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Trash talking, i cinque momenti più memorabili di sempre

Il trash talking possiamo considerarlo come una forma d’arte. In NBA, in molti ci provano, ma non tutti sono portati a questo tipo di lavoro psicologico. Di cosiddetti trash talker la storia ne è piena. Kevin Garnett, Gary Payton, Michael Jordan, Rasheed Wallace, Larry Bird e Ron Artest: in ogni caso oggi andiamo ad elencare i cinque momenti più memorabili di sempre.

1) LARRY BIRD (“I’m just looking around to see who’s gonna finish second”.)

Larry Bird
Larry Bird.

L’episodio di trash talking firmato Larry Bird nacque prima della gara dei tiri da tre punti all’All Star Game del 1986, quando il 33 dei Boston Celtics esclamò la celebre frase ai rivali: “Vi sto guardando per capire chi arriverà secondo”. Inutile dire che poi quella gara la vinse.
Larry Bird però faceva innervosire anche gli avversari in campo, non solo a suon di triple, ma anche facendo previsioni sui tiri oppure ricordando la differenza dei punti segnati tra lui ed il suo marcatore. Vero Mr. Julius Erving?

2) MICHAEL JORDAN (“Hey Mutombo, this one’s for you baby”.)

“Hey Mutombo, this one’s for you baby.” Quasi tutti si ricorderanno di questa celebre frase recitata da Michael Jordan prima di tirare un libero. Era il 1991 e il rookie dei Denver Nuggets Dikembe Mutombo prima del match contro i Chicago Bulls disse che Jordan non sarebbe stato in grado di schiacciare sopra di lui. Il 23 effettivamente quella notte non ci riuscì, ma per rispondere alla provocazione dell’avversario a cinque secondi dalla fine si guadagnò due tiri liberi e sul secondo disse la frase sopracitata tirando ad occhi chiusi. Possiamo dire che cominciare una battaglia verbale con Michael Jordan era cosa sconsigliata.

3) GARY PAYTON (“Sit down you Smurf”.)

Gary Payton e Michael Jordan alle NBA Finals 1996
Gary Payton e Michael Jordan a confronto.

Gary Payton non smetteva mai di parlare. In campo non stava un secondo zitto, qualsiasi avversario era in pericolo contro The Glove, ognuno poteva essere preso di mira, che sia un giocatore, un allenatore o addirittura un tifoso. Gary Payton aveva un ampio repertorio di frasi da dire, ma una delle più famose la disse quando con i suoi Seattle SuperSonics affrontò i Minnesota Timberwolves e disse al coach dei Lupi: “Sit down you Smurf” (“Siediti puffo”).
Beh se non un ‘genio’ del trash talking Payton, allora fatevi convincere da Damon Stoudamire quando disse: “Un giorno ti manderà in terapia!”

4) KEVIN GARNETT (“Your wife tastes like Honey Nut Cheerios”.)

Kevin Garnett, probabilmente il più grande trash talker di tutti i tempi. KG in campo non solo distruggeva gli avversari fisicamente, ma anche psicologicamente. Garnett parlava continuamente sul parquet e con le sue parole entrava talmente tanto sotto pelle che i suoi avversari impazzivano.
Quando indossava la maglia dei Boston Celtics in una partita contro i New York Knicks al Madison Square Garden, dopo diversi contatti in campo con Carmelo Anthony, disse al malcapitato Melo: “Tua moglie sa di Cheerios al miele”. Chiaramente questo scatenò il diverbio, ma a Garnett poco importa.
Tra le tante famose, ricordiamo anche il cattivissimo “Happy Mother’s Day” a Tim Duncan, che ha perso la madre all’età di quattordici anni.

5) REGGIE MILLER (“The choke sign”.)

SPIKE LEE NON CHIUSE OCCHIO

Il celebre gesto di Reggie Miller.Il parquet è ancora quello del Madison Square Garden e la vittima è ancora uno dei New York Knicks. Questa volta non è né un giocatore né un allenatore, bensì un tifoso, anzi ‘Il Tifoso’. Stiamo parlando del regista Spike Lee. Questo è uno dei momenti di trash talking più celebri della storia NBA.
I Knicks ospitavano gli Indiana Pacers al Garden ed in prima fila Spike per tutto il match gridò contro il leader della squadra avversaria: Reggie Miller.
Nel momento cruciale della partita, Miller segnò 8 punti in 11 secondi e girandosi verso Lee fece il famoso “choke sign” ossia il gesto del soffocamento con le mani.
Fu un momento davvero memorabile che ancor oggi ricordiamo con un sorriso sulle labbra, ma che ora – con le nuove regole – verrebbe prontamente punito con il fallo tecnico.

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