Buona la prima: i sette migliori esordi NBA degli ultimi 20 anni

Manca ormai una settimana all’inizio della regular season e come sempre, i riflettori saranno puntati anche sui nuovi volti della lega. Ball, Fultz e Tatum sono solo alcuni dei tanti talentuosi rookies che il 19 ottobre esordiranno nella NBA, insieme alla precedente prima scelta assoluta Ben Simmons.
Guai però a sparare affrettate sentenze: il debutto sa essere una pericolosa arma a doppio taglio. Molti ragazzi hanno infatti cominciato sotto tono per poi crescere gradualmente fino a raggiungere il grado di All-Star (vedi Isaiah Thomas). Viceversa, alcuni giocatori, dopo un inizio sfavillante, non sono riuscito a mantenere quegli standard del primo anno nella lega. Andiamo allora a scoprire quali sono stati i 7 migliori esordi NBA degli ultimi 20 anni.

1. Emeka Okafor

No, non stiamo parlando dell’attuale cambio centro dei Sixers, ma della seconda scelta del draft 2004. Okafor bagnò il suo esordio con una doppia doppia da 19 punti e 10 rimbalzi. I Bobcats, reduci da una pessima annata, si erano illusi di aver trovato il franchise-man a cui affidare le chiavi della squadra. Okafor però diede il meglio di se solo all’inizio e Charlotte chiuse la regular season con appena 18 vittorie. Malgrado il titolo di ROY (Rookie Of The Year, ndr), Emeka non ebbe una carriera brillantissima anche a causa di molti gravi infortuni. Quest’estate, dopo tre anni di inattività, si è legato ai Sixers con cui si giocherà la sua ultima chance in NBA. Siamo con te, Emeka!!

Emeka Okafor

2. Damian Lillard

La stella dei Blazers esordì nella vittoria contro i Lakers nel 2012. Lillard mise a referto 23 punti (7/17 dal campo e 100% ai liberi), 11 assist, 3 rimbalzi e una palla rubata, mostrando una maturità più consona ad un veterano che ad un rookie. A suon di buzzer beater e giocate clutch si è guadagnato l’affetto dei tifosi e il tanto ambito Rookie Of The Year. Complici gli addii di Aldridge, Batum e Matthews, si è caricato un’intera città sulle spalle, trascinandola per due stagioni di seguito ai playoff. Un talento offensivo straordinario dotato di un range di tiro illimitato e una mentalità vincente. In due parole: Damian Lillard.

esultanza lillard
L’esultanza di Damian Lillard

 

3. Ty Lawson

17 punti, 4 rimbalzi e 6 assist dalla panchina, subentrando ad un certo Chauncey Billups e perdendo una sola palla in tutto il match. Questo il resoconto della prima partita NBA di Lawson. In quella notte del 2009, Ty inanellò una serie di possessi che decretarono la vittoria dei Nuggets sui Jazz di Deron Williams. Negli anni  seguenti però si è fatto notare più fuori che dentro il campo: a causa dell’alcool, unito a un carattere irascibile, si è bruciato gli anni migliori della sua carriera. Un ragazzo tutto genio e sregolatezza che, viste le premesse, avrebbe potuto tranquillamente diventare un‘All-Star.

Ty Lawson
Ty Lawson con la maglia dei Kings.

 

4. Blake Griffin

L’alley-oop con cui inaugurò la sua carriera NBA nel 2010 fu l’emblema di ciò che poi sarebbe diventato: uno degli schiacciatori più devastanti della lega. Malgrado la sconfitta con Portland, Griffin realizzò 20 punti, 14 rimbalzi e 6 assist. Il resto è storia: quell’anno vinse meritatamente il ROY e fu convocato all’All-Star weekend per il Dunk Contest. In coppia con Chris Paul ha sempre mantenuto medie da capogiro e portato costantemente i Clippers ai PO. Ora senza CP3, volato dal “Barba” a Houston, Griffin dovrà vestire i panni del franchise-man e guidare la squadra al successo. Impresa difficile ma, con gli apporti di Jordan e Gallinari, per nulla impossibile.

Blake Griffin

 

5. LeBron James

Le aspettative che accompagnavano LeBron ai tempi della St. Vincent-St. Mary High School erano tutt’altro che misere. “The Chosen One”, colui che sarebbe stato il marchio della lega per molti anni a venire. Fin dal suo debutto mostrò una supremazia paurosa: 25 punti, 6 rimbalzi, 9 assist e 4 palle recuperate con 12/20 dal campo. Era il 2003 e tutta Cleveland (ma forse anche tutto il mondo) si era appena resoconto di aver a che fare con un fenomeno. Il suo palmares ad oggi vanta tre titoli, 4 MVP di regular season, 2 ori olimpici, un Rookie of the year e primo marcatore nella storia dei playoff, davanti a Micheal Jordan. Non a caso lo chiamano The King.

6. T.J. Ford

I playmaker un tempo non registravano molte triple doppie, figuriamoci i rookies. Eppure nel 2003 Ford ci andò molto vicino nel giorno del suo debutto: 11 punti, 11 rimbalzi e 8 assist. L’unico dal 1985 a totalizzare almeno 10 punti, 10 rimbalzi e 5 assist alla prima partita NBA. Di fronte, i Pacers di Reggie Miller e Ron Artest, ribattezzato poi Metta World Peace, ridicolizzati dal numero 11 dei Bucks. Purtroppo però, infortuni a livello spinale hanno gravemente leso la sua colonna vertebrale e costretto il giocatore a ritirarsi a soli 29 anni. Uno dei più grandi “What if” della storia NBA.

 

7. Micheal Carter-Williams

Il bello dello sport è che non sempre vincono i più forti. Nel 2013 i Miami Heat, campioni in carica, ospitarono i Philadelphia 76ers, la franchigia più bistrattata della lega. Philly riuscì clamorosamente a imporsi su LeBron e compagni grazie al suo nuovo playmaker titolare. Carter-Williams chiuse la partita con 22 punti, 7 rimbalzi, 12 assist e 9 palle recuperare. Di certo il miglior debutto degli ultimi 20 anni. Perfino King James lodò il prodotto di Syracuse dichiarando: “Non c’era modo migliore per iniziare una carriera NBA”. Ma al termine di quella stagione, culminata con il ROY, le sue medie crollarono inspiegabilmente. Le ultime due esperienze a Milwaukee e Chicago si sono rivelate fallimentari e quest’estate è stato spedito agli Hornets di Walker. A soli 25 anni, MCW è già all’ultima spiaggia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.