I Los Angeles Lakers hanno considerato l’idea di tornare al Forum di Inglewood?

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Il giorno prima che i Los Angeles Clippers annunciassero i nuovi piani per la costruzione di un’arena ad Inglewood, il magnate Irving Azoff ha fatto trapelare un’idea alla proprietaria dei Lakers Jeanie Buss ed alla top advisor Linda Rambis riguardo a una possibile mossa che avrebbe potuto tagliare fuori i Clippers, e provocare un terremoto nello sport losangelino.

Il Los Angeles Times ha pubblicato uno scambio di mail tra i soggetti sopracitati, riguardante la proposta fatta da Azoff di trasferire i Lakers al Forum, alla scadenza del contratto di leasing dello Staples Center, nel 2025.

Dalle conversazioni contenute delle mail si evince un forte interesse di Jeanie Buss verso il Forum, interesse sostenuto da Azoff, consapevole del grande affare dal punto di vista economico: “Possiamo tenerlo esattamente così com’è, o costruire un bellissimo nuovo impianto per i Lakers e per i concerti” si legge in una delle tante mail scritte da Azoff “Abbiamo anni per decidere, ma ora lo progetteremo comunque per ogni evenienza“.

Nelle mail tra Azoff, Buss e Rambis non mancano poi frecciate soprattutto verso Steve Ballmer, proprietario dei Clippers, definito “Balls”, in riferimento ai suoi piani di costruzione del nuovo palazzetto dei Los Angeles Clippers

Il Forum di Inglewood è stato la casa dei Los Angeles Lakers a partire dal 1967, dopo che la franchigia aveva giocato per sette anni alla LA Memorial Sports Arena dopo il trasferimento da Minneapolis nel 1960. La squadra avrebbe poi vinto sei titoli NBA al Forum, prima di trasferirsi allo Staples Center nel 1999.

Il 2024/2025 sarà l’ultimo anno di contratto per i Lakers allo Staples Center, e la famiglia Buss ha comunicato pubblicamente che nessuna proposta verrà presa in considerazione, ne tanto meno quella di Azoff e del Forum, e che l’intenzione della squadra è quella di rimanere a downtown L.A. A giudicare dal contenuto delle mail, sembra però essere vero il contrario.

Lakers e Inglewood, i Clippers rischiano di rimanere senza una casa

Le e-mail sono tra le decine di migliaia di documenti prodotti in sede della causa legale tra la Madison Square Garden Company di James Dolan contro la città di Inglewood, presso la Corte Superiore della Contea di Los Angeles, sui progetti di costruzione della nuova arena dei Los Angeles Clippers.

Nella causa, MSG afferma che il sindaco di Inglewood James T. Butts Jr avrebbe indotto la società a porre termine al suo contratto di affitto di terreni di proprietà demaniale, atta ad area di parcheggio, al fine di favorire la costruzione della nuova arena. Il sindaco ha però negato tutte le accuse.

L’intenzione dei Clippers sarebbe quella di costruire un’arena sfruttando circa 22 dei 298 acri di terreno lungo West Century Boulevard, parte dell’area dei nuovi stadi di Rams e Chargers. Il progetto dell’arena, frutto di un contratto esclusivo di tre anni tra L.A. Clippers e città di Inglewood, è in una fase studio che ne dovrà determinare l’impatto ambientale.

Steve Ballmer ha dichiarato che uno dei motivi che lo ha spinto al progetto di una nuova arena per i Clippers è quello di dare la possibilità alla squadra di comandare il calendario delle partite casalinghe (i Clippers sono al momento la terza squadra dello Staples Center, dietro a Lakers e Los Angeles Kings, NHL), in un impianto pensato esclusivamente per la pallacanestro.

Jeanie Buss: “Massima fiducia a Walton”

Dopo la mancata difesa da parte della dirigenza dei Los Angeles Lakers alle parole di LaVar Ball, venerdì Brian Windhorst, giornalista ESPN, ha dichiarato che la società aveva messo gli occhi su David Fidzdale per sostituire Luke Walton.

David Fidzdale è un allenatore interessante dato che è free agent e ha maturato una certa esperienza sia da assistente (due titoli con i Miami Heat) che da capoallenatore l’anno a Memphis.

Dopo le parole di Ball, questi rumors raccolti da ESPN sono stati alimentati, come detto, dalle mancate parole di difesa da parte di Magic Johnson e Rob Pelinka e dalle fredde parole di Lonzo Ball, che sì ha sostenuto di non aver problemi a giocare con Walton, ma più precisamente ha detto: “Giocherò per qualsiasi allenatore”.

Queste notizie di un approdo in gialloviola di Fidzdale sono state smentite poche ore fa dal proprietario dei Lakers Jeanie Buss, che con un tweet chiarificatore sembra aver preso definitivamente le parti dell’allenatore della sua squadra, lanciando l’hashtag #InLukeWeTrust.

Questo cinguettio, stando a Ramona Shelburne di ESPN, è indirizzato alle persone che hanno fatto uscire questi rumors, distaccandosi in un certo senso da tutto il trambusto dietro l’affare Fidzdale.

Los Angeles è la culla di Hollywood, Walton ha giocato diversi anni in questa città, sa come funziona e sicuramente non si farà condizionare da tali voci . Il processo di ricostruzione dei Lakers è in mano sua, ora sta a lui dimostrare alla società la fiducia riposta.

Hydra-Lakers: cosa bolle in pentola

Lakers

E’ un mattino normale. Ti alzi assonnato, consumi una veloce colazione a base di caffé e sandwitch al burro di arachidi e di fiondi a lavoro. Il cielo è plumbeo, il traffico intenso e l’unica cosa che desideri è che arrivi presto venerdì per poterti gustare una nuova sconfitta dei Lakers.

Poi lo smartphone prende fuoco. No, non è la batteria del Samsung che esplode.  E’ il tuo account Twitter che ti segnala la fine del mondo.

Jim Buss e Mitch Kupchak silurati, Magic Johnson nuovo Presidente Esecutivo per le operazioni legate al basket

I canali di scolo si riempiono di sangue, sciami di mosche, zanzare e cavallette attraversano la freeway, mentre assordanti orde di rane assalgono ignari passanti.

locuste

Per precauzione mandi un SMS a tua moglie chiedendole di portare il tuo primogenito in ospedale, poi tiri un bel sospiro e cerchi di calmarti.

Dove eravamo?

Jim Buss, figlio del compianto Jerry, era sulla poltrona di comando dal 2013 su esplicita volontà del padre. Il suo operato è stato, in questi anni di vacche magre, criticato non solo dai media e dai tifosi, ma anche dalla stessa famiglia Buss, poco incline ad attendere risultati che non arrivavano. In testa la sorella Jeanie, ex-moglie di Phil Jackson (si, QUEL Phil Jackson), designata ad occuparsi del lato economico della società di famiglia.

Come General manager Mitch Kupchak, ex delfino di Jerry West, anche lui mai del tutto in sintonia con il resto della famiglia. Tanto da portare Jeanie a dichiarare che veniva a conoscenza dei fatti riguardati i Lakers più dalla stampa che da suo fratello o dallo stesso Mitch.

Uno dei rari casi si Mitch sorridente

Qualche anno fa Jeanie tentò di riportare Coach Zen sulla panchina (o almeno nella dirigenza) dei gialloviola, trovando però il muro di gomma del fratello. Non si sa quanto questo possa aver incrinato i rapporti con Jackson, che decise poi di andare in quel di New York, sponda Knicks.

Gli ultimi risultati positivi della dirigenza (le buone scelte al Draft, le “risurrezioni” di Williams e Young, l’arrivo di Walton) non hanno però risollevato le sorti della franchigia, ancorata agli ultimi posti della Lega e con poche possibilità di mantenere la scelta (protetta fra le prime 3) al prossimo Draft.

Nelle scorse settimane Jeanie ha annunciato di aver assunto come consigliere personale Earvin Johnson, più conosciuto come Magic, con il compito di fare da tramite tra le scelte della dirigenza e la famiglia Buss (ovvero lei).

Cosa è successo?

Magic, negli intenti doveva avere un mero incarico di osservatore, con la prospettiva di prendere le redini della franchigia a fine stagione. Con ogni probabilità gli eventi di questa trade deadline hanno invece fatto precipitare la situazione.

I rumors indicavano una proposta di trade tra Lakers e Kings per l’arrivo di DeMarcus Cousins, contatti che in realtà erano in corso dalla scorsa off-season. La trattativa si è interrotta, a quanto pare, quando la dirigenza di Sacramento ha chiesto di inserire nell’affare Brandon Ingram, oltre a Lou Williams, Clarkson e Randle.

Il mancato arrivo di un top player come Boogieman, nonostante la contropartita piuttosto pesante in termini di futuro, poteva anche essere assorbita. Ma la notizia della trade che ha portato lo stesso Cousins a New Orleans in cambio di sostanzialmente nulla, ha portato i rapporti tra Jeanie e Jim fino al punto di rottura.

Come all’idra, anche i Lakers hanno perso le sue teste più importanti: via Jim (che pure manterrà le quote societarie), via Kupchak (che sperava nell’amicizia con Magic per tenere il posto) e via pure John Black, vice-presidente  per le pubbliche relazioni. Un’epurazione in piena regola e in piena fase calda del mercato.

Magic al comando, dunque, nominato Presidente Esecutivo. Johnson, oltre alla fenomenale carriera cestistica (terminata prematuramente a causa della contrazione del virus HIV) ha una certa esperienza managariale, con diverse operazioni commerciali di buon successo (tra cui la squadra di baseball dei Los Angeles Dodgers). Ma, biograficamente parlando, sa poco di come si gestisce una squadra di basket.

La sua prima decisione è stata Rob Pelinka, designato nuovo GM. Pelinka, agente già di Bryant (e forse suggerito proprio da Kobe) è stimato nell’ambiente e ovviamente conosciuto da tutti i GM della Lega. Ma anche in questo caso, un conto è gestire gli interessi dei giocatori (ha portato nelle casse dei propri giocatori centinaia di milioni, dunque non si discute), ma un altro è curare gli interessi di una squadra. Certo, sa come condurre trattative importanti, ma la situazione dei Lakers ha molti pochi margini di successo. E, soprattutto, nessuna possibilità di sbagliare.

Cosa accadrà?

I Lakers avevano molti asset da poter utilizzare per degli scambi: Young è diventato un eccellente 3&D, con molti punti e poca necessità di avere palla in mano, Clarkson e Randle sono giocatori dalle possibilità ancora inesplorate con contratti abbordabilissimi. E poi c’è Lou Williams.

Anzi, c’era.

La prima decisione della nuova dirigenza è stata non attendere la fine della stagione per fare il punto della situazione, ma spedire il buon Lou in quel di Houston, in cambio di Corey Brewer ed una prima scelta (probabilmente intorno alle 27esima).

In pratica, dunque, hanno scambiato un probabile candidato al Sixth-man of the year con un PER di 24 (tra i primi 20 dell’intera NBA) e oltre 27 punti sui 36 minuti, per un 31enne da 4 punti a partita e -3 di Box Plus/Minus. Perdendoci pure 600k dollari di salary cap, tra l’altro.

Questo significa una sola cosa: tanking.

I Lakers sono andati all-in sul prossimo Draft, cedendo il loro miglior giocatore per due noccioline rinsecchite: la scelta è bassa, Brewer è quello che è ed ha ancora una anno di contratto. L’indirizzo mica tanto segreto è quindi di perdere tutte le restanti partite da qui a fine stagione, tentare di tenere la scelta e puntare sull’ennesima giovane promessa (Fultz o Lonzo Ball, quasi certamente).

L’unico lato positivo è il maggior minutaggio e responsabilità che avranno i giocatori, in testa Clarkson, che assieme a Williams rappresenta gran parte della produzione della panchina.

Certo è che la partenza di Williams poteva essere spesa meglio: una scelta a fine primo giro equivale ad un tiro di slot machine e se la Lottery dovesse essere poco fortunata (ad oggi hanno il 46.9% di probabilità di restare tra le prime tre seed), i Lakers si ritroveranno con un pugno di mosche in mano.

Cosa resta?

Le nubi si affacciano sull’asciutto orizzonte californiano. Riponi lo smartphone ormai scarico nel vano portaoggetti, con la mente annebbiata da dubbi e paure. Ciò che è successo somiglia in modo inquietante al lancio di un dado, dove c’è una sola faccia vincente tra sconfitte e strade sbarrate. Sospendere il giudizio è d’obbligo, dare il beneficio del dubbio ai nuovi arrivati è segno di rispetto e di buona volontà. Ma il peso sulle spalle dei tifosi è sempre più oppressivo.

La speranza è che a salvare da anni di lotterie, Draft falliti e scambi suicidi arrivi il nuovo messia.

jesus shuttlesworth

Si parla di Kobe: imbarazzo nella sala stampa dei Lakers (VIDEO)

I Lakers sono lui, nel bene e nel male. E’ lui a fare sempre notizie, più dei Free Agent, più della seconda scelta al draft, è lui, anche nel silenzio di una conferenza stampa dove non è nemmeno presente: stiamo parlando ovviamente di Kobe Bryant.

La squadra di Los Angeles non è in una situazione facile, e Kobe sembra non stia facendo niente per migliorarla. Perlomeno questo si evince dalle parole... Anzi, dal silenzio dei suoi nuovi compagni nella conferenza stampa di presentazione di mercoledì 22 luglio.

La domanda era su cosa Kobe avesse detto loro all’arrivo in squadra; la risposta di Roy Hibbert, Lou Williams e Brandon Bass un imbarazzante silenzio. Un piccolo spoiler: a loro Kobe non ha detto assolutamente nulla.

Il capitano dei Lakers in questi due anni non ha giocato molto (41 partite totali), ma è comunque riuscito, oltre a sorpassare Michael Jordan al terzo posto della classifica degli scorer della storia dell’NBA, a guadagnare più di quanto la gran parte dei cestisti NBA della sua età abbia guadagnato negli ultimi cinque anni: Kobe Bryant ha portato a casa più di 40 milioni di dollari, intasando il Cap dei Lakers e portando in casa Buss diverse critiche sulle sue ultime strategie a L.A. Strategie che il proprietario dei Lakers sta per rivoluzionare.

In questa estate di chiacchiere e, non tantissimi, colpi per i “lacustri”, una cosa è stata subito messa in chiaro da Jim Buss: Kobe Bryant (free agent la prossima estate) non farà parte del progetti dei nuovi Lakers, perlomeno alle cifre percepite sino ad ora, e le scelte sia, di mercato, sia al draft, lo hanno dimostrato.

Niente più potere decisionale quindi per Kobe all’interno della franchigia ove ha fatto la storia, quindi non deve sorprendere il fatto che non sia stato così accogliente verso i nuovi acquisti dei Lakers (anche se il carattere del Black Mamba non è mai stato dei più socievoli) .

Questa non è più la squadra di Kobe, anche se fa stranissimo dirlo, ed il futuro Hall of Famer pare averlo capito. Kobe accetterà questa situazione?

Per Nba Passion,

Simone Scumaci @Simo_Spaulding

 

Lakers, ipotesi Magic Johnson come nuovo owner

Come riportato da Kevin Ding di Bleacher Report, sull’organizzazione societaria dei Lakers ci sarebbero più luci che ombre. La storica famiglia Buss non sembra più pronta a compiere gli stessi sforzi fatti in passato: i risultati della squadra ne stanno certamente risentendo. Si è ventilata, infatti, l’ipotesi di una possibile cessione e di certo non mancherebbero nemmeno i pretendenti.

Nonostante gli ultimi due anni in chiaroscuro, i Los Angeles Lakers hanno fatto la storia e hanno portato l’NBA nel mondo grazie alle numerose star che hanno indossato la canotta gialloviola. E’ uno dei mercati più appetibili, infatti, sebbene sia necessario spendere una grande quantità di soldi, se ne ricavano altrettanti grazie agli introiti derivanti dal palazzo sempre pieno e il merchandising in voga in tutto il globo.

Come riportato, appunto, dallo stesso Ding, una candidatura molto forte come successore dei Buss sarebbe Magic johnson e sono facilmente intuibili i motivi. Trascinatore dei Lakers targati anni 80, Magic è stata una star a tutto tondo, una leggenda del basket, ha incarnato tutti i valori che un tifoso richiede al proprio beniamino, ora che si è ritirato tempo al diretto interessato non dispiacerebbe una carriera in un ambito totalmente diverso.

Kareem Abdul Jabbar Magic Johnson
Johnson e Jabbar

 

Sebbene i rapporti con i Buss siano alquanto tesi e il margine di trattativa è ristretto, non è totalmente impossibile vedere l’ex playmaker al timone dei Californiani nonostante gli attuali proprietari abbiano seccamente smentito di voler cedere, quindi semmai in futuro ci sarà una cessione della franchigia, già si saprà quale sarà il più gettonato.

Per NBA Passion,

Francesco Tarantino