Three (x 2) Points – Top e flop pre-natalizi 2018/19 | Nba Passion

Three (x 2) Points – Top e flop pre-natalizi 2018/19

Three (x 2) Points – Top e flop pre-natalizi 2018/19

L’arrivo delle feste, per gli appassionati NBA, coincide con un’abbuffata di grandi partite, che culminerà la notte del 25 dicembre con l’ennesima sfida tra LeBron James (stavolta in maglia Lakers) e i Golden State Warriors. I bi-campioni in carica si presenteranno al cospetto del Re con una ritrovata sicurezza (dopo le difficoltà di novembre) e con l’entusiasmo alle stelle per il doppio milestone raggiunto da Stephen Curry e Kevin Durant nella vittoria casalinga sui Memphis Grizzlies; il primo ha varcato la soglia dei 15.000 punti in carriera, il secondo ha superato Larry Bird come trentatreesimo marcatore di sempre nella lega. Nell’incontro successivo, KD si è lasciato alle spalle anche Gary Payton; con un tassametro che non smette di correre, le prossime due vittime (Clyde Drexler e Dwyane Wade) saranno quasi certamente mietute già in questo 2018/19.
L’ultima settimana ha visto lo scambio che ha spedito Kelly Oubre (e Austin Rivers, poi svincolato) a Phoenix e Trevor Ariza a Washington. In attesa di capire cosa se ne faranno le due squadre di questi due giocatori, entrambi in scadenza di contratto, arriviamo al punto focale di questa doppia edizione di ‘Three Points’. Il periodo natalizio è infatti una buona occasione per fare i primi bilanci, per valutare cosa ha funzionato e cosa è andato storto. E’ dunque il momento dei top e flop pre-natalizi!
Piccolo disclaimer: le valutazioni sono state fatte soprattutto in base alle aspettative della vigilia, non solamente in virtù della classifica attuale. Ecco perché non troverete Golden State fra i top e Atlanta nei flop, ad esempio.

 

Flop 3 – Phoenix Suns

"Quindi noi dovremmo giocare con quei tizi in maglia bianca?"

“Quindi noi dovremmo giocare con quei tizi in maglia bianca?”

Nella trade con protagonisti Ariza e Oubre avrebbero dovuto essere coinvolti anche i Memphis Grizzlies, che avrebbero dovuto mandare a Phoenix Dillon Brooks, promettente esterno al secondo anno. Peccato che i Suns abbiano capito male: il Brooks che intendevano i Grizzlies era MarShon (ventinovenne passato anche dall’Olimpia Milano), non Dillon! Questo bizzarro malinteso, che ha portato all’inevitabile annullamento dell’affare, è stato senza dubbio la cosa più divertente della stagione dei Phoenix Suns.
E’ vero, i pronostici della vigilia non erano certo dalla parte degli uomini di Igor Kokoskov. Però, dopo anni passati nei bassifondi, si sperava in qualche piccolo segnale di miglioramento. E poi, anche a fare schifo bisogna essere bravi. Fin qui, il 2018/19 dei Suns è stato orribile sotto tutti i punti di vista. In campo sono arrivate solo 8 vittorie (metà delle quali nelle ultime 4 uscite!) su 32 partite. In due occasioni, Phoenix ha chiuso il primo quarto con soli 9 punti realizzati. Devin Booker, la grande speranza per il futuro, si è ripetutamente fermato per infortunio e DeAndre Ayton, prima scelta assoluta allo scorso draft, è entrato in conflitto con lo staff tecnico per aver espresso la sua frustrazione più con i media, che sul terreno di gioco. Fuori dal parquet, il sole è ancora più nascosto; prima il terremoto societario, costato il posto al general manager Ryan McDonough a pochi giorni dal via, poi le recenti minacce del proprietario Robert Sarver di trasferire la franchigia, qualora la città non finanzi il rinnovamento della Talking Stick Resort Arena. Insomma, ci sono modi migliori per iniziare una nuova era…

 

Flop 2 – Chicago Bulls

Da sinistra, Zach LaVine, Fred Hoiberg e Jabari Parker. Dopo due mesi, solo uno di loro fa ancora parte dei Chicago Bulls 2018/19

Da sinistra, Zach LaVine, Fred Hoiberg e Jabari Parker. Dopo due mesi, solo uno di loro fa ancora parte dei Chicago Bulls 2018/19

Dopo Phoenix, un altro caso di ricostruzione che procede davvero male. Dopo il reset dell’estate 2017 (con gli addii di Jimmy Butler, Rajon Rondo e Dwyane Wade) e l’incoraggiante stagione passata, questo 2018/19 doveva essere l’anno del definitivo rilancio. Gli innesti di Wendell Carter Jr. (via draft) e Jabari Parker sembravano le ciliegine sulla torta per completare un roster potenzialmente in grado di avvicinarsi alla zona playoff. Invece, la nuova stagione si sta rivelando un disastro: 7 vittorie e 25 sconfitte, ultimi a Est e peggior attacco della lega. Il pessimo avvio ha portato al licenziamento (forse prematuro, forse tardivo) di coach Fred Hoiberg. Il suo sostituto, Jim Boylen, è finito subito al centro di un incredibile ‘ammutinamento’, con i giocatori che hanno minacciato di rivolgersi alla Players Association per protestare contro i suoi metodi di allenamento, a loro avviso troppo intensi. Tra questi, a pagare le maggiori conseguenze è sembrato proprio Parker, messo fuori squadra (e di conseguenza sul mercato) dopo 29 apparizioni non esaltanti, ma neppure tragiche (15.2 punti e 6.9 rimbalzi di media in 30.1 minuti).
La principale buona notizia, finora, è Zach LaVine, che sta disputando la miglior stagione in carriera (23.8 punti a partita) ed è tra i candidati al premio di Most Improved Player Of The Year. Anche l’ex re delle schiacciate, però, sta vivendo un periodo di leggero calo, e oltretutto si è fermato per via dell’ennesimo infortunio (anche se non grave), stavolta alla caviglia. Ecco, gli infortuni sono la principale attenuante per questa pessima partenza; Denzel Valentine, costretto a un’operazione alla caviglia, è già out for the season, mentre Lauri Markkanen, Bobby Portis e Kris Dunn sono appena rientrati. Con il roster quasi al completo, per Chicago inizia il vero esame.

 

Flop 1 – Cleveland Cavaliers

"Allora, J.R., per capodanno siamo d'accordo. Io porto il pandoro, tu tutto il resto"

“Allora, J.R., per capodanno siamo d’accordo. Io porto il pandoro, tu tutto il resto”

I Cavs sono indubbiamente la peggiore delusione di questa prima parte di 2018/19. Certo, perdere LeBron James è sempre una condanna, ma il resto del gruppo era pressoché identico a quello che, appena sei mesi fa, contendeva il titolo NBA ai Golden State Warriors. Se a roster hai una stella come Kevin Love, più che validi elementi da rotazione come George Hill, Rodney Hood, Jordan Clarkson, Larry Nance Jr. e Cedi Osman e i veterani Tristan Thompson e J.R. Smith, puoi legittimamente ambire a un piazzamento ai playoff, soprattutto nella Eastern Conference attuale. I fatti hanno invece dimostrato che la presenza di King James era l’unico collante in grado di tenere in piedi una baracca costruita malissimo. Senza il suo storico leader, la franchigia è andata in pezzi. Prima le continue sconfitte (su cui ha pesato anche l’infortunio di Love), quindi la spaccatura tra veterani e giovani sul minutaggio, poi il licenziamento di Tyronn Lue (vedi Hoiberg, per il tempismo) e l’epurazione dei veterani (Hill spedito a Milwaukee, Kyle Korver a Utah e J.R. messo fuori rosa). Insomma, la squadra che doveva restare competitiva anche senza il numero 23 si è trasformata nel miglior esempio possibile del concetto di ‘tanking mode’. L’importante è che l’approdo dello Zion Williamson di turno non porti a ricominciare con i soliti, vecchi errori.

 

Questo era il peggio della prima parte di regular season 2018/19. Ora passiamo al meglio, con la top 3!

 

Top 3 – Sacramento Kings

Da sinistra, Buddy Hield, Bogdan Bogdanovic e De'Aaron Fox, colonne portanti dei giovani Kings 2018/19

Da sinistra, Buddy Hield, Bogdan Bogdanovic e De’Aaron Fox, colonne portanti dei giovani Kings 2018/19

Archiviata la stagione ‘di assestamento’ seguita all’addio di DeMarcus Cousins, i Kings sono entrati ufficialmente in una nuova era. Nell’inedita bagarre di questa Western Conference, con 14 squadre dalle legittime ambizioni playoff, troviamo anche Sacramento. Probabilmente, con il passare dei mesi la situazione si ‘normalizzerà’ e la maggiore esperienza delle concorrenti avrà la meglio, però la franchigia sembra finalmente sulla strada giusta.
Liberi una volta per tutte dall’ingombrante presenza di veterani come Zach Randolph (che in teoria c’è ancora, ma in pratica è fuori squadra), George Hill e Vince Carter, i giovani sono finalmente al centro del progetto. A trarne maggiori benefici è De’Aaron Fox, vero motore di una fuoriserie lanciata a tutta velocità. Con la point guard da Kentucky a dirigere le operazioni, i Kings hanno il secondo maggior numero di possessi di media in tutta la NBA. Il che non è per forza sinonimo di vittorie, visto che il primato appartiene agli Atlanta Hawks, ma è sicuramente un vantaggio se in squadra hai tiratori come Buddy Hield, Justin Jackson e Nemanja Bjelica o giocatori come Willie Cauley-Stein e Bogdan Bogdanovic, abili ad approfittare del ‘campo allargato’ per punire le difese. Gli ultimi arrivati, Harry Giles (di fatto un rookie, avendo saltato interamente la scorsa stagione per infortunio) e Marvin Bagley (attualmente ai box per un problema al ginocchio), hanno certamente bisogno di ulteriore ‘rodaggio’, ma il talento è fuori discussione.
Con un’età media così bassa, le prospettive per il futuro non mancano. Gli ottimi segnali di questi primi mesi, però, stanno facendo venire un certo appetito a tifosi e dirigenza: e se i Kings tentassero il colpo playoff già quest’anno? D’altronde, al prossimo draft non avranno scelte al primo giro (cedute tramite scambi passati), e da qui alla trade deadline c’è ancora tempo per studiare qualche buona manovra.

 

Top 2 – Denver Nuggets & Los Angeles Clippers

Nikola Jokic marcato da Montrezl Harrell e Tobias Harris. Nuggets e Clippers hanno iniziato alla grande questo 2018/19

Nikola Jokic marcato da Montrezl Harrell e Tobias Harris. Nuggets e Clippers hanno iniziato alla grande questo 2018/19

In una Western Conference così incerta, a distinguersi dalla massa sono state due squadre profonde e organizzate come Nuggets e Clippers. Denver al momento guida la classifica a Ovest, mentre gli uomini di Doc Rivers, dopo uno splendido inizio, stanno affrontando un periodo di calo. Le due franchigie sono accomunate dall’assenza di una star di primissimo livello. Sì, Nikola Jokic sta mostrando doti tecniche ben sopra la media dei centri NBA, e Tobias Harris potrebbe anche ambire all’All-Star Game, ma di sicuro non parliamo di fenomeni generazionali, tipo Anthony Davis o Giannis Antetokounmpo. Per avere un’idea, Harris è l’unico giocatore, considerando entrambe le squadre, a superare i 20 punti di media. Clippers e Nuggets stanno giocando da top team perché Rivers e Mike Malone hanno incastrato alla perfezione i pezzi del puzzle, tirando fuori il massimo dai buoni elementi a loro disposizione.
Denver è in quella posizione malgrado le assenze di Gary Harris, Paul Millsap e Will Barton, con Isaiah Thomas e Michael Porter Jr. che non hanno ancora debuttato (al momento non si sa nemmeno se debutteranno). Oltre a Jokic, a guidare la squadra c’è un Jamal Murray in rampa di lancio, sempre più efficace e continuo. Gli altri protagonisti sono quantomeno inattesi: Juancho Hernangomez, Trey Lyles, Malik Beasley, Torrey Craig, Monte Morris… Chi ci avrebbe scommesso, alla vigilia?
Che i Clippers avessero un roster versatile e profondo, invece, lo si capiva dall’inizio. Però in pochi pronosticavano che un gruppo in buona parte rinnovato potesse rendere così tanto fin dalla prime partite. Invece, eccolo gravitare stabilmente in orbita playoff, passando anche dalla prima posizione a Ovest qualche settimana fa. Merito dell’exploit di Harris e di quello di Montrezl Harrell, ma anche della grande produzione di Danilo Gallinari, della difesa di Avery Bradley, Luc Mbah a Moute e Patrick Beverley, dei canestri pesanti di Lou Williams e dell’eccellente impatto, ai due lati del campo, del rookie Shai Gilgeous-Alexander. Se tornare ai playoff sarebbe un grandissimo risultato, il beneficio maggiore per questo ottimo 2018/19 potrebbe essere in termini di appeal nei confronti dei grossi free-agent. Nel 2019, giocatori come Kevin Durant e Kawhi Leonard saranno senza contratto. E se non fossero i Lakers la squadra più appetibile di Los Angeles?

 

Top 1 – Toronto Raptors

"Guardali, Kawhi... Dicevano che quest'anno avresti pensato solo ai Lakers!"

“Guardali, Kawhi… Dicevano che quest’anno avresti pensato solo ai Lakers!”

A proposito di Kawhi Leonard, tra i pronostici più curiosi dell’ultima off-season c’era quello secondo il quale l’ex stella dei San Antonio Spurs avrebbe affrontato questo 2018/19 come una stagione di attesa, con la testa già rivolta al sicuro approdo ai Lakers. Non che ci fosse proprio bisogno di smentire tali assurdità, però oggi troviamo Leonard tra i principali candidati al premio di MVP e i suoi Toronto Raptors con il miglior record NBA. Il nativo di Compton è leader di squadra per punti (26.4 di media), rimbalzi, recuperi e minuti, ma il grande avvio degli uomini di Nick Nurse non è solamente merito suo. Forse è proprio il nuovo allenatore la chiave della rinascita di una squadra che sembrava definitivamente sepolta dall’ennesima eliminazione subita per mano di LeBron James e dei suoi Cavs. Nurse, continuando l’opera di ‘svecchiamento’ del gioco iniziata da assistente di Dwane Casey (transizione più rapida e campo allargato dal maggiore utilizzo del tiro da tre punti), ha dato un senso alla presenza contemporanea di Jonas Valanciunas e Serge Ibaka, ha sfruttato al meglio l’arrivo di Danny Green e ha valorizzato al massimo l’atletismo e la versatilità di Pascal Siakam, uno dei giocatori più migliorati della stagione. Il ritrovato entusiasmo ha contagiato anche Kyle Lowry; lo scorso maggio sembrava sul viale del tramonto, oggi tallona Russell Westbrook come miglior assistman della lega.
Il fatto che i Raptors abbiano vinto spesso anche senza la loro superstar, è la definitiva dimostrazione della solidità di un gruppo che magari non avrà futuro (sacrificare DeMar DeRozan per un Kawhi Leonard in scadenza è stato di fatto un all-in), ma che in questo 2018/19 bisognerà tenere d’occhio con estrema attenzione. Sicuri che sia già tutto deciso?

Stefano Belli
stefmiik@hotmail.it

Rapito (come tanti in quegli anni) dai Bulls di MJ, perso e poi riconquistato dai Lakers del Three-Peat e dall'ascesa di D-Wade, può vantare lo stesso numero di canestri rotti di Shaq: 2, nella vecchia cameretta.

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