MJ’s redemption: il primo anello ha un sapore speciale

MJ e Magic. ESPN e Netflix produrranno un documentario su Jordan di 10 ore

MJ’s redemption: il primo anello ha un sapore speciale

Sono i Chicago Bulls targati 1990/1991. Allo United Center sfilano Michael Jordan, Scottie Pippen, Horace Grant & co. In panchina, per la seconda stagione consecutiva, siede Phil Jackson. La delusione dell’anno passato (sconfitta in finale di Eastern Conference per 4-3 inflitta dai Detroit Pistons) è pian piano diventata motivazione fondamentale per ottenere il miglior record nella regular season e affrontare i playoffs con 4 partite su 7 regolarmente in casa. Gli animi sono caldi e le telecamere puntate verso la capitale dell’Illinois. Quei playoffs rimangono tuttora nella mente di molti, e per l’interpretazione incantevole di MJ del gioco a triangolo e per la facilità con cui il team di Jackson ha messo al tappeto avversari di talento e fama mondiale.

Di chi stiamo parlando? Sono quattro franchigie che vantano hall of famer e giocatori inseriti nella lista degli NBA’s 50 Greatest Players of All Time. Ognuno di loro si è trovato di fronte un uragano che non è riuscito più a fermare. Da qui, infatti, parte la Bulls Dynasty. Da qui spicca il volo una leggenda che risponde al nome di Michael Jeffrey Jordan.

New York Knicks: Patrick Ewing sta capeggiando il suo team con quasi 27 punti e poco più di 11 rimbalzi. Quando il gigante di origine giamaicana è in serata diventa compito veramente arduo fermarlo. Tocca, così, al duo difensivo Pippen-Grant costringere il centro dei Knicks ad esecuzioni di tiro forzate. L’operazione riesce meravigliosamente: Pat chiude la serie con 18 su 45 dal campo. I Chicago Bulls passeggiano in gara 1 (+41) e vincono di forza gara 2 e 3 (+10 e +9). 29 punti, 6 assist e 3 recuperi di media per MJ. L’altruismo comincia a diventare centrale nel gioco di Jordan. Occorre, infatti, più coinvolgimento nell’azione offensiva da parte di tutti. Secondo coach Zen, in questa maniera vincere sarà più semplice. Michael intanto, disposto a seguire qualsiasi consiglio pur di alzare il Larry O’Brien Trophy, impara.

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MJ vs Pat Ewing

Philadelphia 76ers: Anche in questa serie un fattore fondamentale diviene quello fisico. Non può non esserlo contro Charles Barkley. L’ala  dell’Alabama ha le stesse medie stagionali di Ewing, ma una tipologia di gioco differente. Il punto di forza in più del team della Pennsylvania è nel contempo rappresentato dalla guardia nativa di Chicago, Hersey Hawkins. Il ritorno allo United Center non è dei migliori (2 su 9 dal campo con 10 punti in gara 1). Ne farà 30, però, in faccia al 23 dei Bulls la partita successiva. MJ dominerà la serie con medie da brividi (33 punti e 8 assist). Il risultato finale sarà 4-1 per i Bulls. Quando Michael coinvolge i suoi, Chicago stravince. Difatti, la squadra di Jackson perderà l’unico match nella città dell’amore fraterno nonostante i 46 di Jordan, prova ineccepibile dell’altruismo di cui si parlava dinanzi.

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Una sfida d’altri tempi: MJ vs Barkley.

Detroit Pistons: The revenge. La serie attesa da un anno. L’epilogo è diverso per i Bulls che non avranno pietà nemmeno in un match. Il fuoco dentro i ragazzi di Phil Jackson brucia la macchina simil-perfetta messa su da coach Chuck Daly. L’asse di guardie Dumars-Thomas non riesce a risultare decisiva come l’anno precedente e i Pistons vengono spazzati 4 a 0. I test di fisicità contro NY e Phila portano i loro eccellenti risultati in questi 4 match. Pippen e Grant lavorano egregiamente nel pitturato: catturano almeno 16 rimbalzi a partita contro un certo Dennis Rodman e ingabbiano Bill Laimbeer sotto canestro forzando ogni sua conclusione. Jordan assume le sembianze di divinità nei due scontri decisivi: 33-7-7 e 29-8-8 al Palace of Ausburn Hills in gara 3 e 4. Dimostrare una tale onnipotenza contro coloro che l’anno scorso ti hanno sbarrato la strada verso il titolo non è solo pura rivincita. Michael sta mandando un segnale al mondo della pallacanestro. Vuole raggiungere traguardi che nessuno ha mai pensato di poter sfiorare.

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Gara 2: MJ vs Dennis Rodman. MVP vs il miglior difensore dell’anno.

 

Los Angeles Lakers: Non possono che essere loro ad arrivare alle Finals dalla sponda occidentale. James Worthy è nel picco della sua carriera. Magic Johnson sta per giocare la sua stagione prima di un lungo stop di 4 anni dovuto all’HIV. 22-12-8 sono le sue spaventose medie di questi playoff in cui il team di coach Mike Dunleavy sta annientando squadre che vantano di egual potenza se paragonate a quelle fatte fuori dai Bulls. I LAL battono gli Houston Rockets di Olajuwon, i Golden State Warriors dei Run TMC (Tim Hardaway-Chris Mullin-Mitch Ritchmond) e i Portland Trail Blazers di Clyde Drexler e Terry Porter. Ma adesso sanno che vi è tutt’altra faccenda da sbrigare. Pronti e via: 19-11-10 per Magic allo United Center in gara 1. I Lakers vincono di 2 soli punti grazie soprattutto ai 14 rimbalzi di Vlade Divac che riesce a reprimere lo strapotere fisico fino a quel momento palesato dalla squadra dell’Illinois. Le altre 4 gare sono una passerella per il duo MJ-Pippen. Il 23 e il 33 giocano alla perfezione in ogni singolo match e dominano sia sul piano tecnico che su quello fisico. La serie si chiuderà 4-1 con un Jordan da 31.2 punti, 11.4 assist e 6.6 rimbalzi e un Pippen da 21 punti e quasi 10 rimbalzi di media. L’MVP non può che andare al primo, ma quegli 11.4 assist sono il dato più importante. La difesa era sì caratteristica fondamentale, ma il team di Phil Jackson era già conosciuto per questo aspetto del gioco. L’approccio altruista che ha avuto Michael in fase offensiva è la chiave dei playoff 1990/1991 ed è il motivo principale del trionfo Bulls. Il primo di una dinastia vincente della franchigia dei tori.

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Enrico Paterniti
enrico.paterniti@gmail.com

Nato a Trapani il 19/12/1996. Ottenuta una laurea triennale in economia a Bologna, sto frequentando un Master a Bayonne(Francia). Amo praticare, guardare e parlare di sport (pallacanestro in particolare), ma anche ascoltare della buona musica e trascorrere del tempo in compagnia di amici

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