Markelle Fultz, la speranza di Phila

A cercare bene, e senza andare troppo lontano con la memoria, i Philadelphia 76ers hanno già vissuto una situazione non dissimile da quella odierna di Markelle Fultz.

L’analogia funziona solo se tralasciamo (facile a dirsi, meno a farsi) i problemi fisici di Fultz – problemi che hanno finalmente un nome ed un cognome – e se ci dedichiamo alle prospettive di mercato per i Sixers.

Il primo anno e spiccioli di carriera di Markelle Fultz è stato un sincero flop. Al netto dei problemi al tiro, il prodotto di Washington ha dimostrato in campo solo per brevi tratti il devastante potenziale atletico e fisico di cui disporrebbe, e per tratti più ampi tutta l’immaturità istintiva del proprio gioco.

In queste ore, i Sixers si stanno sostanzialmente interrogando su cosa fare con Markelle Fultz. Una trade ora difficilmente porterebbe a Philadelphia una contropartita adeguata per un giocatore scelto solo 16 mesi fa con la chiamata numero 1. E i Sixers, che dopo l’arrivo di Jimmy Butler puntano alla – quantomeno – finale di Conference, potrebbero aver terminato il tempo degli esperimenti.

Il famoso “The Process” (noto anche come “perdere e perderemo” presso altro domicilio) ha portato in questi ultimi anni un mare di scelte di prima qualità a Philadelphia. Michael Carter-Williams, Jahlil Okafor, Nerlens Noel, Joel Embiid, Ben Simmons.

Prima di questi, un altro giocatore – tutt’oggi in attività – fu considerato all’epoca del suo arrivo il salvatore della patria. Per essere poi salutato tempo dopo senza troppe cerimonie.

Evan Marcel Turner da Ohio State.

76ers, Markelle Fultz ed il precedente Evan Turner

 

Nel 2009\2010 atleta dell’anno nella Big Ten, primo quintetto All-NCAA, finalista per il Bob Cousy Award e in due parole un gigante tra i bambini al “piano di sotto”, Turner fu seconda scelta assoluta al draft 2010 per i Philadelphia 76ers, dietro a John Wall ma davanti a DeMarcus Cousins, Paul George e Gordon Hayward, tre futuri All-Star.

Nove anni dopo, alzi la mano chi si ricorda dei 3 anni e mezzo passati da Evan Turner a Phila. 7.2 punti a partita in una squadra da 41-41 il primo anno, 9.4 in una squadra da 35-31 (lock-out) e con Andre Iguodala, Jrue Holiday ed Elton Brand al secondo anno, 13.3 in una squadra da 34-48 al terzo anno.

La stagione 2013\14 dei Sixers fu una delle più fallimentari campagne NBA recenti. 19-63 di record, 5-32 nelle ultime 37 partite all’insegna del “tanking” più sfrenato. Evan Turner trovò minuti e possessi e condusse una stagione da 17.7 punti e 6 rimbalzi a partita nel nulla più desolante (qui il roster di quei 76ers).

Il 20 febbraio 2014, l’ex seconda scelta al draft NBA 2010 venne spedita ad Indiana in cambio del contratto di Danny Granger (!) ed una futura seconda scelta. La solida carriera di Evan Turner sarebbe poi proseguita verso una scazzottata con Lance Stephenson, Boston Celtics e – finalmente – i Portland Trail Blazers.

Come riportato da Keith Pompey del Philadelphia Inquirer, durante la stagione 2013\14, dei Sixers in completa ricostruzione e motivati ad aprire campo e minuti per Michael Carter-Williams (come passa il tempo) indugiarono su Turner, rifiutando offerte non eccezionali, ma migliori dello scambio che spedì l’ex Ohio State ai Pacers all’ultimo minuto prima della trade deadline.

Oggi, pensando a Markelle Fultz, anche ottenere in cambio un contratto in scadenza come quello di Granger (un quinquennale da 60 milioni di dollari) pare troppo. Una stagione buttata – la prima – ed una iniziata discretamente ma presto deragliata – la seconda, potrebbe essere tutto quello che sarà rimasto di Fultz a Philadelphia tra mille anni, a fine carriera dell’ex Washington Huskies.

ll dilemma del giorno in casa Sixers è questo. Rinunciare ora a Fultz e ottenere ciò che “passa al convento”, o tentare un difficile recupero psico-fisico dell’atleta, sapendo che ne mancherebbe con ogni probabilità il tempo? I Philadelphia 76ers visti di recente, quelli con Jimmy Butler ai box, sono apparsi parecchio corti. E la panchina di coach Brett Brown avrebbe un gran bisogno di un Markelle Fultz abile e arruolato, nonostante i limiti.

La deadline del 7 febbraio è lontana ma si avvicina, ed i tempi di recupero di Fultz sono un mistero (3-6 settimane di terapie per la “TOS” dice l’Anatomia del Gray, out a tempo indeterminato dicono i Sixers).

Un rinvio ad maiora della questione Fultz potrebbe persino far rimpiangere al GM dei 76ers Elton Brand Danny Granger ed il suo contratto.

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