Playoffs NBA, per i Celtics è già un successo arrivare alle finali di conference?

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E’ il tardo pomeriggio del 15 aprile e siamo a Boston: ci sono dei ragazzi, dentro un palazzetto denominato TD Garden, che stanno ultimando gli allenamenti in vista dei playoffs NBA; playoffs che affronteranno da numero 1 nella conference, davanti ai campioni in carica. In mezzo a loro, c’è un ragazzo che chiunque scambierebbe per uno studente universitario della facoltà di economia. Quel ragazzo è il loro allenatore, quel coach è Brad Stevens. Ha un cuore grande, coach Brad e qualcuno della dirigenza gli ha appena comunicato la notizia di una tragedia. Lui chiude gli occhi per qualche secondo, si volta di spalle alla squadra e chiama a sé uno dei suoi ragazzi. Non uno a caso, chiama Avery Bradley. Dopo averlo guardato e cercato ovunque le parole, gli sussurra: “Chyna se n’è andata…stanotte. Forse la cosa migliore sarebbe che lo dicessi tu a Isaiah…”

Non era mancanza di coraggio, tutt’altro; Stevens sapeva benissimo che la cosa più giusta fosse quella di mandare il migliore amico del suo miglior giocatore a comunicare la notizia più brutta, quella che non vorresti mai sentire. Bradley capisce e va. Isaiah sta terminando una intervista con dei colleghi di ESPN e non sa nulla. Avery lo prende in disparte, lo fa sedere sulla panchina del TD Garden e, tra le lacrime, dice all’amico che quella notte, la strada, si è portata via la sorella Chyna.

Playoffs NBA-Thomas Celtics, Boston Celtics
Apr 28, 2016; Boston, MA, USA; Boston Celtics guard Isaiah Thomas (4) reacts against the Atlanta Hawks during the second half in game six of the first round of the NBA Playoffs at TD Garden. Mandatory Credit: Mark L. Baer-USA TODAY Sports

Il resto lo sapete. Isaiah è qualcosa di ultraterreno: vince la serie con i Bulls quasi da solo, distribuisce il Basket e lo insegna ai profani. “Gioca per la sorella” – direte – certo che sì ma c’è qualcosa in più; Isaiah riesce con incredibile facilità a lasciare il mondo fuori dal palazzetto. Non era facile per nessuno, nemmeno per i Bulls, scendere in campo ed indossare una maglia con la striscia nera del lutto eppure Isaiah ha regalato spettacolo senza che nulla gli fosse regalato a sua volta. E sì, ci piace pensare che sia stato spinto da qualcuno lassù.

Tra dieci anni, quando ripenseremo ai momenti più toccanti della storia dei play off, avremo sicuramente negli occhi la gicata di sua Maestà MJ23 contro Utah, o il pianto di LeBron alla fine di gara7 dello scorso anno, oppure ancora l’abbraccio tra Popovich e Tim Duncan ma io, personalmente, me ne porterò dietro un’altra, meno prestigiosa forse ma ugualmente toccante. E’ il sorriso di Isaiah alla fine di gara7 contro i Washington Widzards: attenzione, rivedetelo. Quello non è un sorriso normale di un finale di partita vinto ma è il sorriso di un ragazzo che sa di aver onorato la memoria di sua sorella Chyna attraverso ciò che sa fare meglio: dispensare spettacolo. Il sorriso di Isaiah, commisurato alle lacrime di qualche settimana prima, è una immagine bellissima per chiunque, anche per coloro che (qualcuno li perdoni) non amano questo Sport.

I PLAYOFFS NBA DEI CELTICS:

Cionondimeno, i playoffs NBA per i Celtics (finalmente raggiunti come prima classificata nella Conference) non erano cominciati affatto bene. Oltre alla tragedia di IT4, i padroni di casa hanno ceduto le prime due, sul proprio campo, contro i (non ce ne vogliano i tifosi italiani dei Bulls) mediocri Chicago. Precisazione: definiamo mediocre una squadra che da anni non ha ambizioni e la cui idea di progetto ha la stessa capacità di sopravvivenza di una farfalla. Mediocre (e qui sì, siamo buoni) il coach, mediocre la squadra. Il premio per questa difficilmente raggiungibile mediocrità lo si deve al GM Gar Forman, di cui abbiamo già abbondantemente parlato. Forman riuscirebbe a far arrivare ultima una Ferrari F1 in una gara di macchine d’epoca… chapeau.

Ciò detto, i Bulls vanno 2-0 nella serie e qualcuno erroneamente comincia a pensare che Hojberg sia diventato un esperto di tattica e di blocchi difensivi. Il giorno dopo la seconda sconfitta, Brad Stevens chiama i suoi due ore prima dell’orario abituale di allenamento e fa rivedere le due partite ai suoi ragazzi per 3 volte (l’una), integralmente. Fa prendere loro appunti come bravi scolaretti e fa la “messa in scena” degli errori nell’allenamento pomeridiano. Ad un certo punto qualcuno (che di nome fa Jae e di congnome fa Crowder) dice: “Scusi coach ma perché non lavoriamo come facciamo sempre?” Brad Stevens lo guarda e gli dice: “Perché in queste due partite abbiamo lasciato che ci facessero giocare come volevano loro. Facciamoli giocare come vogliamo noi. Ora sappiamo quali errori ci possono portare a commettere.” E’ andata così per davvero.

Allo United Center sembrava di assistere al primo tempo di Looney Tunes contro MonStars in Space Jam; è vero, ai Bulls mancava Rondo che si è fratturato un polso e ciò sicuramente ha influito e non poco ma c’è di più. Nelle successive 4 partite Wade e compagni non sono quasi mai stati in partita. E quello col numero 4 in verde….. #chevelodicoafare ? Analisi riduttiva, direte voi. Forse è così ma credetemi, questa serie andrebbe rivista in tutte e sei le partite per capire la differenza. Ad ogni modo, i Celtics riescono nell’impresa di ribaltare uno 0-2 subito in casa, diventando la prima squadra a riuscirci.

ARRIVA WASHINGTON:

I rapporti tra i Celtics e i Widzards sono idilliaci come quelli tra il West Ham ed il Millwall(per chi ha visto il film “Hooligans”). Okay forse ho un po’ esagerato… o forse no. Beh, se volete, chiedete a Jae Crowder e a John Wall…

Gara2 è mediocre, seppur con un bel basket a sprazzi. Il momento più “eccitante” si ha quando Olynyk commette fallo in attacco portando un duro blocco a Oubre dopo 3’ del 2° quarto, che, appena rialzatosi, corre verso il lungo e lo sbatte per terra con l‘arbitro in mezzo innescando una rissa subito sedata.

I Celtics, che conducevano la serie 2-0, vanno sotto 3-2 e vincendola poi 4-3, non senza affanni visto che a meno di 25” dalla fine di gara6 conducevano quasi comodamente fino alla difesa orrbile di Bradley che ha concesso la tripla a Wall mandando la sfida a gara7.

Comunque vadano questi playoff, la stagione dei Celtics si può definire molto positiva. Il primo posto ottenuto attraverso un ottimo andamento costante e un gran bel basket espresso, sono le basi per il futuro e se pensiamo che quest’estate a Boston avranno la possibilità della prima scelta assoluta al draft…

I PRINCIPALI CANDIDATI:

Due nomi su tutti: Markelle Fultz e Lonzo Ball, con il primo favorito sul secondo. Se Ball arriverebbe a Boston per restarci, non si può dire lo stesso di Fultz che invece potrebbe essere girato ai Bulls in cambio di Jimmy Butler. Sono due playmaker e a Boston certo non farebbero parte del quintetto titolare ma sarebbero entrambi due super “sesti uomini”. Probabilmente Fultz a Chicago avrebbe più probabilità di minutaggio e continuità di quante ne avrebbe ai Celtics ma non è detto che ai Bulls siano disposti a privarsi del loro giocatore più forte con questa facilità.

Intanto i Celtics hanno già da tempo prenotato Zizic ed hanno strizzato l’occhio a Luka “Modric” Doncic del Real Madrid. Il nuovo ciclo è ufficialmente ricominciato…

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