Celtics: tutti gli strali di Kyrie Irving, l’uomo che voleva essere un leader

Kyrie Irving

La stagione 2018\19 dei Boston Celtics e di Kyrie Irving, una “corsa sulle montagne russe” come definita da coach Brad Stevens, e terminata alla quinta partita di semifinale di conference contro i Milwaukee Bucks, ha avuto una sola costante.

Le parole, le emozioni e gli strali dell’ex giocatore dei Cleveland Cavs.

Kyrie Irving che ha appena terminato la sua peggior serie di playoffs in carriera, una serie giocata “a parte”, al contrario di quanto necessario contro una squadra tutta difesa ed atletismo come i Bucks di Giannis Antetokounmpo.

Un Kyrie Irving improvvisatore in attacco (35.2% al tiro, 22.7% al tiro a tre punti, 3.6 palle perse di media in 5 partite), ancora – incredibilmente – più improvvisatore in difesa ed ancora più incredibilmente sfrontato ed orgoglioso tra una partita e l’altra.

I Milwaukee Bucks, superiori in tutto in campo, hanno faticato solo nel comprendere quanto “cotti” mentalmente fossero i Boston Celtics ancora prima di incominciare.

Pochi minuti dopo la fine di gara 5, Terry Rozier ha dichiarato di aver sostanzialmente iniziato da mesi a contare i giorni che lo separavano dalla fine della stagione. Il fiero Marcus Morris ha dichiarato di non avere mai trovato una risposta alle disfunzionalità della squadra. I Celtics si sono appoggiati alla roccia Al Horford, il solo in grado con la sua sola rassicurante presenza di tenere a galla emotivamente i suoi compagni, immersi nella crisi di Gordon Hayward, nelle esitazioni di Jayson Tatum e nell’impazienza dello scalpitante Jaylen Brown.

Sapevo sin da subito che sarebbe stata dura quest’annoCoach Brad Stevens pochi giorni fa a Tim Bontemps di ESPN “Ma già ad ottobre tutte le potenziali difficoltà che avremmo incontrato si sono presentate tutte assieme: si, sarebbe stata durissima“.

CELTICS, GLI STRALI DI KYRIE IRVING

E’ bene ricordare: Kyrie Irving ha giocato due stagioni a Boston, sebbene la portata ed il peso dell’annata appena conclusa abbiano cancellato dagli archivi la stagione 2017\18, finita prima del tempo per un problema al ginocchio sinistro.

Con Irving ai box, i giovani Celtics raggiunsero le finali di conference e persero solo alla settima partita contro i “LeBron James Cavaliers”, mostrando al mondo il talento di Jayson Tayum – il nuovo Paul Pierce – di Jaylen Brown e di “Scary” Terry Rozier.

Sulle aspettative che quella sorprendente stagione generò, e sull’assunto che a quel nucleo sarebbe bastato re-introdurre Kyrie Irving e lo sfortunato Gordon Hayward per vincere – seguendo l’enunciato del Principe DeCurtis che “è la somma che fa il totale” – si è scritto e detto tanto.

Ciò che la prima e quieta stagione di Kyrie Irving non aveva suggerito ad alcuno sarebbe però stato il diluvio di pose, dichiarazioni, cambi d’umore e flussi di coscienza a microfoni aperti che avrebbe scandito l’anno II in bianco-verde del campione NBA 2016.

“IL MIO PIANO È RIFIRMARE CON I CELTICS”

Un giocatore di basket è prima di tutto un uomo.

Irving perse la madre Elizabeth quando il ragazzo aveva solo quattro anni. Elizabeth fu adottata da bambina da una famiglia Sioux che viveva nella Riserva di Standing Rock, e la nonna materna ed i bisnonni del giocatore dei Celtics erano di origine Sioux, e lo scorso agosto Kyrie ricevette il grande onore di diventare a tutti gli effetti un membro della grande Nazione Sioux, dopo anni di attivismo ed iniziative di beneficenza a favore della causa Nativa.

Anche sotto tali auspici era iniziato il 2018\19 di Kyrie Irving, che giunto “all’anno del contratto” aveva dichiarato già in ottobre, a due settimane dall’inizio della stagione, come il suo piano fosse quello di rifirmare con i Boston Celtics, l’estate seguente.

“JAYLEN BROWN E JAYSON TATUM DEVONO ABITUARSI ALLA PRESSIONE”

Pronti, via, ed i Celtics sono subito zoppicanti: Toronto Raptors e Milwaukee Bucks hanno già allungato, mentre Boston non riesce a mettere in serie due vittorie consecutive ed a fine novembre è ferma a 9-7, dopo una sconfitta casalinga contro gli Utah Jazz.

L’attacco Celtics è agli ultimi posti della lega, Jaylen Brown e soprattutto Jayson Tatum faticano ad esprimersi al livello dell’anno precedente (ergo, non sanno dove mettersi, letteralmente). Kyrie Irving cerca di stimolare i giovani compagni, ricordando loro come la pressione mediatica e difensiva nei loro confronti non avrebbe fatto altro che aumentare nei mesi a venire:

L’anno scorso erano ancora così giovani, e date le circostanze nessuno avrebbe preteso da loro ciò che poi sono stati in grado di fare. Quest’anno è diverso, la pressione a cui sono sottoposti tutte le sere se la sono guadagnata, ed è una cosa a cui devono abituarsi. Fare parte di una grande squadra comporta questo”

I nostri giovani hanno più talento di tutti” Ancora Irving “Devono imparare a trarne vantaggio“. La sconfitta contro i Jazz sarebbe stata la prima di tre partite perse consecutive.

“NON ABBIAMO PIÙ TEMPO DI ASPETTARE, SERVE DI PIÙ”

Una settimana più tardi tocca ai New York Knicks passare al TD garden di Boston, un passo falso che una squadra con ambizioni da contender non può permettersi, nelle parole di Irving:

Non possiamo più aspettare. Da parte mia, dello staff e di tutta la squadra non possiamo più aspettare che i giovani facciano quel definitivo salto di qualità. Dobbiamo migliorare, io compreso“.

Forse non siamo bravi come pensavamo di essere” E’ un amaro Brad Stevens a chiudere il trittico di sconfitte.

“EGOISTI IN CAMPO, SOLO IL SUCCESSO DI SQUADRA È IL SUCCESSO DEL SINGOLO”

Alle tre sconfitte segue un periodo brillante, da 8 vittorie consecutive ed un record finalmente “presentabile” di 18 vinte e 10 perse. A metà dicembre i Boston Celtics perdono contro Phoenix Suns e Detroit Pistons, prima dello showdown contro i rivali Milwaukee Bucks del 22 dicembre.

Gli uomini di Mike Budenholzer finiscono per calpestare i Celtics, di nuovo in difficoltà al TD Garden (120-107 il risultato finale). Irving convoca una riunione a porte chiuse per soli giocatori ed all’uscita si presenta ai cronisti come un frustratissimo fiume in piena: “La cosa che dobbiamo capire è questa: non tutti, io per primo, possiamo sempre giocare nel ruolo che vogliamo, tutti i minuti che vorremmo, cose che – egoisticamente parlando – sarebbero l’ideale per me o per un altro. Per quanto mi riguarda, fa parte del processo di crescita (…) si vedono un sacco di giocate personali (…)  ci siamo ritrovati più di una volta a tirare con ancora 16-17 secondi sul cronometro dei 24, prendendo brutti tiri in allontanamento (…) qui potrei fare tutto quello che voglio quando voglio, in campo, ma devo capire che la cosa più importante è aiutare la mia squadra.

CELTICS, BENE COSÌ… ANZI NO, JAYLEN BROWN: “NON POSSIAMO CONTINUARE A PUNTARCI IL DITO CONTRO A VICENDA”

Se dopo una bella vittoria contro gli Indiana Pacers, un Kyrie Irving garrulo si era permesso di parlare di squadra “diversa, sulla buona strada per diventare una squadra da titolo” e riconosciuto i giusti meriti della sua “tirata” del post-Milwaukee (“dopo la sconfitta contro Milwaukee (…) abbiamo sentito il forte bisogno di affrontare seriamente alcuni problemi. Il meeting post-partita ci è servito per ‘fare aria’ nello spogliatoio“), basta appena 3 giorni dopo una nuova sconfitta casalinga all’umorale Kyrie per tornare a vedere tutto nero.

Il 12 gennaio a Boston, gli Orlando Magic passano per 115-113. I Celtics dispongono prima della sirena finale di un ultimo possesso, una rimessa laterale da metà campo. Stevens disegna un gioco per Irving, ma Gordon Hayward, incaricato della rimessa, non passa in emergenza il pallone alla sua point-guard per servire Jayson Tatum.

L’ex Duke Blue Devils sbaglia un tiro difficile, e già mentre il pallone di Tatum è in aria, Irving ha già gettato le braccia al vento, esasperato. L’ex Cavs rimprovera vistosamente Gordon Hayward e Al Horford, ed è irritato con Brad Stevens e la sua scelta di gioco.

Nel post partita, un Kyrie Irving sempre meno in grado di “mordersi la lingua” sfoga la sua frustrazione, stavolta camuffandola (malamente) dal leadership: “L’anno scorso nessuno aveva nulla da perdere e poteva fare quello che voleva, e nessuno gli avrebbe chiesto nulla di più. Quest’anno no, è diverso. Non siamo più a quel punto, i giovani hanno superato quella fase“.

Un atteggiamento – la pratica di dividere la squadra in vecchi e giovani – al quale risponde appena due giorni dopo il “giovane”Jaylen Brown. Con Irving infortunato, i Celtics perdono a Brooklyn la terza partita consecutiva (25-18 il record), ed a fine partita Brown replica velatamente all’ennesima tirata del compagno (“Non mi permetterò più di mettere in discussione i miei compagni pubblicamente. Io voglio solo vincere, maledettamente (…) io sono venuto qui perché credo in questa squadra, e voglio aiutare questi giovani ad avere successo”).

Non è colpa dei giovani, e non è colpa dei veterani” Così BrownE’ colpa di tutti, dobbiamo venirne fuori come una squadra. Abbiamo avuto periodi in cui abbiamo giocato una grande pallacanestro, altri in cui non lo abbiamo fatto per nulla (…)  dobbiamo spalleggiarci l’un l’altro, supportarci. Non possiamo puntarci il dito contro e fare commenti.

FUTURO: “NON DEVO UN C***O A NESSUNO, SO COSA DEVO FARE, CHIEDETEMELO IL 1 LUGLIO”

In piena frenesia da trade deadline, con i Los Angeles Lakers impegnati a fondo per strappare Anthony Davis ai New Orleans Pelicans, e con i Pels altrettanto impegnati a resistere all’assalto per attendere l’estate, Danny Ainge e – chissà – Jayson Tatum, le promesse di rinnovo di ottobre di Kyrie Irving sono già un ricordo.

A fine gennaio, Irving si era sentito in dovere di telefonare al vecchio compagno LeBron James per scusarsi con lui “di essere stato, all’epoca, quel giovane”, quello che scalpita, che mal sopporta i paternalismi e forse vivere – anche – di luce riflessa. Una telefonata genuina, che dice molto del carattere irrequieto di Kyrie Irving, e che sorprende James (ironicamente a cena con Kevin Love al momento della chiamata), come ammesso dallo stesso LBJ.

E’ il primo febbraio quando Irving risponde così ad una domanda sui suoi proclami di qualche mese prima. La risposta raccolta dai cronisti è molto diversa ma eloquente: “Alla fine, farò solo ciò che sarà meglio per me, io non devo un c***o a nessuno. Richiedetemelo il 1 luglio“.

“TUTTI RADDOPPIANO KEMBA, NOI NO…”

Le ultime 24 partite di regular season dei Boston Celtics terminano con record di 14-14. Una stagione regolare mediocre per una squadra con tanto potenziale, ma che ogni giorno di più mostra evidente lo scollamento tra comandante (Irving) e truppa.

Il 24 marzo gli Charlotte Hornets in piena lotta playoffs battono i Celtics in rimonta allo Spectrum Center di Charlotte. Gli Hornets sono reduci da una partita da 75 punti segnati a Miami, gara in cui gli Heat avevano sistematicamente raddoppiato e “blitzato” sui pick and roll centrali Kemba Walker.

Pochi giorni dopo, un Walker da 36 punti guida i suoi Hornets alla vittoria per 124-117. L’ex UConn segna 18 punti nel quarto periodo, ed a fine gara Irving critica la scelta di Brad Stevens di non raddoppiare Walker e forzarlo a cedere il pallone: “Probabilmente avremmo dovuto raddoppiarlo di più, togliergli il pallone dalle mani, così come fanno tutte le altre squadre… ma non l’abbiamo fatto. E non è la prima volta“.

“NESSUNO PUÒ BATTERCI IN 7 PARTITE”

Da febbraio, tra Kyrie Irving e la squadra pare essere scesa una poco visibile ma “percepibile” cortina. In marzo, Kyrie fa diversi mea culpa pubblici, in cui dichiara di aver peccato di troppa loquacità e sincerità davanti ai microfoni.

Come reazione uguale e contraria all’atteggiamento dei primi mesi, Irving inizia a manifestare sicurezza (sicumera) nella sua squadra, accennando alla “noia da regular season” e proponendosi quale leader positivo e (più) rilassato (“Fa parte della stagione regolare, nei playoffs quando possiamo concentrarci su una squadra e pianificare tutto, non vedo nessuno che ci possa battere in sette partite“, dopo una sconfitta a Chicago).

Se sono preoccupato? No, perché io sono qui“.

“MI HANNO PORTATO A BOSTON PER MOMENTI COME QUESTI”

Cosa spinge infine un Kyrie Irving che dà in campo la sensazione di pensare già alla sua estate, a fare dichiarazioni sfrontate come quelle del post gara 2 e post gara 4 della serie di semifinale contro i Milwaukee Bucks?

Disillusione, o meglio consapevolezza? Resa? Allora perché, banalmente, “spararle grosse”?

Scenari come questi sono il motivo per cui sono a Boston, i motivi per cui mi hanno portato qui. La pallacanestro è uno sport divertente, soprattutto quando il gioco si fa duro, e bisogna farsi trovare pronti. E’ il periodo dell’anno che aspettiamo per tutta la stagione“. Kyrie Irving pare prendere sotto gamba una prestazione da 4 su 18 al tiro in gara 2, confidando nella capacità sua e dei suoi compagni di poter premere un bottone e riuscire laddove per tutta la stagione i Celtics avevano fallito: uscire dalle difficoltà come una squadra.

Il risultato? Una prevedibile ed orribile serie di tre partite. Definite però da Kyrie Irving come banali “problemi al tiro”: “Ho solo sbagliato tanti tiri, succede. A volte succede e devi accettarlo (…) è difficile trovare ritmo quando sei marcato a tutto campo azione dopo azione… da me ci si aspetta sempre il massimo, sto cercando di creare occasioni per i miei compagni e per me, sfruttando l’aggressività della difesa. 22 tiri? avrebbero dovuto essere 30, sono quel tipo di giocatore“.

Gara 5 della serie si è chiusa con una prova di squadra da 31% al tiro. Il fallimento di ogni (a queL punto) velleità di costruire un sistema offensivo a 3, se non 4 punte (Irving, Tatum, Hayward, Brown\Horford) si è manifestato in 48 minuti in una serie di tiri comodi scagliati nei pressi del ferro, in un primo tempo di 1 vs 1 “alla rovescia” di colui che, ruolo alla mano, avrebbe dovuto essere la point-guard, il creatore di gioco ed il leader della squadra.

Kyrie ci ha provato, alla sua maniera, l’unica che conosce, ed ha fallito là dove in cuor suo avrebbe voluto avere successo più di ogni altra cosa.

Eppure: “Irving cattivo leader? S*******e. Abbiamo accolto Kyrie a braccia aperte ma non abbiamo mai capito, anche se ci abbiamo provato… ma noi non siamo nella sua testa, forse poche persone al mondo sanno davvero cosa c’è in lui“.

Marcus Smart.

L’assistente di Brad Stevens Micah Shrewsberry lascia i Celtics, futuro a Purdue University?

brad stevens micah shrewberry

Micah Shrewsberry, assistente allenatore dei Boston Celtics, lascerà la NBA per riunirsi allo staff tecnico della Purdue University. Secondo Jeff Goodman dello Stadium, la decisione di Shrewsberry di lasciare i Celtics non sarebbe da attribuire alla prematura eliminazione dei bianco-verdi dai playoffs. 

Shrewsberry, 42 anni, ha iniziato la sua carriera da assistente allenatore nella NBA nei Boston Celtics. Correva la stagione 2013-2014 quando Brad Stevensall’epoca neo head coach dei Celtics, contattò Shrewsberry per il ruolo di defensive coordinator.

Il ruolo che Shrewsberry ricoprirà alla Purdue sarà quello di associate head coach. Secondo Matt Painter, responsabile del programma sportivo universitario dei Boilermakers, il profilo dell’ex defensive coordinator di Boston combacerebbe alla perfezione con l’ambiente della Purdue. Intorno al 2011/2012, Micah Shrewsberry aveva svolto diverse attività di recruiting proprio per l’università dell’Indiana.

 

I Boston Celtics si arrendono in 5 gare, Brad Stevens; “Colpa mia, una stagione durissima”

Boston Celtics

Una gara 5 strana, atipica e soprattutto imprecisa è quasi la chiosa logica per una stagione altrettanto strana per i Boston Celtics, che cedono in cinque partite ai Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo e si fermano alla semifinale della Eastern Conference.

Dei Boston Celtics semplicemente non in grado segnare in 48 minuti di gara, partita che gli uomini di coach Brad Stevens chiudono a quota 91 punti con un terribile 31.2% al tiro.

116-91 il risultato finale per i Bucks, che dal canto loro impiegano parecchio tempo a carburare e trovare il canestro con continuità ma che tra secondo e terzo quarto riescono comunque ad imprimere la “consueta” accelerazione, un trend per l’intera serie.

Iniziano pianissimo le due squadre. La prima scossa per i Celtics arriva con l’ingresso a metà primo quarto di Marcus Morris e Marcus Smart a sostituire una versione particolarmente frastornata di Jayson Tatum, lontana anni luce dallo spettacolare rookie ammirata appena 12 mesi fa.

Bucks e Celtics vanno avanti e indietro per il campo in un’atmosfera strana, quella del Fiserv Forum che attende sonnolento e confida nella spallata degli uomini di coach Mike Budenholzer. Giannis Antetokounmpo è più falloso e disordinato del solito, Kyrie Irving cerca disperatamente un poco di ritmo offensivo, a volte forzando malamente.

Dopo un primo quarto da 22-19 Bucks, l’attacco dei Celtics sembra scuotersi un poco, il pallone riprende a circolare ma tutti (ma proprio tutti) i tiri di Gordon Hayward, Jaylen Brown, Terry Rozier si spengono sul ferro. I Bucks faticano a loro volta ma l’ingresso in campo di George Hill, Malcom Brogdon (al rientro dopo quasi due mesi di stop) e Ersan Ilyasova cambia volto alla partita.

Antetokounmpo rientra in campo con più grinta, l’attacco dei padroni di casa riprende a girare col suo “vortice” di penetra-e-scarica, il greco trova con un paio di assist Pat Connaughton e Nikola Mirotic e piano piano il divario tra le due squadre si allarga (52-39 all’intervallo).

La capitolazione per i Celtics arriva nel terzo quarto. Bucks sempre in doppia cifra di vantaggio, una palla rubata da Giannis Antetokounmpo su passaggio forzato di Irving apre il parziale che porta Milwaukee sul +18 (80-62) a fine frazione.

Per i Boston Celtics la quinta partita della serie si risolve in un disastro offensivo: 6 su 21 al tiro e 15 punti (con un solo assist) per Kyrie Irving, 9 punti con 4 su 13 per Al Horford, 14 punti e 6 rimbalzi (con 3 su 10 al tiro) per Jayson Tatum. Per Boston 14 palle pese, a fronte di 19 assist (saranno 27 a fine gara invece i canestri assistiti per i Bucks).

Gordon Hayward chiude con 7 punti (3 su 9) in 22 minuti di gioco, ma i suoi errori al tiro sono talmente evidenti che dal vivo si ha quasi l’impressione di averne visti di più. Jaylen Brown sbaglia tutte le conclusioni da tre punti tentate.

Boston Celtics, coach Stevens: “Colpa mia, non ho fatto un buon lavoro”

Finale amaro quanto inevitabile di stagione per i Boston Celtics, che ai problemi in campo hanno dovuto sommare anche le comprensibili preoccupazioni per lo stato di salute del Presidente e “uomo forte” Danny Ainge, colpito la scorsa settimana da un attacco cardiaco ed in lenta ripresa.

Coach Brad Stevens apre la schiera dei bostoniani delusi nel post gara, parlando di stagione “stressante”: “Questa stagione è stata da parte mia la stagione più difficile, più dura. Credo di – anzi ne sono certo- non aver fatto un buon lavoro quest’anno. Se la tua squadra dimostra problemi di chimica, di amalgama durante tutta la stagione, la colpa non può non essere dell’allenatore. Per cui, c’è solo da migliorare, in tanti aspetti“.

La ricerca dell’amalgama è stata il leit motif della stagione in Massachusets, una stagione portata avanti a strappi e cadute, tra alti e bassi seguendo l’umore e gli strali dell’inquieto leader Kyrie Irving. L’ex Cavs che riconosce i meriti degli avversari: “Non è questo il momento per sentirsi delusi, è il momento di prendere questa lezione, questa sonora lezione che (i Bucks, ndr) ci hanno dato ed andare avanti. Loro sono stati più forti, hanno giocato col desiderio di vincere ed hanno meritato“.

Ancora coach Stevens: “E’ evidente che non abbiamo saputo raggiungere gli obiettivi prefissati in estate. La nostra stagione è stata una corsa sulle montagne russe, difficile, ma credo che i ragazzi abbiano dimostrato grande carattere, hanno sempre saputo reagire ai momenti difficili. Non siamo però mai riusciti a costruire un’identità di gioco in campo, ed è strano perché vi posso assicurare che l’atmosfera nello spogliatoio è sempre stata positiva. Tante cose non sono andate come sperato“.

Jaylen Brown e Jayson Tatum? Hanno gestito la pressione al meglio in questa stagione. Avere 21, 22 anni e gestire così tanta attenzione non è stato facile, io avrei ceduto da tempo al posto loro. Sui nostri problemi di squadra si è detto tanto, i Bucks sono stati più forti ed abili nel costruirsi un’identità durante l’intera stagione, ed in questa serie si è vista la differenza

Celtics, Brad Stevens: “Dobbiamo riposare e prepararci al meglio”

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Dopo aver perso entrambe gara 2 che gara 3, i Boston celtics devono vincere gara 4 per provare a restare nella serie. Coach Brad Stevens vorrebbe che i suoi giocatori si prendessero il tempo per riposarsi e rilassarsi sia fisicamente che psicologicamente, come riportato Chris Forsberg di NBC Sports.

Le parole di Brad Stevens

Dobbiamo riposare, respirare e recuperare la condizione giusta. Avremo molte opportunità domani e lunedì per incontrarci e prepararci per gara 4, così ha dichiarato Stevens  “Sappiamo cosa dobbiamo fare di diverso rispetto a queste 2 gare. Dobbiamo solo fare un respiro profondo. A volte, durante una serie di playoffs come questa, può essere la cosa migliore che puoi fare.”

Secondo Stevens, affrontare una squadra come i Milwaukee Bucks è un buon test per i suoi Celtics. Milwaukee ha dimostrato di essere una squadra che può ambire al titolo, e ora per i Celtics è il momento di far vedere di cosa sono capaci, di giocare meglio rispetto alle partite precedenti.

“Penso che i miei ragazzi abbiano fatto una buona partita la scorsa notte. Ma abbiamo perso, e ciò è dovuto soprattutto al parziale di 12-1 prima dell’intervallo, e a fine terzo quarto quando (i Bucks, ndr) hanno preso definitivamente il comando e non hanno più mollato. Ma in alcuni momenti abbiamo giocato duramente e molto bene. Dobbiamo solo giocare meglio e con continuità per avere più possibilità di vincere.”

La stagione dei Boston Celtics

I Celtics quest’anno hanno dimostrato di potersela giocare con tutte le squadre della lega, nonostante alcuni intoppi durante la stagione. Il record di quest’anno è stato di 49 vittorie e 33 sconfitte, forse poche rispetto a ciò che era lecito attendersi dopo la stagione passata. Ma hanno iniziato i playoffs molto bene, rifilando un netto 4-0 agli Indiana Pacers e vincendo gara 1 al Fiserv Forum di Milwaukee. In gara 2 e 3 le cose sono cambiate, ma adesso bisogna rialzare la testa e dimostrare il vero valore di questa squadra.

Gara 4 sarà quindi fondamentale per i Boston Celtics, con la serie sul 2-1 per i Bucks, e perderla vorrebbe dire giocarsi tutto a gara 5 in quel di Milwaukee.

Celtics, Brad Stevens: “Il mio MVP? Giannis Antetokounmpo”

Sky programmazione NBA-Giannis Antetokounmpo protesta

Chi è l’MVP per coach Brad Stevens? Il suo prossimo avversario Giannis Antetokounmpo, e nessun altro.

Nella corsa a due per il titolo di miglior giocatore dell’anno, il greco ha dunque uno sponsor in più, il capo allenatore dei Boston Celtics con cui i Milwaukee Bucks incroceranno le armi a partite da domenica 27 aprile al Fiserv Forum di Milwaukee, Wisconsin.

L’MVP? Giannis, è lui” Così Stevens ad Adam Himmelsbach del Boston Globe. Giannis Antetokounmpo che durante il primo turno di playoffs contro i malcapitati Detroit Pistons si è dimostrato una volta di più incubo difensivo per ogni avversario.

I Boston Celtics faranno a meno almeno per la prossima settimana ancora di Marcus Smart, in fase di recupero dopo l’infortunio ai muscoli addominali riportato lo scorso 10 aprile, mentre i Bucks dovranno rinunciare per almeno le prime due partite a Malcom Brogdon, fuori da un mese per un problema di fascite plantare.

Il primo nodo da affrontare per i Celtics sarà la grande aggressività di Giannis Antetokounmpo ed i Milwaukee Bucks tra le mura amiche del Fiserv Forum, come confermato da Jayle Brown: “Non possiamo permetterci di mostrargli (ad Antetokounmpo, ndr) nessuna debolezza, perché altrimenti lui saprà sfruttarla. Giannis è primo per sfondamenti commessi nella NBA, e credo che sia un dato di cui vada fiero, perché in un certo senso dimostra la sua aggressività in campo“.

I Boston Celtics scenderanno in campo con un nastro nero ed il numero 17 posto sulla spalla sinistra della maglia, in onore del grande John Havlicek, leggenda bianco-verde scomparsa nella giornata di giovedì all’età di 79 anni.

Boston batte nuovamente Miami e si prepara allo scontro decisivo con Indiana

Hayward videomessaggio

Vittoria molto importante quella dei Boston Celtics ottenuta in casa dei Miami Heat. La squadra di coach Stevens, a distanza di due giorni, ha sconfitto nuovamente la franchigia della Florida. 112-102 il punteggio. Partita in equilibrio costante fino a pochi minuti dalla fine, in cui lo strappo dei Celtics è stato decisivo. Il migliore in campo è stato Gordon Hayward, autore di 25 punti, 8 rimbalzi e 5 assist e di alcune giocate decisive. Ottima prestazione anche di Tatum, Horford, Irving e Baynes.

Adesso mancano 3 partite, e Boston è appaiata con Indiana al 4° posto. Sarà fondamentale la prossima gara, dove i Celtics andranno proprio ad Indianapolis a giocarsi il fattore campo ai PlayOff.

Le dichiarazioni dei protagonisti

Gordon Hayward sta vivendo il miglior periodo di forma dopo il devastante infortunio di Ottobre 2017. E’ la 6° partita consecutiva in cui segna 10 o più punti, la striscia più lunga quest’anno. E, come detto in precedenza, realizza giocate che poi si rivelano importanti nell’andamento del match. Ecco le sue parole:

Non sono l’unico che ha fatto una buona partita. Ognuno di noi realizza grandi giocate. E adesso che andiamo ai PlayOff l’obiettivo è quello di giocare al meglio delle nostre possibilità. 

Soddisfatto anche Stevens per la prestazione dei suoi, “positiva in entrambi i lati del campo”.

Celtics KO, Kyrie Irving critica Stevens: “Tutti raddoppiano Kemba Walker, noi no…”

Appena una settimana fa, i Miami Heat avevamo ottenuto una vittoria chiave sugli Charlotte Hornets di Kemba Walker, tenendo gli uomini di coach James Borrego ad appena 75 punti segnati.

Eick Spoelstra e gli Heat avevano sistematicamente raddoppiato la star avversaria su ogni pick and roll, costringendo Walker a liberarsi del pallone e lasciando spazio agli esterni degli Hornets. Una scelta tattica non perseguita dai Boston Celtics in occasione della sconfitta per 124-117 allo Specrtum Center di Charlotte, North Carolina.

A Charlotte, un Kemba Walker da 36 punti, 11 rimbalzi e 9 assist trascina i suoi Hornets (33-39) ad una vittoria in rimonta che tiene vive le pur esigue speranze di post-season. Sotto di 18 lunghezze (112-94) a 8 minuti dal temine, gli Hornets mettono assieme un parziale da 30-5 e chiudono la gara nei secondi finali.

18 dei 36 punti finali di Walker arrivano nel solo quarto periodo, quando coach Brad Stevens decide di non raddoppiare i pick and roll centrali dell’ex star dell’università di UConn. Una scelta tattica che pare non aver convinto appieno Kyrie Irving:

Probabilmente avremmo dovuto raddoppiarlo di più, togliergli il pallone dalle mani, così come fanno tutte le altre squadre… ma non l’abbiamo fatto, e (Walker, ndr) ci ha puniti. E non è la prima volta che lo fa, contro di noi, quindi nessuna sorpresa

31 punti a fine gara per Irving, il migliore dei suoi assieme a Jaylen Brown (29 punti in uscita dalla panchina, con 5 su 6 al tiro da te punti). La sconfitta di sabato notte è la terza consecutiva per Boston, e relega i Celtics (43-30) al quinto posto nella Eastern Conference, ad una gara di distanza dagli Indiana Pacers.

La partita era finita ad inizio quarto periodo” prosegue Kyrie Irving “Abbiamo smesso di giocare, abbiamo rallentato e ad un tratto è diventata una partita punto a punto, con l’inerzia tutta dalla loro parte“.

I Celtics in crisi si preparano ad affrontare un lungo viaggio ad Ovest

I Boston Celtics hanno fallito un test molto importante questa notte. La partita contro gli Houston Rockets poteva essere quella che rilanciava la squadra di Stevens, invece è arrivata un’altra sconfitta. Il risultato finale, 115-104, è anche leggero rispetto alla partita che si è disputata. I Rockets hanno preso il controllo del match già dai primi minuti, andando subito sul +10. I Celtics sono andati sotto anche di 28 lunghezze (nel 3° periodo), a causa di una difesa totalmente in difficoltà e ai soliti problemi in attacco. Eric Gordon da 3 ha fatto ciò che ha voluto (8/12 da 3), e Irving sembra non riuscire a tirare fuori il massimo dai propri compagni in zona offensiva. 

La rimonta finale dei biancoverdi, che sono arrivati fino al -8, non è bastata. L’ultimo quarto, giocato dai Boston Celtics che conosciamo, non è stato sufficiente per evitare la sconfitta. 

Adesso inizia un viaggio ad Ovest molto impegnativo per Irving e compagni che definirà la posizione in classifica dei biancoverdi, in attesa dei PlayOff. 

Grande prestazione per Gordon, come detto, e Harden (42 punti). Per i Celtics, bene Smart (18 punti) e Horford (19 punti e 6 rimbalzi)

Le dichiarazioni dei protagonisti

Proprio Al Horford, uno dei migliori ieri sera (come spesso accade), ha detto questo ai microfoni dei media:

Non credo sia tutto così nero come sembri. Penso semplicemente che stiamo avendo molti alti e bassi, e in questo momento stiamo attraversando un periodo molto negativo. Ne usciremo insieme, dobbiamo essere tutti uniti e ancor più vicini l’uno con l’altro

Stevens soddisfatto: “La difesa dei Celtics ha deciso la partita”

Brad Stevens

I Boston Celtics sono tornati alla vittoria. Questa notte, contro i Washington Wizards, rivali di sempre, i biancoverdi sono riusciti a interrompere la striscia di 4 sconfitte consecutive, vincendo per 107-96. Partita in bilico fino al quarto quarto, dopo un grande inizio della squadra di Brad Stevens. Nel secondo quarto Beal e compagni hanno ricucito lo strappo, e il terzo è stato equilibrato. Nell’ultima frazione Boston ha aumentato il livello difensivo, concedendo solo 15 punti agli ospiti e provocandogli 7 palle perse.

Doppia doppia per Kyrie Irving (13 punti e 12 rimbalzi), e buona prova di Marcus Morris (17 punti però con 3/11 da 3, e 9 rimbalzi). Il migliore dei Celtics è stato però Al Horford, con 18 punti (7/11 dal campo) e 6 rimbalzi. Dall’altre parte, solita bella partita di Beal (29 punti e 11 assist) e buone prova anche di Green e Satoransky (15 punti a testa).

Le dichiarazioni di Smart e Stevens

Finalmente serene le dichiarazioni dei protagonisti in maglia biancoverde. Ecco le parole di Marcus Smart a fine partita:

Stanotte è stato bello per tutti. Abbiamo attacco bene e abbiamo difeso bene. Abbiamo fatto le giocate tutte nel modo giusto

Soddisfatto anche coach Stevens, che ha evitato la quinta sconfitta di fila (che non accade da più di 4 anni):

La nostra difesa ha deciso la gara, sono molto contento di questo.

L’importanza di Al Horford per i Celtics: i numeri

Celtics-Sixers.

L’importanza di Al Horford per i Boston Celtics non può essere giudicata solo dalle statistiche. Il centro biancoverde, oltre ad essere un leader della squadra di Stevens, è fondamentale a livello tattico e realizza giocate fondamentali, sopratutto in difesa. Nonostante i numeri non rendano giustizia all’ex Atlanta Hawks, è opportuno notare come le sue ultime prestazioni siano state davvero degne di nota. Anche grazie a queste i Boston Celtics hanno raggiunto il 4° posto in classifica nella Eastern Conference, trovandosi a una sola partita di distanza dai 76ers che occupano la 3° posizione.

I numeri di Al

Non considerando la partita di venerdì contro i New York Knicks, Horford nelle ultime 7 partite ha segnato 17.3 punti, raccolto 8.9 rimbalzi ed effettuato 2.4 stoppate a partita. Al Madison Square Garden, con 14 punti, 9 rimbalzi e 4 assist in 27 minuti ha guidato la sua squadra alla vittoria. E nelle ultime 8, i Celtics sono 7-1, con l’unica sconfitta maturata al Garden contro i Warriors per 4 punti.

Al è un giocatore completo, forte in entrambi i lati del campo. Lunedì scorso, contro i Brooklyn Nets, ha effettuato 6 stoppate nei primi due quarti. Contro i Knicks, i 10 punti segnati da lui nel solo 3° quarto hanno aiutato Boston a maturare il vantaggio decisivo.

E’ utile anche sottolineare come i Celtics sono 8-2 quando Horford segna 16 o più punti; quando raccoglie 8 o più rimbalzi, sono 11-5.

Da questa analisi sembra proprio che quando il n°42 è in forma, anche i Celtics lo sono.

Se i biancoverdi vogliono arrivare a giocare le NBA Finals quest’anno molto dipenderà da Horford, probabilmente vero ago della bilancia della squadra di Brad Stevens.

Rozier: “Irving mi prepara mentalmente ogni volta che non può giocare”

Rozier sul futuro Celtics

Questa notte è arrivata la 30esima vittoria stagionale dei Boston Celtics griffata Terry Rozier. Al TD Garden i Cleveland Cavaliers sono stati sconfitti dai biancoverdi per 123-103. La vittoria è stata importante anche perché è avvenuta senza Kyrie Irving e Al Horford, due elementi fondamentali nello scacchiere di Brad Stevens. Certamente l’avversario era abbordabile, però è capitato già più di una volta che Boston inciampasse in casa contro avversari alla sua portata.

Dopo un primo quarto equilibrato, i Celtics hanno dato lo strappo nel 2° quarto, realizzando un parziale di 38-20. Per i biancoverdi si tratta della quinta vittoria consecutiva, e ora saranno i Golden State Warriors i prossimi avversari.

Rozier e il suo mentore: Kyrie

Terry Rozier è stato l’MVP della serata. 26 punti, 8 rimbalzi e 6 assist per la guardia di Brad Stevens. Proprio Scary Terry ha rilasciato una intervista in cui ha rivelato un curioso fatto che avviene ogni volta che dovrà partite titolare:

Kyrie Irving mi scrive ogni volta che è costretto a saltare una partita. Lo fa per prepararmi mentalmente, ed è davvero bravo. Lo fa da quando giochiamo insieme: riesce a trasmettermi la giusta fiducia, a farmi sentire pronto per la partita che dovrò disputare.

Queste dichiarazioni sono molto importanti, poiché fanno capire come Irving sta provando in tutti i modi ad essere il leader di questa squadra. Dalle sue azioni sul campo e fuori dipendono le sorti dei Boston Celtics.

Brad Stevens elogia Jaren Jackson Jr: “Giocatore maturo, mi ricorda Jayson Tatum”

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La maturità in campo del rookie dei Memphis Grizzlies Jaren Jackson Jr ha positivamente colpito il capo allenatore dei Boston celtics Brad Stevens.

Al termine della sfida del FedEx Forum tra Grizzlies e Celtics, vinta da Boston in rimonta per 112-103, l’ex coach dell’università di Butler ha speso parole ed un paragone importante per descrivere l’impatto di Jaren Jackson Jr sulla sua squadra e sulla NBA.

14 punti e 5 rimbalzi in 21 minuti per Jackson, limitato da problemi di falli, che hanno confermato però i numeri tenuti in stagione dall’ex Michigan State Spartans: 13.2 punti e 4.7 rimbalzi di media a partita, in quasi 26 minuti d’impiego e con il 51.6 al tiro.

Alcuni giorni fa, l’allenatore dei Memphis Grizzlies J.B. Bikerstaff aveva speso per Jackson Jr un impegnativo paragone con un giovane Kevin Garnett. Brad Stevens ha voluto invece paragonare il prodotto di Michigan State a Jayson Tatum:

“Jaren Jackson Jr. dimostra in campo un livello di maturità che non dovrebbe avere, vista l’età. Sembra più vecchio di quanto non sia, e decisamente già avanti ed in grado di avere un impatto su di una partita, anche nella NBA. Per certi versi mi ricorda Jayson Tatum

– Brad Stevens su Jaren Jackson Jr –