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Defensive tenacity, insegna coach Tom Thibodeau

Il coach dei Minnesota Timberwolves ha da sempre prediletto la difesa nella sua idea di coaching. Come è riuscito ad applicare questa tenacia difensiva? Sarà in grado di riproporla anche a Minneaopolis?

I concetti di serietà, dedizione, lavoro sodo e concentrazione sono i cardini di ogni vocabolario di qualsiasi allenatore. Se si parla di NBA nello specifico, occorre restringere l’applicazione di queste astrazioni, nella maggior parte dei casi, alla mera fase offensiva. Ogni coach, tuttavia, tende a voler soffermarsi su particolari aspetti del gioco a seconda della linea di pensiero. Vi è, infatti, un tecnico in controtendenza rispetto al modello attuale che rende l’attacco di secondaria importanza rispetto alla difesa. Quest’individuo è la dimostrazione che il perseguire stereotipi non è di fondamentale importanza, non solo nel lavoro, ma anche nella vita. Stiamo parlando dell’attuale coach dei Minnesota Timberwolves che risponde al nome di Tom Thibodeau.

Thibodeau è riconosciuto da tutto l’ambiente cestistico statunitense come un nerd del basket. Il coach tiene particolarmente all’esecuzione perfetta dei suoi schemi e delle sue tattiche da parte dei suoi interpreti. Difficilmente dispone di un sorriso di fronte le telecamere, raramente in campo non lo si vede rabbioso ed inveente verso i suoi giocatori. Tutto ciò è integralmente parte del suo personaggio, ma anche della sua tipologia di coaching.

“Il coach è veramente incitante, emotivo ed energetico” – erano le parole di Kevin Garnett nel 2008, quando Tom Thibodeau era l’assistant coach difensivo di Doc Rivers – “E questo è il tipo di difesa che noi proviamo a tirar fuori ed ottenere. E’ una difesa consistente ed energetica. E’ una difesa che parla in continuazione, e quando vedi lui a bordocampo, sai che ti sta trasmettendo ciò affinché tu lo possa applicare in campo.” Le conseguenze non furono per niente casuali quell’anno. Kevin Garnett vinse il premio di miglior difensore e i Boston Celtics conquistarono l’anello.

A proposito di quel titolo. Occorre una riguardevole menzione sui meriti del coach in questione. Vi furono varie chiavi che permisero ai celtici di imporsi sui Los Angeles Lakers per la conquista del podio nel 2008. Una delle principali fu il lavoro difensivo improntato da Thibodeau: fermare un certo Kobe Bryant alle Finals, palcoscenico preferito dal numero 24 in maglia gialloviola per dimostrare a tutti la sua freddezza e la sua voglia di essere il migliore, non è affatto semplice. Quella stagione KB24 viaggiava a 28.3 punti a partita con un 50% dal campo. Alle Finals, i Celtics riuscirono a contenere le sue prestazioni offensive raddoppiandolo sistematicamente, per far sì che i suoi tiri venissero forzati. Il risultato fu una media di 25 punti di media con un 40% dal campo ed una serie chiusa 4-2.

Raddoppio su Kobe costruito dall’asse Garnett-Pierce. Il risultato è una forzatura e sfondo subito dal numero 34 in maglia verde.

Le gabbie create attorno a Bryant non passarono inosservate, così come il coach che le aveva studiate e azionate sul parquet. Arrivò la consacrazione dell’allenatore nativo di New Britain: è il 2010 e alla sua porta bussano i Chicago Bulls. La macchina plasmata da Tom Thibodeau è perfetta in entrambi i lati del campo. Le manovre offensive sono guidate dall’MVP Derrick Rose e il tatticismo difensivo è perfezionato da uomini sostanziosi come Noah, Boozer e Gibson. Le regole di coach Thib sono chiare: chi non difende può tranquillamente scaldare la panchina. Così anche giocatori come Korver e Deng si riscoprono eccellenti difensori.

La stagione si chiude con un 62-20, record che non ha eguali per un capo allenatore alla prima stagione. Difatti, il 1 Maggio 2011 vince il suo primo premio a livello personale: il Coach of The Year. Solo i Miami di LBJ fermeranno il team dell’Illinois alle finali di Conference. Ma Thibs e i suoi ragazzi hanno grandi progetti per l’anno seguente.

E’ una squadra completa e di spessore, in cui solo un incidente alla base potrebbe far crollare la piramide. L’epicentro dello stabile in questione è rappresentato dalla stella della squadra e il destino vuole che, nella prima gara di playoff, una catastrofe naturale affossi la costruzione. Stiamo parlando del primo infortunio della point guard D-Rose, seguito da molti altri che lo terranno fuori per varie stagioni a venire. Il ginocchio di Derrick fa crack e così anche la stagione dei Bulls.

Gara 1 contro Philadelphia. E’ il primo di una serie di infortuni dell’allora MVP

Tom Thibodeau allenerà per 5 anni a Chicago riuscendo a raggiungere sempre i playoff. Nel 2015 verrà esonerato e firmerà l’anno dopo per i Minnesota Timberwolves. E’ una squadra giovane quella che si trova di fronte. Un team che deve crescere e sperimentare prima che il coach possa lasciare la sua vera impronta. Quest’estate sono state adoperate delle rivoluzioni a Minneapolis. Una vecchia conoscenza di nome Jimmy Butler è una motivazione forte per l’allenatore from Connecticut che finalmente potrebbe arrivare tra le prime otto nella propria conference, obiettivo non semplice nella giungla dell’Ovest.

Vi sono dubbi e problematiche evidenti che sta riscontrando il tecnico nel suo incarico attuale. Nell’odierno contesto NBA la chiave offensiva è quella che assume maggiore influenza sui risultati finali. I Golden State Warriors di queste ultime annate sono il prototipo perfetto di ciò che si vuole mettere in evidenza. Con un giro palla continuo e fluido che permette di smarcare un giocatore fuori dall’arco dei tre punti, raddoppiare su un giocatore (come fece Thibs con KB nel 2008) non sembrerebbe più essere la soluzione. In una squadra non c’è più un singolo giocatore capace di risolvere i match con canestri decisivi, ma ve ne sono diversi. Qual’è il piano Thibodeau a riguardo?

Un po’ come Woody Allen in “Prendi i soldi e scappa”: “Sono stato picchiato, ma mi sono difeso bene. A uno di quelli gli ho rotto la mano: mi ci è voluta tutta la faccia, ma ce l’ho fatta.”

Eppure, fino ad ora, i T’Wolves la faccia sembrano non avercela messa. Le sue squadre si sono posizionate quasi sempre tra i primi 5 posti per coefficiente difensivo e l’anno scorso i biancoblù sono arrivati 27esimi in questa classifica. Dai primi match del 2017 non sembra essere stato risolto questo problema, il suo team infatti si conferma nella medesima posizione della scorsa annata.

Continui problemi nel contenimento delle incursioni offensive per Minnie

Il talento offensivo di Towns, Wiggins, Butler e Co., non è bilanciato da soddisfacenti prestazioni difensive. Eppure Gibson e Butler sono due capisaldi che il coach ha voluto proprio per compensare questo difetto che perseguita i Lupi. Sicuramente l’ex Bulls non resterà immobile ad osservare l’inefficienza dei suoi giovani talenti. Bensì, lavorerà minuziosamente e assiduamente per stimolarli, partita dopo partita, allenamento dopo allenamento, al fine di ottenere i risultati da lui sperati. Sarà un processo lento, con durata proporzionale alla maturazione delle sue stelle. E sarà anche una scommessa, che Tom Thibodeau potrà vincere solo se John Gregory non mentì quando disse che “gli attacchi vincono le partite, le difese i campionati”.

 

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