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Chicago Bulls Draft 2018: vietato scegliere in base al roster

Consigli per il draft 2018 dei Chicago Bulls: la franchigia dell'Illinois avrà la scelta numero 7 proprio come con Lauri Markkanen

Chicago Bulls draft 2018 che evoca buoni ricordi: è arrivato Lauri Markkanen lo scorso anno, arriverà chi quest’anno? Le palline di martedì notte hanno parlato: i Chicago Bulls avranno sia la settima che la ventiduesima scelta al Draft 2018. Ricostruire non è semplice: è come partire per un lungo viaggio di cui si conosce solo il punto di partenza, dove la misteriosità della destinazione rende quest’avventura più interessante e coinvolgente, facendo dimenticare anche solo per un attimo la paura e i rischi che si potrebbero incontrare durante il cammino.

E una tappa fondamentale della nostra tanto sofferta rebulding è proprio il prossimo Draft al Barclays Center di Brooklyn.

È vero, siamo a più di un mese dal tanto aspettato evento targato Nba ma questo non ci impedisce di analizzare qualsiasi possibile scenario che in quella notte si potrebbe verificare. Già dalla dolorosa trade di Butler, undici mesi fa, sia la dirigenza, che noi tifosi, eravamo consapevoli dell’importanza che questo Draft del 2018 avrebbe assunto per la storia della franchigia e quanto determinante sarebbe stato per le prestazioni dei Bulls nei prossimi anni in Nba.

Ma, per il duo Gar-Pax, le basi di una ricostruzione non saranno certo poste tra un mese ma già un anno fa con l’arrivo dei “fantastici tre” da Minnesota che, nel corso di questa Regular Season, sono già stati impiegati in campo da Fred Hoiberg come veri e propri leaders della franchigia. Considerando poi le buone prestazioni dalla panchina di Valentine e Portis (scelte al Draft rispettivamente del 2016 e del 2015) e i grandi margini di miglioramento che li aspettano; per completare il roster non basta che aggiungere altri due nuovi volti.

Partiamo dal presupposto che la dirigenza non è contenta del roster attuale e l’errore che non dovrebbe fare per nessuna ragione al mondo sarebbe quello di vedere gli attuali giocatori come certezze sicure.

Ma, siamo così sicuri che al prossimo Draft non venga tentato di accelerare il processo di ricostruzione con la selezione di due giocatori meno talentuosi ma più adatti al gioco di Hoiberg?

Facciamo delle considerazioni: viste le prestazioni in attacco di Markkanen e Bobby Portis e in difesa, nel bene o nel male, di Dunn e Lavine; difficilmente la dirigenza cercherà giovani forze in grado di sostituire questi due reparti che, a lungo andare, potrebbero garantire sicurezza e anche qualche soddisfazione. Quindi, è ragionevole pensare che i Bulls, viste le esigenze, puntino ad avere un’ala piccola e un centro.

Idealmente, la miglior mossa possibile sarebbe quella che conciliasse all’interno dello stesso prospetto talento (best player avaible) e adattabilità al Pace&Space hoiberghiano. Non sempre, però, è possibile ma potrebbe essere sicuramente uno degli scenari in cui i Bull si potrebbero ritrovare.

In tal caso, tre giocatori sono nella lista dei preferiti di Gar-Pax: il centrone di Texas Bamba– utile soprattutto in caso si decidesse di tradare RoLo-, Mikal Bridges ala di Villanova e l’ala di Mizzou Michael Porter Jr.

 

Mikal Bridges: è lui il profilo più adatto alla causa Bulls?

“Stiamo valutando per il prossimo Draft. Ci serve un’ala, capace di tirare e difendere” affermavano lo scorso 12 aprile il duo manageriale in vista del Draft.

Stavano alludendo proprio a Bridges?

L’ala di Villanova è un prospetto NBA già pronto: le sue doti difensive e il grande feeling con il tiro da tre sarebbero caratteristiche gradite ad un roster che, nell’ultima Regular Season, ha mostrato i propri grandi limiti dall’arco (35.5%) e in fase di copertura (109.1 di Defensive Rating).

Se è la dirigenza ritiene che Bridges sia il miglior giocatore disponibile per caratteristiche affini al gioco di Hoiberg ed è convinta di sceglierlo, allora che lo faccia senza nessun rimpianto!

Non è detto che questo possa essere l’inaspettato steal del Draft 2018. Ma, se questa decisione viene presa solo per una sicurezza apparente e per paura di puntare su prospetti del calibro di Young o Porter, a causa della loro precaria forma fisica, sarebbe un errore da cui difficilmente si può tornare indietro.

Michael Porter Jr, il grande fan dei vestiti targati Bulls

Sopportare il freddo primaverile di Chicago, quando per riscaldarsi è sufficiente seguire le vicende legato al Draft e ai nuovi prospetti, non è così un’impresa. A maggior ragione se il giocatore preso in causa è: Michael Porter Jr.

Tornato in campo dopo 4 mesi di stop causa un’operazione alla schiena, il fresh man più atteso dell’NCAA è pronto per prendersi la scena anche in Nba. Point forward di 2.08cm, dalla buona mano e dai movimenti infiniti in attacco, al momento, considerando quanto visto nei 23 minuti giocati al suo rientro, è un giocatore arrugginito, ovviamente poco esplosivo, con il fiato corto e le gambe pesanti. La lunga permanenza in campo è condizione sufficiente e necessaria per rassicurare tutti i dirigenti: è ancora un giocatore di basket e le squadre Nba possono rimettere il suo nome tra gli obiettivi del Draft. Cosa già da tempo fatta nella Windy City.

La sua passione poi per gli indumenti targati Bulls hanno infuocato le speranze dei tifosi ma la vera domanda è: “perché Chicago dovrebbe scegliere proprio Porter”?

Oltre alle sue indiscutibili qualità cestistiche, il giovane di Missouri ha come agente Mark Bartelstein, uno che il duo Gar-Pax lo conosce, facendo approdare nella stessa Windy City: Isaiah Canaan, Taj Gibson, RJ Hunter, James Johnson, Doug McDermott, E’Twaun Moore, Jannero Pargo e il neo-arrivo Killpatrick.

Aldilà di questo, Porter potrebbe essere un buon fit nel sistema hoiberghiano, dando la possibilità all’coach ex Iowa di inserire un trio offensivo insolito: Porter da ala piccola, Portis ala grande e Markkanen da centro.

MPjr sfoggia su Instagram la sua collezione di capellini targati Bulls

Chicago Bulls draft 2018: The big Bamba Man

È il miglior difensore del college basket e, in previsione, un futuro candidato a Defensive Player of the Year al piano di sopra. Perno della quinta miglior difesa dell’Ncaa per efficienza difensiva e macchina da rimbalzo (nella top18 in Division I per % di rimbalzi difensivi). La sua apertura di braccia di 2.4 metri aiuta (sarà il più grande wingspan nella storia dell’Nba) ma, oltre a muscoli e centimetri (211), il motivo delle 4.5 stoppate di media ( tra le big conference) risiede nel suo spiccato IQ e nel senso della posizione. Peraltro la agilità e la velocità di piedi lo aiutano a marcare anche i più piccoli. Cosa manca per diventare un giocatore totale? L’attacco. Ed è proprio quello che serve maggiormente a Chicago (101.3 OffRating). Deve prendersi più responsabilità ( in squadra per % di possessi) e tiri. Per ora vive di lob, putback e punti da seconde opportunità anche se ha mostrato di poter essere una credibile minaccia offensiva e di avere mani educate in ottica stretch-5.

 

In un reparto dove i Bulls sono deficitari: Robin sul piede di partenza, Felicio e Asik non il massimo dell’affidabilità, il talento e i centimetri di Bamba sono quello che servono per riuscir a ripartire e sistemare un reparto che, per troppo tempo, non ha dato garanzie. Oggetti di desiderio per il duo Gar-Pax anche Bagley ed Ayton ma sicuramente il loro nome verrà pronunciato prima della settima chiamata.

“Memento Audere Semper: se è disponibile, bisogna draftarlo!”

 

Chicago Bulls Draft 2018: il nuovo Curry, Trae Young

Trae Young è una guardia, prospetto pregiato di questo Draft e leader della squadra dell’università di Oklahoma.

Si è parlato tanto di lui, forse un po’ troppo, e il confronto con Stephen Curry è alquanto azzardato considerando l’età del nativo del Texas (19 anni) e quanto ha fatto vedere su un parquet nel suo unico anno di college.

Non si può negare, però, che un giocatore del genere può far veramente comodo a qualsiasi franchigia vista l’importanza che nella lega il tiro da perimetro in questi ultimi anni sta assumendo. Il ragazzo, infatti, tira con quasi il 40%.

Questo, naturalmente, presuppone che la giovane point guard possa esprimere tutto il proprio potenziale e trovare nella stessa Nba il proprio locus amoenus. Anche se non mancheranno di certo le difficoltà: la stazza fisica (alto 1.88cm e peso 82 kg) e i difetti difensivi pendono come una spada di Damocle sulla testa di qualsiasi franchigia pronta ad accoglierlo nel proprio roster. Questa realtà, infatti, rende Young un talento che i Bulls vorrebbero evitare a priori, influenzati anche dalla posizione che il talento occupa in campo: play maker e guardia, ruoli che possono già contare sulle prestazioni di Dunn e LaVine, pilastri saldi nella ricostruzione della franchigia della Windy City.

La presenza del duo ex Minnesota non dovrebbe, però, essere limitante ai fini di una rebuilding e non scegliere al Draft Trae per favorire due giocatori che, nell’arco di quest’ultima Regular Season, hanno giocato 76 partite in due, sarebbe un po’ sprecato.

 

Intanto alla 22esima scelta …

Per la 22esima scelta (via Pelicans con l’affare Mirotic) spuntano nomi come: Musa, bosniaco gioiellino del Cedevita (squadra della serie A1 croata); Donte DiVincenzo (per gli amici Big Ragù) giocatore votato come Most Outstanding Player dopo aver infiammato la serata più importante dell’anno NCAA con una partita da 31 punti, Troy Brown e Gary Trent Jr.

Lo staff Bulls ha ripetutamente espresso l’importanza di rimanere pazienti ed attendere il processo di questa rebuilding. La prima e vera opportunità di migliorare il roster è il 21 giugno e non bisogna farsi trovare impreparati. Che il viaggio della ricostruzione abbia finalmente inizio!

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