Flavio Tranquillo
Flavio Tranquillo

Quella di mercoledì 20 settembre 2017 è stata una grande giornata per gli appassionati di basket. La mostra “NBA Overtime” (aperta fino al 1 ottobre al Samsung District di Via Mike Bongiorno 9, Milano) ha avuto infatti un ospite d’eccezione: il grande Gary Payton. La leggenda dei Seattle SuperSonics è stata intervistata da Flavio Tranquillo, storica voce di Sky Sport. Dopodichè ci ha concesso un’intervista in esclusiva, che pubblicheremo nei prossimi giorni. In attesa delle parole dell’intervistato, abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda all’intervistatore che, con la consueta gentilezza, ci ha parlato di passato (sia remoto che prossimo) e di futuro, con la nuova stagione NBA ormai alle porte.

Flavio, siamo reduci da un bellissimo incontro con Gary Payton. Puoi fare un ritratto di questo grande giocatore?
“Sicuramente è stato un innovatore. Ha dimostrato che si può essere dominanti anche in difesa, e che lo si può fare anche senza essere per forza alti due metri e venti, come si pensava ai suoi tempi. Non solo; è stato uno dei primi playmaker ad avvicinarsi a canestro, sviluppando una serie di movimenti in post basso tipici delle guardie moderne. Si può dire che sia stato un antesignano.”

Passiamo all’attualità, con la stagione NBA che sta per cominciare. Sembra che nella Western Conference si dovrà fare a gara per chi arriverà secondo. E’ davvero tutto così scontato, o credi che qualcosa possa non andare come dovrebbe?
“Certamente è impossibile fare della previsioni, da qui a giugno possono succedere molte cose. I Golden State Warriors del 2016 hanno vinto più partite di chiunque altro in regular season e, fino alla scivolata di Curry su quella pozza di sudore, stavano dominando. Poi hanno faticato, sono arrivati alle Finals quasi per miracolo, sono andati sopra 3-1 e si sono fatti rimontare. Quelli del 2017, invece, hanno vinto meno partite, ma hanno vinto nettamente la serie finale. Succedono troppe cose, dire che è scontato sarebbe non capire il gioco.

Gli Warriors, però, sono in una condizione per cui sembra più facile che possano perdere loro, piuttosto che qualcuno possa batterli. Pensi che ci siano squadre abbastanza attrezzate da poterli mettere in difficoltà?
“Non saprei se c’è qualcuno abbastanza attrezzato. So invece che gli Warriors ‘fanno tendenza’ ormai dal 2015, per cui gli avversari hanno avuto – e avranno, da qui al termine della stagione – modo per studiarli a fondo e cercare non dico un punto debole, ma quantomeno un punto attaccabile. Oppure potrebbe anche succedere che gli stessi Warriors  provino una sorta di appagamento. Non si può mai dire.”

Ultimamente sembra che molte squadre, soprattutto ad Est, si stiano preparando per il passo successivo, stiano programmando un futuro a medio / lungo termine. Hai anche tu la sensazione che stia per finire un’era, che stiano per arrivare nuovi protagonisti?
“Penso che tutte le squadre, non solo ad Est, si stiano preparando per una nuova era. L’anno prossimo scadrà il contratto di LeBron James, e la direzione che deciderà di prendere causerà un effetto domino che interesserà tutti gli altri 449 giocatori della lega. Gli equilibri stanno per cambiare, per cui le squadre stanno già programmando in vista dei prossimi 3-4 anni.”

Arriviamo alla nazionale, reduce dalla precoce eliminazione agli Europei. A che punto è il percorso di questa squadra? Siamo alla fine di un ciclo? Evidentemente qualcosa non ha funzionato…
“Non so se sia la fine di un ciclo. Di sicuro quello che era lecito immaginarsi nel 2007, quando si andava formando la nazionale di Bargnani, Belinelli, Gallinari, Datome, Aradori e compagnia non si è verificato. Ormai è inutile concentrarsi sul passato, perché quello che ci si aspettava non si verificherà più. I prossimi impegni sono i Mondiali del 2019 e le Olimpiadi del 2020, ma credo che siano ancora obiettivi fuori portata (sempre che riescano a qualificarsi, le Olimpiadi sarebbero già un mezzo miracolo). Il traguardo più verosimile sono gli Europei del 2021. Adesso è impossibile sapere chi ci sarà e chi non ci sarà. L’auspicio è che possa formarsi un gruppo dalla ‘aspettativa di vita’ più a lungo termine rispetto a questo.”

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