Doc Rivers: “Beverley? Ci sono stati problemi ad inizio anno”

Patrick Beverley

L’allenatore dei Los Angeles Clippers Doc Rivers ha ammesso che ci sono stati problemi con la firma di Patrick Beverley all’inizio della stagione, secondo quanto riportato da Andrew Greif del Los Angeles Times. “All’inizio dell’anno abbiamo faticato con Pat”, ha detto Rivers, “perché stava temporeggiando nel firmare”. Dopo il rinnovo invece, Beverley ha guidato i suoi Clippers fino ad una inaspettata qualificazione ai playoffs, con un record stagionale di 48-34.

I losangelini sono impegnati contro i Golden State Warriors nel primo turno di playoffs, una sfida rivelatasi più ostica del previsto per gli uomini di Steve Kerr.

Gara-1 ha visto già un dominio largo degli Warriors, grazie ad uno Steph Curry devastante. In gara però 2 tutto è mutato: i Clippers sono riusciti a riaprire la serie con una clamorosa vittoria in rimonta.

E’ stata una stagione ben al di sopra delle aspettative per i Clippers, che sono in rifondazione, soprattutto dopo gli addii degli ultimi due anni di Chris Paul, Blake Griffin, DeAndre Jordan e J.J. Redick.

Danilo Gallinari, Montrezl Harrell e Lou Williams hanno trascinato la squadra ai playoffs a suon di ottime prestazioni, soprattutto dopo l’All-Star game. L’arrivo del promettente Ivica Zubac nel ruolo di centro e la conferma del giocatore italiano hanno creato delle solide basi per il futuro, in attesa dell’estate e di una delle free agency più ricche degli ultimi anni.

In un contesto del genere, il rinnovo di un giocatore come Patrick Beverley, decisivo soprattutto per l’apporto che offre in fase difensiva, è stato un punto fondamentale. In attesa di un ricostruzione da completare, non resta che aspettare la crescita delle giovani stelle nascenti in casa Clippers.

Tobias Harris-76ers il matrimonio giusto al momento giusto

Tobias Harris-76ers.

Tobias Harris-76ers... chi vince la trade andata in scena prima della deadline con i Los Angeles Clippers? La sessione di mercato NBA del 2019 verrà ricordata come una delle più movimentate dell’ultimo decennio infatti, abbiamo già assistito al cambio di maglia di un giocatore del calibro di Porzingis, passato dai Knicks ai Mavericks, alla richiesta di trade da parte di Anthony Davis e last but not least, come si direbbe dall’altra parte dell’oceano, allo scambio che manderà a Philadelphia Tobias Harris, Boban Marjanovic e Mike Scott in cambio di Landry Shamet, Wilson Chandler, Mike Muscala, 2 scelte future al primo giro ( 2020 via 76ers e 2021 via Miami Heat) e 2 scelte al secondo giro ( 2021 e 2023) ai Los Angeles Clippers. In questo articolo, si analizzerà inizialmente ogni asset facente parte di questo accordo e successivamente, dopo aver delineato le situazioni delle due franchigie alla luce di questa trade, cercheremo di trarre delle conclusioni specificando chi, a mio modesto parere, ha avuto i maggiori benefici dallo scambio.

God does not give us overcoming life. He gives us life as we overcome. #33 #TTP

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Tobias Harris-76ers: che innesto è il ragazzo ex Clippers?

 

I 76ers, con l’innesto di un’ala come Tobias Harris saranno in grado di schierare un quintetto da paura composto da: Simmons, Redick, Butler, Harris ed Embiid. Per quanto riguarda invece la panchina, coach Brett Brown grazie a Mike Scott, stretch four con molti punti nelle mani, e Boban Marjanovic, centro di “soli” 222 cm (!!), potrà vantare una bench unit più completa rispetto a prima che, con le consolidate presenze di McConnell,Bolden,Korkmaz e Amir Johnson oltre al fantasma di Zhaire Smith, ed il nuovo arrivato Simmons con l’ex Rockets James Ennis, sarà in grado di dare un apporto migliore.

 

Questa mossa ci fa capire la mentalità dei Sixers che, integrano ai loro Big 3 un altro giocatore che secondo il parere generale avrebbe meritato la presenza all’All Star Game di Charlotte. Prima di essere scambiato, Harris stava viaggiando con una true shooting percentage intorno al 60%, questo tipo di dato, che sta diventando uno dei più analizzati e rilevanti per gli scout, tiene conto delle percentuali di un giocatore sia per quanto riguarda il tiro da 3, il tiro da 2 ed i tiri liberi, attribuendo ovviamente maggior importanza al tiro dalla lunga distanza. Per dare un termine di paragone, possiamo confrontare le statistiche del prodotto dell’University of Tennessee con quelle registrate da LeBron James nella sua miglior annata statistica con la casacca dei Miami Heat, dal momento che The King aveva una true shooting percentage intorno al 65%, testimoniando come l’annata di Tobias sia one to remember, altro termine preso in prestito dal gergo americano. Dal punto di vista contrattuale invece, Phila scambia dei contratti in scadenza come quelli di Chandler e Muscala e si priva di un sostanziale minimo salariale di Shamet acquisendone altri 3 che termineranno quest’estate, inoltre la dirigenza 76ers da quanto trapela, ha intenzione di rifirmare sia Butler che Tobias, in modo da avere 4 giocatori di riferimento per i prossimi anni.

 

Passando alla squadra angelena invece, bisogna notare come il GM Jerry West non sia mai banale nei suoi movimenti, anche perchè nell’anno e mezzo in cui ha avuto il controllo delle operazioni di mercato dei Clippers si è “liberato” di giocatori come Griffin, DeAndre Jordan e lo stesso Tobias Harris, senza dimenticare Chris Paul. Ancora una volta mr. The Logo ( soprannome di West dal momento che è sua la sagoma raffigurata nel logo dell’NBA), ha compiuto una mossa scaltra, poichè se è vero che i Clippers si stanno preparando ad una free agency 2019 scintillante, il povero Harris non sarebbe stato rifirmato alle cifre da lui richieste e , pur di perderlo a zero, Los Angeles si è assicurata un buon giovane quale Shamet e ben 4 scelte future che non fanno mai male.

 

La chiave di lettura secondo me è la seguente: i 76ers si assicurano un ottimo giocatore integrandolo ad una squadra già ben strutturata che , una volta rifirmato, entrerà a far parte definitivamente del Process di Philadelphia, dall’altra parte i Clippers si privano a malincuore di quello che stava mostrando a tutti gli effetti di essere il loro miglior giocatore, col solo obbiettivo di liberare ulteriore spazio salariale in modo da poter provare a firmare stelle del calibro di Leonard, Durant e compagnia ed ottengono scelte ottime per provare anche qualche trade interessante in estate. Niente male

 

Se volessimo cercare a tutti i costi una vincitrice, pesando lo scambio pound per pound (prometto che è l’ultima espressione presa dal vocabolario a stelle e strisce), alla luice del fatto che con tutta probabilità i Sixers estenderanno il contartto di Harris è palese che ne traggano loro i  maggiori vantaggi, però è anche vero che i Clippers non potranno essere definiti quali perdenti della trade qualora riuscissero ad accaparrarsi le prestazioni di Leonard piuttosto che di Thompson o altri giocatori di quello spessore.

 

Non ci resta che aspettare il 1 luglio 2019 per vedere come si svilupperà questa vicenda e, in attesa di quella data, godiamoci lo spettacolo che l’NBA è in grado di offrirci ogni giorno

Clippers, da Dallas arriva Johnathan Motley, andrà in D-League

Los Angeles Clippers-Johnathan Motley

Los Angeles Clippers-Johnathan Motley, ecco i dettagli dello scambio. I Los Angeles Clippers acquisiscono l’ala forte Johnathan Motley in uno scambio che coinvolge tre giocatori. Motley, undrafted nel 2017 in uscita da Baylor, lascia i Dallas Mavericks per accasarsi a Los Angeles. In cambio, i Clippers spediscono a Dallas i diritti dell’ex Cantù ed Avellino Maarty Leunen, e 50.000 dollari di “cash considerations”.

Il terzo giocatore coinvolto nella trade è il lituano Reinaldas Seibutis, ex Olympiakos e Zalgris Kaunas, i cui diritti erano detenuti dai Mavericks.

Come riportato da Brad Turner del Los Angeles Times, Johnathan Motely firmerà coi Clippers un two-way contract, e giocherà nella prossima stagione in D-League, negli Agua Caliente Clippers (squadra satellite dei LA Clippers).

Los Angeles Clippers-Johnathan Motley: chi è il ragazzo? 

Motley, 23 anni, All-American nel 2017 con la maglia della Baylor University, è apparso in sole 11 partite a Dallas nella stagione 2017\18, mettendosi però in evidenza con una media di 8,7 punti 4,5 rimbalzi a partita in appena 16 minuti d’impiego.

I Clippers, che hanno ora tre giocatori sotto contratto con un two-way contract (Motley, Ty Wallace e Angel Delgado), dovranno per le regole NBA rilasciare uno di questi tre giocatori. Secondo Jovan Buha di Theathletic.com, la scelta ricadrebbe su Wallace, protagonista l’anno scorso di un’ottima stagione per coach Doc Rivers.

Doc Rivers-arbitraggio: “Noi subivamo i falli e loro tiravano i liberi”

Gilgeous-Alexander

Il coach dei Los Angeles Clippers, Doc Rivers, si è detto imbufalito dopo l’arbitraggio del match perso, 101 a 96, contro gli Houston Rockets.

Il KO contro i texani ha interrotto la serie di tre vittorie consecutive, rimandando di fatto i Clippers nuovamente al 9° posto nella Western Conference.

Doc Rivers-arbitraggio: le parole del coach

“Non parlo quasi mai di arbitri ma questa volta è giusto farlo. Hanno tirato 41 triple e noi 18; abbiamo fatto il doppio dei punti nel pitturato ma loro hanno tirato 24 liberi e noi 8. E’ uno scherzo. Completamente uno scherzo”, le prime parole di Doc Rivers sull’arbitraggio. Il coach dei Clippers ha poi continuato, parlando di alcuni contatti secondo lui da punire: “I miei giocatori hanno fatto penetrazioni e sono stati colpiti. Lou (Williams) nel finale è stato quasi ammazzato e non ha ottenuto un fallo. Austin (Rivers) è stato colpito e non è andato in lunetta. DeAndre (Jordan) è stato colpito alla schiena. I miei giocatori ci mettono sempre il cuore e non mi sono mai lamentato degli arbitri in stagione. Ma loro che hanno tirato cosi tanti liberi quando siamo stati noi quelli che abbiamo attaccato il ferro non ha davvero senso. Ma è andata cosi. Dobbiamo guardare avanti”.

 

Gallinari-infortunio: frattura alla mano per l’azzurro

Danilo Gallinari

Gallinari-infortunio è il tema principale che tiene banco in casa Clippers. La risonanza magnetica, a cui si è sottoposto il giocatore italiano, ha infatti evidenziato una frattura composta della mano destra che non era stata rilevata precedentemente.

Sorprende come, dopo 9 giorni dall’infortunio occorso contro Golden State, soltanto in queste ore è arrivato questo responso visto che ne a Oakland ne a Phoenix le radiografie avevano evidenziato nessun tipo di frattura. Diverso, invece, il responso avuto dopo gli accertamenti a Los Angeles.

Gallinari-infortunio: i tempi di recupero

Danilo Gallinari dovrà rimanere fuori almeno due settimane prima di essere nuovamente rivisitato ed a questo punto la sua stagione potrebbe anche essere finita qui, specialmente se i suoi Clippers non dovessero riuscire a centrare i play-off. Al momento c’è soltanto una vittoria di distanza dall’ottavo posto occupato da Denver, quando mancano circa 20 partite al termine.

Coach Doc Rivers ha commentato brevemente questo ennesimo problema fisico: “Gallo non tornerà presto, ma sono convinto che tornerà”, cercando di essere positivo in una stagione in cui, per i vari infortuni, ha dovuto utilizzare ben 29 quintetti titolari differenti. Continuano dunque i problemi fisici per l’azzurro che ha saltato circa il 40% delle partite in questa stagione.

 

“Tutti i team oltre i Warriors sono solo rumore”, parola di Doc Rivers

Doc Rivers, head coach dei Clippers

L’head coach dei Clippers, Doc Rivers, dovrà affrontare probabilmente qualche problema in più, nel corso della prossima stagione. Questo principalmente per la partenza, direzione Houston, della sua stella più brillante: Chris Paul. Come lui, però, anche tutte le altre squadre dovranno provare di essere all’altezza, cosa decisamente più facile a dirsi che a farsi.

Dimostrarsi competitivi ad Ovest contro quella corazzata chiamata Golden State Warriors è senza dubbio impresa proibitiva, per chiunque.

Le parole di Doc Rivers:

Parlando dei suoi ragazzi e della situazione generale con Marc J. Spers di ” The Undefeated”, Rivers dice:

Non mi interessa se secondo l’opinione generale il nostro valore è diminuito. Coloro che tutti dovrebbero guardare e puntare sono i Warriors, tutti gli altri sono solo “rumore”, parole al vento chi dovrà dimostrare di poter battere quei ragazzi.

Green, Thompson, Durant, Curry
Green, Thompson, Durant, Curry – 4 simboli dei campioni in carica

Proprio la squadra di LA è stata una delle vittime predilette dei campioni in carica, e questo in tutti gli ultimi anni, vincendo solo una delle ultime 12 sfide di Regular Season. Risultato amaro, senza dubbio.

Ora, però, Rivers avrà il suo da fare. In particolare per ricostruire un buon amalgama di squadra, inserendo al meglio tutti i nuovi innesti.

Siamo una buona squadra, abbiamo ben dieci nuovi giocatori, quindi.. Chi lo sa? Così, a freddo, mi piace come ci presentiamo. Il prossimo passo sarà scendere su quel parquet e vedere cosa possiamo fare

Queste le altre parole di Rivers al giornalista.

Quel che è certo è che sarà impresa non da poco, per tutti, riuscire a competere con Durant e compagni. Quello che è altrettanto sicuro è che sale la curiosità di tifosi e addetti ai lavori di vedere questi “Clippers 2.0” all’opera, con tutti i nuovi acquisti e (chissà) un’altra mentalità.

 

 

From The Corner #16: Teodosic sbarca nella NBA

Da ottimi fruitori cestistici, altresì vista la sede direi “appassionati”, non possiamo non rimanere sbalorditi dalle gesta mirabolanti del campionato di Eurolega. Una competizione che è cresciuta molto nell’ultimo periodo, nonostante la nuova arringa della Champions League di basket, per ora alquanto bistrattata. Tra gli interpreti che più di tutti abbiamo imparato ad apprezzare, c’è lui, l’eterno secondo, quel Milos Teodosic che con la palla in mano è come Jimi la chitarra in mano: FA-VO-LO-SO.

Milos Teodosic.

Non scherziamo, ad oggi il miglior interprete del pick & roll in tutta Europa.
Esteta del gioco dalla visione periferica spaziale. Faccia da pusher alla stazione Santa Maria Novella di Firenze, mani da liutaio, mente veloce e coordinazione occhio-mano senza uguali nel Vecchio Continente cestistico.
Dopo gli anni dell’Olympiakos incappa nella crisi economica greca ed è costretto ad emigrare in Russia,precisamente a Mosca, sponda e cultura CSKA. Già MVP dell’Eurolega nel 2010, anno in cui abbinò anche il titolo di miglior giocatore FIBA, è riuscito a condurre alla vittoria della massima competizione cestistica europea il suo CSKA nella stagione 2015/2016, battendo in finale il Fenerbache di Gigi Datome, al termine di un incontro meraviglioso finito solo dopo un tempo supplementare.

Ora però le strade tra Teodosic ed il CSKA si devono dividere ed il trentenne di Valjevo, piccola cittadina nella Serbia centrale a non più di 90 km da Belgrado, ha deciso che la prossima fermata del suo train de vie sarà Los Angeles, da quei Gringos che dicono di giocare tanto bene a basket (ed in realtà ci ha anche perso in finale Mondiali 2014 con la sua Serbia), ma che magari due cosine gliele può ancora spiegare. Alla maggior parte dei playmaker soprattutto. Il contratto firmato con i Clippers gli permetterà di intascare 12 milioni e 300 mila dollari in due anni. Poi si vedrà se continuare nella terra dei liberi e dei coraggiosi o tornare al Vecchio Continente. Ovvio, dal punto di vista fisico ci sono dei grossi limiti che vanno limati, dovrà contare sui molti aiuti al ferro di DeAndre Jordan. Ma vuoi mettere lui e Blake in campo aperto? O lui e DeAndre in pick & roll alto? Altra materia da romanzo.

I Clippers si assicurano Gallinari: colpo di mercato o mossa azzardata?

Danilo Gallinari Denver Nuggets vs Boston Celtics

I Los Angeles Clippers dopo aver perso Chris Paul, finito a Houston,(per il quale tra l’altro hanno ottenuto il massimo vista la situazione) si sono trovati di fronte ad un bivio: avviare una vera e propria rebuilding oppure cercare di formare un roster ugualmente competitivo per i playoff anche senza quello che è stato il leader emotivo e tecnico degli ultimi sei anni. Evidentemente ha prevalso la seconda ipotesi, infatti i Clippers hanno prima firmato Blake Griffin (anche lui free agent) con un quinquennale al massimo salariale da 173 milioni complessivi e poi hanno proposto un triennale da 65 milioni complessivi a Danilo Gallinari (arrivato poi via sign and trade a 3 squadre) che ha così deciso di sposare la causa dei californiani. Si tratta della mossa giusta da parte della dirigenza dei biancorossi? Analizziamo pro e contro.

Danilo Gallinari
Danilo Gallinari.

Danilo Gallinari è certamente un giocatore che può risultare molto utile ai Clippers per svariati motivi: è versatile,buon tiratore,discreto rimbalzista,onesto difensore oltre ad essere un realizzatore sicuramente sopra la media. Nell’ultima stagione il Gallo ha viaggiato a 18.2 punti e 5.2 rimbalzi a partita, con il 44.7% dal campo complessivo ed un significativo 38.9% da dietro l’arco. Inoltre Danilo è un formidabile tiratore di liberi (oltre il 90%) e questo ad una squadra che è finita 26esima per percentuale dalla lunetta nella graduatoria può solo giovare. Con DeAndre Jordan e Blake Griffin va a formare sicuramente un frontcourt di tutto rispetto,aggiungendo fisicità e tecnica ad un reparto già solido: le sue caratteristiche infatti si sposano bene con la coppia di lunghi. Doc Rivers potrà utilizzarlo da power forward in modo da aprire il campo, sia in coppia con Jordan che con Griffin in posizione di 5 (in un ipotetico small ball) Dal punto di vista difensivo può aggiungere ulteriore presenza in area e protezione del ferro. C’è poi da aggiungere che il Gallo ha già diversi anni di esperienza NBA alle spalle e potrebbe essere pronto per fare il salto di qualità personale tanto auspicato.

C’è da dire che Gallinari non è una garanzia dal punto vista fisico, visti i tanti infortuni che gli hanno fatto saltare parecchie partite (quest’anno ne ha giocate 63). Tale aspetto,aggiunto alla precaria condizione fisica di Blake Griffin (che è appunto infortunato e probabilmente ne avrà fino a dicembre), può rivelarsi un problema non di poco conto.

 

Ma il dubbio più grande è quello che riguarda la strategia della dirigenza dei losangelini: con la partenza di Chris Paul si è chiuso un capitolo importante della storia dei Clippers, che negli ultimi anni hanno sempre dato l’idea di poter finalmente fare il salto di qualità per competere per l’anello ma che poi in realtà non sono mai riusciti a concretizzare. Un po’ per colpa loro e un po’ per lo zampino del fato, che si è divertito privandoli in più occasioni dei propri migliori giocatori durante i playoff degli ultimi anni. Sfruttando la contemporanea free agency anche di Blake Griffin si poteva dare il via ad una rebuilding generale e ripartire da zero. Invece si è scelta una strada diversa, quella di tentare di allestire un roster importante e comunque in grado di lottare per accedere alla postseason. Il rischio però è quello di rimanere una franchigia incompiuta poiché la concorrenza ad ovest è paurosa: ci sono i Warriors freschi campioni NBA che hanno riconfermato i big four, ci sono i Rockets che proprio con l’acquisizione di Paul si candidano ad essere protagonisti nella prossima stagione, poi ci sono gli eterni Spurs, i Thunder che hanno appena preso Paul George etc.. Il rischio reale è quindi quello di avere il salary cap ingolfato per i prossimi anni avendo una squadra che non è in grado di competere con le superpotenze della lega e ritrovandosi quindi a vagare in una sorta di limbo. I playoff non sono una chimera, ma nel 2018 ci sarà da faticare.

Ovviamente, come sempre, sarà il campo a dare i giudizi finali ed insindacabili. Tutto può accadere.

Cinque squadre, Cinque Quintetti All-time: Pacific Division

Come sarebbe la pallacanestro odierna se Kobe Bryant e Magic Johnson avessero giocato insieme? E se Derrick Rose e Michael Jordan avessero calcato insieme il parquet?

Ogni settimana tratteremo una Division. Comporremo il quintetto di ognuna di queste squadre con un giocatore per ogni ruolo ed un Sixth man, rispettando questi standard:
– Deve aver giocato almeno due stagioni con quel team
-La scelta sarà fatta sommando le statistiche personali, i risultati di squadra e l’ importanza ricoperta dal giocatore all’ interno del team, dei fans e della città.
– La lineup sarà costruita secondo la linea di pensiero della “All-Nba”.
– Non saranno fatte distinzioni tra le posizioni separate nei ruoli di guardia e ala e la squadra sarà costruita solo sulla base di attente considerazioni di merito individuale.

Partiamo da Ovest con la Pacific Division:

Los Angeles Clippers

Centro: Bob McAdoo
McAdoo viene scelto dai Buffalo Braves nel draft del 1972, viene subito eletto rookie dell’ anno, l’ anno seguente verrà selezionato per l’ All Star Game, evento a cui partecipò per un totale di 5 volte. Vinse il titolo di MVP della lega nel 1975. Nonostante Bob McAdoo sia l’unico MVP della NBA a non essere stato incluso nella lista dei migliori 50 giocatori dei primi 50 anni della lega, stilata nel 1996, i suoi riconoscimenti, i suoi lunghi anni di militanza fra NBA ed Italia, il suo talento offensivo e la massiccia presenza a rimbalzo gli assicurano, gli assicurano un posto nella Naismith Hall Of Fame nel 2000.
In 13 anni di attività nella NBA ha giocato 852 partite con una media di 22,1 punti, 9,4 rimbalzi, 2,3 assist e 1,1 stoppate a partita. Nella sua esperienza in Italia McAdoo ha vinto il campionato italiano nel 1987 e nel 1989 e, sempre nel 1987, ha raggiunto il traguardo del “Grande Slam”  ( con Scudetto, Coppa dei Campioni, Coppa Italia e Coppa Intercontinentale).
Nel 1978 i Braves da Buffalo si spostano a San Diego,  dove presero il nome di San Diego Clippers, per poi spostarsi di nuovo e definitivamente a Los Angeles nel 1984 diventando i Los Angeles Clippers che tutti oggi conosciamo

Ala : Blake Griffin
Blake Griffin viene scelto dai Clippers con la prima scelta assoluta al Draft 2009. Giocatore fisico ed atletico, è dotato anche di una buona tecnica di passaggio ed un discreto jumper dalla media. Fin dalla sua stagione da Sophomore ad Oklahoma State ha dimostrato una forte propensione alle doppie doppie, confermata poi nelle stagioni in NBA.
I primi anni nella lega sono segnati da vari infortuni importanti, ma porta comunque a casa il titolo di Rookie of the Year e uno Slam Dunk Contest, nel 2011, con una schiacciata saltando sopra ad una Kia, che rimarrà nella storia. Con l’ arrivo nel 2013 di Doc Rivers, Griffin si carica sulle spalle la squadra e, affiancando la leadership di Chris Paul, arriva con i suoi Clippers nelle zone nobili della classifica, pur non riuscendo ancora a scollarsi di dosso quella fastidiosa etichetta di squadra sempre valida ma mai vincente.
Oltre al titolo di Roy e allo Slam Dunk Trophy, Blake Griffin può vantare 4 convocazioni agli All Star Games, oltre che numerosi riconoscimenti a livello collegiale.

Ala: Elton Brand
Ebbe il merito di stabilizzare una franchigia che in quel periodo vagava tentoni in una lega di squali, appoggiando le proprie esili speranze su un non proprio brillantissimo Darius Miles e su una delle peggiori prime scelte al Draft di sempre, vale a dire Michael Olowokandi.
Scelto alla prima assoluta dai Bulls che sembravano intenzionati a costruire su di lui una nuova dinastia, vinse il Rookie Of the Year a pari merito con Steve Francis, prima di essere ceduto in estate proprio ai Clippers.
Tecnicamente stiamo parlando di un ottimo rimbalzista, specialmente sotto il canestro avversario, anche se non particolarmente esplosivo atleticamente, ma con una buona selezione e varietà di movimenti in post e con una buona presenza difensiva. Tutte doti, queste, che gli permisero nel 2005/2006 di giocare la sua migliore stagione con cifre che lo introdussero nel discorso MVP: 24,7 punti, 10 rimbalzi e 2,54 stoppate di media. I Clippers tornano a vedere i playoff.
Nella carriera di Brand, oltre al ROY figurano anche un titolo NCAA vinto con i suoi Duke Blue Devils, due convocazioni agli All Star Games e due convocazioni ai mondiali con la nazionale che gli valsero anche un bronzo nel 2006

Guardia: Randy Smith
Oltre ad essere un ottimo giocatore di calcio al College, Randy Smith fu il detentore dell’ Iron Man Record, ovvero il record per il maggior numero di partite giocate consecutivamente con 906 presenze consecutive (record ora appartenente ad A.C. Green che dal 1986 al suo ritiro nel 2001 giocò in ogni gara). Fu uno di quelli che al seguito di “Doctor J” rivoluzionò lo stile di gioco fra la fine degli anni ’70 e l’ inizio degli ’80.
Due volte convocato per l’ All Star Game, nel 1978 vinse anche l’ MVP.
Giocò 7 anni con i Buffalo Braves ed ancora uno quando la franchigia si trasferì a San Diego prendendo il nome di Clippers.

Guardia: Chris Paul
L’ arrivo di una delle migliori guardie della lega portò un pò di credibilità ai Clippers durante la disastrosa era Sterling. Paul è la più grande Point Guard arrivata a Los Angeles dai tempi di Magic Johnson e probabilmente è il miglior Playmaker vecchio stampo di questa era. In un momento storico in cui la posizione di Point Guard è sempre più associata al numero di punti messi a referto, Paul si differenzia rimanendo un solido costruttore di gioco, un ottimo passatore ed un accanito difensore. Annovera fra i suoi riconoscimenti un Rookie Of the Year, 9 convocazioni agli All Star Games, di cui fu MVP nel 2013,  4 volte miglior assist-man e 6 volte migliore nelle palle rubate. Ha anche vinto due medaglie d’ oro ed un bronzo con la nazionale statunitense.

Sixth Man: Jamal Crawford
La sua carriera o ha portato a girare l’ america trovando casa in diverse franchigie, da qualche anno sembra essersi stabilito a Los Angeles.
Giocatore imprevedibile (non sempre nel senso migliore) ma grande scorer dalla panca, Crawford è uno dei soli quattro giocatori nella storia della NBA (gli altri sono Wilt Chamberlain, Bernard King e Moses Malone) ad aver segnato 50 o più punti in una partita con tre squadre diverse. Nel gennaio 2015 raggiunge il 9º posto nella classifica all time come tiri da 3 punti realizzati superando Peja Stojaković. Crawford è l’unico giocatore nella storia della NBA ad aver vinto per tre volte il premio di miglior sesto uomo dell’anno.

Los Angeles Clippers
Los Angeles Clippers quintetti All-time

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Anthony deciderà la futura squadra pensando principalmente alla sua famiglia

Carmelo Anthony-mercato-punta-dito

Carmelo Anthony e il suo futuro: é ormai questo il tema principale dalle parti del Madison Square Garden. Dopo un buon inizio di stagione, i Knicks si sono spenti piano piano, ed ora hanno un record di 21-29; quella che doveva essere una squadra quasi facilmente da PO si ritrova all’undicesimo posto a Est e nelle ultime 21 partite è 5-16.

 

Le destinazioni tentate

Come anticipato, da qualche settimana si parla costantemente del futuro di Melo e di come i Knicks stanno cercando in tutti i modi di scambiarlo per rifondare la squadra. Finora Phil Jackson non è riuscito a trovare la soluzione al “Problema Anthony“, visto che Boston si è detta non interessata e Cleveland ha rifiutato lo scambio per Kevin Love. Si è parlato anche dei Clippers, ma anche qui non trapela molto ottimismo. Situazione in stallo.

Situazione sempre più calda per l’uomo simbolo di NY

 

Da parte sua, il numero 7 di NY (che viaggia con 23 punti e 6 rimbalzi di media) cerca di mostrarsi tranquillo, anche se giocare al Garden è diventato difficile per le numerose critiche che il pubblico dei Knicks gli riserva ogni volta, ormai quasi sistematicamente.

 

La decisione verrà presa insieme alla famiglia

In una recente dichiarazione, Anthony non ha chiuso all’idea di un possibile scambio, chiarendo però che si muoverà solo se sarà vantaggioso per la sua famiglia. Nonostante ormai la sua carriera gli imponga di andare in una squadra che lotta per il titolo (compirà 33 anni il prossimo 29 maggio), Anthony conosce bene le opportunità che una città come la Grande Mela può dare. Nello specifico, ha spiegato:

Mio figlio è in una età in cui sta avendo l’opportunità di capire cosa significhi vivere a New York, avere una casa e degli amici qui. Mia moglie (La La) lavora qui e ha tante opportunità. Alla fine, sarò io a prendere la decisione, ma penso alle conseguenze che questa potrebbe avere per la mia famiglia.”

Allo stesso tempo, sul possibile scambio, ha dichiarato: “Non ho ancora parlato con nessuno“.

Situazione tutta in divenire insomma, ma con la certezza che il futuro di Melo sia più che mai in bilico.

Way too early Power Rankings

La prima settimana di basket NBA è terminata, e come sempre c’è chi è partito subito forte e chi è ancora in ciabatte e accappatoio a prendere il caffé (vero Diaw?).
La maggior parte dei team ha giocato solamente un paio di partite, ma se la stagione regolare finisse oggi chi avrebbe maggiori chance per vincere l’anello e chi guarderebbe i Playoffs dal divano della sua “modesta” dimora? Preparatevi alle overreaction più assurde e alle previsioni più coraggiose (e senza senso) che possiate trovare, inizia il Power Rankings delle 30 squadre Nba.

30. Washington Wizards

110.1 di defensive rating. 95.3 di offensive rating. Voto totale: S.V.

TORONTO, ON - FEBRUARY 13: Aaron Gordon of the Orlando Magic dunks over Stuff the Orlando Magic mascot in the Verizon Slam Dunk Contest during NBA All-Star Weekend 2016 at Air Canada Centre on February 13, 2016 in Toronto, Canada. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and/or using this Photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. (Photo by Elsa/Getty Images)
chi dimentica è complice

29. Orlando Magic

Tutto il resto della lega punta sulla “small ball” e sul tiro da 3, Orlando gioca con tre lunghi in campo contemporaneamente. Risultato? 3 sconfitte pesanti in altrettante partite e una difesa pessima, che non riesce nemmeno a proteggere il canestro (55 punti nel pitturato subiti a partita, secondi solo ai Lakers), e un net rating a dir poco impietoso, che recita -14.2. Voto 0 per aver spostato Aaron Gordon, unica nota lieta di questo inizio di stagione, ad ala piccola e voto 9 per la simpatica mascotte Stuff.
Voto totale: 4.5

28. New Orleans Pelicans

Mentre tutti sono intenti a discutere sul fatto che Davis abbia bisogno di una squadra, nessuno si concentra sulla vera domanda che ognuno dovrebbe porsi: ma chi cavolo è Tim Frazier? Il buon Anthony, complici l’infortunio di Evans e i problemi famigliari di Holiday (a proposito, un “in bocca al lupo” alla moglie, a cui è stato rimosso un tumore cerebrale), è rimasto solo a predicare nella palud… Ehm nel deserto. Non mi sorprenderei se a metà novembre NOLA si ritrovasse 1-11 come lo scorso anno, con un’ altra stagione del lungo ex Kentucky “sprecata”. Voto totale: 4.5

27. Dallas Mavericks

Più che una squadra i Mavs sembrano un reparto geriatrico e, eccezion fatta per un Barnes in gran spolvero, i risultati si sono visti sul campo. 3 sconfitte consecutive, di cui 2 contro i Rockets che andavano al doppio della velocità. Fortunatamente per la franchigia texana Rick Carlisle è un genio e porterebbe la squadra ai playoff anche se fosse composta da 10 dodicenni cinesi, ma se non si accorgerà presto che Dirk e Bogut in regular season non possono giocare in campo contemporaneamente per più di 2 minuti la stagione non sarà proprio rose e fiori. Voto totale: 5

26. Minnesota Timberwolves

“Talenti sprecati” “Lavine sa solo schiacciare” “Rubio non farebbe il titolare neanche nella squadra del mio oratorio”. Sì, e io sono Zach Lowe. Forse le previsioni di inizio stagione erano un po’ troppo gonfiate dal hype che si è venuto a creare attorno alla squadra, ma bisogna ricordarsi che sono giovanissimi e hanno appena cambiato allenatore. Voto 8 per essere sopravvissuti alla preparazione di Tom Thibodeau, temuta pure dai marines, che sommato al 2, come il numero di sconfitte in altrettante partite, ci da il voto medio totale: 5+, con il “più” di incoraggiamento.

bledsoe
bene ma non benissimo

25. Phoenix Suns

Forse la migliore tra le squadre che hanno ancora uno 0 nella casellina delle wins, Phoenix paga un calendario sfortunatissimo, che le ha fatto incontrare 2 tra le squadre più forti, OKC e Golden State, e una Sacramento in grande forma nella sua nuova arena.  Purtroppo paga nella mia personale classifica il taglio del buon Archie Goodwin, in favore dei numerosi veterani presenti in squadra che avranno il difficile compito di dare il 5 ai titolari e qualche consiglio sul piano pensionistico più conveniente al GM McDonough, loro coetaneo. Voto totale: 5.5

24. Indiana Pacers

Vittoria all’overtime contro Dallas. Sconfitta contro Brooklyn. Non c’è da aggiungere altro. Voto totale: 5.5
p.s. Myles Turner è illegale in più di 150 paesi.

23. Brook-Lin Nets

Non saranno i più forti, non saranno i più popolari, ma una cosa è certa: hanno le palle. Dati per spacciati già prima dell’inizio di stagione, i Nets hanno mostrato grande tenacia in campo, perdendo due partite di poco e vincendone una contro un’insipida Indiana. Certo, quando il tuo go to guy per la tripla decisiva è Hamilton, un centro che fino all’anno scorso sembrava il fratello “speciale” di Spencer Hawes, ti meriti di perdere e tutti gli insulti ricevuti prima della palla a 2 che ha dato il via alla regular season. Voto totale: 5.5

22. Utah Jazz

Gordon Hayward manca, eccome. Senza l’esterno ex Butler l’attacco dei Jazz è più triste di Andre Drummond quando deve tirare i liberi, ed è ancora più dura vincere quando in difesa non riescono a stare concentrati per più di 2 secondi. A tutto questo si aggiunge Capitan Bobo, maestro di vita ma più che rivedibile in campo. Voto totale: 5.5

21. Miami Heat

La vittoria contro Orlando aveva fatto ben sperare in quel di South Beach, ma i primi Heat post “Big Three” hanno sofferto molto nelle due successive sconfitte contro Charlotte e San Antonio. Probabilmente in attacco farebbero fatica a segnare pure contro delle sedie, ma con il suo mix di giovani e scommesse Miami è sicuramente una delle squadre più interessanti da seguire questa stagione. Voto totale: 5/6 (vedi Timberwolves)

20. Milwaukee Bucks

A Milwaukee sapevano già dal momento in cui si è fatto male Middleton che sarebbe stata una stagione difficile, quindi il record di 1 vinta e 2 perse non è poi così negativo. Anche se per alcuni questo è un anno buttato per i Bucks, sarà importantissimo per la loro crescita: Giannis e Jabari avranno tantissime responsabilità e fino ad ora stanno facendo vedere buone cose sul campo (il pick-and-roll tra loro due, anche se ancora poco utilizzato, è potenzialmente devastante). Monroe c’entra in questa squadra come i cavoli a merenda. Voto totale: 6

19. Los Angeles Lakerlakerss

Lo showtime è tornato a Los Angeles! Purtroppo per i tifosi della prima squadra di L.A. ciò è vero solo per una partita, la vittoria contro i Rockets. Come la franchigia di Houston i giovani Lakers sono interessati alla metà campo difensiva quanto io lo sono degli insetti che abitano le foreste della Papua Nuova Guinea, e a lungo andare lo pagheranno nel corso di questa stagione e delle prossime. Voto totale: 6

18. New York Knicks

Super team? I Knicks al momento non sembrano neanche lontanamente una contender, ma, nonostante ciò, le prime due partite della stagione hanno mostrato alcuni spunti positivi per la franchigia della Grande Mela. PorzinGOD è, insieme a Noah, l’anima della squadra e servirà maggiore continuità da parte sua rispetto a quella dell’anno scorso se vuole portare in alto NYC. Melo piano piano sta diventando un giocatore di squadra, più che il solista degli anni passati. Sarebbero leggermente più in alto nel ranking se non fosse per le dichiarazioni di Derrick Rose, che servono solamente a destabilizzare un ambiente già non facile. Voto 5 a Rose e 7 al taglio di capelli di Kristaps da piccolo. Voto totale: 6

17. Houston Rockets

Non sapranno difendere neanche sotto minaccia, ma i Rockets sanno benissimo come attaccare. Harden da playmaker per ora sembra una scommessa vinta da D’Antoni, e non è poco vista l’indolenza mostrata da James l’anno scorso. A differenza di quanto ci si aspettasse Houston non è tra le primissime per numero di possessi per partita e, per una squadra che adotta uno stile di gioco simile, non è poi così incoraggiante. L’ex Armani avrà tanto da lavorare sulla squadra, ma intanto le due vittorie contro Dallas fanno ben sperare. Voto totale: 6+.

16. Denver Nuggets

Denver ha iniziato la stagione con una bella vittoria contro i Pelicans di un mostruoso Davis, seguita da una inspiegabile sconfitta all’overtime contro Portland, con una serie di errori assurdi che hanno permesso a Dame & co. di agguantare la vittoria al fotofinish. Gli enfants terribles Jokic-Nurkic zitti zitti stanno diventano il reparto lunghi più sottovalutato della lega, e il supporting cast, formato da veterani e giovani promesse, è più che buono. Per una stagione da Playoff i Nuggets hanno bisogno di più concentrazione da parte del roster, che seppur molto profondo, è formato da tanti giocatori inesperti. Voto totale: 6+

15. Toronto Raptors

Altra stagione e più o menodrake-crying stessi giocatori per la franchigia canadese, che ormai da anni fa della continuità del progetto l’arma migliore. Dopo una vittoria convincente contro Detroit, i Raptors sono stati fermati dal Re e la sua Cleveland, che sono già partiti fortissimo e sembrano voler mettere le cose in chiaro fin dall’inizio. Demar DeRozan è stato eccezionale (72 punti nelle due partite), come Valunciunas, che dagli scorsi Playoff sembra definitivamente esploso, ma con un Lowry assente ingiustificato e un reparto lunghi al di fuori del centro lituano sotto la media non vai molto lontano quando le partite contano davvero. Voto totale: 6.5

14. Golden State Warriors

Se la stagione finisse oggi i Golden State Warriors sarebbero una squadra di metà classifica nel quadro playoff ad ovest. Ciò ci sorprende davvero? Tra gli addetti ai lavori c’era già qualcuno che in tempi non sospetti sosteneva che avrebbero fatto fatica, soprattutto all’inizio, nel pitturato in entrambe le fasi di gioco, oltre che a ri-costruire l’intesa. La sensazione che si prova guardando le loro partite è che debbano per forza segnare quasi ogni tiro se vogliono vincere, perché perdono molti palloni e prendono pochissimi rimbalzi di squadra rispetto agli avversari. Contro San Antonio è stato il festival della presupponenza, oltre che degli orrori. Hanno rischiato di perdere contro una Phoenix non particolarmente in serata. Per loro fortuna hanno tempo per imparare dagli errori commessi. Voto totale: 6,5

13. Sacramento Kings

i Kings sopra Golden State!? I Kings sopra Golden State. La franchigia di Sacramento, guidata da Demarcus Cousins e dal redivivo Dave Joerger, ha mostrato grossi passi in avanti rispetto alla scorsa stagione dal punto di vista difensivo e in generale sembrano molto più coesi. Cousins ha perfino ammesso di stimare il coach, che non è cosa da poco visto il personaggio. Sarà l’aria della nuova arena, ma i Kings sembrano finalmente una squadra da Playoff. Però ehi, sono pur sempre i Kings quindi non mi sorprenderei se a fine stagione si ritrovassero ancora una volta tra le ultime della classe. Hit or miss season. Voto totale: 6/7

12. Charljordanotte Hornets

Come sempre negli ultimi anni gli Hornets si stanno dimostrando una squadra solida e sempre difficile da affrontare, a maggior ragione dopo il ritorno di Micheal Kidd Gilchrist. Rispetto all’anno scorso hanno perso qualcosa per quanto riguarda le panchina (Linsanity mancherà e non poco), ma sono ben allenati e organizzati. Sicuramente lotteranno per un posto ai playoff, ma sarà difficile vederli oltre al primo turno.
Voto totale: 6/7

11. Detroit Pistons

Nonostante l’assenza di Reggie Jackson la squadra allenata da Van Gundy sta facendo intravedere ottime cose sia in attacco che in difesa in questo inizio di stagione. Sicuramente questo sarà l’anno del definitivo salto di qualità per Drummond & co. e il centro ex Connecticut sembra piuttosto motivato: dopo sole 3 partite guida la lega in rimbalzi con 16.3 ad allacciata di scarpe. Però Andre, ti prego, anzi ti supplico: inizia a tirare i liberi così, fallo per tutti noi. Voto totale: 6/7

10. Memphis Grizzlies

Fuori dai playoff? Ma che, nella nostra classifica gli immortali Grizzlies si piazzano ai playoff in scioltezza. Far partire in quintetto Jamychal Green al posto di Z-Bo è stata una mossa azzeccata da parte di coach Fizdale, dato che può portare maggiore atletismo rispetto all’ex Portland, a maggior ragione con Parsons ancora fuori per infortunio. Memphis come ogni anno è una squadra estremamente solida e se stanno lontani dagli infortuni, con un Gasol che allarga il campo tirando (e segnando) da 3… Voto 4 alle ginocchia di Parsons e 10 alla pancia di Randolph. Voto totale: 7

9.  Boston Celtics

Una sconfitta contro dei Bulls particolarmente ispirati alla seconda notte di un back to back non cancella quanto di buono si è visto fino ad ora dei Celtics: una squadra di talento ben allenata, a cui però manca ancora un pezzo pregiato per diventare i favoriti ad Est. Horford si è subito ambientato alla perfezione, Thomas è partito bene, Bradley è la costanza per definizione, ma ci si aspetta qualcosa di più dal resto della squadra. Il reparto lunghi in particolare e è un po’ corto, e questo nei playoff si paga. Voto  10 ai capelli di Green e 4 a quelli di Olynyk. Voto totale: 7

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come si fa a non volergli bene?

8. Portland Trail Blazers

Dopo una stagione da underdogs, Portland inizia la regular season con molte aspettative, dovute anche ai contratti pesanti elargiti ai giocatori di rotazione (vedi McCollum, Leonard, Crabbe, Turner, Harkless). Per ora le stanno rispettando tutte. Tolta la sconfitta contro i Clippers, i veri villains della NBA, i Trail Blazers hanno vinto e convinto contro Utah e, nonostante fossero sotto di 5 a pochi secondi dalla fine, contro Denver. Altro che D’Angelo Russel, Lillard ha il ghiaccio nelle vene. A seconda del piazzamento dei suoi, si giocherà il titolo di MVP della stagione. Intanto è MVP dei nostri cuori. Voto  totale: 7.5

7. Oklahoma City Thunder

Da un candidato MVP all’altro. Russel Westbrook non scherza e OKC si ritrova con 3 vittorie e 0 sconfitte, anche se arrivate contro tre squadre di livello piuttosto basso. Se poi aggiungi che è il primo giocatore ad aver segnato 100 punti, preso 30 rimbalzi e distribuito 30 assist nelle 3 partite iniziali di stagione, il quadro che va a completarsi è quello di una squadra giovane, atletica e pericolosa, guidata da un fenomeno. Purtroppo per i Thunder non è sempre domenica e gli altri giocatori devono fare un passo in avanti, soprattutto un pessimo Oladipo, se vogliono battere anche squadre più blasonate. Voto totale: 7.5

6.  Atlanta Hawks

Con un Dwight Howard in grande spolvero, Millsap tuttofare e il solito meraviglioso gioco corale gli Atlanta Hawks sono ormai la  scelta obbligata come  “squadra hipster che tiro fuori come contender al bar con gli amici per sentirmi un esperto conoscitore del gioco”. Alcuni li davano per spacciati, ma ci sarà un motivo per cui fanno i Playoff da 9 anni consecutivi. Sono quello che i Grizzlies vorrebbero essere nei loro sogni più reconditi. Voto totale: 7.5

5. Chicago Bulls

Chi si poteva aspettare una Chicago del genere? 2 vittorie schiaccianti per i tori dell’Illinois, guidati dal solito Jimmy Butler e da un meraviglioso Dwyane Wade, che quest’anno si è messo pure a segnare dall’arco. A proposito di tiri da 3: doveva essere la grandissima pecca di questa squadra e invece stanno tirando con il 44% di squadra. E se fossero loro i veri rivali dei Cavaliers? Sognare per i tifosi di Chicago non costa nulla, intanto si possono godere giocate di questo tipo. Voto totale: 8

4. Los Angeles Clippers

Vincono e convincono i Los Angeles Clippers di Chris Paul, Blake Griffin e DeAndre Jordan. Nonostante sembri che stiano andando con il freno a mano tirato, hanno battuto due contendenti ai playoff come Blazers e Jazz. Il ritorno di Griffin, dopo la stagione dell’anno scorso, è fondamentale per una squadra che ha sempre basato il proprio successo sul quintetto titolare. Quest’anno per la prima volta, con gli innesti di Brandon Bass, Mo Speights e Alan Anderson sembrano avere anche una panchina di livello decente. Peccato che rovineranno come sempre tutto, litigando tra loro e/o con gli avversari. Voto totale:

3. Cleveland Cavalebron-jamesliers

Il Re è tornato ed è più forte di prima. Nelle prima uscite i Cavaliers hanno dominato i propri avversari, soprattutto grazie ad un ottimo gioco di squadra. Quest’anno LeBron vuole mettere in ritmo i compagni, in particolare Irving e Love, perché sa che da solo non può trascinare la squadra per 82 partite più i playoff, se vuole vincere il secondo titolo consecutivo. Occhio a darlo per scontato anche nella corsa per il titolo di MVP: James negli anni ha sempre zittito le critiche e ribaltato i pronostici (anche e soprattutto quelli riguardo alla calvizie), non scommetterei contro di lui. Voto totale: 8.5

2. San Antonio Spurs

4 partite, 4 vittorie. Gli Spurs 2.0 di Leonard e Popovich, senza Tim Duncan, non sono partiti forte. Di più. Leonard al momento è il principale candidato al MVP e il supporting cast non è da meno: Aldridge segnerà anche a 40 anni 20 punti a partita, gli eterni Parker e Ginobili fanno sempre il loro, Patty Mills è una riserva di lusso e pure Dedmon, Bertans, Simmons e Anderson sono degli ottimi comprimari, aspettando il ritorno di Danny Green. Al momento San Antonio fa paura, ma non sono la squadra migliore. Voto totale:9

1. Philadelphia 76ers
“He’s got a lot of [Hakeem] Olajuwon in him.” cit. Billy Donovanembiid
Voto totale:10
#TrusttheProcess

 

Panchina, maledetta panchina

Marshall Plumlee Doc Rivers, Los Angeles Clippers

Strana estate quella dei Clippers. Dopo una stagione come quella appena passata non poteva essere altrimenti. Chris Paul e compagni, partiti con grandi speranze, hanno perso pezzi un infortunio dopo l’altro e hanno chiuso la stagione con un’eliminazione al primo turno dei Playoffs, contro Portland. Fortunatamente il caso ha fornito a Doc Rivers e ai tifosi più di un ottimo alibi per giustificare la disfatta, dalla frattura alla mano di Griffin fino a quella di Paul.  E ora, di fronte all’ennesimo fallimento di una squadra che sulla carta ha tutto per vincere, si potevano intraprendere due strade: rivoluzione totale o continuare a costruire in continuità con il passato. Si è deciso di riversare la colpa di tutto sulla sfortuna e sul capro espiatorio preferito dai losangelini: la panchina.

Maledetta panchina, non lascia tempo ai titolari per rifiatare. Maledette riserve, troppo scarse per aiutare i big three nella post season. Grazie a una veloce occhiata alle statistiche degli ultimi anni scopriamo che, dai 35 minuti a partita giocati nel 2013/14 da Griffin, Jordan e Paul, siamo passati a poco più di 33. Il terzetto Clippers resta complessivamente in campo meno minuti di Green, Curry e Thompson. Considerato che a Golden State potevano vantare una delle migliori panchine dell’NBA, possiamo davvero scaricare ogni colpa sulla panchina? Io credo di no. D’altro canto, continuare a sentire la necessità di far sedere le tue star per più di 15 minuti ogni sera, potrebbe suggerire che c’è qualcosa che non va nella chimica in campo.

Eppure un’altra estate è passata e la prossima stagione vedrà al via una Lob City praticamente immutata. Il quintetto sarà composto da Chris Paul, JJ Redick, Mbah a Moute, Blake Griffin e DeAndre Jordan e il sesto uomo sarà l’inossidabile Jamal Crawford (alla diciassettesima stagione NBA). Qualche movimento c’è stato, invece, nelle zone basse della rotazione, con la partenza di Aldrich, Green e Prigioni e l’arrivo di Brandon Bass, Felton, Speights e Alan Anderson. Basterà questo per dare ai Clippers nuova linfa? Vedremo, per ora la sensazione è che non si sia intervenuto dove c’era più necessità. Il vero grosso problema emerso durante la scorsa stagione era il crollo della squadra durante il riposo di Chris Paul: da 113.7 di rating offensivo a 99.5 (per capirci la stessa differenza che passa nel 2015/16 fra gli Oklahoma City Thunder e i Philadelphia 76ers). Difficile pensare che il solo Felton possa metterci una pezza. Altro tallone d’Achille storico è lo spot da ala piccola e anche in questo caso Alan Anderson avrà il suo bel da fare per costruire, insieme a Paul Pierce e Luc Mbah a Moute, una rotazione credibile nel ruolo.

Insomma bocciatura totale per il mercato dei Clippers e previsioni funeste? No, certo che no. La squadra c’è, da anni; il talento offensivo è straripante e l’arrivo di Speights porta ulteriore potenza di fuoco; le star ci sono, vere e affermate. Blake Griffin, in particolare, avrà voglia di spaccare il mondo dopo aver passato ai box quasi tutta la stagione passata. Inoltre le migliori notizie dell’estate, per i Clippers, sono arrivate dalle franchigie rivali. La decisione di Kevin Durant, che lasciando OKC ha eliminato di fatto una contender al trono dell’ovest, e il calo evidente che gli Spurs hanno avuto l’anno scorso, aprono un vuoto di potere che può essere sfruttato. Tolti i Golden State Warriors, che faranno corsa a parte, ci sarà una bagarre dagli esiti imprevedibili per il secondo posto, e partendo da lì, con il fattore casa a favore fino alle conference final, si può davvero tentare il colpo grosso. Sperando di non trovarci di fronte, fra un anno, all’ennesimo fallimento targato Clippers.