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Utah Jazz: La pazienza è la virtù dei forti

Sono passati quasi 5 anni da quel Giugno 2012. Gli Utah Jazz, all’epoca allenati da coach Tyrone Corbin, venivano eliminati al 1° turno dai San Antonio Spurs. Da allora, nello Utah cestistico, tutto è cambiato. E’ stato ingaggiato un nuovo coach, Quin Snyder. Sono stati pescati al draft ottimi giocatori (Gobert, Hood, Kanter) insieme ad altri meno buoni (Burke, Murphy). L’obiettivo, però, è dal 2012 uno ed uno soltanto: tornare ai Play-off. In estate il GM Dennis Lindsey ha deciso di invertire un po’ la rotta e ha puntato a prendere giocatori esperti e veterani, che potessero far crescere i vari giovani presi in questi anni. Sono arrivati, infatti, George Hill, Joe Johnson e Boris Diaw. La squadra ha ora un record di 37-24 e i Play-off non sono più un sogno.

Il mercato degli Utah Jazz

Alla dirigenza va gran parte del merito dei bei risultati di questa stagione. La ri-fondazione di una squadra e di un progetto tecnico ha i suoi tempi naturali ma non tutte le dirigenze lo capiscono e lo rispettano. Il ” vincere a tutti costi subito ” è una tattica che raramente funziona nello sport, ancor meno nel sistema NBA. Nonostante qualche giovane abbia dato meno di quanto sperato (Dante Exum su tutti) il GM Lindsey ha saputo scegliere i prospetti giusti e sopratutto adatti a gioco di coach Snyder. A questi vanno aggiunti i giocatori presi via trade o Free Agency (Favors, Hill, Johnson, Booker) che hanno contribuito a portare i Jazz al 4o posto nella Western Conference. La sfida, per la dirigenza e non solo, nel futuro prossimo, sarà quella di convincere a rimanere a Salt Lake City la stella della squadra, l’ala Gordon Hayward. Il #20 ha una player option da 16 milioni di dollari ma, rinunciandovi, potrebbe diventare un free agent a tutti gli effetti. Perdere Hayward sarebbe un colpo durissimo per i Jazz, che interromperebbe bruscamente la crescita e la realizzazione di questo lungo e faticoso progetto.

 

Prospettive future

Manca ancora tanto alla fine di questa stagione ma per la dirigenza dei Jazz, come per quella delle altre franchigie, è già tempo di guardare al futuro. La squadra, con ogni probabilità, parteciperà finalmente alla post season e questo sarà un bene da tanti punti di vista. I giovani faranno esperienza, i veterani avranno l’occasione per dare ancora più senso alla loro permanenza a Salt Lake, Hayward avrà una motivazione in più per rimanere ma soprattutto la franchigia tornerà ad essere ” appetibile ” per i grandi free agents dei prossimi anni. Come detto il futuro degli Utah Jazz  è legato indissolubilmente a quello di Hayward. Qualora il #20 partisse per altri lidi ( Celtics, Pacers, Clippers) i Jazz dovrebbero assolutamente trovare un’altra stella, un altro giocatore a cui affidare le sorti della franchigia. Difficilmente tra i giovani attualmente in roster è individuabile un giocatore del genere e anche i free agents avrebbero molte remore a firmare per una squadra che si è fatta sfuggire il suo uomo simbolo. Il progetto Jazz, così bello e affascinante, si sgretolerebbe come neve al sole dopo solo un anno di playoff. I giovani migliori andrebbero via col tempo e la dirigenza sarebbe costretta a ricominciare da capo quanto di buono fatto in questi 5 anni. L’ NBA è bellissima e straordinaria anche perchè ci vuole molto per risalire dal baratro ma pochissimo per ritornarci e i Jazz si augurano di non doverlo scoprire sulla loro pelle.

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