Gli Houston Rockets firmano Austin Rivers per il resto della stagione

Austin Rivers risponde a Beal e Wall

Accordo per il resto della stagione tra Austin Rivers e gli Houston Rockets. A riportare la notizia è Jonathan Feigen dello Houston Chronicles, via Twitter.

Un incontro nella giornata di sabato tra l’ex Clippers e Wizards e coach Mike D’Antoni avrebbe sbloccato la situazione. Il contratto annuale per Austin Rivers sarà completamente garantito.

Giorni fa, Rivers era stato erroneamente accostato ai Memphis Grizzlies. L’ex giocatore di New Orleans Hornets, LA Clippers e Washington Wizards era stato inserito due settimane fa nella trade che ha spedito Trevor Ariza a Washington, in cambio del figlio di coach Doc Rivers e di Kelly Oubre Jr.

Subito dopo la trade, Rivers ed i Phoenix Suns si erano accordati per la buonuscita del giocatore.

A Houston, Austin Rivers ritroverà il suo ex compagno di squadra ai Clippers Chris Paul, il quale avrebbe dato il personale nulla osta alla mossa di Houston.

Con Rivers, gli Houston Rockets aggiungono profondità al reparto esterni, dietro a Paul, Eric Gordon, Gerald Green e Brandon Knight. Chris Paul starà fermo per 2-3 settimane a causa di un problema muscolare, mentre l’ex Suns e Bucks Knight è da poco rientrato in campo dopo più di 12 mesi di inattività.

Grizzlies, interesse per Austin Rivers, altre 4-5 squadre sulle tracce dell’ex Wizards

Austin Rivers

Austin Rivers-Memphis Grizzlies, l’ex giocatore di Hornets, Clippers e Wizards ed i Grizzlies sarebbero al lavoro per chiudere un accordo per il resto della stagione.

A riportare la notizia è Shams Charania di The Athletic, via Twitter. In un primo momento era stata diffusa la notizia di un accordo di massima raggiunto, ma alcuni report successivi hanno riportato di un interesse di almeno altre 4-5 squadre – oltre a Memphis –  per Rivers.

Nelle serata di lunedì, Rivers, appena giunto in Arizona a seguito di una trade che ha coinvolto anche Kelly Oubre Jr e Trevor Ariza, era stato rilasciato dai Suns.

Phoenix e Rivers si sono accordati per la risoluzione dell’ultimo anno del contratto triennale da 35 milioni di dollari complessivi del giocatore. L’ex Duke Blue Devils sarà pertanto libero di firmare un nuovo accordo con un’altra squadra una volta uscito dalla lista degli “svincolati” in cui ogni giocatore rilasciato resta per le 48 ore succesive il taglio ufficiale, come imposto da regolamento NBA.

https://twitter.com/ShamsCharania/status/1075127730520256512

Una prima versione della trade che ha coinvolto Rivers, Ariza, e Oubre Jr aveva visto coinvolti gli stessi Memphis Grizzlies. La squadra allenata da coach J.B. Bickerstaff avrebbe dovuto ottenere l’ex Kansas Kelly Oubre Jr da Washington, ma l’affare era improvvisamente naufragato a seguito di un incredibile scambio di persona tra i due giocatori dei Grizzlies MarShon e Dillon Brooks.

Poche ore dopo il fallimento della trade a tre squadre, Wizards e Suns si sono accordate per chiudere la trade autonomamente.

Austin Rivers-Memphis Grizzlies: “Nessuna decisione ancora presa”

 

Chris Herrington del Dailymemphian ha riportato in serata di “voci ampliamente esagerate” circa lo stato di avanzamento dei lavori tra Austin Rivers ed i Memphis Grizzlies.

Fonti interne alla squadra avrebbero confidato al cronista che nessuna decisione riguardo ad un’eventuale firma di Rivers sarebbe ancora stata presa.

La risoluzione del contratto tra Austin Rivers e Phoenix Suns – seppur annunciata – non è ancora stata ufficializzata dalle parti, come riportato nella giornata di martedì da NBAPassion.com.

 

Austin Rivers-Phoenix Suns, l’ex Clippers e Wizards sarà tagliato

Austin Rivers

Austin Rivers-Phoenix Suns, sarà divorzio immediato tra l’ex Clippers ed i Suns.

Austin Rivers avrebbe chiesto ed ottenuto dalla dirigenza della franchigia dell’Arizona di essere lasciato libero di accordarsi con una squadra in lotta per i playoffs, come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN.

Rivers era arrivato a Phoenix assieme a Kelly Oubre Jr, in una trade che ha visto coinvolto Trevor Ariza, di ritorno a Washington.

I Phoenis Suns 2018\19 sono tuttora scoperti nel ruolo di point guard. Austin Rivers avrebbe trovato minuti e probabilmente un posto nello starting five di coach Igor Kokoskov, al fianco di Devin Booker.

La volontà di Rivers di cercare una squadra più competitiva, e la volontà dei Suns di dare spazio ai giovani Mikal Bridges, De’Anthony Melton, Elie Okobo e Jawun Evans hanno pesato sulla decisione di risolvere il contratto del figlio di Doc.

Rivers è all’ultimo anno di un triennale da 35 milioni di dollari complessivi. Una volta risolto l’attuale contratto, Austin Rivers diventerà free agent e sarà libero di accordarsi con qualunque squadra.

 

Trevor Ariza-Wizards, arriva la trade: ai Suns Kelly Oubre Jr e Austin Rivers

Ariza-Wizards, i Phoenix Suns spediscono l’ala Trevor Ariza agli Washington Wizards, in Arizona volano Kelly Oubre Jr e Austin Rivers.

A riportare la notizia è Adrian Wojnarowski  di ESPN, via Twitter.

Le due squadre reduci del mancato scambio tre che avrebbe dovuto coinvolgere i anche i Memphis Grizzlies hanno trovato l’intesa per chiudere la trade nella giornata di sabato.

Nella versione “originale” della trade, Oubre sarebbe dovuto finire a Memphis, in cambio di MarShon Brooks e Wayne Selden Jr, mentre Trevor Ariza sarebbe dovuto volare a Washington, in cambio di Austin Rivers.

La trade è però saltata a causa di un’incredibile incomprensione sull’identità del Brooks protagonista dello scambio: Memphis avrebbe voluto inserire MarShon Brooks, ex Nets, Celtics e Olimpia Milano, mente i Suns avevano puntato (ed inteso) su Dillon Brooks, secondo anno da Oregon e considerato incedibile dai Grizzlies.

Trevor Ariza-Wizards, cosa cambia per Phoenix e Washington

 

Trevor Ariza, 33 anni, aveva firmato in estate un contratto annuale di 15 milioni di dollari con i Phoenix Suns. La stagione difficile dei Suns ha sin dalle sue prime battute alimentato voci di mercato su Ariza, veterano con alle spalle due finali NBA (titolo 2009) con i Los Angelels Lakers, ed una finale di Conference raggiunta lo scorso anno con gli Houston Rockets.

Gli stessi Lakers si erano fatti avanti negli ultimi giorni per Ariza. Il rifiuto di includere in ogni scenario almeno uno tra Brandon Ingram, Kyle Kuzma e Lonzo Ball, e la volontà del proprietario dei Phoenix Suns Robert Sarver di non concedere l’ex Rockets ai Lakers hanno però precluso ogni possibilità di accordo.

Ariza, già agli Washington Wizards tra 2012 e 2014, andrà a coprire i minuti di Kelly Oubre Jr nelle rotazioni di coach Scott Brooks. Washington è attualmente alle prese con i guai fisici di Otto Porter Jr, fuori da circa una settimana per un problema al ginocchio sinistro.

Kelly Oubre Jr è all’ultimo anno del suo contratto da rookie. In 29 partite sinora disputate, l’ex Kansas ha sinora viaggiato a 12.9 punti e 4.4 rimbalzi a partita in 26 minuti di utilizzo. Gli Washington Wizards non avrebbero avuto la possibilità in estate di rifirmare Oubre, da qui la decisione di procedere ad una trade per evitare di perdere il giocatore per nulla durante la prossima free agency.

Austin Rivers, arrivato l’estate scorsa a Washington via Los Angeles Clippers in una trade che aveva coinvolto il lungo polacco Marcin Gortat, è all’ultimo anno di un triennale da 35 milioni di dollari complessivi.

Trevor Ariza, i Memphis Grizzlies, gli Washington Wizards e la trade che non c’era

Trevor Ariza, la trade che non c’era. L’ex Magic, Lakers, Wizards e Rockets, ora ai Phoenix Suns, è diventato eleggibile per una trade dalla mezzanotte di sabato 15 dicembre.

Sulle tracce di Ariza c’erano da giorni Los Angeles Lakers e Houston Rockets, entrambe determinate a riportare a casa il veterano e specialista difensivo.

Entrambe si sarebbero però ritrovate beffate sulla linea del traguardo dai Memphis Grizzlies, se non fosse intervenuto un incredibile scambio di persona.

Washingon Wizards, Phoenix Suns e Memphis Grizzlies avevano trovato in serata l’accordo per una trade a tre team. Scambio che avrebbe coinvolto Trevor Ariza, Kelly Oubre Jr, Austin Rivers, Wayne Selden Jr e… Brooks.

Quale Brooks? MarShon, l’ex Nets, Celtics e Olimpia Milano. Tutto chiaro. O quasi.

Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, l’interessante trade che avrebbe dovuto portare Kelly Oubre Jr a Memphis sarebbe decaduta, a seguito di un’incomprensione su quale dei due Brooks (MarShon e Dillon) in forza ai Grizzlies avrebbe dovuto lasciare il Tennessee, in direzione Phoenix, assieme a Selden Jr e Austin Rivers.

Grizzlies e Suns protagonisti del qui pro quo, con Phoenix convinta di portare a casa Dillon Brooks, il canadese prodotto di Oregon, l’anno scorso autore di un’ottima stagione a Memphis, e con i Grizzlies pronti a separarsi da MarShon.

Scoperto il disguido, Memphis si è immediatamente ritirata dall’affare, lasciando Suns e Wizards (che stagione, ragazzi) col proverbiale cerino in mano, alla ricerca di una terza squadra con cui chiudere la trade (per la fredda cronanca, la colpa sarebbe da attribuire agli Washington Wizards, mediatori tra le squadre coinvolte).

Trevor Ariza ed il suo contratto annuale da 15 milioni di dollari, che in tutto questo giro sarebbero dovuti finire a Washington, rimangono per ora in Arizona. Ore dopo il fallimento della trade, giustificazioni, precisazioni e dettagli emergono impietosi.

Da parte loro, i Memphis Grizzlies sottolinenano di non aver mai citato Dillon Brooks, considerato incedibile, e di aver dato per scontato che il Brooks “giusto” sia sempre stato l’ex Providence MarShon.

Roberts Sarver, proprietario dei Phoenix Suns e protagonista di una settimana bella intensa, ha reso noto di aver aderito alla trade con Washington e Memphis per “evitare di lasciare Trevor Ariza ai Los Angeles Lakers”, soprattutto visto il rifiuto di Magic Johnson e Rob Pelinka di includere almeno uno tra Brandon Ingram, Lonzo Ball, Kyle Kuzma e Josh Hart nell’affare.

Come riportato da Shams Charania di The Athletic via Twitter, Trevor Ariza non sarà in campo stanotte per la partita tra Suns e Twolves in programma a Phoenix. I Suns stanno ancora lavorando ad una possibile trade che coinvolga di nuovo gli Washington Wizards, sulla base dell’accordo saltato nella nottata di venerdì.

Washington Wizards, capolinea per l’era John Wall-Bradley Beal?

Washington Wizards

Negli Stati Uniti, e per estensione nella NBA, è più una questione di come spendere i propri soldi, piuttosto che averne o non averne. Tre nomi. Anzi sei, a gruppi di tre: Stephen Curry, Kevin Durant, Klay Thompson. E John Wall, Bradley Beal, Otto Porter Jr.

Cinque All-Star, due MVP, ed un giocatore talmente promettente appena due anni fa da meritarsi un contratto faraonico quale terzo violino della coppia di guardie più letale della Eastern Conference.

quote NBA

Ci sarebbe anche una quarta coppia di giocatori, che sulla Baia rispondono al nome di Draymond Green e nella capitale a quello di Ian ma-come-15-milioni Mahinmi, from France.

Tralasciando superficiali differenze, un milionuccio qua un milionuccio la, ciò che rimane è il fatto che gli Washington Wizards stanno al momento dando al quadrumvirato Wall-Beal-Porter-Mahinmi gli stessi soldi che Golden State ha investito – sostanzialmente contemporaneamente – per il quadrumviro Curry-Durant-Thompson-Green.

A onor del vero, va detto che gli Wizards ci provarono a riportare Kevin Durant a casa, anni fa.

Andò male, e Washington dovette “ripiegare” blindando quanto di buono avesse già in casa.

Ovvia “rookie scale extension” da 5 anni e 127 milioni di dollari dunque per Bradley Beal (nel 2016, dopo una stagione da 41-41 e playoffs mancati, ma ripagato da un 2016\17 da 49 vittorie), un obbligatorio nuovo contratto per John Wall l’anno successivo (2017) ed un doveroso pareggio di una “offer sheet” da 106.5 milioni in 4 anni per l’allora restricted free agent Otto Porter Jr. (grazie, Brooklyn Nets).

In mezzo ci sarebbe il contratto elargito al francese di cui sopra nella pazza estate 2016, che lasciamo ad eloquente silenzio. Per almeno altri due anni.

Washington Wizards: John Wall, il veleno è nella coda

23.1 punti, 10.7 assist, 4.2 rimbalzi, 2 recuperi a partita e record di 49-33 per la squadra. I numeri del John Wall edizione 2016\17.

Tanti e tali da garantirsi un’estensione al massimo salariale, quando ancora il prodotto di Kentucky era sotto contratto per altre due stagioni. Come non assicurare vita natural durante un tale gioiello, soprattutto se Durant ti ha appena dato buca?

Washington Wizards

John Wall è sotto contratto per la presente stagione per 19 milioni di dollari

A partire dall’anno prossimo, scatterà l’estensione siglata due anni fa: tra 2019 e 2023, Wall sarà probabilmente il giocatore più pagato della NBA (tra i primi tre, dai).

Il salary cap degli Washington Wizards sarà occupato tra qualche mese per 106 e rotti milioni di dollari per soli quattro giocatori.

Quei quattro giocatori. La buona notizia è che il contratto di Mahinmi scadrà tra due anni. La cattiva è che per altri due anni Mahinmi percepirà 30 milioni di dollari totali.

Un’altra cattiva notizia è che Kelly Oubre sarà free agent a fine stagione. Una buona notizia è che il contratto di Austin Rivers scadrà a fine stagione.

Un’altra buona notizia è che gli Wizards sono riusciti in questi anni a non impegnare le proprie future scelte al primo giro, fondamentali quando non puoi permetterti di spendere più un soldo bucato, perché quelli disponibili li hai spesi così, come si diceva poco sopra.

Washington Wizards al bivio?

Gli Washington Wizards (2-8) languono al momento sul fondo della Eastern Conference, in strenua lotta contro l’unica squadra al momento più disgraziata di loro, i Cleveland Cavs cui va la personale solidarietà, per quel che vale.

Ciò implica che, per rispettare l’ordine e la volontà del proprietario Ted Leonsis (50 vittorie e finale di conference, ciao core), John Wall e soci saranno costretti a rimboccarsi le maniche e puntare al – minimo – 48-25 da qui a metà aprile.

Non impossibile, soprattutto nella Eastern Conference dei Cavs, degli Hawks, di quel che rimane dei Chicago Bulls, e dei New York Knicks che non fanno neanche finta.

L’inizio di stagione è stato però tragico in un modo che nemmeno i numeri (pessimissimi) possono spiegare. Meglio guardare, e inorridire:

La schedule dei capitolini si ammorbidisce nei prossimi 10-20 giorni. Gli Wizards affronteranno ben sei squadre al momento al di sotto del .500. Il momento di risalire è ora, o mai più.

Scott Brooks, coach degli Washington Wizards (Photo by Jesse D. Garrabrant/NBAE via Getty Images)

Washington è stata però finora talmente brutta da non crederci.

Cosa fare se entro Natale (o prima) la situazione non dovesse essere cambiata più di tanto?

Risposta numero uno: cacciare coach Brooks. L’allenatore paga per tutti.

Al momento, l’ex coach dei Thunder non rischia, ed ha la fiducia dei leader dello spogliatoio Wall, Beal e Markieff Morris.

E comunque, come si dice in questi casi, e da queste parti, cambiare l’allenatore a poco servirebbe. Sarebbe molto più utile una macchina del tempo, ma E=mc2 e quindi non si può fare.

Bradley Beal o John Wall in partenza?

In questi anni, Bradley Emmanuel Beal from florida si è guadagnato schiere di estimatori in tutta la NBA. Realizzatore purissimo, gran playmaker aggiunto, gran difensore (quando vuole), grande etica lavorativa.

Beal è sotto contratto per altri tre anni e circa 80 milioni di dollari complessivi, ha 27 anni ed è un giocatore che vale ogni centesimo di suddetto contratto. Contender, wannabe contenders e squadre con ambizioni darebbero quasi qualsiasi cosa per metterci le mani sopra.

I tre anni ancora rimanenti permetterebbero a Washington di non accontentarsi di offerte al ribasso in caso di trade. Bradley ha fatto sapere recentemente che non intende assolutamente abbandonare la nave, ne ora, ne poi.

Per gli Washington Wizards non sarebbe ipoteticamente difficile sacrificare Beal ed ottenere scelte pregiate e contratti in scadenza, per fare ordine in un payroll che fa spavento solo a guardarlo.

Se non che, quale senso avrebbe? Come ricostruire con i contratti in essere di Wall (immaginiamo la gioia con la quale John accoglierebbe la trade di Beal) e di un Porter in crisi nera?

Beal non andrà da nessuna parte, a meno che la situazione a Washington dovesse diventare tale da far cambiare idea alla guardia nativa di St.Louis.

Otto Porter Jr. potrebbe non raccogliere molto interesse al momento, nonostante il potenziale a disposizione e l’età (25 anni).

Rimane John.

Washington Wizards, il dilemma John Wall

John Wall è una delle 5 migliori point guard della lega (Curry-Kyrie-Lillard-Kemba). E’ il miglior giocatore per penetrare e scaricare della NBA, per tempi e qualità (occhio a Giannis, per questo tipo di fondamentale). E’ ancora giovane (29 anni) ed atletico, e due anni fa – prima di guastarsi un ginocchio – è stato inserito nel terzo miglior quintetto All-NBA.

Ed è il giocatore che ha preso gli Wizards post Gilbert Arenas e li ha accompagnati dal fondo della classifica – questi:

fino alle semifinali della Eastern Conference (3 volte, 2014, 2015 e 2017).

John Wall ha anche due problemi. Il più grosso, che è di percezione: John Wall guadagna come Steph Curry, ma non è Steph Curry (d’accordo, nessuno è Steph Curry), John Wall ha la stessa età di Damian Lillard, ma al contrario della star di Portland, Wall è rimasto fermo a due anni fa. Anzi, complici i problemi al ginocchio è regredito.

Il secondo problema, che è di efficenza. Il prodotto di Kentucky ha una media carriera del 33% al tiro da tre punti (meglio nell’ultima stagione, in cui ha però saltato ben 41 partite), e non tira volentieri da dietro l’arco, affidandosi ad esecuzioni midrange che – come dire – al momento non vanno più di moda, nella NBA.

Kemba Walker. Raj Mehta-USA TODAY Sports

Un altro suo pariruolo (e pari età) pocanzi menzionato, Kemba Walker, è passato dal 30.5% da tre punti dell’anno da rookie, al 39.9% della stagione 2016\17, e per di più su una mole molto maggiore di conclusioni.

John Wall ha anche una smaccata tendenza a rimanere fermo immobile quando la palla in mano ce l’ha qualcun altro, semplicemente.

Ciò che separa Curry dal resto del mondo è la sua capacità di accelerare e spaziarsi una volta ceduto il pallone, col solo obiettivo di farselo ridare il prima possibile e tirare.

La tendenza invece delle grandi point-guard di oggidì è quella di farsi dare il pallone tra le mani, ed operare da lì.

John Wall è la nemesi di Curry. Una delle visioni tipiche di un match degli Wizards è Wall lontano dal pallone con le braccia calate sui fianchi, in attesa, costeggiando la partita. Durante la stagione scorsa, la star degli Wizards ha trascoso il 75% del tempo “attivo” passato sul campo fermo, o camminando. Peggio di lui solo Dirk Nowitzki e DeMarcus Cousins. Non proprio due guardie.

Nel 2023, John Wall avrà 34 anni e sarà al termine di un contratto – alla luce di quanto detto e col senno di poi, sia ben chiarodemenziale, che lo rende virtualmente incedibile.

Gli Washington Wizards hanno dunque solo due opzioni sul tavolo per scuotere l’attuale situazione di stallo con previsioni di pioggia intensa.

La prima, praticabile, che è quella di vivere o morire con ciò che hanno a disposizione.
La seconda impraticabile, separarsi da Beal, o da Wall.

https://youtu.be/9bozB1lPd8g

I Clippers spazzano via Washington, Pat Beverley: “Snobbateci pure, ci vediamo ai playoffs”

Mercato NBA Lou Williams non lascerà i Los Angeles Clippers entro la Trade deadline

– 32. Non è la temperatura di qualche landa ghiacciata in Canada, ma il distacco inflitto dai Clippers (4-2) in serata agli Washington Wizards (1-5), allo Staples Center di Los Angeles.

Se la sconfitta che ha fatto deflagrare il caso Wizards a Sacramento era arrivata solo nei minuti finali di partita, la gara dello Staples getta la squadra della capitale e coach Scott Brooks sull’orlo del baratro.

Lo sforzo degli Wizards dura solo un quarto. Bradley Beal tiene in partita i suoi nei primi 12 minuti di gioco segnando metà dei canestri della squadra. Sulla sirena del primo quarto, Shai Gilgeous-Alexander segna da metà campo il canestro del +8 Clippers ed inaugura la marcia trinofale dei padroni di casa.

View this post on Instagram

@shai from half-court-ish. 😏

A post shared by LA Clippers (@laclippers) on

L.A. tira col 55.9% da tre punti (16 su 29), col 54.4 complessivo, conduce sin dalla palla a due e manda otto uomini in doppia cifra per punti segnati.

Tobias Harris fa segnare 22 punti e 11 rimbalzi in 29 minuti, Danilo Gallinari ne mette 11 con 7 rimbalzi, Lue Williams e Montrezl Harrell segnano rispettivamente 17 e 13 punti in uscita dalla panchina.

Gli Wizards non segnano mai, e subiscono passivamente la circolazione di palla dei Clippers. In attacco, John Wall e Austin Rivers provano a metterci una toppa (45-52 Clips a 5.30 dalla sirena del secondo quarto), ma dura poco.

Gli uomini di Doc Rivers segnano 41 punti nel secondo periodo, chiuso sul +15. La partita finisce sostanzialmente qui.

Clippers-Wizards, Austin Rivers: “La nostra difesa è orrenda”

L’ex di giornata Austin Rivers, tra i giocatori velatamente chiamati in causa dopo la sconfitta di Sacramento da Beal e Wall, parla nel dopo partita di “difesa orrenda”:

La nostra difesa è stata orrenda. Non so davvero come possiamo pretendere di vincere, così. I nostri avversari possono farci di tutto, andare in area, segnare da tre senza fatica. Ci vuole maggiore sforzo, in difesa dobbiamo parlarci. Sforzo ed orgoglio, quando il tuo avversario diretto riesce a segnare dovresti andare fuori di testa

– Austin Rivers nel post Clippers-Wizards –

Rivers ha poi parlato delle sensazioni provate nell’affrontare di nuovo da avversario suo padre Doc: “Nel 2014 (Austin giocava a New Orleans, ndr) non sapevo bene come comportarmi. Salutarlo, auguragli buona fortuna? Ora, volgio solo batterlo, e lui vuole battere me, semplicemente“.

Clippers-Wizards, le parole di Doc Rivers e Gallinari

Doc Rivers è soddisfatto dell’ottima partenza dei suoi Clippers, e ne attribuisce il merito alla difesa. I Los Angeles Clippers hano finora battuto gli Houston Rockets (2 volte), e gli Oklahoma City Thunder, avversari diretti per un posto tra le prime otto ad Ovest:

E’ merito della difesa. Tutti parlano di attacco, dei tanti punti segnati, ma è con la difesa che si vince. La difesa fa il lavoro sporco e mette tutti nelle condizioni di poter segnare in attacco. Sera dopo sera giochiamo duro, giochiamo di squadra, allarghiamo il campo e giochiamo una pallacanestro semplice (..) Dobbiamo solo continuare a crescere ed imparare. Abbiamo un sacco di guardie, quest’anno, giocatori che sanno fare di tutto, difendere, segnare, aggredire la partita. E’ bello avere a disposizione tanta versatilità

Danilo Gallinari, finalmente sano dopo una stagione segnata dagli infortuni, parla di una grande vittoria:

Sono stato in diverse squadre, si sta bene qui ai Clippers, oggi è stata una grande vittoria, ora avanti con la prossima partita (…) il prossimo giro di trasferte sarà duro, dovremo essere pronti. Non abbiamo star in squadra, è quello che siamo, è la nostra forza. La nostra difesa oggi è stata eccellente, tutti hanno fatto la loro parte

– Danilo Gallinari nel post gara tra Clippers-Wizards –

L’inizio di stagione di Gallinari è molto promettente per il proseguio della stagione: 18.8 punti e 6.7 rimbalzi a partita, col un ottimo 42.9% da tre punti.

Clippers-Wizards, Patrick Beverley: “Continuate pure a snobbarci!”

Patrick Beverley è l’anima della difesa dei Clippers. La sua marcatura su John Wall ha tenuto il prodotto di kentucky a zero punti segnati nel secondo tempo della partita di domenica notte.

Beverley tiene allo status di “underdogs”, di sottovalutati, dei suoi Clippers:

Voi media siete bravi a mettere pressione sulle squadre, e ci avete sottovalutato rispetto ad altri team. Il che non è una cattiva cosa, e finora ha funzionato, lo apprezziamo (…) volgiamo continuare a volare sotto il radar, vincere e far valere la nostra difesa… se voi ragazzi continuerete col vostro lavoro, avremo le noste chance! Continuate pure a parlare degli altri, così nessuno ci noterà mai e ci vedremo tutti ai playoffs!

I Los Angeles Clippers in grossi guai per l’infortunio di Chris Paul

Chris Paul

Chris PaulIl playmaker, e leader, dei Los Angeles Clippers Chris Paul subirà un intervento chirurgico per riparare un legamento lacerato del pollice della mano sinistra.

Si prevede un tempo di recupero stimato tra le sei e le otto settimane.

Lo comunica attraverso una nota ufficiale la franchigia di Steve Ballmer e Doc Rivers.

Chris Paul si è infortunato nel match di lunedì sera contro gli Oklahoma City Thunder, 120-98 il risultato finale, quando si è letteralmente tamponato con Russell Westbrook che provava un tiro in sospensione, vedi  video a corredo dell’articolo.

Per la cronaca nel match contro i Thunder Chris Paul è rimasto in campo 13 minuti refertando 8 punti, 3 rimbalzi e 6 assist.

I numeri di Chris Paul in questa stagione

Un bel guaio per le ambizioni dei Los Angeles Clippers che non hanno mai nascosto di puntare in alto per questa stagione.

Alcuni dati certificano la difficoltà. In questo 2016-2017 i  Clippers hanno già perso Blake Griffin che di recente si è sottoposto ad un intervento in artroscopia al ginocchio e i tempi di rientro sono ancora incerti, mentre già 7 volte nel corso dell’anno hanno dovuto fare a meno di  Chris Paul e lo score non è stato decisamente positivo,  2 vittorie e 5 sconfitte.

Il nove volte All-Star, infatti, sta disputando una delle sua stagioni migliori in assoluto della sua carriera costellata da una media di 17,5 punti partita, a cui somma 9.7 assist, 2.2 palle rubate e 5.3 rimbalzi.

E’ ipotizzabile che per far fronte alla situazione i Clippers non ricorreranno a trade improvvisate e dell’ultim’ora, ma daranno spazio al principale backup di Chris Paul,  il 25enne figlio del coach Doc, Austin Rivers, che sicuramente avrà il picco del minutaggio della sua breve carriera.

Ricordiamo che al momento i Los Angeles Clippers sono al quarto posto della Western Conference con una statistica di 29 vittorie e 14 sconfitte 0.674.

Il video dell’infortunio di Chris Paul

https://www.youtube.com/watch?v=bo7qHz8ZRAE

Clippers, c’era (e ci sarebbe) una svolta…

Paul-Griffin-Jordan

Quello che sorprende da sempre dei Clippers è la loro capacità di non sorprendere, di essere sempre uguali a sé stessi, di non abbandonare mai quella lunga tradizione che li vede crearsi dei problemi da soli quando ci sarebbero tutti i presupposti per fare bene. Neanche Doc Rivers, una delle menti cestisticamente più fulgide della NBA, al momento è riuscito a invertire la tendenza. Nonostante il carisma, l’esperienza, l’intelligenza, l’equilibrio di Doc, i Clippers sono rimasti fedeli alle proprie consuete usanze. Se introduciamo la frase “Mai come quest’anno ci sono i presupposti per invertire la rotta” la vostra reazione sarà la stessa che ha l’autore di questo articolo mentre la pensa e scrive: “Questa l’ho già sentita”. Comprensibile, d’altra parte si tratta pur sempre dei Clippers, qualunque scetticismo è puramente fisiologico.

Play e coach
Play e coach

Eppure…. Eppure segnali neanche troppi invisibili che stanno arrivando ci farebbero pensare positivo, perché non è scientificamente provato da nessuna parte che la svolta non debba arrivare, prima o poi, insistendo sulla buona strada. “SI – PUÒ – FARE” avrebbe esclamato un Frederick Frankenstein evidentemente emozionato. Perché sì, perché quest’anno si può fare davvero, perché ad Ovest le principali avversarie stanno perdendo terreno a fronte di un arricchimento degli arsenali ad Est. Esagerazione? Mica tanto: i Thunder hanno sostanzialmente perso  metà del proprio attacco, Wolves e Lakers garriscono nel loro talento rampante ma ancora hanno i denti da latte, i Blazers fanno le nozze coi fichi secchi (escluso Lillard, ça va sans dire) e arrivano dove possono, i Mavs sono in fase di ringiovanimento e gli Spurs stanno affrontando l’unico avversario che nemmeno Popovich può battere nella Finals, ovvero il Tempo, e ora come ora hanno un organico ridotto veramente all’osso. Tra i Clippers e le prime finali della loro storia (sì, lo abbiamo scritto, e non abbiamo fatto uso di sostanze psicotrope) al momento di mezzo ci sono i Warriors solamente, e la compagine della Baia avrà un bel da fare per metabolizzare l’arrivo di un Durant che dovrà trovare spazi e tempi con Curry e Thompson. In tutto questo bailamme, i losangelini storicamente più fragili sono… rimasti uguali a sé stessi, come si diceva in fase di apertura, ma in questo caso con accezione positiva. Paradossalmente, dunque, la svolta potrebbe essere il sostanziale immobilismo. 

Doc Rivers può contare su meccanismi già oliati, uno zoccolo duro di conferme che nel momento del dunque potrebbe fare la differenza. Chris Paul in regia è certezza di pulizia tecnica, visione di gioco, generosità e alla bisogna punti nelle mani che lo rendono un esemplare unico in circolazione, una bestia mitologica che di là dall’Oceano sembra sull’orlo dell’estinzione, con peraltro pessime influenze anche in area FIBA. Le presunte critiche sulla mancanza di mentalità da vincente, accusa che torna sempre buona quando non si sa cosa scrivere, non devono scalfire uno che non alza la voce ma che lavora sodo perché sa che è l’unico modo per avere successo, e se non dovesse arrivare il tanto agognato vorrà dire che gli altri saranno stati più bravi, pace e bene fratelli. Accanto a lui, J.J. Redick si è guadagnato a ragione la fama di cecchino, Blake Griffin è il solito armadio a quattroante veloce, coordinato e dal polpastrello sensibilissimo, e DeAndre Jordan… beh, è DeAndre Jordan, nel senso che non ha nessuna delle qualità del compagno ma in compenso nei pressi del canestro (suo o avversario in egual misura) è semi-impossibile vederlo coi piedi a terra. A completare il quintetto ideale (non quello iniziale, badate bene), uno tra Paul Pierce, che ancora in termini di creatività e varietà di soluzioni rimane un mammasantissima, e Luc Mbah A Moute, affidabile nella conclusione da fuori, abile nell’andare spalle a canestro (anche partendo in movimento dalle tacche) e titolare di un rimarchevole repertorio di finte.

Il quintetto dei Clippers
Il quintetto dei Clippers

Le risorse che giacciono in panchina non sono di meno rilievo. In ordine sparso Doc Rivers può permettersi di pescare il ball handling e il range infinito di Jamal Crawford, il controllo dl corpo e il palleggio in esitazione dello sgusciante figlio Austin e il tiro dall’arco di Wesley Johnson e C.J. Wilcox. In più, l’unico rinforzo al momento significativo va a puntellare il reparto dei lunghi: trattasi di Marreese Speights, dotato un ragguardevole raggio dalla media e dal gomito, e di un fisico imponente ma mobile. Non è stato raro vederlo mettere palla per terra in area, o ricevere nel pitturato durante un gioco alto-basso, e malgrado i movimenti non siano esattamente fluidi risultano parimenti efficaci. Magari ci sarà qualche movimento per consolidare la front line, ma potrebbe anche essere che coach Rivers decida di firmare e lanciare i giovani Brice Johnson e Diamond Stone per coprire le spalle ai propri lunghi.

Possiamo quindi dire che per i Clippers è un momento cruciale per puntare all’anello, o almeno alle Finals? Sì, possiamo, e se riusciranno a superare tutte le incognite legate alla tenuta mentale potranno davvero arrivare in là, seguendo magari l’esempio di quei Dallas Mavericks che condividevano la stessa nomea di squadra senza mentalità da vincente. Etichette che lasciano il tempo che trovano, ma non per questo meno fastidiose da sentirsi appiccicate addosso. Insomma, cari Clippers, ci sarebbe una svolta…

 

 

 

Stats Corner: LeBron James supera Wilkins, Thomas come Bird e McHale

Solo 6 partite nella notte NBA: 24 punti di LeBron James nella facile vittoria dei Cleveland Cavaliers sui Brooklyn Nets; ad Indianapolis è  successo l’impensabile, con i Pacers che si sono fatti sorprendere dagli Orlando Magic, franchigia che non ha più nulla da chiedere in questa stagione. Hanno approfittato del tonfo di Paul George e compagni i Chicago Bulls che, vincendo contro gli Houston Rockets (attualmente i texani sono fuori dai play off), sono arrivati ad una sola vittoria dalla post-season. Nonostante le tante riserve schierate da coach Doc Rivers, gli Oklahoma City Thunder,  hanno chiuso la pratica Los Angeles Clippers evitando il supplementare grazie ad un tap-in decisivo di Steven Adams a 27 secondi dal termine. Al-Farouq Aminu ha realizzato un career-high di 28 punti guidando la vittoria dei Portland Trail Blazers sui Boston Celtics. Pur decimati, i New Orleans Pelicans hanno raggiunto il successo per 101 a 95 contro i Denver Nuggets.

Ecco le statistiche più importanti della notte NBA:

James
LeBron James

-I Cavs hanno rispedito i Raptors a 2 gare e mezzo di distanza dal primo posto. Nella vittoria contro i Nets, LeBron James ha segnato 24 punti distribuendo 11 assist. “The King”, segnando 26689 punti in carriera, ha superato Dominique Wilkins nella classifica dei marcatori di tutti i tempi per il 12° posto. Per il prescelto è arrivata la 129^ partita con almeno 20 punti e 10 assist. LeBron James ha vinto le ultime 24 partite in cui ha realizzato almeno 20 punti distribuendo almeno 10 assist(20 con i Cavs e 4 con gli Heat), eguagliando la striscia di Oscar Robertson con i Bucks. La striscia più lunga di vittorie consecutive in partite con almeno 20 punti e 10 assist è detenuta da Payton Sonics (28 vittorie consecutive in partite con tali numeri tra il 1995 e 1997) e Wilt Chamberlain (30 vittorie consecutive nelle partite con almeno 20 punti e 10 assist tra il 1966 e il 1968).

-Dopo un turno di riposo, Kevin Durant è tornato in campo realizzando 31 punti contro i Clippers. Contro la franchigia di Los Angeles Durant ha segnato 30 punti il 2 marzo e 30 punti il 9 marzo. Negli ultimi 20 anni, altri 2 giocatori sono riusciti nell’impresa di segnare almeno 30 punti nello stesso mese in 3 partite contro la stessa squadra: Kobe Bryant-contro i Suns nel gennaio 2003- e James Harden – contro i Blazers lo scorso mese- . Senza Chris Paul, J.J.Redick, DeAndre Jordan e Paul Pierce i Clippers si sono affidati ai 32 punti(ciascuno) di Jamal Crawford e Austin Rivers. Rivers, che non aveva mai realizzato 30 punti in carriera, e Crawford(10^ partita con almeno 30 punti) sono stati i top-scorer della partita. L’allenatore dei Clippers e padre di Austin, Doc Rivers, nella sua carriera, con una media di 10.9 punti a partita, non è mai stato un top-scorer in una partita.

-Contro i Rockets, in casa Bulls è arrivata un’altra grande prestazione di Nikola Mirotic: l’ala grande ha messo a referto 28 punti. La chiave della vittoria contro i texani è stata la panchina dei tori, capace di segnare 67 punti su 103 totali( il 65% delle realizzazioni). L’ultima volta che i Bulls vinsero con almeno il  65% dei punti segnati dalla panchina fu il 25 Gennaio 2006, quando la franchigia di Chicago sconfisse i Raptors. Anche la scorsa partita la panchina dei Bulls fu capace di segnare 63 punti contro i Pacers. In questa stagione, anche gli Spurs hanno vinto 2 partite consecutive(a gennaio) con almeno 60 punti arrivati dalla panchina.

-Contro i Nuggets, Luke Babbitt ha segnato 22 punti catturando 11 rimbalzi ( è la sua 1^ partita in carriera in cui registra un 20-10). Per la seconda volta in carriera, Babbitt è stato il migliore  dei Pelicans sia nei punti segnati che nei rimbalzi catturati nella stessa partita: la 1^ volta fu l’11 febbraio 2015 contro i Pacers(15 punti e 8 rimbalzi).

-25 punti di Evan Fournier e 24 di Nikola Vucevic hanno consegnato la vittoria ai Magic contro i Pacers. Vucevic, dopo aver sbagliato i primi 2 tiri, ha segnato 10 canestri consecutivi. In questa stagione, è la 3^ volta che Vucevic segna almeno 10 tiri consecutivi: il montenegrino ne segnò 10 consecutivi il 28 dicembre contro i Pelicans e 11 consecutivi il 28 febbraio contro i 76ers. L’ultimo giocatore ad avere una striscia in stagione di 3 partite con almeno 10 tiri consecutivi segnati militava proprio nei Magic: nella stagione 2006/07, Dwight Howard ci riuscì anche lui in 3 partite.

thomas
Isaiah Thomas

-Al-Farouq Aminu si è divertito contro i Celtics: oltre ad un career-high di 28 punti ha realizzato anche un career-high di 6 triple a bersaglio. In casa Celtics, ancora sugli scudi Isaiah Thomas, capace di segnare 22 punti. Nelle 14 partite dei Boston Celtics del mese di marzo, Thomas ha sempre segnato più di 20 punti. Negli ultimi 40 anni, solo altri 2 giocatori dei Celtics hanno segnato almeno 20 punti nello stesso mese(con almeno 10 partite giocate): Larry Bird, striscia di 14 partitte nel  febbraio 1986 e Kevin McHale, 13 partite nel novembre 1986. In questo mese di marzo, però, Thomas ha realizzato la sua  più alta media in un mese: 25.9 punti a partita.

Clippers: quale contributo arriverà dai nuovi acquisti?

Sembra che i Los Angeles Clippers abbiano cercato di raggiungere due obiettivi precisi nel corso di quest’ultima estate: trattenere DeAndre Jordan ed aggiungere un po’ di profondità al roster. Hanno tagliato il primo traguardo in maniera a dir poco plateale, tanto da mettere addirittura in ombra il secondo.

La scorsa stagione, i Clippers non hanno avuto a disposizione una panchina da urlo: il quintetto base, composto da Chris Paul, J.J. Redick, Matt Barnes, Blake Griffin e Jordan è stato quello che ha passato più tempo in campo, collezionando sul parquet quasi 300 minuti; quattro delle 50 lineups maggiormente proposte nella regular season 2014-15 sono appartenute proprio ai Clippers.

Ovviamente, c’è un tremendo vantaggio nel permettere ad un gruppo di unirsi e passare più tempo possibile insieme sul parquet, ma la mancanza di profondità si è rivelata un problema non sottovalutabile in sede di playoffs: la rotazione ha proposto poche valide alternative, tra cui Glen Davis e Austin Rivers.

Dopo un’intensa estate di mercato, Davis, Matt Barnes e Spencer Hawes hanno salutato la California, rimpiazzati da Cole Aldrich, Pablo Prigioni, Paul Pierce, Josh Smith, Wesley Johnson, Chuck Hayes e Lance Stephenson. I nuovi innesti portano difesa, attacco e versatilità. Sulla carta, i Clippers hanno più talento e flessibilità necessari ad aggiustare le varie situazioni di gioco e rispondere ai diversi matchups.

L’incremento di talento è sotto gli occhi di tutti. Nel grafico sotto, possiamo vedere la progressione dal più talentuoso al meno talentuoso giocatore (con almeno 500 minuti giocati), con particolare attenzione ai roster che si sono succeduti nelle ultime tre stagioni, compreso quello attuale. Questa misurazione, realizzata attraverso il Box Plus-Minus di Basketball-Reference, prende in esame l’impatto di un giocatore ogni 100 possessi.

lacdepth_1xtlmltwv5yiu1log8jlb81pe3

Per ottenere le linee relative all’anno 2016, sono stati usati gli indicatori dei giocatori per l’anno 2015, in modo tale da avere un dato concreto, non una proiezione.

Come si può vedere, le diverse linee cominciano a deviare intorno al quinto miglior giocatore della rosa, ed è quello il punto esatto in cui la questione della profondità entra in gioco. Se ogni giocatore nel roster giocasse allo stesso livello dello scorso anno, si tratterebbe del più forte roster dei Clippers dell’era di Doc Rivers, un progresso significativo rispetto alla passata campagna, che è stata la loro peggiore.

Comunque, il talento e la profondità non sono necessariamente la stessa cosa.

Caratterizzare questo team come “più profondo” produce due supposizioni: tutti gli atleti giocheranno come hanno fatto nella scorsa stagione, e la ripartizione dei minuti sarà legata alla distribuzione del talento. Questo, sfortunatamente, non è sempre stato il caso, negli ultimi anni.

by-minutes-played_srbo4kp2c9kt1w67wqyusopub

In questo grafico, invece di ordinare i giocatori per produttività, sono stati ordinati per minuti giocati. La fotografia che ne risulta è molto più complessa, e non mostra soltanto il livello del talento, ma anche come il talento stesso si manifesta nelle rotazioni in quintetto. Per esempio, Redick è stato il quinto miglior giocatore per BPM la scorsa stagione, ma è stato il terzo elemento per minuti giocati nella squadra. Parte di questo risultato è dovuto alla buona salute di Redick, che è apparso in 78 partite su 82. Blake Griffin e Barnes, entrambi più produttivi, sono apparsi rispettivamente in 67 e 76 partite, a causa di vari infortuni.

L’altro problema è l’assemblaggio di una lineup funzionale. Hawes e Davis sono stati entrambi disastrosi nell’annata 2014-15, ma sono stati ciò che essenzialmente c’era a disposizione, quando Griffin e Jordan erano seduti in panchina. I minuti di Redick, quindi, sono stati gonfiati per via della sua affidabilità nei tiri dal perimetro, e la sua vasta gamma di abilità era necessaria per pareggiare con le mancanze degli altri elementi delle seconde linee.

Riflettendo su quest’ultima sfida, è facile notare come la profondità dei Clippers, quest’anno, possa anche sfilacciarsi. Pierce è stato una rivelazione con gli Wizards, ma il suo valore è stato massimizzato quando ha giocato nella posizione di ala grande, all’interno di un quintetto piccolo. Smith si trova in una situazione simile: il suo periodo a Detroit ha mostrato quanto sia più produttivo quando gioca sotto canestro, invece che ala. Comunque, ci sono meno minuti a disposizione (e, di conseguenza, meno impatto potenziale) nel pitturato dei Clippers, per via di Griffin e Jordan. Con la partenza di Barnes, la squadra ha lasciato un grande buco sulle ali, in particolar modo in fase difensiva. Se Rivers finirà per usare Pierce e Smith nel tentativo di chiudere quel buco, potrebbe non essere in grado di tirar fuori il meglio da questi giocatori, flettendone anche il valore.

Sul perimetro, i Clippers hanno aggiunto Stephenson, Prigioni e Johnson ad un già caotico gruppo, che comprende Paul, Redick, Rivers e Crawford. Rivers e Crawford hanno fatto registrare prestazioni ben sotto la media BPM nella passata stagione, come pure Prigion, Johnson e Stephenson. Il più grande punto di domanda sono Stephenson e Rivers. Se uno dei due (meglio entrambi) fossero in grado di migliorare le loro performance, alcuni problemi sarebbero risolti: Stephenson ha il potenziale per difendere sulle ali piccole, mentre Rivers può dire la sua come riserva in posizione di point guard.

Tuttavia, c’è un grande “se”.

Rivers ha un BPM complessivo di -4.1 nel corso delle sue prime tre stagioni in carriera: si tratta del 13° peggior risultato nella storia della NBA per un giocatore con almeno 4000 minuti giocati nei primi tre anni. Il giovane ha mostrato qualche interessante prestazione ma, complessivamente, il suo contributo è stato molto misero. Stephenson, nel recente passato, ha giocato a livelli quasi degni da All-Star, ma le sue difficoltà nell’ultimo anno sono state talmente drammatiche e consistenti, che l’idea di rivederlo al suo meglio non è per nulla certa.

Doc e Austin Rivers.
Doc e Austin Rivers.

I Clippers hanno aggiunto talento nelle zone dove avevano già abbastanza talento, e lasciato scoperte le zone dove c’erano i buchi più grandi. Dunque, la risposta alla domanda: “i Clippers sono davvero più profondi con questo nuovo roster?” è “forse”.

Saranno più profondi se Paul, Jordan e Griffin rimarranno integri fisicamente (o “più integro”, nel caso di Griffin) e potranno giocare molti minuti; se Pierce sarà in grado di coprire lo spazio lasciato da Barnes sulle ali, nonostante non sia più nel fiore dell’età; se Smith riuscirà a stare vicino al canestro ed oscillare tra la posizione di ala grande e anche centro (nella situazione di quintetto basso); se Johnson, Stephenson e Rivers sapranno fornire competenza lontano dal ferro.

Chris Paul, Blake Griffin e DeAndre Jordan.
Chris Paul, Blake Griffin e DeAndre Jordan.

Oltre alla questione legata alla salute fisica, le risposte alle domande relative alla profondità saranno date da Doc Rivers, dal momento che l’ex allenatore di Boston, oltre alla posizione di head coach, occupa anche quella di GM, cioè colui che ha assemblato il roster attuale. Sarà compito di Doc mettere i suoi giocatori nelle posizioni in cui potranno dare il meglio, prendendo decisioni nelle rotazioni che determineranno soprattutto l’efficacia in campo di Pierce e Smith. Metà del lavoro è fatto, grazie all’aggiunta del talento che serviva; ora, dipenderà da lui trasformare questa massa fresca ma informe di talento in profondità e produzione.

 

Claudio Spagnuolo

Twitter: @KlausBundy

 

Tratto da: Ian Levy, “Does the Clippers’ new depth make any sense together?”, www.sportingnews.com

Clippers, Austin Rivers deve dimostrare il suo valore

Austin Rivers

È di qualche giorno fa la notizia che Austin Rivers ha raggiunto l’accordo per continuare giocare nei Los Angeles per i prossimi due anni a 6.4 milioni di dollari. Il prodotto di Duke sarà allenato ancora da suo padre Doc, che salvo colpi di scena resterà nel futuro prossimo il punto di riferimento della dirigenza californiana (ha infatti il doppio ruolo di allenatore e presidente del club).

Come ha ricordato nel suo articolo Nate Head di Clipperholics, la  storia dell’ ex – Blue Devil è in sé particolare. Il ragazzo, del quale si diceva un gran bene fin dagli anni della high school, optò per Durham per la propria esperienza universitaria, ma rimase al college solo un anno, per poi tentare immediatamente il salto nei professionisti. La scelta lasciò perplessi numerosi addetti ai lavori: il ragazzo non aveva infatti impellenti necessità di guadagno, e dunque sarebbe potuto rimanere sotto la guida illuminata di Mike Krzyzewsky ancora per altri tre anni, allo scopo di migliorare il proprio gioco e aumentare le proprie abilità.

Fatto sta che Austin fu selezionato al numero 10 del primo giro del Draft 2012 e si accasò agli Hornets, sotto coach Monty Williams che come il padre proveniva dalla scuola Spurs ed era stato un point man di discreto livello. Il figlio d’arte era stato lanciato proprio come cambio delle guardie, con l’intento forse di farne se non il nuovo Eric Gordon quantomeno una shooting guard di alto livello, e d’altronde il pick alto giustificava ampiamente la scelta. Peccato che nel complesso questa situazione non abbia pagato i suoi dividendi come ci si auspicava, e così lo scorso 16 gennaio Austin si è accasato alla corte del padre Doc. Il quale lo ha fatto iniziare come “2” per poi spostarlo come “1”.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: sulla Costa Ovest la media punti del pargolo è salita da 6.8 a 7.1 punti a partita, per poi toccare gli 8.4 durante la off season. Segno evidente che ha beneficiato nell’ avere la palla in mano più spesso e nel mettere in ritmo i compagni, oltre che nelle caratteristiche del gioco di squadra dei Clippers, che sfruttano la transizione rapida consentendo a Rivers (Austin) di mettere in mostra la propria velocità.

Vedremo cosa succederà l’anno prossimo, quando i bianco – rosso – azzurri saranno ancora una importante contender, specie con le recenti aggiunte di Josh Smith e Paul Pierce (che torna nella sua città natale). Sarà fondamentale, per arrivare fino in fondo, anche l’apporto delle seconde linee, e tra queste c’è anche Austin Rivers. Che deve continuare a dimostrare il proprio valore (magari anzi migliorando ulteriormente), e la bontà delle scelte fatte. Sue e delle franchigie che su di lui hanno investito.

 

Per NBA Passion,

Luigi Ercolani