Bulls, Lauri Markkanen autorizzato a riprendere l’attività sportiva

Lauri Markkanen è stato autorizzato a riprendere l’attività sportiva. Passata, dunque, la paura in casa Bulls che avevano perso il giocatore finlandese per le ultime 2 settimane di regular season a causa di un problema cardiaco.

I Chicago Bulls hanno annunciato giovedì che il giocatore è stato autorizzato a riprendere l’attività sportiva dopo essersi sottoposto agli esami eseguiti con i cardiologi del Rush University Medical Center di Chicago e della Johns Hopkins.

Markkanen, nella partita dello scorso 26 marzo contro i Toronto Raptors, aveva dovuto abbandonare il campo a causa dell’estrema fatica e del battito cardiaco accelerato. Secondo il team dei medici della Rush e Johns Hopkins il problema è stato causato dalla disidratazione e dalla carenza di nutrienti.

La scelta numero 7 del draft 2017,  ha tenuto in questa stagione cifre in crescendo rispetto all’annata da rookie: 18.7 punti, 9.0 rimbalzi, e 1.4 assist con il 36% da tre punti in 32.3 minuti di utilizzo. Markkanen farà ritorno durante la off-season nella sua Finlandia per riprendere gli allenamenti, per poi volare di nuovo a Chicago in estate.

Derrick Rose: ecco il video dei momenti in cui scopre di essere stato scambiato dai Bulls ai Knicks

Derrick Rose

22 giugno 2016, Derrick Rose viene spedito tramite scambio dai Chicago Bulls ai New York Knicks . In quei giorni il vincitore dell’MVP 2011 si trova a Los Angeles, per registrare alcune interviste ed allenamenti per il suo documentario: “Pooh: The Derrick Rose Story“, andato in onda giovedì.

Intorno alle 11:50, Rose sta parlando proprio di scambi. Sta raccontando di come voglia evitare tutti i rumors che lo stanno circondando. Si vocifera infatti di uno scambio verso New York.

“Io voglio stare a Chicago, stiamo provando a vincere e tornare sulla strada giusta. L’unica cosa a cui penso è rimanere a Chicago, li sento i rumors, ma non ho mai pensato di fare i bagagli ed andarmene”.

“Derrick, sta per avvenire uno scambio”

Pochi istanti dopo le sue parole d’amore per la sua città natale, che l’ha scelto al Draft nel 2008, la sua attenzione viene richiamata dall’esterno dell’inquadratura. Il suo telefono ha squillato, a provare a contattarlo è stato il suo agente BJ Armstrong. Rose sa che in quei giorni Armstrong si trova a New York, e ha infatti questa reazione:

“Sono così nervoso, non so neanche il perchè, spero non sia successo nulla”

Lo richiama, ma l’agente non gli risponde subito, lo ricontatta pochi istanti dopo, facendo correre un Rose visibilmente agitato di nuovo verso il telefono.

“Ho appena parlato con Phil Jackson, sta per avvenire uno scambio con New York” Tuona Armstrong.

Derrick è scosso e corre verso l’esterno del seminterrato dove si trovava, il suo respiro è affannoso e spezzato da singhiozzi rimandati giù per la gola a fatica. Le uniche parole che riesce ad articolare sono:

“Sei serio?”

Armstrong, dall’altra parte del telefono e della nazione, gli risponde:

“Senti..volevo che lo sapessi per primo, Phil Jackson mi ha detto che avverrà…ok?”

A poco servono le sue parole, Rose ormai si sta lasciando andare a singhiozzi che non prova neanche più a trattenere, tiene la mano non impegnata a tenere il telefono tra i capelli, quasi a volerseli strappare uno ad uno. Derrick è appena stato tradito dall’amore della sua vita, per cui pochi istanti prima si stava dichiarando, per l’ennesima volta.

“Sono disperato”

L’agente prova a calmarlo, anche se ormai serve a poco:

“Ascolta, l’ho voluto dire a te per primo. Non l’ho detto a nessun altro, dovevi saperlo per primo. Sai cosa voglio che tu faccia? Calmati, ricomponiti e pensa alla grande opportunità che hai ricevuto, NY è La Mecca del basket! Però preparati, quando uscirà fuori sarà una storia enorme, una storia clamorosa da copertina, del tutto diversa dalle altre”

Rose chiude la chiamata e torna a sedersi davanti alle telecamere. Lo sguardo è vacuo, ma vuole continuare l’intervista. I singhiozzi provano ancora a venire a galla, mentre lui tenta invano di soffocarli e di asciugarsi gli occhi con la maglietta. Derrick si sente davvero tradito, non trova le parole giuste per esprimere quanto appena successo.

Un’ironia della sorte pazzesca, un giocatore, un uomo, su cui la vita si è accanita con una rabbia non indifferente. Colpito duramente ancora, e ancora, Derrick ha sempre saputo ricomporre i pezzi e tirare dritto per la sua strada, con la sobrietà e la dignità di un grande uomo.

Ora, 3 anni dopo, potrebbe essere tutto pronto per un suo ritorno storico ai Bulls. Derrick siamo tutti con te.

Derrick Rose, futuro ai Bulls? L’agente apre ad un possibile ritorno

Il sogno dei tifosi dei Chicago Bulls potrebbe realizzarsi durante la prossima estate: il ritorno di Derrick Rose ai Bulls. L’agente della point-guard dei Minnesota Timberwolves, B.J. Armstrong, ha aperto alla possibilità di un approdo del proprio assistito in Illinois.

Intervenuto al programma radiofonico Mully and Haugh, Armstrong ha fatto sapere di essere disposto a prendere in considerazione un’eventuale offerta da parte della franchigia in cui lo stesso agente ha militato nel suo passato da giocatore.

L’ipotesi di rivedere D-Rose nuovamente nella squadra di coach Jim Boylen è di certo fra le più suggestive, ma anche non così remota. L’MVP del 2011 ha vissuto una stagione sensazionale (finita anzitempo a causa di un problema al gomito), in cui ha collezionato18.0 punti, 4.3 assist e 2.7 rimbalzi in 53 match disputati.

Derrick Rose, futuro ai Bulls? Nazr Mohammed, “È un ragazzo di Chicago in tutto e per tutto”

Non solo Armstrong però, in quanto anche un ex compagno di squadra di Rose, Nazr Mohammed, ha rilasciato dichiarazioni che alimentano le speranze dei tifosi Bulls.

“Dal primo giorno da quando sono arrivato a Chicago, ha sempre parlato di cosa significhi vincere un campionato per Chicago”, ha detto, “Parla di come si sentirebbe, essendo un ragazzo di Chicago, a vincere un altro titolo qui. Le persone dovrebbero saperlo. Credetemi: questo è il suo obiettivo principale, il suo desiderio e ciò che lo spinge. È un ragazzo di Chicago in tutto e per tutto”.

I Blazers domano i Bulls e l’emozione, Kanter: “Per Nurkic”, Lillard: “Abbiamo sistema di gioco affidabile”

Enes Kanter-Portland-Trail-Blazers

La partita avrebbe potuto presentare delle insidie, non tanto per l’avversario – dei Chicago Bulls “contati in piedi” come un pugile suonato, senza Lauri Markkanen e demotivati – quanto per l’impatto emotivo del bruttissimo infortunio occorso a Jusuf Nurkic.

Ma i Portland Trail Blazers (47-27) non hanno permesso che le emozioni avessero la meglio sul campo. Vittoria facile allo United Center di Chicago per Damian Lillard e compagni, in una partita mai in discussione e chiusa sul 118-98, e con tutti i giocatori dei Blazers a segnare almeno un punto.

Il posto in quintetto di Nurkic viene preso da Enes Kanter, che in 21 minuti di gioco segna 13 punti e raccoglie 6 rimbalzi. Cattiva serata di tiro per Lillard, ma Seth Curry e Rodney Hood dalla panchina sopperiscono (35 punti in due, 6 su 11 da dietro l’arco).

lo sfortunato lungo bosniaco dei Blazers si trova a Portland, Oregon, dove nella giornata di mercoledì i medici hanno ridotto la frattura a tibia e perone rimediata nei minuti finali della sfida contro i Brooklyn Nets.

I suoi compagni hanno fatto in modo di portare Jusuf Nurkic con loro comunque a Chicago, nel consueto huddle pre-partita:

Prima della gara abbiamo parlato con lui su FaceTime, e questo ci ha dato la giusta energia, vedere la sua faccia, il suo sorriso, e poi nell’huddle recitare ‘1-2-3 Nurk’. Ci ha dato energia positiva, ha significato molto per noi

– Enes Kanter –

Senza Nurkic, e senza la star C.J. McCollum che si riunirà ai compagni al temine del giro di trasferte la settimana prossima, è il “feldmaresciallo” Damian Lillard la guida indiscussa della squadra: “Ai Bulls mancavano tanti giocatori, Hood e Curry stavano segnando, Layman, Moe (Harkless, ndr) hanno sfruttato il loro vantaggio fisico sugli avversari… una partita semplice, l’abbiamo chiusa in fretta (…) Gli infortuni? Abbiamo uno stile di gioco in grado di sopperirvi, sostenibile. Non abbiamo bisogno di sforzi sovrumani da parte di questo o quel giocatore, il nostro è uno stile che può durare (…) difendiamo ed in attacco siamo tutti coinvolti, blocchi, il passaggio in più, ritmo… un sistema su cui possiamo contare“.

Bulls, Lauri Markkanen si ferma: “Affaticamento e tachicardia, test negativi”

Markkanen Bulls

Chicago Bulls, stagione finita per il finlandese Lauri Markkanen. La squadra di coach Jim Boylen ha deciso di fermare in via precauzionale il giocatore dopo che questi aveva accusato segnali anomali di “affaticamento e battito cardiaco accelerato“.

Markkanen si è sottoposto ad alcuni test medici, che non hanno riscontrato problemi. I Bulls hanno specificato che altri esami saranno condotti nei prossimi giorni, e che il giocatore non scenderà più in campo per questa stagione.

Un’evidente stato di affaticamento aveva tenuto fuori per il secondo tempo della partita di mercoledì tra Chicago Bulls e Toronto Raptors: “Lauri rimarrà fuori” Così coach Boylen “Tutti i test che abbiamo fatto hanno dato esito negativo, ma useremo la massima cautela con lui. Siamo dispiaciuti, ma confidiamo che non ci saranno problemi“.

La squadra ha diffuso un comunicato ufficiale sulle condizioni del giocatore subito dopo la sconfitta casalinga per mano dei Portland Trail Blazers.

La salute a lungo termine dei nostri giocatori” Così i Bulls nel comunicato “E’ la nostra priorità assoluta. Continueremo a monitorare le condizioni di Lauri Markkanen ed a collaborare con il nostro staff medico e atletico per fornire il massimo supporto al giocatore“.

Lauri Markkanen chiude dunque la sua stagione dopo 52 partite e 18.7 punti e 9 rimbalzi di media a gara, con il 43% al tiro ed il 36.1% al tiro da tre punti.

Otto Porter Jr sul futuro a Chicago: “Tanti free agent vorranno firmare con i Bulls”

otto porter Bulls

La stagione regolare sta volgendo al termine e i Chicago Bulls di coach Jim Boylen hanno uno dei peggiori record della NBA.

I tifosi rimangono comunque speranzosi per la prossima stagione, soprattutto se quest’estate arriveranno in città rinforzi tra draft e free agent. Oltre che ai tifosi della città del vento anche Otto Porter Jr., ala piccola dei Bulls, sostiene che il futuro sarà molto luminoso nella Windy City.

Otto Porter Jr. sul futuro dei Bulls e sulla crescita dei giovani

Porter ritiene che i Bulls stiano andando nella giusta direzione per tornare grandi. Anzi, secondo l’ex Wizards, l’interesse dei free agent aumenterà verso la franchigia di Chicago nella prossima estate visto come sta andando la ricostruzione.

Mi sto trovando molto bene qui a Chicagoha dichiarato il numero 22 dei Bulls ai microfoni di Joe Cowley del Chicago Sun-Times “Sono stato accolto molto bene e tutti insieme stiamo andando nella giusta direzione per tornare grandi. Secondo me, una volta che finiremo di ricostruire e di crescere, tutta lega dirà che il nostro è il giusto processo per rinascere. Ma soprattutto, molti giocatori NBA vorranno aderire al nostro progetto già quest’estate. Questo succederà perché abbiamo un sacco di giovani che imparano e crescono insieme e in fretta. Il futuro dei Bulls sarà assolutamente brillante e l’idea di farne parte mi esalta“.

La squadra di coach Boylen ha oggi un nucleo giovane di grande potenziale; Zach LaVine, Lauri Markkanen, Otto Porter e Wendell Carter Jr, Kris Dunn, ed i Bulls sceglieranno molto in alto al prossimo draft NBA.

L’aggiunta di una stella al roster potrebbe far fare alla squadra quel definitivo salto di qualità che gli permetterebbe di tornare ai playoff? Probabile.

In questa stagione passata prima con i Wizards e poi con i Bulls, Otto Porte Jr. sta viaggiando a una media di 13.9 punti, 5.6 rimbalzi e 2.9 assist agara. Il tutto tirando con 46.5% dal campo e il 40.6% al tiro da 3 punti.

24 anni fa Michael Jordan ritornava in campo: “I’m Back!”

Il 18 marzo di 24 anni fa Michael Jeffrey Jordan annunciava il suo ritorno in campo, dopo il ritiro dell’ottobre di due anni prima, nel 1993.

“MJ” tornò a vestire la maglia dei Chicago Bulls il giorno dopo, domenica 19 marzo sul campo della Market Square Arena, la vecchia casa degli Indiana Pacers. Per L’occasione, Michael Jordan non indossò la sua storica maglia numero 23, vestendo una “anonima” numero 45.

La #23 dei Bulls era stata ritirata con solenne cerimonia il 7 novembre del 1994. Michael Jordan avrebbe potuto reindossare da subito la sua amata numero 23, ma preferì optare per il numero 45, lo stesso che aveva utilizzato nei quasi due anni da giocatore di Baseball nei Birmingham Barons.

Un numero, il 45, che non portò mai troppa fortuna alla leggenda di Wilmington, North Carolina, che decise a partire dalla stagione successiva (1995\96) di tornare allo storico #23.

La storica frase di Jordan nel giorno dell’annuncio del ritorno in campo: “I’M BACK”

La notizia del ritorno sui parquet NBA di Michael Jordan fu sancita da 2 semplici parole: “I’M BACK“.

Jordan fece il suo debutto in quella stagione a Indianapolis contro gli Indiana Pacers. In quel match la stella della franchigia di Chicago realizzò 19 punti, ma i Chicago Bulls furono sconfitti dopo un overtime.

La notizia del ritorno in campo del giocatore più forte di tutti i tempi fece il giro degli States e del mondo in tempo record. Quell’anno i Chicago Bulls si qualificarono ai playoff, dopo una serie di 13 vittorie e 4 sconfitte a seguito del ritorno di MJ.

La stagione 1994\95 dei Bulls terminò alle semifinali della Eastern Conference per mano dei giovani e rampanti Orlando Magic di Shaquille O’Neal e Penny Hardaway. In quella serie, Michael Jordan segnò 31 punti a partita, decidendo dopo la vittoriosa gara-2 di infrangere qualsiasi regolamento NBA in materia e tornare ad indossare il “suo” 23, costringendo i Chicago Bulls a pagare multe salatissime per ognuna delle partite successive.

I Bulls persero la serie per 4-2, e gli Orlando Magic giunsero fino alla finale NBA (persa con un netto 4-0 per mano dei più esperti Houston Rockets).

Il ritorno a stagione iniziata di Michael Jordan gettò le basi per il triennio di dominio che sarebbe venuto per una delle squadre più forti e vincenti della storia NBA.

Per celebrare l’anniversario del ritorno di MJ, l’account Twitter ufficiale dei Bulls ha condiviso con un post il comunicato ufficiale che fu emanato 24 anni fa, il giorno del ritorno al basket giocato di Jordan.

LaVine in difesa di Boylen: “Lui tiene a noi, e combatterà per noi”

Secondo quanto reso noto dalla lega, per Jim Boylen, coach dei Chicago Bulls, non ci saranno conseguenze aggiuntive alle multe già sanzionategli. L’allenatore dei tori era stato espulso venerdì scorso durante il match contro i Los Angeles Clippers.

La NBA ha fatto sapere di aver dato una doppia multa Boylen, la prima da 5 mila dollari per i due falli tecnici, mentre la seconda da 2 mila dollari per l’espulsione.

Zach LaVine sull’espulsione di Jim Boylen

In difesa di Boylen è arrivata la guardia dei chicago Bulls Zach LaVine, che ha chiesto al front office di poter pagare la multa rimediata dal suo coach. La dirigenza della franchigia dell’Illinois ha accettato la richiesta del giocatore, visto le buone motivazioni rilasciate dall’ex T’Wolves.

LaVine aveva già speso belle parole per Boylen nel post partita di tra Clippers e Bulls, parole che ha poi voluto concretizzare con questo bel gesto. Così Il 24enne ai microfoni di Malika Andrews di ESPN:

Rispetto molto Jim per quello che ha fatto. Lui tiene a noi, e combatterà per noi. Questo dimostra quale sia il suo carattere e quello che sente per noi

Ecco le motivazioni della discussione di venerdì sera

La lite, che ha poi portato all’espulsione di Jim Boylen e Doc Rivers, sembra esser stato provocata da alcune chiamate arbitrali non gradite dal capo allenatore dei Bulls.

Proprio quando mancavano 1.14 minuti alla fine del terzo quarto, dopo un fallo offensivo di Montrezl Harrell non fischiato, l’head coach dei Bulls si è avvicinato a Rivers accusandolo di giocare “sporco”. Tra i due è iniziato un acceso scambio di opinioni che ha visto i direttori di gara costretti spedire entrambi gli allenatori negli spogliatoi.

Bulls-Lakers: i gialloviola tornano al successo

LeBron James, Los Angeles Lakers vs Chicago Bulls at United Center

Game 67 Recap: Bulls-Lakers

I Los Angeles Lakers (30-36) giungono in Illinois per affrontare allo United Center i Chicago Bulls (19-49), prima delle cinque trasferte sulla East Coast.

I lacustri, reduci dalla sconfitta interna con i Celtics, hanno come solo obiettivo quello di chiudere dignitosamente una stagione terminata anzitempo e nel peggiore dei modi. I padroni di casa, nonostante la doppia sconfitta patita con i Pistons, stanno vivendo un buon momento di forma – sei vinte nelle ultime undici – grazie alla, apparentemente, ritrovata armonia del gruppo.

Per far fronte all’emergenza infortuni – out Ball, Ingram, Lance e Chandler – i gialloviola ha richiamato dai South Bay Andre Ingram, firmato con un contratto decadale. Walton quantomeno recupera Kuzma, schierato subito in quintetto con Rondo, Bullock, LBJ e McGee.

Chicago, priva di Zach LaVine – 29 di media nelle ultime otto gare disputate – e del rookie Wendell Carter Jr., risponde con Dunn, Arcidiacono, Porter Jr., Markkanen e Lopez.

Bulls-Lakers, pessimo avvio di Rondo e compagni

L’avvio di gara dei lacustri non è dei migliori: dopo l’alley-oop…

…schiacciato da McGee, i californiani si accontentano di sparacchiare dall’arco, fallendo tre conclusioni. Chicago attacca con ordine e punisce la pigra difesa degli ospiti segnando da tre e nel pitturato. 2-7 dopo neppure tre minuti di gioco, timeout immediato per coach Luke Walton.

I gialloviola smuovono il punteggio grazie alle penetrazioni di James e Rajon Rondo, tuttavia l’attenzione difensiva continua ad essere non all’altezza. I Bulls correggono un paio di loro errori e segnano ancora dall’arco con Porter Jr. e Dunn. 14-23 a poco più di quattro minuti dalla fine del quarto.

Walton sostituisce la frontline in toto inserendo Hart, Wagner e Williams, prima di schierare qualche possesso dopo KCP per Bullock.

I Lakers continuano a sparare a salve consentendo ai Tori di allungare. Rondo, dopo aver perso un paio di possessi, sbaglia dall’arco ed in penetrazione oltre a concedere troppo spazio a Kris Dunn prima ed Arcidiacono poi. Con la tripla di Arch, i Bulls doppiano gli avversari (+16).

Per L.A. non va meglio nel pitturato, dove lo scatenato Robin Lopez schiaccia il canestro che chiude la frazione, 16-34.

38% dal campo, cinque perse e venti point in the paint concessi. Obbligatorio cambiare approccio per scongiurare che la partita si tramuti in un facile blowout.

Bulls-Lakers, James scuote L.A.

I lacustri ripartono con LeBron a guidare la second unit e, finalmente, Alex Caruso per RR. Il two-way player ha subito un buon impatto segnando la prima tripla dei californiani oltre a recuperare un possesso e lanciare Moe in transizione.

Dopo lo 0/7 dall’arco dei primi dodici minuti di gioco, i gialloviola trovano ancora il canestro dall’arco con Moe Wagner e KCP, riducendo lo svantaggio a sole sette lunghezze, 31-38 ad 8’26” dall’intervallo lungo. Timeout per l’infuriato coach Jim Boylen.

Il rientro dei Lakers (18-4 il parziale) viene stoppato da Ryan Arcidiacono, abile a punire ancora dall’arco le lente rotazioni di James e compagni. Il quattro volte MVP inizia a produrre in attacco tagliando dopo il pick-and-roll ed…

…attaccando dal post. Dieci punti nella frazione per l’ex Cavs ed Heat, 40-48 a 5’27” dalla fine del tempo.

Dopo le triple di Pope e Selden si sblocca il rientrante Kuzma, che a bersaglio con il suo gancio in penetrazione. LeBron risponde due volte ai canestri di RoLo, prima di lasciare il campo a Rondo – dopo la terza tripla di Wayne Selden Jr. – sul 51-58 con 1’53” da giocare.

I canestri del discreto – nonostante qualche rivedibile scelta – KCP e Kuzma chiudono il tempo, 55-60.

Bulls-Lakers, bene Kuzma e KCP

I lacustri tornano in campo con la stessa intensità del quarto precedente. LeBron James segna in penetrazione e col jumper prima di…

…di esibirsi in una reverse dunk in transizione.

I gialloviola riescono finalmente a correre e pareggiano prima con il gioco da tre punti di Reggie Bullock e trovano il primo vantaggio della gara poi con Kuz, 66-64 dopo poco più di tre minuti di gioco.

Chicago non si scompone e segna ancora dall’arco con Dunn e Otto Porter Jr., preludio all’allungo alimentato dai canestri di Markkanen e Lopez, 71-79.

I Lakers rispondono subito al parziale dei Bulls con le triple di LBJ e Bullock e tornano in vantaggio grazie a Kyle Kuzma, che in transizione completa il gioco da tre punti. Rondo riesce a spingere ed assiste le triple dello stesso Kuz e KCP, 88-84 con 2’19” da giocare.

Il comando delle operazioni è nelle mani degli angeleni che allungano con Kentavious Caldwell-Pope a segno da oltre i 7.25 e due volte dalla lunetta – doppio tecnico per proteste e conseguente espulsione per Selden Jr. – prima della tripla del play ex Celtics e Pelicans che chiude la frazione, 98-84.

Sette triple 🏀🏀🏀 a bersaglio e nuovo season-high per punti segnati nel 3Q (43) per L.A. che in poco più di tre minuti (24-3) costruisce il parziale che ribalta la gara.

Bulls-Lakers, LeBron chiude la gara

Walton schiera Caruso, KCP, Hart, LBJ e Moe. Nei primi possessi la scelta small non paga: Cristiano Felicio trova due putback ed i Bulls in meno di 120 secondi dimezzano lo svantaggio, 98-92 ed inevitabile timeout per Walton.

Il figlio di Bill aggiunge kg al quintetto inserendo Muscala per Wagner ed affida l’attacco nelle mani di LeBron, che dopo aver segnato due jumper sfrutta il mismatch con Lopez segnando da tre e con…

…una schiacciata delle sue. James poi pesca sul perimetro KCP – che subisce fallo e non sbaglia dalla lunetta – e, dopo il canestro di Lopez, assiste anche la tripla di Kuzma prima di recuperare un possesso che conclude…

…ancora una volta con una reverse dunk dopo l’alley-oop alzatogli con l’aiuto del tabellone da Josh Hart. 115-101 a cinque minuti dal termine, timeout Bulls.

Arcidiacono prova a far rientrare Chicago segnando ed assistendo Dunn, ma la franchigia dell’Illinois paga la pessima serata al tiro di Lauri Markkaen. Il finlandese sbaglia sia dall’arco che nel pitturato, non riuscendo a chiudere neppure un alley-oop.

Dopo il canestro di Kuzma, Rondo serve prima JaVale McGee e segna poi il layup che chiude di fatto la gara, 121-105 a 2’05” dal termine. Negli ultimi possessi i Lakers cercano Andre Ingram, ma è KCP a segnare il canestro che chiude la gara.

Bulls-Lakers, trentasei per LeBron

James chiude con 36 punti (15/23 dal campo con due triple), 10 rimbalzi, 4 assist e 5 perse in poco più di trentatré minuti di giochi. LBJ, come nella gara contro i Celtics, è apparso in uno stato di forma quasi ai livelli pre-infortunio.

Bene il rientrante Kuzma (21+5+4, 9/17 al tiro), accesosi col trascorrere dei minuti ed anch’egli in buona condizione fisica. Finalmente di buon livello la prestazione di KCP (24+6 con quattro triple), che mette più punti a referto di quanti ne aveva realizzato complessivamente nelle sei uscite precedenti.

Kentavious Caldwell-Pope, Los Angeles Lakers vs Chicago Bulls at United Center
Kentavious Caldwell-Pope, Los Angeles Lakers vs Chicago Bulls at United Center (Nuccio DiNuzzo, AP Photo)

Solita prestazione in chiaroscuro per Rondo (14+4+10) che dopo un disastroso avvio, quantomeno riesce a salire di livello in attacco, pur concedendo troppo a chiunque nella propria metà campo. Doppia doppia (10+11 con tre stoppate) per McGee, autore del miglior +/- della gara, +26.

Continua lo slump al tiro di Bullock (1/6 dall’arco), mentre si vede poco negli oltre 24 minuti d’impiego Hart. Meno minuti e gloria rispetto alla gara contro Boston per Caruso, Wagner e Williams. Ancora meno i minuti concessi a Muscala e Ingram.

Top scorer dei Bulls è Robin Lopez (20+7), buone le prove di Dunn (18+7+9) ed Arcidiacono (14+4+6). Male al tiro Porter Jr. (19+9 con 5/14) e soprattutto Markkanen (11 con 4/17 dal campo e 0/8 dall’arco).

Box Score su NBA.com

Bulls-Lakers, vittoria utile solo per il morale

Sotto di venti nel primo quarto, i Lakers rientrano ed allungano grazie agli 82 punti a referto nei quarti centrali contro i soli 50 concessi agli avversari.

Vittoria che non aggiunge niente alla stagione, salvo alzare il morale di un gruppo distrutto da sconfitte, rumor, infortuni e pessima gestione di proprietà e front office.

<Era da un po’ che non vincevamo, sono felice per i ragazzi. So che si sentono bene, mi piace come hanno reagito e lottato. Il modo migliore per iniziare un lungo road trip.>

Le parole di Walton al termine della gara.

Kyle Kuzma and Rajon Rondo, Los Angeles Lakers vs Chicago Bulls at United Center
Kyle Kuzma and Rajon Rondo, Los Angeles Lakers vs Chicago Bulls at United Center (Nuccio DiNuzzo, AP Photo)

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 1:00 italiane – tra Giovedì 13 e Venerdì 14 Marzo per affrontare all’Air Canada Centre i Toronto Raptors.

Giudice di Raleigh, NC, nega la revisione del processo per l’omicidio di James Jordan

Negata dal tribunale di Raleigh, North Carolina, una richiesta di revisione del processo per l’omicidio di James Jordan, padre del 6 volte campione NBA Michael Jordan, assassinato il 23 luglio 1993 a Lumberton, North Carolina.

la richiesta di revisione, avanzata con l’intenzione di fornire nuove prove, era stata avanzata da uno dei due colpevoli, Daniel Green, per voce del legale Christine Mumma.

Il giudice Winston Gilchrist ha ritenuto inammissibile la richiesta. Secondo Green, alcune nuove testimonianze avrebbero potuto comportare gli estremi per il riesame del processo. Green ed il secondo colpevole dell’omicidio di James Jordan, Larry Martin Demery, stanno attualmente scontando una condanna a vita nel penitenziario di Raleigh, NC.

James Jordan fu ucciso con un colpo di pistola al petto in seguito ad un tentativo di furto d’auto messo in atto dai due colpevoli, all’epoca dei fatti non ancora ventenni. Dopo l’omicidio, Green e Demery si disfarono del corpo di Jordan Sr, gettandolo in un canale poco lontano dal luogo del crimine. Secondo quanto sostenuto da Green, all’epoca del processo la deposizione di Demery – secondo la quale fu Green a sparare il colpo che uccise James Jordan – sarebbe da ritenersi falsa, e provocata dalle pressioni fatte su quest’ultimo in sede processuale.

Secondo Green, fu invece Demery a sparare.

A seguito della violenta morte del padre, che seguì all’epoca alle roventi polemiche circa la passione per il gioco d’azzardo di Michael Jordan, l’allora 3 volte campione NBA con la maglia dei Chicago Bulls si sarebbe ritirato il 6 ottobre 1993.

Bulls, Michael Reinsdorf su John Paxson e Gar Forman: “Mai pensato di licenziarli”

Paxson e Forman, Chicago Bulls

Nelle ultime ore si era parlato di un possibile licenziamento del vicepresidente John Paxson, e del general manager Gar Forman, dei Chicago Bulls. A smentire queste voci è stato proprio il presidente della squadra, Michael Reinsdorf, ai microfoni di K.C. Johnson di The Chicago Tribune.

 

Reinsdorf ha confermato senza giri di parole che né John Paxson né Gar Forman sarebbero a rischio. Il figlio dello storico proprietario Jerry ha dichiarato che i due sono confermati anche per la prossima stagione.

 

Reinsdorf smentisce tutto, Paxson e Forman ai Bulls anche il prossimo anno

 

Assolutamente non sono in dubbio. Crediamo nel loro lavoro e crediamo nel progetto che abbiamo in atto. So che nell’ultima sessione di mercato alcuni fan e, alcuni social media, hanno criticato il loro operato. E ciò mi lascia un po’ perplesso. Ma quel che più non capisco è perché non si parla mai di loro individualmente, ma solo come se fossero una sola persona. Vengono addirittura definiti “GarPax”. Però loro hanno compiti e responsabilità diverse. Capita spesso che lavorino insieme, ma non tutto ciò che fanno è opera di entrambi”

– Michael Reinsdorf su Paxson e Forman –

 

Così il “patron” dei Chicago Bulls che ha continuato dicendo:” A inizio anno ho detto che se mai avessimo avuto la sensazione di non essere nella giusta direzione, ci sarebbero potuti essere dei cambiamenti. Ma siamo assolutamente sulla strada da noi scelta. Quindi nessuno ne se andrà da qui. Attualmente abbiamo la massima fiducia in entrambi”.

 

 

Reinsdorf ha fatto notare che questa è solo la seconda stagione della ricostruzione dei Bulls. Nonostante ciò, la sua squadra è già a buon punto per tornare ad essere competitiva. Questo solo grazie al lavoro svolto da entrambi il GM e vicepresidente della squadra. I due, negli ultimi anni, hanno fatto arrivare a Chicago giovani del calibro di Zach LaVine, Lauri Markkanen e Wendell Carter. Il numero 1 della società di Chicago ha paragonato i Bulls ai Sacramento Kings (per livello di ricostruzione) e ha espresso ottimismo sul fatto la franchigia della città del vento possa fare un gran passo avanti nella prossima stagione.

 

Reinsdorf su Paxson e Forman, ecco il perché della riconferma

 

Per Forman è anche arrivata una nota di merito da parte del presidente dei Bulls. Il GM dei tori è stato infatti lodato per aver selezionato in passato giocatori come Jimmy Butler, Nikola Mirotic, Taj Gibson e Bobby Portis con chiamate al di fuori della lotteria nel corso degli anni a Chicago. Opera proseguita con la scelta del finlandese Lauri Markkanen, con la chiamata numero 7 al draft NBA 2017.

 

 

Se oggi riguardiamo il draft del 2017 Lauri potrebbe anche essere la scelta n. 1. Sicuro in top 3ha dichiarato il proprietario dei Bulls. “Potresti mettere davanti a Markkanen solo Jayson Tatum o Donovan Mitchell. Ma Lauri potrebbe non sfigurerebbe neanche davanti a loro. E ricordo che noi lo abbiamo preso con la numero 7. A vederci lungo e fare questa buona chiamata è stato proprio Gar“.

 

Oltre a Paxson e Forman, Reinsdorf conferma anche coach Boylen

 

Michael Reinsdorf ha confermato tutti il pacchetto societario, coach Jim Boylen compreso, nonostante le numerose critiche ricevute. Anzi, dalla parole di Reinsdorf, si evince che tutti e tre torneranno anche il prossimo anno. In chiusura di intervista, il patron dei Bulls ha confermato le recenti parole di Paxson su Boylen.

 

Nulla è cambiato da ciò che ha detto John. Sono molto contento del lavoro che Jim ha fatto. Fa quello che dice e mi piace come lo fa

Trae Young espulso nella rivincita Hawks contro i Chicago Bulls: “Sorpreso, non ho detto nulla a Dunn”

Le partite tra Atlanta Hawks e Chicago Bulls non possono essere considerate partite normali. 24 ore dopo la maratona da 329 punti complessivi e ben quattro overtime, Bulls e Hawks sono tornate in campo allo United Center di Chicago per “gara 2”, partita che è valsa a Trae Young la prima espulsione in carriera.

 

Durante il terzo quarto della sfida di Chicago, il rookie degli Atlanta Hawks si è visto assegnare il secondo fallo tecnico della partita per un gesto considerato “intimidatorio” nei confronti della point-guard dei Bulls Kris Dunn.

 

 

Dopo un canestro da tre punti da oltre otto metri di distanza che aveva dato il +16 ai suoi Hawks (78-62), Young si porta le mani ai fianchi puntando lo sguardo verso Dunn per alcuni secondi. Un gesto di sfida non gradito, che causa per il prodotto dell’università di Oklahoma il secondo fallo tecnico e la conseguente espulsione.

 

Trae Young sulla sua esplulsione: “Sorpreso, stavo guardando il pubblico…”

 

Il fischio arbitrale lascia interdetto Trae Young, che dopo la gara ricostruisce l’accaduto:

 

Io gioco sempre con grande intensità e grande energia, cerco sempre di dare il massimo e di divertirmi. Dopo il tiro ho semplicemente guardato per qualche secondo l’arena attorno a me (…) non ho detto niente (a Kris Dunn, ndr), sono rimasto sorpreso, forse era dovuto a qualcosa che era accaduto nella partita precedente, non saprei (…) prima d’oggi ero stato espulso solo una volta al liceo, non ricordo nemmeno per cosa

 

– Trae Young sulla sua espulsione –

 

Mark Ayotte, l’arbitro autore del fischio, ha così spiegato la sua decisione nel post-gara: “Il gesto (di Young, ndr) era rivolto ad un singolo avversario, gesto punibile con un fallo tecnico per ‘taunting’ (intimidazione, ndr)”.

 

 

Singolare il commento di Reggie Miller, ex grande giocatore NBA ed oggi commentatore per TNT: “Cosa è successo al mio amato Gioco? Non c’era alcun motivo per fischiare un fallo tecnico a Trae Young, se ai miei tempi il metro arbitrale fosse stato questo, sarei finito in mezzo a una strada in due anni

 

Gli Atlanta Hawks (22-42) si sono imposti per 123-118, grazie ai 28 punti e 5 rimbalzi di Alex Len, alle 21 triple mandate a bersaglio, su 42 tentativi, ed agli 11 punti in 19 minuti del rookie B.J. Johnson da Syracuse, approdato ad Atlanta con un contratto decadale.