76ers-Nets, gara 3 è di Ben Simmons: “Dudley chi? Io penso a giocare”

Le provocazioni di Jared Dudley prima di gara 3 hanno l’effetto di motivare Ben Simmons, che in assenza di Joel Embiid (ginocchio sinistro) veste i panni del leader e segna 31 punti (con un quasi perfetto 11 su 13 al tiro) per battere i Brooklyn Nets a domicilio.

Al Barclays Center di Brooklyn, New York, gara 3 tra Philadelphia 76ers e Brooklyn Nets termina 131-115. Il neo acquisto Greg Monroe sostituisce in quintetto Joel Embiid, permettendo a Boban Marjanovic di partire dalla panchina ed a coach Brett Brown di non modificare le proprie rotazioni.

E l’ex giocatore di Milwaukee Bucks, Boston Celtics e Toronto Raptors, arrivato a Philadelphia proprio come “assicurazione sulla vita” e sulle ginocchia instabili di Embiid, risponde alla chiamata con una gara da 9 punti e 13 rimbalzi in 24 minuti d’impiego. Ai Sixers bastano due “spallate” – una nel primo quarto e la seconda nel periodo finale – per risolvere gara 3.

Mani caldissime per Simmons – che inizia la partita con un perfetto 5 su 5 al tiro – Tobias Harris (29 punti 6 su 6 da dietro l’arco!) e J.J. Redick (26 punti e 5 su 9 al tiro da tre). L’australiano dei 76ers aggiunge alla sua prova 9 assist, 4 rimbalzi, 3 stoppate, 2 recuperi, chiude con 9 su 11 ai tiri liberi e commenta la partita con la consueta dose di spavalderia:

Abbiamo tutti i mezzi per vincere tante partite” Così Simmons nel post partita “Lo sappiamo, dobbiamo sempre cercare di attenerci al nostro piano partita e seguirlo. Le provocazioni di Dudley? Non ho davvero voglia di seguirlo in questa cosa. Dica ciò che vuole, la gente faccia ciò che ritiene più giusto. Io penso a giocare“.

Jared Dudley aveva scaldato la vigilia di gara 3 difendendo il suo compagno Jarrett Allen (vittima di una gomitata involontaria da parte di Embiid in gara 2), criticando le due giovani star dei Sixers per il loro comportamento immaturo e “pungendo” Ben Simmons (“In transizione gran giocatore, a difesa schierata, mediocre“).

Simmons non ha infierito sul veterano dei Nets, limitandosi a commentare: “Una critica che arriva da Jared Dudley… come on“.

Gara 3, Brett Brown: “Ben Simmons ha un gran fiducia in sé stesso”

Soddisfatto della vittoria e della prova dei suoi 76ers coach Brett Brown: “Spesso ci dimentichiamo che (Ben Simmons, ndr) ha 22 anni, ed iniziamo a parlare del suo tiro… e poi lo vediamo entrare in campo e fare una partita del genere, segnare i liberi e giocare così nonostante i fischi e quant’altro… Ben ha un fiducia pazzesca nei suoi mezzi“.

Ben lavora così tanto, ed è così dotato, sono davvero contento della sua partita” Continua Brown “Andare in lunetta e segnare tutti i liberi in una partita di playoffs NBA, segnare 31 punti con quelle percentuali… Ben si nutre di tutte queste cose, lo motivano“.

D’Angelo Russell e Caris LeVert gli ultimi ad arrendersi in casa Brooklyn Nets. Russell chiude con 26 punti ma senza tiri liberi guadagnati, LeVert ne aggiunge altri 26 ma i Nets tirano con un misero 20% da dietro l’arco dei tre punti (8 su 39) nonostante l’energia profusa da Jarrett Allen e Rondae Hollis-Jefferson nei pochi minuti di gioco loro concessi.

Nets KO, super terzo quarto dei Philadelphia 76ers, Embiid: “Tutti importanti”

Philadelphia Sixers

Ben Simmons, Joel Embiid e compagni non ci stanno. Non sono davvero la squadra spenta e senza idee vista in gara 1 della serie contro i Brooklyn Nets. In effetti l’hanno dimostrato in gara 2. I Philadelphia 76ers hanno spazzato via gli avversari con un perentorio 123-145.

Da incorniciare il terzo quarto di squadra: 51 punti, 18/25 dal campo, 4/6 da tre e 11/11 dalla linea del tiro libero.

Se dunque la squadra di Coach Brett Brown voleva dare una dimostrazione di forza ci è riuscita. Ben Simmons, che era stato anche polemico con i tifosi, ha chiuso con una tripla doppia da 18-10-12, mentre Joel Embiid ha continuato a giocare nonostante la solita tendinite al ginocchio sinistro, chiudendo con 23 punti e 10 rimbalzi in 20 minuti di gioco.

Sembra tornato il sereno sul Wells Fargo Center

Le parole dei protagonisti testimoniano come sia cambiato tutto rispetto al postpartita di gara 1. Le facce scure e nervose dei giocatori hanno lasciato spazio a espressioni più distese e anche a risate.

Joel Embiid, in conferenza con Ben Simmons, chiede scusa a Jarret Allen per una gomitata rifilatagli, a detta sua in modo involontario, provocando ilarità generale:

Simmons ha commentato così la sua prestazione, con un sorriso:

“Ho solo cercato di essere me stesso… stavo pensando ai fischi dell’ultima volta, ho molto affetto per questa città”

Embiid ha invece ricordato l’importanza del gruppo:

“Tutti devono dare qualcosa, siamo tutti importanti”

Come riportato da Dave McMenamin, Jimmy Butler ha descritto la furia di Coach Brett Brown all’intervallo, che ha spinto i 76ers alla super prestazione in uscita dagli spogliatoi:

“E’ arrivato dicendo un po’ di parolacce, mi ha molto sorpreso a essere sincero, ma l’ho adorato a dire la verità, questa è l’energia che mi piace. Ha messo le cose in chiaro, come stavamo giocando non era pallacanestro vincente. Si è accertato che tutti uscissero e facessero il loro compito”

Coach Brown ha lodato il terzo quarto dei suoi dal punto di vista difensivo:

“E’ stato importantissimo il modo in cui abbiamo difeso nel terzo periodo. Loro hanno grandi capacità offensive, anche nel tiro da 3. Il modo in cui siamo usciti in campo e li abbiamo fermati è stato molto importante”

Ben Simmons contro i tifosi dei 76ers: “I fischi? Meglio che restiate a casa”

I Fischi? State a casa…” La vittoria in campo nemico dei meno quotati Brooklyn Nets ai danni dei Philadelphia 76ers è passata quasi in secondo piano rispetto alle dichiarazioni post-partita rilasciate da Ben Simmons.

Se hai intenzione di fischiare per tutta la partita la tua squadra, allora rimani a casa.  Questo è ciò che penso. Se sei un tifoso dei Sixers e fischi la tua squadra, meglio che rimani a casa”

– Ben Simmons sui fischi del pubblico di casa –

Durante il corso della partita, il pubblico di Philadelphia ha manifestato più volte il proprio disappunto per la prestazione sottotono della squadra. Fischi che hanno trovato in Ben Simmons il bersaglio principale.

In 32 minuti giocati, il rookie del’anno 2018 ha messo a referto 9 punti, 7 rimbalzi, 3 assist. Prestazione incolore dell’australiano, che si riflette interamente nel terzo quarto giocato da Simmons. 

Terzo quarto concluso con misero 2 su 6 dal campo, nel quale Simmons è apparso per larghi tratti  invisibile in chiave offensiva. 

Simmons e i Sixers avranno modo di riscattarsi martedì notte in occasione di gara 2.

I Trail Blazers passano a Philadelphia, Jusuf Nurkic a Ben Simmons: “Persino io tiro meglio di te!”

Rockets-Blazers

Le prime due tappe del giro di trasferte ad Est dei Portland Trail Blazers hanno visto Damian Lillard e compagni dominare i Brooklyn Nets e piegare con un terzo quarto da 41 punti i Philadelphia 76ers privi di Joel Embiid.

 

L’assenza a centro area del miglior lungo della NBA ha permesso a Jusuf Nurkic di disporre a piacimento della front-line avversaria.

 

Il lungo bosniaco ha chiuso la sua gara con una doppia-doppia da 24 punti e 10 assist, in una serata di ordinaria amministrazione per Dame Lillard (17 punti, 6 rimbalzi, 8 assist ed una sola palla persa) e di dominio sotto i tabelloni per gli uomini di coach Terry Stotts (53-33 lo score finale sotto le plance, 16 punti e 8 rimbalzi in uscita dalla panchina per Enes Kanter).

 

 

Ben Simmons guida il tabellino per i suoi Sixers. 29 punti, 10 rimbalzi e 7 assist per la giovane star australiana, che sia durante la partita che a fine gara subisce la “dose giornaliera” di trash-talking dell’avversario di giornata Nurkic, un All-NBA per quanto riguarda le provocazioni.

 

Il primo scambio Nurkic-Simmons avviene con la point-guard dei 76ers in lunetta per due tiri liberi. Il lungo dei Blazers “chiama fuori” il primo libero di Simmons, che replica: “Parli un po’ troppo per essere stupido“.

 

 

A fine partita, e visto l’ampio scarto riservato da Portland ai padroni di casa, Jusuf Nurkic ha rincarato la dose, insistendo sulle scarse doti balistiche dell’avversario:

 

Credo che persino io sia un tiratore migliore di lui. Anzi, ne sono sicuro. Il modo in cui tira, anzi, il modo in cui non tira è veramente una cosa ridicola

 

Con la vittoria di Philadelphia, i Portland Trail Blazers (36-23) aggiornano il proprio record lontano dal Moda Center a 12-15. Nurkic e compagni sono ora attesi da altre 5 cinque gare in trasferta, prima di fare ritorno in Oregon il prossimo 7 marzo.

 

Rising Stars Challenge 2019, Kyle Kuzma MVP e vittoria per Team USA

LA Lakers-Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden

Rising Stars Challenge 2019, è Kyle Kuzma dei Los Angeles Lakers l’MVP dell partita di esibizione tra i migliori rookie ed i migliori giocatori al secondo anno NBA.

A Charlotte, North Carolina, sede dell’edizione 2019 dell’All-Star Weekend NBA, i 35 punti finali di Kuzma conducono “Team USA” alla vittoria per 161-144 su “Team World”. Oltre ai 35 del giovane talento dei Lakers, da segnalare i 30 punti di Jayson Tatum dei Boston Celtics ed i 25 punti con 10 assist della point-guard degli Atlanta Hawks Trae Young.

Per “Team World”, è l’australiano Ben Simmons il migliore in campo. Per la star dei Philadelphia 76ers, che sarà impegnato anche domenica notte nella partita dei “grandi”, 28 punti con soli 3 errori dal campo a fine gara. Per i rappresentanti della selezione internazionale ci sono anche 21 punti dl Lauri Markkanen ed i 13 con 9 assist di Luka Doncic.

Rising Stars Challenge 2019, schiacciate e spettacolo, Collins scalda i motori per la gara delle schiacciate

In un partita di pura esibizione, lo spettacolo e le tante schiacciate regalate dai giovani giocatori in campo sono lo spettacolo principale. A Marvin Bagley, Ben Simmons e John Collins degli Atlanta Hawks (che sarà impegnato anche sabato notte nella gara delle schiacciate) il compito di intrattenere il pubblico con numeri ad alta quota.

I portacolori statunitensi sono sempre avanti nel punteggio, e schiacciata dopo schiacciata, Donovan Mitchell e compagni costruiscono un vantaggio insormontabile per gli sfidanti (154-140 a due minuti dal termine).

A fine partita, Kyle Kuzma viene premiato col titolo di MVP. Team USA torna alla vittoria dopo due sconfitte consecutive (2017 e 2018), e si porta in vantaggio per 3-2 nella “serie” del nuovo formato del vecchio Rookie Challenge, adottato dalla NBA nel 2015.

Three Points – An All-Star is born

Uno degli snodi cruciali della stagione NBA è finalmente arrivato. Dopo settimane di rumors incontrollati e di roster rivoluzionati con la fantasia, giovedì 7 febbraio alle 21 italiane scadrà il termine ultimo entro cui effettuare degli scambi. Una trade deadline che verrà seguita da NBA Passion con una maratona di 8 ore (in diretta dalle 15:30 sul nostro canale YouTube) ricca di ospiti. Gli osservati speciali saranno i Los Angeles Lakers, impegnati nella disperata trattativa per portare in gialloviola Anthony Davis. Se avere mezzo roster sul mercato non fosse già di per sé causa di tensione, dopo la recente sconfitta contro i Golden State Warriors è emersa la notizia di un duro confronto tra coach Luke Walton e alcuni veterani del gruppo. Ma il peggio doveva ancora venire. LeBron James è rientrato giusto in tempo per subire la peggiore sconfitta della sua carriera, il pesantissimo -42 di Indianapolis, contro i rimaneggiati Pacers. A sottolineare come la situazione dei californiani sia giunta ai limiti del grottesco, è arrivato il fantastico coro “LeBron’s gonna trade you!” rivolto dai tifosi di Indiana a Brandon Ingram. Cose che succedono, soprattutto all’interno di franchigie smaniose di vincere subito…
Non se la passano bene neanche a Washington, dove è arrivata la notizia di un nuovo infortunio al già infortunato John Wall; lesione al tendine d’Achille, almeno un altro anno di stop. Piccolo dettaglio: tra qualche mese, Wall entrerà nel nuovo contratto, che per le prossime quattro stagioni porterà nel suo disneyano deposito la bellezza di… 170 milioni di dollari!
Gli infuocati giorni che precedono la chiusura del mercato hanno inevitabilmente messo in secondo piano un altro appuntamento tradizionale di questo periodo: l’All-Star Game. Nelle scorse settimane sono stati selezionati i 24 giocatori che si esibiranno domenica 17 febbraio a Charlotte. Come sempre, non sono mancate le sorprese e le delusioni.

 

1 – An All-Star is born

D'Angelo Russell e Ben Simmons faranno il loro debutto all' All-Star Game di Charlotte
D’Angelo Russell e Ben Simmons faranno il loro debutto all’ All-Star Game di Charlotte

La nascita di nuovi All-Star è la miglior notizia possibile per la NBA e per i suoi appassionati. Soprattutto se la convocazione non è un riconoscimento ‘obbligato’ e prematuro (vedi Karl-Anthony Towns, chiamato durante la mediocre stagione passata e confermato – con maggiori meriti – quest’anno), bensì un traguardo ampiamente meritato. Nell’edizione 2019 dell’evento saranno ben cinque i debuttanti: uno per la Western e quattro per la Eastern Conference. Due di questi potrebbero tranquillamente disputare il loro primo e il loro ultimo All-Star Game contemporaneamente: Khris Middleton, convocato abbastanza a sorpresa (forse come premio per la grande stagione dei Milwaukee Bucks), e Nikola Vucevic, che sta mettendo insieme cifre individuali mai registrate prima, e difficilmente registrabili in futuro. Per gli altri tre, invece, questo sembra essere un vero e proprio ‘debutto in società’, il primo passo di una carriera potenzialmente ricca di soddisfazioni.

Ben Simmons è certamente quello che più di tutti aveva l’All-Star Game scritto nel destino. E’ uno dei pochissimi eletti ad essere arrivato in NBA con l’etichetta di ‘fenomeno generazionale’ e ad essere poi riuscito a non far crollare le aspettative (non è andata altrettanto bene, ad esempio, a Markelle Fultz). Certo, un anno e mezzo di professionismo è un campione ampiamente insufficiente per valutare una carriera, ma guardando giocare Simmons si capisce perché i Philadelphia 76ers abbiano speso per lui la prima scelta assoluta nel 2016. Fin dai primi passi nella lega, l’australiano si è imposto come ‘faro’ dei Sixers, guidandoli fuori da un lungo tunnel di mediocrità. Il tiro dalla distanza è ancora un bel problema, ma se a 22 anni è il tuo unico problema, e per il resto hai le doti tecniche dei più grandi e una visione di gioco che raramente si abbina a un atletismo del genere, i tuoi margini di miglioramento non possono che essere sconfinati. Seppur giovanissimo, Ben sarà chiamato a un’importante prova di maturità nel prosieguo della stagione: trarre il massimo da compagni tanto talentuosi quanto ‘impegnativi’ come Joel Embiid e Jimmy Butler (a cui ora si è aggiunto Tobias Harris) per legittimare la posizione di Phila tra le candidate al titolo.

Decisamente più tortuose le strade che hanno portato all’All-Star Game D’Angelo Russell e Nikola Jokic. Il primo era entrato presto nella lista di quelli che, a differenza di Simmons, non erano riusciti a mantenere da subito le esagerate aspettative. Letteralmente ‘schiacciato’ dalla pressione agli esordi con i Lakers, franchigia non particolarmente nota per la pazienza (ogni riferimento all’attualità non è puramente casuale), Russell è invece esploso una volta inserito nel giusto contesto. I Brooklyn Nets stanno vedendo le prime luci dopo gli anni terribili causati dalla nefasta trade per Kevin Garnett e Paul Pierce. Da quando Sean Marks è dietro la scrivania e Kenny Atkinson siede in panchina, la squadra ha pian piano acquisito un’identità, e ora è una credibilissima pretendente ai playoff. Una volta ambientato e finalmente libero dagli infortuni, D’Angelo ha fatto fruttare al meglio l’innato talento, disputando quella che finora è la miglior stagione della sua giovane carriera. La chiamata tra gli All-Star è stata la naturale conseguenza.

Jokic non era stato accolto con lo stesso hype degli altri due. A chiamarlo per quarantunesimo al draft 2014 (l’elenco di quelli selezionati prima di lui è troppo lungo, ma è obbligatorio citare Bruno Caboclo, alla 20) erano stati i Denver Nuggets, alle prese con la fase di transizione post-George Karl. Dopo aver trascorso un altro anno nella natia Serbia, ‘The Joker’ è sbarcato in Colorado. Nel giro di tre stagioni, ha sbaragliato la concorrenza per il ruolo di uomo-franchigia, tanto da guadagnarsi una maxi-estensione contrattuale da 148 milioni di dollari in cinque anni. Merito delle innate abilità di passatore e di un controllo di palla e gioco talmente sopraffini da eclissare un atletismo decisamente sotto media. Con il suo contributo a tutto tondo (fin qui sette triple-doppie stagionali, contro le dieci totalizzate nell’intero 2017/18) sta trascinando i Nuggets in un improbabile testa-a-testa per la vetta della Western Conference con i grandi Golden State Warriors. Vista la giovane età del gruppo di coach Mike Malone (anch’egli presente al prossimo All-Star Game, come allenatore del ‘Team LeBron’), viene da pronosticare che vedremo ancora a lungo Denver tra le grandi del West. E che il suo fenomenale centro sarà protagonista di altre partite delle stelle, in futuro.

 

2 – I grandi esclusi

Derrick Rose e Luka Doncic, tra i principali esclusi nelle selezioni per l' All-Star Game 2019
Derrick Rose e Luka Doncic, tra i principali esclusi nelle selezioni per l’ All-Star Game 2019

Finché la lega sarà popolata da cotanti fenomeni, le selezioni per l’All-Star Game porteranno giocoforza ad esclusioni eccellenti. Sarà anche un’esibizione in cui conta solo lo spettacolo (e ci mancherebbe, visto che si tratta di un’indispensabile pausa dai ritmi frenetici della regular season), ma a partecipare ci tengono tutti, maledettamente. Altrimenti non si spiegherebbero le genuine lacrime di Rudy Gobert, che evidentemente aveva posto la chiamata tra le stelle fra i principali obiettivi stagionali. Se gli Utah Jazz riuscissero a mantenersi stabilmente ai piani alti della Western Conference, però, sia per lui che per Donovan Michell potrebbe trattarsi di un appuntamento solo rimandato.

Fra tutte, l’esclusione più ‘rumorosa’ è stata certamente quella di Luka Doncic. L’ottimo impatto dello sloveno con il mondo NBA ha scatenato una vera e propria ‘LukaMania’, tanto che il voto popolare (valido al 50% solo per i quintetti, giova ricordarlo) lo aveva messo davanti a gente come Kevin Durant, Paul George e Anthony Davis. Fortunatamente, i voti andavano poi uniti a quelli dei media e dei giocatori stessi, che hanno avuto un minimo di senno in più; con tutta l’ammirazione, Doncic dovrà farne di strada, per essere anche solo inserito nella stessa frase con quei tre. Vederlo tra le riserve, invece, non sarebbe stata una follia. Difficile, però, lasciare a casa uno tra LaMarcus Aldridge, Karl-Anthony Towns e Nikola Jokic. Si tratta pur sempre di stelle affermate, e la NBA aveva già dimostrato l’anno scorso, con Simmons, di andarci cauta con i rookie. Forse, prima di Doncic, gli allenatori (che hanno votato per le riserve) avrebbero scelto Tobias Harris, ma il recente calo dei Los Angeles Clippers ha probabilmente influito sulla sua esclusione.

L’altra assenza ‘pesante’ (sempre in relazione al valore dell’evento) tra i prossimi All-Star è quella di Derrick Rose, eroe romantico protagonista della stagione della rinascita con i Minnesota Timberwolves. Anche in questo caso, il ‘lieto fine’ è stato rovinato da una concorrenza troppo agguerrita: chiamare lui avrebbe significato escludere Russell Westbrook, Damian Lillard o Klay Thompson. Senza contare DeMar DeRozan, uno che gli ultimi due All-Star Game li aveva (meritatamente) giocati da titolare.
Per quanto riguarda la Eastern Conference, l’unica esclusione di spicco è quella di Jimmy Butler, a cui è stato preferito un Khris Middleton individualmente inferiore, ma la cui squadra sta dominando incontrastata. Tra i non selezionati ci sarebbe stato anche Dwyane Wade, ma il comissioner Adam Silver, con un inatteso ‘colpo di coda’, ha assegnato due posti ‘bonus’ a lui e a Dirk Nowitzki, entrambi alla stagione d’addio. Per queste due leggende e per quello che ci hanno regalato negli anni non si può che nutrire un’assoluta adorazione e una sconfinata riconoscenza, però Adam… A questo punto, a cosa diavolo servono le votazioni?

 

3 – Trade deadline, si parte coi botti

Kristaps Porzingis e Tobias Harris (qui in maglia Pistons) sono i primi, grandi colpi di questa sessione di mercato
Kristaps Porzingis e Tobias Harris (qui in maglia Pistons) sono i primi, grandi colpi di questa sessione di mercato

In attesa di scoprire il finale della telenovela-Davis, molti scambi sono avvenuti con largo anticipo sulla scadenza delle trattative. I più importanti sono quelli che hanno coinvolto Kristaps Porzingis, passato dai New York Knicks ai Dallas Mavericks, e Tobias Harris, che i Los Angeles Clippers hanno ceduto ai Philadelphia 76ers. Due operazioni per certi versi simili, che spiegano perfettamente quali ingranaggi muovano la gestione di una franchigia NBA.

Sia i Knicks sia i Clippers hanno perso un potenziale All-Star (Porzingis era stato selezionato l’anno scorso, ma non aveva partecipato all’evento causa infortunio) ma, paradossalmente, alla lunga potrebbero rivelarsi le ‘vincitrici’ dello scambio. Anche perché i contratti di questi potenziali All-Star avrebbero dovuto essere ridiscussi in estate, e non si tratta mai di scelte facili.
Per avere il lettone, Dallas ha spedito a Manhattan un giovane di grande prospettiva come Dennis Smith Jr., soppiantato come possibile uomo-franchigia ai Mavs da Luka Doncic (sul fatto che i Knicks avrebbero potuto scegliere proprio Smith nel 2017, ma gli preferirono Frank Ntilikina, meglio sorvolare…). Insieme a lui sono arrivate due prime scelte future (non protetta nel 2021, valida dalla 11 in poi nel 2023) e la coppia formata da DeAndre Jordan e Wesley Matthews. Due nomi di spicco, se non fosse per un particolare fondamentale: il loro nutrito contratto (oltre 18 milioni a testa) scadrà il prossimo luglio. Tradotto: con ogni probabilità, Jordan e Matthews sono a New York solo di passaggio, tra poco verranno ‘scaricati’ via buyout e il monte-salari di New York si abbasserà enormemente. Anche perché in Texas, oltre a Porzingis, sono finiti Tim Hardaway Jr., Courtney Lee e Trey Burke: giocatori superflui, per una squadra che vuole solo perdere da qui ad aprile, e titolari di contratti impegnativi (i primi due sono a libro paga almeno fino al 2020). Ora New York si trova con qualche giovane interessante da far crescere senza fretta e, soprattutto, con lo spazio salariale per poter ‘corteggiare’ due grandi free-agent in estate.

Nella corsa ai vari Kevin Durant, Kawhi Leonard e Kyrie Irving (i cui arrivi, comunque, sono tutt’altro che scontati) ci saranno anche i Clippers. Gli ingredienti della trade che ha portato Harris a Phila sono più o meno gli stessi di quella analizzata in precedenza: ai Sixers sono finiti anche i contratti in scadenza di Boban Marjanovic e Mike Scott, a L.A. quelli di Wilson Chandler e Mike Muscala, più un giovane (Landry Shamet, fin qui sorprendente nel suo anno da rookie) e quattro scelte future (due seconde e due prime, tra cui quella non protetta di Miami nel 2021; attenzione…). Per la franchigia californiana, lo scambio apre anche un ulteriore scenario. Chissà che, con tutte quelle scelte e quei contratti in scadenza, non si possa mettere a punto un’offerta allettante per New Orleans

Naturalmente, anche Dallas e Philadelphia potrebbero aver guadagnato molto da queste trade. I Mavs si ritrovano con una coppia, formata da Doncic e Porzingis, potenzialmente in grado di dominare il prossimo decennio, mentre Phila può schierare un quintetto (Simmons-Redick-Butler-Harris-Embiid) che, nella Eastern Conference, non ha eguali. Per entrambe, le ambizioni di successo dovranno passare attraverso alcuni interrogativi: Quando e come tornerà Porzingis? Riusciranno a coesistere le star dei Sixers? Non ci resta che metterci comodi: this is why we watch.

Nuggets, tripla-doppia per Jokic e 76ers KO, coach Malone: “Nikola tornato alla grande, Murray out”

Nikola Jokic dimentica Salt Lake City e la sospensione comminatagli dalla NBA e guida i suoi Denver Nuggets alla vittoria contro i Philadelphia 76ers con una tripla doppia, la settima stagionale.

Al Pepsi Center di Denver, Colorado, Nuggets-76ers termina 126-110 per gli uomini di coach Mike Malone. Per Jokic 32 punti, 18 rimbalzi e 10 assist, con 12 su 22 al tiro ed una sola palla persa dopo la gara di sospensione:

“(Nikola Jokic, ndr) è tornato ed ha fatto esattamente quello che ci si aspetta da lui. E’ stato una parte fondamentale del nostro attacco, ha fatto tutte le giocate giuste al momento giusto. Ci ha dimostrato quanto forte sia, un All-NBA assoluto, E per fortuna gioca per noi nei Denver Nuggets

– Coach Malone su Nikola Jokic –

 

Saltato a Denver il suggestivo scontro Jokic-Embiid (turno di riposo per la star camerunense dei 76ers), ed ancora assente Jimmy Butler (guai al polso destro per l’ex Twolves, che tornerà in campo contro i Los Angeles Lakers martedì sera), tocca a Ben Simmons e J.J Redick guidare l’attacco dei Sixers.

Simmons chiude con 19 punti, 12 rimbalzi ma soli 4 assist, e 6 su 17 al tiro (persino una tripla tentata, la prima stagionale). Redick è il miglior realizzatore di serata in casa 76ers con 22 punti e 4 su 10 dalla lunga distanza.

Partita ad alto punteggio nel primo tempo. I Nuggets segnano 41 punti nel solo primo quarto (41-37) e chiudono la prima metà di gara sul +9 (77-68). Sono già 20 i punti di Jokic, con 10 rimbalzi, e 13 i punti di Will Barton al riposo.

A fine terzo quarto il divario tra le due squadre si allarga, ed a metà quarto periodo Denver scappa definitivamente (120-104 a 5:48 dal termine), guidata da Jokic e Malik Beasley (14 punti a fine gara).

Nuggets-76ers, Mike Malone: “Buona prova, un po’ preoccupato per Jamal Murray”

 

Troppa la voglia di Nikola Jokic di rifarsi dopo la squalifica (a suo dire ingiusta, ma prevista dal severo regolamento NBA) che ha costretto la star serba dei Nuggets a saltare la sfida casalinga contro i Phoenix Suns di venerdì notte.

Così Jokic nel post partita tra Nuggets-76ers:

Se mi aspettavo la tripla doppia? Non so, non scendo in campo con l’idea di fare 30 punti o prendere 20 rimbalzi, voglio solo giocare, dare il massimo e vincere. Abbiamo vinto, quindi tutto OK, mi prendo anche la mia tripla-doppia

– Nikola Jokic dopo Nuggets-76ers –

 

 

Così coach Mike Malone sulla prestazione dei suoi e sull’assenza di Jamal Murray, out per un problema ad una caviglia:

Nel secondo tempo i ragazzi sono stati bravi nel fornire uno sforzo maggiore in difesa, rispetto alla prima metà di gara. Dopo il primo tempo (i Sixers, ndr) stavano tirando con 9 su 18 da tre punti, nel secondo tempo ne hanno messe solo cinque. Una buona prova contro una buona squadra, anche senza Embiid e Butler (…) Jamal Murray? Sono un po’ preoccupato. ha convissuto con un guaio alla caviglia negli ultimi giorni, sembrava stare meglio ma si è infortunato di nuovo. Oggi pomeriggio (sabato, ndr) la caviglia era molto gonfia. Farà trattamenti e fisioterapia, vedremo come si sentirà e se potrà giocare a Memphis (martedì, ndr)”

– Mike Malone dopo Nuggets-76ers –

Simmons e Butler, tensioni nel post 76ers-Hawks, Jimmy: “Non mi piace la parola soft”

I Philadelphia 76ers perdono la seconda partita consecutiva, questa volta contro gli Atlanta Hawks per 123-121. Complice l’assenza di Joel Embiid, problema alla caviglia destra per lui e riposo precauzionale, Ben Simmons e Jimmy Butler non riescono a battere dei più che abbordabili Hawks, a causa anche di quest’ultimo.

Butler cuasa con 30 secondi da giocare una palla persa che porterà poi John Collins a segnare il canestro del +2 con 8 secondi da giocare. Coach Brown affida a Butler la palla dell’ultimo possesso. L’ex Twolves si guadagna un fallo ma incredibilmente fa 0 su 2 ai liberi e regala la vittoria agli Hawks.

Vittoria degli Hawks intelligente e causata non solo dai demeriti dei 76ers. Atlanta sfrutta in maniera eccellente l’assenza di Joel Embiid, segnando 62 punti nel pitturato e vincendo anche la lotta sotto le plance (44-30 a rimbalzo in favore di Atlanta).

MVP del match il rookie Kevin Huerter, che segna 29 punti tirando col 65% dal campo. John Collins chiude con 25 punti 9 rimbalzi e il canestro della vittoria.

Le tensioni in casa 76ers sono aumentate nel post partita quando Ben Simmons (tripla doppia da 23 punti, 10 rimbalzi e 15 assist per lui) ha definito la squadra “troppo soft”.

“Penso solamente che non siamo stati abbastanza fisici.” Ha detto Simmons nel post partita. “Difensivamente, non la prendiamo abbastanza sul serio o con serietà quando gli avversari ci segnano contro. Dovremmo avere un sussulto di orgoglio quando qualcuno segna, dovresti essere frustato ogni volta. Penso che dobbiamo fare di più tutti per migliorarci e arrivare al livello successivo, elevare il nostro gioco. Questo perché so che quando arriveranno i playoff, dovremo salire di livello.”

Jimmy Butler: “Non mi piace la parola soft”

Le osservazioni di Simmons sono arrivate in risposta ad una domanda sul fatto se l’australiano ritenesse che “la fisicità” fosse stato il problema in campo per i Sixers. Nel post gara, Jimmy Butler ha detto la sua sulle parole di Simmons, dopo essere stato informato dei commenti del compagni di squadra

“Non mi piace la parola soft. Penso solamente che non abbiamo fatto quello che dovevamo fare.” Ha detto Butler. “Non dirò che qualcuno è soft, penso soltanto che siamo stati battuti in ogni singolo aspetto del gioco. Sono usciti dallo spogliatoio e hanno fatto quello che volevano fare, e l’hanno fatto per 48 minuti di fila.

Anche coach Brett Brown ha parlato della prova difensiva dei suoi Sixers: “La nostra difesa è stata molto deludente. Lo dobbiamo riconoscere, ci vuole un impegno molto maggiore da parte nostra”.

76ers, Brett Brown: “Ben simmons deve convincersi, e tirare di più. Solo così saliremo di livello”

stats corner-Around the Garden

Secondo Brett Brown, head coach dei Philadelphia 76ers, la sua squadra avrebbe bisogno di un Ben Simmons più coinvolto in attacco, e più realizzatore rispetto all’attuale tendenza.

Solo così, nelle parole di coach Brown, i Sixers potrebbero avere una concreta chance di arrivare là dove l’aria è più rarefatta, la Finale NBA, l’obiettivo dichiarato dopo l’arrivo in città di Jimmy Butler.

La vittoria ad alto punteggio di mercoledì sera sul campo dei Phoenix Suns ha visto un Joel Embiid da 42 punti e 18 rimbalzi, bottino ottenuto anche grazie ai ben 19 viaggi in lunetta del pivot camerunense. Ben Simmons ha seguito l’esempio di “Jojo”, attaccato la partita e la tenera difesa dei Suns, e procurandosi addirittura 23 tiri liberi (di cui 15 convertiti).

L’ex stella del football australiano liceale a Melbourne ha chiuso la trasferta di Phoenix con 29 punti e 7 rimbalzi, con sole 11 conclusioni tentate (7 su 11 lo score). Queste le parole di Brown al termine della gara:

C’è sempre stata enfasi su questo punto, ed è una cosa che riguarda lui (Ben Simmons, ndr), deve rendersene conto da solo perché solo lui può intervenire. Una cosa è sempre stata chiara ed evidente per noi: non potremo andare da nessuna parte senza Ben, e soprattutto senza un Ben (simmons, ndr) così coinvolto in attacco. In campo è uno che può fare bene tante cose, ed avere impatto in tante fasi del gioco. E’ così forte che credo a volte senta di poter mettere la sua impronta su di una partita senza dover segnare. Ed è probabilmente vero. Per arrivare là dove vogliamo arrivare però, Ben deve attaccare (di più, bdr), deve tirare. Per questo da parte mia continuerò a ripetere il concetto, a sottolinearlo. E credo che ultimamente qualcosa sia cambiato anche per lui, cosa molto importante

– Brett Brown su Ben Simmons –

 

L’assenza di Jimmy Butler ha spinto Simmons ad una maggiore presenza in attacco a Phoenix. Dopo una partenza di stagione regolare leggermente più lenta rispetto alla stagione passata, Ben Simmons sta ora segnando nuovi massimi della sua giovanissima carriera in punti, rimbalzi, assist e percentuale dal campo.

In stagione, l’Aussie viaggia attualmente con una percentuale di realizzazione al ferro (entro il metro dal canestro) del 71.4%, dato che “precipita” al 44.6% (su metà delle conclusioni rispetto al primo dato) ad una distanza tra 1 e 3 metri dal canestro.

Philadelphia Sixers, continuità e leadership per crescere ancora

Philadelphia Sixers

Ben SimmonsJoel Embiid e Jimmy Butler ma anche JJ Redick e TJ McConnell. Si perchè ai Philadelphia 76ers quest’anno non c’è solo un leader in grado di guidare la squadra ma tanti (almeno cinque) in grado di dare la scossa nei momenti decisivi. I primi tre ovviamente sono i leader tecnici del team mentre gli altri altre portano rispettivamente la giusta dose di esperienza ed energia.

PHILADELPHIA SIXERS: L’ASSE SIMMONS-EMBIID

Le chiavi del gioco sono in mano a Simmons, il quale sta disputando un’ottima stagione dopo aver conquistato l’anno scorso (anche se tra mille polemiche) il Rookie of The Year. L’australiano sta viaggiando ad una media 15.9 punti, 9.4 rimbalzi e 8.1 assist, condite da 5 triple doppie e giocate spettacolari.

Quando gioca in transizione, Simmons può essere davvero immarcabile.

Gli unici nei di quest’annata sono le percentuali in lunetta (solo il 59% su 177 tentativi), anche se in leggero miglioramento, e la mancanza totale del tiro da tre punti, entrambi aspetti che in una serie playoff combattuta potrebbero risultare fatali per la squadra. Importante sarà il rapporto tra lui e Joel Embiid soprattutto nei minuti finali delle partite che con le loro combinazioni nelle situazioni di pick and pop possono risolvere il match in qualsiasi momento. Il prodotto di Kansas sta disputando una stagione da candidato ad MVP su entrambi i lati del campo. Sta mettendo a referto una media di 26.5 punti, 13.3 rimbalzi e 1.9 stoppate con picchi di qualità veramente alti come nella partita contro gli Indiana Pacers conclusa con 40 centri e 21 carambole. Nonostante l’importante struttura fisica, il camerunense è in grado di segnare da fuori oltre che ovviamente ad essere efficace nel pitturato.

Al fianco dell’australiano, gioca da guardia JJ Redick, tiratore implacabile da fuori, il quale è stato promosso in quintetto dopo le prime 14 partite quando il record dei Sixers era di solo 8 vittorie e 6 sconfitte. L’ex Los Angeles Clippers si è reso protagonista di un buon inizio, assicurando sempre la nota precisione dell’arco (37.1% in stagione).

ESPERIENZA NEL FRONTCOURT: BUTLER E DAVIS

A guidare il frontcourt ci sono Jimmy Butler, arrivato via trade dai Minnesota Timberwolves a stagione in corso, Wilson Chandler, sbarcato a Philadelphia anche lui quest’estate dai Denver Nuggets, e proprio Embiid, probabilmente il vero leader tecnico di questa squadra.

Il primo si è dovuto ambientare prima di trovare il giusto ritmo in attacco e i risultati fino ad ora stanno dando ragione alla dirigenza dei Sixers che lo hanno voluto fortemente considerando il sacrificio di Dario Saric e Robert Covington, due giocatori chiave dei successi della scorsa stagione. L’ex Chicago Bulls ha aggiunto il mid range game nel gioco della sua nuova squadra che fino allo scorso anno non era stato molto utilizzato, privilegiando di gran lunga il tiro da tre. Il nativo di Houston ha dichiarato di trovarsi bene a Philadelphia e di essere intenzionato a rifirmare la prossima estate per poter arrivare a traguardi importanti.

Chandler è arrivato un po come una mina vagante ma si sta ritagliando il suo spazio proprio dopo la partenza di Saric e Covington. L’ex New York Knicks è tornato da un infortunio al ginocchio e sta mettendo al servizio del team le sue qualità di tiratore sugli scarichi e di buon difensore perimetrale.

 

Canestro spalle a canestro del centro dopo una buona difesa di Harrell.
Butler fa valere tutta la sua qualità spalle a canestro.
L’unica nota veramente negativa di questa stagione è la situazione di Markelle Fultz, fermo ormai da più di un mese e senza ancora una data di rientro definitivo. Recentemente, però, il suo agente ha rilasciato alcune dichiarazioni secondo le quali la prima scelta del draft 2017 tornerà a giocare durante questa annata.
La vera chiave per raggiungere risultati significativi già da quest’anno per Philadelphia sarà essere continui sia in attacco che in difesa (dove a volte registrano delle pause) per poter mantenere il ritmo già molto elevato della squadra (settimi nella lega e 101 possessi a gara) e cercare di identificare il leader nei momenti decisivi delle partite importanti.

Nets, uno Spencer Dinwiddie da 39 punti ferma i 76ers: “Mi sentivo come Steph Curry, la fuori”

Nets-76ers, Spencer Dinwiddie al massimo in carriera abbatte Joel Embiid ed i Sixers a domicilio.

la star dei Philadelphia 76ers Joel embiid torna a fare la voce grossa sotto i tabelloni, dopo le recenti difficoltà al tiro e le velate critiche a coach Brett Brown circa il suo utilizzo in campo. 33 punti, 17 rimbalzi e 6 assist per “JoJo”, che senza Jimmy Butler torna il centro dell’attacco Sixers.

Una partita mostruosa, che però non basta ad avere la meglio su dei Brooklyn Nets giunti alla terza vittoria consecutiva. Uno spencer Dinwiddie da 39 punti in 30 minuti conduce i suoi Nets alla vittoria per 127-124 al Wells Fargo Center di Philadelphia.

Le motivazioni a volte sono tutto per un giocatore di pallacanestro. Dinwiddie è eleggibile per un’estensione contrattuale da circa 47 milioni di dollari in quattro anni con i Brooklyn Nets. Estensione i cui termini scadranno tra due giorni (la deadline è fissata per il 15 dicembre).

Brooklyn non pare disposta a blindare ora uno dei candidati al premio di miglior sesto uomo dell’anno, rimandando il discorso alla prossima estate. Per Spencer Dinwiddie, un motivo extra per dimostrare a Sean Marks (e ad altri potenziali interessati) il suo valore.

Un quarto periodo da 40 punti segnati riporta sotto i 76ers, caduti a -11 ad inizio frazione. Dinwiddie chiude la porta in faccia ad Embiid e Phila e sigilla il risultato finale. La stella camerunense dei Sixers non è soddisfatta della prova difensiva dei suoi, a fine gara: “Ogni guardia avversaria diventa una specie di hall of fanmer, quando gioca contro di noi

Dinwiddie replica colpo su colpo ai tiri di Landry Shamet e tiene a distanza i Sixers nei minuti finali. Per l’ex Detroit Pistons, 4 su 6 dalla lunga distanza, e 13 su 14 ai tiri liberi.

Sta giocando una gran pallacanestro, per noi è diventato fondamentale. E’ il nostro motore, è stato grande nel secondo tempo. Si merita tutte le attenzioni che genera: (Spencer, ndr) è partito da lontano, si è fatto strada lavorando più di tutti

– Kenny Atkinson su Spencer Dinwiddie –

 

Spencer Dinwiddie: “Mi sentivo come Steph Curry…”

 

Nel post partita, il “man of the match” ha parlato della sua prova. I 39 punti segnati a Philadelpha sono il nuovo career high per il prodotto di Colorado.

Se inizio bene, segnando due o tre tiri da tre, allora mi sento come Steph Curry… non mi fermo lì, continuo a tirare ed attaccare. Lo so io e lo sanno anche gli altri, gli avversari, soprattutto

 

 

Per i Sixers, le assenze di Jimmy Butler e di Mike Muscala hanno pesato. Il turco Furkan Korkmaz, partito in quintetto, ha chiuso la sua partita con 18 punti e 6 assist in ben 34 minuti di gioco.

Ben Simmons (22 punti, 8 rimbalzi, 7 assist e 4 recuperi), ha così commentato la sconfitta dei suoi:

Ci si abitua presto ad avere tutti i giocatori disponibili, poi succede che due di questi non ci sono, ciò significa che altri dovranno salire di livello e coprire le assenze, garantire difesa e presenza a rimbalzo. Piccole cose, ma tutti – me compreso – dobbiamo sempre farci trovare pronti, in qualsiasi momento

 

 

Jimmy Butler conquista Philadelphia: “Bella vittoria ed atmosfera incredibile”

Sixers-Jazz, buona la seconda per il nuovo arrivato in casa 76ers Jimmy Butler.

L’esordio di Butler in maglia Philadelphia 76ers era stato “rovinato” dagli Orlando Magic, vittoriosi in rimonta mercoledì alla Amway Arena.

Il secondo tentativo si rivela però quello giusto. I Sixers battono 113-107 gli Utah Jazz al Wells Fargo Center di Philadelphia, che a fine partita intona il nome della sua nuova stella, e sogna in grande.

Per Butler una gara da 28 punti, 7 assist ed un quasi perfetto 12 su 15 dal campo, in una serata che vede Joel Embiid ancora in difficoltà al tiro (7 su 20 per JoJo) ed impegnato in un duello ad alta quota con Rudy Gobert.

Se il buongiorno di vede dal mattino, il buongiorno di Butler ai tifosi di Phila è un layup “con l’effetto”, segnato sfuggendo alle braccia del francese dei Jazz. Jimmy segna 7 punti nei primi 5 minuti di gara, poi va a sedersi col secondo fallo, figlio dell’aggressività sul campo dell’ex Twolves.

Il pubblico di Philadelphia apprezza, l’atmosfera al palazzo è carica, la gente sugli spalti incita Butler e accompagna i giocatori dei Jazz con ululati degni d’altri tempi, nella miglior tradizione dello sport cittadino.

Sapevo che l’ambiente sarebbe stato elettrico. E’ una buona cosa per me averli (i tifosi, ndr) dalla mia parte, abbiamo i fan più forti, le ‘theme song’ più belle di tutti

– Jimmy Butler sull’accoglienza dei tifosi durante Sixers-Jazz –

Jimmy Butler: “Siamo giovani e di talento, voglio essere il leader di questo gruppo”

Sixers e Jazz si prendono un quarto per uno, nel primo tempo. Al 38-24 Phila risponde Utah con una seconda frazione da 28-16.

Jimmy Butler chiude il primo tempo a quata 13, con una potente schiacciata al volo su assist di Landry Shamet, mentre Embiid litiga col canestro e si vede fischiare un fallo tecnico dopo uno sfondamento. Donovan Mitchell, Ricky Rubio e Derrick Favors riportano Utah in parità a fine primo tempo.

La partita prosegue in sostanziale parità. Utah deve farsi perdonare la sconfitta da record subita a Dallas due giorni prima, e gioca con più attenzione difensiva, negando tiri aperti da tre punti ai 76ers.

Jimmy Butler continua ad attaccare il ferro, Phila prova ad evadere a metà terzo quarto (72-64), ma i Jazz non cedono. Utah conduce di due punti (107-105) a 1:37 dal termine della partita, ma Ben Simmons segna e subisce il fallo per sancire il definitivo sorpasso Sixers sul 109-107.

Abbiamo difeso estremamente bene nei momenti finali, sono contento di aver vinto la mia prima partita in casa a Philadelphia. Io cerco di giocare a basket nel modo giusto, difendere e far circolare il pallone. Oggi ho segnato tanti buoni tiri (…) tutti qui vogliono vincere, quando qualcuno di noi commette un errore, è in grado di accettare le critiche, siamo un gruppo di buoni giocatori, giovani, di talento e grandi lavoratori. Voglio diventare un leader per loro (…) Ben Simmons è un passatore incredibile, vede il gioco prima di tutti, giocare con giocatori così è facile

– Jimmy Butler dopo Sixers-Jazz –

 

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