San Antonio Spurs: un vintage fuori moda

San Antonio Spurs vintage

San Antonio Spurs: un vintage fuori moda

La partenza estiva di Tony Parker e il commovente ritiro di Manu Ginobili hanno segnato la fine di un’era in casa San Antonio Spurs. L’addio problematico di Kahwi Leonard ha rincarato la dose e costretto il front office texano ad intraprendere scelte azzardate. Con il tentativo di centrare per la diciasettesima volta consecutiva i playoffs, sono giunte nella città dell’Alamo pedine quali DeMar Derozan, Jacob Poeltl, Marco Belinelli, Dante Cunningham e QuincyPondexter. La stagione, tuttavia, non sembra essere iniziata nel migliore dei modi per la squadra capitanata da coach Gregg Popovich. L’attuale record negativo (11 vittorie e 14 sconfitte) colloca San Antonio al 14° posto in una Western Conference più agguerrita che mai. E’ dunque evidente che sussistano delle problematiche nell’attuale sistema Spurs.

San Antonio Spurs

Gregg Popovich

INFORTUNI

In molti speravano che a seguito dell’addio di Leonard potesse improvvisamente manifestarsi un promettente talento. Dejounte Murray, erculea point-guard nella metà campo difensiva, prospetticamente pronto ad esplodere in quella offensiva, stava alimentando le speranze di un futuro roseo per i San Antonio Spurs. L’infortunio nella pre-season ha però pregiudicato la sua intera stagione e la sfortuna in terra texana ha così avuto inizio. Un’altra assenza che pesa è quella di Pau Gasol, fuori a tempo indeterminato a causa di una frattura al piede sinistro. L’ala grande non è sicuramente una fresca alternativa per Pop, ma può certamente dare un contributo in ambo i lati del campo con la sua ottima esperienza.

Anche il rookie Lonnie Walker IV ha dovuto disertare quest’inizio di stagione. Le aspettative sono alte per la diciottesima scelta del Draft dello scorso giugno, soprattutto perché la squadra texana ha bisogno di colmare alcune lacune in entrambi i lati del campo. Difatti, le sfortune legate agli infortuni sono sì una ragione di questo altalenante inizio, ma non costituiscono certamente alcun alibi per il team di Gregg Popovich.

San Antonio Spurs

L’infortunio di Dejounte Murray

LA DIFESA DEI SAN ANTONIO SPURS

Le carenze difensive dei San Antonio Spurs sono perfettamente evidenti in queste prime 25 partite di regular season. Con 114.7 di defensive rating, gli speroni sono la seconda peggior difesa della lega, solamente gli sventurati Cleveland Cavaliers sono riusciti a far peggio. L’assenza di Leonard sta pesando indubitabilmente nella metà campo difensiva della squadra di Pop. L’ala attualmente in forza ai Raptors era in grado di difendere su point guard agili, ali tiratrici, ma anche su centri di stazza possente. La sua duttilità consentiva di recuperare molteplici palloni che si tramutavano in dinamici contropiedi e dunque punti veloci per gli Spurs. Senza di lui, non solo la difesa ha perso di versatilità, fattore di rilevante importanza nell’NBA di oggi, ma ha ridotto considerevolmente il numero dei contropiedi, limitando di conseguenza il numero di possessi offensivi (i SA hanno infatti il quartultimo pace della lega).

La trade estiva ha inoltre dislocato in Canada un 3&D per natura, la guardia Danny Green. Senza di lui e Dejounte Murray, il reparto guardie si trova con Patty Mills e Forbes a dar fiato a Derrick White. I primi due sono sì abili tiratori fuori dall’arco, ma al contempo non in grado di reggere fisicamente le penetrazioni e l’atletismo delle point-guards di oggigiorno. L’assenza di Murray in questo contesto è di notevole rilevanza. Con lui in campo i San Antonio Spurs potevano vantare un prezioso 98 di defensive rating. Adesso, gli unici due giocatori a roster in grado di poter cambiare su ogni blocco e ricoprire tutti i ruoli nella metà campo difensiva sono Dante Cunningham e Quincy Pondexter, non di certo le prime scelte di Pop (il primo 20 minuti di media a partita, il secondo 6.5), soprattutto per quanto poco riescano a produrre nella metà campo offensiva.

Cambio o non cambio? Forbes e Aldridge non si intendono e sono due punti facili per Lillard

THREE POINTS SHOTS

Le recenti parole di Gregg Popovich riguardo il tiro da tre punti e di come abbia danneggiato esteticamente il gioco della palla a spicchi non sono per niente immotivate. Due dati in particolare danno l’impressione di come la pallacanestro di Popovich voglia rimanere vintage in un basket evolutosi in controtendenza rispetto alla visione del pluripremiato coach. Gli Spurs tirano 25 triple a partita (29esimi nella lega per triple tentate), un numero quasi irrilevante se messo a confronto con quello dei Rockets o dei Bucks (42 e 40 tentativi rispettivamente). Al contempo, possono vantare la seconda miglior percentuale nei tiri fuori dall’arco dei 7.25 (38.6%). Un paradosso?

Scrutando le dichiarazioni di coach Pop sembra che egli voglia appositamente far giocare i suoi uomini con un certo tipo di pallacanestro che porti a preferibili conclusioni da due punti. Tuttavia, dando uno sguardo al roster di San Antonio, appare evidente che queste scelte siano inevitabili al fine di bilanciare il quintetto. DeRozan è il faro offensivo della squadra e sta vivendo una stagione da record per rimbalzi (5.6), assist (6.0) e percentuali dal campo (48.%), anche per punti (24.3) se non dovessimo considerare l’inarrivabile stagione 2016/2017 da 27.3 ppg. Tuttavia, la guardia ex Toronto non è mai stato un eccelso tiratore da tre punti e le percentuali di quest’anno (17.6%) sono francamente inspiegabili messe a confronto con la caratura del suo talento.

San Antonio Spurs

DeMar Derozan riesce quasi sempre al ferro

Assieme a lui, LaMarcus Aldridge è l’altra opzione offensiva degli speroni (18.6 ppg) . L’ala grande non ha mai provato ad affinare una potenziale arma quale il tiro da tre punti, limitandosi alle conclusioni dal midrange e all’interno del pitturato. Ciò implica che gli Spurs, per sfruttare maggiormente le conclusioni fuori dall’arco, debbano lasciare in panchina due giocatori vitali per i loro schemi offensivi. Per di più, se volessimo aggiungere come terza opzione offensiva Rudy Gay (2.5 triple tentate a partita), è facilmente intuibile che il tiro da tre punti non sia la scelta preferenziale in casa Spurs. Mills, Forbes e Belinelli sono sì ottimi tiratori, ma non gli si può garantire un ampio minutaggio per l’età che avanza (il primo) ed i motivi difensivi sopracitati. Anche lo stesso Davis Bertans , quando chiamato in causa, si dimostra abile cecchino. Non è tuttavia un giocatore a cui affidare il pallone nei momenti decisivi.

Ben due triple consecutive per Bertans nella partita contro il Los Angeles Lakers la scorsa notte.

Ecco perché questi San Antonio Spurs sono una squadra vintage in un contesto del tutto inopportuno. Playmaker agile, ma esile. Guardia esplosiva, ma non capace di tirare da tre punti. Un’ala possente e irrefrenabile dal midrange e sotto canestro, ma che limita il proprio gioco a questi due aspetti.

I problemi per i nerobianchi sono dunque molteplici. Dopo anni di scelte indovinate quali Parker (ventottesima pick), Ginobili (cinquantottesima), Hill (ventiseiesima) o Leonard (quindicesimaesima), il front office della città dell’Alamo è stato meno fortunato e non ha potuto fornire le pedine mancanti nello scacchiere di Gregg Popovich. Sperando che Lonnie Walker IV possa stupire tutti al suo rientro dall’infortunio, gli Spurs sembrano ormai destinati a speculare sul futuro. Con una difesa allo sbaraglio e un reparto di guardie di un livello decisamente inferiore rispetto a quello medio del resto della lega, i playoff sembrano ormai un miraggio per la corazzata texana.

Enrico Paterniti
enrico.paterniti@gmail.com

Nato a Trapani il 19/12/1996. Ottenuta una laurea triennale in economia a Bologna, sto frequentando un Master a Bayonne(Francia). Amo praticare, guardare e parlare di sport (pallacanestro in particolare), ma anche ascoltare della buona musica e trascorrere del tempo in compagnia di amici

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