L’ultima di Dwyane Wade, LeBron James, Chris Paul e Carmelo Anthony lo applaudono: “Come un fratello”

E’ una sconfitta l’ultima partita NBA in carriera di Dwyane Wade. Sconfitta indolore per dei Miami Heat già eliminati dalla corsa playoffs, e l’occasione per un’ultima passerella per il 3 volte campione NBA, alla presenza di famiglia, amici e tra i tanti omaggi degli avversari di sempre.

La “Banana Boat Crew” – LeBron James, Carmelo Anthony e Chris Paul – è tutta in prima fila per Wade, che in una partita priva di motivazioni agonistiche chiude con una tripla doppia da 25 punti, 11 rimbalzi e 10 assist in 36 minuti di gioco, con 10 su 28 al tiro.

Non sono abituato a tirare così tanto” Scherza Wade a fine gara “Non ero proprio a mio agio nel prendere tutti quei tiri, non è il mio stile di gioco (…) ma sono anche riuscito a coinvolgere i miei compagni e fare tanti assist, poi con tripla doppia… è andata“.

Sulla presenza di James, Anthony e Paul a bordo campo: “E’ importante averli avuti qui, significa molto per me. Loro sanno che potranno contare a loro volta su di me in momenti come questo. Qualsiasi cosa dovesse accadere, farò in modo di esserci quando giocheranno la loro ultima partita. Sono contento che siano venuti, anche se continuavano a dirmi di tirare ogni volta che avevo la palla in mano! Ma è stato bello, i ragazzi sono come dei fratelli per me“.

Il pubblico di Brooklyn tributa più d’una standing ovation a Dwyane Wade, la prima all’annuncio dei quintetti base. La partita è naturalmente un “contorno” alla passerella di Wade, con i Nets che scappano subito e chiudono il primo tempo in vantaggio di 19 punti (63-44).

Il vero show lo mettono in piedi James, Paul e Anthony in prima fila, che si divertono ad agire da coach aggiunti per Wade e “pressano” coach Eric Spoelstra durante i time-out: “Abbiamo iniziato le nostre carriere assieme” spiega LeBron James “Abbiamo sviluppato negli anni un legame fraterno, che va oltre la pallacanestro. CP (Paul, ndr) ha giocato ieri (martedì, ndr), la nostra stagione è finita e Melo (Anthony, ndr) era già qui a New York, quindi abbiamo deciso di esserci“.

E’ tempo di bilanci dunque per Dwyane Wade:

Sono contento della mia stagione. Non abbiamo raggiunto i playoffs, che erano il nostro obiettivo, ma sono felice di essere stato in grado di completare la stagione (…) sono grato per tutto quello che ho avuto, mi ritiro da uomo e da giocatore felice, felice per la mia carriera e per tutto quello che sono riuscito a realizzare

L’ultimo momento della carriera di Dwyane Wade, prima di abbandonare il campo, è tutto per Carmelo Anthony, fermo dallo scorso dicembre dopo una breve e negativa parentesi agli Houston Rockets.

L’ultimo, rituale scambio di magliette della stagione è proprio tra Melo e Dwyane, al centro del campo: “Quest’anno non ho avuto l’opportunità di affrontarlo in partita (…) era l’ultima cosa che mancava da fare in questa stagione, ed oggi abbiamo riparato“.

Ripensamenti?” Risponde Wade a chi gli chiede se la decisione di ritirarsi sia definitivaNo, non ho mai dubitato, ed ho avuto il totale supporto da parte di tutti, qualcosa di straordinario. La decisione è presa, e non tornerò indietro“.

I Chicago Bulls tagliano Carmelo Anthony, da OKC arriva Timothé Luwawu-Cabarrot

I Chicago Bulls tagliano Carmelo Anthony.

 

L’ex giocatore di New York Knicks, OKC Thunder e Houston Rockets era arrivato via trade a Chicago lo scorso 22 gennaio. Anthony non ha mai vestito la divisa dei Bulls, che hanno cercato negli ultimi giorni di inserire il 10 volte All-Star in una trade, senza successo.

 

Carmelo Anthony diventerà pertanto free agent, e sarà libero di accasarsi altrove presumibilimente dopo il 7 febbraio, termine ultimo per le squadre NBA per completare gli scambi.

 

La notizia è stata riportata da Adrian Wojnarowski di ESPN.

 

 

I Los Angelels Lakers la destinazione più probabile per Anthony. Il taglio di Anthony permetterà ai Chicago Bulls di completare una trade per la guardia francese Timothe Luwawu-Cabarrot degli Oklahoma City Thunder, operazione che consentirà ai Thunde di risparmiare oltre 7 milioni di dollari sulla luxury tax.

Carmelo Anthony torna al Garden da spettatore, ovazione del pubblico: “New York è casa”

Carmelo Anthony e James Harden

Carmelo Anthony spettatore al Madison Square Garden di New York per la sfida di domenica tra Miami Heat e New York Knicks.

 

106-97 il risultato a favore di Dwyane Wade e compagni, che con un terzo quarto da 29-12 archiviano la pratica Knicks (10-38), grazie ai 19 punti in 31 di un ritrovato Wayne Ellington, alla doppia-doppia da 13 punti e 16 rimbalzi di Hassan Whiteside, ed ai 15 punti e 10 assist di Wade.

Carmelo Anthony, presente nelle prime file per assistere alla gara, ha avuto parole d’amore per New York ed i tifosi, e ricevuto l’ovazione del pubblico del Madison Square Garden durante l’intervista per MSG Network.

Anthony, finito una settimana fa ai Chicago Bulls via trade, non ha ovviamente mai vestito la casacca della squadra allenata da coach Jim Boylen. I Bulls cercheranno da qui al prossimo 7 di febbraio (termine ultimo per gli scambi) di inserire l’ex giocatore di Denver Nugggets e New York Knicks in una trade. In caso di mancata trade, il contratto di Anthony (un accordo annuale al “veteran minimum”) sarà transato, e Melo diventerà free agent e libero di accasarsi in una nuova squadra.

Ho passato tanti ai qui al Madison, spero di poterci tornare da giocatore il prima possibile. A questo punto della mia carriera, voglio solo una situazione in cui essere felice. Oggi mi trovo in pace con me stesso, posso concentrarmi su ciò che è più importante per me. Se si troverà la soluzione giusta, allora si potrà procedere. Qui al Madison l’atmosfera è sempre stata positiva, i tifosi mi hanno sempre dimostrato affetto. New York e questa arena sono casa mia. Famiglia e amici sono qui, c’è tanta energia

– Carmelo Anthony sul suo futuro –

 

Anthony è “sceso in città” per rendere omaggio all’amico di sempre Dwyane Wade, impegnato in un lungo tour d’addio al basket giocato nella sua ultima stagione da professionista. Il 10 volte All-Star e medagliato olimpico Anthony non gioca una partita NBA dallo scorso 8 di novembre (Houston Rockets-Oklahoma City Thunder).

A fine gara, Dwyane Wade ha parlato della situazione attuale di Carmelo Anthony:

Si tratta di trovare la soluzione giusta. La parte più difficile per presidenti, GM, allenatori e giocatori è trovare il giusto spazio per le superstar che invecchiano. Deve esserci accordo, tutti devono fare la propria parte, gruppo e coach devono essere quelli giusti. Purtroppo per lui, a Houston non ha funzionato, ma Carmelo Anthony ha ancora tanto da dare. Melo mi è sembrato tranquillo, nonostante tutto ciò che è stato detto e scritto in questi ultimi mesi (…) è di buon umore, si sente bene, Spero possa al più presto trovare la soluzione più giusta per lui e che possa tornare su un parquet NBA. Che sia quest’anno, o l’anno prossimo, l’importante è che Melo possa avere ancora la possibilità di giocare

– Dwyane Wade su Carmelo Anthony –

 

Carmelo Anthony alla ricerca di una nuova squadra: Houston spinge

La breve avventura con gli Houston Rockets di Carmelo Anthony potrebbe già terminare la prossima settimana. La notizia arriva da Adrian Wojnarowski di ESPN.com. Wojnarowski ha affermato che i Rockets starebbero “lavorando aggressivamente” per trovare una squadra con cui stipulare una trade per Carmelo Anthony, entro le 17 (ora americana) di lunedì.

Gli Houston Rockets sarebbero interessati a mettere sotto contratto Kenneth Faried. Il giocatore dei Brooklyn Nets avrebbe firmato infatti il buyout con la società venerdì, e dovrebbe approdare nel Texas. Faried firmerà un contratto al “veteran minimum”, e i Nets riescono così a liberarsi di $13.8 milioni dell’accordo preso quest’estate.

Houston sarebbe alla ricerca di un big man che prenda il posto di Carmelo Anthony nel roster ma ovviamente con caratteristiche e ruolo diverso, e che possa sostituire Capela. L’attuale centro titolare dei Rockets, sarà assente tra le 4 e le 6 settimane a causa di un infortunio al pollice destro. Clint è dovuto ricorrere ad un intervento chirurgico giovedì per riparare i legamenti del pollice danneggiato.

Carmelo Anthony-Houston: i dettagli

Secondo Sam Amick di The Athletic, Anthony avrebbe a disposizione “più opzioni disponibili” e ci si aspetta che ne scelga una prima del 7 febbraio, giorno della trade deadline. Anche se la presenza incombente di Faried avrebbe messo fretta alla società Texana, e di conseguenza ad Anthony. Si pensa quindi che prenderà una decisione ben prima della fatidica data del 7 febbraio, e magari già entro la prossima settimana.

Carmelo Anthony non scende su un parquet dall’ 8 novembre contro la sua ex squadra, gli Oklahoma City Thunder. Gli Houston Rockets, una settimana dopo, il 15 novembre, hanno annunciato che le strade si sarebbero divise e hanno iniziato a cercare una soluzione per il volte all-star.

Nelle 10 partite giocate in questa stagione, Anthony sta collezionando le medie più basse di tutta la sua carriera, come i 13.5 punti a partita, i 5.4 rimbalzi e sta tirando col 40.5% dal campo, giocando 29.4 minuti a partita.

Carmelo Anthony pronto a tornare in pista prima della trade deadline

In vista della trade deadline del prossimo 7 febbraio, continua a regnare l’incertezza intorno al futuro di Carmelo Anthony, ormai da tempo fuori dai piani degli Houston Rockets. Il dieci volte All-Star non scende in campo con la maglia dei Razzi dalla sconfitta contro i suoi ex Oklahoma City Thunder dello scorso 9 novembre (98-80 alla Chesapeake Energy Arena), gara in cui fu accolto dalla standing ovation dei suoi vecchi tifosi e mise a referto appena 2 punti con un pessimo 1 su 11 dal campo.

Pochi giorni dopo la pesante sconfitta in quel di Oklahoma City, i Rockets hanno comunicato la propria intenzione di separarsi dal classe ’84 nativo di Brooklyn, ancora sotto contratto ma fuori squadra in attesa di trovare una nuova sistemazione via trade o ricorrendo al buyout. Nonostante in molti pensassero che il fallimento a Houston alla corte di D’Antoni, seguito a quello tra le file dei Thunder, rappresentasse l’ultima concreta occasione in NBA per Melo, quest’ultimo sembra destinato a trovare presto una nuova sfida nella lega più importante al mondo.

Altra chance NBA in arrivo per Carmelo Anthony?

 

Ultime settimane per Carmelo Anthony in quel di Houston: i Rockets continuano a cercare una trade.

Dopo appena dieci partite disputate con gli Houston Rockets, con 13.4 punti a partita ed il 40% al tiro (33% da dietro l’arco), Carmelo Anthony si è messo in proprio, allenandosi insieme al suo preparatore Chris Brickley a New York per mantenere la forma e farsi trovare pronto per una nuova occasione. Accostato a numerose squadre negli ultimi mesi, tra cui i Los Angeles Lakers di LeBron James e i Miami Heat di Dwyane Wade, suoi grandissimi amici sin dal loro ingresso in NBA nello storico Draft 2003, Melo potrebbe presto conoscere la sua futura destinazione.

Attualmente sotto contratto al minimo salariale di 2.4 milioni di dollari con gli Houston Rockets, l’ala 34enne si appresta dunque a cambiare squadra per la terza volta nell’ultimo anno e mezzo (quarta includendo anche il suo breve trascorso agli Atlanta Hawks, che lo hanno immediatamente tagliato dopo averlo acquisito dagli Oklahoma City Thunder in cambio di Dennis Schröder). Tra le altre squadre che sembravano interessate al suo acquisto figurano anche Philadelphia 76ers e Charlotte Hornets, mentre i Boston Celtics non sembrano rappresentare un’opzione realistica, nonostante Kyrie Irving qualche settimana fa avesse dichiarato come ai suoi avrebbe fatto comodo un veterano con una quindicina d’anni di esperienza nella lega.

Houston Rockets: possibile scambio J.R. Smith-Anthony?

Houston Rockets: il mercato non è ancora chiuso, ma la situazione in Texas è in evoluzione e potrebbero esserci ulteriori sviluppi.

In particolare, stando ai rumors, sono diversi i giocatori accostati a Houston negli ultimi tempi, specie nel ruolo di ala, tra i quali Kent Bazemore e Nicolas Batum.

La voce che però non ha mai abbandonato del tutto l’ambiente Rockets è quella riguardante J.R. Smith, da inizio stagione sotto osservazione da parte della squadra allenata da Mike D’Antoni.

HOUSTON ROCKETS: LE NEWS DI MERCATO

 

In particolare, secondo quanto riportato da Sam Amico di Amico Hoops, i Rockets sarebbero disposti ad imbastire una trattativa con i Cavaliers per Smith, a condizione che i Cavs acettino di rilevare a propria volta il contratto di Carmelo Anthony, ormai fuori squadra da quasi due mesi.

“I Rockets sono l’unica squadra davvero interessata a Smith e se dovesse essere proposto loro Anthony, dovrebbero accettare. Se si deve trovare un modo per liberarsi di Smith credo che lo scambio sia l’unico”

A tale voce aveva fatto eco anche quella di Marc Stein, il quale diverso tempo fa aveva confermato l’interesse della franchigia texana per l’ex Denver Nuggets.


Carmelo Anthony e J.R. Smith stanno condividendo in questa stagione il medesimo destino.

Entrambi, dopo poche partite di campionato, sono stati scaricati dalle rispettive squadre, che non hanno più contato sul loro apporto. L’interesse degli altri team NBA nei loro confronti non è mai stato particolarmente alto, limitandosi soltanto a voci di corridoio prive di particolare importanza.

Ora, però, per entrambi, potrebbe essere stata trovata la chiave per sistemare le loro situazioni. Smith, infatti, pur essendo da diverso tempo un giocatore in declino, rimane sempre un tiratore con percentuali piuttosto buone in carriera, che potrebbe far comodo agli schemi di D’Antoni. Dal canto suo Anthony, invece, ai Cavs sarebbe sicuramente il giocatore di maggior talento in quella che in pochi mesi si è trasformata da pretendente al titolo a squadra peggiore della Lega. E da qui, l’ex Knicks può forse prendere l’ultimo treno utile per rilanciarsi come giocatore.

In ogni caso, comunque, per il momento queste rimangono solamente delle supposizioni. Non resta che aspettare di capire quali saranno le mosse che il gm Morey attuerà per dare a James Harden e i suoi Rockets quel rinforzo necessario per competere al titolo.

 

LeBron: “La stoppata di Allen? Io sono più vecchio di lui… Melo? Sarebbe fantastico ma non decido io”

Un LeBron James da quasi tripla doppia (26 punti. 13 rimbalzi e 8 assist) non è bastato a dei rimaneggiati Los Angeles Lakers per battere i lanciatissimi Brooklyn Nets nell’atmosfera sempre più glamour del Barclays Center.

I Nets hanno controllato la gara dopo un primo quarto equilibrato, portando ai Lakers la terza sconfitta nelle ultime quattro gare. A fine partita, un LeBron James meno loquace del solito analizza le chiavi del match, e non nasconde il peso delle tante assenze per infortunio in casa giallo-viola:

Difesa così così, ci sono stati frangenti in cui non ci siamo parlati, siamo stati diasattenti e loro ne hanno approfittato. La forza della nostra squadra è la sua profondità, come già detto. profondità ed energia. Contro Washington quest’energia ci è mancata del tutto, oggi siamo andati meglio ma ci mancavano alcuni giocatori. Avere sempre tutti i giocatori in salute sarebbe bello, ma quando ci sono degli infortuni c’è bisogno che altri salgano di livello. Oggi Mo (Wagner, ndr) e Zubac hanno avuto minuti a disposizione ed hanno fatto bene, ma ovviamente non possiamo chiedere troppo a ragazzi che giocano poco. La nostra dofesa è decisamente migliroe con JaVale (McGee, ndr) e Tyson (Chandler, ndr) in campo, ma oggi McGee non c’era a correggere i nostri errori difensivi sotto canestro (…) giochiamo ad ovest, dove ogni partita conta. Avevamo la possibilità di fare bene durante questo giro di trasferte, ma non è andata come avremmo voluto

 

LeBron James su Jarrett Allen: “La stoppata? Lui ha 20 anni, io 34”

 

Durante il primo quarto di gara, il lungo al secondo anno dei Nets Jarrett Allen è riuscito a stoppare un tentativo di schiacciata di LeBron. Una giocata da highlights settimanali, che James ha così commentato:

La stoppata? Lui (Allen, ndr) ha vent’anni ed io 34, mi ci vuole un po’ di più per scaldarmi. Allen è uno stoppatore, può fare giocate del genere, I Nets hanno tanti giocatori in grado di fare giocate decisive, non solo Russell e Spencer (Dinwiddie, ndr)”

 

 

LeBron risponde poi ad una domanda su Carmelo Anthony, oggi free agent (Melo non è stato ufficialmente tagliato dagli Houston Rockets, in attesa che il giocatore possa accordarsi con una nuova squadra). Nelle scorse settimane, Anthony è stato accostato ai Los Angeles Lakers:

Melo? Questo tipo di scelte non spettano a me, ci sarebbero alcune questioni da risolvere ma se me lo chiedi, ho sempre avuto il desiderio di giocare con Carmelo, e se ve ne sarà la possibilità, sarebbe fantastico. Vedremo

LeBron James vorrebbe portare Carmelo Anthony ai Lakers?

Melo-Lebron

Friends Will Be Friends. In tempi di Bohemian Rhapsody, citare i Queen appare poi ancora più appropriato, per descrivere l’interesse che – secondo quanto riportato da Marc Stein del NY Times – i Los Angeles Lakers avrebbero dimostrato per Carmelo Anthony.

Joe Vardon di The Athletic aveva per primo riportato del desiderio di LeBron James di poter portare il suo amico ed ex avversario Carmelo Anthony ai Lakers, alla corte del Re, con l’intenzione di fare di Melo un’ulteriore guida per i giovani leoni giallo-viola.

Lakers, Carmelo Anthony rinforzo per una panchina corta?

 

L’infortunio alla caviglia destra subito contro i San Antonio Spurs da Brandon Ingram potrebbe aver liberato un posto – seppure temporaneo – in casa Lakers. Come riportato da Stein, i vertici giallo-viola non sarebbero ad oggi del tutto soddisfatti della resa di Michael Beasley.

Rajon Rondo sta facendo progressi ma non è ancora pronto al rientro in campo, e Josh Hart – sempre più uomo chiave dalla panchina – ha avuto negli ultimi giorni problemi ad una caviglia.

LeBron James avrebbe dunque pensato a Carmelo Anthony quale rinforzo per la panchina dei suoi Lakers, non eccessivamente lunga e zeppa di veterani con chilometraggio elevato.

Melo è ancora ufficialmente un giocatore degli Houston Rockets. Per averlo, i Lakers dovrebbero attendere una risoluzione dell’accordo annuale da 2.4 milioni di dollari che lega il 10 volte All-Star a Houston, o proporre ai Rockets una trade (che non potrebbe avvenire prima del 15 dicembre, per il regolamento NBA).

L’operazione Anthony-Rockets è fallita dopo sole 10 partite. Il mai troppo spontaneo rapporto tra D’Antoni e Melo, le difficoltà di Houston e la scarsa propensione di Anthony ad accettare ruoli di rincalzo tra i motivi.

Anthony e LeBron James sono stati compagni di draft (2003), tre volte compagni di nazionale, e sono grandi amici. A Los Angeles, Anthony difficilmente vedrebbe il campo per poco più di pochi minuti a partita, nella migliore delle ipotesi.

Arduo pensare che possa bastare la presenza di James (Melo è grande amico di Chris Paul, ma questo non ha aiutato il suo inserimento) per convincere Anthony ad indossare una canotta dei Lakers. Dal canto loro, gli Houston Rockets propenderebbero per una trade, in modo da non dover vedere partire il grande investimento estivo Anthony per nulla.

Three Points – La verità sui casi Butler – Anthony

Dopo che avevamo dedicato a Denver la copertina della scorsa edizione, i Nuggets si sono inabissati in un vortice di quattro sconfitte consecutive. Su chi si abbatterà ora la maledizione di ‘Three Points’?
Di certo non sul povero Caris LeVert, semplicemente perché non ne avevamo ancora parlato… Il miglior giocatore di questo avvio di stagione dei Brooklyn Nets è rimasto vittima di un infortunio terribilmente simile a quelli subiti da Paul George e Gordon Hayward, e con ogni probabilità non si vedrà in campo fino all’autunno del 2019.
La settimana appena trascorsa ha visto l’ennesimo milestone conquistato da LeBron James, che ha superato Wilt Chamberlain al quinto posto all-time dei realizzatori NBA (con Michael Jordan nel mirino), e il clamoroso +50 inflitto dai Dallas Mavericks ai malcapitati Utah Jazz. Gli ultimi giorni sono stati anche contraddistinti da una serie di ‘casi’. Il più recente è quello che ha coinvolto Draymond Green, sospeso da Golden State per un esagerato diverbio con il compagno Kevin Durant, a cui Green non ha inspiegabilmente ceduto il pallone nel possesso decisivo della gara persa contro i Clippers. Che un evento del genere possa compromettere presente e futuro degli Warriors appare più una vana speranza degli avversari che una reale possibilità. Però è l’ennesima dimostrazione di quante possano essere le variabili in grado di influire su una stagione NBA.
A conquistare un doppio piazzamento nella nostra rubrica è invece la vicenda riguardante Jimmy Butler, passato dai Minnesota Timberwolves ai Philadelphia 76ers. Oltre a ciò, ci occuperemo dei curiosi sviluppi del sodalizio tra Carmelo Anthony e gli Houston Rockets. Naturalmente nessuno, al di fuori dei diretti interessati, può affermare di conoscere la verità su queste vicissitudini: il titolo di questa edizione (ma anche i concetti espressi, in fondo) è semplicemente un omaggio a La verità sul caso Harry Quebert, di Joel Dicker, uno dei più bei romanzi degli ultimi anni. Lettura consigliatissima. Ma adesso basta preamboli, let’s go!

 

1 – Jimmy Butler – Minnesota: cosa lascia

Da una parte Andrew Wiggins e Karl-Anthony Towns, dall'altra Jimmy Butler. I prossimi mesi ci diranno chi riderà per ultimo
Da una parte Andrew Wiggins e Karl-Anthony Towns, dall’altra Jimmy Butler. I prossimi mesi ci diranno chi riderà per ultimo

Così, la telenovela è finita. La maggiore pecca del controverso caso-Butler è certamente il tempismo con cui è scoppiato, a pochi giorni dall’inizio del training camp. Dopo aver saltato il media day e la preseason in attesa di essere ceduto (su sua esplicita richiesta), Jimmy Butler si è trovato ‘costretto’ a scendere in campo con la maglia dei Timberwolves. Sul parquet non si è visto affatto un giocatore ‘svogliato’ e con la testa già altrove, bensì un vero lottatore, un trascinatore capace di dare sempre e comunque il buon esempio attraverso le sue azioni sul terreno di gioco. Un atteggiamento che mal si sposa con l’immagine di ‘star capricciosa’ che in queste settimane gli è stata più volte affibbiata. Sicuri che la ‘colpa’ stia tutta da una parte?

Mentre Butler onorava al meglio 10 delle 13 partite disputate dalla squadra, viaggiando a 21.3 punti e 2.4 palle rubate di media in oltre 36 minuti di gioco, i presunti leader dei T’Wolves, i ‘buoni’ della vicenda, faticavano enormemente. E’ vero, il campione di 15 partite complessive è ancora insufficiente per ricavare giudizi definitivi, ma finora sia Karl-Anthony Towns che Andrew Wiggins appaiono abbondantemente sotto i loro standard abituali. Il canadese è al minimo in carriera in tutte le categorie statistiche, mentre KAT ha fatto peggio dei 20.3 punti di media solamente nel suo anno da rookie. Al di là delle cifre i due, arrivati alla quarta (Towns) e quinta (Wiggins) stagione NBA, non hanno ancora dimostrato di poter essere i giocatori di riferimento di una franchigia. Lo dicono innanzitutto i risultati: basti pensare all’anno scorso, quando l’infortunio di Butler fece precipitare i Timberwolves dal terzo al decimo posto nella Western Conference. Solo il rientro di Jimmy riuscì a raddrizzare la stagione, con i playoff conquistati all’overtime dell’ottantaduesima partita, contro Denver.
In questi primi scampoli di 2018/19, i due giovani non hanno mostrato segnali di crescita, sia – come detto – sul piano statistico che, soprattutto, su quello attitudinale. La totale mancanza di leadership è emersa, ancora una volta, nelle partite giocate senza Butler. In quelle tre gare sono arrivate due sconfitte, una di misura contro Dallas e un terribile -30 contro Portland, con i plus/minus di Towns e Wiggins che recitavano, rispettivamente, -16 e -29. L’unica vittoria è stata quella contro Utah, arrivata soprattutto grazie ai leggendari 50 punti di Derrick Rose.

Ecco, quando il miglior giocatore di una squadra emergente è uno sfortunatissimo trentenne alla disperata ricerca di una via d’uscita da un tunnel di guai fisici e psicologici, forse vuol dire che quella squadra non è poi così emergente. Ora Wiggins e Towns, che la prossima stagione percepiranno quasi 53 milioni di dollari complessivi, saranno liberi dalla asfissiante pressione comportata dalla compulsiva voglia di vincere di Butler, e avranno la possibilità di gonfiare le loro statistiche e di prendersi più tiri e più possessi. Riusciranno a riportare la squadra ai playoff?
Al loro fianco, adesso, ci sono anche Dario Saric e Robert Covington, arrivati come contropartite nella trade-Butler. Pur non essendo delle superstar, i due faranno sicuramente comodo a Tom Thibodeau. Il primo è reduce da un avvio di stagione non esaltante a Philadelphia, il secondo è un giocatore sempre affidabile sui due lati del campo. Entrambi sono giustamente inquadrati come “giocatori di sistema”, ma l’interrogativo in questo caso è: che sistema c’è a Minneapolis?

 

2 – Jimmy Butler – Philadelphia: cosa trova

Jimmy Butler (a sinistra) è passato dai Timberwolves ai Sixers di Ben Simmons (a destra)
Jimmy Butler (a sinistra) è passato dai Timberwolves ai Sixers di Ben Simmons (a destra)

Il fatto che Philadelphia abbia sacrificato due preziosi elementi del quintetto come Covington e Saric per arrivare a Jimmy Butler è l’ennesima conferma che, nella Eastern Conference, va molto di moda il concetto di “tutto e subito”. Se i Toronto Raptors hanno puntato fortemente su un Kawhi Leonard in scadenza di contratto, Phila ha giocato le sue fiches sulla guardia da Tomball, Texas, che la prossima estate avrà, come Leonard, la possibilità di svincolarsi. Il rinnovo (ipotesi al momento più probabile, a cifre decisamente importanti) o l’addio di Butler rappresenteranno un cruciale bivio per ‘The Process’, ormai vicino al suo definitivo compimento. Con uno dei migliori two-way players della lega affiancato a un dominatore d’area come Joel Embiid, a un grande penetratore e creatore di gioco come Ben Simmons e a un ‘cecchino’ come J.J. Redick, ci sono tutte le premesse per poter fare strada in una Conference sempre più competitiva (almeno ai piani alti). Ci vorrà però qualche ritocco al roster, magari nel reparto lunghi, impoverito dall’addio di Saric.

Lo zoppicante avvio di stagione dei Sixers (9 vittorie e 7 sconfitte) aveva sollevato più di un dubbio sul fatto che il giovane gruppo di Brett Brown, così com’era, fosse effettivamente pronto a competere per le NBA Finals. Se da una parte Joel Embiid sta disputando un 2018/19 mostruoso, da serio candidato MVP (27.6 punti e 13.4 rimbalzi di media), dall’altra Ben Simmons sembra grossomodo lo stesso giocatore visto nello splendido anno da rookie. Certo, i suoi 14.5 punti, 9.1 rimbalzi e 7.6 assist di media sono tanta roba, specialmente per un ventiduenne, ma un debutto tanto entusiasmante non può che far auspicare un’ulteriore e repentina crescita.

Si tratta comunque di problemi marginali, per il momento. La coppia d’assi dei Sixers, a differenza di quella dei Timberwolves, ha già mostrato le doti tecniche e attitudinali necessarie a trascinare una squadra ai playoff, anche senza Jimmy Butler. Il cruccio più grande, semmai, riguarda Markelle Fultz. Fermo per gran parte della stagione da rookie a causa dei guai a una spalla, in questo 2018/19 sta mostrando di non aver ancora superato quei problemi fisici. Ma nell’estrema difficoltà con cui ha iniziato la carriera NBA sembra esserci dell’altro. D’altronde, non è da tutti convivere con l’enorme pressione generata da una prima scelta assoluta (peraltro indiscutibile, alla vigilia; scagli la prima pietra chi, nel 2017, avrebbe selezionato Jayson Tatum o Donovan Mitchell al suo posto). In questo avvio di stagione, coach Brown sta cercando di coinvolgerlo il più possibile, alternandolo in quintetto (al fianco di Simmons) e alla guida della second unit (con Redick titolare), ma i risultati sono piuttosto altalenanti: al momento le sue cifre parlano di 8.9 punti di media in 24.1 minuti, ma a preoccupare maggiormente sono le pessime percentuali al tiro (43% da due, 30% con soli 13 tentativi da tre; l’accanimento mediatico nei confronti della sua meccanica di tiro, in questi casi, non aiuta) e il linguaggio del corpo di un ragazzo invischiato in una situazione a cui non era affatto preparato. Con l’arrivo di Butler e con l’avvicinarsi dei playoff, Fultz potrebbe vedere il suo minutaggio calare drasticamente, e la sua giovane carriera potrebbe arenarsi prematuramente. Speriamo che il tempo ci restituisca il fenomeno che tanto aspettavamo.

 

3 – Colpa di ‘Melo?

L'avventura di Carmelo Anthony a Houston potrebbe essere già finita
L’avventura di Carmelo Anthony a Houston potrebbe essere già finita

Oltre a Jimmy Butler, l’altro grande protagonista della settimana è stato Carmelo Anthony, in questo caso solo fuori dal campo. Parrebbe infatti che, a neanche un mese dall’inizio della regular season, la sua avventura agli Houston Rockets sia già finita. In attesa dell’ufficialità, un comunicato del general manager Daryl Morey ha reso nota l’intenzione di rescindere consensualmente il contratto che lega il giocatore alla franchigia fino al prossimo giugno. Secondo alcune ipotesi, ventilate dagli insider NBA, sarebbe stato lo stesso ‘Melo, tramite il suo entourage, a chiedere di essere lasciato in disparte per poter valutare l’ipotesi di un buyout. Stando ad altre versioni, il ‘caso’ sarebbe esploso dopo che il coaching staff e la dirigenza dei Rockets avrebbero espresso il loro malcontento nei confronti delle prestazioni del giocatore.
L’unica cosa certa, in questa paradossale vicenda, è che la Houston di questo avvio di 2018/19 sembra una brutta imitazione di quella che l’anno scorso aveva dominato la regular season, chiusa con il miglior record e il miglior attacco della lega. Ora l’offensive rating degli uomini di Mike D’Antoni è il diciottesimo su trenta, inferiore anche a quello di squadre come Brooklyn, Sacramento e Dallas, ma guardando la media punti, l’attacco dei Rockets è il quartultimo della lega. Il record attuale (7 vinte, 7 perse) piazza i Rockets al dodicesimo posto nella Western Conference. Peraltro un sensibile miglioramento, considerando che la squadra aveva collezionato 4 sconfitte nelle prime 5 gare stagionali. La valanga di critiche piovute addosso da ogni dove al numero 7 sembrano emettere una sentenza unanime. Parafrasando un controverso brano di Vasco Rossi: colpa di ‘Melo. E’ davvero così?

Senza dubbio, l’ex stella dei New York Knicks sta gestendo nel peggiore dei modi l’ultima fase della sua carriera. Il netto fallimento dell’esperienza con Russell Westbrook e Paul George a Oklahoma City avrebbe forse dovuto smuovere in lui la consapevolezza di non essere più lo strepitoso giocatore visto ai Knicks e, prima ancora, ai Nuggets. Invece, a quanto pare, Anthony è tuttora convinto di essere un top player e, in quanto tale, di meritare un ruolo di primissimo piano all’interno di una squadra da playoff. Sarebbe proprio la scarsità di minuti e di responsabilità la causa del precoce malumore di Carmelo, lo stesso giocatore che, poco più di un anno fa, aveva deriso sonoramente l’ipotesi di partire dalla panchina per i Thunder. La repentina conclusione della sua esperienza a Houston è un bruttissimo presupposto per il futuro del giocatore, ormai bollato dai più come ‘inadattabile’, se non addirittura ‘dannoso’.

Ciò premesso, questi Rockets sono ben lontani dalla ‘sinfonia perfetta’ vista la scorsa stagione, e indicare Anthony come principale (se non unico) imputato di tale peggioramento sarebbe un’analisi estremamente superficiale.
Innanzitutto, è necessario ricordare che ‘Melo non è arrivato in Texas in cambio di Trevor Ariza e Luc Mbah a Moute. I due specialisti difensivi, che certamente non potevano essere rimpiazzati dal numero 7, hanno lasciato Houston perché non c’era più spazio per loro. La scorsa estate sono state fatte delle scelte ben precise, a livello salariale. Con James Harden che aveva già siglato un’estensione quadriennale da 160 milioni di dollari nel 2017, c’erano da rinnovare i contratti degli altri due pilastri della squadra. Clint Capela si è ‘accontentato’ di 90 milioni in cinque anni, mentre Chris Paul ha messo la firma sullo stesso supermax contract siglato da Harden. Come risultato di queste manovre, il roster è per forza di cose rimaneggiato e non ci sono i margini per rinforzarlo sensibilmente, nemmeno a medio/lungo termine: nella stagione 2020/21, i tre percepiranno la bellezza di 100 milioni di dollari. Per la cronaca, lo stipendio di Carmelo Anthony non supera i 2.4 milioni. Lo zio di Peter Parker, uno dei personaggi creati dal fumettista Stan Lee (scomparso in questi giorni), era stato chiaro: “da grandi poteri (o stipendi, in questo caso) derivano grandi responsabilità”.

A compromettere ulteriormente la posizione di Harden e Paul (Capela sta mantenendo gli standard abituali) c’è il fatto che entrambi stiano rendendo visibilmente meno, rispetto all’anno scorso. Tralasciando la media punti e le percentuali, comunque in drastico calo, in questo avvio di stagione sembra mancare la ‘fame’, la scintilla che aveva portato il Barba a vincere il premio di MVP e CP3 a conquistare il già citato ‘contrattone’. E se fossero quelli i loro massimi obiettivi?
E soprattutto, se questa stagione dovesse dimostrare che il gap con i Golden State Warriors resta incolmabile, che ne sarà del futuro della franchigia?

Gli Houston Rockets tagliano Carmelo Anthony, Morey: “Lavoriamo a soluzione migliore”

Rockets-Carmelo Anthony, è finita dopo solo 10 partite l’avventura dell’ex giocatore dei New York Knicks agli Houston Rockets di Mike D’Antoni.

Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, il General Manager della franchigia texana Daryl Morey ha annunciato il prossimo taglio di Anthony, tramite comunicato ufficiale:

After much internal discussion, the Rockets will be parting ways with Carmelo Anthony and we are working toward a resolution (…) Carmelo had a tremendous approach during his time with the Rockets and accepted every role head coach Mike D’Antoni gave him. The fit we envisioned when Carmelo chose to sign with the Rockets has not materialized, therefore we thought it was best to move on as any other outcome would have been unfair to him

La rottura tra Rockets e Anthony è avvenuta tre giorni fa. Dopo la sconfitta sul campo dei San Antonio Spurs, Melo aveva chiesto ed ottenuto un confronto con D’Antoni e Morey, per chiedere conto del proprio ruolo in squadra e delle intenzioni dei Rockets per il futuro.

Vistosi superato nelle rotazioni da giocatori come Gary Clark, ed avvertendo la scarsa fiducia dello staff tecnico nei suoi confronti, Carmelo Anthony avrebbe chiesto – ed ottenuto – di essere lasciato libero di accasarsi altrove.

Rockets-Carmelo Anthony, il taglio non immediato

Carmelo Anthony non sarà rilasciato immediatamente. L’ex OKC Thunder rimmarrà nominalmente ancora a roster per gli Houston Rockets, in modo da permettere agli agenti del giocatore di sondare con tranquillità il mercato e valutare le finestre disponibili da qui alle prossime settimane.

I Rockets potrebbero anche decidere di inserire Anthony in una trade. Il contratto di Carmelo, un annuale al “veteran minimun” da 2.4 milioni di dollari siglato in estate, non sarà però scambiabile prima del 15 dicembre prossimo.

Il progressivo declino fisico di Anthony, e soprattutto la tendenza del basket NBA moderno, improntato su tiro da tre punti e gioco veloce, hanno rapidamente estromesso il 10 volte All-Star dall’elite dei giocatori NBA, a soli 34 anni.

Quale sarà la prossima fermata di Melo, in soli due anni rimbalzato tra Oklahoma City e Houston dopo una “vita da All-Star” prima a Denver e poi ai New York Knicks?

 

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Rockets, Carmelo Anthony fuori dalle rotazioni e scontento: “Mike D’Antoni preferisce Gary Clark”

rissa Paul-Rondo-Nuggets-Rockets

L’opinione diffusa tra i giocatori degli Houston Rockets è che Carmelo Anthony non tornerà a vestire la maglia della franchigia texana.

L’avventura di Melo alla corte di James Harden sarebbe quindi durata la bellezza di sole 11 partite, come riportato da Tim MacMahon di ESPN.

Anthony ha saltato le ultime due uscite dei Rockets, a causa di un non meglio precisato “stato influenzale”. Nelle ore precedenti la palla a due tra Houston Rockets e Indiana Pacers nella serata di domenica, si è diffusa la voce che Carmelo ed il front office stessero valutando una risoluzione del contratto annuale che lega l’ex NY Knicks ai Rockets.

Daryl Morey: “Su Carmelo Anthony solo voci, valutiamo”

GM Daryl MoreyNel tentativo di frenare le speculazioni, il GM di Houston Daryl Morey è intervenuto per smentire la notizia che la franchigia stesse – di fatto – scaricando Anthony.

Morey ha dichiarato di voler “valutare ogni opzione disponibile per migliorare la squadra”, ed ha aggiunto che si aspetta che Melo torni a disposizioni di coach Mike D’Antoni quanto prima, come riportato da NBAPassion.com.

Dopo la sconfitta subita dagli Houston Rockets sul campo dei San Antonio Spurs nella serata di sabato, Carmelo Anthony ed il front office avrebbero avuto un colloquio incentrato sull’attuale posizione e ruolo dell’ex OKC Thunder all’interno delle rotazioni e dei piani di D’Antoni.

Le voci su Anthony sono ingiuste. Oggi sono qui a parlare con voi perché ci sono stati rumors ed indiscrezioni su Melo che non corrispondono a verità, nelle ultime ore e soprattutto perché siamo appena alla decima partita, o poco più. L’approccio e la professionalità di Anthony sono stati fin qui perfetti, nei confronti della squadra e dello staff tecnico. Melo ha accettato qualsiasi ruolo gli venisse affidato, che fosse uscire dalla panchina o altro. La squadra sta faticando, ora, ed il mio lavoro consiste nel porre rimedio a tale situazione. Nessuno di noi, dal primo al’ultimo, sta facendo bene, ora come ora. Valuteremo qualsiasi opzione disponibile

– Daryl Morey su Carmelo Anthony –

Morey ha poi aggunto: “Carmelo ci ha confermato in questi due mesi tutte le buone intenzioni con cui abbiamo proceduto all’accordo quest’estate. E’ semplicemente ingiusto buttare tutta la colpa su un giocatore solo. Posso capirlo, visto che stiamo parlando di un futuro hall-of-famer, ma rimane una cosa ingiusta“.

Carmelo Anthony, Chris Paul: “Melo è un fratello per me”

La star dei Rockets Chris Paul, grande amico e sponsor in estate di Carmelo Anthony, ha appoggiato pubblicamente il suo compagno dopo la partita tra Houston e Indiana:

Melo è stato perfetto sin qui” Racconta Paul “Lui è come un fratello per me, sai cosa intendo? Non m’importa cosa la gente dica di lui ora, Melo è stato perfetto dal primo giorno. Vedremo cosa accadrà“.

Fonti vicine agli Houston Rockets – e riportate da MacMahon – svelano come i Rockets stiano lavorando ad un accordo di buonuscita con Carmelo Anthony, che potrebbe concretizzarsi forse già nella giornata di lunedì.

In 10 partite disputate con la maglia degli Houston Rockets, Carmelo Anthony ha tenuto una media di 13.4 punti e 5.4 rimbalzi a partita, col 40.5% al tiro, prevalentemente in uscita dalla panchina.

Daryl Morey ha confermato che Anthony tornerà in campo “una volta rimessosi e tornato in forma”.

Carmelo Anthony sarebbe dunque scontento del suo ruolo a Houston, ed avrebbe percepito l’intenzione di Mike D’Antoni e Morey di affidarsi – almeno per il momento – ad altri giocatori per tentare di invertire la rotta per gli Houston Rockets.

L’undrafted rookie Gary Clark da Cincinnati ha giocato 32 minuti nella vittoria Rockets di domenica contro gli Indiana pacers. Per Houston, oltre a Anthony, out anche Green, Carter-Williams e Nenè. “DNP” per Marquese Chriss.

 

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James Harden: “Rockets, bella vittoria, la palla prima o poi sarebbe entrata. Melo? Non so nulla”

Chris Paul su Harden-Houston Rockets

Gli Houston Rockets raccolgono la loro prima vittoria casalinga stagionale, battendo gli Indiana Pacers al Toyota Center di Houston grazie ai 40 punti di James Harden.

Rockets-Pacers è finita 115-103

Prima della palla a due, è deflagrato in casa Rockets il “caso Carmelo Anthony”.

L’ex stella dei New York Knicks sarebbe – come riportato da fonti mutliple – ad un passo da un prematuro quanto sorprendente addio alla franchigia texana, dopo appena 11 partite disputate.

Prima della partita, il GM Daryl Morey ha parlato con i media, smentendo la notizia che i Rockets avrebbero già provveduto al taglio del giocatore.

Per Morey, Carmelo Anthony rimane ad oggi un giocatore degli Houston Rockets, ed il front office si riserva di “valutare qualsiasi opzione” per migliorare la squadra e condurla fuori dalle difficoltà attuali.

Anthony ha saltato la sfida di stanotte a causa di uno “stato influenzale”.

Rockets-Pacers, la partita

Gli Hoston Rockets (5-7) avevano perso le prime tre partite sinora disputate al Toyota Center. Per gli uomini di Mike D’Antoni, out Anthony, Gerald Green (caviglia), Nenè e Marquese Chriss. Rientra invece Eric Gordon.

Spazio dunque per i rookie Gary Clark ed Isaiah Hartenstein nelle rotazioni ristrettissime di coach D’Antoni, che utilizza solo otto uomini.

Houston parte forte, issandosi sul +10 già a metà primo quarto. Indiana riesce ad impattare in chiusura di quarto grazie all’apporto della sua panchina, nonostante i due falli di Victor Oladipo.

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Nel secondo quarto, i Rockets ritrovano per un attimo loro stessi. 44 punti segnati in 12 minuti, che portano Houston all’intervallo sul +22 (76-54). 19 punti nella sola seconda frazione per Harden (24 in totale), che ritrova fiducia nei suoi letali step-back threes e trova con continuità Clint Capela a centro area.

Capela, PJ Tucker, Gary Clark ed anche Chris Paul traggono energia dai tiri pesanti dell’MVP e l’attacco Rockets si accende.

Oladipo sbaglia invece tutte le conclusioni prese nel quarto, ed il distacco tra le due squadre si allarga.

Il terzo quarto si apre con un parziale di 11-0 che riporta i Pacers sul 76-65. Houston non segna per i primi 2.30 della terza frazione. Indiana tocca il -10, prima che due triple consecutive di Harden riportino i Rockets a distanza di sicurezza (102-81 a fine terzo quarto). I punti di James Harden sono 31, 24 quelli di Paul.

Victor Oladipo (22, 10 rimbalzi e 7 assist a fine partita, ma 7 su 24 al tiro) commette a fine frazione il quarto fallo della sua partita, e si procura un fallo tecnico per proteste.

Rockets-Pacers, James Harden: “Finalmente un po’ di ritmo. Anthony? No so nulla”

James Harden chiude la sua gara con 40 punti, 7 rimbalzi e 9 assist, con 8 su 18 da tre punti e 14 su 15 dalla lunetta.

Nel post partita, l’MVP predica calma e fiducia nel sistema Rockets, e si dice soddisfatto della prova offensiva dei suoi, dopo tante difficoltà:

Nelle ultime partite la nostra difesa è stata all’altezza, molto buona. In attacco invece abbiamo creato buoni tiri, che però non entravano mai. Dovevamo solo continuare a creare buoni tiri e spingere, il pallone sarebbe entrato prima o poi (…) la convinzione in ciò che facciamo non è mai mancata, è solo che non riuscivamo a fare canestro. Oggi abbiamo giocato con la stessa convinzione, abbiamo difeso bene e messo tanti tiri (…) il ritmo offensivo arriverà, io e Chris dobbiamo essere sempre aggressivi in campo, giocare come sappiamo

– James Harden dopo Rockets Pacers –

Scontata la domanda sulla situazione Anthony. Harden risponde diplomaticamente: “Carmelo Anthony? Non ho sentito nulla. Se se ne andrà? Dovete parlare con il front office per quste cose, io non posso essere di grande aiuto“.

Rockets-Pacers, Mike D’Antoni: “Bene Clark, Harden e Paul ci hanno trascinato”

Mike D’Antoni fa i complimenti al rookie Gary Clark. Il prodotto di Cincinnati ha giocato 31 minuti e messo a referto 6 punti, 8 rimbalzi, 1 assist ed un recupero difensivo, assieme ad una buona reattività in difesa.

Per D’Antoni, la grande partita del duo Harden-James ha reso le cose più facili in attacco per i Rockets, nonostante le tante assenze:

Gary Clark? E’ un buon giocatore. Difesa, rimbalzi, è un giocatore intelligente, sa fare tante cose (…) eravamo alla terza partita in quattro giorni, alcuni giocatori erano fuori ed altri oggi hanno giocato un po’ troppi minuti, ma avete visto James e Chris… mi piacerebbe molto allenarli, quei due! (…) la nostra difesa è solida, abbiamo alcuni problemi e tanto lavoro da fare, come tutte le squadre, ma quando Harden e Paul giocano così rimaniamo una grande squadra. Ovvio, non possono sempre giocare così, quindi abbiamo bisogno che altri ragazzi possano rendere al meglio. Oggi, Eric (Gordon, ndr) e PJ (Tucker, ndr) hanno giocato benissimo (…) il ritmo e la velocità con cui giochiamo sono buoni, i tiri che creiamo sono buoni, abbiamo invece commeso ancora troppi falli inutili, cerchiamo troppo il pallone in difesa (…) il nostro attacco ha girato bene oggi, abbiamo preso 47 tiri da te punti, e segnato 76 punti nel primo tempo, grazie al lavoro di Harden e Paul, ed alle attenzioni che generano”

– Mike D’Antoni dopo Rockets-Pacers –

 

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