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NBA Awards: a chi dare i vari premi ad oggi?

Con un quarto di stagione trascorso a chi dare i premi individuali?

NBA Awards, è tempo di fare dei primi bilanci nella lega, tanti rookie si stanno mettendo in mostra per la prima volta sul palcoscenico della NBA, alcuni giocatori invece stanno dimostrando una crescita davvero incredibile rispetto alla passata stagione, altri dalla panchina stanno dando un contributo alla loro squadra di livello, chi invece blinda il pitturato ed il proprio canestro difensivamente senza però andare a trattare il tema dell’MVP che, data l’importanza del premio individuale andremo a trattare a parte. Andiamo a vedere a chi oggi potrebbero andare gli NBA Awards, cominciando dal rookie.

 

Rookie Of The Year – Ben Simmons

Ci scusino i vari Kuzma, Markannen, Mitchell, Tatum, ma il rookie dell’anno sarà sicuramente lui, Ben Simmons. Doti incredibili, le parole di LeBron James lo hanno elevato a giovane principe designato al trono del re della  lega. Cosa può fare? Assist, rimbalzi, difesa, attaccare il ferro. Deve migliorare nel tiro da tre punti ed a quel punto potrà diventare un giocatore incredibile. I suoi numeri?

  • 18 punti
  • 7.1 assist
  • 9.3 rimbalzi
  • 22 gare giocate in stagione

Outsider? Come detto Tatum, ma anche Kuzma in attesa che Lonzo sistemi le percentuali dal campo (il suo impatto sul gioco dei Lakers è fuori dubbio).

Six Man of the Year- Wade/Evans 

Tyreke Evans, un giocatore che ai Memphis Grizzlies meriterebbe più minutaggio.
Tyreke Evans.

Perché due nomi? Per via delle ultime gare giocate in quintetto per Evans, altrimenti su Tyreke ci sarebbero meno dubbi. Se nelle ultime 4 sfide ha giocato titolare, un altro giocatore è emerso a furor di popolo ma anche di prestazioni come sesto uomo dell’anno, con un percorso inverso. Da titolare a sesto uomo, D-Wade è voglioso di stupire tutti. Ma andiamo con ordine.

Evans: Che dire, il colpaccio da parte dei Memphis Grizzlies in estate, a 28 anni sta dimostrando una crescita che lo porta forse anche in lotta per il premio di Most Improved Player. 23 gare stagionali, 4 in quintetto, le ultime, cosa che potrebbe portarlo lontano dal premio di sesto uomo dell’anno però. Un giocatore ritrovato, era una garanzia dalla second unit di Fizdale, è diventato un uomo chiave per il nuovo coach ad interim al posto di Mike Conley infortunato. L’ex rookie of the year tira con un 60.6 true shooting percentage

Wade: irriconoscibile rispetto al giocatore che faceva fatica, come tutti i Cavs, ad inizio stagione. Ora nella striscia positiva della franchigia, calcolando le ultime 10 gare giocate ha tirato con il 51.3%, viaggiando a 15.7 punti di media, 1.3 palle rubate, 4 assist, 4.5 rimbalzi, quasi una stoppata. Insomma il suo ruolo è fondamentale e lo sta interpretando al meglio.

Defensive Player Of The Year – Paul George

Anche qui tanti nomi in ballo, ma difficile tener fuori giocatori di due team in particolare che stanno stupendo tutti per la loro tenuta difensiva. Boston ed Oklahoma City. I segreti? Per i Celtics la grandissima difesa di squadra, con tanti giocatori, come Marcus Smart in primis, che hanno un impatto unico. Dall’altro lato sicuramente l’aggiunta di Paul George ad un quintetto che può già contare su Roberson è un tassello fondamentale. Se andiamo a guardare la top 3 della lega notiamo che i Celtics hanno una Defensive Efficiency ovvero il numero di punti concessi per 100 possessi, di 99.1 mentre i Thunder, al terzo posto dietro gli inossidabili Spurs, di 100.3

Palle rubate? 10.5 di media, nessuno si avvicina a 10 neanche, con 4.9 stoppate e solo 39.8 punti concessi nel pitturato. Insomma una difesa super, guidata da Paul George. Migliore per palle rubate, 2.5, viaggia a 0.6 stoppate di media, e porta in dote anche oltre 20 punti. Insomma si è calato nella parte del secondo violino in maniera davvero eccellente ed  è sicuramente uno dei candidati per questo premio grazie anche ai 5.1 rimbalzi difensivi raccolti.

Most Improved Player – Victor Oladipo/Aaron Gordon/Jaylen Brown 

Jaylen Brown, Shawn Long
Boston Celtics’ Jaylen Brown dunks the ball past Philadelphia 76ers’ Shawn Long, right, during the second half of an NBA preseason basketball game, Tuesday, Oct. 4, 2016, in Amherst, Mass. (AP Photo/Jessica Hill)

Anche qui sfida a tre probabilmente tra un ex Orlando Magic ed un giocatore attualmente in Florida (mancanza di lungimiranza per la franchigia dei Magic?) ed uno che veste la maglia dei Celtics invece.

Victor Oladipo: Con Paul George finito come detto ad Oklahoma City sono arrivati ad Indianapolis Victor Oladipo, prigioniero, sembrava, del suo contratto e non in grado di assumere una fisionomia precisa di giocatore, e Sabonis. Il primo sta facendo cose eccezionali.

Dipo viaggia a quota 23.4 punti per gara, di 7.5 punti superiore alla sua media dello scorso anno. E’ migliorato anche sotto il punto di vista dei rimbalzi ed il tutto nello stesso arco di tempo in campo rispetto alla scorsa regular season. Che dire? L’uomo giusto nel contesto giusto.

Jaylen Brown: via Bradley, via Thomas, infortunio per Gordon Hayward. E’ vero a Boston è arrivato un fenomeno dal nome di Kyrie Irving, ma se la franchigia celtica viaggia a quel ritmo è anche merito della crescita del ragazzo. Danny Ainge ci ha visto lungo, sia con Jaylen prima che con Tatum poi (nell’ultimo draft). Giocatore totale, migliorato in maniera incredibile. Difesa, attacco, scelte giuste al momento giusto. Stevens lo sta plasmando in un giocatore totale.

Aaron Gordon: Il lungo degli Orlando Magic è finalmente esploso quando nessuno si aspettava più che ripagasse le attese con le quali era arrivato nella lega. Dicevano solo uno schiacciatore. Ma niente affatto, non è così. Tira, raccogliere rimbalzi, schiaccia ovviamente, difende con grandissime stoppate all’attivo anche se i suoi Magic dopo un ottimo inizio di stagione sono drammaticamente tornati nella loro normalità.

Menzione d’onore anche qui per Evans.

Coach Of The Year – Brad Stevens 

Non ce ne voglia D’Antoni, ma per il premio di coach dell’anno restiamo a Boston come per quello di MIP. Brad Stevens è a furor di popolo un allenatore giovane e promettente, con idee chiare, uno stile di gioco che si adatta a perfezione alla maglia storica dei Boston Celtics. Che dire? Perdere Gordon Hayward ma far rendere i suoi Celtics in questa maniera è commovente. Tanto sacrificio difensivo, grande intensità su entrambi i lati del campo. Gioco corale, con le individualità esaltate proprio dal collettivo. Kyrie Irving è una grande aggiunta, Tatum idem, ma guardando il rendimento di Crowder a Cleveland al momento vengono i dubbi che sia proprio l’head coach dei Celtics a far rendere più di quanto valgano realmente i giocatori nel suo contesto di squadra. In ogni modo il record del team parla per se, la migliore difesa della lega anche.

MVP?

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