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L’ evoluzione dei “Big Men”- Due figure di lunghi moderni

Il basket negli ultimi 5/10 anni è cambiato radicalmente. Un buon tiro da 3 punti ( buono come quantità di tiri presi e come percentuali ) sembra essere diventato “conditio sine qua non “ per un gioco offensivo fluido ed efficace. Una squadra in particolare, Golden State, ha dimostrato che in NBA si può vincere puntando forte sul tiro da 3, anche rinunciando ad avere “lunghi” di spessore (vedi i vari Bogut, Ezeli, Pachulia ). Le altre franchigie ( a parte qualche eccezione come New Orleans ) stanno seguendo le orme di GSW , riempendo i rispettivi roster di tanti tiratori affidabili dall’arco e “accontentandosi”, nel reparto lunghi, di rim protector atletici, fisici e molto poco dotati tecnicamente. Nelle ultime due stagione in particolare, però, soprattutto nelle squadre con poco tiro da fuori, sta venendo fuori un nuovo tipo di centro, che alla forza fisica e all’atletismo abbina anche un tiro da 3 e dalla media distanza affidabile, che magari porta anche la palla in transizione. Ai vari M.Gasol, Jokic, Cousins, Porzingis, quest’anno sembrano essersi aggiunti anche Griffin, Gordon, Turner ed Embiid, tutti giocatori estremamente versatili a livello offensivo. Se quindi il ruolo del lungo come maestro del post ( alla Abdul-Jabaar, Olajuwon etc. ) sembra essere scomparso, le franchigie puntano alternativamente su una delle due figure di lungo NBA :
1) Big Men atletico, fisico, con buone doti di rimbalzista, “rollatore” e stoppatore ma poco dotato tecnicamente ( Di solito ci puntano le squadre con un ottimo back-court ) Esempi : DeAndre Jordan, Rudy Gobert, Javale McGee
2) Big Men molto dotato tecnicamente, ottimo passatore, tiratore affidabili e con un più che discreto ball – handling date le dimensioni fisiche ( Di solito ci puntano le squadre con un modesto back-court ) Esempi: M. Gasol, Embiid, Porzingis

 

Ovviamente non esiste una scelta buona ed una scelta cattiva, esiste semplicemente una scelta funzionale alla propria squadra. Blake Griffin, ad esempio, in queste prime partite sembra aver ampliato il proprio gioco offensivo. Porta palla in transizione, smista assist dal post, tira da 3 dal palleggio e dagli scarichi e tutto ciò non può che esser collegato anche alla partenza di un play classico di primissimo livello come Chris Paul. Con un play “creatore di gioco “ come Paul, Griffin aveva un ruolo offensivo più limitato, dovendosi occupare per lo più di finalizzare i preziosi assist del #3. Con un play come Beverley ( invece ) o Rivers che ti danno tanto a livello difensivo ma che hanno pochissimo talento in fase di distribuzione e smistamento del gioco, Griffin è stato “ costretto “ in off-season a lavorare sul suo gioco offensivo. Stesso processo di evoluzione della stella dei Clippers sembra stia attuando il #00 degli Orlando Magic, Aaron Gordon. Anche qui dato il back court a dir poco scadente ( Payton, Ross, Fournier sono poca roba anche per l’attuale Eastern Conference ) Gordon ha giustamente lavoratore molto sul suo tiro in estate, nel tentativo di uscire dal ruolo di mero “Dunker “ e di dimostrare la sua versatilità offensiva. Seppur dopo poche partite i risultati si vedono ( 27.5 ppg col 46% da 2 ed il 30 % da 3 ) e chissà che i Magic non abbiano trovato il go to guy su cui fondare il futuro della franchigia. Squadre come i Warriors, Cavs, Thunder etc. hanno meno bisogno di lunghi del genere avendo back-court e organizzazioni offensive di altissimo spessore nel quale il Big Men fisico ed impotente esalta se stesso ed i compagni. Il basket, come è giusto che sia, continuerà a cambiare e ad evolversi, checchè ne dicano i nostalgici di Olajuwon e compagnia.

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