Kemba Walker e la free agency, Kupchak: “Faremo di tutto per tenerlo”

Kemba Walker testerà la free agency in estate, e Mitch Kupchak, general manager degli Hornets, farà tutto il possibile per convincere il tre volte All-Star a prolungare la sua permanenza nella franchigia emblema della Buzz City.

Kupchak è consapevole che nel mese di luglio, Kemba diventerà a tutti gli effetti un unrestricted free agent, è sarà libero i firmare con qualsiasi altra franchigia. Una Free agency che si prospetta molto interessante visto il suo status di All-Star unito ai 25.6 punti a partita registrati in questa stagione( massimo in carriera per Walker).

Faremo tutto il possibile per convincere Kemba (Walker, ndr) che Charlotte è ancora il posto perfetto per lui. Questo rappresenta la prima metà del problema. Credo non esistano giocatori che hanno fatto così tanto per la nostra franchigia. Kemba è un giocatore unico nel suo genere per caratteristiche tecniche e per il modo di interagire con i suoi compagni e con i tifosi stessi. Qualità molto apprezzate da tutto il mondo Hornets “, ha dichiarato Kupchak nel corso di una recente intervista, dedicata proprio alla free agency di Kemba Walker

Kupchack è a conoscenza della frustrazione di Walker, legata alla numerose sconfitte subite dagli Hornets nel corso di questa stagione. Sconfitte che hanno condizionato l’obbiettivo degli Hornets di qualificarsi ai playoffs. Obbiettivo centrato solo due volte negli ultimi otto anni. 

L’obbiettivo di Kupchak è, almeno sulla carta, molto semplice. Costruire un roster in grado di supportare ed esaltare il talento di Kemba. In modo da creare una squadra più equilibrata e competitiva in ottica playoffs.

Il problema è puramente finanziario. Gli Hornets hanno poca libertà di movimento all’interno della free agency. L’opzione migliore resta quella di acquistare talenti per mezzo di una trade.

Le finanze poco flessibili degli Hornets stanno creando problemi nel gestire due pedine importanti all’interno della franchigia di Charlotte. Sia Jeremy Lamb che Frank Kaminsky sono infatti free agent. Status che potrebbe riservare spiacevoli sorprese ad una squadra ancora in cerca di un’identità precisa.

Tony Parker, Hornets, trade o ritiro? “50 e 50, non voglio un team perdente”

Charlotte Hornets, Tony Parker indeciso sul suo futuro: “Se tornerò l’anno prossimo? Ora è 50-50“.

E’ forte la delusione in casa Hornets dopo aver mancato la qualificazione ai playoffs per il terzo anno consecutivo. Un calendario proibitivo nelle ultime due settimane di regular season si è rivelato un ostacolo troppo difficile da aggirare per una squadra incompleta, trainata dal miglior Kemba Walker di sempre.

La stagione 2019\20 potrebbe essere la 19esima per Tony Parker, arrivato l’estate scorsa agli Hornets su chiamata di Michael Jordan e di coach James Borrego (ex assistente di Gregg Popovich) dopo 17 stagioni passate ai San Antonio Spurs: “Non so cosa farò. Non vorrei giocare per una squadra in rifondazione, voglio giocare in una squadra che lotta per i playoffs, come obiettivo minimo“.

Il futuro degli Charlotte Hornets è legato alla scelta della star Kemba Walker. Il 29enne prodotto di UConn sarà free agent in estate, ed uno dei nomi più ambiti sul mercato. Walker è sempre stato cauto circa le sue intenzioni, ed ha ribadito più volte di aver trovato una seconda casa a Charlotte e nel North Carolina.

La situazione salariale difficile degli Hornets limita lo spazio di manovra disponibile per Mitch Kupchak, da un anno General Manager della squadra. I tanti soldi investiti in contratti lunghi, onerosi e difficilmente scambiabili per giocatori come Nicolas Batum, Cody Zeller, Bismack Biyombo e Marvin Williams (che ha annunciato di voler sfruttare la sua player option sulla stagione 2019\20 e rimanere a Charlotte) costringeranno almeno per la prossima stagione ancora coach Borrego a “fare di necessità virtù”.

Un’eventuale partenza estiva di Walker inaugurerebbe per gli Hornets la stagione della ricostruzione. Tony Parker è sotto contratto per un’altra stagione, ed è presumibile che l’ex Spurs possa attendere le mosse della squadra e la decisione di Walker prima di scegliere se ritirarsi o proseguire, a Charlotte o altrove: “Anche per Kemba (Walker, ndr) è il momento delle decisioni. Vuole giocare per il titolo? Vuole giocare per una squadra che ha concrete chance di giocarsi almeno i playoffs? Non è una decisione facile, e solo lui conosce la risposta“.

Gli Charlotte Hornets ed i Milwaukee Bucks giocheranno la prossima stagione a Parigi la prima edizione di NBA Paris Game, la partita di regular season giocata sul suolo europeo che succederà dal 2020 a Londra.

Kemba Walker sul suo futuro: “Non ho idea di quello che accadrà con gli Hornets”

infortunio kemba walker

Kemba Walker ha più volte espresso alcuni pareri sul suo futuro in estate, in modo particolare sulla sua possibile permanenza agli Charlotte Hornets. Allo stato attuale il giocatore 28enne non vuole ritenersi vincolato e, presumibilmente, vaglierà ogni soluzione che gli si porrà davanti.

I DETTAGLI DELLA VICENDA

Kemba Walker, obiettivo di mercato di diverse franchigie Nba, tra cui i Knicks e i Mavericks.

In particolare, il numero 15 di Charlotte avrebbe affermato pubblicamente che si incontrerà con il suo agente per capire quali saranno le prossime mosse da fare. Con riferimento al team di Michael Jordan, poi, il nativo di New York ha ammesso di “non avere idea” di cosa succederà.


Le opinioni recenti del prodotto di Connecticut contrastano con le dichiarazioni rilasciate alla stampa ad inizio stagione, nel quale Walker parlava apertamente di un futuro lungo con Charlotte, con la volontà di voler costruire “qualcosa di speciale”. Ma la stagione 2018-2019 della squadra della Carolina del Nord è stata molto al di sotto delle aspettative iniziali: con un record di 39 vittorie e 43 sconfitte, ed il nono posto finale nella Eastern Conference, gli Hornets mancheranno i playoff per il terzo anno consecutivo.

In tutto questo, è evidente lo status di prima grandezza ormai raggiunto dal playmaker classe 1990, come si evince dalle statistiche da lui raccolte quest’anno.

  • 25,4 punti
  • 4,4 rimbalzi
  • 5,9 assist
  • 43,1 FG%
  • 35,5 3P%
  • 84,2 FT%

Aldilà di tali dati, Kemba sarà un free agent senza restrizioni a partire dal prossimo 1 Luglio. Nel 2014-2015, infatti, egli aveva firmato con il team un accordo quadriennale da 84 milioni, dando fiducia alla squadra che aveva puntato su di lui sin dal primo momento. Ma le vicende, come sappiamo, si sono evolute in maniera piuttosto diversa.

Durante lo svolgimento della Regular Season, più volte è sorto in modo lampante il desiderio della nona scelta al draft 2011 di ambire a contesti competitivi, i quali potrebbero essere rintracciati in diverse franchigie interessate al numero 15, tra tutte i Dallas Mavericks e i New York Knicks, prossime entrambe ad un futuro molto interessante negli anni a venire. Nonostante ciò, comunque, i Calabroni possono offrire alla loro stella una proposta oscillante tra i 190 milioni di dollari e i 221 milioni, mentre tutte le altre squadre possono arrivare  ad un “misero” 140.

La questione, dunque, sembra più tesa che mai. Ma se da parte del 3 volte All Star vi sono molti dubbi, dal lato della franchigia emerge la netta volontà di voler rifirmare a tutti i costi la point-guard, stando anche a quanto riferito dall’allenatore James Borrego.

LE AFFERMAZIONI DEL COACH DEGLI HORNETS SU WALKER

Borrego in compagnia di Kemba.

Quest’ultimo, infatti, a margine della sconfitta rimediata contro i Magic, è intervenuto sulla questione, augurandosi di rivedere al più presto il suo giocatore prediletto.

Adoro Walker, anche come uomo. Mi piace allenarlo, spero di poterlo fare per molti anni a venire.

In conclusione, una nuova possibile vicenda di mercato sta entrando nel vivo. Con la conclusione dei playoff e l’inizio della postseason, sapremo chiaramente se il rapporto tra Charlotte e Walker sarà destinato a sfaldarsi definitivamente.

Lotta playoffs della Eastern Conference, sconfitte per Heat, Magic e Nets

Post Heat-Thunder, Spoelstra: "Abbiamo bisogno di punti dalla panca"

Lotta playoffs della Eastern Conference, rimane tutto invariato dopo le partite di lunedì notte, sconfitte per Detroit Pistons, Brooklyn Nets, Miami Heat ed Orlando Magic.

I Pistons, privi di Blake Griffin, cadono ad Indianapolis ma mantengono il sesto posto in classifica (39-38), ed una vittoria nella prossima partita (mercoledì notte, sempre contro gli Indiana Pacers a Detroit) darebbe una certa tranquillità agli uomini di coach Dwane Casey.

I Brooklyn Nets (39-39) falliscono l’aggancio ai Detroit Pistons cedendo in casa ai Milwaukee Bucks di un rientrante Giannis Antetokounmpo, mentre i Miami Heat (38-39) non riescono a violare il TD Garden di Boston, nonostante i 30 punti di uno scatenato Goran Dragic nella probabile ultima partita in carriera a Boston di Dwyane Wade.

Infine, gli Orlando Magic di Nikola Vucevic tornano sconfitti dalla Scotiabank Arena di Toronto, Ontario. 19 tiri da tre punti mandati a bersaglio dai Raptors condannano gli uomini di coach Steve Clifford ad una sconfitta che li tiene lontani mezza partita dall’ottavo ed ultimo posto ad Est.

La sconfitta rimediata alla Vivint Smart Home Arena per mano degli Utah Jazz pone fine con ogni probabilità alla caccia ai playoffs degli Charlotte Hornets di Kemba Walker, ora distanti ben 3 partite dall’ottavo posto e penalizzati da un calendario proibitivo nell’ultima settimana.

Muggsy Bogues, intervista a un’icona degli Anni ‘90

Per molti ragazzi cresciuti negli Anni ’90, Muggsy Bogues è una figura iconica. Con i suoi 160 centimetri, è il giocatore più basso nella storia della NBA. Eccellente difensore e passatore, scorrazzava tra i giganti dell’epoca con l’inconfondibile maglia azzurra degli Charlotte Hornets, al fianco di fenomeni come Larry Johnson, Alonzo Mourning e Glen Rice. La sua carriera NBA è durata quattordici stagioni. Dodicesima scelta assoluta dei Washington Bullets nel 1987, un anno dopo è stato selezionato dagli Hornets nel corso dello speciale expansion draft. Dopo quasi un decennio nel North Carolina, ha trascorso due anni nella peggior versione di sempre dei Golden State Warriors, per poi chiudere la carriera negli emergenti Toronto Raptors di Vince Carter e Tracy McGrady. A renderlo immortale nella memoria di un’intera generazione, però, è anche la partecipazione a Space Jam, film di culto del 1996 con protagonista Michael Jordan il cui sequel è annunciato per il 2021.
Nelle vesti di ambasciatore per gli Hornets, Muggsy è volato in Europa per annunciare il Paris Game 2020, la prima partita di regular season NBA che si giocherà in territorio francese. A sfidarsi, il prossimo 24 gennaio, saranno i ‘suoi’ Charlotte Hornets e i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokoumpo. Prima di rientrare negli Stati Uniti, Muggsy ha fatto tappa in Italia per incontrare pubblico e media al nuovissimo NBA Store di Milano, aperto lo scorso dicembre. Ne abbiamo approfittato per fargli alcune domande.

Muggsy Bogues circondato dalle sue storiche maglie
Muggsy Bogues circondato dalle sue storiche maglie

Hai fatto parte degli Charlotte Hornets originali. Cosa significava giocare in un expansion team, e come si è evoluta la squadra in quei primi anni?
“All’inizio è stata una sfida. Sai, quando vieni scelto così in alto al primo giro del draft e la franchigia che ti ha scelto ti lascia andare via dopo un anno, è piuttosto scoraggiante. Ma non sarei potuto finire in un posto migliore di Charlotte. Ho avuto la possibilità di giocare con ragazzi più giovani, come Dell Curry e Rex Chapman, ma anche con compagni più anziani, come Earl Cureton, Robert Red e Kelly Tripucka. Giocare con loro mi ha plasmato, mi ha aiutato a gestire il secondo anno della mia carriera, a familiarizzare con la NBA. Inoltre, mi ha permesso di mettere in mostra il mio talento. Potevo stare molti minuti in campo e dimostrare ai tifosi e all’intera lega che uno della mia taglia era in grado di giocare a qualsiasi livello.”

Poi sono arrivati Larry Johnson e Alonzo Mourning. Cosa non ha funzionato in quella squadra? Perché non siete mai riusciti ad andare fino in fondo, negli Anni ’90?
“Stavamo crescendo continuamente, ma quando abbiamo preso Larry e Alonzo è cambiato tutto per la franchigia. Siamo diventati una squadra da 40-50 vittorie stagionali. Mi chiedi cosa è successo in certe stagioni per farci chiudere presto i playoff… Infortuni. Le persone sbagliate si sono fatte male nei momenti sbagliati, e questo ci ha in qualche modo limitati. Larry si è infortunato alla schiena durante la prima serie playoff, e da lì in avanti non è stato più lo stesso giocatore. Io mi sono infortunato durante una serie contro Chicago, ho dovuto subire un’operazione al ginocchio, poi ‘Zo se n’è andato. Sono successe tutte queste cose, ma siamo riusciti a mantenere il flusso. Abbiamo fatto scambi che hanno portato Glen Rice e Anthony Mason, per cui non abbiamo perso il ritmo. Abbiamo continuato a fare i playoff, abbiamo tentato ancora la scalata, ma non siamo riusciti ad arrivare in cima, a battere le squadre migliori.”

Cosa ne pensi degli Hornets attuali?
“Gli Hornets in questo momento stanno combattendo per la loro sopravvivenza, stanno inseguendo l’ottavo posto. Hanno subito una brutta sconfitta, l’altra notte con i Lakers, che ha interrotto una striscia di quattro vittorie. Ora abbiamo delle partite altrettanto dure: dobbiamo ancora affrontare Golden State, abbiamo solo due gare casalinghe da qui alla fine. Stiamo inseguendo, il che non è buono, ma lotteremo fino alla fine. Kemba deve andare là fuori, caricarsi i ragazzi sulle spalle e continuare a guidarli. Vedremo cosa succederà fino all’ultima partita.”

Credi che la franchigia, per tornare in alto, dovrebbe puntare a una rifondazione, oppure a costruire intorno a Kemba Walker?
“Vedremo, vedremo cosa succederà. Stanno cercando di costruire intorno a Kemba, mettendogli accanto i pezzi giusti, lui dovrà prendere una decisione importante quest’anno. Vedremo ma, ripeto, i giochi sono ancora aperti. Abbiamo ancora la possibilità di fare i playoff, per cui combatteremo fino alla fine. Abbiamo appena interrotto una striscia di quattro successi consecutivi, purtroppo abbiamo perso contro i Lakers la scorsa notte. Ma sono sicuro che Michael Jordan, da proprietario, e Mitch Kupchak, da presidente, hanno già in mente di costruire intorno a lui, però prima devono tenerlo, devono rifirmarlo. Sono concentrati su come portare un titolo alla città di Charlotte, e Michael Jordan ha la passione necessaria per riuscirci. Devono solo continuare a cercare i pezzi giusti da inserire, si spera di fianco a Kemba.”

Com’è cambiato il gioco, rispetto ai tuoi tempi?
“Le regole sono cambiate. Quando giocavamo noi, c’erano spesso tre esterni di movimento e due giocatori d’area. Come dicevo prima, i lunghi bloccavano le linee di penetrazione, non c’era la regola dei tre secondi difensivi. Potevi fare gli hand-check sui giocatori che non volevi lasciar scappare, c’era molta più fisicità nel gioco. Non dico che oggi non ce ne sia affatto, ma ce né di meno. I giocatori sono diversi, il gioco è diverso, i giocatori si sono evoluti. Noi avevamo gente di due metri e dieci per centoventi chili piazzata vicino a canestro, come Karl Malone. Oggi abbiamo giocatori della stessa taglia che portano palla, o giganti che tirano da dietro l’arco. Il gioco è evoluto in molti aspetti, e credo che sia più esaltante.

Muggsy Bogues all'NBA Store di Milano
Muggsy Bogues all’NBA Store di Milano

Se Muggsy Bogues giocasse oggi nella NBA, che tipo di giocatore sarebbe? Come ti troveresti nella NBA attuale?
“Penso che mi troverei molto bene nel gioco di oggi. Ho giocato in un’epoca molto fisica, in cui potevi fare molti hand-check sugli avversari, in cui i lunghi si piazzavano sulle linee di penetrazione e non ti facevano passare. Adesso la strada verso il fero è quasi sempre libera, non si possono fare gli hand-check, per cui credo che potrei arrivare più velocemente dove vorrei. Inoltre, nella mia squadra avevo grandi tiratori, per cui mi piacerebbe molto questo tipo di gioco, farei molti più assist oggi.”

Quella di oggi è la NBA dei tiratori. Tu sei stato il giocatore più basso nella storia della NBA. Vedi l’evoluzione attuale del gioco come una rivincita, un riscatto per tutti i giocatori di bassa statura?
“Non credo sia una rivincita. Il basket è il basket, non bisogna guardare solo un aspetto del gioco, ma dare un giudizio complessivo. Un tiro può entrare o meno, ma bisogna saper difendere, fare un buon passaggio, innalzare il QI cestistico, sono tutte queste cose a far funzionare una squadra. Sono queste le cose che mi fanno sentire bene.”

In questi giorni è stato annunciato il Paris Game 2020. Cosa significa per te giocare le partite NBA in giro per il mondo?
“E’ magnifico, è il gioco che amo e ormai è un gioco globale. Il nostro obiettivo è quello di riunire le varie fanbase sparse in giro per il mondo. Quando hai dei giocatori che condividono lo stesso progetto, è qualcosa di speciale. Come dicevamo in precedenza, abbiamo organizzato molte partite. Questo sarà l’undicesimo incontro di regular season oltre confine. Avremo gli Hornets e i Milwaukee Bucks. Avremo Giannis Antetokounmpo, ‘The Greek Freak’. Speriamo ci possa essere Tony Parker ancora nel roster, se non si ritirerà; tornerebbe a casa sua insieme a Nick Batum. Sarà una gran cosa per i ragazzini, vedere questi giocatori partiti dalle loro zone e finiti a giocare in giro per il mondo, nella lega migliore del mondo, la NBA.”

Oggi fai l’ambasciatore per gli Hornets (e per la lega in generale). In eventi del genere, quello che sorprende è il lavoro dietro le quinte prima delle partite. Le interazioni con la comunità, con i ragazzi, per ricambiare il loro affetto. E’ una cosa a cui il commissioner, Adam Silver, tiene molto. Cosa significa per te, da ex-giocatore, continuare il tuo rapporto con la NBA relazionandoti in questo modo con i fan?
“E’ sempre una questione di passione, della dedizione che ci guida. Alle persone che ti trovi davanti devi far capire cosa succede in quei contesti. Queste esperienze ti permettono di trasmettere loro la tua passione. Per me è un’emozione rimanere connesso con il gioco e condividere la mia testimonianza, far sapere alla gente che, alla fine, tutto questo è mosso dalla passione per il gioco del basket. Certe cose le puoi vedere su Google, ma hanno un impatto completamente diverso quando le vedi di persona. Noi continuiamo a pubblicizzare il gioco, è una cosa buona sia per i giocatori attuali, sia per gli ex-giocatori avere a che fare con i giovani. Loro sono in futuro della pallacanestro, dobbiamo continuare a coinvolgerli, a spiegargli cos’è realmente questo gioco. E’ per questo che abbiamo creato la ‘Junior NBA’. Per questo facciamo tante cose divertenti con i bambini, per fargli capire cosa serve per arrivare a questo livello. Non si tratta solo di giocare a basket, è anche una questione di comunità, di partecipazione con i fan, per fargli capire quanto apprezziamo tutto questo.”

I ragazzi cresciuti negli Anni ’90 conoscono Muggsy Bogues soprattutto grazie alla tua esperienza con gli Hornets e con i Raptors, ma anche per il tuo ruolo in Space Jam. Chi potrebbero essere i Monstars di oggi?
“Considerando che LeBron ha già una parte… Bè, direi che Draymond Green potrebbe essere uno di questi, magari nel ruolo di Larry Johnson. (Kristaps) Porzingis potrebbe prendere il posto di Shawn Bradley, DeAndre Jordan farebbe il ruolo di Patrick (Ewing). E ovviamente dovrebbe esserci Isaiah (Thomas).”

Pensavamo anche a Kemba Walker e Giannis Antetokounmpo
“E’ vero, dovrei metterci anche Kemba. Poi dovremmo anche trovare un ruolo per Steph (Curry), sarebbe perfetto. Questi sono i ragazzi su cui punterei, affinché la storia abbia un senso.”

Parlando di Steph Curry, se dovessi affrontarlo uno-contro-uno, quale strategia useresti per fermarlo, o per attaccarlo?
“Innanzitutto, sarebbe difficile per lui palleggiare. Fa palleggi troppo alti per me. Ha un ball-handling eccezionale, adoro il modo in cui tratta la palla. Ma un giocatore come me, che cerca sempre di sfidare il palleggiatore, non gli lascerebbe spazio. Gli riserverei lo stesso trattamento che riservavo a Mark Price. All’epoca, Mark Price era uno specialista dello step-back e del tiro dalla distanza. Spesso, come Curry, tirava partendo con il pallone da un lato. Penso che lo affronterei nello stesso modo.”

Lakers-Hornets: i gialloviola ritrovano LeBron ed il successo

LeBron James, Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Staples Center

Game 76 Recap: Lakers-Hornets

Dopo la sconfitta patita in casa dei Jazz, i Los Angeles Lakers (33-42) tornano allo Staples Center per affrontare gli Charlotte Hornets (35-39).

I gialloviola salutano Josh Hart che, come Lonzo Ball e Brandon Ingram, tornerà a disposizione la prossima stagione. Rientra invece LeBron, che ha saltato la trasferta nello Utah per ridurre il carico di lavoro e finire serenamente la stagione.

I calabroni grazie a quattro vittorie consecutive – …e complice il ritmo poco sostenuto delle rivali – sono ritornati in corsa per un posto ai play-off nella Eastern Conference. A complicare i piani della franchigia di Michael Jordan però è il calendario,che propone un road-trip di quattro gare sulla West Coast.

Walton – privo anche di Reggie Bullock, Tyson Chandler e Mike Muscala – schiera Rondo, KCP, LBJ, Kuz e McGee. Borrego non dispone di Tony Parker e Cody Zeller e risponde con Walker, Bacon, Bridges, Williams e Biyombo.

Lakers-Hornets, avvio di gara equilibrato

I lacustri iniziano bene, trovano subito la schiacciata…3

…di Kuzma in transizione e continuano a spingere. Ma dopo il canestro di LeBron falliscono cinque conclusioni consecutive e lo stesso James perde due possessi.

Charlotte è attiva a rimbalzo, realizza due triple (M. Williams e Bridges) e grazie a tre canestri di Dwayne Bacon trova il primo allungo della gara. 4-12 con 7’51” da giocare, inevitabile timeout per coach Luke Walton.

Al rientro in campo LBJ muove il punteggio con un gioco da tre punti e KCP manda la prima tripla a bersaglio, gli Hornets continuano a produrre alternando jumper dalla media a conclusioni dalla lunga distanza.

Già quattro perse L.A., tutte incredibilmente commesse da LeBron. Il quattro volte MVP è il primo a lasciare il campo, sostituito da Stephenson. A tenere a contatto i gialloviola è Kentavious Caldwell-Pope, che segna prima tre liberi, poi un jumper ed infine la seconda tripla della sua gara. 20-25 a 3’39” dalla fine del quarto.

Buzz City è agevolata dall’allegra difesa californiana e con Willy Hernangomez trova quattro facili punti nel pitturato. I padroni di casa accedono lo Staples Center con un paio di schiacciate di Williams e…

…Kuzma, ma concedono troppa libertà agli esterni avversari.

A punire Rondo e compagni è Devonte’ Graham, che trova il canestro dall’arco e realizza l’and-one. Risponde Kuz, a segno due volte prima della tripla di Born Ready che chiude la frazione, 33-35.

Lakers-Hornets, L.A. allunga nel finale di tempo

Walton riparte con Caruso, Lance, LBJ, Moe e JWIII che apportano un’energia diversa rispetto ai primi dodici minuti e riescono a contenere l’attacco avversario. LeBron pesca Caruso, poi tocca a al two-way player ricambiare assistendo la schiacciata di James.

Charlotte va a segno con Kaminsky, che schiaccia e segna dall’arco. Ma l’ex Badgers soffre il dinamismo di Johnathan Williams che lo costringe a due falli oltre a concedere diverse seconde opportunità grazie alle quali i Lakers tornano in vantaggio. 40-44 dopo il libero di JWIII.

Il ritmo della gara continua ad essere elevato, entrambe le squadre spingono la transizione e provano la conclusione dopo pochi secondi. Walker segna tre volte, risponde LBJ con una schiacciata delle sue e due assist per la tripla di Kuzma e la bimane di McGee. 52-55 a 3’50” dall’intervallo lungo.

Nel finale i gialloviola allungano grazie ad altre due triple 🏀🏀🏀 di KCP ed a due canestri – una tripla anche per lui – di Lance Stephenson 🎸. 67-57 con 36” da giocare nel tempo.

I liberi di Walker a l’alley-oop alzato da Rondo e schiacciato da Kuz fissano il punteggio all’intervallo, 69-59.

Primi ventiquattro minuti della gara decisi dalle (non) difese, che concedono percentuali alte, seconde chance e facili punti dalle TO. Gli unici a non godersi il party Lamb (0/6) e Rondo (1/6).

Lakers-Hornets, i calabroni riducono le distanze

I lacustri ripartono da dove avevano iniziato, LeBron serve McGee e segna un jumper mentre Rondo pesca Kyle Kuzma sul perimetro ed in transizione. Dopo la schiacciata Kuz non forza e con l’extra pass serve KCP sul perimetro che non sbaglia. 81-63 dopo quattro minuti di gioco, timeout per coach James Borrego.

La fuga gialloviola viene interrotta dalla tripla di Miles Bridges ma i Lakers continuano a spingere. Rajon Rondo prima raggiunge la doppia cifra negli assist servendo…

…JaVale in transizione, poi segna la tripla del +20.

Charlotte prova a ridurre le distanze Frank Kaminsky III – che completa un gioco da tre punti e risponde alla tripla di James – e Kemba Walker, efficace nell’attaccare il ferro. Il break degli Hornets viene interrotto da Rondo che prima serve KCP – sesta tripla per Kenny 🔥 – e poi con una rubata a Kemba lancia la transizione chiusa dalla schiacciata di J. Williams.

L’attacco lacustre tuttavia non è quello della parte centrale della gara, la franchigia del North Carolina ci crede e continua a ridurre le distanze grazie ai canestri dalla lunga distanza di Jeremy Lamb e Bacon, 98-91 con 49” da giocare nel quarto.

La tripla di Alex Caruso consente ad L.A. di chiudere la frazione sul 101-91.

Lakers-Hornets, L.A. in controllo

Nei primi due minuti entrambe le contendenti non trovano la via del canestro oltre a perdere banali possessi. Borrego rimette Walker che muove subito il punteggio, rispondono Williams e Moe Wagner, che completa il gioco da tre punti. 106-93 con 9’07” da giocare.

Dopo aver servito JWIII, LeBron James segna in penetrazione con un bel layup rovesciato prima di innescare il rookie tedesco appostato sul perimetro. Buzz City resta a contatto con le triple di Bacon e Marvin Williams, 113-99 a 6’48” dalla sirena e timeout Lakers.

Al rientro LeBron e Kemba segnano da oltre i 7.25, Walton non vuole correre rischi e ferma nuovamente il gioco. Il figlio di Bill toglie LBJ lasciando l’attacco lacustre nelle mani di Stephenson. Born Ready segna subito da tre, lotta a rimbalzo ma perde un banale possesso oltre a sbagliare dall’arco.

Dopo la tripla di Graham, altro timeout per i lacustri che rimettono in campo James. L’ex Cavs ed Heat sbaglia il jumper ma viene corretto…

…dalla schiacciata di JaVale McGee. Il bicampione NBA recupera sull’errore di KCP un altro rimbalzo offensivo che si tramuta nella tripla di LeBron che di fatto chiude la gara, 126-109 con 2’11” sul cronometro.

Dopo le triple di James e Bridges, i coach schierano le terze linee che producono solo la tripla di Bacon che chiude la gara, 129-115.

Lakers-Hornets, tre lacustri oltre i venti

Minutaggio controllato per LeBron, in campo per meno di 32 minuti. James chiude con 27 punti (11/19 al tiro, 4/7 dall’arco), 3 rimbalzi, 9 assist e 6 perse.

Kuzma, tornato a pieno ritmo nella modalità shooting, pur continuando a faticare dall’arco (2/8) si è reso autore di alcune pregevoli giocate. Per Kyle 20+3 con 9/16 dal campo.

Nonostante le continue amnesie difensive, Rondo mette in campo per una sera la sua versione migliore – nella metà campo offensiva – mettendo a referto ben 17 assist. Per Rajon anche 7 punti (3/9), 6 rimbalzi e 5 recuperi.

Rajon Rondo, Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Staples Center (Mark J. Terrill, AP Photo)
Rajon Rondo, Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Staples Center (Mark J. Terrill, AP Photo)

Continua il buon finale di stagione di KCP (25+4+4 con 6/10 dall’arco) mentre è meno produttivo delle serate precedenti McGee, che chiude con 10+9 con 2 stoppate e 4/6 dal campo.

Bene dalla panca Lance (14 con tre triple) che lotta a rimbalzo (13) e limita gli eccessi. Bene anche Williams (13+4, 6/7), mentre Caruso (7) perde qualche possesso di troppo (3). Troppo poco lo spazio concesso a Wagner (6).

Top scorer degli Hornets è Kemba Walker (24+2+6) nonostante la brutta serata dall’arco (1/7). Oltre i venti anche Bacon (21, 8/14) mentre Lamb è in serata no (1/11 dal campo). In doppia cifra anche Bridges (17+3+5, 7/11), Williams (13), Kaminsky (13) e Graham (11).

Box Score su NBA.com

Lakers-Hornets, Rondo come Kobe e Van Exel

Terza vittoria nelle ultime quattro gare disputate per LeBron e compagni, autori di una delle migliori – inutili – prestazioni offensive della stagione, che per fortuna sta volgendo al termine.

I 34 assist di squadra fanno seguito ai 37 della precedente gara dello Staples Center vinta contro i Wizards. Diciassette di questi smazzati dal solo Rondo, come Kobe Bryant nel 2015 e meno solo di Nick Van Exel nel 1998.

A fine gara, inevitabile elogio – di circostanza? – di James al compagno:

<Conosciamo Rondo. La sua energia, la capacità di divertirsi ed essere leader. È contagioso.>

Continua l’incubo James per Kemba Walker, che nelle ventotto sfide contro LBJ non ha mai vinto.

LeBron James, Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Staples Center
LeBron James, Los Angeles Lakers vs Charlotte Hornets at Staples Center (Mark J. Terrill, AP Photo)

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 0:00 italiane – tra Domenica 31 Marzo e Lunedì 1 Aprile per affrontare allo Smoothie King Center i New Orleans Pelicans.

I Toronto Raptors vengono battuti dal tiro surreale di Jeremy Lamb. Walker: “Grazie dèi del Basket!”

Grazie dèi del Basket!” Così, a caldo, Kemba Walker ha commentato la scena da circo avvenuta sulla sirena finale della partita tra Charlotte Hornets e Toronto Raptors, finita 115-114.

Gli Hornets, dopo aver combattuto per tutta la partita, e aver condotto per buona parte del quarto periodo, si trovavano sotto 112-114 a 3 secondi dalla fine, con una rimessa a favore.

Dwayne Bacon mette la palla in gioco verso Jeremy Lamb, che ne perde il controllo, recuperandolo nella sua metà campo e sparando letteralmente una preghiera verso canestro.

Preghiera ascoltata.

Una circostanza davvero rara a cui testimoniare, che ha lasciato increduli tifosi di casa, avversari, compagni, e lo stesso Lamb. Si tratta del secondo tiro-partita segnato da più lontano degli ultimi 20 anni, dopo quello di Tyreke Evans, registrato il 29 Dicembre 2010 da 49 piedi di distanza.

Comunque, aldilà del finale, Charlotte ha giocato un’ottima partita, portando a 3 la serie di vittorie recenti. Ora la franchigia è a 1 partita dal nono posto degli Orlando Magic e a 2 dall’ottavo dei Miami Heat.

Bene Kemba Walker negli Hornets, con 15 punti e 13 assist, e Dwayne Bacon: 20 punti e 5 triple messe a segno. Non sono abbastanza per Toronto i 28 punti di Kawhi Leonard, né i 23 di Paskal Siakam. Kyle Lowry è invece tornato dallo stop alla caviglia con 7 punti.

Lamb prega e gli dèi del Basket lo ascoltano

“Mi sento alla grande. Tutti i ragazzi che hanno giocato stasera hanno contribuito. Abbiamo giocato bene tutta la partita, e chiuderla in quel modo è stato semplicemente fantastico”

Così l’uomo della nottata, Jeremy Lamb ha parlato, a caldo, dell’accaduto.

Anche il compagno di squadra Kemba Walker, incredulo, ha commentato la giocata incredibile: “Ha lanciato una preghiera, gli dèi del Basket erano con noi stanotte. Era un tiro assurdo

Lo sventurato Paskal Siakam, che avrebbe fatto un ottimo lavoro difensivo, in teoria, rimandando Lamb nella sua metà campo, ha dichiarato: “E’ stato un tiro difficile, come dovevo difenderlo?!

Coach Nurse non è preoccupato del primo posto ad Est

Per i Raptors si tratta della seconda sconfitta di fila, che li allontana dai Milwaukee Bucks, primi nella Conference Orientale. Tuttavia, già prima della partita, coach Nick Nurse ne aveva parlato ai microfoni ESPN di Tim Bontemps.

Ci interessano i Playoff, non la classifica di Conference. Da quando sono entrato in carica abbiamo deciso di seguire una linea di continuo miglioramento e cambiamenti. Dobbiamo migliorare la nostra avventura ai Playoff rispetto alle scorse stagioni. Siamo entrati al Training Camp questa estate con l’idea di muovere continuamente i pezzi e sperimentare nuove idee. Continueremo a farlo fino alla fine della Regular Season. L’anno scorso se non sbaglio chi ha vinto non era primo in classifica. (Finals: Warriors (2°) – Cavs (4°), ndr)”

 

Celtics KO, Kyrie Irving critica Stevens: “Tutti raddoppiano Kemba Walker, noi no…”

Appena una settimana fa, i Miami Heat avevamo ottenuto una vittoria chiave sugli Charlotte Hornets di Kemba Walker, tenendo gli uomini di coach James Borrego ad appena 75 punti segnati.

Eick Spoelstra e gli Heat avevano sistematicamente raddoppiato la star avversaria su ogni pick and roll, costringendo Walker a liberarsi del pallone e lasciando spazio agli esterni degli Hornets. Una scelta tattica non perseguita dai Boston Celtics in occasione della sconfitta per 124-117 allo Specrtum Center di Charlotte, North Carolina.

A Charlotte, un Kemba Walker da 36 punti, 11 rimbalzi e 9 assist trascina i suoi Hornets (33-39) ad una vittoria in rimonta che tiene vive le pur esigue speranze di post-season. Sotto di 18 lunghezze (112-94) a 8 minuti dal temine, gli Hornets mettono assieme un parziale da 30-5 e chiudono la gara nei secondi finali.

18 dei 36 punti finali di Walker arrivano nel solo quarto periodo, quando coach Brad Stevens decide di non raddoppiare i pick and roll centrali dell’ex star dell’università di UConn. Una scelta tattica che pare non aver convinto appieno Kyrie Irving:

Probabilmente avremmo dovuto raddoppiarlo di più, togliergli il pallone dalle mani, così come fanno tutte le altre squadre… ma non l’abbiamo fatto, e (Walker, ndr) ci ha puniti. E non è la prima volta che lo fa, contro di noi, quindi nessuna sorpresa

31 punti a fine gara per Irving, il migliore dei suoi assieme a Jaylen Brown (29 punti in uscita dalla panchina, con 5 su 6 al tiro da te punti). La sconfitta di sabato notte è la terza consecutiva per Boston, e relega i Celtics (43-30) al quinto posto nella Eastern Conference, ad una gara di distanza dagli Indiana Pacers.

La partita era finita ad inizio quarto periodo” prosegue Kyrie Irving “Abbiamo smesso di giocare, abbiamo rallentato e ad un tratto è diventata una partita punto a punto, con l’inerzia tutta dalla loro parte“.

L’ex Celtics e Pacers Al Jefferson lascia il basket NBA, giocherà nella BIG3

Al Jefferson, ex giocatore di Indiana Pacers, Charlotte Hornets, Boston Celtics, Minnesota Timberwolves e Utah Jazz, ha annunciato il proprio ritiro dal basket NBA.

Dopo 14 stagioni NBA, Jefferson si era trasferito nel luglio del 2018 in Cina, per giocare con la maglia degli Xinjiang Flying Tigers.

La sua avventura nella CBA era durata appena 10 partite, l’ex Pacers aveva fatto ritorno negli Stati Uniti nel novembre dello stesso anno.

Al Jefferson fu selezionato dai Boston Celtics con la 15esima scelta assolta al draft NBA 2004, in uscita da Prentiss High School, Mississippi. Nel luglio del 2007, Jefferson fu incluso nella maxi-trade che portò Kevin Garnett a Boston.

Dopo sei solide stagioni tra Minnesota e Utah, Jefferson firmò nell’estate 2013 un accordo triennale da 40 milioni di dollari complessivi con gli allora Charlotte Bobcats di Kemba Walker, ed al termine della stagione 2013\14 fu incluso nel terzo miglior quintetto NBA dopo un’annata chiusa con 21.8 punti e 10.8 rimbalzi a partita.

Come riportato da Gary Washburn del Boston Globe, il veterano ha però precisato di non aver chiuso con la pallacanestro giocata. L’ex Twolves e Pacers giocherà in estate nella BIG3, lega estiva di 3 vs 3 fondata dal musicista Ice Cube nel 2017.

Miami Heat, vittoria playoffs sugli Hornets, Spoelstra: “Wade un guerriero”

I Miami Heat mettono un piede nei playoffs battendo nettamente gli Charlotte Hornets per 93-75 all’American Airlines Arena di Miami, Florida.

Con la vittoria di domenica sera, gli uomini di coach Erik Spoelstra distanziano gli Hornets di 2 partite, aggiudicandosi per di più la serie di stagione regolare, vincendo tutti e 3 gli incontri finora disputati.

Alle spalle dei Miami Heat vi sono ora gli Orlando Magic (32-38). Goran Dragic e Dwyane Wade trascinano i padroni di casa in una partita a basso punteggio e risolta solo nel quarto periodo. Per l’All-Star sloveno, da poco rientrato da un lungo infortunio al ginocchio, una prova da 19 punti e 4 assist in 28 minuti di gioco uscita dalla panchina.

Dwyane Wade, alla caccia del’ultima partecipazione ai playoffs in carriera, chiude con 17 punti e 8 rimbalzi in 28 minuti d’impiego, nonostante un’anca malmessa. A metà quarto periodo, è proprio la star degli Heat ad ispirare la fuga dei padroni di casa, con una palla recuperata e la conseguente tripla del +13, massimo vantaggio per Miami che non si volta più indietro.

Partita dalle basse percentuali di tiro, Charlotte Hornets traditi dalle pessime cifre da dietro l’arco (7 su 36) e dalla brutta partita di un Kemba Walker encomiabile ma sempre troppo solo e sistematicamente pressato dalla difesa Heat(10 punti con 4 su 16 al tiro per la star degli Hornets).

I 168 punti combinati segnati dalle due squadre sono la peggior prestazione stagionaleNel quarto quarto, semplicemente non abbiamo segnato un tiro” Così un deluso coach James Borrego nel dopo gara.

Heat-Hornets, Spoelstra su Wade: “E’ un guerriero, mi mancherà”

Dwyane Wade in dubbio sino a pochi minuti prima della palla a due, ma che decide comunque di scendere in campo nonostante i postumi di un colpo all’anca destra, rimediato nella sfida contro i Milwaukee Bucks.

Il giocatore 3 volte campione NBA è rimasto in campo per 28 minuti, ed ha contribuito in maniera decisiva nel finale di gara: “Sono solo grato di poter essere sceso in campo e dare una mano“.

Così coach Spoelstra:

Mi mancheranno queste sue partite. Wade è un guerriero, sapeva quanto questa partita fosse importante. Prima della partita non era nemmeno in grado di correre, ma ha fatto tutto ciò che ha potuto, un messaggio bello e positivo per tutti i giovani in squadra da parte di un hall of famer come lui

Miami raddoppia e scardina sistematicamente ogni pick and roll di Kemba Walker, sfidando gli esterni degli Hornets a segnare. Jeremy Lamb chiude la sua partita con 21 punti in uscita dalla panchina, Tony Parker contribuisce con 11 punti in 17 minuti ma l’attacco Hornets si ferma nel quarto di gioco finale.

La sconfitta di Miami allontana le speranze di playoffs per gli Charlotte Hornets (31-38), a 13 partite dalla fine della regular season ed in svantaggio negli scontri diretti nei confronti degli. Miami (33-36) è ora completamente padrona del proprio destino.

Three Points – Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles

Mentre sui campi NBA parte lo sprint finale verso i playoff, a fare notizia negli ultimi giorni sono stati alcuni episodi che poco hanno a che vedere con il parquet. A Salt Lake City è andato in scena uno spiacevole confronto tra Russell Westbrook e un tifoso degli Utah Jazz: agli insulti di stampo razzista di quest’ultimo, ‘Russ’ ha risposto con delle presunte minacce che gli sono costate venticinquemila dollari di multa e, a quanto pare, una citazione in giudizio. Il tifoso è stato invece bandito a vita dalla Vivint Smart Home Arena, con il condivisibile intento da parte dei Jazz di lanciare un forte messaggio agli aspiranti seguaci. Un altro fan, stavolta a New York, si è reso protagonista dell’ennesima contestazione nei confronti del proprietario dei Knicks, James Dolan. Dopo avergli intimato di vendere la franchigia, il sovversivo supporter è stato scortato all’uscita dalla security. All’interno del rettangolo di gioco, le cose hanno rischiato di mettersi estremamente male in quel di Cleveland, quando Serge Ibaka dei Toronto Raptors ha sfiorato con un gancio destro il volto di Marquese Chriss dei Cavaliers. Il congolese se l’è cavata con appena tre partite di sospensione, ma le conseguenze avrebbero potuto essere ben più gravi, sopratutto per l’incolumità di Chriss. L’accaduto ha riportato alla mente la pericolosa deriva raggiunta negli Anni ’70, culminata con il pugno di Kermit Washington che quasi uccise Rudy Tomjanovich. Per fortuna, quest’ultima parte di regular season sta offrendo spunti ben più interessanti; andiamo ad analizzarne alcuni nella nuova edizione di ‘Three Points’!

 

1 – Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles

Lou Williams e Danilo Gallinari stanno trascinando i Los Angeles Clippers ai playoff
Lou Williams e Danilo Gallinari stanno trascinando i Los Angeles Clippers ai playoff

I Clippers sono la migliore squadra di Los Angeles. Fino a dieci anni fa, un’affermazione del genere avrebbe comportato come minimo una risata di scherno, come massimo un TSO. Invece, da parecchio tempo questo assunto rappresenta perfettamente la realtà. Mentre i Lakers sono sprofondati in un abisso da cui non sono riemersi nemmeno con l’arrivo di LeBron James, quelli che una volta erano i loro ‘cugini poveri’ sono diventati una certezza, nell’agguerrita Western Conference.

Gli anni di ‘Lob City’ non hanno portato alcun titolo, nemmeno una finale di Conference, ma hanno dato rilevanza a una franchigia che ora non ha alcuna intenzione di tornare nel dimenticatoio. Quando era ormai chiaro che quel ciclo fosse prossimo alla conclusione, la dirigenza si è fatta trovare pronta a voltare pagina. L’arrivo in società di Jerry West (nel non meglio precisato ruolo di “executive board member”) ha dato il via a una serie di manovre inizialmente criticate, ma che a lungo andare potrebbero pagare cospicui dividendi. L’addio di Chris Paul, possibile preambolo per il più classico dei rebuilding, ha invece inaugurato un’epoca che potrebbe portare la franchigia a traguardi mai raggiunti. In cambio di CP3, ceduto tramite sign-and-trade, sono arrivati da Houston una prima scelta futura, soldi e sette giocatori, tra cui Lou Williams (da pochi giorni recordman NBA per punti segnati partendo dalla panchina), Montrezl Harrell e Patrick Beverley. Proprio coloro che oggi stanno trascinando i Clippers ai playoff. Quei playoff che sembravano preclusi dopo le recenti manovre di mercato, quei playoff che i più blasonati Lakers guarderanno ancora una volta in televisione.

Il primo anno ‘post-Lob City’ non è andato benissimo. Pur con un record vincente (42 vittorie e 40 sconfitte), i Clippers sono rimasti fuori dalle prime otto, complici i numerosi infortuni che hanno decimato il roster. A stagione in corso, però, West e soci hanno messo a segno un’altra mossa controversa, ma lungimirante. Blake Griffin, il giocatore che nel 2009 aveva dato una svolta alla storia della franchigia, è stato infatti spedito ai Detroit Pistons. Pochi mesi prima, aveva firmato un sontuoso rinnovo contrattuale da 173 milioni di dollari in cinque anni. Mandandolo a Detroit, i Clippers hanno preso tre piccioni con la stessa fava: hanno chiuso definitivamente il capitolo ‘Lob City’, hanno alleggerito sensibilmente il monte salari e hanno ottenuto in cambio due scelte, più Avery Bradley, Boban Marjanovic e Tobias Harris. Dai medesimi presupposti è partito lo scambio che, lo scorso febbraio, ha coinvolto lo stesso Harris, finito (sempre in coppia con Marjanovic) ai Philadelphia 76ers in cambio di una moltitudine di scelte future e un pacchetto di giocatori comprendente Landry Shamet, assoluta rivelazione dell’ultimo draft. Seguendo questa logica, è facile pensare che il prossimo ad essere ‘sacrificato’ sarà Danilo Gallinari. Con le partenze di Griffin prima e di Harris poi, il Gallo è diventato il leader del quintetto di Doc Rivers. Finalmente libero dai gravi infortuni che ne hanno condizionato la carriera, sta giocando la sua miglior pallacanestro in questo 2018/19. I piani dei Clippers, però, sembrano troppo grandi per poter fare di lui l’uomo-franchigia anche in futuro.

Già, perchè se il presente è piuttosto brillante, è il domani a stuzzicare maggiormente le fantasie dei tifosi. Il vortice di operazioni di cui sopra ha liberato lo spazio salariale necessario per poter aggiungere due giocatori di grosso calibro, da inseguire in una free-agency piuttosto ricca (Kevin Durant e Kawhi Leonard i nomi più altisonanti). Spazio che aumenterebbe ulteriormente ‘scaricando’ i 22 milioni che spettano a Gallinari nel suo ultimo anno di contratto. A differenza di concorrenti come i New York Knicks o come gli stessi Lakers, i Clippers potranno offrire ai ‘corteggiati’ un contesto già competitivo, con un supporting cast di ottimo livello (Williams e Harrell su tutti, ma anche i giovani Shamet e Ivica Zubac e il giovanissimo Shai Gilgeous-Alexander, uno dei migliori rookie della stagione) e, soprattutto, un front-office dalle idee piuttosto chiare. Se consideriamo che le numerose scelte ai prossimi draft potrebbero anche essere utilizzate come asset per uno scambio importante (soffiare Anthony Davis ai gialloviola sarebbe il capolavoro definitivo), abbiamo ottimi motivi per tenere gli occhi bene aperti su questi Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles.

 

2 – La battaglia per la Terra di Mezzo

Andre Drummond (Pistons, a sinistra) e Kemba Walker (Hornets)
Andre Drummond (Pistons, a sinistra) e Kemba Walker (Hornets)

Mentre nella Western Conference i biglietti per i playoff sembrano ormai tutti assegnati, a Est si dovranno attendere le ultime partite per avere il quadro completo delle partecipanti. Ai piani alti non ci dovrebbero essere sorprese: Milwaukee Bucks e Toronto Raptors sono irraggiungibili, Philadelphia 76ers, Indiana Pacers e Boston Celtics dovranno semplicemente mettersi in fila puntando al fattore campo. La vera bagarre si trova nella ‘Terra di Mezzo’, quel girone dantesco (sei vittorie separano la sesta e l’undicesima del tabellone) popolato da squadre per cui qualificarsi o meno alla post-season potrebbe rappresentare una svolta cruciale, in un senso o nell’altro. Un ‘gruppone’ di franchigie impantanate da anni in una fase di stallo da cui sembra difficile uscire; quando va bene si arriva settimi/ottavi e si viene eliminati al primo turno, quando va male noni/decimi e si parte per le vacanze. La causa di questo impasse è per tutte la stessa: un monte salari intasato da contratti esagerati, concessi a giocatori inadatti sia per puntare al titolo, che per ‘tankare’. Ecco allora un ‘magico’ quartetto: Detroit Pistons e Miami Heat sono al momento fra le prime otto, mentre Charlotte Hornets e Washington Wizards, oggi, sarebbero escluse dai giochi.

I Pistons, tra le squadre più in forma dell’ultimo periodo, sono riusciti a ottenere un discreto vantaggio sulle inseguitrici. Merito di uno splendido Blake Griffin, giocatore sempre più completo col passare degli anni e tornato meritatamente all’All-Star Game, e di Andre Drummond, definibile senza timore di smentite il miglior rimbalzista di questo decennio (i suoi 13.6 rimbalzi in carriera sono la nona media all-time in NBA) e finalmente costante anche in fase realizzativa (non aveva mai raggiunto i 17.5 punti di media con cui viaggia in questo 2018/19), ma anche di un Reggie Jackson in crescita (pur con la solita incostanza). La notizia migliore per coach Dwane Casey è la visibile riduzione dei possessi in isolamento per Griffin, una strategia che, a inizio stagione, stava rendendo il gioco dei Pistons una sorta di ‘hero-ball’. Qualora Detroit riuscisse a mantenersi su questi livelli fino ai playoff, eliminarla al primo turno sarà più complicato del previsto.
Miami accompagnerà verso la pensione un Dwyane Wade ancora in grande spolvero (ha le migliori cifre, per punti e minutaggio, dai tempi di Chicago) con l’ultima apparizione in post-season della sua carriera. Il fatto che il trentasettenne, una volta soprannominato ‘Flash’, sia il secondo miglior realizzatore di squadra e il quarto per minuti giocati è però una pessima notizia per coach Erik Spoelstra, e mette in luce gli enormi limiti di questa versione degli Heat. Per diversi motivi, nemmeno uno tra Goran Dragic, Hassan Whiteside e Dion Waiters si è dimostrato all’altezza di poter guidare la squadra, compito a loro richiesto dagli onerosi contratti. Anche giocatori come James Johnson, Kelly Olynyk e Justise Winslow sono a libro paga per cifre impegnative e a lungo termine, eppure non hanno mai espresso fino in fondo il loro potenziale (soprattutto Winslow). Gli unici barlumi di speranza per il futuro, nel roster attuale, sono riposti nei giovani Derrick Jones Jr. e Bam Adebayo, che in ogni caso non promettono di diventare i nuovi Kobe e Shaq. La sensazione è che l’imminente viaggio ai playoff rappresenti un crocevia importante: l’anno prossimo, senza più Wade e con molti ‘contrattoni’ in scadenza, potrebbe finalmente iniziare la vera ricostruzione.

Se Pistons e Heat, nella loro mediocrità, sono comunque le favorite per qualificarsi alla post-season, il cielo sopra Washington e Charlotte rischia di farsi estremamente nuvoloso. Gli Wizards hanno rinunciato al rebuilding per inseguire un improbabile ottavo posto, obiettivo che a breve sfuggirà matematicamente. In più si ritrovano con John Wall, titolare di un mostruoso contratto da 170 milioni di dollari con scadenza nel 2023, che rientrerà da un infortunio al piede solo a 2020 inoltrato. L’effettiva impossibilità di scambiarlo è un macigno enorme sul futuro della franchigia, che rischierebbe di rimanere nel ‘limbo’ anche qualora dovesse cedere Bradley Beal, l’altra stella del roster.
Gli Hornets di Michael Jordan, altri ‘specialisti’ nel regalare contratti folli (nel 2020 spenderanno circa 86 milioni per Nicolas Batum, Bismack Biyombo, Marvin Williams, Cody Zeller e Michael Kidd-Gilchrist), hanno un motivo in più per preoccuparsi: a luglio, Kemba Walker sarà free-agent. Il desiderio di giocare finalmente in un contesto vincente avrebbe potuto ingolosirlo anche in caso di qualificazione ai playoff (al di là delle inevitabili dichiarazioni d’amore per l’ambiente), figuriamoci dopo l’ennesima esclusione, in quella che è indubbiamente la miglior stagione della sua carriera (giustamente premiata con la partenza in quintetto all’All-Star Game casalingo).

All’interno di questa ‘bolgia infernale’ meritano una distinzione Orlando Magic e Brookyln Nets. I primi sono a tutti gli effetti in una fase di stallo, ma la giovane età media e il monte salari non esagerato lasciano comunque margini di crescita. Brooklyn, invece, sembra pronta per spiccare il volo. Dopo gli anni tremendi seguiti all’infausta trade per Kevin Garnett e Paul Pierce, il certosino lavoro del general manager Sean Marks e di coach Kenny Atkinson ha dato vita a un progetto tecnico interessante e di prospettiva. Un contesto che, unito al notevole spazio salariale a disposizione, rende i Nets una meta potenzialmente appetibile per qualsiasi free-agent. Torniamo dunque al discorso fatto in apertura per Clippers e Lakers: e se fossero i Nets i nuovi padroni di New York?

 

3 – Cronache da Rip City

Damian Lillard (#0) e C.J. McCollum, i due leader dei Blazers
Damian Lillard (#0) e C.J. McCollum, i due leader dei Blazers

All’estremo angolo nord-ovest della ‘Terra di Mezzo’ troviamo i Portland Trail Blazers. Dal secondo anno in Oregon di Damian Lillard in avanti, i playoff sono diventati per loro un appuntamento fisso. Purtroppo, lo sono diventate anche le eliminazioni precoci. Per diversi motivi, gli uomini di Terry Stotts non sono mai riusciti a fare strada in post-season; per ben tre volte hanno trovato sulla loro strada i futuri finalisti (gli Spurs nel 2014, gli Warriors nel 2016 e 2017), Nel 2015, i Grizzlies erano un ‘gruppo in missione’, mentre i Pelicans l’anno scorso hanno disputato la serie perfetta. Prima del recente ‘cappotto’, però, qualcosa sembrava cambiato per davvero, e questo 2018/19 sta confermando che il terzo posto della passata stagione non è stato un caso: i Blazers sono una solida realtà.

Lillard e compagni hanno tenuto un ritmo di marcia costante, che ha permesso loro di mettere presto in cassaforte l’ennesimo biglietto per i playoff. ‘Dame’ si è mantenuto grossomodo sugli stessi livelli di eccellenza del 2017/18, quando è stato incluso nel primo quintetto All-NBA. Rendimento pressoché invariato anche per il fido ‘scudiero’ C.J. McCollum, che probabilmente a Est avrebbe già disputato qualche All-Star Game, mentre Jusuf Nurkic, piacevole sorpresa della scorsa stagione, è ulteriormente cresciuto, legittimandosi come ‘terzo violino’ ideale. Il più grande merito di questi Blazers, però, è stato quello di mettere finalmente un po’ di ‘carne’ intorno all’ossatura storica. Parte dell’aiuto è arrivato dall’esplosione di Jake Layman (7.9 punti e 18.7 minuti di media nel 2018/19, contro gli 1.6 punti in 5.8 minuti delle prime due stagioni NBA), ma la scossa più forte è arrivata intorno alla trade deadline, quando la dirigenza ha messo a segno due importanti colpi: dai Cleveland Cavaliers è giunto Rodney Hood, mentre dal mercato dei buyout è stato ingaggiato Enes Kanter. Entrambi affidabili fonti di produzione offensiva in uscita dalla panchina, ed entrambi in scadenza di contratto. Una situazione che può portare solo benefici: dopo le amare esperienze con Cavs e Knicks, i due avranno un’importante occasione per guadagnare visibilità, mentre Portland non avrà ulteriori ‘elefanti’ ad intasare un salary cap già al collasso da anni. I nuovi innesti, la crescita di Nurkic e la conferma ad alti livelli di uno dei migliori backcourt NBA fanno sì che nella ‘Rip City’ soffi un vento di ottimismo. I Blazers, dopo un’altra, ottima regular season, hanno ciò che serve per tentare un viaggio ai playoff più lungo del solito.
D’altro canto, l’ennesima delusione potrebbe avere conseguenze nefaste. La complicata condizione salariale non lascia particolari margini di manovra per eventuali rinforzi estivi. Anche nel 2020, quando i pesanti contratti di Evan Turner, Moe Harkless e Meyers Leonard andranno finalmente in scadenza, la franchigia dovrà fare i conti con un altro, annoso problema: il fatto di trovarsi lassù, fuori dalle rotte principali, contribuisce a rendere Portland una meta poco ambita dai grandi free-agent. Di solito, situazioni del genere portano a un brusco reset, che difficilmente sarà basato su un Damian Lillard ormai meritevole di ben altri contesti.

Heat-Hornets, Whiteside spinge Miami, coach Spoelstra: “Hassan al suo meglio”

Una doppia-doppia da 18 punti e 15 rimbalzi, con 4 stoppate, di Hassan Whiteside risolve la sfida playoffs tra Miami Heat e Charlotte Hornets.

Allo Spectrum Center di Charlotte, North Carolina, gli Heat (30-34) di Whiteside e di un Kelly Olynyk da 22 punti e 11 rimbalzi colgono una vittoria importantissima, che li proietta all’ottavo posto provvisorio nella Eastern Conference.

91-84 il risultato finale tra Heat-Hornets. Percentuali basse al tiro per le due squadre e tante palle perse (39 in totale a fine gara), Kemba Walker fatica in attacco e chiude con 20 punti e 7 assist, ma con un modesto 5 su 17 al tiro (3 su 10 dalla lunga distanza). Frank Kaminsky, per settimane ai margini delle rotazioni di coach James Borrego, tra i migliori in campo con una prova da 20 punti e 4 su 5 al tiro pesante in 23 minuti, in uscita dalla panchina.

Dopo un terzo quarto a basso punteggio (18-15 Heat), sono gli ospiti a prendere il comando della gara ed a chiuderla con un parziale da 16-2, ispirato dalle triple di Olynyk. Il giocatore canadese parte in quintetto e rimane in campo per ben 44 minuti.

Heat-Hornets, coach Spoelstra: “Whiteside al suo meglio”

Hassan Whiteside, spesso al centro di polemiche circa il proprio ruolo in squadra e nei confronti di coach Eric Spoelstra, si cala alla perfezione nel ruolo di “panchinaro di lusso” affidatogli recentemente dal coach 2 volte campione NBA.

L’ex giocatore dei Sacramento Kings chiude la sua gara con una sontuosa doppia-doppia in soli 20 minuti di utilizzo, in una serata imprecisa al tiro per Dwyane Wade (8 punti con 4 su 15 al tiro), Josh Richardson e Dion Waiters.

Hassan è stato decisivo stasera” così “coach Spo” nel post gara tra Heat-Hornets “Ha avuto un grandissimo impatto su entrambi i lati del campo, questo è Hassan Whiteside al suo meglio“.

La partita di Charlotte è stata un ritorno a casa per Whiteside, originario di Gastonia, North Carolina: “Giocare qui e passare del tempo con mia madre e la mia famiglia mi riporta alla realtà (…) io sono a disposizione di coach Spoelstra, qualsiasi sia il ruolo affidatomi. Quintetto, panchina, io sono pronto“.

Nonostante un minutaggio limitato, Hassan Whiteside si è dimostrato la consueta “macchina da doppie-doppie” per i suoi Miami Heat in questa stagione: in 55 partite disputate (25.1 minuti di media), l’ex Kings ha viaggiato a 12.9 punti, 12.2 rimbalzi e 2.2 stoppate a gara.

Nelle ultime due uscite stagionali, coach Spoelstra ha approfittato di un problema fisico del suo centro titolare per schierare in quintetto il secondo anno da Kentucky Bam Adebayo (10 punti, 5 rimbalzi e 2 stoppate per l’ex Wildcats). I Miami Heat hanno ora una gara di vantaggio su Charlotte Hornets e Orlando Magic, e sono attesi da una serie di 5 partite casalinghe (Cleveland la prima, poi Toronto, Detroit e Milwaukee prima di sfidare di nuovo gli Hornets).

Una serie importantissima per Whiteside e compagni, che cercheranno di distanziare definitivamente le inseguitrici e regalare a Dwyane Wade un’ultima partecipazione ai playoffs NBA.