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Steph Curry: Romanticismo e logica del numero 30

Il giocatore dei Warriors è la chiave di volta dell'attacco di Golden State

Steph Curry è il miglior tiratore da tre della storia della NBA? La risposta crediamo sia ovviamente sì, ma non siamo noi a dirlo, ma Ray Allen, qualche tempo fa in una intervista. Partiamo da qui per capire Stephen e come ha rivoluzionato il gioco del basket americano.

Crediamo che ogni appassionato di basket abbia avuto nella propria vita alcune situazioni, immagini, momenti particolari con cui si è legato in maniera viscerale ad un giocatore o ad una squadra, quell’istantanea che ti fa dire : ” è per questo che seguo il basket…” – oppure – ” da questa partita quel giocatore lì sarà il mio idolo”.  Casi particolari o date fondamentali da ricordare, come quella del 7 Maggio 2013: siamo alle semifinali della Western Conference ed è gara 1 tra gli attrezzatissimi San Antonio Spurs e i Golden State Warriors pieni di belle speranze. A parte la bellezza selvaggia ed agonica della partita, quello da segnalare fu la strepitosa prova di Steph Curry, che chiuse la partita con 44 punti e 11 assist con un irreale terzo quarto da 22 punti con il 75% al tiro. Per la prima volta vediamo chiaramente quello che sarebbe stato la carriera del numero 30, fatta di tiri che ti fanno mettere le mani ai capelli e scariche di adrenalina. Ma come si manifesta lo strapotere tecnico del figlio di Dell? Come si è evoluto nel corso del tempo? Come è funzionale al sistema Warriors?

STEPH CURRY: ARTE AL SERVIZIO DEL BASKET

Se oltre ad amare la palla a spicchi avete anche una passione per l’arte e per la letteratura, potrebbe intrigarvi questo piccolo esperimento: definire il gioco del numero 30 attraverso un movimento letterario-artistico. Si potrebbe mettere il modo di interpretare la pallacanestro di Steph Curry all’interno del Romanticismo: ogni volta che entra in campo sembra volersi allontanare dalla tradizionale logica cestistica, affidandosi all’incantevole imprevidibilità del suo inebriante ball handling o ai suoi celebri tiri da tre  che nulla hanno a che fare con il classico concetto di buon tiro. Questi sono le caratteristiche del leader dei Warriors che più ci rimbalzano negli occhi, ma c’è ovviamente molto di più.

La presenza di un grande attaccante o di un grande tiratore non è ovviamente una notizia in una lega come l’NBA. L’unicità di Curry sta in due fondamentali elementi del suo repertorio offensivo: la sua capacità di costruirsi il tiro e il suo range pressochè illimitato. Curry è certamente uno dei giocatori che più è capace di costruirsi il tiro dal palleggio anche nelle situazioni più imprevedibili. Pensiamo ai due tiri stampati in faccia al povero Dellavedova nelle finali del 2015: conclusioni nate dal nulla grazie al suo trattamento della palla. Autentico marchio di fabbrica del numero 30 ed una goduria per i nostri sensi. Ma ciò che più ha impressionato è che può praticamente tirare da ogni punto del parquet. Nel 2016, il suo anno statisticamente migliore, aveva una percentuale superiore al 30% sui tiri da oltre metà campo. A questo si aggiungano, nello stesso anno, una stagione complessivamente da 402 triple con più del 45% da tre: statistiche folli di un tiratore surreale!

 

Con il passare del tempo Steph Curry ha dimostrato anche grande maturità e una crescita costante nella comprensione del gioco. Il tiro da tre è la sua prima opzione offensiva che prontamente le difese tentano di levargli ( non sempre con molta fortuna) , ma lui riesce ad essere sempre più efficace anche nelle penetrazioni ed anche nelle azioni di taglio, diventando un rebus irrisolvibile nelle squadra avversarie. Inoltre la sua voglia di vincere fuori dal comune lo ha portato a tentare sempre di migliorarsi anche in difesa, per non risultare sempre l’anello debole della catena nei momenti salienti delle partite.

L’incontro che ha consentito a Steph di concretizzare il suo immenso potenziale è sicuramente quello con Steve Kerr. Figlio tecnico di Popovich e D’Antoni, Kerr ha posto come basi dei Warriors che hanno dominato nelle ultime 3 stagioni proprio le qualità del suo playmaker. Curry viene spesse volte raddoppiato a centrocampo per paura delle sue letali conclusioni: questo crea un enorme spazio per gli altri sfruttato al meglio dal gioco di Coach Kerr costituito da una fase offensiva vorticosa, fatta di movimento e letture.

L’IMPORTANZA ALL’INTERNO DEL GRUPPO

Non si vuole certamente dire che i successi dei Warriors siano frutto solamente del contributo di Steph Curry. Draymond Green, Klay Thompson, Andre Iguodala, e dallo scorso anno Durant certamente sono delle pedine fondamentale di una squadra che, forse più delle altre, ha vinto sempre di gruppo. Ma è innegabile che le attenzioni che le difese avversarie riservano a Curry ed al suo tiro da 3 punti siano funzionali alla creazioni di particolari spaziature e situazioni offensive favorevoli ai Warriors. Il tiro da tre diventa, dunque, non solo un’arma letale in senso assoluto, ma altre volte uno strumento per tenere occupate le difese avversarie e colpirle su altri lati ( ed in questo è fondamentale soprattutto il lavoro di Klay Thompson). L’importanza del figlio di Dell, dunque, va oltre le statistiche che mette a referto ogni sera.

L’enorme talento di Steph Curry, definito sopra Romantico, si è mostrato paradossalmente disponibile a piegarsi alla logica della vittoria, creando uno dei mix più vincenti della storia dell’NBA. L’adrenalina, la voglia di stupire, l’arroganza tecnica e la gioia che ha mentre gioca il numero 30, non distraggano la nostra attenzione dalla maniacale voglia di vincere, applicazione mentale e cattiveria agonistica che ha questo ragazzo.

 

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