Adam Silver: “Anticipare l’orario d’inizio delle partite NBA sulla costa ovest”

NBA, Adam Silver pronto ad accomodare gli orari di inizio delle partite NBA sulla costa ovest degli Stati Uniti, per uniformarli a quelli della costa atlantica.

I 3 fusi orari che attraversano il Paese sono storicamente stati fonte di inevitabile “disparità” di visibilità tra squadre della costa est e quelle della costa del Pacifico. Le partite serali disputate ad ovest iniziano oggi alle 22:30, orario di New York.

Oltre metà dei televisori accesi negli Stati Uniti sono nella fascia oraria di New York” Spiega Adam Silver “Per cui, se una partita sulla costa ovest inizia alle 22:30 – orario di NY – è normale che si registri in calo di ascolti globale attorno alle 23:00-23:30″.

Naturalmente, anticipare l’orario d’inizio delle partite giocate sulla costa del Pacifico andrebbe incontro alle esigenze sia degli spettatori americani ad est, che del pubblico europeo (le partite sulla costa ovest iniziano non prima delle 3:30-4:30), ma comporterebbe dei problemi logistici per spettatori sia fisici che da casa risiedenti sulla costa:

Spostare (gli orari di inizio, ndr) sarebbe sconveniente per i tifosi che vivono sulla costa ovest (…) arrivare all’arena alle 18:00 potrebbe rivelarsi un problema, così come sintonizzarsi da casa. Ma se si guarda il quadro generale, anticipare gli orari d’inizio dell partite sulla costa del Pacifico potrebbe giovare alla NBA, ed è qualcosa su cui discuteremo in futuro

Tra i motivi della probabile ridiscussione degli orari, l’arrivo a Los Angeles, sul Pacifico, della star NBA più famosa e celebrata del basket moderno, LeBron James: “James è una delle star più famose a livello mondiale, ed il fatto che oggi giochi ad ovest, e che per di più quest’anno non sia ai playoffs ha avuto un impatto sugli ascolto televisivi“.

Free agency 2019, la NBA anticipa l’orario d’inizio alle 18 del 30 giugno

nba free agency 2019

La NBA ha intenzione di anticipare l’orario di inizio ufficiale delle trattative per la free agency 2019 alle ore 18:00 (ora di New York) del 30 giugno.

Un anticipo di sei ore rispetto al consueto scattare della mezzanotte del 1 luglio, una correzione necessaria per evitare che i primi colloqui tra squadre, giocatori e rispettivi rappresentanti inizino a notte inoltrata.

La misura, sinora solo una proposta, andrà approvata entro breve per essere applicabile già alla free agency 2019: “E’ qualcosa che ho sentito chiedere da tanti addetti ai lavori ed amici dei media” Così il Commissioner NBA Adam Silver già nel luglio scorso “E diventando tutti più vecchi, credo che stiamo diventando tutti stanchi di lavorare sempre di notte. C’è davvero la necessità di iniziare (la free agency, ndr) di notte? Dovremo trovare un accordo su questo con la Associazione Giocatori“.

E’ sempre stata una consuetudine” Ancora Silver “Ma non significa che non possa cambiare (…) anticipare l’orario aiuterebbe inoltre la copertura mediatica dell’evento. Per la prossima stagione cambierà qualcosa“.

La free agency NBA 2019 sarà un momento particolarmente delicato. Giocatori come Kevin Durant, Kawhi Leonard, Kyrie Irving e Jimmy Butler dovranno rendere innanzitutto nota l’intenzione di non esercitare le rispettive player options e diventare unrestricted free agent.

Klay Thompson, Kemba Walker, Khris Middleton, Tobias Harris, DeMarcus Cousins, D’Angelo Russell, Nikola Vucevic e J.J. Redick alcuni dei free agent già “noti” a partire dal prossimo 30 giugno.

Adam Silver: “Più donne nella NBA, come arbitri e in panchina”

adam silver nba hammon

Ad un incontro al The Economic Club of Washington D.C. il Commissioner NBA Adam Silver pone l’accento su due tra i temi più caldi e dibattuti della NBA d’oggidì: arbitri e lunghezza della stagione regolare.

Silver ha ribadito il suo augurio, quasi la necessità da parte della NBA di impiegare sempre più donne in ruoli sempre più prominenti, sulle panchine così come in campo, come arbitri:

Il settore arbitrale è un’area di cui, francamente, non ho mai compreso il motivo del perché sia sempre di fatto stata dominata dagli uomini” Così Adam Silver “E’ un settore in cui le diverse prestazioni atletiche non giocano alcun ruolo: un arbitro uomo non ha alcun vantaggio nell’essere un uomo, rispetto ad una donna“.

L’obiettivo è quello di avere una soluzione quanto più vicina al 50% di presenze uomo-donna nelle prossime promozioni. Per gli arbitri così come per gli staff tecnici e gli allenatori. Anche in questo settore non c’è alcun motivo che precluda una presenza femminile

Ad oggi sono 3 le donne arbitro nella NBA, Lauren Holtkamp, Ashley Moyer-Gleich e Natalie Sago.

Becky Hammon, ex stella WNBA con San Antonio Stars e New York Liberty e medagliata olimpica, è diventata nel 2014 appena il secondo assistente allenatore donna nella storia della NBA, ai San Antonio Spurs di Gregg Popovich. Quest’anno, l’ex giocatrice delle Washington Mystics Kristi Toliver ha ricoperto il ruolo di assistente allenatore agli Washington Wizards di coach Scott Brooks, mentre Kelly Krauskopf degli Indiana Pacers è diventata la prima assistente GM NBA della storia.

Adam Silver: “Stagione più corta? Se benefici, si”

Il “Commish” NBA Adam Silver è poi tornato su un tema già affrontato a febbraio, durante la pausa per L’All-Star Game 2019 di Charlotte, relativo alla lunghezza della stagione regolare.

Nella NBA la stagione da 82 partite perdura ormai da 50 anni” Spiega Silver “Potrebbe essere giunto il momento di cambiare: se un’adeguata riduzione, per modi e tempi, delle partite di stagione regolare risultasse in giocatori più sani e più freschi all’inizio dei playoffs, e di conseguenza potesse garantire carriere più lunghe, in linea di massima non potrei dirmi contro“.

Durante la stagione 2018\19, la NBA ha fatto la sua conoscenza della pratica del “load management“, riposi programmati che hanno permesso ad esempio a giocatori di primissima fascia come Kawhi Leonard e LeBron James di saltare partite di stagione regolare pur senza essere inseriti nelle apposite liste infortunati.

La possibilità per le squadre di avere roster più ampi (15 giocatori) e di poter “pescare” dalla G-League tramite i two-way contract ha messo a disposizione degli allenatori un bacino di giocatori cui attingere più ampio e competitivo che mai. Kawhi Leonard ha saltato in questa stagione ben 22 partite, assenze che non hanno impedito ai suoi Raptors di qualificarsi ai playoffs col secondo record NBA assoluto.

In febbraio, Silver aveva lanciato l’idea di spezzare la monotona regular season con un torneo di metà stagione, sul modello ad esempio ben noto del calcio europeo. I vigenti e ricchissimi contratti per i diritti TV rendono complicata una riduzione significativa dell partite di stagione regolare, sebbene qualora una riduzione dovesse effettivamente migliorare la qualità dello spettacolo non è difficile immaginare scenari diversi dall’attuale.

Enes Kanter: “In Turchia censurato, partite dei Blazers mai trasmesse”

Enes Kanter-Portland-Trail-Blazers

La stagione di Enes Kanter è virata lo scorso 7 febbraio, quando i New York Knicks lo rilasciarono dopo tre mesi di stagione regolare passati in panchina, ed il turco fu libero di accordarsi con i Portland Trail Blazers.

Prima di quel momento, Kanter si era guadagnato i titoli delle pagine e dei siti sportivi per le sue prese di posizione politiche a distanza contro il governo turco. Pochi giorni prima della trasferta degli allora suoi Knicks a Londra per l’edizione 2019 di NBA London Game, Enes Kanter aveva annunciato che non sarebbe volato in Europa con i suoi compagni per timore di “rappresaglie” del governo turco, dichiarando addirittura “di temere per la propria vita”.

Le posizioni storicamente critiche di Kanter nei confronti del presidente turco Recep Tayyip Erdogan sono costate all’ex giocatore degli Oklahoma City Thunder una condanna in contumacia in patria a 4 anni di reclusione. Nel 2017, le autorità turche avevano revocato a Kanter il passaporto, ed in patria la famiglia era stata costretta a disconoscerlo pubblicamente, in pieno clima di “repulisti” dopo il fallito golpe del 15 luglio 2016.

Enes Kanter, pubblico sostenitore di Fethullah Gulen – dissidente politico ed avversario di Erdogan, emigrato negli Stati Uniti e leader del Gulen Movement – è tornato a parlare della situazione di repressione politica nel suo paese natale dopo la vittoria di gara 2 dei suoi Trail Blazers contro i Denver Nuggets.

Kanter, che ha chiuso la sua gara con 15 punti, 9 rimbalzi e due stoppate in 32 minuti di gioco, ha fatto notare dopo la partita come l’account Twitter ufficiale NBA turco rimuova sistematicamente ogni riferimento al suo nome dai report delle partite dei Blazers.

Che Paese è diventato la Turchia” Scrive Enes Kanter su Twitter “Sono l’unico giocatore turco in campo e l’account ufficiale NBA turco mi censura, le partite dei Blazers non vengono trasmesse in TV in Turchia, il governo controlla la vita delle persone… come può la NBA permettere che una cosa del genere accada?“.

La NBPA (associazione giocatori NBA) ha espresso il proprio supporto pubblico a Kanter: “LA NBPA appoggia l’uso da parte dei giocatori delle piattaforme social per far sentire la propria voce ed esprimere le proprie opinioni e principi. Supportiamo Enes e lavoreremo per far si che possa essere trattato con rispetto ed equità“. Il giocatore turco ha ricevuto le scuse ufficiali della NBA, e personali del Commissioner Adam Silver, per il “temporaneo” oscuramento del suo nome sugli account ufficiali turchi, scuse accettate da parte di Kanter.

Adam Silver: “Le 82 partite? Penso a format diversi, come tornei di metà stagione”

Adam Silver Finals

E’ conferenza di fine anno per Adam Silver, Commissioner NBA. Il “grande capo” NBA ha incontrato i cronisti al termine di un vertice col Board of Governors della lega (tavola rotonda che riunisce i 30 proprietari NBA ed i vertici dirigenziali NBA).

L’attenzione di Silver e dei cronisti si è concentrata su alcune proposte di riforma della lunga stagione regolare da 82 partite, storicamente uno dei temi “caldi” nei rapporti tra lega, giocatori e sponsor, partner commerciali e network televisivi nazionali.

Adam Silver ha parlato delle possibilità sul tavolo per la revisione della stagione regolare ad 82 partite, introducendo alcune variazioni:

Il punto su cui dobbiamo focalizzarci è l’attenzione dei fan. Siamo  oggi in un mondo in cui ogni giorno devi conquistare l’interesse del pubblico, ed indurlo a seguire il prodotto che gli offri. Sulle 82 partite, mettendosi nell’ottica del pubblico: se la scienza domani ci dicesse che 82 gare sono troppe perché i giocatori possano essere sempre al meglio (delle loro possibilità, ndr), allora forse non dovremmo avere una stagione da 82 partite, o forse non partite da 48 minuti (…) è una situazione che continueremo a monitorare“.

Adam Silver: “Le 82 gare? Possibilità di mini-tornei di metà stagione”

Tra le proposte introdotte da Silver per ovviare alla fatica ed al tedio di una lunga processione di 82 gare, c’è un vecchio “pallino” del successore di David Stern: “Potrebbe essere che (il formato da) 82 partite non debba essere per forza il più interessante per il pubblico. E’ per questo che sono interessato ad esplorare diversi formati, tra cui dei piccoli tornei di metà stagione, magari con delle teste di serie e turni di qualificazione. Mantenendo il numero di 82 partite, queste potrebbero però essere organizzate in modo diverso“.

L’obiettivo per Adam Silver è quello di “mescolare le carte“, attribuendo maggior rilevanza ad un gruppo ristretto di partite nell’arco delle 82 gare di stagione regolare. Un concetto mutuato dalle leghe sportive europee, che prevedono mini-tornei (ad esempio la Final Eight di coppa Italia di Lega A) di metà ed inizio stagione, ma che Silver è consapevole essere estraneo ad una platea americana:

So che per un pubblico americano è un concetto un poco “esotico”, non siamo abituati a vedere stagioni che prevedano obiettivi multipli. ad esempio è una cosa che si fa nel calcio internazionale. Ci vorrebbe tempo ed una certa opera di convincimento per introdurli (i tornei di metà stagione, ndr), il formato corrente da 82 partite è in vigore da ormai 50 anni, e bisogna fare attenzione nel maneggiare tutte le potenziali novità per un pubblico che ha le sue abitudini ed il suo metodo di fruizione dello spettacolo offerto, ormai multimediale e rapido come non mai

La NBA di oggi non è mai stata così popolare, così di alto livello e così globale, i giocatori non sono mai stati così forti ed atletici. Ma qual è il modo migliore di organizzare la stagione regolare? Questo è ciò a cui gli uffici della lega lavorano

Una rivoluzione che comporterebbe una larga adesione da parte delle tante parti in causa, e soprattutto un’intenso lavoro di ricerca ed ottimizzazione delle proposte: “Alla normale negoziazione con l’Associazione Giocatori (NBPA), che non mi preoccupa (…) la riforma della stagione regolare è un processo che richiede anni di studi, riflessione e lavoro comune tra NBA, proprietari e giocatori“.

Adam Silver: “Molti giocatori in NBA sono isolati ed infelici”

L’NBA commissioner Adam Silver ha rilasciato delle interessanti dichiarazioni durante la conferenza Sloan Sports Analytics al MIT su come molti giocatori della Lega siano spesso scontenti ed isolati.

 

“Quando mi incontro con loro la cosa che mi sorprende maggiormente è che alcuni sono davvero infelici e la cosa più incredibile è che la maggior parte di questi sono ragazzi giovani”, le sue parole riportate da Nicole Yang di Boston.com.

 

Adam Silver e la problematica giocatori

 

“Stiamo vivendo un momento d’ansia”, ha aggiunto Adam Silver come riportato da ESPN. “Tutto questo, a mio parere, può essere ricondotto ai social media”. Va detto che queste problematiche possono essere ricondotte anche all’alto stress a cui sono sottoposti continuamente i vari atleti ma se in un ambiente come quello della NBA ci sono tanti casi del genere bisogna dare una risposta definitiva e chiara per non compromettere poi la salute dei giocatori.

 

A tal proposito bisogna ricordare che l’NBPA (National Basketball Players Association) ha lanciato un nuovo programma di benessere nel maggio 2018 per assistere i giocatori con problemi di salute mentale. Nell’ultimo anno alcune star del calibro di Kevin Love e DeMar DeRozan hanno parlato pubblicamente delle loro battaglie contro la depressione e l’ansia rendendo dunque queste difficoltà subite nel corso della carriera di ordine pubblico e facendo dunque riflettere l’associazione in merito per tutelare al meglio i propri atleti.

 

 

 

 

 

Limite minimo d’età draft NBA, Adam Silver propone alla NBPA l’abbassamento a 18 anni

Limite d’età draft NBA, la lega ha ufficialmente inoltrato all’Associazione Giocatori la proposta di abbassare il limite d’età minimo per accedere al Draft NBA a 18 anni, come riportato da USA Today.

 

A seguito della proposta, la presidente della NBPA Michele Roberts si sarebbe riservata di esaminare la richiesta a partite dalla prossima settimana. Colloqui informali tra NBA ed Associazione Giocatori riguardo a limite minimo d’età ed eleggibilità dei giovani prospetti per la G-League sono in essere già da alcune settimane, e lo stesso Commissioner Adam Silver è sempre stato un forte sostenitore della necessità di abbassare l’attuale limite di 19 anni d’eta compiuti per l’iscrizione al draft NBA.

 

 

La NBA guarda al 2022 quale anno primo della riforma. Ogni modifica dell’attuale regolamento necessiterà l’approvazione di lega ed NBPA.

 

Il recentissimo quanto bizzarro infortunio occorso alla probabile prima scelta assoluta al prossimo draft ZionWilliamson di Duke, ha riportato all’attualità la questione su utilità e convenienza di imporre a giocatori 18enni già in possesso di qualità fisiche e tecniche “sufficienti” un anno di “ferma” al college (rischiando così infortuni seri e – di fatto – perdendo milioni di dollari di potenziali contratti professionistici).

 

 

Il limite d’età minimo di 19 anni fu introdotto dall’ex Commissioner NBA David Stern.

 

Nuove regole NCAA, NBA spiazzata. Agenti e limite d’età per il draft i nodi

 

La cooperazione tra NBA, NCAA e USA Basketball porrà fine alla “one-and-done rule”?

Anthony Davis, la soluzione migliore per tutti è tenerlo fuori? I Pelicans premono

Anthony Davis scossone definitivo sulla sua situazione contrattuale con i Pelicans.

La pausa per l’All-Star Game di Charlotte è servita al rinnovato management dei New Orleans Pelicans, Danny Ferry in testa, per riavviare con la NBA le trattative sulla questione Anthony Davis.

A seguito della mancata trade verso Los Angeles, il progetto dei Pelicans di fermare Davis per il resto della stagione, con l’obiettivo di tutelare interessi ed immagine pubblica della squadra, è stato rispedito al mittente dalla lega, che ha intimato ai vertici Pelicans di continuare a schierare il 6 volte All-Star.

Dallo scorso 7 febbraio, sono 4 le partite disputate da Anthony Davis, che in sole due settimane ha avuto il tempo di segnare 32 punti in 25 minuti al ritorno in campo, criticare aspramente lo sforzo profuso dai propri compagni alla terza partita (un -30 casalingo contro gli Orlando magic), ed infortunarsi alla spalla sinistra alla quarta, mettendo addirittura a rischio la sua partecipazione alla Partita delle Stelle di Charlotte.

Una situazione imbarazzante e potenzialmente dannosa per i New Orleans Pelicans. La mala-gestione del caso Davis è costata il posto di lavoro all’ex General manager Dell Demps. La soluzione più logica per una squadra attualmente al 13esimo posto nella Western Conference a sole 23 partite dal termine della regular season – ovvero fermare la propria star scontenta e sul piede di partenza – non si è rivelata finora praticabile.

Anthony Davis, Adam Silver: “Situazione dannosa per tutti”

Come riportato da Marc Stein del NY Times, i Pelicans avrebbero rinnovato nei confronti della NBA la loro istanza, chiedendo sostanzialmente alla lega di tornare sui propri passi e “rimuovere” l’obbligo imposto di schierare Anthony Davis, in mancanza di motivi invalidanti.

Durante la consueta conferenza stampa di metà stagione, il Commissioner NBA Adam Silver ha dichiarato come la vicenda Davis si sia gradualmente trasformata in una distrazione: “E’ una situazione dannosa. Dannosa per il team (i Pelicans, ndr) e dannosa anche per Davis, sinceramente“.

L’attenzione della NBA nella salvaguardia della propria immagine, ed alcuni precedenti potrebbero correre in aiuto del New Orleans Pelicans. I casi Carmelo Anthony e Chandler Parsons – tenuti fuori squadra dai rispettivi team senza motivazioni di carattere fisico o disciplinare – sono troppo recenti per non essere citati in favore delle istanze dei Pelicans.

Il valore ed il “volume” di una superstar come Anthony Davis conferiscono una dimensione diversa alla questione. Nel recente passato, altre star hanno chiesto ed ottenuto una trade dai rispettivi ex-team. Paul George rese nota l’intenzione di non rifirmare con Indiana nell’estate 2017, lasciando ai Pacers il tempo e modo di cercare la soluzione migliore per tutti (l’obiettivo – noto ma non manifesto – di George era all’epoca quello di trasferirsi ai Lakers, che non furono però in grado di imbastire una trade).

Le poche partite giocate in questa stagione da Jimmy Butler in maglia Timberwolves non sono state prive di momenti imbarazzanti (a causa anche dell’ostinazione dell’ex head coach della squadra Tom Thibodeau) ma – al pari di George – gli oltre 3 mesi di “mercato aperto” a disposizione dei Twolves hanno permesso alla squadra di risolvere la questione senza particolare fretta.

E’ innegabile che la tempistica della richiesta di trade di Davis e Rich Paul abbia danneggiato gli interessi di squadra e giocatore. L’italico “gioco delle 3 carte” messo in piedi dai Pelicans in due settimane di trattative con i Los Angeles Lakers ha peggiorato i rapporti tra Davis e management.

E’ dunque probabile che – allo stato attuale delle cose – interessi di Davis, New Orleans Pelicans ed NBA possano collimare, ed incontrarsi su di una linea comune: permettere ai Pelicans di non mettere a repentaglio integrità fisica e valore di mercato della propria star, risparmiare ai tifosi paganti dello Smoothie King Center di New Orleans lo spettacolo di una superstar in campo da separato in casa da qui ad aprile, e risparmiare a Davis e compagni momenti imbarazzanti, domande (per quanto possibile), fischi e “ruoli da cattivo”.

Almeno per 3 mesi.

“Le richieste pubbliche di trade? Non le ho gradite” Parola di Adam silver

Anthony Davis, Jimmy Butler, Kyrie Irving, i panni sporchi (ergo le richieste di trade) si lavano in famiglia? Il Commissioner NBA Adam Silver – che non ha giurisdizione su tali dinamiche – preferirebbe di sì.

Rispondendo alle domane dei cronisti durante il consueto appuntamento “sullo stato della NBA” con i media nazionali ed internazionali a margine dell’All-Star Weekend, Silver ha dichiarato di non aver gradito particolarmente le recenti richieste pubbliche di trade dei giocatori, facendo riferimento – pur senza citarli direttamente – ai casi di Jimmy Butler ed Anthony Davis.

Se devo essere sincero, no, non mi piace la pratica di richiedere una trade da parte dei giocatori, specie se resa pubblica. Mi piacerebbe vedere questioni di questo tipo affrontate in maniera più riservata e discreta. Richieste di questo tipo hanno ovviamente un grande impatto mediatico, sono paragonabili ad uno spettacolo pubblico. Ma non sono il tipo di intrattenimento cui la NBA pensa

– Adam Silver –

A seguito della pubblica richiesta di trade, diffusa consapevolmente ed in aperta violazione del regolamento NBA in materia, da parte di Anthony Davis e  del suo agente Rich Paul, la lega ha multato la star dei New Orleans Pelicans per 50mila dollari, riconoscendo nelle azioni dei due “un tentativo volontario di compromettere la relazione professionale tra Anthony Davis ed i New Orleans Pelicans

Parte Basketball Africa League, patrocinata da NBA e FIBA: palla a due nel 2020, Obama testimonial?

Da Charlotte, North Carolina, sede dell’edizione 2019 dell’All-star Game, la NBA annuncia la prima edizione della Basketball Africa League, pronta a partire dal 2020 tra Angola, Egitto, Kenya, Marocco, Ruanda, Senegal, Sud Africa e Tunisia.

Due il numero massimo di squadre per ogni nazione partecipante, in un formato che richiamerà la formula della Uefa Champions League di calcio. Il torneo di qualificazione alla competizione continentale inizierà nella seconda parte del 2019.

L’organizzazione del torneo sarà condivisa tra NBA e FIBA, e vedrà la “partecipazione straordinaria” – in un ruolo ancora da definire – del 44esimo presidente degli Stati Uniti Barack Obama. La lega oggi guidata da Adam Silver è attiva in territorio africano da diversi anni, con iniziative come “Basketball Without Borders“.

“La BAL (Basketball Africa League, ndr) è un passo importante nel processo di diffusione della pallacanestro nel continente africano. Il campionato permetterà a tanti giovani talenti di mettersi in mostra in una vetrina importante, e che servirà da ispirazione per le future generazioni di ragazzi e giocatori

– Adam Silver –

Siamo onorati di avere la possibilità di lavorare al fianco della NBA” Così Alphonse Bile, numero 1 FIBA in AfricaPer l’organizzazione di un torneo continentale senza precedenti nel continente africano. La Basketball Africa League darà la possibilità ai maggior club ed ai migliori giocatori africani di competere in un campionato di alto livello

Adam Silver: “NFL? No grazie, concentrato al 100% sulla NBA e sul suo futuro”

ADAM SILVER #LEBRON JAMES

Il Commissioner NBA Adam Silver non cederà alle sirene della ricca NFL e rimarrà alla guida della lega cestistica più famosa al mondo “al 100%”.

Nei giorni scorsi, alcuni rappresentanti dei proprietari delle 32 squadre NFL avrebbero ufficiosamente “proposto” la candidatura di Adam Silver quale nuovo grande capo della massima lega di football americano.

L’attuale “Commish” NFL Roger Goodell – subentrato nel 2006 al grande Paul Tagliabue – ha siglato nel 2017 un nuovo accordo del valore di oltre 200 milioni di dollari per guidare la National Football League sino al 2022.

Dirò soltanto che non ci ho mai pensato, nemmeno per un minuto” Così Silver a Ramona Shelburne di ESPN. Il Commissioner NBA non ha smentito i “rumors” su un suo futuro incarico NFL, ma si è detto concentrato esclusivamente sul suo ruolo attuale.

Mi sento davvero fortunato (di poter lavorare per la NBA, ndr). Da tifoso di lunga data e da storico dipendente NBA, avere avuto l’opportunità di poter guidare la lega è qualcosa che ha superato persino i miei sogni da ragazzo. Ho apprezzato ogni singolo giorno da Commissioner NBA, e credo che la lega abbia davanti a sé un grande futuro, ricco di opportunità (…) e sento un forte senso del dovere verso i tifosi e la grande famiglia NBA. Il mio impegno è garantito al 100%

– Adam Silver –

Silver prese il posto nel 2014 di David Stern, Commissioner NBA dal 1984. L’estate scorsa, il contratto che lega Adam Silver alla NBA è stato prolungato sino al termine della stagione 2023\24.

ASG 2019, Wade e Nowitzki ci saranno, Dwyane: “LeBron scegli bene!”

ASG 2019, Dirk Nowitzki e Dwyane Wade inseriti d’ufficio nei roster delle due squadre dal commissioner NBA Adam Silver.

 

La lega ha deciso di tributare un ulteriore onore ai due fuoriclasse ed ex campioni NBA Dirk Nowitzki e Dwyane Wade, giunti alla loro ultima stagione da professionisti.

 

La star dei Miami Heat e l’MVP 2007 saranno selezionati da LeBron James e Giannis Antetokounmpo, capitani delle due selezioni che si sfideranno domenica 17 febbraio a Charlotte, in uno speciale “terzo giro” dell’All-Star Game Draft che si terrà in diretta TV nazionale su TNT giovedì 7 febbraio. “L’All-Star Game NBA, una clebrazione della pallacanestro globale, è il palcoscenico ideale per salutare e rendere omaggio a due grandi campioni” Così Silver.

 

Dwyane Wade, 12 volte All-Star in carriera, ha così commentato:

 

Ringrazio comunque i miei tifosi per tutti i voti che mi hanno dato, non volevo finire per rubare il posto ad un giocatore più meritevole di me quest’anno, che magari sarebbe stato al primo o secondo All-Star Game. Io ne ho già giocati 12, ho apprezzato molto la scelta del commissioner di includere me e Dirk (Nowitzki, ndr) creando due posti extra. Sono davvero contento di poter condividere questo momento con Dirk, uno dei più grandi giocatori mai esistiti ed uno degli avversari più forti mai incontrati. La cosa giusta da fare. In che squadra finiro? A LeBron (James, ndr) conviene scegliermi

 

– Dwyane Wade –

 

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