Utah Jazz, alla ricerca della nota giusta

Utah Jazz 2018/2019

Da mina vagante nella selvaggia Western Conference a squadra sul filo del rasoio per quanto riguarda la lotta per i playoff. La stagione degli Utah Jazz è al momento costellata da alti e bassi, arricchita da scalpi importanti come quelli dei campioni in carica dei Golden State Warriors e le due vittorie contro i Boston Celtics a sconfitte inaspettate come contro i Minnesota Timberwolves in casa.

La squadra dal canto suo sta reagendo in maniera positiva alle difficoltà di inizio stagione (nelle prime 21 partite il record era di nove vittorie e dodici sconfitte) visto che delle ultime dodici partite ne ha vinte dieci, con un Donovan Mitchell che si sta ritrovando dopo i primi mesi di appannamento.

Il prodotto di Louisville, infatti, in questo lasso di tempo sta viaggiando ad una media di 29.6 punti, 5.7 assist e 4.6 rimbalzi tirando con il 49.4% dal campo e il 40.9% da tre. Mitchell è inoltre diventato il primo giocatore dei Jazz a far registrare due partite consecutive da 35 punti dai tempi di Karl Malone nell’Aprile del 1998.

L’abilità di Mitchell di segnare dal palleggio-arresto e tiro
Il sophomore ha migliorato anche la capacità di mettere in ritmo i compagni.

CALENDARIO AGEVOLE

I Jazz, come detto, hanno avuto un inizio di regular season non facile non essendo stati aiutati dal calendario abbastanza complicato di inizio stagione che li hanno visti contrapposti alle migliori squadre della lega. Le prossime partite della squadra allenata da Quin Snyder saranno quasi tutte in casa (sei delle prossime otto si giocheranno a Salt Lake City) e tutte le prossime partite saranno contro squadre dell’Ovest, evitando le scomode trasferte per attraversare il paese.

Se continueranno a giocare come stanno facendo nelle ultime settimane, Mitchell e compagni potranno ritagliarsi un posto più alto per i playoff.

STAR POWER E SUPPORTING CAST

Se Mitchell sta elevando il suo livello di prestazione, anche Rudy Gobert non sta certamente sfigurando. Il centro francese sta viaggiando ad una media di 15.2 punti, 12.8 rimbalzi e 2.2 stoppate, confermandosi come l’ancora difensiva della squadra ed uno dei migliori centri della lega.

Rudy Gobert.

Dal supporting cast stanno arrivando segnali confortanti, dopo l’inizio di stagione non entusiasmante. Jae Crowder, Kyle Korver (arrivato a stagione in corso dai Cleveland Cavaliers) e Joe Ingles hanno elevato il proprio gioco come dimostrato dalle percentuali del tiro da fuori nelle ultime partite. In particolare l’australiano sembra poter essere il leader carismatico del team, affiancando il giovane Mitchell nel guidare i compagni.

Anche Ricky Rubio, dopo le difficoltà delle prime stagioni nella lega, sembra aver trovato continuità di rendimento (15 punti e 7 assist di media nelle ultime 5 partite al ritorno da un infortunio che lo ha tenuto lontano dal campo per sei match).

FATTORE ESPERIENZA

I Jazz si sono già trovati in una situazione simile l’anno scorso quando, dopo l’addio di Gordon Hayward andato ai Boston Celtics, riuscirono ad agguantare addirittura il quinto posto nella griglia dei playoff, guidati dalle prestazioni straordinarie di Mitchell che gli sono valse il primo quintetto nelle matricole e il secondo posto nella corsa al Rookie dell’Anno.

Le aspettative per questa stagione erano leggermente diverse ma in una Western Conference cosi agguerrita, dove sostanzialmente ogni partita rappresenta un’insidia diversa, fare pronostici è certamente complicato.

La squadra può contare su uno dei più organizzati staff tecnici della lega e sicuramente lotterà fino alla fine per raggiungere i playoff per il terzo anno consecutivo ed essere una delle mine vaganti della competizione.