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Le cinque squadre sull’orlo del baratro

Cinque franchigie NBA che hanno bisogno di risollevare le proprie sorti

La National Basketball Association è nata nel 1949, dalla fusione tra BAA (Basketball Association of America) e NBL (National Basketball League). Da allora le squadre NBA sono nate, sparite, risorte, hanno cambiato città, hanno creato dinastie per poi sprofondare nelle zone più basse della classifica. Questo (se già non fosse evidente) ci insegna che tutto è ciclico o per dirla all’americana “what goes around comes around“, tradotto “la ruota gira“.

Nella storia recente abbiamo visto, ad esempio, i Lakers, con una squadra giovane e poco spigliata, in affanno in un campionato che ha dominato molteplici volte segnando la storia del basket. Vice versa, oggi, applaudiamo le prestazioni di Damian Lillard, C.J. McCollum, Jusuf Nurkic, ma non dimentichiamoci dei rovinosi eventi che hanno caratterizzato gli anni più bui di Portland: malagestione di scelte e trade, mista ai maledetti infortunii che hanno rallentato di molto il processo di creazione di una squadra realmente competitiva.

Scopriamo, allora, quali sono le cinque squadre che che hanno bisogno di un drastico cambio di rotta.

 

Los Angeles Clippers

I Clippers 2017/2018 ad inizio stagione

Non si può certo affermare che i Clippers avessero portato a termine una spregevole campagna acquisti (vedi Milos Teodosic, Patrick Beverley, Danilo Gallinari), difatti, il loro è stato un inizio di stagione più che positivo (5 vittorie su 7 partite), ma subito dopo il baratro, complice una delle stagioni più rovinose per le liste di indisponibili. Sono proprio i tre neo-losangelini a dare forfait, ed anche una delle bandiere dei Clippers: Patrick Beverley per un infortunio al menisco,Milos Teodosic per infortunio al piede sinistro, Danilo Gallinari, fermo per un problema muscolare, ma che potrebbe rientrare contro i Minnesota Timberwolves e Blake Griffin, ai box fino ad un massimo di 8 settimane per distorsione al collaterale mediale. La situazione è veramente disastrosa e se le voci riguardo una possibile partenza di DeAndre Jordan sono vere è facile pensare che, paradossalmente, ci potrebbe essere un anno 0 per i Clippers, per ricostruire un franchigia che, ad oggi, non ha né capo né coda.

 

 

Dallas Mavericks

Uno dei rookie più talentuosi di quest’anno

Sappiamo bene che Dallas non naviga in buone acque, eppure fino a qualche anno fa arrivava alle Finals NBA, uscendone anche vittoriosa (2010/2011). Ma, come abbiamo detto, la ruota gira e di quella squadra rimane solo Dirk “Wunder” Nowitzky il quale, purtroppo, non domina più il gioco come un tempo, ma del resto a 39 anni è ingiusto aspettarsi le prestazione di 7 anni fa. La situazione, però, è leggermente migliore se paragonata ai Clippers, perché, sebbene il fulcro della squadra è mediocre per gli standard NBA, uno spiraglio di luce attorno al quale ricostruire una squadra in futuro c’è: Dennis Smith Jr. Lui è il rookie scelto alla nona posizione nel’ultimo Draft NBA dei Mavs, ha 20 anni appena compiuti e sembra promettere davvero bene. Mark Cuban e il suo staff dovranno lavorare molto per cercare di rifondare la franchigia, ma la speranza c’è.

 

Orlando Magic

Segno di intesa per Evan Fournier ed Elfrid Payton

Orlando è, probabilmente, una delle squadre che soffre maggiormente fuori dal campo più che sul parquet. Per quanto sia vero che i giocatori hanno inanellato 9 sconfitte di fila, il problema non è di tipo fisico (per quanto esistono e vedono Terrence Ross fuori per una frattura della tibia) ma la qualità e l’amalgama dei giocatori stessi. È evidente che i dirigenti da anni ormai commettono troppi errori, non volendo rivangare gli 80 milioni di dollari versati a Rashard Lewis, potremmo parlare delle scelte ai Draft come l’acquisizione di Elfrid Payton ottenuto in cambio di Dario Saric, oppure una quinta scelta assoluta per Mario Hezonja, giocatore croato sì talentuoso, ma che ancora molto poco aveva dimostrato in Europa, e che, ad oggi, gioca meno di dieci minuti a partita. La situazione per la squadra della Florida è molto lontana dall’essere rosea. Poco ci si aspetta da questa franchigia nell’immediato futuro.

 

Sacramento Kings

Buddy Hield, Bojan Bogdanovic, De’Aaron Fox

Dalla stagione 2001/2002 in cui la squadra californiana ha perso la finale di Conference contro i Los Angeles Lakers, quelli del Three-peat, ne è passato di tempo. Allora la squadra era davvero talentuosa e soprattutto affiatata. In quella squadra giganteggiava Vlade Divac, mostro sacro del basket europeo e mondiale. Da qualche anno ha appeso le scarpette al chiodo, chiudendo una carriera ricca di riconoscimenti. Non così lusinghiera e ricca di riconoscimenti è allo stesso modo la carriera da general manager di Divac proprio ai Kings, il quale insieme allo staff manageriale ha portato avanti troppo spesso scelte quantomeno opinabili. Intendiamoci, buoni giocatori sono atterrati a Sacramento, ma per un motivo o per un altro non sono riusciti a concretizzare, a completare una squadra che sembra avere sempre una buona base ma più pezzi mancanti. Ricordiamo, ad esempio, Tyreke Evans, scelto del 2009, Rookie of the year della stagione 2009/2010, Isaiah Thomas, ad oggi la guardia più forte pound-for-pound, scelto nel 2011 come sessantesima scelta (incredibile constatare quanto poca considerzione avesse allora) e, ovviamente, Demarcus Cousins il quale ha interrotto bruscamente il rapporto con Sacramento trasfrendosi a New Orleans a “paramentro zero”. De’Aaron Fox e Bogdan Bogdanovic, sono i giocatori migliori della franchigia. Saranno abbastanza per portare a termine un buon campionato?

 

Toronto Raptors

L’eterna incompiuta. La squadra canadese non è tra le prime squadre della lega, ma ha una buona amalgana, buoni giocatori (DeMar Derozan, Kyle Lowry, Jonas Valančiūnas, Serge Ibaka), ma, nonostante in regular season proponga un gioco discreto, arrivata ai playoff perde quasi del tutto il suo appeal. In questa stagione è evidente che il loro rendimento è altalenante, questo è dato anche da un cambio nello stile di gioco voluto da Dwyane Casey. L’allentore di Toronto vuole un attacco più distribuito fra il quintetto in campo, non vuole che la palla sia troppo accentrata nelle mani di Derozan e Lowry, il quale sta avendo difficoltà ad ingranare nel ruolo di playmaker più che di guardia tiratrice. Nel reparto lunghi c’è da dire che la coesistenza tra Valanciunas e Ibaka non sembra delle più riuscite. A fine stagione la squadra canadese dovrà tirare le somme e capire che via perseguire.

Il trio dei Toronto Raptors

 

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