I sorprendenti Los Angeles Clippers nell’élite della Western Conference

Los Angeles Clippers

I sorprendenti Los Angeles Clippers nell’élite della Western Conference

La serratissima Western Conference si presentava ai nastri di partenza molto difficile da decifrare, con la supremazia di alcune squadre per i primi posti del tabellone. I campioni in carica di Golden State, i Lakers di Lebron, Houston, San Antonio ed OKC hanno infatti lavorato molto in estate per puntellare un roster già di per sé molto competitivo. Ad oggi però, la situazione è in parte diversa rispetto a quanto pronosticato. Franchigie come Clippers, Nuggets e Grizzlies, indicate come squadre da lottery o poco più, si sono prepotentemente prese le luci della ribalta, posizionandosi nelle prime posizioni della Conference.

In questo articolo andiamo ad analizzare i fattori che hanno portato all’exploit dei Los Angeles Clippers, che da alcuni giorni si sono accaparrati la testa della Western Conference.

LOS ANGELES CLIPPERS: LE SCOMMESSE VINTE DAL FRONT OFFICE

Harris e Harrell, due delle grandi sorprese in casa Clippers fonte: dailybulletin.com

Ad inizio stagione, molti erano i dubbi che aleggiavano sui Los Angeles Clippers. La scelta di rifondare totalmente il team, liberando due dei migliori giocatori, DeAndre Jordan e Blake Griffin, è stato visto da molti come un passo indietro, che rischiava di far uscire i Clippers dal giro che conta dell’universo NBA. La scommessa, invece, è stato finora ampiamente vinta, con una crescita esponenziale sia dei singoli, sia del sistema di gioco. Lo staff ha deciso di puntare forte sui progressi di Tobias Harris, sul ritorno ad alti livelli del fragile Danilo Gallinari, e sul cambio di marcia portato dai vari Lou Williams, Montrezl Harrell ed Avery Bradley. E la scelta non poteva essere migliore di cosi.

Tobias Harris si sta esprimendo a livelli da All Star, trascinando spesso la squadra alla vittoria finale, con personalità e freddezza. I suoi progressi nel tiro dalla lunga distanza sono evidenti, rendendo l’ex Pistons un pericolo in ogni zona del campo. Col passare delle giornate Harris sembra acquisire sempre più sicurezza, ergendosi a go to guy, tecnico ed emotivo.

Anche lavorando in sintonia coi compagni, Tobias Harris si sta sobbarcando il peso dell’attacco dei Clippers sulle spalle.

Questo Harris aggiungiamo quello che, probabilmente, è il miglior Danilo Gallinari dal suo approdo in NBA. Il Nazionale azzurro, che sta viaggiando a più di 18 punti a partita, sta mostrando leadership e caparbietà, lavorando ottimamente anche in fase difensiva, dove spesso ha preso in consegna il top player avversario (un esempio, la fondamentale difesa su Antetokoumpo nella vittoria contro i Bucks).

Inoltre, tra le sorprese più gradite di questi primi due mesi, inseriamo anche Montrezl Harrell. L’ex Rockets, sta avendo un impatto offensivo impressionante con percentuali altissime (sopra il 60%). Proprio lui, insieme a Lou Williams, è l’anima della second unit dei Clippers, in grado di mantenere sempre alto il ritmo della squadra, e dare una svolta decisiva nei match più complicati.

Menzione d’onore, infine, per il rookie Shai Gilgeous-Alexander. Il prodotto di Kentucky, nell’ultimo periodo sta crescendo molto, guadagnandosi sempre più minuti sul parquet ( oltre al posto in quintetto). La scelta numero 11 dell’ultimo draft, infatti, sfruttando le sue ottime doti atletiche e la sua grinta, si sta ritagliando un ruolo importante nelle rotazioni di coach Doc Rivers, con un impatto offensivo ed una freddezza sorprendente vista la giovane età.

LA FORZA DEL GRUPPO

La forza del gruppo, la ricetta vincente dei Clippers fonte: clutchpoints.com

I Los Angeles Clippers, con la partenza di Blake Griffin, hanno deciso di puntare sulla forza del gruppo, senza una stella principale a catalizzare tutto il gioco offensivo. Questa scelta sembra pagare, visto il bel gioco espresso dalla squadra, con una distribuzione dei tiri molto omogenea. Così facendo, i Clippers tolgono qualsiasi punto di riferimento alle difese avversarie, trovando protagonisti diversi in ogni partita.

Sono infatti ben 5 i giocatori in doppia cifra di media nei Los Angeles Clippers (Harris, Gallinari, Harrell, Williams, Gilgeous-Alexander), con elementi come Beverley, Bradley e Marjanovic, che, seppur meno continui, sono risultati determinanti in alcune partite su entrambi i lati del campo.

In fase offensiva, i Clippers tendono ad attaccare molto il ferro, prendendosi tanti falli, e andando molto spesso in lunetta (primi in NBA per tiri liberi a partita). Viceversa, il tiro da 3 è usato poco ma bene, viste le ottime percentuali con cui stanno tirando dall’arco.

La lunghezza della panchina è la vera forza della squadra, portando i Clippers ad avere sempre forze fresche in campo, tenendo alta la pressione difensiva. Sotto canestro stanno facendo molto bene sia Gortat, sia l’enorme Marjanovic, mentre sugli esterni, ci pensano Beverley, Mbah A Moute e Bradley a tenere a bada le bocche da fuoco avversarie.

Alla lunga l’assenza di un go to guy potrebbe pesare, ma finora la squadra sembra non averne bisogno.

LA FREDDEZZA NEI MOMENTI CRUCIALI

Solo nel mese di novembre, i Clippers hanno vinto 3 partite su 3 nei tempi supplementari (match tra l’altro difficilissimi, contro i fenomeni di Golden State, e le sorprese Bucks e Grizzlies), oltre ad un paio di vittorie al fotofinish. La durezza mentale dimostrata dal team è veramente sorprendente, ed è figlia dell’ottimo stato di salute psicofisico della squadra. L’assenza di un top player a cui affidare la palle nei momenti decisivi del match solitamente diventa un problema, ed averlo fa spesso la differenza tra la vittoria e la sconfitta (un esempio sono i due recenti buzzerbeater con cui Jimmy Butler ha deciso le partite a favore dei Sixers).

Coach Doc Rivers ha rimediato responsabilizzando tutti i giocatori del roster, trasformando questo difetto in un pregio. Infatti, nei Clippers più giocatori (principalmente Harris, Gallinari e Lou Williams) possono prendersi il palcoscenico nei minuti finali, rendendo imprevedibile l’attacco dei LAC. Non sappiamo se alla lunga “il platoon system” offensivo pagherà, ma il risultato riscosso finora piace a tutti, giocatori compresi.

Lou Williams è di sicuro d’aiuto quando la palla pesa di più.

CONCLUSIONE

Continua dunque su ottimi auspici la sorprendente cavalcata dei Los Angeles Clippers, ed un plauso va fatto allo splendido lavoro svolto da Doc Rivers e dallo staff della franchigia.

Perdere nel giro di due anni Paul, Griffin e Jordan, poteva portare ad un lungo rebuilding, ripartendo magari dai giovani in uscita dal draft. Invece, il front office ha scelto di mantenere l’ossatura della squadra, lasciando le redini in mano ai senatori (Gallinari ed Harris), ed inserendo negli ultimi due anni, pedine fondamentali sia in difesa (Gortat, Mbah A Moute, Scott, Beverley) che in attacco (Williams ed Harrell).

Il risultato è una squadra quadrata, forte fisicamente, e completa in ogni reparto. La sensazione è che manchi un ultimo tassello per far diventare i Los Angeles Clippers una delle potenze della Western Conference. Certo, se Tobias Harris continua ad esprimersi su questi livelli, il top player per il definitivo salto di qualità potrebbe essere già in casa.

Staremo a vedere, nel frattempo staff e tifosi si godono questo grande inizio di stagione dei Los Angeles Clippers.

 

Antonio Sena
antonio-sena@libero.it
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