NBA Draft 2018-Rebuild

Applicare un processo di “Rebuild” a una franchigia e tankare significa, letteralmente, mirare a ricostruirla dalle fondamenta attraverso strategie chiare di perdere oggi per vincere domani. O in casi più tragici, dalle macerie. Si addice a squadre i cui progetti tecnici sono falliti, che hanno perso giocatori chiave nel mercato free-agent o il cui ciclo vincente è semplicemente giunto al termine. Parliamo di un processo che involve quasi tutte le squadre, prima o poi.

Benchè non esista una scienza esatta di ricostruzione, ci sono alcune tecniche molto usate. La più comune nella moderna NBA è quella del “Tanking“. Questa coinvolge in particolare le franchigie che si ritrovano chiaramente senza speranze di contendere. Comincia con il rinunciare ai propri giocatori migliori, se ve ne sono di rimanenti, scambiandoli verso altri lidi, in cambio di giovani o scelte al Draft.

Sono infatti questi ultimi due valori citati i protagonisti del cosiddetto “Tanking”. La franchigia coinvolta manda in campo quanti più giovani prospetti possibili per farli crescere e ottenere quante più sconfitte, contro squadre aventi esperienza e fisicità nettamente superiori. Accumulando sconfitte allora, si assicurano scelte alte al Draft successivo, speranzosi di pescare altri giovani di belle speranze.

DeAndre Ayton-Devin Booker, supportato da Ayton e Jackson, ha una sola missione da ora: dominare

Tanking e Draft, scienze quantomeno poco esatte

Diverse squadre sono diventate famose per questo metodo, alcune con successo, altre meno. I Philadelphia 76ers ci hanno costruito le loro fortune non solo sportive. Il “The Process” è diventato un vero simbolo mediatico del brand in tutto il mondo.

Ma siamo così sicuri sia il metodo migliore per una franchigia?

Non c’è dubbio che questa strategia abbia portato i Sixers a tornare competitivi, dopo tanti anni di sofferenze. Ma tutto è andato per il verso giusto? “The Process” non è stato un percorso lineare, ha visto tanti cambi interni tra GMs e allenatori, e tanti fallimenti.

Philadelphia ha rinunciato ai Playoff dal 2013 al 2017, 5 anni di fila, con l’obbiettivo di pescare nuovi fenomeni al Draft. Oggi in campo hanno Ben Simmons e Joel Embiid, due scelte altissime ai rispettivi Draft, 2016 e 2014. Ma il recente fallimento della scelta numero 1 del 2017 Markelle Fultz è solo l’ultima dimostrazione del fatto che questa non sia una scienza esatta.

Spesso scelte alte al Draft possono deludere, e non poco. I Sixers lo sanno bene. Prima di Fultz hanno preso un abbaglio con Nerlens Noel (sesta scelta 2013) e Jahlil Okafor (terza scelta 2015). Tralasciamo le critiche alla scelta di 3 Big Men in altrettante lotterie di fila. A fare impressione è che Fultz, Noel e Okafor non abbiano ridato indietro alla franchigia pressochè nulla. Ma quanto è costato ottenerli? Tre stagioni di cocenti sconfitte e delusioni che ledono l’immagine di un brand, ottenute in modo volontario. Questo fa male.

I Sixers hanno avuto la faccia tosta di insistere, e, tra i tanti fallimenti, hanno pescato due stelle. Oggi affiancate da altre due, Jimmy Butler e Tobias Harris, ottenuti con scambi.

Tuttavia non sempre questo stile di ricostruzione porta a buoni risultati. In Florida, gli Orlando Magic stanno andando per tentativi di anno in anno nella lotteria. Faticano tuttavia a pescare un uomo che dia la svolta alla loro franchigia. Continuano a reclutare invece giovani fenomeni da college, che in NBA diventano oggetti misteriosi. Ne sono esempi Jonathan Isaac e il recentissimo Mo Bamba, tralasciando l’infortunio, qualcuno quest’anno ha sentito parlare di lui?

I Sacramento Kings invece, hanno provato per anni a ricostruire dal Draft intorno a una stella che avevano già in casa: DeMarcus Cousins. Risultato? 6 anni dopo hanno dovuto scambiare proprio il centro ai New Orleans Pelicans, per non perderlo come Free-agent. 

Un grandissimo problema delle squadre che decidono di passare per il Tanking infatti, è che perdono ogni fascino per giocatori free-agents o in scadenza di contratto ed eleggibili per rinnovo.

Altri metodi di ricostruzione: Boston e Toronto

Come anticipato, esistono altre vie di ricostruzione, più graduali del Tanking. Ne sono la prova squadre come i Boston Celtics o i Toronto Raptors.

Queste tre franchigie hanno dimostrato che si può ricostruire senza prendere decisioni drastiche volte al fallimento volontario.

Boston Celtics

Danny Ainge è in carica come Executive dei Celtics dal 2003. E in questi 16 anni ha sbagliato poche mosse. Ha portato, per esempio, Kevin Garnett e Ray Allen al TD Garden, formando, con Paul Pierce e Rajon Rondo, il Big 4 che vinse il titolo 2008 e perse le finals 2010.

Forse però, la miglior mossa di Ainge è stata di sciogliere questo Core di stelle. L’ha fatto prima che perdesse del tutto valore senza ridare nulla indietro, gettando la squadra nei meandri del Tanking. Ha cercato una franchigia abbastanza disperata per un po’ di successo da cedere tutto per delle star verso fine ciclo.

L’ha trovata nei Nets nell’estate 2013. Gli ha spedito Pierce, Garnett, Jason Terry e DJ White, ricevendo 5 giocatori, ma soprattutto QUATTRO prime scelte al Draft.

La genialità di questa mossa sta in quattro punti:

Ainge ha anticipato i tempi di declino previsto delle sue stelle, e se ne è liberato finchè valevano qualcosa per qualcun’altro. Per la sua valutazione non avevano molto altro da offrire ai Celtics.

La sua valutazione è stata corretta: i Nets hanno miseramente fallito nel competere e gli ex Celtics hanno abbandonato la nave che affondava. Risultato? Nets in fondo all’NBA, ma senza scelte al Draft, in mano ai Celtics. Boston si è ritrovata 4 scelte di una squadra distrutta e senza vie di miglioramento.

-Muovendosi in questo modo ha permesso che i suoi restassero in lotta per la post-season e che la sua franchigia non perdesse fascino per i Free-agents.

-Ha saputo valorizzare al massimo le scelte ottenute in questa operazione: nel 2016 ha draftato Jaylen Brown; nel 2017 ha completato il miracolo ottenendo un’ulteriore scelta dai Sixers per lasciargli la 1 dei Nets e accontentarsi della 3, e ha poi scambiato ai Cavs la scelta del 2018. Risultati? Scelta dei Sixers: Markelle Fultz, scelta dei Celtics: Jason Tatum. Ah, dai Cavs è arrivato Kyrie Irving.

Così una Rebuild lampo e geniale ha lasciato i Celtics in lotta per i primi posti a Est, mentre li migliorava continuamente. Oggi, solo 6 anni dopo, Boston è di nuovo ricca di stelle che aspettano solo la scintilla giusta per diventare supernove.

Toronto Raptors

La franchigia di Toronto ha una grande peculiarità ad oggi. E’ in lotta per il titolo ma non ha neanche un giocatore scelto alla lotteria del Draft. Come è possibile?

Il Canada non è mai stato, storicamente, punto di approdo di interesse per Free-agents, nè punto a favore dei Raptors per i rinnovi dei contratti. Serviva dunque un’altra strategia, più ponderata.

Da quando nel 2013 è in carica come GM, Masai Ujiri ha saputo fare le scelte giuste. Ha capito che il miglior modo per arrivare ad avere un rosa competitiva fosse attraverso gli scambi. Si è inoltre impegnato ad accrescere l’appeal della sua squadra mantenendola in zona Playoff, spingendosi così a dover pescare al Draft nelle scelte medio-basse del primo Round.

Ujiri ha basato le sue operazioni su un metodo simile a quello di Danny Ainge. Ha mandato i suoi giocatori con qualche valore di scambio, ma non per il progetto Raptors, verso franchigie disperate per giocatori di qualità.

Lo scambio di Andrea Bargnani è un esempio perfetto di questo progetto. Il nostro Andrea purtroppo ha deluso in terra canadese, così è stato spedito ai New York Knicks in cambio di vari giocatori e la prima scelta del 2016. Questa è stata la numero 9, con cui i Raptors hanno pescato Poetl, che nell’estate 2018 è finito a San Antonio nello scambio che ha portato Kawhi Leonard a Toronto. Curiosità? Nello stesso Draft, con la loro scelta numero 27, hanno preso Paskal Siakam, che oggi è in corsa per il premio di Most Improved Player ed è la seconda forza offensiva dei suoi.

Il processo si è concluso nell’ultima Trade Deadline, quando ha lasciato il Canada l’ultimo Lottery Pick rimasto in squadra. Valanciunas (quinta scelta 2011) è stato spedito a Memphis insieme ad altri giocatori in cambio di Marc Gasol.

La cosa interessante è che negli ultimi 3 anni sono arrivati sempre almeno in semifinale di Conference. Qualcuno si era accorto stessero ricostruendo?

Leonard-Toronto Raptors

 

 

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