto nelle ultime due uscite (24 & 14+11).

Wisconsin ora potrà avere due reazioni: o rimane appagata e viene spazzata via dalla difesa di Florida, oppure cavalca l’onda buona e trionfa anche contro i rivali del sud-est americano. Sicuramente l’attacco non è il punto forte dei Gators, perciò una buona difesa potrà essere più che sufficiente. La differenza va fatta in attacco con Koenig e Hayes,  e il 53% dal campo che i Badgers hanno saputo tenere.

Sarà una sfida punto e punto e trovare un vincitore è molto difficile.

Must Watch

Hayes e Robinson. Due lunghi completi, in orbita NBA, che però secondo gli esperti verranno selezionati intorno alla 40esima posizione.

March Madness: Kansas v Purdue

Finalmente ci siamo! Sweet 16 in arrivo, nelle giornate di giovedì e venerdì. Perciò  torneo NCAA che entra nel suo vivo.

Kansas Jayhawks v Purdue Boilermakers

C’è lo aspettavamo! Kansas contro Purdue era la sweet 16  che tutti gli analyst avevano previsto. Troppo forti le due squadre rispetto alle rivali della loro conference, e infatti tutti i potenziali upset sono morti immediatamente.

Kansas

Kansas arriva dall’ottima vittoria contro Michigan State, che poteva essere un’ avversaria scomoda per chiunque, ma i Jayhawks l’hanno fatta sembrare ordinaria amministrazione. Soprattutto quando ad inizio secondo tempo, gli Spartans sono tornati sotto, la gestione è stata fenomenale. Che è sorprendente per dei ragazzi così giovani. Josh Jackson ha guidato la truppa con 23 punti, seguito da Graham (18) e Mason III(20). Il supporting cast è stato come al solito di primissimo livello, e il punteggio finale è stato un rotondo 90-70.

Purdue

I Boilermakers avevano sulla carta un qualcosa di più ostico: gli Iowa State Cyclones. La partita sembrava andare sui binari preferiti da Purdue, con una leadership di 19 punti. Poi però Iowa, mettendo in pratica il proprio soprannome, ovvero Cyclones, è tornata sotto con una rimonta furiosa. Gli uomini di Matt Painter alla fine della fiera, sono riusciti a tornare davanti grazie al loro miglior uomo: Caleb Swanigan. Il giocatore dell’anno della BIG TEN, si è messo in testa a comandare e i suoi 20, con 12 rimbalzi, aiutati dai 21 con 10 rebs di Edwards e dai 14 del sesto uomo Isaac Haas, hanno contribuito a far raggiungere a coach Painter la prima SWEET16 in 7 anni.

Come potete vedere qua. L’attacco di Purdue, passa molto da Swanigan…

The Game

Kansas deve preoccuparsi di sè stessa. Le percentuali dovranno lievemente fermentare, soprattutto quelle da dietro l’arco. Contro Michigan c’è stato un deludente 8su20. Deludente perchè in regular season, i  Jayhawks ci avevano preparato a ben altra musica. Sintomatico di queste basse percentuali, è l’andamento di Frank Mason da dietro l’arco. 47% in stagione e non ancora una tripla in questa #Madness. La chiave però sarà Landen Lucas. Un giocatore praticamente identico a Tristan Thompson. Un lavoratore instancabile, che va fortissimo a rimbalzo e che dovrà fronteggiare Swanigan.

Swanigan: “ci penso io raga”

Come analizzato sopra, il duello Lucas-Swanigan sarà la chiave. L’attacco di Purdue passa praticamente nel 60% delle volte a lui, e nelle situazioni disperate, è quasi un 90%. Anestetizzarlo o non saperlo controllare, darà indicazioni molto nette alla partita. Vince Edwards gli darà una mano, soprattutto con la sua capacità di segnare anche da fuori. La panchina di Purdue dovrà essere all’altezza di quella dei Jayhawks, per aiutare il quintetto nelle segnature.

Ovvio però, che i se piccoletti di Kansas (Mason+Graham), tengono il ritmo di queste prime 2, per i Boilermakers sarà durissima provare a stargli dietro.

Bill Self: “voglio qualche tripla Frank” … MasonIII “ci sto lavorando coach”… “ok batti il pugno”

Must Watch

Fissatevi su Landen Lucas. Il giocatore che ogni allenatore vorrebbe. Difesa+rimbalzi, attacco con movimenti più che discreti, intensità pazzesca e non è un mangia palloni per i realizzatori, sapendo di non esserlo. E’ un Tristan Thompson a livello collegiale.