Mavs, Kristaps Porzingis torna ad allenarsi con la squadra, non sarà in campo in questa stagione

13 mesi dopo aver subito un intervento chirurgico al ginocchio sinistro, il cestista lettone Kristaps Porzingis ha partecipato alla sua prima partitella 5 vs 5 nell’allenamento di mercoledì scorso.

Il neo giocatore dei Dallas Mavericks era ovviamente lontanissimo da una condizione fisica ottimale, ma ha iniziato a riprendere fiducia e ritmo, dopo essere stato fermo per più di un anno.

“Ho evitato di scattare oggi, ma ho avuto buone sensazioni in campo, mi sentivo a mio agio, fluido e penso che questo sia importante” ha detto Porzingis a Dwain Price di Mavs.com “I tiri torneranno ad entrare piano piano e più giochiamo. Più gioco, e più migliora la mia condizione, è bello poter finalmente fare qualcosa di fisico, quindi sono felice”.

Il lettone ex Knicks ha ammesso che avrebbe potuto tornare ad allenarsi con la squadra anche prima, preferendo però proseguire la riabilitazione con estrema cautela.

“Ci siamo presi tutto il tempo a disposizione, siamo rimasti davvero pazienti”, ha detto Porzingis. “Sono orgoglioso di me stesso per aver avuto la calma necessaria, ma ora sono qui, e non vedo l’ora che inizi la prossima sessione”.

Nonostante i suoi progressi e il suo rientro sul campo, è difficile che Porzingis torni a giocare partite ufficiali almeno in questa stagione, per non rischiare una nuova ricaduta e per riprendersi al meglio.

Kristaps Porzingis, il gigante lettone che ha sorpreso la grande mela

Porzingis è stato acquistato nell’ultima finestra di mercato dai Dallas Maverick, proveniente dai New York Knicks, in un affare che ha visto coinvolti sette giocatori a gennaio. Dalle parti della Grande Mela sono andati il centro DeAndre Jordan e Dennis Smith Jr, giocatore atteso a delle conferme ad alto livello, dopo la parentesi altalenante di Dallas.

Per quanto riguarda Kristapz Porzingis, il lettone è stata una grandissima sorpresa fin dal suo arrivo nella NBA. Il lungo fu fischiato dopo la selezione al draft dai tifosi, quando nel 2015 fu pescato dai Knicks con la quarta scelta assoluta. Con il tempo, Porzingis è però diventato un beniamino dei tifosi di New York, sempre abbastanza focosi per quanto riguarda i loro idoli, a suon di prestazioni “monstre” sul campo.

Nonostante le pessime stagioni dei Knicks, Porzingis è riuscito a mettersi in evidenza e a mostrare le sue indubbie doti cestistiche. Il 23enne viaggiava una media di 17.8 punti, 7.1 rimbalzi e due stoppate nelle 186 partite per il suo ex club, prima del terribile infortunio ai legamenti patito nella partita del 6 Febbraio 2018 contro i Milwaukee Bucks.

Da lì in poi è iniziato il calvario per il lettone, che ha portato il giocatore sempre più ai margini del club, fino alla trade con Dallas dello scorso gennaio.

I Mavericks hanno oggi un record di 27 vittorie e 41 sconfitte, dopo un inizio di stagione sopra le aspettative. Non è bastato il solo talento del prossimo Rookie of the Year luka Doncic, altro fenomeno europeo sbarcato in NBA, a risollevare le sorti di un club in piena ricostruzione.

Sarà fondamentale il ritorno di Porzingis a pieno ritmo la prossima stagione, in una squadra che con il lettone affianco allo sloveno dalle mani d’oro promette di diventare una contender di livello nelle prossime stagioni.

 

Kristaps Porzingis sara restricted free agent a luglio, ed in sede di presentazione dopo il suo approdo a Dallas si è detto disponibile ad accettare la qualifying offer da 4,5 milioni di dollari per la prossima stagione, in vista di un ritorno da protagonista nel palcoscenico più importante del basket.

Mavs, Dennis Smith Jr rientra nei ranghi, Carlisle: “Abbiamo parlato, felici di ritrovarlo”

Dallas Mavericks, Dennis Smith Jr torna in squadra, sarà disponibile per la partita di martedì contro i Los Angeles Clippers. Ad annunciare la notizia è coach Rick Carlisle, che nella giornata di domenica ha confermato il rientro nei ranghi di Smith dopo “una lunga chiacchierata” telefonica col prodotto di North Carolina State:

Sono felice di annunciare che Dennis Smith Jr tornerà in squadra da martedì prossimo. Dennis ed io abbiamo parlato a lungo, il ragazzo si sente molto meglio ed è pronto a riprendere gli allenamenti

 

Dennis Smith Jr ha saltato le ultime cinque uscite dei suoi Mavericks, ufficialmente per problemi alla schiena e di “malessere generale”. Nella giornata di venerdì coach Carlisle aveva dichiarato come l’assenza di Smith fosse da attribuire “ad una strategia” adottata dagli agenti del giocatore, in un momento particolarmente difficile della stagione per l’ex scelta numero 9 al draft NBA 2017 dei Dallas Mavs.

Nelle ultime settimane, voci di mercato hanno riferito di un interesse di Orlando Magic e Detroit Pistons per l’ex NC State. Dopo aver sondato il mercato e la disponibilità di eventuali acquirenti, i Dallas Mavericks sembrano ora decisi a trattenere in Texas Dennis Smith Jr, che dal canto suo di è detto “entusiasta” di fare ritorno in squadra, come riportato da Tim MacMahon di ESPN:

Non vedo l’ora di poter rientrare in campo con i miei compagni, martedì. Mi sento meglio ed oggi è stata un gran giornata di allenamenti. E’ stato difficile rimanere fuori, ma ora sono felice di poter ritornare in campoe d aiutare la mia squadra a vincere

– Dennis Smith Jr –

Sfida tra rookie, Dallas batte i Suns ed Ayton elogia Doncic: “È una bestia”

Ayton Doncic-NBA Injury

La partita della scorsa notte tra Phoenix e Dallas, vinta dai Mavericks 104-94, è stata soprattutto la sfida tra DeAndre Ayton e Luka Doncic. Il primo, scelta n.1 allo scorso draft, sta realizzando un’ottima stagione, viaggiando su una doppia doppia di media. Tutto ciò però, sembra non bastare per poter mettere le mani sul premio di Rookie of the Year. Ad influenzare, è soprattutto la posizione di classifica dei suoi Suns, che godono di uno dei peggiori record della lega.

Doncic invece, sta letteralmente trascinando, da vero leader, Dallas verso i playoff. Ciò gli sta garantendo un’enorme fama in tutto il mondo della palla a spicchi. Questa prima parte di stagione in NBA, ma probabilmente anche i suoi successi in europa con il Real Madrid e la sua nazionale, hanno spinto i tifosi a votarlo per l’all star game, dove attualmente sarebbe titolare.

I complimenti di Ayton

Nonostante sia stato scelto davanti a tutti nel draft di Brooklyn, anche Ayton ha dovuto riconoscere la superiorità del rivale.

 “Ho guardato come gioca tutto il tempo, è una bestia”, ha dichiarato il centro della franchigia dell’Arizona. “Ho pensato, che diamine, non c’è modo di considerare Doncic una matricola.’. 

“Sono sempre stato sotto i roflettori”, ha detto invece in merito a sè stesso ,“Tutti sanno che tipo di giocatore sono. Ho dovuto lavorare molto duramente per meritare tutto ciò che ho adesso, non vedo quale sia il problema. devo continuare a lavorare. “

Nonostante sia sotto dal punto di vista personale, Ayton può vantare il fatto di essere in vantaggio nella serie stagionale contro Doncic. La sua squadra infatti ha vinto fino ad ora due delle tre sfide contro Dallas, prima dell’ultimo incontro che si terrà ad aprile, nell’ultima giornata di stagione regolare.

Ultima a Boston per Dirk Nowitzki, un record sfiorato

Tra le partite più significative della scorsa notte NBA, va inserita assolutamente la sfida tra Boston e Dallas. Ciò non certo per lo spettacolo in campo, considerata anche l’assenza di Irving, ma perchè questa è stata, con grandi probabilità, l’ultima volta di Dirk Nowitzki, nella città dei 17 titoli.

La leggenda dei Mavs ha avuto la chance di infrangere un ulteriore record nella sua gloriosa carriera: diventare il giocatore della Conference occidentale, a segnare di più nella Beantown. Detentore del primato? Ovviamente l’acerrimo rivale dei Celtics, Kobe Bryant. Una brutta prestazione al tiro di Dirk (0/10) non gli ha permesso di superare i 427 di Kobe, rimanendo al secondo posto di questa speciale classifica.

Dopo la gara, intervistato, ha affermato quanto per lui fosse importante questo match:

“Si, è stato molto emozionante. È bello quando non solo i tuoi tifosi, ma anche i fan avversari apprezzano quello che hai fatto negli ultimi due decenni. Apprezzo i fan di Boston e, sfortunatamente, sono deluso di non essere riuscito a fare neanche un punto… La carriera di tutti arriva alla fine. Come ho detto, sto cercando di godermelo. Sto provando a divertirmi con i miei compagni di squadra… Ho parlato con un sacco di ragazzi che hanno smesso di giocare … e tutti dicono due cose: è la competizione e l’ambiente negli spogliatoi che ti mancherà. Quindi cercherò di assorbire tutto. “

Un’ultima stagione per puntare ai playoff

Il tedesco non è quindi riuscito a raggiungere un altro traguardo nella sua carriera, ma per questa stagione, con l’innesto di Doncic, punta a raggiungere i playoff. Per ora Dallas ha un record di 18-20 e si trova al decimo posto in classifica. Un ultimo, grande obbiettivo per Nowitzki.

Spurs sul 24-0 tra le mura amiche: ora i Warriors sono vicini!

Continua la clamorosa striscia di vittorie casalinghe dei San Antonio Spurs. Lo schiacciante successo di ieri contro i Dallas Mavericks porta infatti la squadra di Greg Popovich sul 24-0 che rappresenta la miglior partenza tra le mura amiche della franchigia texana.
L’avvio di partita è a dir poco freddo per entrambe le squadre ed infatti il primo quarto si chiude sul 16-14 in favore di Dallas. Nei primi 10 minuti di partita il quintetto di San Antonio non riesce proprio ad ingranare e perde più palloni di quelli che butta dentro il canestro.

Entrambe le squadre avevano lo stesso problema,” – ha detto coach Popovich – “Nessuna delle due riusciva a fare un canestro”.

La partita vera e propria prende il via solamente nel secondo quarto, almeno per San Antonio. Gli inserimenti dalla panchina risultano fondamentali in una serata in cui i giocatori chiave non riescono ad incidere. In particolare spicca il nome di Simmons il quale, dopo aver subito una clamorosa stoppata da parte di JaVale McGee, comincia a segnare e porta i suoi in vantaggio sul 27-26 a metà secondo quarto. La giovane guardia metterà a referto 14 punti con 5 su 7 al tiro.

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Nel momento di difficoltà inoltre è venuto fuori il giocatore che i tifosi di San Antonio attendevano sin dall’inizio della stagione ossia LaMarcus Aldridge, autore a fine partita di 23 punti, 9-15 dal campo, e 7 rimbalzi.
La versatilità di questo team è probabilmente ciò che lo differenzia da ogni altro della lega. Difatti in una serata in cui i soliti giocatori non riescono a dare ciò di cui sono capaci, la squadra di Greg Popovich riesce comunque a tirare fuori qualche asso dalla manica e aggiudicarsi la partita.

Qui è molto più facile avere giocatori che possano decidere una partita, ragazzi che possano avere una grande serata” – ha dichiarato lo stesso Aldridgel’ultima partita fu David West, fondamentale perché io avevo problemi di falli. Parker ha ucciso le ultime due o tre partite. Leonard le precedenti 5. Penso che il sistema renda questo più facile rispetto ad ogni altra franchigia”.

Ci sono anche brutte notizie però per gli Spurs, Parker infatti è costretto ad abbandonare il match nel terzo quarto per un problema all’anca destra. Questo infortunio non è nuovo per la guardia francese che infatti all’inizio del mese aveva saltato due partite per lo stesso motivo. Le indiscrezioni che giungono dallo spogliatoio comunque non danno nulla di ufficiale e lo stesso Popovich ha dichiarato che l’entità dell’infortunio è ancora tutta da stabilire.
Per quanto riguarda i Dallas Mavericks, partita alquanto anonima. Dopo la fuga degli Spurs nel secondo quarto, Nowitzki e compagni non sono mai riusciti a ricucire completamente lo strappo. Con un parziale decisivo nel terzo quarto infatti San Antonio ha chiuso definitivamente la gara.
Bruttissima serata al tiro per tutti: Dallas chiude infatti con 29 su 81 al tiro e solamente 6 su 23 da tre punti. La stella della squadra Dirk Nowitzki mette a referto solamente 4 punti con 2 su 10 dal campo.
Per la squadra di Rick Carlisle si chiude così una settimana durissima in cui ha perso 3 delle 4 partite disputate.
La situazione ad ovest è comunque per entrambe ancora apertissima. San Antonio ormai da qualche giorno ha infatti puntato al primo posto, oggi dei Golden State. Curry e compagni si trovano ora a una partita e mezza di distanza e con lo scontro diretto di settimana prossima gli Spurs possono proprio pensare ad un clamoroso sorpasso.
Per quanto riguarda Dallas invece la situazione è abbastanza buona. Con 23 vittorie infatti è ancora in quinta posizione e il nono posto dista ancora 5 partite ma, la furiosa lotta per i playoff che si prospetta nella Western Conference, non garantisce ancora a nessuno di poter star tranquillo.
Nella prossima partita Dallas ospiterà i Boston Celtics, San Antonio invece partirà per una serie di trasferte a cominciare da Phoenix martedì.

Mavericks, sarà John Jenkins la nuova sorpresa?

Seppur durante la preseason i Dallas Mavericks non abbiano brillato granché, riportando l’amaro risultato di 0 vittorie a fronte di ben 4 sconfitte ( contro i Denver Nuggets 96 – 86, Houston Rockets 109 – 82, Oklahoma City Thunder 100 – 88 e Atlanta Hawks 91 – 84), hanno potuto ammirare un giocatore che è riuscito subito ad emergere: stiamo parlando di John Jenkins.

Il giocatore, proveniente da Hendersonville (Tennessee), è riuscito, nonostante i KO, a dare una risposta a tutti quelli che si domandavano del perchè il front office avesse voluto averlo. Nella notte di giovedì scorso, infatti, ha messo in luce una piacevole dimostrazione del suo talento, con 26 punti in 29 minuti e un 11 su 18 al tiro, cercando, così, di ottenere la fiducia del Coach Rick Carlisle, dopo esser stato scelto dagli Atlanta Hawks come 23esima scelta al draft del 2012.

“Mi sento bene. Ogni giorno. Sto provando ogni giorno a esser meglio di quello che posso dare e lo sto focalizzando ogni volta che posso. Sai, giovedì notte mi sono divertito un po’ e alla fine ho visto il filmato tecnico per capire come possiamo migliorarci.” ha affermato il giocatore ai microfoni di NBA.com.

John Jenkins
John Jenkins

Calcato il parquet per sole 98 volte con Atlanta prima di giungere a Dallas, ha collezionato medie alquanto mediocri con 5.6 punti, 1.6 rimbalzi in poco meno di 14 minuti con una media da dietro l’arco del 37.5% nei suoi 3 anni finora disputati. Seppur il 24enne abbia giocato fino alla stagione passata come ala piccola, mentre lo sviluppo della lega si sta spostando verso un gioco incentrato dal tiro da 3, le sue doti di playmaker evidenziate in questa preseason potrebbero far esplodere delle qualità ancora nascoste.

“Coach Carlisle mi ha permesso di fare delle cose che fin dall’università molte persone non mi hanno visto fare” – ha poi continuato il giocatore – “È come se avessi avuto da sempre queste doti, ma sono rimaste in panchina, un po’ nascoste; mi sto quindi abituando a giocare da play, facendo ripetizioni ogni giorno, cercando di fare del mio meglio.”

Carlisle, dal canto suo, spera che possa tornare a giocare nel migliore dei modi anche nel suo ruolo naturale (guardia): “Sta giocando aggressivo, sta facendo un sacco di cose buone. Sai, ha un buon feeling quando tira da dietro l’arco da 3, ha un buon pull – up e un terrificante tiro dalla media distanza. Mi piacerebbe farlo giocare da due, ma sta facendo un lavoro eccezionale con la palla in mano”. Sarà quindi Jenkins, dopo le buone parole di Carlisle, la vera sopresa dei Mavs per la nuova imminente stagione? Ball don’t lie.

Per NBA Passion,

@DavideBomben

Mavs, prime due sconfitte in preseason

La preseason è finalmente arrivata anche in casa Dallas, ma portando nelle due prime partite solo amare sconfitte.

Nella prima apparizione stagionale, avvenuta nella notte italiana tra il 5 e il 6 ottobre, i Mavericks si sono imbattuti contro Denver e la sua settima scelta dell’ultimo draft (Emmanuel Mudiay) con una squadra rimaneggiata, a causa dei vari infortuni che l’hanno colpita ( Matthews con lo strappo del tendine d’Achille, il centro tunisino Mejri con una frattura al perone della gamba sinistra, JaVale per la frattura da stress alla tibia sinistra, Parsons alle prese con la riabilitazione post chirurgica in riferimento all’operazione subita al ginocchio destro, la distorsione al gomito sinistro che ha colpito il sophomore Dwight Powell e la distorsione al polpaccio sinistro per Deron Williams, oltre al riposo per l’eterno Dirk)

Nonostante quindi l’infermeria piena e una forza di volontà d’animo non indifferente, i texani si sono dovuti arrendere a Denver con un mesto 96 – 86 e con il rookie Mudiay, che in 31 minuti e spiccioli ha collezionato qualcosa come 17 punti, 5 rimbalzi e una palla recuperata, è diventato il top scorer della serata ( per il Gallo solo 7 punti, 6 rimbalzi e 5 assist in 26 minuti).

“Voglio dire, abbiamo fatto molto in allenamento, ma è tutta un’altra cosa quando giochi contro una squadra vera. Ti dà un aspetto diverso su come lavori e su cosa potresti migliorare. Penso che stasera si stata una buona partita” ha commentato Harris ai microfoni di NBA.com

Con il quintetto base guidato da Felton, Jenkins, il rookie Anderson, con Villanueva da 4 e Pachulia da big man, i Mavs avevano intenzione di partire subito forte con tiri piazzati da dietro l’arco, per poter fuggire nel punteggio sin dal primo quarto. Dopo un impietoso 7 su 24, Carlisle decise di aggiustare un po’ il tiro, facendo entrare dalla panchina Harris coadiuvato da Samuel Dalambert e Ndour.

Nonostante ciò, i Mavericks non sono mai riusciti a recuperare lo strappo iniziale, seppur appoggiandosi per il resto dei due quarti a Harris e Villanueva.

Charlie Villanueva
Charlie Villanueva

“Sai, noi conosciamo quello che Charlie (Villanueva n.d.r.) può fare e ho cercato di attirare su di me l’attenzione lasciando lui libero, ha fatto un buon lavoro sul perimetro e sul cercare spaziature; ripeto, penso che questa sera abbiamo giocato bene. In difesa non siamo male, siamo in grado di ottenere qualcosa di meglio e siamo solo all’inizio” ha alla fine dichiarato Harris.

“Abbiamo avuto meno turnover rispetto a loro (Denver, n.d.r.)” – ha aggiunto coach Carlisle“ Ci sono state anche alcune note positive. Ho pensato, per la maggior parte del tempo, che la nostra energia fosse buona e che avessimo bisogno di far giocar pochi minuti ai nostri giocatori chiave. È stata una partita buona, non ottima.”

Dopo queste parole che potevano almeno non far disperare i Mavs, ci hanno pensato i “razzi” di Houston a far abbassare gli occhi ai tifosi di Dallas nel back – to – back di mercoledì notte.

109 a 82 segna il tabellone alla fine dei 48 minuti, con Houston perennemente in vantaggio, senza mai lasciare speranze di un possibile aggancio (parziali dei quarti, sempre a vantaggio Houston: 34 – 23, 33 – 24, 24 – 22, 18 – 13) e continuando a giocare in scioltezza da quando aveva terminato i giochi nei precedenti Playoff.

Quintetto leggermente diverso, quello schierato dai Mavs, rispetto all’incontro contro le “pepite”, con Dalembert al posto di Pachuliadifendere il ferro; ma seppur non ci fosse Dwight Howard, ci ha pensato bene il Barba, James Harden ai più, a far ammattire l’intera difesa dei Mavericks, seppur l’ingresso di J.J. Barea ha provato a scuotere la squadra come Harris contro Denver.

 

James Harden alle prese con il rookie Anderson
James Harden alle prese con il rookie Anderson

Abbiamo molto lavoro da fare” – ha commentato coach Carlisle – “i ragazzi che sono fuori, stanno lavorando duro e abbiamo avuto modo che dobbiamo fare di più; dove siamo indietro è il star bene fisicamente con giocate sagge e non c’era niente che non ci aspettavamo: abbiamo giocato come una buona squadra ma loro sono stati migliori.”

“Penso che abbiamo giocato tutti al meglio” – ha risposto Jenkins“non troppe persone sono rimaste sedute contro Denver e contro Harden stasera. È una grande sfida, specialmente per noi giovani, giocare molti minuti in preseason.”

Jenkins
Jenkins

Ha concluso alla fine un amareggiato Carlisle: “Nel secondo tempo abbiam giocato meglio, stavamo giocando a un livello veramente competitivo con Harden fuori dal campo. Mi piace come abbiamo giocato nel secondo tempo… Diamine, molto meglio del primo!”

I Mavericks affronteranno martedì prossimo gli Oklahoma City Thunder, sperando che le prime due partite siano servite da lezione e che si possano correggere in corsa le letture difensive e gli aiuti nella metà campo offensiva

Per NBA Passion

@DavideBomben

Dallas Mavericks, si punta a rifirmare Aminu e Barea

I Dallas Mavericks lavorano alle conferme del roster della passata stagione: i primi due che sembrano avere ancora un futuro in Texas sono Aminu e JJ Barea.

Se per creare spazio per il primo si proverà a tradare Felton, per JJ Barea il discorso è diverso: il giocatore sembra intenzionato a chiedere un contratto di circa 3 milioni di dollari per più anni, mentre la franchigia vuole firmarlo al minimo salariale. Le parti potrebbero trovare un accordo per un contratto biennale da 2.139 milioni di dollari.

Boston Celtics: così sbagliato cedere Rondo?

Un fulmine nel ciel sereno dei Boston Celtics. Così si può definire il passaggio di Rajon Rondo ai Dallas di Cuban. Rajon, dalla separazione dai big3 coi quali aveva vinto l’anello nel 2008, non ha più trovato le giuste motivazioni, e gli stessi Boston Celtics si sono trovati nel limbo di chi voleva lottare per i playoff e sognare senza averne mezzi e senza credere nell’organico a disposizione e chi invece voleva tankare nella speranza di pescare il giocatore giusto attorno al quale ricostruire il team.

In soccorso ad Ainge sono arrivati nell’ordine i Lakers, con uno scarno vassoio che prevedeva Nash e scelte, i Rockets, i soliti Knicks e infine i Dallas. Quelli che sembravano meno affascinanti e più logori o almeno abbastanza logori (soprattutto sotto canestro visto il kilometraggio di Nowitzki e Chandler) da non tentare Rondo che cercava forse un progetto anche a lungo termine, alla fine l’hanno spuntata. Rondo, nella notte tra ieri e oggi è diventato ufficialmente il nuovo play dei texani, che adesso sognano in grande (compatibilmente con una chimica del team tutta da rifare adesso) con un quintetto che oltre all’ex Boston prevede anche Monta Ellis, Chandler Parsons, WunderDirk e Tyson Chandler. Ma, assunto che nell’immediato (e per immediato si intende maggio-giugno 2015 e al massimo 2016) a guadagnarci siano stati i Mavs, come può ritenersi Boston?
Partiamo dal fatto che, senza trade, probabilmente i Celtics si sarebbero dovuti rassegnare all’idea di perdere il loro play in estate e senza nulla in cambio, per cui anche con poche scelte e rincalzi ci sarebbe stato un guadagno rispetto al solo vuoto salariale che in estate avrebbe rimpiazzato Rondo.
Lo scambio è stato impostato così: a Dallas il solo Rondo con Dwight Powell (sarà verosimilmente tagliato), a Boston Jameer Nelson, Joe Crowler e Brandan Wright (in scadenza a fine anno), oltre a una prima scelta 2015 e una seconda scelta futura.

Nelson, nonostante l’età non sia più bassissima, ha concluso la sua esperienza texana a 7.4 punti di media, con 4 assist in 25 minuti quasi di utilizzo. Non è più il giocatore del 2008-09 (aveva Howard accanto) che concluse con 16.7 punti di media, ma resta un giocatore di esperienza e di affidamento, sulla carta ideale per far crescere ulteriormente Bradley e fare da chioccia a Smart. Senza valutare troppo il potenziale impatto di Crowler, è Brandan Wright l’altra aggiunta interessante. Col contratto in scadenza e quindi con maggiori motivazioni, il prodotto di North Carolina sta registrando medie di 8.8 punti, 4 rimbalzi  1.6 stoppate in 18 minuti di gioco. Anche lui, dietro Olynyk, sembra un’aggiunta intelligente.

Boston avvia ufficialmente la rifondazione, ripartendo da Marcus Smart (con il lasciapassare del fisico e degli infortuni), Avery Bradley, Jeff Green (ma news arriveranno a breve visto che nei piani dei Celtics c’era l’idea di cedere oltre Rondo), Jared Sullinger, Kelly Olinyk e si spera una buona chiamata al prossimo Draft dove dovrebbero avere diverse buone chiamate.

 

A fine anno scadranno, oltre al neo arrivato Wright, anche Brandon Bass (6.9mln), e Marcus Thornton (8mln); e lo stesso Gerald Wallace, titolare di altri 2 anni a 10 abbondanti, potrebbe diventare una pedina di scambio per avere scelte o essere amnistiato. Jameer Nelson e Jae Crawler hanno rispettivamente una Player Option da 3.2 milioni e una Qualifying Offer da 118mila dollari, graveranno poco sul cap ma sono giocatori di rendimento, soprattutto il primo che a Dallas stava ritrovando parte di quella brillantezza persa negli ultimi anni in Florida. Un quintetto con Nelson/Bradley, Smart, Jeff Green (chi può saperlo?), Jared Sullinger e Olynyk, con Tyler Zeller e Evan Turner in panchina non sembra malvagio in questa Eastern, e i milioni liberati dai vari Bass, Wright, Thornton (ma anche Faverani ad esempio) potrebbero da subito essere usati per un pezzo grosso della Free Agency.

In più, dovessero scambiare Green e Wallace, è facile prevedere che i Celtics si assicureranno 2-3 anni di scelte, alte e soprattutto in quantità.
Magari nell’estate 2016, con questi giovani già rodati e altri 3-4 di rendimento presi alla draft, uno dei top FA potrebbe anche fare un pensierino a quella che rimane, nonostante il processo di ricostruzione appena iniziato, una delle franchigie più affascinanti dell’intera Lega.

Tanto convinti che Boston non ci abbia guadagnato e che tra 2-3 anni non potrebbe essere più competitiva dei Mavs che nel frattempo avranno perso probabilmente la propria coppia titolare di lunghi?

NBA Business: Dallas Mavericks

Inizia oggi la nuova rubrica di NBA Passion, che si occuperà degli aspetti economici di ogni franchigia: analizzeremo tutto ciò che si svolge dietro le quinte delle franchigie NBA.  La prima squadra da cui partiremo fa parte delle Western Conference: la franchigia di Mark Cuban, i Dallas Mavericks.

Il perno attorno a cui è costruita la franchigia di Dallas è la leggenda Dirk Nowitzki. Sul suo contratto non ci sono dubbi di nessun tipo. Nowitzki sarà un Mavs fino al 2016/2017, anno nel quale eserciterà sicuramente la  Player Option applicata sul proprio contratto da $ 8’692’184,00.  Sono soltato tre i contratti più alti di quello del tedesco a Dallas. Il primo è quello di Chandler Parsons. Per strapparlo agli Houston Rockets Dallas ha dovuto lanciare un offerta molto alta che prevede un contratto di 2 anni + 1 di player option da $14’700’000,00 soltanto nel primo anno. Questa mossa blocca un po’ il salary cap dei Mavs per le prossime stagione. Parsons, però, potrebbe essere veramente l’innesto in più per puntare al titolo. A mio avviso un ottimo investimento che ripagherà in futuro.  Il secondo contratto più alto è quello di Tyson Chandler, attorno ai 14 milioni e mezzo di dollari. Chandler è tornato a Dallas tramite trade e, per questo motivo, ha soltanto un anno di contratto, come previsto a New York. Questo è un bene per Dallas: i Mavericks potranno alla fine di quest’anno negoziare con Chandler un nuovo contratto a cifre probabilmente più ragionevoli, anche se è indubbio il peso specifico dell’ex centro dei Knicks nel gioco dei Mavs.
Sono poche le possibilità che Chandler lasci il Texas, soprattutto perchè i Mavs possiedono i Bird Rights sul suo contratto e ciò gli permetterebbe di alzare il proprio stipendio per il prossimo contratto rispetto alle aspettative. Sicuramente si abbasserà a causa, sia dell’età, sia del ruolo che ricopre in questa squadra.  Il terzo contratto è quello di Monta Ellis. La guardia alla fine di quest’anno potrà esercitare la player option sul proprio contratto. Certamente, l’idea di questi Dallas Mavericks è che il nucleo principale sarà questo ancora per almeno 2 o 3 anni: Monta Ellis come Sg, Chandler sotto canestro e Parsons ala piccola con Dirk a serrare le fila come Ala grande: quello che serve davvero ancora è una PG di livello assoluto, cosa che non è Felton.

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Un secondo aspetto riguardante la situazione salariale di Dallas è l’importanza dei contratti “medi” per il futuro della franchigia. il contratto di Wright è in scadenza e si libereranno così 5 milioni sul Salary della squadra: sicuramente un giocatore cosi importante dalla panchina otterrà un rinnovo. Se Dallas riuscisse ad abbassare le cifre ci guadagnerebbe molto. Inoltre il contratto pluriennale di Devin Harris graverà sicuramente sulla situazione dei Mavs in futuro. Non mi stupirei se durante la stagione 2015/2016 arrivasse uno scambio atto a liberare spazio salariale nel tentativo di firmare un free agent per puntare al titolo ancora durante l’ultimo anno di contratto di Dirk Nowitzki.

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I pezzi grossi della prossima Free Agency sono Rajon Rondo e Marc Gasol, come Roy Hibbert e West. Il primo si sta continuamente dichiarando fedele a Boston e al progetto Ainge e non sembra appetibile a nessuno, ma finché non arriverà l’ufficialità del suo rinnovo con Boston, Lakers, Thunder e Mavs gli faranno una corte serrata (con Houston in seconda fila).
Il secondo potrebbe essere raggiungibile ma dovesse lasciar e Memphis (cosa molto difficile) potrebbe traslocare nella Eastern Conference, come ha fatto il fratello Pau in estate, magari verso NY dove raggiungerebbe Melo e sposerebbe alla perfezione il progetto di Phil Jackson, che è alla ricerca di un centro che sostituisca Dalambert.

La situazione di Dallas è molto stabile: il futuro sarà ancora con il nocciolo duro formato da Dirk, Parsons, Chandler e Monta Ellis: se arrivasse l’addio di Chandler si punterebbe su un centro di grande livello altrimenti se dovesse rifirmare a cifre inferiori si potrebbe investire alla ricerca di una PG in grado di far girare al meglio la squadra. Il futuro appare più che roseo per i texani!

Per NBA Passion,
Giulio Scopacasa.