Hornets, arriva Shelvin Mack, i Raptors confermano Chris Boucher

Gli Charlotte Hornets “reclamano” il contratto della point guard Shelvin Mack dalla lista dei giocatori svincolati, dopo la trade che aveva portato l’ex giocatore dei Memphis Grizzlies ad Atlanta, ed il successivo rilascio da parte degli Hawks.

Con l’arrivo di Mack, che sarà free agent a fine stagione, gli Hornets (27-28) aggiungono profondità ed esperienza nel reparto guardie, alle spalle di Kemba Walker, Tony Parker e del secondo anno da Kentucky Malik Monk.

In 53 partite disputate con la maglia dei Memphis Grizzlies, Shelvin Mack ha viaggiato a 7.9 punti e 3.4 assist a gara.

Toronto Raptors, conferma per Chris Boucher

I Toronto Raptors firmano l’ala al secondo anno Chris Boucher per il resto della stagione. I termini dell’accordo non sono stati resi noti.

Il canadese Boucher, firmato ad inizio stagione con un “two-way contract”, ha disputato finora 16 partite in maglia Toronto Raptors (3.9 punti e 1.8 rimbalzi a gara). Il prodotto di Oregon ha disputato una stagione importante in G-League, tra le fila dei Toronto 905, viaggiando a 27.6 punti e 11.1 rimbalzi a gara, in 23 partite disputate.

Come riportato da CBC.Sport.ca, i Raptors hanno inoltre firmato per il resto della stagione la guardia al secondo anno Malcom Miller.

Gli Hornets molto vicini a Barnes prima del suo passaggio ai Sacramento Kings

Harrison Barnes

Negli ultimi giorni prima della trade deadline, gli Charlotte Hornets sono andati vicini a prendere Harrison Barnes, ma l’intromissione dei Kings nelle trattative ha fatto saltare la trade tra le due squadre (stando a quanto riportato da Marc Stein del New York Times e Rod Boone di The Athletic).

 

La franchigia di Sacramento avrebbe fatto la proposta per il 26enne ex Mavericks quando la trattativa tra Dallas e Charlotte si trovava già in fase avanzata. L’incursione a gamba tesa dei Kings ha fatto sì che il GM dei Mavericks abbia preferito la loro offerta a quella degli Hornets.

 

Hornets vicini a Barnes prima dall’incursione dei Kings

 

Secondo i giornali americani gli Hornets avevano offerto per Harrion Barnes una scelta al primo giro del draft (ma non si hanno certezze). La squadra texana ha preferito la proposta dei Sacramento Kings, che comprendeva la giovane promessa ex UNC Justin Jackson, ed il veterano Zach Randolph. L’ex Memphis Grizzlies è stato successivamente tagliato dai Mavs, mentre Jackson sarà tenuto nella speranza che possa mostrare le abilità dimostrate al college.

 

 

Harrison Barnes stava giocando una grande stagione con la canotta dei Mavericks. L’ex Tar Heels, insieme a Luka Doncic, era il giocatore più produttivo del roster di coach Rick Carlisle (con 17.6 punti a partita). Il proprietario dei Mavs, Mark Cuban, ha preferito salvaguardare lo sloveno sacrificando sia Barnes che Dennis Smith Jr. (partito nella maxi trade con i New York Knicks, che ha coinvolto Kristaps Porzingis).

 

Gli Charlotte Hornets rimangono in piena corsa per i playoff, ed occupano attualmente settimi ad Est con un record di 26-28.

Marc Gasol e Mike Conley, quattro squadre per quattro (possibili) trade

Trade Marc Gasol-Grizzlies-Raptors-marc-gasol-conley

Marc Gasol e Mike Conley, a chi conviene? Quattro idee per quattro squadre, quattro team con ambizioni diverse e tutti potenziali acquirenti del duo di star dei Memphis Grizzlies.

La ricostruzione in casa Grizzlies è ufficialmente avviata. Marc Gasol (che potrà diventare free agent a fine stagione) e Mike Conley potrebbero partire già a febbraio in caso di offerta adeguata, e come insegnatoci tanti anni fa dalla famosa trade Rasheed Wallace – Detroit Pistons, la trade giusta al momento giusto potrebbe fare da subito della squadra “giusta” una contender con tutte le carte in regola.

Marc Gasol e Mike Conley: Milwaukee Bucks con Gasol per il titolo

 

Rinunciando ad una parte sostanziosa dell’attuale second unit a disposizione di coach Mike Budenholzer, i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo potrebbero giocare la “carta Rasheed” e piombare sul lungo catalano dei Grizzlies.

Brook Lopez è stato sinora perfetto nel ruolo di “valvola di sfogo” per le penetrazioni di Antetokounmpo. Il lungo ex Brooklyn Nets viaggia in stagione con il 38.3% al tiro da tre punti, su una mole impressionante di tentativi a partita (6.6). Il contratto relativamente ecomomico (3.3 milioni per una stagione) e l’eta di Lopez non sono certo ciò che una squadra come Memphis cercherebbe in cambio di Marc Gasol.

Sacrificando i veterani Ersan Ilyasova e Tony Snell, ed aggiungendo al pacchetto i giovani ed interessanti D.J. Wilson e Sterling Brown (e presumibilmente una scelta futura al primo giro), i Milwaukee Bucks potrebbero arrivare a Gasol, e disporre così di un’alternativa a Lopez, aggiungendo playmaking, difesa accorta ed ulteriore pericolosità dall’arco (35.4% in stagione per Marc Gasol, dato analogo a quello di Ilyasova e leggermente più basso di quello di Brown, ma su una mole maggiore di tentativi). Una carta di valore per puntare già da quest’anno al bersaglio grosso, la Finale NBA.

D.J. Wilson e Sterling Brown, entrambi 23enni, hanno mostrato segnali di crescita incoraggianti in questa stagione. Il prodotto di Michigan Wilson ha sfruttato lo spazio concessogli da coach Budenholzer in uscita dalla panchina, rispondendo con medie da 5.9 punti e 4.6 rimbalzi a gara, con un ottimo 45.4% da dietro l’arco ed una discreta capacità di intimidazione a centro area (1,2 stoppate a gara per 36 minuti).

I nodi da risolvere? Ersan Ilyasova è titolare di un contratto lungo e oneroso (triennale da 21 milioni di dollari siglato nell’estate 2018), che lo renderebbe un “candidato ideale” per una veloce risoluzione contrattuale da parte dei Memphis Grizzlies. I Milwaukee Bucks non disporranno delle prime scelte al draft 2019 e 2021, e la prima scelta sacrificabile per Marc Gasol non sarebbe disponibile per i Grizzlies prima del 2023.

 

Marc Gasol e Mike Conley: Charlotte Hornets con Gasol per i playoffs

Sin da inizio stagione, la parola d’ordine per Kemba Walker e compagni è sempre stata una sola: playoffs. Post-season che a Charlotte manca dal 2016.

Kemba Walker compirà 29 anni il prossimo 8 maggio, e diventerà free agent in estate. La situazione salariale degli Hornets è bloccata dai contratti, lunghi ed onerosi, di Nicolas Batum, Bismack Biyombo e Cody Zeller, giocatori con poco appeal sul mercato.

Il secondo miglior giocatore della squadra è probabilmente l’ex OKC Thunder Jeremy Lamb. L’esplosione del secondo anno per Malik Monk da Kentucky tarda ad arrivare, e forse mai arriverà nonostante il potenziale e la giovanissima età (20 anni). Per gli Charlotte Hornets, arrivare a Marc Gasol significherebbe accrescere le possibilità di una buona posizione di ingresso ai playoffs. Per farlo, il neo-GM Mitch Kupchak dovrebbe rinunciare ad uno (forse ad entrambi) dei due migliori prospetti di cui la squadra dispone: Monk e Miles Bridges da Michigan State, selezionato con la chiamata numero 12 al draft NBA 2018.

La coppia Monk-Bridges potrebbe convincere i Grizzlies ad accogliere il pesante contratto di Bismack Biyombo (ancora 2 anni e 34 milioni di dollari) o Cody Zeller (3 anni e circa 33 miioni di dollari). L’aggiunta di Frank Kaminsky (interessante ma mai sbocciato, e free agent in estate), potrebbe sbloccare la situazione.

Il solo Marc Gasol rappresenterebbe per Charlotte un enorme progresso rispetto all’attuale front-line a disposizione di coach James Borrego. A fine stagione, il 35enne Gasol potrebbe decidere di sfruttare la sua player option sull’ultimo anno di contratto, rimanendo una stagione di più in North Carolina, o decidere di diventare free agent. Per gli Hornets, in ogni caso la prospettiva più simile ad una “win-win situation” oggi possibile.

 

Marc Gasol e Mike Conley: Detroit Pistons con Conley per Blake Griffin

Le squadre NBA si costruiscono in due modi: scegliendo bene al draft ed indovinando il (o i) free agent giusto quando l’occasione si presenta. I Detroit Pistons non hanno fatto nessuna delle due cose.

Gli ultimi draft hanno portato nella Motown giocatori come Stanley Johnson (2015), grande prospetto da Arizona appena tre anni fa ed ora separato in casa, in attesa di accasarsi altrove in estate. il tiratore mancino Luke Kennard da Duke (2017), pescato alla numero 12, si è sinora dimostrato tiratore di stirpe anche a livello NBA, ma poco altro (1.3 assist e 0.9 palle perse a partita in stagione), mentre il pariruolo scelto con la chiamata successiva dagli Utah Jazz… si, lo sappiamo.

La free agency? Un solo nome: Reggie Jackson da Colorado, via Oklahoma City Thunder. Dopo quattro scalpitanti stagioni alle spalle di Russell Westbrook nel midwest, la grande occasione di un quinquennale da 80 milioni di dollari con i Detroit Pistons, decisi a fare di “RJ” il braccio armato del giovane Andre Drummond.

Quasi 5 anni e tanti infortuni dopo, Reggie Jackson rappresenta per i Pistons la più classica delle scelte sbagliate. Poco playmaking (4.2 assist in stagione, a fronte di 1.8 palle perse), poco tiro da fuori per rappresentare una minaccia in posizione di shooting guard di fianco all’affidabile veterano Ish Smith. La trade che nel febbraio scorso portò Blake Griffin a Detroit fu più che giustificabile. Aggiungere un All-Star affermato ed ancora giovane (29 anni) per “mettere una pezza” e sperare almeno nei playoffs.

I primi sei mesi in maglia Pistons dell’ex LA Clippers non sono bastati. I Detroit Pistons 2018\19 (21-27) sono tenuti in zona playoffs solo dalla debolezza delle avversarie. Ciò che resta dei migliori anni di carriera di Blake Griifin (per il quale i Pistons hanno “ingoiato” un contratto enorme, aggravata da una “trade kicker” del 15%) sta andando sprecato, l’highlight più bello in stagione di Reggie Jackson rimarrà probabilmente il surreale “video-bombing” con cui l’ex point-guard dei Thunder interrompe la tirata di Griffin su maturità e serietà di squadra, a fine partita.

Mike Conley è il giocatore più antitetico a Jackson che si possa immaginare. Difesa, tiro, esperienza, conoscenza oxfordiana del pick and roll farebbero di Conley il giocatore perfetto per Blake Griffin, abituato ai lob di Chris Paul (non a caso, in assenza Ish Smith, coach Dwane Casey ha affidato per lunghi tratti le chiavi della squadra al vecchio Jose Calderon).

L’arrivo di Mike Conley significherebbe l’automatica partenza di Reggie Jackson. I Pistons potrebbero offire.. di tutto a Memphis, per averlo. Detroit dispone della totalità delle proprie future prime scelte. Luke Kennard può e deve crescere, Lanston Galloway è giocatore d’esperienza ed affidabile, nonostante i limiti. Il contratto di Reggie Jackson è pesante (ancora 2 anni e 25 milioni di dollari) ma – una volta perso Conley – i Grizzlies avranno bisogno di una point-guard di livello (no, Shelvin Mack e Jevon Carter non sono la risposta).

 

Marc Gasol e Mike Conley: Orlando Magic con Conley per trattenere Vucevic

 

Chi è il giocatore franchigia degli Orlando Magic? Mo Bamba? Troppo giovane. Evan Fournier? Buono, ma non buonissimo. Aaron Gordon? Si, ma no. Nikola Vucevic? Si, ma sarà free agent tra pochi mesi.

Vucevic, 28 anni e protagonista di una stagione da All-Star Game, rappresenta ciò che di più vicino esista ad un giocatore franchigia per gli Orlando Magic dai tempi di Dwight Howard. Perdere il montenegrino a luglio significherebbe per Orlando reimbarcarsi in una estenuante ricostruzione fondata sul giovane ed atipico duo Jonathan Isaac-Mo Bamba. Evan Fournier ha 27 anni, un contratto blindato sino al 2021 (player option) ed è già probabilmente all’apice della sua carriera.

Aaron Gordon rimane un costoso mistero. Punti di media giù, assist su (3.4 contro i 2.3 dello scorso anno), tiri liberi tentati a partita: 3.2 (meglio di lui J.J. Redick, Jeremy Lin, Bojan Bogdanovic e DeMarre Carroll). I Magic punteranno ancora su di lui e sul suo contratto (primo anno di un quadriennale “a scendere” da 85 milioni di dollari), nonostante tutto.

La point-guard titolare degli Orlando Magic è oggi l’usato sicuro D.J. Augustin. Elfrid Payton è stato archiviato mesi fa, Jerian Grant è sparito presto dalle carte nautiche di coach Steve Clifford, che nelle ultime uscite gli ha preferito il rookie undrafted da Kentucky Isaiah Briscoe.

Se i Magic vogliono trattenere Vucevic (che a 28 anni è stanco di perdere), dovranno dimostrarlo. Sfruttare gli ultimi due\tre anni di carriera ad alto livello di Mike Conley, e scommettere sulla sua capacità di migliorare i compagni (Aaron Gordon su tutti) potrebbe valere la pena di sacrificare uno tra Bamba e Isaac.

Evan Fournier sarebbe il predestinato a partire assieme ad uno dei due giovani talenti, Jonathon Simmons o D.J. Augustin chiuderebbero il pacchetto da girare a Memphis. Inserire Gordon al posto di Fournier sarebbe probabilmente chiedere troppo, da parte dei Grizzlies.

Pacers, Victor Oladipo batte Charlotte e chiude con la gara delle schiacciate: “Mai più”

Myles Turner sul ritorno di Oladipo

Victor Oladipo e gli Indiana Pacers passeggiano su dei modesti Charlotte Hornets, guidati dall’ex giocatore degli Orlando Magic e dal compagno di reparto Darren Collison.

21 punti, 7 assist, 3 recuperi e zero palle perse per Oladipo, 19 punti con 9 assist per Collison, ed i Pacers (31-15) chiudono la pratica Hornets già nel primo tempo (56-41 all’intervallo). Charlotte si riaffaccia alla gara a fine terzo quarto (77-71 Indiana ad 1:48 dalla sirena) con una tripla del rookie Miles Bridges, ma Victor Oladipo e Domantas Sabonis ricacciano indientro Kemba Walker e compagni sino al +20 di metà quarta frazione (104-84).

Troppo solo Walker (23 punti, 7 assist e 4 rimbalzi in 36 minuti). Dalla panchina 11 punti in 15 minuti di un Malik Monk deludente, sul quale inizia a pesare l’ombra di Donovan Mitchell (scelto due chiamate più tardi dagli Utah Jazz al draft NBA 2017), e possibile partente in caso di Charlotte Hornets attivi sul mercato in vista della trade deadline del prossimo 7 febbraio.

Victor Oladipo: “La gara delle schiacciate? Ho chiuso”

 

Senza dare troppo nell’occhio, gli Indiana Pacers di coach Nate McMillan salgono a 11-3 nell ultime 14 gare disputate, tenendo a distanza avversarie pericolose come Philadelphia 76ers e Boston Celtics e confermandosi terza forza nell Eastern Conference. L’attuale percentuale di vittorie per i Pacers è la migliore dalla stagione 2013\14.

Oggi ci siamo assicurati che per loro la partita potesse essere più complicata rispetto a novembre, quando ci batterono. Un grandissimo lavoro di squadra. Se parteciperò ancora alla gara delle schiacciate all’All-Star Game? No, ho chiuso con la gara delle schiacciate

– Victor Oladipo –

 

Al pari del campione in carica Donovan Mitchell, Victor Oladipo, veterano degli Slam Dunk Contest e con due partecipazioni all’alltivo (2015 e 2018) non parteciperà all’evento in programma a Charlotte il prossimo 16 febbraio.

Tre dei quattro partecipanti allo Slam Dunk Contest 2019 sono intanto stati “ufficiosamente” resi noti: oltre al padrone di casa Miles Bridges, saranno della partita il secondo anno John Collins degli Atlanta Hawks e l’ala dei Miami Heat Derrick Jones Jr, alla sua seconda partecipazione.

Gli Charlotte Hornets in cerca di acquirenti per Nicolas Batum e Frank Kaminsky

Nicolas Batum infortunio

Gli Charlotte Hornets sarebbero “disperatamente” cercando di muovere il pesante contratto dell’ala francese Nicolas Batum, come riportato da Sean Deveny di Sporting News.

ll front office degli Hornets, guidato dal neo-General Manager e Presidente Mitch Kupchak, starebbe pensando ad un pacchetto incentrato su Batum e sul lungo da Wisconsin Frank Kaminsky.

Nicolas Batum è attualmente al terzo anno di un quinquennale da 120 milini di dollari complessivi, che prevede una player option sull’ultimo anno (2020\21). Kaminsky diventerà invece free agent al termine della stagione.

Giunto alla sua ottava stagione NBA, Batum sta vivendo una stagione sottotono. Gli 8.8 punti a partita rappresentano il minimo in carriera dalla stagione 2008\09, la prima oltreoceano. Minutaggio, usage percentage, assist a partita e percentuale ai tiri liberi sono ai minimi dalla stagione 2012\13, giocata con la maglia dei Portland Trail Blazers.

Numeri che stonano, se rapportati al tipo di contratto. Sin dal suo ingresso nella NBA (25esima prima scelta ssoluta al draft NBA 2008 dei Portland Trail Blazers, via Houston Rockets), Batum si è sempre distinto quale giocatore versatile, buon difensore e discreto tiratore dalla lunga distanza (35.6% in carriera, 40.2% nella stagione in corso).

Frank Kaminsky, ala-centro al quarto anno, ha faticato in questa stagione a ritagliarsi il proprio spazio nelle rotazioni di coach James Borrego. La crescita di Willy Hernangomez e del rookie Miles Bridges ha tolto minuti ad un giocatore che nella stagione 2017\18 aveva viaggiato a 11.1 punti e 3.6 rimbazli a gara, in circa 23 primi di gioco.

Sean Deveney riporta come nel 2015, in sede di draft, Michael Jordan – proprietario degli Charlotte Hornets – avesse rispedito al mittente un’offerta dei Boston Celtics per i diritti di scelta su Kaminsky, incentrata sulle scelte numero 15 e 16 dello stesso draft (Kelly Oubre Jr e Terry Rozier) ed una futura prima scelta (Boston avrebbe poi selezionato Jaylen Brown l’anno seguente).

Gli Charlotte Hornets sono al momento titolari di uno dei payroll più pesanti dell’intera NBA. Giocatori come Batum, Marvin Williams, Bismarck Biyombo e Cody Zeller saranno a libro paga in questa stagione per oltre 70 miloni di dollari. La star della squadra Kemba Walker e la guardia Jeremy Lamb diverranno free agent a partire dal prossimo 1 luglio.

L’infortunio del centro titolare Cody Zeller (frattura della mano destra e stop di 4-6 settimane per l’ex Indiana Hoosiers) potrebbe aprire spazi per Kamimsky, dando l’opportuntà al GM Mitch Kupchak di mettere in mostra il prodotto di Wisconsin ed ex Baskteball Player of the Year (2015).

Allarme Hornets, KO a Washington, Kemba Walker è troppo solo, coach Borrego: “Non ne avevamo”

Perdere contro degli Washington Wizards privi di Dwight Howard, Otto Porter Jr, Markieff Morris e da oggi e per il resto della stagione di John Wall si può, se giochi negli Charlotte Hornets.

A washington, Wizards-Hornets termina 130-126 per gli uomin di coach Scott Brooks.

Non sono bastati agli uomini di coach James Borrego i 47 punti finali di Kemba Walker, che alla Capital One Arena di Washington DC segna 18 delle 29 conclusioni tentate (6 su 9 da dietro l’arco), e diventa così titolare di cinque delle migliori sei prestazioni offensive per un singolo giocatore della storia degli Charlotte Hornets.

La sfida degli “uomini in missione” la vince il collega di reparto e rivale Bradley Beal.

Un Beal non in grandissima serata (19 punti con 7 su 19 dal campo) ma coadiuvato dal pretoriano di ritorno Trevor Ariza (24 punti, 7 rimbalzi e 9 assist per l’ex Rockets), dal soprendente Thomas Bryant (doppia-doppia da 21 punti e 10 rimbalzi) e da un Tomas Satoransky da 20 punti e 4 triple a bersaglio in 32 minuti da titolare al posto dell’infortunato Wall.

Bradley Beal apprezza l’aiuto e ringrazia.

Cosa che Kemba Walker non può prendersi il lusso di fare, di questi tempi. Tony parker e Miles Bridges non sono della partita, la matricola da Kansas Devonte’ Graham prova a dare il suo contributo (11 punti, 4 rimbalzi e 5 assist in 22 minuti), Malik Monk viene scongelato da coach Borrego ma non incide, ed il pur positivo Michael Kidd-Gilchrist non può fare un passo senza che nessuno gli ricordi di essere stato selezionato prima dello stesso Beal, di Damian Lillard e di Andre Drummond (e di Draymond Green, se proprio vogliamo) ormai 6 stagioni addietro.

Walker realizza 24 dei suoi 47 punti nel solo quarto periodo, sfiorando l’incredibile rimonta nei 25 secondi finali di gara. In vantaggio di 9 lughezze (125-116), gli Wizard rischiano seriamente di aggiungere un nuovo orrore alla ricca galleria stagionale. Walker, Cody Zeller e riportano a -1 gli Hornets, prima del gioco da tre punti provvidenziale di Trevor Ariza che chiude i conti.

Per Kemba Walker, la partita di Washington è la quarta escursione stagionale sopra quota 40 punti, e la 13esima in carriera.

“Stasera non ne avevamo, non siamo stati attenti in difesa ed abbiamo sbagliato troppo. Non tutti i giocatori in campo stasera hanno datto quel contributo in termini di fisicità ed attenzione. 130 punti subiti sono troppi, troppe palle perse che ci sono costate caro (…) ci faccciamo battere troppo facilmente dal nostro uomo, la nostra transizione difensiva è insufficiente. La nostra second unit ha concesso troppo a Washington, troppi rimbalzi, troppi punti facili (…) ci vuole tempo per costruire una buona intesa difensiva, sono convinto che ci riusciremo, troveremo continuità. Ora però non l’abbiamo, dobbiamo lavorare e lavorare. Stasera non abbiamo avuto risposte al loro attacco, al contrario di quanto di buono fatto nelle ultime uscite, gli Wizards hanno fatto quello che volevano di noi

– James Borrego dopo Wizards-Hornets –

Spencer Dinwiddie piega gli Hornets dopo 2 overtime: “Che lotta… All-Star Game? Difficile”

Vittoria importantissima dei Brooklyn Nets contro i rivali diretti Charlotte Hornets (16-17) al Barclays Center di Brooklyn, New York.

Nets-Hornets termina 134-132 dopo una battaglia finita solo ai tempi supplementari. Le due squadre segnano complessivamente 34 tiri da tre punti, per Brooklyn (17-19) Spencer Dinwiddie chiude con 37 punti e 11 assist, e prevale anche nel duello personale con Kemba Walker, autore di 35 punti, 6 rimbalzi e 5 assist in 44 minuti di gioco.

Una partita combattutissima, con ben 18 cambi di vantaggio tra le due squadre, ed i cui tempi regolamentari si chiudono sul 114 pari. A 3 secondi dal termine, Walker fa 1 su 2 dalla lunetta, e commette fallo su DeMarre Carroll seguendo il proprio errore sul secondo tentativo. Dalla linea della carità, Carroll fa a sua volta 1 su 2 (dopo aver ripetuto e sbagliato per due volte il secondo tentativo).

Nel primo overtime, Spencer Dinwiddie risponde a Tony Parker e Jeremy Lamb (31 punti al fine gara per l’ex OKC Thunder), e lo stesso Parker sbaglia il tiro della vittoria sul 121 pari. La partita si chiude solo al secondo tempo supplementare: Joe Harris (27 punti con 5 su 8 da tre a fine partita) da il +6 (130-124) ai Nets a 2:45 dal termine, Malik Monk da dietro l’arco e Kemba Walker con gioco da tre punti replicano ed impattano sul 130 pari con 1:49 ancora da giocare.

Dinwiddie prima, e Marvin Williams dopo fanno 132 pari. Sull’ultimo possesso Hornets, Dinwiddie nega la ricezione a Walker, Malik Monk perde malamente il pallone e Joe Harris sigla il definitivo +2 (134-132) a 3 secondi dal termine. Dopo un incredibile malfunzionamente del cronometro della partita, Charlotte ha un’ultima chance di vittoria, ma il tiro da 10 metri di Monk non trova il bersaglio.

Nets-Hornets, Kemba Walker: “Neanche al college, pazzesco”

 

La difesa dei Brooklyn Nets e di Spencer Dinwiddie sull’ultimo possesso del secondo overtime ha colpito Kemba Walker. Nei minuti finali di partita, l’ex stella dell’università di Connecticut non è riuscita a ricevere il pallone, lasciando a Malik Monk, e Jeremy Lamb il compito di amministrare l’attacco Hornets.

A fine gara, Walker ha così commentato, come riportato da Anthony Puccio di NetsDaily.com:

Pazzesco, non vedevo una cosa così dai tempi del college. Il modo in cui hanno difeso su di me oggi è una cosa che non credo sia mai capitata a nessun giocatore NBA ultimamente. La loro sembrava una “box-and-one”, una cosa che non vedevo dai tempi di UConn. Veramente pazzesco, ma credo che dovrò farci l’abitudine e sopratutto continuare ad avere fiducia nei miei compagni

– Kemba Walker dopo Nets-Hornets –

 

Nets-Hornets, Spencer Dinwiddie: “Una battaglia, se inizio bene le partite…”

 

Spencer Dinwiddie ha saputo prendere per mano i suoi Brooklyn Nets nel momento del bisogno, dopo il grave infortunio dell’emergente Caris LeVert, ed è ora un possibile quanto impronosticabile candidato per un posto all’All-Star Game 2019 in programma a Charlotte.

Dinwiddie ha punito gli Hornets con una prova da 37 punti, 11 assist (una sola palla persa) e 7 triple mandate a bersaglio su 16 tentativi (recordi squadra per tiri da tre punti segnati e tentati da un giocatore in uscita dalla panchina). Gli Charlotte Hornets sono solo l’ultima di una serie di “vittime” che il prodotto di Colorado si è lasciato alle spalle in questa stagione, a suon di giocate decisive ed esplosioni offensive

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I Brooklyn Nets sono oggi a sola mezza partita di distanza dai Miami Heat, detentori dell’ottavo ed ultimo posto disponibile per l’accesso ai playoffs della Eastern Conference. Il GM dei Nets Sean Marks ha saputo ricompensare le prestazioni di Dinwiddie con un prolungamento triennale da 34 miloni di dollari, che scatterà a partire dalla prossima stagione.

A fine gara, le parole dell’MVP di serata:

E’ stata un battaglia contro una buonissima squadra. (Gli Hornets, ndr) sono sesti ad Est, hanno un All-Star come Kemba (Walker, ndr), siamo stati bravi nel fare una giocata decisiva più di loro, attacco e difesa, abbiamo dimostrato grande maturità. Ve l’avevo già detto, se inizio bene la partita e segno un paio di tiri, allora non c’è niente che possa fermarmi, prendo il volo (…) L’All-Star Game? Non credo di poter vincere, in termini di popolarità, contro Kyrie (Irving, ndr), Kyle Lowry o Kemba (Walker, ndr). Ma in campo, mi sento il miglior giocatore del mondo, chiunque abbia di fronte, che sia LeBron James o il nostro PR. Questo è quello che provo, ma capisco che sarà molto improbabile che io possa spuntarla in una gara di popolarità, per cui non ci perderò il sonno

– Spencer Dinwiddie dopo Nets-Hornets –

Lance Stephenson, l’esultanza costa un fallo tecnico: “Non ci si può neanche divertire un po’…”

Lance Stephenson, Los Angeles Lakers vs Phoenix Suns at Talking Stick Resort Arena

Episodio curioso nel match della scorsa notte tra Hornets e Lakers, match terminato 128-100 per gli ospiti.

Lance Stephenson si è visto fischiare un fallo tecnico fuori dal comune. Dopo aver segnato la tripla del +32 per la sua squadra, “Born ready” ha esultato con la sua celebre “air guitar”. Il gesto, eseguito in faccia al rookie Miles Bridges, non è per niente piaciuto agli arbitri. Risultato: fallo tecnico per taunting a 3:18 secondi dalla fine del terzo quarto.

Miles (Bridges, ndr) mi ha sfidato, così gli ho fatto vedere di essere uno che ha fiducia nelle sue qualità. Mi stavo solo divertendo un po’

Lance ci ha ormai abituato a simili esuberanze e questo fischio arbitrale non lo frenerà, come ha dichiarato lo stesso Stephenson in un’intervista post gara. L’episodio non ha sorpreso il coach dei Lakers, Luke Walton, e neanche LeBron James che ha dichiarato:

Non so perché ha ricevuto un tecnico per questo. È quello che fa. Fa parte del suo repertorio

Lance Stephenson, un giocatore complicato da gestire ma fondamentale

Mettendo da parte tutti i suoi eccessi, anche in questa stagione Lance Stephenson si sta dimostrando importante per la propria squadra. In campo non ha sinora avuto molto spazio ma da vero veterano, Lance svolge un ruolo importante nello spogliatoio losangelino.

Contro gli Hornets, Stephenson ha contribuito alla marcia trionfale dei suoi Los Angelels Lakers con 11 punti, 5 rimbalzi e 4 assist.

Insomma, Lance va amato per ciò che è.

Hornets-Lakers: i gialloviola dominano, triple doppie per LeBron e Lonzo

Lonzo Ball and Lebron James, Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Spectrum Center

Game Recap #29, Hornets-Lakers

Seconda tappa del road-trip per ei Los Angeles Lakers (17-11) che allo Spectrum Center affrontano gli Charlotte Hornets (14-14).

I gialloviola – sfumato l’arrivo di Ariza – provano a rimettersi in moto dopo la bruciante sconfitta di Houston. La franchigia di His Airness MJ è in back-to-back, essendo stata sconfitta da New York in overtime meno di 24 ore prima.

I lacustri sono ancora privi di Ingram, Rondo e Beasley, di conseguenza scelte obbligate per Walton che conferma Zo, Hart, LBJ, Kuz e McGee in quintetto. Buzz City risponde con Walker, Lamb, Batum, Williams e Zeller.

Hornets-Lakers, ottimo avvio per Lonzo

Reduce da alcune prestazioni poco brillanti, l’osservato speciale Ball inizia col piglio giusto, servendo due volte McGee prima di schiacciare in transizione.

Zo continua a spingere, cerca ancora il febbricitante JaVale McGee – a segno per la quarta volta senza errori – che produce il primo allungo della gara, 14-8 a poco meno di metà quarto.

L’ex Warriors è tuttavia l’unico a segnare con continuità – gli altri Lakers combinano per 2/8 dal campo – per cui gli Hornets restano a contatto grazie alle giocate di Jeremy Lamb, che sfrutta la maggiore velocità rispetto ad Hart per produrre nove punti con 3/4 dal campo.

All’improvviso la gara si accende e si trasforma in un three-point shootout 🏀🏀🏀: segnano LeBron – due volte -, Batum e Kuzma. 25-16 a -3’18”.

James premia il taglio di Kyle…

… che schiaccia il +11, costringendo al timeout coach James Borrego.

Entrano le second unit ed il ritmo della gara cala, i canestri di Lance e Tony Parker chiudono il quarto, 32-22.

Hornets-Lakers, Charlotte contiene l’allungo

Walton schiera Zo e McGee con Lance, Svi e KCP in avvio della seconda frazione e la lineup ripaga la scelta giocando con intensità, provando ad essere aggressiva sulle di passaggio, 38-22.

Il parziale lacustre viene interrotto da Miles Bridges, che converte l’and-one e segna due volte dall’arco, 40-31 a -8’23”.

Rientrano prima Walker ed Hart e dopo il timeout chiesto da coach Luke Walton si ricompone la starting lineup californiana. L’attacco gialloviola fatica a difesa schierata e produce solo in transizione, trovando le 🔨 di Ball e LBJ.

In questa fase della gara è Malik Monk ad approfittare del mismatch con Hart e Kuzma. Il prodotto di Kentucky trova la via del canestro – 10, 5/7 dal campo – segnando in penetrazione e dal mid-range. Un raro canestro di Kemba – 2/8 al tiro – tiene a contatto Charlotte, 49-43.

Dopo la tripla di Lamb i Lakers provano ad allungare ispirati da LeBron, che segna dalla lunetta – 7/8 al momento – e serve due volte negli angoli Kentavious Caldwell-Pope, 57-46 a 58″ dall’intervallo lungo.

Il tip di Cody Zeller e lo 0/2 ai liberi di James chiudono il tempo, 57-50.

Hornets-Lakers, i gialloviola dilagano

Buzz City fatica ad eseguire e commette già 11 perse contro le 12.3 di media – i migliori della Lega – della stagione. LBJ continua a cercare i compagni e assiste Lonzo sul perimetro – due volte – e McGee nel pitturato, 66-54 dopo poco più di tre minuti di gioco.

Kemba Walker continua soffrire Ball – tre perse – ed a litigare con il canestro (2/13 al tiro, 0/5 dall’arco) ed il vantaggio lacustre torna consistente, +15 dopo la tripla di Kyle Kuzma ed inevitabile timeout per i calabroni.

Dopo la schiacciata in transizione di Zo, Josh Hart si esibisce nella specialità di casa – steal & fastbreak – imitato poco dopo da Ball che serve LeBron. McGee dopo aver cancellato Zeller viene servito ancora da Kuzma. 79-56 a -7’15” dalla fine del quarto.

L’intensità tra le due squadre è completamente differente, i ragazzi di Walton sono aggressivi, lottano con tenacia – Hart vola nel pubblico per mantenere un possesso – e continuano a spingere in la transizione. I gialloviola volano: triple per Hart e Stephenson – innescati da Zo e LBJ – 92-60 a 3’18” dalla fine del quarto.

Lance non sarebbe Lance se dopo la tripla non rivolgesse alla panchina degli Hornets la sua air guitar celebration, che viene sanzionata con il tecnico.

24 punti, 12 rimbalzi, 11 assist e +32 di +/- per LeBron James, che mette a referto in meno di ventotto minuti la settantacinquesima tripla doppia della sua carriera.

I lacustri attaccano male negli ultimi minuti – si vede persino un airball di James dall’arco – e commettono qualche fallo di troppo. Walton schiera Zubac per Chandler, cercando di preservare McGee.

L’and-one di KCP chiude la frazione, 97-67. +30 per i Lakers, che nel quarto costringono Charlotte a tirare 5/20 dal campo e scrivono a referto ben 40 punti.

Hornets-Lakers, tripla doppia per Lonzo

La second unit lacustre non intende fare sconti e continua a produrre con Ivica Zubac – due volte – e Svi dall’arco, 106-71 dopo neppure due minuti.

L’ultimo Hornets ad alzare bandiera bianca è Willy Hernangomez che segna cinque volte in pochi minuti e prova a rispondere alle triple, tre, dello scatenato Svi Mykhailiuk, 115-81.

Un’errore di KCP consente il tip a Lonzo Ball, che grazie al rimbalzo offensivo mette a referto la terza tripla doppia della sua carriera. Zo può lasciare il campo e regalare sette minuti abbondanti di gioco alle terze linee.

Walton schiera Bonga e Wagner con Lance, Svi e KCP (sostituito poco dopo da Zu). Lance Stephenson scuote lo Spectrum Center…

…schiacciando con veemenza.

Nel finale, c’è spazio per il primo canestro dall’arco in carriera per Moritz Wagner, una penetrazione di Bonga e l’alley-oop di Svi. Chiude la gara la tripla di Monk, 124-90.

Hornets-Lakers, sette gialloviola in doppia cifra

LeBron chiude con 24 punti (7/15 dal campo, 2/6 dall’arco, 8/12 ai liberi), 12 rimbalzi, 11 assist con 3 perse ed un recupero in poco più di trenta minuti di gioco. L’ampia vittoria ha consentito a James di restare seduto per tutto l’ultimo quarto.

Ottima prova di Ball, che riesce ad incidere in attacco oltre a difendere egregiamente su Walker. Per Lonzo 16+10+10, 7/11 al tiro e 2/4 da tre. Zo aggiunge una stoppata e cinque recuperi a fronte di sole due perse.

Ordinaria amministrazione per Kuzma (14+3+3) che per una gara ha potuto tirare solo nove volte. Prosegue il momento poco brillante di Hart al tiro (2/8, 1/4 dall’arco) che soffre la velocità di Lamb e Monk, mentre si trova più a suo agio contro Batum e Williams.

KCP torna ai livelli pre Rockets, segnando 11 punti con 2/4 dall’arco. 12+4 con tre triple per Svi, che sfrutta bene i tanti minuti a disposizione.

Discreta prova di Lance (11+5+4) che alterna buone giocate a momenti di totale offuscamento. 19+6 con 9/10 al campo e 3 stoppate per McGee, limitato nell’impiego a causa dell’influenza. Qualche fallo di troppo riduce il minutaggio di Chandler.

Si rivede un dignitoso Zubac (3/4 in 11 minuti), sei minuti di garbage per Wagner e Bonga.

Lonzo Ball, Lebron James and Tyson Chandler. Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Spectrum Center
Lonzo Ball, Lebron James and Tyson Chandler. Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Spectrum Center (Jesse D. Garrabrant, NBAE via Getty Images)

Per gli Hornets una delle peggiori prove stagionali di Walker (4, 2/13 dal campo, 3 perse) mentre Lamb (12) produce solo nel primo quarto. Impalpabili Batum, Zeller e Williams mentre dalla panca Bridges (17, 5/13) e Monk (19, 7/14) hanno evitato che la sconfitta avesse dimensioni storiche.

Box Score su NBA.com

Hornets-Lakers, sette gialloviola in doppia cifra

Buona prova per i Lakers, che partono con il piglio giusto e dopo qualche incertezza nel secondo quarto allungano chiudendo di fatto la gara dopo i primi 36′ di gioco.

I gialloviola difendono con intensità e dominano a rimbalzo per tutta la gara, qualche disattenzione difensiva non viene sfruttata dagli Hornets. In attacco sono state contenute le perse – 15, di cui diverse nel finale dai rookie – ed attaccato con pazienza, assistendo 34 dei 49 canestri realizzati. Sugli scudi, ovviamente, Lonzo e LeBron.

Col successo odierno, L.A. raggiunge il quarto posto in solitaria nella tiratissima Western Conference.

Tornano subito in campo i Los Angeles Lakers, che nella notte – 0:00 italiane – tra Domenica 16 e Lunedì 17 Dicembre affrontano alla Capitol One Arena i Washington Wizards.

 

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Hornets, Frank Kaminsky buon vicino di casa soccorre donna durante allarme bomba: “Ascensori bloccati”

Trentottesima giornata Dunkest

Frank Kaminsky degli Charlotte Hornets protagonista di un gesto di cavalleria d’altri tempi, durante un’evacuazione nel complesso di appartementi dove l’ex Wisconsin risiede a Charlotte.

Come riportato da Rick Bonnell dello Charlotte Observer, nel pomeriggio di tre giorni fa – giovedì 13 dicembre – i residenti del grattacielo da oltre 50 piani in downton Charlotte dove Kaminsky risiede hanno dovuto abbandonare rapidamente l’edificio a causa di un allarme bomba.

L’allarme ha provocato il blocco degli ascensori, costringedo i condomini a lasciare l’edificio utilizzando le scale.

Ho dovuto scendere 49 piani a piedi, usando le scale, perché gli ascensori erano fuori servizio. Così ho preso un pacchetto di Cheez-It (marca di snack al formaggio, ndr) e mi sono preparato per la discesa. Dopo tre piani, ho incontrato una donna con un bambino, un cane ed altre cose che stava cercando di portare con se, allora le ho dato una mano

 

Frank Kaminsky conosceva la donna, residente come lui da almeno quattro anni nel complesso di appartamenti. Il gesto di cavalleria del lungo degli Charlotte Hornets è dunque arrivato spontaneamente.

Frank Kaminsky: “49 piani a piedi? No grazie”

 

L’allarme che ha causato l’evacuazione è stato solo una delle tante allerte che hanno riguardato la città di Charlotte nella giornata di giovedì, tra la una e cinque del pomeriggio. Come dichiarato dalla polizia di Charlotte, agli allarmi sono seguiti messaggi di minacce e richieste di denaro, inviate via mail a stazioni di polizia, ospedali cittadini ed edifici pubblici.

Allarmi simili si sono registrati in tutto il North Carolina per l’intera giornata di giovedì. Fortunatamente, come assicurato dalle autorità, nessuna di tali minacce ha poi avuto un seguito concreto.

I residenti dei complessi residenziali coinvolti hanno dovuto aspettare ore prima di poter ritornare nello loro abitazioni. Kaminsky ha scherzato il giorno seguente sulla vicenda: “Ho aspettato che gli ascensori ripartissero, non avevo alcuna intenzione di rifarmi 49 piani a piedi“.

 

Hornets-Nuggets, Denver e Paul Millsap KO, si interrompe a 7 la striscia di vittorie

Gli Charlotte Hornets interrompono la striscia di 7 vittorie consecutive dei Denver Nuggets. Kemba Walker e compagni hanno la meglio su Denver nei minuti finali, dopo aver condotto la partita per lunghi tratti ed aver toccato il +16 nel secondo quarto di gioco.

Allo Spectrum Center di Charlotte, Hornets-Nuggets finisce 113-107.

I Denver Nuggets sono ancora privi di Gary Harris, che dovrebbe tornare in campo a giorni dopo alcune gare d’assenza per un problema all’anca destra. Gli Hornets provano la fuga nel secondo quarto, chiuso 40-28 per gli uomini di coach James Borrego. All’intervallo, lo score dice 63-54 Charlotte, nonostante un Kemba Walker da soli 6 punti a referto. Per Denver ci sono 10 punti a testa per Juan Hernangomez e Malik Beasley.

Nel terzo quarto Denver si affida a Jamal Murray (20 punti, 5 rimbalzi e 7 assist a fine gara) e torna a -4 (72-68 a 6:33 dal termine della frazione) ma su un aiuto difensivo su una penentrazione di Michael Kidd-Gilchrist, Paul Millsap si sbilancia in aria e ricade sbattendo la punta del piede destro contro il parquet.

Paul Millsap rientra negli spogliatoi, e una successiva radiografia rivela la frattura dell’alluce destro per l’ex Atlanta Hawks. Un layup di Hernangomez da il -1 a Denver sul finire del terzo quarto, ma Frank Kaminsky (11 punti e 6 rimbalzi in 16 minuti di gioco) e Malik Monk ricacciano indietro i Nuggets (79-87).

Nel quarto periodo gli Hornets toccano il +13 (99-86 a 5:18 dal termine) trainati da Kemba Walker (21 punti, 6 rimbalzi e 8 assist, con 11 su 12 ai liberi per Kemba). Monte Morris da tre punti da però il-3 a Denver con poco più di un minuto da giocare (106-103), ma 4 punti di Tony Parker (19 a fine gara per l’ex Spurs) ed una gran stoppata di Kidd-Gilchrist su Hernangomez chiudono il discorso.

Hornets-Nuggets, Malone: “Infortunio Millsap? Opportunità per altri”

 

Nonostante la sconfitta odierna, i Denver Nuggets (17-8) rimangono alla guida della Western Conference. Denver trova una pessima serata al tiro (38.6% al tiro e 8 su 35 da tre punti), dovrà far fronte nei prossimi giorni all’infortunio di Paul Millsap:

Se Paul (Millsap, ndr) sarà fuori per le prossime partite, questo significa che qualcun altro partirà in quintetto al suo posto, e qualcuno altro ancora troverà più minuti dalla panchina

– Mike Malone dopo Hornets-Nuggets –

 

Per gli Charlotte Hornets è la panchina a fare la differenza. 59 dei 113 punti segnati arrivano dalla second unit. Tony Parker ha messo a referto 19 punti, Malik Monk ne ha aggiunti 16 e Frank Kaminsky – visto poco sinora in questa stagione – ha contribuito con 11 punti e 6 rimbalzi.

Tony Parker ha fatto un gran lavoro stasera. Nei finali di partita tirati, Tony è sempre un valore aggiunto, e noi stiamo migliorando nel gestire queste situazioni (…) la nostra panchina è stata grande oggi, Malik (Monk) ha avuto una delle sue migliori partite stagionali (…) i nostri quintetti sono sempre bilanciati. avere in campo sia Parker che Kemba (Walker, ndr) nei minuti finali ci ha permesso di avere sempre buoni tiri a disposizione, il quintetto con due trattatori della palla è una buona soluzione per noi. In difesa abbiamo lavorato bene in transizione, contro uno dei migliori attacchi della lega”

– James Borrego dopo Hornets-Nuggets –

Charlotte Hornets-Bradley Beal: trattativa iniziata

Bradley Beal-Charlotte Hornets-Bradley Beal

Charlotte Hornets-Bradley Beal si tratta per arrivare ad una fumata bianca che porti la guardia alla corte di Kemba Walker. La franchigia della Carolina del Nord infatti avrebbe avviato un contatto con i Wizards per capire la fattibilità di una trade e mettere in piedi una bozza di scambio possibile.

Charlotte Hornets-Bradley Beal: lo stato della trattativa

La guardia All Star è stato messo praticamente sul mercato dai Wizards, come rivelato già ieri sera dopo un avvio di stagione a dir poco negativo per la franchigia ed il ragazzo. Secondo il Charlotte Observer ed in particolare Rick Bonnell ci sarebbe un tentativo degli Hornets per portarlo a formare con Kemba Walker una coppia davvero da urlo.

Kemba Walker infatti dopo i 60 punti contro i Sixers e la sconfitta, si è ripetuto ieri notte con 43 punti in grande stile contro i Boston Celtics, ed un urlo praticamente di disperazione nel finale di gara ed anche una chiamata alla franchigia per cercare di rendere la squadra sempre più competitiva proprio con Kemba Walker faro del progetto.

Come potrebbe Charlotte convincere i Wizards a scambiare Bradley Beal? Servirà sicuramente una super offerta. Eccola qui:

  • Charlotte Hornets Ricevono: Bradley Beal, Jeff Green
  • Washington Wizards Ricevono: Michael Kidd-Gilchrist, Jeremy Lamb, Malik Monk, 2019 first-round pick (lottery protection), 2020 second-round pick (from Brooklyn or New York, via Charlotte)

Chi ci guadagnerebbe dallo scambio?

Bradley Beal reagisce alla crisi Wizards

Mentre la situazione a Washington rimane fluida, tra voci di trade che coinvolgono sia Otto Porter (riportato l’interesse di lunga data dei Brooklyn Nets per l’ala) che lo stesso Beal, la star dei Wizards crede che la stagione degli Wizards sia arrivata ad un punto di non ritorno.

Come riportato da Michael Lee per The Athletic, Bradley ritiene che le recenti vicende di spogliatoio potrebbero servire da stimolo per uscire dalla crisi, o “mandare tutto all’aria” definitivamente in casa Wizards:

Di problemi ne abbiamo già appianati parecchi, negli ultimi due anni. Le nostre vicissitudini di spogliatoio non sono certo un segreto. Dobbiamo uscirne, in campo. Qui non ci sono brutte persone, o uomini con caratteri incompatibili. Semplicemente, non riusciamo ad uscirne. Forse pensiamo inconsciamente di poterne uscire a comando. Forse la facciamo troppo facile, siamo convinti di poter premere un bottone e cambiare le cose in qualsiasi momento (…) sono tante le cause

Scott Brooks: “Ne usciremo come fa una famiglia”

Il Giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti si avvicina (giovedì 22 novembre). Coach Scott Brooks descrive le questioni sorte nelle ultime ore tra suoi Washington Wizards con una metafora a tema: “Ne usciremo come fanno tutte le famiglie”.

Tra poco sarà il Giorno del Ringraziamento. Sulla nostra tavola del Pranzo ci sarà parecchio da discutere. Era così con la mia famiglia, lo sarà stato anche con le vostre (rivolto ai cronisti, ndr), spero per voi che aveste finito di discutere prima di mangiare la torta di zucca“.

La sessione di allenamento di lunedì in casa (seguendo la metafora di Brooks) Wizards è stata piuttosto animata. John Wall avrebbe mandato al diavolo il proprio coach, ed avrebbe avuto un alterco con Jeff Green. Wall è stato multato dalla squadra ed ha chiesto scusa ad allenatore e compagni.

Continua Brooks:

In quei Rockets del ’94 (in cui Brooks militò, ndr), cose così sarebbero potute succedere. Non dico tutti i giorni, ma di momenti così ve ne furono più di uno durante quella stagione. Non sto cercando di minimizzare, ma come una vera squadra dobbiamo accettare tutto quello che è accaduto, tutte le cose che sono state dette, cose di cui non siamo certo fieri. Io, John (Wall, ndr) e gli altri giocatori siamo tutti dispiaciuti