All Star Game 2019, a Charlotte Durant MVP, Giannis raccoglie il testimone di LeBron James

All-Star Game 2019, Team LeBron batte Team Giannis per 178-164, è Kevin Durant l’MVP della partita di Charlotte.

31 punti e 7 rimbalzi per la star dei Golden State Warriors, che vince per la seconda volta in carriera il premio di miglior giocatore della Partita delle Stelle (la prima nel 2012). La squadra di capitan James rimonta uno svantaggio vicino ai 20 punti nel terzo periodo, e chiude con una quarta frazione da 46 punti (96 punti nel solo secondo tempo!).

Sono ben 62 (record per l’All-Star Game) i tiri da tre punti mandati a bersaglio dalle due squadre. 20 punti in uscita dalla panchina per Klay Thompson e 18 per Damian Lillard (Team LeBron), mentre il leggero infortunio alla spalla sinistra limita Anthony Davis a soli 5 minuti di gioco.

Kawhi Leonard e Kyrie Irving contribuiscono con rispettivamente 19 e 18 punti. Sono 7 i punti in 16 minuti di gioco per Dwyane Wade, al suo ultimo All-Star Game.

La gara non devia dal consueto copione della Partita delle Stelle. Zero difesa, tantissimo talento in campo, numeri ad alta quota e tanti sorrisi tra compagni ed avversari.

Giannis Antetokounmpo guida la sua squadra con 38 punti, Steph Curry sfiora la tripla-doppia (17-9-7) nonostante un ben poco “stellare” 6 su 23 al tiro. Khris Middleton dimostra la bontà della sua convocazione con 20 e 6 triple a bersaglio uscendo dalla panchina, mentre il padrone di casa Kemba Walker si ferma a soli 4 punti segnati in 20 minuti di gioco.

9 punti infine per Dirk Nowitzki, al pari di Wade all’ultima partecipazione in un All Star Game (ma non necessariamente all’ultima stagione in carriera, come dichiarato dal tedesco), con tre triple a bersaglio in soli 5 minuti di campo. 12 minuti e 6 punti al suo primo All-Star Game per D’angelo Russell dei Brooklyn Nets, che sostituisce l’infortunato Victor Oladipo.

All Star Game 2019, Dirk Nowitzki e Dwyane Wade ai saluti

Dirk Nowitzki e Dwyane Wade sono stati inseriti d’ufficio dal Commissioner NBA Adam Silver nel roster delle due squadre, un giusto tributo alla carriera di due tra i giocatori più forti della loro epoca, vincitori di 4 titoli NBA e rispettivamente 14 e 13 volte All-Star in carriera.

Voglio ringraziare il Commissioner e la NBA per aver permesso a me e Dwyane di essere qui ancora una volta, lo abbiamo apprezzato molto. Grazie naturalmente a tutti i tifosi in tutto il mondo per il grande supporto, buona partita! (…) voglio ringraziare tutti i giocatori qui presenti, il Gioco è in buonissime mani con loro, lasciare la pallacanestro giocata sarà più facile con persone così. Ragazzi siete fantastici, grazie per l’opportunità

– Dirk Nowitzki e Dwyane Wade all’ultimo All-Star Game  –

Saluta dunque l’All-Star Game Dwyane Wade, che ha approfittato del weekend di pausa per “introdurre” all’ambiente NBA il primogenito Zaire, interessantissimo prospetto liceale e probabile futuro giocatore NBA.

Con la sua 15esima apparizione in quintetto base, LeBron James ha eguagliato il record di Kobe Bryant. La Partita delle Stelle di Charlotte è stata inoltre l’occasione del debutto tra i grandi per D’Angelo Russell, Ben Simmons, Nikola Jokic, Khris Middleton e Nikola Vucevic.

10 i punti per Simmons (ma niente tiro da tre punti, nemmeno in una partita di esibizione…), rispettivamente 6 e 4 per i due Nikola in campo, Jokic e Vucevic, in 13 e 11 minuti di gioco.

Gara tranquilla per l’MVP in carica James Harden (12 punti in 26 minuti di campo), che in partita viene infilato da un letale “step-back three” da Paul George, che a fine partita “infierisce” sul suo avversario:

Gliel’ho fatta pagare (ride, ndr)… è sempre divertente giocare contro James (Harden, ndr), è uno dei migliori giocatori della lega. Ma oggi gli ho fatto assaggiare un po’ della sua medicina! Anch’io so segnare da tre in step-back, e non è infrazione di passi…

– Paul George su James Harden –

20 i punti a fine gara per George, e 17 per il compagno di squadra Russell Westbrook.

All Star Game 2019, weekend “di lavoro” per Bradley Beal

La pausa per l’All Star Game è stata l’opportunità per la star degli Washington Wizards di lasciarsi temporaneamente alle spalle le difficoltà della sua squadra, travolta dagli infortuni, rimescolata dalle tante trade ed impegnata in una difficile rincorsa all’ultimo posto disponibile ai playoffs della Eastern Conference.

La star degli Wizards ha chiuso la sua gara con 11 punti in 17 minuti di gioco.

Per stessa ammissione di Beal però, il weekend non è servito da semplice momento di evasione dai tormenti capitolini. Come riportato da Chase Hughes di NBCS Washington, l’ex stella dell’università di Florida ha impiegato parte del suo tempo in “attività di reclutamento” tra colleghi All-Star e non solo. L’obiettivo? Convincere una seconda star e\o potenziali rinforzi a raggiungerlo a Washington: “Non posso fare nomi” avrebbe dichiarato Beal “Ma ho avuto riscontri positivi“.

La mancanza di nomi risparmierà a Bradley Beal un’accusa di tampering, ma le attività laterali di “public relations” tra colleghi non sono certo cosa nuova durante l’All-Star Weekend di febbraio. E’ ormai di dominio pubblico la corte serrata che Draymond Green rivolse all’allora star degli Oklahoma City Thunder Kevin Durant, in occasione della Partita delle Stelle 2016, a Toronto.

Le recenti operazioni di mercato condotte dal General Manager Ernie Grunfeld hanno abbattuto il pesante payroll della squadra. Il contratto di John Wall, che sarà costretto a saltare l’intera stagione 2019\20 a causa della rottura del tendine d’Achille, rimane però virtualmente inamovibile.

All Star Game 2019, capitan Giannis: “Io e Khris assieme, fantastico”

Milwaukee Bucks tra le squadre meglio rappresentate alla Partita delle Stelle 2019. Giannis Antetokounmpo e Khris Middleton in campo, coach Mike Budenholzer e relativo coaching staff in panchina per la squadra a momento detentrice del miglior record NBA (43-14).

A fine gara, così capitan Giannis, felice nonostante la sconfitta:

Nel secondo tempo loro (Team LeBron, ndr) si sono scaldati, hanno cominciato a segnare triple su triple. Ci siamo divertiti, abbiamo giocato assieme… per me e Khris (Middleton, ndr) poter rappresentare i Milwaukee Bucks oggi è stata una cosa incredibile. Partecipare all’All-Star Game è sempre bello, ma parteciparvi assieme ai tuoi compagni ed ai tuoi allenatori è ancora più bello. Sono contento ed orgoglioso di loro, la nostra squadra è forte, non c’è limite a ciò che possiamo fare

– Giannis Antetokounmpo sui Milwaukee Bucks –

Alla ripresa delle operazioni, i Milwaukee Bucks saranno la squadra da battere ad Est. L’innesto di Nikola Mirotic, arrivato due settimane fa dai New Orleans Pelicans, ha aumentato considerevolmente la potenza di fuoco degli uomini di coach Budenholzer, e reso ancora più complicata la per gli avversari la marcatura sull’atipico per eccellenza Giannis Antetokounmpo, uno dei più seri candidati al titolo di MVP stagionale.

LeBron James: “Tra me è kyrie Irving è tutto OK, oggi Kyrie è più maturo”

Kyrie Irving and LeBron James, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden

LeBron James e Kyrie Irving hanno avuto i loro contrasti in passato, ma non hanno mai davvero litigato, come le brave coppie che in fondo si vogliono sempre bene.

James, oggi impegnato nel tentativo di raddrizzare la stagione dei Los Angeles Lakers dopo il fiasco Anthony Davis, è tornato a parlare dell’ex compagno di squadra Irving, in occasione di uno dei tanti eventi di contorno dell’All-Star Weekend di di Charlotte.

Alcune settimane fa aveva fatto notizia la telefonata con cui Kyrie Irving si era scusato con LeBron James per essersi comportato da giovane irrequieto e scalpitante ai tempi dei Cleveland Cavaliers, alle spalle dei tanti veterani in squadra.

Irving, oggi a sua volta veterano tra tanti giovani talenti in quel di Boston, ha “assaggiato” per la prima volta le responsabilità ed il peso di dover essere il leader di una squadra con ambizioni di titolo NBA. La nuova consapevolezza del campione NBA 2016 ha riavvicinato gli ex compagni di squadra James e Irving, come dichiarato dallo stesso LeBron:

Ho sempre voluto bene a Kyrie (Irving, ndr), da avversario prima, da compagno di squadra poi ed ancora oggi che siamo di nuovo avversari. Quella sua telefonata dimostra quanto Kyrie sia diventato più maturo… bisogna avere coraggio ed umiltà per ammettere le proprie responsabilità, o anche solamente per aprirsi e rivelare i propri sentimenti, bisogna essere uomini. Ci vuole maturità per ammettere di essersi comportato in un certo modo, o per tentare di ricucire uno strappo, per dire ‘ho sbagliato, pensavo di essere pronto per una certa cosa allora, ma non lo ero’ (…) Cosa ci siamo detti? Non ne parlerò, è una cosa tra noi, tra me è Kyrie è tutto OK

– LeBron James su Kyrie Irving –

All Star Saturday, Jayson Tatum, Joe Harris e Hamidou Diallo i trionfatori del sabato sera

Sono Jayson Tatum dei Boston Celtics, Joe Harris dei Brooklyn Nets e Hamidou Diallo degli Oklahoma City Thunder i trionfatori dell’edizione 2019 dell’All-Star Saturday di Charlotte, North Carolina.

Lo Skills Challenge, gara di abilità tra slalom in palleggio, passaggi precisi e tiro dalla distanza è terreno di conquista per la giovane star dei Celtics, che batte in serie Mike Conley dei Memphis Grizzlies, Nikola Jokic dei Denver Nuggets e Trae Young degli Atlanta Hawks nonostante lo svantaggio iniziale, grazie al tiro da tre punti.

Tatum risolve il round finale contro la point guard degli Hawks con un incredibile tiro da centrocampo, che incoccia contro il pallone lanciato da Young, batte contro il tabellone e poi finisce in fondo alla retina, per la delusione di un basito Trae.

All-Star Saturday, Joe Harris infallibile

La gara del tiro da tre punti è introdotta da uno speciale round di beneficenza, che vede impegnati alcuni grandi ex giocatori NBA. Il “padrone di casa” Dell Curry, Ray Allen, l’ex Charlotte Hornets Glen Rice e Mark Price si alternano al tiro, chiudendo con un non esaltante punteggio di 8 canestri complessivi (curioso il caso di Ray Allen, che sbaglia tutti e 5 i palloni a disposizione).

Nel primo giro di carrelli emerge l’outsider Joe Harris dei Brooklyn Nets, che con un punteggio di 25 punti si piazza al terzo posto parziale, dietro a Steph Curry e Buddy Hield ma davanti a Khris Middleton, Kemba Walker, Damian Lillard, Dirk Nowitzki, al campione uscente Devin Booker, Buddy Hield e Danny Green.

Dignitosa la prova del vecchio Dirk Nowitzki, che nonostante un paio di vistosi air-ball chiude con 18 punti il suo primo round.

Harris, Steph Curry (che vince la sfida nella sfida col fratello Seth dei Portland Trail Blazers) e Buddy Hield accedono alla manche finale. La guardia dei Brooklyn Nets si dimostra troppo forte persino per Steph Curry: Harris chiude il suo secondo round con 26 punti, mentre il due volte MVP non fa meglio di 23. Hield è terzo con 19 punti.

All Star Saturday, Hamidou Diallo il re delle schiacciate

Miles Bridges degli Charlotte Hornets, Dennis Smith Jr dei New York Knicks, John Collins degli Atlanta Hawks e Hamidou Diallo degli Oklahoma City Thunder danno vita ad una gara delle schiacciate spettacolare e divertente.

Il rookie degli Oklahoma City Thunder mette subito in mostra le sue soprannaturali doti di stacco verticale con una “windmill” laterale, affondata dopo il passaggio al tabellone del compagno di squadra Russell Westbrook.

Dennis Smith Jr cerca il numero ad effetto ma commette qualche errore di troppo, prima di calare l’asso da 50 punti volando sopra il rapper e produttore discografico J. Cole.

Bridges replica con un omaggio al grande ex Charlotte Hornets Larry Johnson, mentre John Collins mette in scena una complessa scenografia, camuffandosi da pioniere del volo e schiacciando sopra un modellino di un biplano d’epoca.

Diallo si dimostra l’uomo da battere a fine primo turno, superando in salto Shaquille O’Neal ed affondando l’intero avambraccio nel ferro, alla “Vince Carter Oakland 2000”. Punteggio di 50 d’obbligo e finale raggiunta, assieme a Smith Jr e per la delusione di un piccatissimo John Collins.

Dennis Smith Jr si avvale dell’aiuto di Dwyane Wade e Steph Curry, ma l’effetto sorpresa sperato viene vanificato da troppi errori. Diallo gioca sugli errori dell’avversario e chiude con due schiacciate “semplici”, saltando sopra all’ospite d’onore Quavo ed affondano una “windmill” a due mani.

Dirk Nowitzki sul suo ritiro: “Non ho mai annunciato di volermi ritirare a fine stagione”

dirk-nowitzki

Molti tifosi NBA sono sicuri che questa sarà l’ultima stagione nella lega per la leggenda tedesca dei Dallas Mavericks. Però, Dirk Nowitzki non ha mai annunciato ufficialmente il suo ritiro a fine anno, ne lo ha mai fatto il front office texano.

Dirk Nowitzki non è sicuro di ritirarsi a fine anno

A conferma del dubbio che aleggia sull’addio al basket giocato da parte di Dirk, ci sono le sue dichiarazioni. Nella mattinata di sabato il quasi 41enne tedesco ha dichiarato di non essere affatto sicuro di voler appendere le scarpe al chiodo. Anzi, se a fine regular season sarà in buona forma fisica e troverà ancora divertimento nel giocare a basket, il numero 41 dei Mavericks continuerà.

Non ho mai annunciato che questa sarà la mia ultima stagione nella NBA. Anzi, se a fine stagione troverò ancora divertimento nel giocare e terrò una buona condizione fisica, continuerò

– Dirk Nowitzki –

L’ala grande tedesca dei Dallas Mavs è stata invitata dall’organizzazione dell’All-Star Game di Charlotte a disputare la gara del tiro da 3 punti. Dirk sarà presente anche alla partita tra le stelle NBA in programma domenica. La partita rappresenterà l’ultimo ballo all All-Star Game di Dwyane Wade, chissà se la stessa cosa varrà anche per Dirk Nowitzki?

Il nativo di Würzburg è alla sua 21esima stagione NBA, tutte disputate con la maglia dei Mavs, nelle quali ha realizzato una media complessiva di 20.9 punti, 7.6 assist, 2,4 assist. Nowitzki ha ottenuto queste medie con il 51.3% dal campo e il 38.2% da oltre l’arco. Per sapere di più sul ritiro di Dirk Nowitzki ci toccherà dunque aspettare fino alla prossima off-season.

Lettera di Steph Curry al fratello: una questione di famiglia

Klay-Thompson-festeggia

E’ arrivata la settimana dell’All-Star Game e stanotte, dopo la classica sfida di ieri Stati Uniti – Resto del Mondo vinta dagli americani per 161 -144, sarà la volta di Skills Challenge, gara delle schiacciate, e gara del tiro da 3 punti.

E proprio a proposito di quest’ultima gara, Steph Curry ha lanciato una curiosa sfida al fratello Seth. I due membri della famiglia Curry si sfideranno nella speciale gara da 3 punti, e Steph ha esordito con questa dichiarazione: “Il perdente tra i due pagherà tutti i biglietti della famiglia per il resto delle nostre carriere“. Una sfida affascinante, in un contesto speciale, e in una categoria in cui Steph ha ben pochi rivali.

Super Steph Curry contro il fratello Seth

Il fenomeno della baia viaggia a medie sul tiro da 3 punti a dir poco spaventose, è già terzo nella classifica All-time per tiri da tre punti realizzati dietro Reggie Miller e Ray Allen, e molto probabilmente al termine della carriera sarà primo in questa speciale classifica.

Steph Curry è considerato universalmente il più forte tiratore NBA di tutti i tempi, e detiene il record di triple a segno in un’unica stagione NBA (402, nella stagione 2015/2016), e in una singola edizione di playoffs.

Per quanto riguarda il 3-point contest, Curry ha già vinto l’edizione del 2015 (record di 27 punti) prima di lasciare il timone al compagno di squadra Klay Thompson nell’edizione 2016. Steph torna a partecipare alla gara dopo due anni di inattività, e le premesse per un grande spettacolo ci sono tutte. Seth è avvisato, e non parte certo con tutti i favori del pronostico, considerando soprattutto le doti che la natura ha dato al fratello sul tiro dalla distanza.

Oltre ai fratelli Curry, a giocarsi il contest ci saranno giocatori del calibro di Dirk Novitzki, Devin Booker, Joe Harris, Buddy Hield, Kemba Walker e Damian Lillard, per un’edizione che si preannuncia come una di quelle a più alto livello di sempre in un All-Star Game.

Stanotte scopriremo in casa Curry chi beneficerà dei favori altrui da qui in futuro…

Pelicans, spalla KO per Anthony Davis, in forse per l’All-Star Game di Charlotte?

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New Orleans Pelicans, infortunio alla spalla sinistra per Anthony Davis, a rischio la partecipazione all’All-Star Game di domenica?

Davis si è infortunato durante il secondo quarto di gioco della sfida tra i Pelicans e gli Oklahoma City Thunder. La risonanza magnetica effettuata dopo la partita non avrebbe evidenziato danni strutturali, l’infortunio è stato classificato come “contusione” alla spalla.

La presenza di Anthony Davis alla Partita delle Stelle in programma domenica 17 febbraio a Charlotte rimane in forse. Il 6 volte All-Star dei New Orleans Pelicans sarà comunque a Charlotte.

Davis è stato costretto ad abbandonare la partita dopo appena 16 minuti di gioco (14 punti e 4 rimbalzi a fine gara per lui). I New Orleans Pelicans (26-33), guidati da un Julius Randle da 33 punti e 11 rimbalzi e dai 32 punti e 7 assist di Jrue Holiday, hanno superato gli Oklahoma City Thunder per 131-122.

Non basta ad OKC (37-20) la mostruosa tripla doppia da 44 punti, 14 rimbalzi ed 11 assist di Russell Westbrook. Thunder ancora privi di Jerami Grant (caviglia) e Dennis Schroeder, e che pagano la cattiva serata di tiro di Paul George (28 punti, 7 rimbalzi e 6 assist a fine gara per George, con un pessimo 3 su 17 da dietro l’arco dei tre punti.

La tripla-doppia di Russell Westbrook è l’undicesima consecutiva per l’MVP 2017 (nuovo record NBA).

ASG 2019, tutti i partecipanti a gara delle schiacciate e gara del tiro da 3 punti

Esclusi All-Star game

ASG 2019, la NBA ha reso noti i partecipanti alle due massime competizioni dell’All-Star Saturday di Charlotte, North Carolina, in programma il prossimo 16 febbraio.

 

Il padrone di casa Miles Bridges (Charlotte Hornets), il secondo anno degli Atlanta Hawks John Collins,, il neo-acquisto dei New York Knicks Dennis Smith Jr e la guardia degli Olkhaoma City Thunder Hamidou Diallo si sfideranno nello Slam Dunk Contest, la gara delle schiacciate abituale main event della serata.

 

 

Saranno 8 i partecipanti alla gara del tiro da tre punti, in un gruppo guidato dalla star degli Charoltte Hornets Kemba Walker.

 

A sfidare l’idolo di casa Walker saranno i due fratelli Curry, Steph e Seth, la star dei Portland Trail Blazers Damian Lillard, Devin Booker dei Phoenix Suns, Khris Middleton dei Milwaukee Bucks, Danny Green dei Toronto Raptors, La guardia dei Brooklyn Nets Joe Harris, Buddy Hield dei Sacramento Kings ed infine la leggenda dei Dallas Mavericks Dirk Nowitzki, “ospite d’onore” della competizione.

 

 

ASG 2019, i partecipanti allo “Skills Challenge”

 

La speciale gara di abilità, tra slalom in palleggio e passaggi precisi vedrà sfidarsi Mike Conley, la point-guard dei sacramento Kings De’Aaron Fox, la stellna dei Dallas Mavs Luka Doncic, Nikola Jokic, Kyle Kuzma, Jayson Tatum, il lungo degli Orlando Magic Nikola Vucevic e la point-guard degli Atlanta Hawks Trae Young.

ASG 2019, Wade e Nowitzki ci saranno, Dwyane: “LeBron scegli bene!”

ASG 2019, Dirk Nowitzki e Dwyane Wade inseriti d’ufficio nei roster delle due squadre dal commissioner NBA Adam Silver.

 

La lega ha deciso di tributare un ulteriore onore ai due fuoriclasse ed ex campioni NBA Dirk Nowitzki e Dwyane Wade, giunti alla loro ultima stagione da professionisti.

 

La star dei Miami Heat e l’MVP 2007 saranno selezionati da LeBron James e Giannis Antetokounmpo, capitani delle due selezioni che si sfideranno domenica 17 febbraio a Charlotte, in uno speciale “terzo giro” dell’All-Star Game Draft che si terrà in diretta TV nazionale su TNT giovedì 7 febbraio. “L’All-Star Game NBA, una clebrazione della pallacanestro globale, è il palcoscenico ideale per salutare e rendere omaggio a due grandi campioni” Così Silver.

 

Dwyane Wade, 12 volte All-Star in carriera, ha così commentato:

 

Ringrazio comunque i miei tifosi per tutti i voti che mi hanno dato, non volevo finire per rubare il posto ad un giocatore più meritevole di me quest’anno, che magari sarebbe stato al primo o secondo All-Star Game. Io ne ho già giocati 12, ho apprezzato molto la scelta del commissioner di includere me e Dirk (Nowitzki, ndr) creando due posti extra. Sono davvero contento di poter condividere questo momento con Dirk, uno dei più grandi giocatori mai esistiti ed uno degli avversari più forti mai incontrati. La cosa giusta da fare. In che squadra finiro? A LeBron (James, ndr) conviene scegliermi

 

– Dwyane Wade –

 

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All-Star Game 2019, ecco i titolari, LeBron James e Giannis Antetokounmpo capitani

playoff LeBron James

NBA All Star Game 2019, votazioni chiuse e starters per le due conference determinati.

Le due squadre All-Star che si sfideranno a Charlotte, NC, il prossimo 17 febbraio saranno capitanate da LeBron James e Giannis Antetokounmpo, i due giocatori a ricevere più voti per ciascuna conference.

 

I 5 selezionati per la Eastern Conference:

  • Giannis Antetokounmpo (Milwaukee Bucks – capitano)
  • Kawhi Leonard (Toronto Raptors)
  • Joel Embiid (Philadelphia 76ers)
  • Kemba Walker (Charlotte Hornets)
  • Kyrie irving (Boston Celtics)

 

Questi i selezionati per la Western Conference:

  • LeBron James (Los Angeles Lakers – capitano)
  • Paul George (Oklahoma City Thunder)
  • Kevin Durant (Golden State Warriors)
  • Steph Curry (Golden State Warriors)
  • James Harden (Houston Rockets)

 

Ai due capitani e titolari LeBron James e Giannis Antetokounmpo il compito di selezionare con uno speciale “draft” i 12 giocatori (11+1) che andranno a formare le due squadre, il prossimo 7 febbraio in diretta televisiva su TNT. Col primo turno si distribuiranno i restanti 8 titolari, le riserve sararno selezonate con un secondo “giro”.

le restanti 14 riserve (7 per squadra) saranno selezionate il prossimo 31 gennaio dagli allenatori delle 30 squadre NBA. James ed Antetokounmpo potranno scegliere i rispettivi compagni di squadra senza retrinzioni di ruolo e conference d’appartenenza.

Per LeBron James, l’All-Star Game 2019 sarà la 15esima nomina in quintetto per la Partita dele Stelle in carriera (raggiunto Kobe Bryant). James è attualmente fermo per un problema muscolare, ma la sua partecipazione all’evento non è in discussione. Kemba Walker avrà l’onore di partire in quintetto per una delle due squadre davanti al suo pubblico.

Alla NBA ed al commissioner Adam Silver spetterà il compito di selezionare i sostituti per eventuali forfait.

Slam Dunk Contest 2019, Donovan Mitchell non difenderà il titolo, Miles Bridges giocherà in casa?

Donovan Mitchell vince lo Slam Dunk Contest

Slam Dunk Contest 2019, il campione in carica Donovan Mitchell non difenderà il titolo 2018 a Charlotte, il prossimo 16 febbraio.

La giovane star degli Utah Jazz ha annunciato il suo forfait dalle pagine di The Deseret News:

Partecipare allo Slam Dunk Contest mi è piaciuto tantissimo, ma è una competizione che richiede tanta attenzione e preparazione. Oggi sono concentrato esclusivamente sugli Utah Jazz e sulla seconda parte di stagione che ci attende. Aspetto l’All-Star Weekend con trepidazione in ogni caso, parteciperò a tanti eventi. Mi sarebbe piaciuto ripresentarmi, soprattutto dopo la vittoria dello scorso anno. Ora mi godrò lo spettacolo dell’All-Star Game da un’altra prospettiva. In futuro, chissà

– Donovan Mitchell sullo Slam Dunk Contest 2019 –

 

Lo scorso anno a Los Angeles Donovan Mitchell diede vita ad uno show memorabile, omaggiando il grande ex Utah Jazz Darrell Griffith ed il Re della gara delle schiacciate Vince Carter.

Slam Dunk Contest 2019, Miles Bridges tra i partecipanti

 

Il rookie degli Charlotte Hornets Miles Bridges potrebbe essere uno dei quattro partecipanti alla prossima gara delle schiacciate. Come riportato da Chris Haynes di Yahoo Sports, Bridges “starebbe considerando l’idea di prendere parte alla gara”.

Bridges, 12esima scelta degli Hornets di Kemba Walker al draft NBA 2018 in uscita da Michigan State, sta viaggiando a 6.7 punti e 3.7 rimbalzi di media a partita in 42 partite disputate partendo dalla panchina per coach James Borrego.

Seth Curry: “Alla gara del tiro da 3 punti come Steph e mio padre”

Seth Curry, point-guard dei Portland Trail Blazers e fratello del più noto Stephen Curry che stanotte ha spazzato via i Pelicans, sta mantenendo ottime medie al tiro da 3 punti da quest’anno. La sua partecipazione all’All-Star Weekend tra i migliori realizzatori da oltre l’arco, dunque, è quasi sicura.

SETH CURRY: LE SUE DICHIARAZIONI SULLA PARTECIPAZIONE ALLA GARA DEL TIRO DA 3 PUNTI

 

Curry, 28 anni, in azione con la maglia di Portland. Questa è la sua prima stagione nell’Oregon.

 

Come riportato da Casey Holdal per NBA.com, l’ex Dallas Mavericks ha espresso candidamente il suo desiderio di voler provare a vincere un trofeo che in famiglia sono abituati a vedere, dato il trionfo dello Splash Brother Stephen nell’edizione 2015. Anche papà Dell, quando ancora era professionista, aveva partecipato alla competizione, senza però riuscire a vincerla.

Ho sempre desiderato partecipare alla gara da quando mio padre lo faceva tanti anni fa. L’All-Star Game, inoltre, si disputerà a Charlotte quest’anno. Sarà ancora più bello

Seth Curry si è soffermato sopratutto sulla volontà di voler gareggiare contro Stephen, il quale in precedenza aveva aperto ad un suo ritorno nella competizione.

“[Steph Curry, ndr] aveva detto anni fa che avrebbe partecipato al Three Point Contest qualora l’All Star Game si fosse disputato a Charlotte. Beh, questo mi sembra che accadrà. Sarà bello gareggiare contro di lui, ci metterei tutto me stesso e farò di tutto per batterlo

In questa stagione il 28enne ha giocato 40 partite, viaggiando con un ottimo 48,6% da oltre l’arco dei 3 punti. Dato che fa di Seth Curry il miglior tiratore dell’intera lega, seguito da altri giocatori, tra cui Derrick Rose (45,7%) e lo stesso Stephen Curry con il 45,6%. Tale percentuale in classifica è, comunque, limitata dal ridotto numero di tentativi a partita (2,8), frutto del basso minutaggio dell’ex Sacramento Kings.

 

In conclusione, al di là di ogni considerazione, un aspetto risulta chiaro: il binomio tra il tiro da 3 punti e la famiglia Curry non smetterà mai di venir meno.

 

Da Zero a Dieci (From the Bottom to the Top)

Hornets-Knicks Kemba Walker

Una grande vittoria o un’inaspettata sconfitta. Un career high o un foul out. Un vestito strambo o un tifoso eccentrico. Un buzzer beater o un’azione da Shaqtin A’Fool. Una prestazione da MVP o un disappointing game. Diamo i numeri a questa settimana NBA con il pagellone di Nba Passion, da 0 a 10.

Voto 0 al derby tra Knicks e Nets.

New York Knicks vs Brooklyn Nets
New York Knicks vs Brooklyn Nets

Non tanto per la partita nel suo complesso, tutto sommato discreta (terminata con la vittoria dei Knicks per 110 a 96), quanto per i 25 secondi di gioco tra i peggiori della stagione. Descrivere a parole, rendendo l’idea, è praticamente impossibile.

Voto 1 al tifoso omicida di Memphis

Siparietto poco simpatico in quel di Washington dove Scott Brooks (allenatore dei Wizards) è stato colpito fa una gomitata (involontaria) da parte di un tifoso dei Grizzlies. Niente di grave, certo, resta il fatto, però, che il povero Scott non sta vivendo il suo miglior periodo di forma.

Voto 2 all’eterna promessa dei Wizards.

Wizards
Wizards

E anche quest’anno i playoff si vedono l’anno prossimo? Ovviamente, dal momento che siamo all’undici novembre, stiamo solo scherzando. Fatto è che però, anche quest’anno i Wizards sembrano non essere in grado di sfruttare il tantissimo talento che hanno in squadra, ed è veramente un peccato.

Voto 3 ad una Boston che deve regolarsi.

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La delusione di Thomas

Partivano quasi come i favoriti ad est, o sicuramente come certi di un posto nelle prime 3. Ad oggi, invece, dopo 7 partite, sono 9 con sole 3 vittorie e 4 sconfitte. Isaiah Thomas ha lanciato il campanello d’allarme: “bisogna cambiare rotta, assolutamente”.

Voto 4 ad una Dallas che sogna il lustro scorso.

6 anni fa (stagione 2010-11) la squadra iniziava la regular season che li avrebbe portati a vincere l’anello. Oggi i Mavs sono penultimi in classifica con 2 sole vittorie e 6 sconfitte, nonostante un Harrison Barnes che sta sfiorando i 30 punti di media a partita.

Voto 5 ai Sixers.

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The Process

“Tankare e taankeremo”. Ok, sprovvisti (di nuovo) della loro prima scelta al draft per infortunio, i Sixers si trovano ancora ultimi ad est con il numero 0 di fianco alle W. Il discorso è che, con un Joel Embiid (voto 10 e bacio accademico) del genere, almeno una si deve vincere. #TrustTheProcess.

Voto 6 a Frank Vogel.

Paul George ha pianto lacrime amare al suo addio, stiamo iniziando a capire perché. L’allenatore degli Orlando Magic sta finalmente trovando la quadratura del cerchio della sua squadra. 3 vittorie e 5 sconfitte, con tutte le speranze di fare meglio.

Voto 7 ai Clippers.

In silenzio e senza tante attenzioni stanno mettendo in campo un gioco strabiliante, dimostrando ancora una volta di essere una contender per il titolo. Griffin è tornato ad essere quel giocatore straordinario che ci eravamo abituati a vedere, Jordan non è mai andato via e CP3 è la quintessenza del playmaking. Voto 7 allora per loro, 7  come le vittorie in 8 partite.

Voto 8 a Stephen Curry.

NBA happy basketball golden state warriors stephen curry
Non vi eravate mica dimenticati di lui?

Inizio al rilento, addirittura una partita senza neanche una tripla a segno (0\10 con i Lakers), interrompendo la striscia di partite che durava da 157 partite. Forse la gente cominciava a dimenticarsi di lui ed ecco allora che il 2 times MVP decide di smentire un po’ di haters: prestazione da 46 punti con 13 triple su 17 tentate (record NBA).

Voto 9 al Mannequin Challenge dei Cavaliers.

È una moda che si sta espandendo da circa una settimana negli Stati Uniti. È molto semplice, consiste nel rimanere immobili in determinate pose. Come detto, è in giro da una settimana ma abbiamo già un vincitore: King James e soci hanno deciso di farlo alla White House insieme agli Obama.
(Ps voto 10 ad Obama per la battuta sulla maglietta di J.R Smith).

Voto 10 alla (non tanto) sorpresa: Charlotte Hornets.

Se guardate la classifica ad est, a dominare tutti dall’alto (insieme ai Cavaliers) c’è proprio la squadra di Air Jordan. Dopo una stagione (quella 2015-2016) in cui tra lo scetticismo generale sono arrivati ai playoff, uscendo però al primo turno contro Wade e gli Heat, quest’anno sono là in cima, nonostante la perdita di gente importante come Lin e Jefferson. Il record canta 6-1 e Belinelli se la ride sotto i baffi.