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Magic, dalle stelle…alla normalità: possibile sognare in Florida?

Ad Orlando tutto tornato nella normalità dopo un inizio di stagione super?

Nella città di Disneyland, nella città dove ogni giorno milioni di persone vivono un sogno, c’è chi ormai sembra essersi rassegnato alla mediocrità: stiamo parlando, ovviamente, degli Orlando Magic. Nonostante possa vantare importanti traguardi, la breve storia della franchigia della Florida è costellata da cocenti delusioni e da una perenne sensazione di eterna promessa, nonostante la presenza di figure del calibro di Shaquille O’Neal, Penny Hardaway, Tracy McGrady e Dwight Howard che si sono alternati nel corso degli anni ad Orlando. L’addio di quest’ultimo, infatti, sembra aver gettato la franchigia in un tunnel senza uscita, un tunnel che la dirigenza si è costruito attraverso scelte sbagliate al draft e in sede di mercato.

“Whit the second pick, the Orlando Magic select Victor Oladipo”. Per raccontare i Magic degli ultimi anni dobbiamo partire da questa frase, pronunciata da David Stern nel suo ultimo draft da commisioner della lega. I Magic avevano appena terminato la loro prima stagione senza Dwight Howard e si apprestavano ad operare una rivoluzione totale, sia a livello di roster, sia a livello di gioco, abbandonando il sistema di Van Gundy ed assumendo l’esordiente Jacque Vaughn, ex assistente di Greg Popovich, sperando di emulare i modello texano. Proprio in quest’ottica, nel 2013 risultò strana la scelta del giovane Oladipo, che infatti, nonostante i numeri e il talento, si dimostrò inadeguato all’idea di gioco di Vaughn. L’anno successivo, i Magic approdano al draft in una situazione di grande vantaggio, potendo contare sulla scelta numero 4 e sulla numero 12; le due scelte portano all’atletica ala Aaron Gordon ed al croato Dario Saric, scambiato in seguito con Elfrid Payton dei 76ers. Con il giovane trio Payton-Oladipo-Gordon in aggiunta agli europei Fournier e Vucevic, i Magic partono col favore dei pronostici come possibile sorpresa della Eastern Conference.

Le attese, però, vengono totalmente smentite, dato che le vittorie finali saranno solo 25, due in più della stagione precedente, e i due rookie deludono completamente le attese, dimostrandosi inadeguati agli standard della lega. Dopo l’ennesima stagione deludente, condita dalla scelta al draft di Mario Hezonja, nella città della Florida avviene l’ennesima rivoluzione: via Vaughn.. In panchina arriva Frank Vogel, mentre sul mercato Orlando compie una serie di operazioni di rilievo, in particolare scambiando Victor Oladipo con Serge Ibaka. Ancora una volta, però, la confusione e l’incapacità della dirigenza vengono “premiate”: Ibaka viene subito scambiato, perdendo cosi anche il giovane Sabonis e la squadra si ritrova a metà stagione già fuori dalla corsa ai Play Off. La stagione 2017/2018, nonostante l’esplosione di Gordon, sembra essere destinata a concludersi nello stesso modo delle precedenti e questo deve portare la dirigenza a porsi delle domande; Orlando, infatti, non è nella posizione di sperare nel in scelte alte al draft, né di migliorare, è in un tremendo limbo che rischia di far annegare anche quel briciolo di speranza chiamata Aaron Gordon.

Cosa fare allora in casa Orlando Magic? 

Ipotesi 1-Scambiare giovani fuori contesto oppure che non hanno dimostrato grandissimi miglioramenti per arrivare a nuove scelte in un draft ricco, ricchissimo di talento in arrivo e costruire la franchigia attorno ad Aaron Gordon e chi arriverà dal draft.

Ipotesi 2- Scambiare qualche giocatore interessante come Vucevic per ottenere una scelta di buon livello e cominciare a tankare per migliorare il proprio piazzamento in ottica lottery per l’ennesimo anno.

Ipotesi 3- Provarci, dare una mentalità vincente al team, andando magari prima della trade deadline a scambiare qualche giocatore e qualche scelta futura per arrivare ad un giocatore che possa migliorare qualitativamente il roster e portare una ventata di novità ed entusiasmo ad un team che sembra destinato altrimenti a restare nel limbo.

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