Orlando Magic: Once Upon a Time

Caratteristica principale di ogni favola è il sogno. La capacità di immaginare un cambiamento, un futuro migliore è il motore della maggior parte delle favole. In casa Orlando Magic, però, delle favole sembra essere rimasto solo l’incipit, ovvero quel “C’era una volta”, che nel loro caso lascia però poco spazio ai sogni. C’era una volta Shaq. C’era una volta Howard. C’era una volta la speranza. Come Emma e gli altri personaggi della serie TV Once Upon a Timeanche i Magic, nel corso della loro storia, si sono riscoperti per ben due volte protagonisti di una storia fantastica, che stava per portarli a un passo dalla gloria eterna. Due Finals raggiunte, nel 1995 e nel 2009, altrettante sconfitte. E il ricordo di queste sembra essere stato rimosso dalla memoria collettiva.

Shaquille O’Neal ai tempi degli Orlando Magic.

Gli Orlando Magic sono allo stesso tempo una delle franchigie più fortunate e disgraziate della NBA. Draft leggendari, ma anche tradimenti, infortuni e occasioni colossali non sfruttate a dovere ne hanno segnato la storia. Shaq non capita a tutti. Idem per quanto riguarda il Penny Hardaway pre-infortuni. Due stelle giovanissime prese al Draft e una Finale persa facevano pensare a un futuro radioso per la franchigia della Florida. Poi, nel 1996 il primo tradimento. Shaq firma per i Los Angeles Lakers e vince tutto. I Magic rimangono fermi al palo.

Ci hanno riprovato, ad Orlando. Prima il tentativo di accoppiare Tracy McGrady e Grant Hill, mai andato in porto per via di una eccessiva dose di sfortuna. Poi è arrivato Dwight Howard. Superman ha riportato la speranza, quella che i Magic avevano perso, ma proprio come gli illustri predecessori si è fermato in Finale, prima di accettare anch’egli l’offerta dei gialloviola. L’addio di Howard sembra aver lanciato una maledizione sui Magic, simile al sortilegio che impedisce ai protagonisti di Once Upon a Time di ricordare la loro vera identità.

I Magic si presentano ai nastri di partenza della stagione 2017/18 con scarsissime certezze, non troppo talento e gli strascichi di una gestione recente non perfetta (vedi Serge Ibaka). Certo, ci sono nuove facce in giro: Jonathon Simmons è sicuramente l’aggiunta più interessante, oltre al rookie Jonathan Isaac, che probabilmente partirà dalla panchina. Da seguire anche l’altro rookie da Kansas St., Wesley Iwundu. Uno dei giocatori più interessanti del roster rimane Aaron Gordon: il numero 00 entra nella sua quarta stagione consapevole di giocarsi un’ottima chance, visto che l’ala è in procinto di diventare restricted free agent l’estate prossima.

Per il resto, il roster dei Magic sembra fermo nel tempo, sospeso immobile come le lancette del municipio di Storybrooke. Per il terzo anno di fila il backcourt sarà composto da Elfrid Payton e Evan Fournier. Nikola Vucevic e Terrence Ross dovrebbero completare il quintetto titolare, ma Bismack Biyombo (giocatore più pagato dei Magic insieme a Fournier) e lo stesso Simmons sono pronti a scavalcarli nelle gerarchie di coach Frank Vogel. La panchina è un po’ più lunga rispetto allo scorso anno grazie agli arrivi di Arron Afflalo – alla seconda esperienza in Florida – e Shelvin Mack.

Frank Vogel
Frank Vogel

 

Il gioco di coach Frank Vogel è sempre stato basato, soprattutto al tempo degli Indiana Pacers, sulla difesa. In attacco invece, anche negli anni migliori, le sue squadre hanno sempre incontrato difficoltà a sviluppare un sistema affidabile. “Ho dovuto dimenticare quasi tutto ciò che sapevo delle spaziature offensive a causa del modo in cui si gioca nella lega oggi” – ha ripetuto spesso Vogel durante lo scorso anno. Ma la prima stagione ai Magic non è stata un granché da questo punto di vista, visti anche gli interpreti a disposizione.

I Magic hanno dimostrato nel corso della passata stagione di voler tenere un ritmo mediamente alto (12° nella lega), specie dopo la cessione di Serge Ibaka. L’attacco non ne ha comunque giovato, visto che Orlando si trovava al penultimo posto nella lega sia per quanto riguarda i punti segnati ogni 100 possessi (103.7) sia per la percentuale reale dal campo (48.9%). Mettiamoci anche che i Magic non brillavano a rimbalzo in attacco (21° posto in percentuale di rimbalzi disponibili catturati) e traduciamo così: la squadra di Vogel non ha avuto molti possessi a disposizione, e ha sfruttato malissimo quelli che ha avuto.

La scarsa efficacia in attacco ha portato i Magic a privarsi di Ibaka – una mossa molto discussa – per puntare su un quintetto piccolo e agile con l’inserimento di Terrence Ross. Lo small ball potrà aiutare in attacco, ma non bisogna dimenticare che i problemi ad Orlando non si esauriscono in quella metà campo, dato che non abbiamo ancora visto la difesa marchio di fabbrica di coach Vogel (22° posto in punti concessi per 100 possessi nel 2016/17). Gli arrivi dei quattro veterani potranno senz’altro aiutare i giovani ad alzare l’asticella in allenamento. Vogel ha ammesso di volere i playoffs quest’anno, ma passare da 29 vittorie alla postseason non è per niente facile.

Dopo il sortilegio scagliato dalla Regina Cattiva, i personaggi di Once Upon a Time devono rinunciare non solo alle proprie identità fantastiche: trasformati in anonimi abitanti di una cittadina isolata nel mondo reale, essi devono dire addio anche al canonico lieto fine.

Un lieto fine che ai Magic non è mai stato concesso. La magia della vicina Disneyland ha forse influito nella possibilità di scegliere Shaq o Superman, ma per un motivo o per un altro Orlando non è mai riuscita a sfruttare questi enormi colpi di fortuna fino in fondo. Fortuna che, nella NBA, torna raramente.

In Once Upon a Time Emma torna per salvare tutti ventotto anni dopo l’inizio del sortilegio. I tifosi Magic si augurano di dover aspettare molto meno per poter ricominciare ancora a credere nelle favole.

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