Superstars NBA: quanti realmente degni di tale nominativo?

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Le Superstars NBA, chi sono? Oggi si parla troppo spesso di super star nell’ambito di tanti tantissimi giocatori. Nell’ NBA odierna non siamo in grado di avere molte certezze: continue trade, infortuni e fattori che dall’altra parte dell’oceano vengono definiti untangibles fanno­ si che le sorti di giocatori e franchigie cambino totalmente in un brevissimo lasso temporale.

 

Una delle poche certezze sopracitate è la seguente: !Per provare a vincere, servono almeno due superstar”, poichè difficilmente si ripeteranno episodi come quello che vide i Dallas Mavs di Dirk Nowitzki trionfare da underdog nelle NBA Finals contro i Miami Heat di LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh. Lo stesso LeBron, da molti considerato come G.O.A.T ( Greatest Of All Time), l’anno passato non è stato in grado di portare i Cleveland Cavaliers oltre una finale NBA, nella quale la squadra dell’Ohio è stata letteralmente annientata da dei Golden State Warriors che dal canto loro potevano vantare la presenza di 4 All Stars, dimostrando come neppure il migliore giocatore al mondo posso condurre da solo una squadra al Larry O’Brien Trophy ( titolo NBA ndr).

 

 

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Welcome back Big Dawg!!! @boogiecousins

Un post condiviso da Draymond Green (@money23green) in data: Gen 18, 2019 at 11:08 PST

Superstars NBA: chi sono? Indicazioni per l’uso

In questo articolo andremo ad analizzare quindi ciò che si intende per superstar e che cosa differenzia questi ultimi dagli ottimi giocatori che invece non possiedono questo status di Superstars NBA. Il concetto di superstar non è per tutti gli appassionati di NBA lo stesso, infatti alcuni ritengono tali gli All Stars, altri riconducono l’appellativo solamente ai giocatori in grado di vincere premi personali e qualcuno pensa che gli individui degni di questo nome si possano contare sulle dita di una mano. A mio parere una superstar è un giocatore che, innanzitutto è in grado di portare il suo contributo in qualsiasi contesto di gioco e che inoltre, riesca a prendere per mano la propria squadra nei possessi delicati, non necessariamente segnando, ma facendo la giocata giusta. Per fare degli esempi concreti, nelle prossime righe lancerò una provocazione che per molti risulterà come blasfemia cestistica.

 

Un giocatore alla Draymond Green che risulta essere uno dei più antipatici della lega, in una franchigia che ha l’obbiettivo di vincere adesso senza guardare al futuro potrebbe da molti insiders essere preferito rispetto ad un giocatore dallo sconfinato talento e potenziale come Karl Anthony Towns. Vi chiederete, perchè proprio questo confronto così particolare tra questi giocatori tanto differenti? Beh, ora argomenterò con i fatti questa suggestione. Partiamo dal prodotto di Kentucky, giocatore cardine dei Minnesota Timberwolves; KAT se si analizzano le statistiche personali fin dal suo ingresso nella lega potrebbe risultare uno dei giocatori d’elite della lega tanto che con la recente nomina , può vantare già due presenze all’All Star Game nelle sue prime 4 stagioni in NBA. Quello che si discute al giocatore originario della Repubblica Dominicana, è l’impegno nella metà campo difensiva e non solo, poichè l’anno scorso nella sua prima esperienza di playoffs non è stato in grado di dare un grande contributo neppure offensivamente, mettendo a referto cifre “normali” e venendo oscurato da un centro come Clint Capela a cui madre natura ha dato forse un decimo del talento cestistico di Towns. Come è possibile tutto ciò?Ovviamente è ingeneroso verso il numero 23 dei T-Wolves fare questo tipo di processo così spietato nei suoi confronti perchè come detto prima era il suo esordio nella post season, però in pochi avrebbero pronosticato questo scarso impatto del prodotto di Kentucky. Lo stesso tipo di ragionamento è stato evidentemente effettuato però anche da Jimmy Butler, il quale ha chiesto una trade ritenendo che Towns e Wiggins non avrebbero potuto aiutarlo a vincere in quelli che sono gli anni di picco fisico e mentale della sua carriera, essendo lui del 1989 ( a settembre compierà 30 anni ). Fatico chiaramente a credere che KAT nelle sue prossime apparizioni nel basket di aprile, maggio e chissà se giugno ( periodo di Finals) avrà le stesse difficoltà riscontrate nella passata stagione, però, rimanendo fedeli alla precedente premessa, ecco che iniziano ad insediarsi più dubbi su Towns.

 

Dall’altra parte, parlando di Draymond Green, bisogna specificare che non rientra nella tipologia di giocatori valutabili in base al loro apporto statistico, essendo lui un giocatore bravo a fare un po’ di tutto sul parquet che però è in grado di dare un impatto emotivo alla partita difficilmente replicabile.

Il prodotto dell’University of Michigan, ha vinto 3 titoli NBA con i suoi Golden State Warriors e in ognuno di essi ha portato alla causa un grosso contributo. Ci soffermeremo però sulle finali NBA del 2016 che, hanno visto i Cleveland Cavaliers vincere proprio contro i Warriors una serie dove si erano trovati sotto per 1-3, ribaltando questo tipo di risultato per la prima volta nella storia a livello di Finals. Tale serie è stata piena di capovolgimenti di fronte senza esclusione di momenti ad alta tensione. Green arrivò a questa finale con sul groppone un alto numero di falli tecnici e flagrant che, se avesse raggiunto un tale limite, avrebbe costretto Draymond a saltare una partita. In gara 4, i Warriors ottennero una fondamentale vittoria in quel di Cleveland che li proiettò appunto sul 3 a 1, però Green, si lasciò andare e reo di aver tirato un calcetto nelle parti intime di LeBron James, venne squalificato in gara 5 dal momento che la NBA rubricò tale fallo come flagrant, facendo si che si raggiungesse il numero limite prima citato.

 

Game 5, senza il prodotto di Michigan, diede inizio alla rimonta della franchigia al tempo guidata da LeBron, Irving e Love, con una vittoria di quest’ultimi che rimise tutto in discussione. La franchigia dell’Ohio, vinse in casa anche gara 6, assicurandosi il biglietto per la fatidica gara 7, scontro da dentro o fuori, che avrebbe assegnato il Larry O’Brien Trophy. E’ in questo caso che secondo me Green mostrò la sua grandezza, poichè nonostante la sconfitta lui mise a referto una prova da vero leader, diventando il migliore della sua squadra per punti, rimbalzi e assist compiendo una partita da 32, 15 e 9 che per un assist mancante non diventò una paurosa tripla doppia.

 

In questo modo Draymond dimostrò, non che ce ne fosse bisogno, che oltre al suo clamoroso impatto difensivo ( ha fatto parte del miglior quintetto difensivo nelle stagioni 2015, 2016, 2017) è in grado di fornire prove di spicco anche a livello statistico non in una partita qualsiasi.

Detto ciò ovviamente questo è un parere personale argomentato da una serie di provocazioni che sono mirate a far riflettere sul concetto di superstar.

E tu, cosa ne pensi? Cosa è per te una superstar?