Orlandina-Milano, uscire a testa alta

Per tutti i “folli” che come me seguono il basket, oggi è un giorno importante,  oggi si gioca gara-4 della serie EA7 Olimpia Milano – Betaland Capo D’Orlando.

Ore 20.18: un palazzetto quasi pieno, i giocatori dell’EA7 si riscaldano, gli altoparlanti trasmettono “Urlando contro il cielo”… Giovani cheerleader attendono, sventolando i pon pon, l’ingresso in campo dei giocatori orlandini… Un coro riempie lo stadio, “ohohohohohoh”, il volume della musica inizia a salire, un brivido percorre la schiena di tutti i tifosi e finalmente entrano in campo gli idoli del PalaFantozzi. Fra loro anche Dominique Archie, che rientra in campo dopo l’infortunio.

Ore 20.25: il tabellone inizia il countdown. Per i giocatori di entrambe le squadre una sola certezza: “Bisogna vincere!”. Milano vuole chiudere la serie, dimenticare la prima partita persa in casa e iniziare a preparare la semifinale contro la Dolomiti Energia Trento; Capo D’Orlando vuole invece regalare un sogno ai suoi sostenitori, dimostrare che lotterà fino alla fine per riportare la serie a Milano e tentare il colpaccio.

Ore 20.37: presentazione delle squadre. Mentre lo speaker dice i nomi dei giocatori dell’Olimpia, i fischi rimbombano in tutto il palazzetto. Poi il momento della squadra di casa, le luci si abbassano e tutto il pubblico scandisce i nomi.

Ore 20.45: il fischio di inizio ricorda a tutti che non è più il momento di pensare ma che adesso bisogna agire, giocare e sudare. I quintetti iniziali vedono schierati in campo Tepic, Iannuzzi, Delas, Diener e Ivanovic contro Hickman, Raduljica, Pascolo, Cinciarini e Simon. Fin adesso le due squadre hanno giocato “alla pari”, il vantaggio di Milano sulla carta non ha trovato riscontro nella realtà. Ma adesso è tutta un’altra musica, l’EA7 vuole far capire fin da subito chi è la squadra arrivata prima in stagione regolare. E così è sua la prima palla e di Cinciarini i primi due punti della partita. Capo D’Orlando sembra stordita, mentre Pascolo, che vuole far capire quali sono le intenzioni della sua squadra, mette a segno 6 punti. Solo Tepic, per l’Orlandina, riesce ad andare a segno in queste prime fasi di gioco, e così sul 2-10 firmato Raduljica coach Di Carlo chiama timeout. Le cose sembrano non cambiare di tanto, i canestri sembrano stregati, da una parte l’anello appare grande come una vasca da bagno, dall’altra piccolo come la cruna di un ago. Anche quando i giocatori di Capo D’Orlando fanno canestro, subito e con facilità Milano risponde. Archie iscrive il suo nome nel tabellino dei marcatori, innescato da un ottimo assist di Nicevic, tuttavia quest’ultimo pochi secondi dopo sbaglia un canestro, su arresto e tiro dentro l’area, che fino a qualche anno fa avrebbe segnato ad occhi chiusi. L’ingresso in campo di Kikowski porta una ventata di vitalità ed energia. Ma Milano non ha alcuna intenzione di concedere uno spiraglio di luce alla Betaland e così i canestri di Macvan e di Kalnietis e la tripla sulla sirena le permettono di chiudere il primo quarto 12-24.

Il secondo quarto ha inizio con un fallo subito da Iannuzzo, che però non riesce a tramutare in punti i tiri liberi. Da entrambe le parti si fanno parecchi errori, l’unico ad andare a segno è Mclean. Sul 12-26 c’è un timeout. Al rientro vanno a canestro Delas, Diener, Laquintana e Kikowski per Capo D’Orlando, Pascolo e Hickman (da tre) per l’EA7. Sul 20-31 nuovo timeout. Rientrati in campo, Milano riprende le redini del gioco con Simon, i giocatori orlandini commettono una serie di errori. Ma, come una mamma che prima rimprovera e poi consola, arrivano i cori degli ultras che prima schiaffeggiano i loro giocatori urlano “uscite fuori i co***oni…” e subito dopo li incitano a non mollare “forza ragazzi!”. Probabilmente riscuotono l’effetto desiderato e prima Iannuzzo da 2 e poi Archie da tre fanno canestro. Il quarto si chiude sul 31-45.

Il terzo quarto ha inizio con due tiri liberi per Raduljica. Archie riprende da dove aveva lasciato e mette un’altra tripla. A mettere le cose in chiaro ci pensano Pascolo, Raduljica, Hickman e Simon con 9 punti. Archie schiaccia, Ivanovic e Berzins vanno a cenestro. Sul 42-58 timeout. Al rientro parziale di 7-7 targato Berzins e Delas per la Betaland e Mclean, Macvan e Hickman per Milano. 49-65 a fine terzo quarto.

L’ultimo quarto si apre con un parziale di 8 a 0 per Capo D’Orlando, che le permette ancora di sperare. Milano tuttavia non molla e così riesce a contrastare uno Iannuzzi particolarmente ispirato. L’ultimo minuto e solo di applausi o almeno è quello che verrà ricordato dai tifosi di Capo d’Orlando.

La sveglia ha suonato e l’Armani jeans ha risposto presente, è stata la prima partita che l’EA7 ha dominato dall’inizio alla fine, permettendosi solo un piccolo calo fisiologico all’inizio del quarto quarto, senza, tuttavia, mai farsi impensierire.

Adesso mi permetto una piccola chiusa personale: probabilmente devo fare “mea culpa” perché ho tifato con tutte le forze, ho percorso 480 km in due giorni e ho sperato che Capo D’Orlando vincesse. Sono consapevole che un giornalista non dovrebbe farlo, ma la voglia di andare a vedere la partita è la stessa che mi spinge in questo momento a scrivere. Io sono uscita dal palazzetto triste ma allo stesso tempo soddisfatta. Rammaricata dal pensiero che “si poteva fare”, perché l’Orlandina non ha incontrato una Milano al massimo delle sue potenzialità, ma soddisfatta dall’aver visto una squadra che ha lottato per tutte e quattro le partite per passare il turno, una squadra che è uscita a testa alta. Ho visto il capitano Nicevic andare dai tifosi e fare il giro di campo fra gli applausi; ho visto, purtroppo, la delusione negli occhi di Iannuzzi e Delas mentre battevano il cinque a bordo campo, segno che ci tenevano e che ci hanno creduto fino alla fine; ho visto il DS dell’orlandina andare a stringere la mano agli altri dello staff dicendo sorridente ”abbiamo finito pure questa” soddisfatto per quanto fatto quest’anno;  ho visto la voglia di credere in un sogno.

Dalla nostra inviata a Capo d’Orlando Maria Chiara Tarantino

Virginia Sanfilippo

Senza perder tempo: rivendico la paternità dei palloncini, metto le spille alle borse e le borse alle spalle. Se voleste ulteriori informazioni chiedete pure, ma Better Call Saul

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