Warriors, abbiamo un problema?

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La stagione dei Golden State Warriors fino a questo momento è certamente da considerarsi più che positiva: il record e’ 32-6 , l’attacco gira a meraviglia e forse ha trovato i suoi ritmi ancor prima del previsto nonostante l’inserimento di una superstar del calibro di Kevin Durant; infatti i big four si cercano e si trovano con facilità e la squadra di coach Kerr e’ quella che smazza più assist in assoluto nella Lega. In difesa le cose sono iniziate non nella maniera più positiva ma ci sono stati netti miglioramenti con il passare delle partite:i nuovi si sono inseriti e coach Kerr ha stretto un paio di viti che evidentemente erano davvero allentate. Eppure c’ è un piccolo campanello d’allarme per la franchigia californiana. Quale? Vediamolo subito.

 

L’analisi delle sconfitte

 

Se prendiamo in esame le 6 partite perse dai Warriors in questa regular season emerge che in 3 di queste, ovvero la prima contro gli Spurs, quella contro i Lakers e quella contro Memphis al FedexForum, obiettivamente Curry e compagnia non sono proprio scesi in campo ed hanno subíto dall’inizio alla fine senza mai entrare in partita; questo, in una stagione da 82 partite, può anche essere annoverato tra i “cali fisiologici”, soprattutto dopo aver imparato la lezione dalla passata annata dove per rincorrere il record poi raggiunto di 73-9, gli stessi californiani hanno lasciato per strada energie preziose. Nelle altre partite invece sono emersi 2 fattori che possono dare un minimo di pensieri a coach Kerr ed al suo staff per il prosieguo della stagione: i Warriors sono stati in vantaggio, anche di parecchi punti, staccando poi di netto la spina, subíto la rimonta e poi gestito davvero male gli ultimi possessi offensivi che hanno poi determinato le L sul tabellone.

 

 

Brutta gestione del vantaggio

 

Già nella partita di Natale contro i Cavaliers, Golden State ha visto andare in fumo il suo vantaggio di oltre 10 punti, andando poi a perdere la partita con il famoso canestro di Irving. Ma nell’ultima sconfitta, quella contro i Memphis Grizzlies, la squadra della baia ha letteralmente dilapidato un vantaggio di oltre 20 punti, perdendo il quarto periodo 13-32 e permettendo ai sempre vivi e inossidabili Grizzlies di mandare la partita all’overtime e successivamente di vincerla. I Warriors sono una squadra che gioca una pallacanestro spettacolare, di altissimo profilo, ma che si basa molto sul movimento continuo, le spaziature e la transizione. Questo significa che per giocare come sanno, i californiani devono sempre tenere altissima la tensione, e non possono permettersi di gestire più passivamente, altrimenti diventano una squadra “normale” e tutto quello che li rende così unici gli si può rivoltare contro svanendo nel giro di pochi minuti.

 

Cattiva gestione dei possessi offensivi decisivi

 

Altro problema di notevole importanza venuto fuori nelle recenti sconfitte è la gestione dei possessi offensivi quando la partita è in bilico e non ha ancora un padrone. Tralasciando un momento la sconfitta contro i Rockets poiché è avvenuta più di un mese fa, sia contro i Cavaliers che contro i Grizzlies i Warriors hanno gestito malissimo i possessi che poi hanno deciso la partita.

 

In questo video relativo ai secondi finali del tempo regolamentare contro Memphis, vediamo chiaramente come avanti di 2 il possesso non venga praticamente giocato, iniziando con Curry che palleggia e terminando con lo stesso che prende un tiro forzato da 3 punti senza aver sviluppato alcunché. In qualche modo Klay Thompson però riesce a prendere il rimbalzo in attacco e dà una nuova opportunità ai suoi; stesso copione, attore diverso: questa volta è Durant a sparare un tiro da 3 punti senza aver creato nulla e senza il minimo giropalla. A quel punto Memphis recupera il possesso e chiama timeout, e si vede Draymond Green che va via scuotendo il capo, rimproverando poi KD per la scelta presa. I Grizzlies manderanno la partita all’overtime e la vinceranno.

 

In questi secondi ci sono tutti i possibili problemi dei vicecampioni NBA: una squadra che mette nello stesso quintetto Stephen Curry,Klay Thompson,Kevin Durant e Draymond Green da una parte ha un potenziale enorme spalmato su 48 minuti, poiché ha un’impressionante varietà e qualità d’attacco, dall’altra però, negli ultimi minuti di partite non decise come questa, può accadere che l’armonia e l’altruismo lascino spazio alle grandissime personalità in campo che vogliono a tutti i costi prendersi la scena. I Warriors non hanno un vero go to guy da cui andare nel momento del bisogno: ne hanno ben 4 potenziali, tutti in grado di risolvere la partita, ma nessuno dei quali disposto a stare a guardare. A dirla tutta, di partite così finora ne abbiamo viste poche, poiché Golden State è abituata a chiuderle molto prima, però nei playoff la musica potrebbe cambiare e quindi c’è la necessità di affrontare meglio queste situazioni in cui la tensione è tanta, ma la posta in palio può esserlo ancora di più.

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