Ergin, l’Imperatore

chi è Ergin Ataman

A confrontare le immagini, non sembrano neanche la stessa persona. Al massimo fratelli. La foto di Ergin Ataman allenatore della Mens Sana Siena ritrae un uomo pingue, con un taglio di capelli a metà tra quello conventuale e quello dei Beatles. Era l’inizio del millennio, e la squadra toscana decise di pescare fuori dall’Italia per scegliere il successore Fabrizio Frates.

Arrivò lui, e l’impressione che diede fu quella sopra descritta. Veniva dall’Efes Pilsen (nell’epoca in cui gli alcolici potevano essere ancora associati come main sponsor alle squadre di Eurolega), vinse solo la coppa Saporta, arrivò a un centimetro dalla Coppa Italia ma furono Ettore Messina e Manu Ginobili, alle loro rispettive ultime evoluzioni con la V nera, ad appropriarsene. Rimase due anni, e lasciò il posto a Carlo Recalcati, che al primo colpo vinse lo scudetto.

Tornò nel 2006, ed era irriconoscibile: magro, pizzetto, aria da tombeur de femmes. Tornò per allenare la Fortitudo, in un’epoca in cui dall’altra parte, post-radiazione, si provava a tornare competitivi. Nella Virtus c’era un altro uomo del Mediterraneo orientale come lui, il macedone Zare Markovski. Ataman arrivò, e fece un paragone: la mia è simile a una squadra NBA, la Virtus come una di NCAA.

Non c’era nulla di offensivo, voleva semplicemente sottolineare che la sua Fortitudo aveva minuti definiti per tutti i giocatori, mentre i bianconeri erano più impostati su un platoon system, ma gli si ritorse contro. James Thomas doveva essere quello che lui definì il suo portiere, ma si ritrovò a difendere quasi da solo, in una squadra a trazione largamente offensiva. Fu esonerato e presero il suo posto la strana coppia Oldoini-Gay.

Il ritorno in Turchia di Ergin Ataman

Così fece ritorno a Istanbul, che sta a lui come la nave sta al Novecento dell’omonimo romanzo di Baricco. Non si è mai espresso oltre i confini dell’ambiente che ha conosciuto. Ok, magari è un po’ forzato, però neanche troppo, considerando che lui che a Istanbul studiò alla Italian High School e che le uniche sue esperienze fuori dai confini nazionali sono state nel Bel Paese.

Anzi, non nazionali: cittadini. Perché, a parte le due parentesi in Italia e il triennio come ct della nazionale turca, l’Imperatore, come fu con poca fantasia ribattezzato dai non molto influenti media cestistici al suo arrivo in Italia associandolo a quel Fatih Terim che nello stesso periodo aveva guidato Fiorentina e Milan, ha esercitato la propria professione fuori dalla più importante città turca solo per poco tempo ad inizio carriera alla Turk Telekom Ankara (dove vinse una Coppa del Presidente) e al Pinar Karsiyaka.

Detto dell’era pre-Mens Sana, dopo Siena si trasferì all’Ülker, dove rimase in sella fino al 2006, quando l’omonima società decise di chiudere baracca per sponsorizzare il Fenerbahçe. Poi, come accennato, il trasferimento all’Aquila, che comunque per la cronaca si chiuse con un record di 8-8.

Un anno dopo arrivò il Besiktas, raggiunse i quarti di finale in EuroCup ma il club volle separare le proprie strade. Bussò di nuovo l’Efes, ed era una di quelle offerte che non si potevano rifiutare, se non altro perché al primo amore non si può dir di no. Entro i confini nazionali fece l’en plein, ma durò solo fino due anni. Rimase a piedi non molto tempo: pochi giorni aver compiuto 45 anni il Besiktas si rifece sotto, e vinse il suo terzo campionato turco in sette anni.

Poi, siccome non ti paragonano a Terim senza motivo, ecco l’approdo al Galatasary. La permanenza lì fu, come dire, frizzante: problemi economici, conflitti interni (il più famoso quello con Nolan Smith) e una serie di commenti non proprio diplomatici sulla tifoseria della Stella Rossa che portarono il primo ministro locale a definirlo una persona non gradita in Serbia, prima che il coach facesse una frettolosa marcia indietro.

Con i colori giallorossi addosso ci è rimasto cinque anni, e il primo anno fu collega proprio di Terim, il quale dal 2002 fa la spola tra Galatasaray e la panchina della Turchia, e in quel momento era nel club. Esperienza che sarebbe stata poi replicata dal 2014 al 2016, quando Ataman e Terim erano ct delle rispettive nazionali, anche se il primo era part-time.

Il primo amore non si scorda mai

Dall’estate 2017 primo si è rigenerato per la terza volta con l’Efes. Il primo amore, appunto, dove quest’anno sta disputando un’Eurolega da protagonista. In realtà ha sempre avuto mentalità europea, prova ne siano le tre coppe continentali portate a casa: la Saporta con Siena, l’EuroChallenge, l’Eurocup con il Galatasaray. Quest’anno il suo Efes però sta davvero facendo registrare una campagna europea superlativa. Ad oggi è quarto con un record di 14-8, dietro alle ultime tre vincitrici della rassegna, ovvero Fenerbahçe, CSKA e Real Madrid.

Risultati che sta raggiungendo, a ben guardare, avendo impostato la sua squadra con uno stile che potrebbe in effetti ricordare la NBA, più che la pallacanestro europea d’antan. L’Efes infatti in attacco cerca comunque la transizione come prima opzione. Se non trova spazio, riporta la palla in punta per una serie di uscite dai blocchi laterali, oppure si spargono tre tiratori fuori dall’area, che sono due esterni (tra cui Simon e Beaubois, migliore realizzatore con Micic a 12.3) e un’ala forte che si apre.

Il riferimento in area è unico, sotto canestro quando è Dunston o Pleiss, o pronto a tagliare dal mid-range quando è Moerman, e con due play come Micic o Larkin non è raro che il lungo in area salga a bloccare e rollare per la loro incursione.

In difesa, viceversa, occupa il lato forte, lasciando più spazio ai tiratori sugli esterni, collassando spesso e volentieri sul penetratore, mentre a metà campo si cerca l’anticipo, prova ne sia la quinta posizione di Moerman nelle rubate (1.41).

Un sistema basico, insomma, che esalta le caratteristiche e il talento dei giocatori, un sistema che potrebbe anche riportare l’Efes alle Final Four, raggiunte solo nel 2000. Con l’Imperatore nulla appare impossibile.

Eurolega preview: Efes-Olympiakos, gara quattro

Win or go home: l‘Olympiakos, partito coi favori del pronostico, si trova colle spalle al muro nella serie di playoff contro l‘Efes, che è avanti 2-1 e stasera potrà chiudere i conti davanti al pubblico amico. I greci, gara uno a parte, stanno deludendo molto. L’Efes li sta battendo sul loro terreno, quello della difesa forte e dei ritmi bassi; Spanoulis è sembrato fin qui l’unico biancorosso in grado di dare un contributo costante in attacco. L’Efes, dal canto suo, sta sorprendendo tutti con la sua capacità di cambiare pelle nei momenti importanti, trasformandosi in un team di grande difesa e anche di gioco ragionato. Velimir Perasovic sa di essere vicino a compiere un’altra impresa, ma teme un leone ferito come l’Olympiakos e sa anche che perdere gara quattro potrebbe voler dire addio alle Final Four.

Gli ingranaggi dell’Olympiakos di coach Sfairopoulos sembrano essersi inceppati proprio sul più bello, in gara quattro però è vietato sbagliare

Efes: difesa, difesa e ancora difesa

L’Efes sembra aver imparato giusto in tempo che “la difesa fa vincere le partite”. Perasovic ci ha messo una stagione intera, ma è riuscito ad insegnare ai suoi che nella propria metà campo non si può fare affidamento solo sull’atletismo, per quanto esso sia straripante. Lezione imparata: dopo gara due, anche nel terzo atto della serie i turchi hanno dato una prova difensiva magistrale, tenendo l’Olympiakos a 60 punti realizzati, 15 dei quali a nome Spanoulis, e al 37.5% da due punti (12/32). E se Dunston sta presidiando l’area efficacemente, sugli esterni va notato la pressione asfissiante di Dogus Balbay. Quando il numero quattro è in campo si occupa di Spanoulis e lo costringe a tiri difficili, spesso forzati (quando non gli impedisce proprio di prendere il pallone). Questa determinazione difensiva sarà chiave anche in gara quattro, ma non dimentichiamoci di ciò che succede dall’altra parte.

L’aggressività e la pressione di Dogus Balbay su Spanoulis saranno ancora elementi chiave per battere l’Olympiakos

Nel quarto periodo dell’ultima gara l’Olympiakos era però arrivato sul meno uno, dopo essere stato sotto di quattordici punti nel terzo periodo. Una rimonta lenta, ma dilapidare un vantaggio in doppia cifra quando la partita è a punteggio basso non è affatto positivo. E questo è avvenuto perché l’Efes ha avuto un lungo blackout in attacco. Certamente pensare di attaccare efficacemente una difesa come quella greca tirando coll’11% da tre punti (2/18) è quasi utopistico e proprio in questo dovrà migliorare la squadra turca. Ritrovando il tiro dall’arco, sarà più facile trovare spazio in area, anche per caricare di falli i lunghi ospiti. Ma in un eventuale finale punto a punto è doveroso per gli uomini di Perasovic aumentare la precisione dalla lunetta, dopo l’8/16 di gara tre. Con la stessa efficacia difensiva e percentuali al tiro migliori l’Efes volerà alle Final Four.

Thomas Heurtel è il migliore tiratore di liberi dell’Efes, con oltre l’86% di realizzazione. Potrebbe pesare contro l’Olympiakos

Olympiakos: ok difesa e Spanoulis, ma gli altri?

Se c’è una persona, in questa serie, che può dire di predicare nel deserto è certamente Vassilis Spanoulis, unico uomo sempre in doppia cifra di punti nelle tre gare per il team di Atene. Ovviamente questo non può bastare per pensare anche solo di vincere una partita in quel di Istanbul. Si attende una certa continuità offensiva soprattutto dai senatori del gruppo, quali Printezis, Mantzaris o Papanikolaou. Certamente quel che più sta mancando è il movimento di palla. La squadra di Sfairopoulos è spesso costretta a far affidamento sul tiro da tre punti e viene tenuta a percentuali bassissime dentro l’area, data anche la mancanza di tecnica in post-basso di Milutinov e Birch. Ritrovare una circolazione decente deve essere il primo ordine del coach greco.

Kostas Papanikolaou avrebbe tutto per portare punti a questo Olympiakos, ma finora è parso un fantasma

D’altra parte, l’intensità difensiva messa fin qui nella serie è certamente quella giusta e deve essere il punto di partenza per cercare di ribaltare la serie. l’Olympiakos sta facendo un ottimo lavoro soprattutto sul perimetro, tenendo l’Efes a percentuali pessime da dietro l’arco. Qualche problema in più sussiste nella protezione del ferro, soprattutto quando Milutinov lascia il posto a Birch. In ogni caso, coach Sfairopoulos può essere soddisfatto della continuità difensiva della propria squadra, ma dovrà essere bravo a sfruttarla per trovare energia anche in attacco. Più facile a dirsi che a farsi, ma nella pallacanestro si vince su entrambe le metà campo e l’Olympiakos lo sta imparando a proprie spese.

Servirà il massimo aiuto a Vassilis Spanoulis da parte degli altri giocatori dell’Olympiakos per ritrovare qualità ed efficacia in attacco

Eurolega preview: Efes-Olympiakos

Va in scena stasera gara tre della serie di quarti di finale tra Olympiakos ed Efes. La serie si sposta ad Istanbul e vede il fattore campo nelle mani della squadra turca, capace di vincere al Pireo dopo la netta sconfitta del primo match (87-72). Il secondo atto della serie è stato sicuramente più equilibrato (71-73) e ha visto prevalere la squadra turca grazie ad un piazzato dal mezzo angolo di Alex Kirk a 48 secondi dalla fine. L’Olympiakos, dal canto suo, ha difeso ancora una volta in maniera più che sufficiente, ma in attacco è sembrato privo di idee, forse sorpreso da un Efes stranamente efficiente ed aggressivo nella propria metà del campo. Ciò che non ci aspettavamo è dunque successo e rende la serie ancora più equilibrata e divertente. Perasovic e Sfairopoulos dovranno preparare gara tre con estrema attenzione.

In gara due Velimir Perasovic ha preparato alla grande la difesa del proprio Efes

Efes: ritrovare Heurtel e Brown per avvicinarsi alle Final Four

L’Efes ha eseguito al meglio il proprio compito, riuscendo a vincere una gara ad Atene, e ora può cercare di chiudere la serie vincendo le due gare sul proprio campo. Impresa non esattamente facile contro una squadra forte ed esperta come l’Olympiakos, ma i turchi tornano dalle due gare in trasferta con impressioni positive. Innanzitutto ha sorpreso tutti la magistrale prova difensiva fornita dagli uomini di Perasovic, bravi nell’isolare Spanoulis e Printezis e nel chiudere l’area, permettendo ai greci solo un misero 13/29 da due punti. Pare quasi scontato dire che è necessario ripetere questo ottimo lavoro sporco per raggiungere la semifinale.

La vittoria dell’Efes in gara due nasce sopratutto dalla difesa e dal lavoro sporco

Adesso, però, il team di Istanbul gioca davanti al pubblico amico ed è quindi chiamato a prendere coraggio anche in attacco. Se Honeycutt è stato fin qui il leader realizzativo (16 punti di media nella serie), in gara due si sono visti ottimi segnali da Dunston, autore di una prova totale (16 punti, 4 rimbalzi e 5 assist) e bravo anche a creare per i compagni dal post-basso. I segnali si attendono ora dalle due stelle indiscusse di questa squadra, Thomas Heurtel e Derrick Brown, finora mai in doppia cifra nella serie e per nulla incisivi in attacco. Perasovic ha assoluto bisogno delle sue due stelle, che devono essere la guida del gruppo nei momenti difficili. Difendere come fatto in gara due e ritrovare questi due giocatori significherebbe probabilmente vincere gara tre.

Per vincere gara tre l’Efes avrà bisogno di un Derrick Brown migliore di quello visto finora

Olympiakos: non possono bastare Spanoulis e Printezis

E dire che i due santoni del basket greco, Spanoulis e Printezis, hanno provato a vincere gara due, segnando 20 punti a testa…ci sono andati vicini, ma non è bastato. L’Olympiakos ha bisogno di qualcosa in più, di quel gioco corale fatto vedere per gran parte della stagione. La squadra greca, nel secondo atto della serie, ha pigramente accettato la sfida al tiro da tre punti lanciatale dagli ospiti (11/30), dimenticandosi di attaccare il ferro per caricare di falli i lunghi avversari. E’ indubbio che servano uno Spanoulis ed un Printezis al meglio per vincere ad Istanbul, ma gli altri devono dare qualcosa di più in attacco.

L’uomo in più contro l’Efes potrebbe essere Kostas Papanikolaou

Doveroso è sicuramente un contributo più copioso da parte di Kostas Papanikolaou (solo 7 punti in gara due) e della panchina, efficace solo con Erick Green nell’ultima sconfitta. L’assenza di Matt Lojeski sta sicuramente pesando dal punto di vista del movimento del pallone, dato che toglie all’Olympiakos un tiratore mortifero sugli scarichi e sui ribaltamenti, ma non può essere una scusa per una squadra di questo livello. L’impressione è che la mancanza di un lungo di altissimo livello nel pitturato venga pagata a caro prezzo in attacco e questo aspetto non è aggiustabile. Starà alla truppa di Sfairopoulos ripartire dalla solita grande difesa e dal gioco collettivo. In caso contrario la stagione europea potrebbe prendere una piega inaspettata.

Per battere l’Efes servirà ancora una volta un grandissimo Spanoulis, ma non solo

Euroleague Preview: Olympiakos- Anadolu Efes Istanbul

Olympiakos e Anadolu Efes sono pronte a sfidarsi per questa gara 2 di playoff. Per i greci sarà fondamentale continuare sulla falsariga di gara 1; i turchi devono provare a vincere per impattare la serie

L’Olympiakos visto in gara 1 è una vera e propria macchina da guerra. La squadra di Sfairopoulos è stata concreta in attacco ed attenta in difesa. I greci hanno dominato in lungo ed in largo concedendo pochissimo all’attacco turco. Se gli ellenici dovessero continuare su questa strada sarebbe molto difficile per chiunque affrontarli.

La gara sarà trasmessa su SKY SPORTS PLUS HD, canale 205 di SKY a partire dalle 19:55. Per l’occasione abbiamo chiesto a Nicola Garzarella ed Andrea Ranieri di presentarci la gara. Vediamo cosa ne è uscito fuori.

EFES: RITROVARE IL GIOCO DI SQUADRA PER PRENDERE IL FATTORE CAMPO 

Thomas Huertel – Efes Instanbul

Lo abbiamo detto in gara 1: l’Efes non è riuscito ad innescare le proprie bocche da fuoco. L’attacco si è spesso chiuso con tiri forzati o prodezze individuali; la qualità del gioco offensivo non è sembrata adatta ad una squadra che fatica già molto in difesa,nonostante il numero di palle perse sia stato limitato (appena undici). E’ lecito, innanzitutto, attendersi qualcosa di più da parte di Derrick Brown e Bryant Dunston ; autentici protagonisti della stagione regolare, ma assenti ieri su entrambi i lati del campo. Neanche il letale pick&roll di Heurtel è riuscito ad aprire varchi nella difesa greca e ciò è sintomatico delle difficoltà incontrate dalla squadra turca.

Il pick and roll tra Thomas Heurtel e Bryant Dunston è sicuramente l’arma offensiva più pericolosa dell’Efes

In gara due sarà necessario ripartire da un maggior movimento e da un attacco più veloce. L’errore più grosso che l’Efes possa (ri)commettere è quello di adattarsi ai lenti ritmi di gioco che piacciono al team ateniese. L’ordine principale di Perasovic sarà quello di correre in transizione per non far schierare la difesa avversaria trovando facili conclusioni al ferro. E’ chiaro però che sia necessario anche alzare il livello dell’intensità difensiva per riuscire in questo intento;  ciò dipenderà in primis dalla voglia dei giocatori turchi: i mezzi i necessari per contenere gli avversari non mancano. Altro aspetto da migliorare per sperare nell’impresa è sicuramente il tiro da tre punti (solo 6/17 in gara uno); gli ospiti avranno  bisogno di tirare di più e con più precisione dall’arco per aprire  l’area dell’Olympiakos, altrimenti sempre presidiata in maniera magistrale.

Insomma, l’Efes può portare a casa la partita ribaltando il fattore campo. Tuttavia sarà necessario far prevalere le proprie caratteristiche tattiche su quelle dell’Olympiakos. Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma la squadra di Perasovic non ha nulla da perdere.

OLYMPIAKOS, LA LEGGE DEL PIREO PER SOGNARE

Olympiakos BC
Vassilis Spanoulis con la maglia dell’ Olympiakos

I greci hanno mandato un chiaro messaggio in gara 1: al Pireo non si passa. Il gioco mostrato dal team di Sfairopoulos è stato di livello altissimo; una magistrale prestazione sia offensiva che difensiva. Il Pireo si è confermato ancora una volta un fortino inespugnabile: continuando così nulla è precluso agli ellenici. Il coach greco è tuttavia consapevole che cali di concentrazione potrebbero essere molto deleteri. Mantenendo alta l’intensità l’ Olympiakos non dovrebbe avere troppi problemi a surclassare i turchi. La qualità del team greco non è seconda a nessuno in questi playoff e gara 1 l’ha confermato. Ora bisogna solo continuare così

Assoluti protagonisti della prima gara sono stati Vangelis Mantzaris ( 14 punti), Printezis ( 11 punti) ed Erick Green (13 punti). I tre tenori, guidati da quel gran maestro di Spanoulis ( 10 punti e 7 assist), hanno fatto banchettato contro la difesa turca. Sopratutto a rimbalzo l’Oly ha dominato: ben 40 i rimbalzi catturati dai greci contro i 28 dei turchi. Il dominio avuto nel pitturato, grazie sopratutto a Printezis e Milutinov, è stata la vera chiave della vittoria. Ora tutti si aspettano la stessa cosa in gara 2, il Pireo lo reclama.

Con Lojeski ancora in dubbio, la panchina sarà chiamata ancora una volta ad una prova di solidità. Waters, Green, Papapetrou e Agravanis dovranno continuare a guidare la second-unit. La panchina greca ha surclassato la pari-ruolo in gara1, per vincere sarà necessario continuare così. La chiave di gara 1 è stata la difesa, contenere ancora una volta Heurtel Dunston e Brown è l’imperativo per vincere. Per il resto basterà la solita qualità greca.

Unics
Georgios Printezis esulta dopo un canestro.

Efes Pilsen: passato di gloria nazionale, presente di speranze europee

L’Efes è una delle società di pallacanestro più conosciute in Europa. Disputa da anni l’Eurolega, mettendo spesso in piedi un roster competitivo e ricco di stelle. Nonostante questo, ad un passato di vittorie in patria la squadra turca non riesce a far seguire un presente di successo in Europa.

Efes Pilsen: un po’ di storia

La denominazione societaria Efes Pilsen” deriva dal nome dell’azienda di bevande che finanzia il club, fondato nel 1976 sotto il presidente Tuncay Ozilhan, che rilevò i diritti per la partecipazione alla seconda divisione turca appartenenti al Kadikoy Spor. L’Efes raggiunse la prima divisione già nel 1978 e nel 1979 vinse subito il suo primo scudetto. Da quel momento, la squadra non è mai retrocessa nel campionato inferiore e, anzi, vanta un palmarès di tutto rispetto. La squadra di Istanbul ha conquistato, nella sua storia, ben tredici scudetti, dieci Coppe di Turchia ed altrettante Coppe del Presidente, competizione molto sentita in Turchia. E’ stata anche la prima società turca a partecipare ad una finale di Coppa europea per club, nel 1992-93. Inoltre, non vanno dimenticate le partecipazioni alle Final Four di Eurolega del 2000 e del 2001. Il punto più alto a livello europeo è stato comunque raggiunto nel 1996, quando l’Efes è diventato il primo team turco a vincere una competizione continentale, portando a casa la Coppa Korac. Dal 2001 ad ora, però, nonostante i grossi investimenti per costruire sempre dei roster competitivi, la squadra di Istanbul non è mai andata oltre i quarti di finale della Eurolega. Ed è dal 2009 che non riesce a cucirsi sulla maglia lo scudetto turco.

Tyler Honeycutt e Thomas Heurtel sono sicuramente due dei principali terminali offensivi dell’Efes 2016-17

L’Eurolega di quest’anno come ennesima occasione

Una stagione cominciata in salita: dopo venti partite il record diceva 9-11 e i playoff sembravano solo un lontano miraggio. Poi una svolta, con otto vittorie nelle ultime dieci partite. Uno dei momenti chiave è quello avvenuto nello scontro contro una Milano che sembrava rinata: a meno di quattro minuti dalla fine della partita (Efes a meno otto 75-83) Zoran Dragic in contropiede si divora il canestro che avrebbe chiuso la sfida. Da quel regalo insperato, da quell’errore tanto banale quanto pesante, la stagione dell’Efes è cambiata. Una volta riaccesasi la speranza playoff, la squadra non ha più abbassato lo sguardo. Uno sguardo fiero, quello di chi sa di essere in missione e di doverla compiere, aiutato anche dalla fortuna. Certo, sarebbe riduttivo dire che un layup sbagliato ha cambiato completamente il volto alla squadra di Velimir Perasovic, ma di sicuro ciò che doveva definitivamente spegnere ogni speranza l’ha riaccesa e le grandi squadre queste occasioni le colgono al balzo. Ora serve un’altra impresa per tornare alle Final Four: battere i campioni d’Europa del CSKA.

Zoran Dragic, con un layup, poteva mettere fine alle speranze di playoff dell’Efes

Efes: la forza di compiere un’altra impresa

Quando riesci a fare qualcosa che nessuno si aspettava da te è normale sentirsi soddisfatti, appagati. Ma quanto sarà stata poi utile quella prima impresa se poi non si prova a sublimarla, a farla fruttare tentando di compiere quella successiva al massimo delle proprie possibilità? Questo devono chiedersi i giocatori e lo staff dell’Efes preparandosi ad affrontare un quarto finale estremamente ostico contro il CSKA. Giocare contro i campioni in carica è naturalmente difficile, ma ha il vantaggio di togliere ogni pressione dalle spalle. I turchi arrivano a questo scontro nel momento migliore della loro stagione e non hanno nulla da perdere. La motivazione di giocare contro un avversario così forte può spingere la squadra di Perasovic a migliorarsi, a dare il massimo anche in difesa, per poi sfogare tutto il proprio talento offensivo in campo aperto. L’Efes deve trovare la forza di compiere una seconda impresa e questa forza dovrà stare nell’orgoglio di voler rappresentare la propria nazione alle Final Four di Eurolega, per la prima volta dopo così tanto tempo.

Per l’Efes sarà importante la coesione del gruppo nel carcere l’impresa contro il Cska

Eurolega preview: Efes v Fenerbahce

Giovedì sera, alle 18:30, andrà in scena il 28esimo e terzultimo turno di Eurolega, che va a chiudere l’ultimo double header della stagione. Ad affrontarsi alla Abdi Ipekci Arena di Istanubl ci saranno , l’Efes padrone di casa e il Fenerbahce di Obradovic.

All’andata, nella bolgia della Ulker Sports Arena, finì 88-80 per il Fenerbahce. Il duo Sloukas+Vesely fu un rebus irrisolvibile per la difesa di Perasovic. Infatti la coppia produsse complessivamente per 41 punti, 6 rimbalzi e 5 assist. Ora la situazione in classifica è più o meno lo specchio di quell’usicta. Il Fener è quarto, mentre l’Efes ottavo e la differenza vista in quella partita, è sostanzialmente rimasta.

Vesely e Sloukas dominarono l’andata

Numeri

Offensivamente e difensivamente le differenze sono enormi. Il Fener produce per 77,2 punti di squadra e la mancanza di Bogdanovic e di Datome (out per un paio di settimane) dovrà servire da stimolo per le seconde punte. Dixon, Vesely e Udoh in primis. Che in serie mettono a segno: il play tascabile (11,1 ppg), il Gigione nazionale (9,6 ppg con il 48% da 3), il gigante della rep.ceca (10,3 ppg e 4,4 rpg) e il nigero-statunitense ( 12,3 ppg con il 60% dal campo).

L’Efes al contrario dei gialloneri, produce per 84,6 ppg. Huertel (13,3 ppg e 5,9 apg) e Brown (13,2 ppg e 5,7 rpg) tirano la carretta, soprattutto in attacco. Vengono aiutati però, da diverse primedonne tra cui: Tyler Honeycutt (8,8 ppg e 7,3 rpg), atleta clamoroso e Bryant Dunston (10,4 ppg e 6,4 rpg) il 31enne centrone made in USA.

Dynamic-Duo! Occhio a questi due e al loro ritmo

Difensivamente invece la lancetta pende a favore degli uomini di Obradovic che concedono solamente 75,5 ppg, e a discapito del 52,2% da 2, concedono solamente un 35% da 3, quindi sugli esterni solamente la difesa è di primissimo livello. L’Efes più o meno concede le stesse percentuali, un filo più alte, ma lascia banchettare gli avversari per 84 punti a serata, ed è con quelli che ha perso 12 delle 27 partite finora.

Attenzione al ritmo della partita, che i padroni di casa proveranno ad alzare e alle percentuali dei lunghi del Fener. Sono due chiavi, che potrebbero far pendere la partita per l’una o per l’altra.

Pronostico

L’Anadolu è ottavo, e deve vincere, altrimenti il Dogus torna su. Il Fener se perde, rischia di perdere il quarto posto e di conseguenza il fattore campo nei playoffs. Derby tesissimo.

EuroStory: Thomas Heurtel, l’etoilè di Bezièrs

Thomas Heurtel

Thomas Heurtel è il protagonista della terza puntata di EuroStory. Proviamo a conoscere meglio il playmaker dell’ Anadolu Efes Istanbul.

Non a tutte le stelle è dato splendere allo stesso modo. Ce ne sono alcune che hanno bisogno di notti limpide, altre brillano a prescindere. Ci sono alcune stelle che, pur brillando, non riescono ad emergere perché oscurate da altri corpi celesti più luminosi. Splendere in situazioni del genere non è mai semplice. Tuttavia il momento di brillare arriva per ogni astro celeste e spesso le stelle sottovalutate sono anche le più belle.

La storia di Thomas Heurtel non è molto distante da quella delle stelle sopracitate, proviamo a scoprirla insieme.

HEURTEL, UN ARTISTA A BEZIERS

Il nostro racconto inizia in una cittadina francese di 75000 abitanti: Bezièrs. Questo comune, non distante da Montpellier, può vantare degli illustri cittadini. Richard Gasquet e Alexandra Rosenfeld, su tutti, hanno trovato qui i natali. Apparentemente un tennista e una modella non hanno nulla in comune; nel nostro caso non è così. Entrambi, nei loro rispettivi campi, sono simbolo di eleganza e stile portati a livelli eccelsi. Gasquet è uno dei tennisti più eleganti e tecnicamente efficienti del circuito, un artista. La Rosenfeld è un ex-miss Francia e miss-Europa, per anni modello di vita di ogni ragazza francese. In questa città Fred e Jackie Heurtel danno alla luce il loro unico figlio: Thomas che continuerà la tradizione dell’eleganza in quel di Bezièrs.

Fred si trasferisce tuttavia in un comune vicino Bezièrs: Agde. Qui Thomas, all’età di 7 anni, accompagna il padre al “Palais des sports ” del comune, l’inizio di una meravigliosa storia d’amore. Il giovane Heurtel, girovagando per la palestra, si imbatte in un gruppo di ragazzi che stanno giocando con una strana palla arancione a spicchi. Li guarda sognate per qualche minuto; dopodiché chiama il padre: avrebbe giocato a quel gioco.

CLUB D’AGDE, I PRIMI PASSI

Il ragazzo si iscrive al team di quella palestra: il Club D’Agde. Sin da subito il piccolo Thomas si mostra straordinariamente portato per la pallacanestro. Il ragazzino non tira molto ma, in compenso, la passa benissimo. Ha tutte le qualità per imporsi: è arrogante, intelligente e con uno smisurato talento. Ben presto diventa l’oggetto delle attenzioni di molti scout regionali. La stella di Heurtel inizia a splendere. Diventa campione inter-regionale( con tanto di MVP) nel 2004, nel 2006 è campione di Francia a livello cadetto.

Gli scout forniscono ottime recensioni sul ragazzo: è un passatore di eccelso livello, ama far giocare i compagni ma ha un carattere un po complicato da gestire. Thomas infatti è consapevole dei propri mezzi e spesso ama provocare i suoi avversari. In campo però mette tanta grinta e lucidità, ha solo un difetto: un tiro ancora poco affidabile. Nel 2007, dopo l’ennesima annata positiva, il Pau-Orthez si accorge di lui.

UNA SFIDA COMPLICATA, IL PAU-ORTHEZ

Thomas Heurtel
Un giovane Thomas Heurtl con la maglia del Pau-Orthez suo primo club professionistico

Il giovane Thomas, per la prima volta, si allontana da casa. Si trasferisce in una città a quasi 400km dalla sua Bezièrs: Pau. Questo comune al confine con la Spagna riesce a coniugare alla perfezione storia e modernità. La “villè” è nota per i suoi edifici medievali, il club invece è noto per essere fucina di talenti per il basket francese. Gli scout di questa celebre società sono famosi per essere tra i migliori a livello nazionale. Proprio uno di questi scout convinse Heurtel a firmare per i bianco-verdi. Thomas si mette subito in mostra nelle giovanili del suo nuovo club,vince diversi premi e guadagna anche qualche minuto in prima squadra.

La stagione successiva ( 2008/9) è una delle più complicate nella storia del Pau. La società francese infatti vive una pesante crisi economica. La dirigenza si mostra incapace di fronteggiare la situazione e molti giocatori importanti, tra cui Boris Diaw e Mickael Pietrus, lasciano la squadra. In questo scomodo contesto Heurtel tuttavia trova il modo di imporsi. 10 ppg, 6,2 apg e 3 rpg gli consentono di vincere il titolo di “Migliore promessa del campionato francese”. Thomas gioca alla grande. Nonostante la giovane età in campo si comporta come un veterano e i compagni dipendono totalmente da lui. Le sue grandi prove tuttavia non sono sufficienti a salvare il Pau.

Con 7 vittorie e 23 sconfitte l’ Orthez chiude all’ultimo posto in campionato, retrocedendo dopo ben 33 anni di massima serie. Il Pau deve vendere i suoi migliori giocatori e tra questi Thomas Heurtel è quello con più mercato.

STRASBURGO E LUCENTUM ALICANTE

Il giovane talento  viene acquistato dalla società francese più vincente di sempre: l’ Asvel Lyon. Il club con base a Lione decide tuttavia di mandare in prestito il ragazzo e lo spedisce a Strasburgo. Anche qui Heurtel non trova una situazione semplice. Lo Straburgo sta vivendo un periodo di ricostruzione dopo la storica vittoria del titolo nel 2005. La squadra di Heurtel chiuderà terzultima e l’apporto del giovane playmaker sarà fondamentale per evitare la retrocessione. 10 ppg 4 apg e 3 rpg sono la dimostrazione della costante crescita di Thomas nonostante le difficoltà.

Si candida anche per il Draft NBA del 2010 ma il suo nome non risulta tra i 60 chiamati al Madison Square Garden. Heurtel, con grande coraggio, decide che è arrivato il momento di cambiare. Il campionato francese gli sta stretto, vuole allontanarsi dalla terra natale. Decide così di partire alla volta della vicina Spagna, la destinazione è Alicante: ad aspettarlo c’e il Lucentum

Come da tradizione, anche qui, Heurtel si trova a fare i conti con una situazione scomoda. Il Lucentum infatti, nonostante il buon mercato estivo, vive una stagione disastrosa. Ottiene la salvezza solo nelle ultime giornate ed Heurtel risulta uno dei migliori giocatori. Quando tutto sembrava andare per il verso storto ecco che la fortuna, per la prima volta, sceglie di premiare Heurtel. Dalle parti di Vitoria si sono accorti di lui, il Baskonia lo vuole a tutti i costi in squadra.

Thomas Heurtel
Thomas Heurtel con la maglia del Saski Baskonia

UNA NUOVA CASA, VITORIA

Thomas non ci pensa due volte e sceglie subito di partire, direzione Paesi Baschi. Qui Heurtel cresce in maniera esponenziale. Nella sua prima stagione basca gioca poco; il Baskonia è una squadra solida e con meccanismi collaudati, l’inserimento del giovane playmaker è graduale. Heurtel accetta questa situazione e trova anche il modo di esordire in Eurolega. Nelle due stagioni successive( 2012-13 e 2013-14) Thomas continua il suo processo di miglioramento. I numeri sono dalla sua parte: 9,5 ppg 5,3 apg 4 rpg sono le cifre che abitualmente vengono messe a referto in due stagioni a Vitoria. Tuttavia non è ancora lui la vera stella: Heurtas e Oleson lo relegano spesso in panchina ma lui non si arrende. Non era la prima volta che viveva un periodo complicato.

La stagione 2014-2015 è quella della svolta definitiva nella carriera di Heurtel. Il Baskonia decide di cambiare totalmente e cede la maggior parte dei suoi migliori giocatori. Huertas, Nocioni, Teletovic, Pleiss e Bjelica vengono spediti altrove. Le chiavi della squadra sono ora di Huertel. Il playmaker francese non tradisce le attese: 16,5 ppg 7 apg e 3 rpg sono i suoi fantastici numeri. Si prende sulle spalle il Baskonia e, nelle prime giornate, impressiona tutti.

Proprio quando tutto sembrava perfetto a Vitoria, ecco che arriva la chiamata che nessuno si sarebbe aspettato. A Instanbul, sponda Anadolu Efes, hanno pronto un ricco triennale per lui. Heurtel ci pensa su per giorni ma alla fine prende una decisione: avrebbe giocato in Turchia.

LA SFIDA PIU’ IMPORTANTE: L’ ANADOLU EFES

Thomas Heurtel
Thomas Heurtel con la maglia dell’ Efes

Heurtel arriva in Turchia nei primissimi giorni di Gennaio. Thomas trova una squadra con tanta voglia di far bene e, sopratutto, con tantissimo talento. Dario Saric, Cedi Osman e Furkan Korkmaz  sono solo alcuni dei gioielli di casa Anadolu. Il playmaker francese si trova a meraviglia con loro. Il suo gioco spettacolare, le sue abilità di passatore e il suo decision-making lo rendono subito un pupillo agli occhi dei tifosi turchi. Heurtel ci mette 2 mesi a vincere il primo trofeo in maglia Efes. Conquista subito la coppa turca e viene nominato MVP. Appena 8 mesi dopo vince un altro trofeo: a suon di assist spettacolari e tiri pesanti riporta in casa Anadolu la Turkish President’s cup

Viene confermato a roster nella stagione attuale. Heurtel sta trascinando la squadra verso i playoff grazie a prestazioni straordinarie. Il ragazzo di Bezièrs è ormai diventato una delle stelle di questa rassegna europea. La sua straordinaria abilità di regalare assist, la sua grinta e i suoi punti stanno facendo sognare l’esigente pubblico di Istanbul.

Il cielo ora è limpido, le nubi si sono finalmente diradate. Ora è il tuo momento Thomas, è il momento di splendere per l”Etoilè di Bezièrs”.

 

 

 

 

Euroleague: l’Efes batte il Real Madrid sulla sirena, Janning porta i turchi a gara 4

Nell’ultima gara della terza giornata dei play-off si affrontavano al Sinan Erdem Drome i padroni di casa dell’Anadolu Efes Istanbul e gli ospiti del Real Madrid Baloncesto. Per gli spagnoli la partita poteva essere decisiva per il passaggio del turno, visto il 2-0 con cui i madrileni stanno dominando la serie. Con una vittoria il Real avrebbe raggiunto il Fenerbahce alle Final Four. Mentre per i turchi l’unica alternativa era la vittoria. L’Efes, infatti, cercava, davanti al proprio pubblico, l’impresa, che gli avrebbe consentito di allungare la serie a gara 4. Ma ora vediamo nel dettaglio come è andata questa partita.

ANADOLU EFES ISTANBUL 75 REAL MADRID 72

Alla palla due la spuntano i padroni di casa, e dopo un’azione un pò confusa, Batuk mette a segno i primi due punti della gara per l’Efes. Rudy Fernandez prova a rispondere da tre per i Real ma la palla sbatte sul ferro senza entrare. I turchi non ne approfittano per allungare e il Real pareggia con Reyes, dopo due minuti siamo sul 2-2. Lasme risponde per l’Efes per il nuovo vantaggio turco, ma Rudy Fernandez la spara di nuovo da tre e questa volta non sbaglia, 4-5 sul tabellone. Poi l’allungo dei blancos con un’altra tripla, firmata Ayon e +3 Real. I padroni di casa provano a reagire con Saric, ma il Real riesce azione dopo azione a portare la partita dalla sua, e dopo i cinque punti di seguito di Llull è avanti di sei punti. 11-17 il risultato dopo sette minuti di gioco. L’Efes si riporta sotto con Osman e a fine quarto siamo sul 15-20Krstic risponde al 1/2 alla lunetta di Llull e porta la sua squadra a -5.

Secondo periodo che si apre con i due punti di Rodriguez e ancora +7 Real. L’Efes però non ci sta e approfittando della scarsa precisione al tiro del Real si riporta sotto fino al -2, dopo i due punti di Krstic. I turchi difendono bene ora e i madrileni sono in difficoltà, dopo tre minuti di gioco siamo 22-24.  L’Efes non riesce a pareggiarla e i Real, anche se con grande fatica, trova il +4 con i due punti di Nocioni. Poi la svolta a 03.45 sul cronometro, il pubblico di casa spinge l’Efes che trova a sorpresa il vantaggio. Prima il 2+1 ancora di Krstic e poi i due punti di Saric portano i turchi al +2. 28-26 sul tabellone. I blancos la pareggiano con Rudy Fernandez dalla lunetta, ma l’Efes ritrova il vantaggio con Osman da due. Partita che si fa intensissima, entrambe le squadre chiudono bene in difesa e gli attacchi risultano molto imprecisi. Il Real prova a rimetterla in parità in contropiede ma Rodriguez viene stoppato in entrata da Saric e sull’azione successiva lo stesso Saric penetra e porta l’Efes a +4. A un minuto e mezzo dalla fine siamo sul 32-28. Secondi finali confusi, gli ultimi punti sono del Real che va a segno con Llull da due, poi più nulla fino allo scadere. Il primo tempo si chiude 32-30.

Il migliore del primo tempo è Nenad Krstic, l'ex NBA mette a referto 9 punti e 4 rimbalzi.
Il migliore del primo tempo è Nenad Krstic dell’Efes, l’ex NBA mette a referto 9 punti e 4 rimbalzi.

Secondo tempo che regala dopo un minuto il nuovo pareggio del Real con Rudy Fernandez da due. 32-32 il risultato. I madrileni rimettono poi la testa avanti con la tripla di Carroll, +3 Real, dopo 1/2 dalla lunetta di Osman. Ma il vantaggio dura poco, fallo di Carroll su Heurtel che stava tirando da tre, la guardia dell’Efes non sbaglia dalla lunetta e fa 3/3. 36-35 sul tabellone. Real che non riesce a riportala dalla sua nell’azione successiva, anzi, perde completamente la testa e i turchi ne approfittano per il +6, dopo i tre punti di JanningLllul, però, non ci sta e ci prova a rimettere in gara i suoi con una tripla, ma l’Efes risponde con un’altra tripla di OsmanNocioni con un 2+1 prova a riportare a -4 il Real ma Janning risponde da due per il nuovo +6 Efes a tre minuti dalla fine. Partita bellissima nel minuto successivo, con le due squadre che giocano un ottimo basket e si rispondono colpo su colpo. Poi il break dei madrileni a otto minuti sul cronometro, con Carroll che da tre porta fino al -2 il Real. Ma l’Efes risponde con l’orgoglio e nel minuto finale del quarto si porta a +10, grande protagonista Janning che mette due triple decisive. Per il Real è black-out totale. Terzo periodo che finisce 56-46 per i padroni di casa.

Ultimo periodo che vede prevalere le difese e gli errori al tiro nei primi minuti, poi ancora una tripla di Janning porta al massimo vantaggio l’Efes, +13 per i turchi. Rodriguez accorcia subito a meno -10 con la tripla. Poi, ancora, Rodriguez protagonista, lo spagnolo mette sette punti in successione e porta il Real al -3. 62-59 a 04.39 sul cronometro. Efes stordito in questa fase centrale del quarto. Krstic riesce, poi, a trovare due punti per i turchi e la porta a +5, ma Rodriguez, ancora, la mette da due e accorcia nuovamente a -3. Krstic, però, decide di prendere in mano la sua squadra e ne piazza quattro in successione, per il +7 Efes. 68-61 a 02.13 dal termine. Ma il Real non ci sta e attacca a testa bassa, in un minuto si riporta sotto di un solo punto, con Rodriguez e con quattro punti Lull. Il risultato cambia ancora, 68-67 a ventisette secondi dal termine. Le due squadre vanno al fallo tattico, ma dalla lunetta nessuno sbaglia. I turchi lasciano poi tirare Carroll che mette la tripla del pareggio a otto secondi dal termine, 72-72. Ma ecco il miracolo di Janning! Il Real decide di no fare fallo e l’ex Suns mette la tripla decisiva sulla sirena. 75-72 il finale. Si va a gara 4.

L'uomo partita è Matt Janning, mette la tripla decisiva allo scadere e chiude con 21 punti, immenso!
L’uomo partita è Matt Janning, mette la tripla decisiva allo scadere e chiude con 21 punti, immenso!

Efes semplicemente fantastico, ci ha creduto fino alla fine ed è stato giustamente premiato per la grinta e la determinazione messa in campo. I turchi si giocano ancora l’accesso alle final four e portano il Real a gara 4, ancora ad Istanbul. Protagonista indiscusso Janning, che in serata di grazia, mette le tripla della vittoria allo scadere, l’ex NBA chiude con 21 punti, immenso anche Krstic con 17 punti, che si carica in spalla la squadra nei momenti decisivi. Real Madrid irriconoscibile, gli uomini di Pablo Laso giocano una pessima gara e non riescono mai a gestire la spinta offensiva dei turchi, al tiro sono molto imprecisi e pagano i black-out difensivi con la sconfitta. Pessima poi la scelta di non chiudere sull’ultimo possesso dell’Efes. Le disattenzioni costano caro e le Final Four sono rimandate, per ora. Non basta un grande Rodriguez con 17 punti e un ottimo Llull con 15.

In una serata storta per il Real, il migliore è Sergio Rodriguez con 17 punti.
In una serata storta per il Real, il migliore è Sergio Rodriguez con 17 punti.

Per Serie A Beko Passion,

Fabio Silietti

@Fabio Silietti

 

 

Euroleague, Recap Real Madrid- Analodu Efes: Ayon e Rivers mettono in ginocchio un ottimo Efes.

Alle 21 di mercoledì 15 aprile ha inizio l’ultimo match della prima giornata delle Final 8 di Euroleague. A madrid va in scena gara 1 tra la prima e la quarta dei gironi E e F, il Real Madrid e l’Anadolu Efes. Per i padroni di casa nel quintetto iniziale scendono in campo Ayon, Lull, Ferdandez, Reyes e Rivers, per gli ospiti invece Bjelica, Krstic, Perperoglou, Janning e Draper, ma la differenza tra le due squadre la fa l’infinita panchina del Real che può permettersi di tenere seduti uomini che sarebbero quasi sicuramente titolari altrove. Ad ogni modo tra le 4 gare disputate tra martedì e mercoledì, quella di Madrid sembra essere il match dal pronostico più scontato, ma al Palacio de Deportes de la Comunidad di Madrid si presenta un Efes determinato a capovolgere qualsiasi risultato e raggiungere le Final 4.

A partire dal primo quarto è lotta serrata tra le due squadre e i primi 10 minuti sono equilibratissimi, tanto da concludersi con il punteggio di 22-20 per il Real, Jenning e Saric rispondono bene ai tentativi di Ayon e Rivers di provare l’allungo. Ma nel secondo quarto l’inerzia cambia del tutto, a mettere la testa avanti è l’Efes e lo fa con Heurtel, che siglerà poco dopo anche il massimo vantaggio (+11). L’ Anadolu sembra non sbagliare più niente, i turchi chiuderanno infatti la propria gara con il 54% dal campo, ma il Real si affida al suo talento e in un amen riagguanta i turchi grazie all’ex Nba Fernandez e al suo play Llull che sparano le triple del meno 3. Dall’altra parte Saric non ne vuole sapere di riaprire la partita e ricaccia indietro i padroni di casa rifilando 5 punti consecutivi per il +8 Efes, portando i suoi alla pausa con il punteggio di 43-35.

Dario Saric, giocatore croato dell'Efes
Dario Saric, giocatore croato dell’Efes

 

Strillata di Pablo Laso ai suoi e richiamo del coach spagnolo che risveglia i madrileni. Il Real che riscende in campo nel secondo tempo è quello che ci ha deliziato nel corso delle top 16, il terzo quarto è una mazzata per i turchi che subiscono il pesante parziale di 26 a 10 che permette ai padroni di casa di superare e allungare sui rispettivi avversari, evidenziando sotto tutti i punti di vista il perchè la squadra di Pablo Laso sia considerata la grande favorita dello scontro e tra i migliori team d’Europa. Nelle file del Real segnano proprio tutti, a guidare la rimonta è la tripla del solito Ferdandez che sigla il meno 1, il sorpasso lo firma in schiacciata Ayon, Rivers e compagni pensano a fare il resto, l’Efes non sa più dove voltarsi e inizia gli ultimi 10 minuti sotto di 6 lunghezze, il Real però non ha pietà e Nocioni allunga immediatamente sul +10, l’Efes è nuovamente in panico e cerca di affidarsi a Krstic che tiene a galla i suoi con il lay up del -6. Negli ultimi 5 minuti però i lunghi madrileni dilagano e il Real raggiunge nuovamente e supera la doppia cifra portandosi sul +13. L’ultimo minuto l’Efes riaccorcia le distanze sotto la doppia cifra ma nella panchina e in tutto il palazzetto gli spagnoli festeggiano già il primo tassello utile per raggiungere le tanto ambite Final 4. Gara che si incanala quindi sul punteggio di 80-71 per il Real Madrid. Nonostante la sconfitta e il divario tra le due, è di valore la prestazione dei turchi che si sono immolati fuori casa . Prossima giornata: gara 2 il 17 aprile alle 21 a Madrid.

Nelle file del Real mastodontica la prestazione di Rivers con 21 punti e 6/7 da tre e di Ayon con 14 punti e 5/7 dal campo. Per l’Efes invece, Saric 13 punti e Krstic 9 punti e 6 rimbalzi.

Per NBA Passion,

Davide Freschi