Chicago Bulls a fondo, coach Boylen vede margini di miglioramento, il front office pensa a Jerry Stackhouse?

Markkanen Bulls

Le differenze in casa Chicago Bulls tra la gestione Fred Hoiberg e la gestione Jim Bolyen non vanno cercate nei risultati.

La trasferta di Oakland contro i Golden State Warriors (la seconda gara di un giro di 5 partite fuori casa) ha lasciato ai Bullls dell’ex assistente allenatore di Gregg Popovich ben 146 punti sui quali riflettere.

Un tratto costante dei Chicago Bulls dell’era post Tom Thibodeau (2015) è stata l’incredibile mancanza di identità. In 3 stagioni, i Bulls hanno cambiato vorticosamente personale in campo (dalla Windy City sono passati e andati in 3 anni giocatori come Rajon Rondo, Jimmy Butler, Dwyane Wade, Pau Gasol) lasciando all’ex head coach dell’università di Iowa State il difficile compito di dare un volto alla sua mutevole squadra.

3 anni di cambi e reticenza alla parola “ricostruzione” del duo John Paxson-Gar Forman hanno portato all’allontamento di coah Hoiberg. Il sergente di ferro Boylen ha calato la sua scure su Jabari Parker (fuori squadra, fuori casting ed esibito al miglior offerente) ed impostato un attacco fatto di metà campo, post basso e circolazione di palla (quando funziona).

Dobbiamo migliorare al ferro. Dobbiamo diventare più bravi nel far collassare la difesa e poi scaricare il pallone. Non siamo una buona squadra al tiro da fuori, specie se contestato. Abbiamo però numeri solidi dentro l’area, anche le percentuali di realizzazione non sono come dovrebbero perché fatichiamo a finire al ferro, ed anche quando scarichiamo il pallone, fatichiamo a segnare da fuori. Per questo il nostro attacco sembra meno efficace di quello che è, vedo però una tendenza positiva e spazio per migliorare

– Jim Bolyen sull’attacco dei Chicago Bulls –

 

L’ex capo allenatore dell’università di Utah cerca di fare di necessità virtù. I Chicago Bulls sono attuamente 19esimi per percentuale da tre punti (34.6%), nonostante non facciano meglio del 26esimo posto per tiri dalla lunga distanza tentati a partita. Tradotto: un mezzo disastro.

Zach LaVine segue la linea del suo allenatore: “Si tratta di avere il personale gusto per diventare una delle migliori squadre della lega al tiro, per percentuale e quantità. Non sempre puoi averlo a disposizione. Credo che potremo prendere più tiri (da fuori, ndr) ma finiremo inevitabilmente per forzarli.

Così Lauri Markkanen, probabilmente già il miglior giocatore e grande speranza degli attuali Chicago Bulls: “Preferisco tirare di meno, ma far si che i miei tiri siano frutto di un buon attacco, piuttosto che di forzature“.

Il front office dei Chicago Bulls ha da subito investito coach Boylen di tutti gli onori ed onori riservati ad un head coach a tutti gli effetti, nelle ore successive il cambio in panchina ad inizio dicembre.

John Paxson, presidente della squadra, si era inoltre da subito premurato di respingere qualsiasi voce che volesse il GM Forman lontano da Chicago, rinunciando – come nel caso della scelta del successore di Tom Thibodeau, come riportato da Jon Greenberg di The Athletic – ad un lavoro di scouting per la figura del nuovo allenatore dei Bulls.

Jim Bolyen sarà sotto contratto per i prossim due anni. La permanenza dell’ex assistant coach dei San Antonio Spurs potrebbe però non proseguire oltre la presente stagione, se la franchigia dell’Illinois dovesse puntare su un nome quotato come quello di Jerry Stackhouse, attuale secondo in comando di J.B. Bickerstaff ai Memphis Grizzlies.