Warriors KO a Portland, e Steve Kerr si infuria. Trail Blazers, arriva Enes Kanter

Un quarto periodo da soli 12 punti segnati, ed un flagrant foul fischiato a Draymond Green fanno perdere le staffe a coach Steve Kerr, che lancia la sua lavagnetta in campo ed aggredisce verbalmente gli arbitri.

Risultato, espulsione per Kerr, che prende le difese del suo giocatore e viene cacciato, e partita finita.

I Golden State Warriors cedono per 129-107 al Moda Center di Portland, contro i Trail Blazers di un Damian Lillard da 29 punti e 6 su 8 dalla lunga distanza. In una partita equilibrata per i primi tre quarti, la seconda di un back-to-back per gli Warriors, coach Kerr tiene a riposo DeMarcus Cousins e Andre Iguodala.

Kevin Durant e Steph Curry (32 punti a testa) sorreggono il peso offensivo della squadra, in una serata no al tiro per un nervoso Klay Thompson (9 punti e d un inconsueto 2 su 16 per Klay). I Portland Trail Blazers mandano 8 uomini in doppia cifra (17 in uscita dalla panchina per l’ottimo Jake Layman), guidati da un Dame Lillard perfetto (29 punti con 9 su 15 dal campo, 8 assist e nessuna palla persa), ed in grande serata di tiro tra le mura amiche del Moda Center.

Quarto periodo animato, inaugurato da un doppio fallo tecnico comminato a Thompson ed a Zach Collins, dopo un faccia a faccia tra i due giocatori. Il “duello” Collins-Thompson prosegue per tutto il quarto periodo, l’arbitro Ken Mauer deve intervenire più di una volta per separare i capannelli di giocatori che si creano a gioco fermo, mentre la partita prosegue in parità (104-101 Portland a 7:32 dal termine).

Con 3:54 ancora da giocare, un fallo duro di Draymond Green su Zach Collins viene sanzionato con un “flagrant foul”, Steve Kerr si infuria e lancia con rabbia la sua lavagnetta, inveendo contro il capo arbitro Mauer, che lo espelle.

Sono rimasto scioccato. Penso che quello di Draymond (Green, ndr) fosse solo un buon fallo, duro ma non cattivo. Non so cosa a New York, all’Olimpic Tower considerino un fallo cattivo, ma questa cosa mia ha lasciato davvero perplesso. Draymond solo ha fermato il giocatore lanciato a canestro, è stato in fallo per impedire all’attaccante di segnare (…) sono però contento di dove siamo, in vista della pausa per L’All-Star Game. Ora avremo la possibilità di tirare il fiato e prepararci per la corsa finale

– Steve Kerr sul fallo di Draymond Green –

Blazers-Warriors, Lillard: “Partita che dice tanto di noi” e a Portland arriva Enes Kanter

La partita finisce con l’espulsione di Kerr. Gli Warriors segnano solo due punti in quasi quattro minuti, e Portland prende il largo.

Per i Blazers una vittoria importante, dopo due sconfitte consecutive ed una incredibile rimonta subita a Dallas appena quattro giorni fa. Così Damian Lillard a fine gara:

Una vittoria importante. Siamo stati in grado di ricomporci (dopo le due sconfitte, ndr), tornare a casa ad affrontare la miglior squadra della lega e vincere la partita. Questo dice molto di chi siamo, del nostro carattere e del nostro processo di crescita

-Damian Lillard dopo Blazers-Warriors –

La partita del Moda Center è stata l’ultima prima della pausa per l’All-Star Game per i Portland Trail Blazers. Alla ripresa delle operazioni, la squadra di coach Terry Stotts avrà a disposizione il lungo turco Enes Kanter, in uscita da New York dopo la risoluzione contrattuale con i Knicks post trade deadline.

Kanter firmerà un accordo per il resto della stagione. Nel 2015, i Trail Blazers tentarono di arrivare al turco, allora restricted free-agent, ma l’offerta del GM di Portland Neil Oshley fu pareggiata dagli Oklahoma City Thunder. Kanter venne in seguito girato ai New York Knicks in cambio di Carmelo Anthony nell’estate del 2017.

Kanter è un giocatore che sa segnar ed andare a rimbalzo, ci aiuterà a diventare una squadra migliore. Credo che il ruolo che gli abbiamo proposto si adatti perfettamente alle sue caratteristiche, Enes Kanter saprà dare alla nostra panchina una dimensione diversa

– Terry Stotts su Enes Kanter –

 

Mavs e Doncic in rimonta sui Blazers, Carlisle: “Luka sa chiudere le partite”

OKC-Dallas Mavericks

33-0, il record dei Portland Trail Blazers nelle 33 partite in cui la squadra di coach Terry Stotts è stata in grado di iniziare in vantaggio il quarto periodo.

Questo prima di incontrare Luka Doncic. Un quarto quarto da soli 9 punti segnati tradisce Damian Lillard e compagni, che a Dallas subiscono la rimonta degli uomini di coach Rick Carlisle e vengono sconfitti 102-101.

12 minuti da incubo per i Blazers, che dissipano un vantaggio di 15 punti sapientemente costruito nei primi 32 minuti di gioco e restano per 10 lunghi minuti senza canestri dal campo. un 21-3 di parziale riporta i Mavericks in vantaggio di 3 lunghezze (102-99) a fine partita.

Damian Lillard riporta sotto i suoi ma fallisce il layup del sorpasso allo scadere, dopo un errore di Doncic. Un Luka Doncic che dopo una partenza a rilento al tiro ritrova ritmo, e che rimane in campo per tutti i 12 minuti finali (38 i minuti giocati dallo sloveno, che chiude la sua gara con 28 punti, 9 rimbalzi e 6 assist).

Luka (Doncic, ndr) è un ragazzo esperto, non ha paura e sa come chiudere una partita. Solitamente non lo faccio giocare per tutto il quarto periodo, ma quando abbiamo iniziato a rimontare lo svantaggio ho preferito non toglierlo. Lasciarlo in campo era la nostra unica opportunità di completare la rimonta, e così è stato. Damian Lillard è un grande giocatore, un candidato al premio di MVP, negli ultimi sei minuti di gara abbiamo fatto un gran lavoro nel contenerlo, Dorian (Finbey-Smith, ndr) è stato bravissimo sull’ultimo possesso a limitare Lillard, è rimasto con lui ed abbiamo recuperato il rimbalzo, un grande sforzo di squadra. Per compiere rimonte del genere bisogna essere perfetti, e oggi i ragazzi sono stati grandi (…) Luka ha grandi responsabilità in questa squadra: deve segnare, deve saper prendere le decisioni giuste e creare per i compagni, e deve difendere ed andare a rimbalzo. Dopo la trade queste responsabilità sono aumentate, per giunta, e queste ultime 25-26 partite saranno fondamentali per lui, per capire cosa vuol dire essere il leader di una squadra NBA. Una grande occasione per lui, uno scenario leggermente diverso rispetto a due settimane fa. Il nostro lavoro è quello di prepararlo a tutto quello che lo aspetta in futuro, i termini di responsabilità ed attenzioni

– Rick Carlisle su Luka Doncic –

Damian Lillard ha chiuso la sua gara con 30 punti (di cui 20 nel solo secondo tempo) e 6 su 11 da dietro l’arco dei tre punti. I Blazers non fanno meglio del 31% dalla lunga distanza, e C.J. McCollum chiude con 0 su 5.

Per i Mavericks 24 punti in 32 minuti per il neo-acquisto Tim Hardaway Jr, con 4 rimbalzi e 3 assist.

ASG 2019, tutti i partecipanti a gara delle schiacciate e gara del tiro da 3 punti

Esclusi All-Star game

ASG 2019, la NBA ha reso noti i partecipanti alle due massime competizioni dell’All-Star Saturday di Charlotte, North Carolina, in programma il prossimo 16 febbraio.

 

Il padrone di casa Miles Bridges (Charlotte Hornets), il secondo anno degli Atlanta Hawks John Collins,, il neo-acquisto dei New York Knicks Dennis Smith Jr e la guardia degli Olkhaoma City Thunder Hamidou Diallo si sfideranno nello Slam Dunk Contest, la gara delle schiacciate abituale main event della serata.

 

 

Saranno 8 i partecipanti alla gara del tiro da tre punti, in un gruppo guidato dalla star degli Charoltte Hornets Kemba Walker.

 

A sfidare l’idolo di casa Walker saranno i due fratelli Curry, Steph e Seth, la star dei Portland Trail Blazers Damian Lillard, Devin Booker dei Phoenix Suns, Khris Middleton dei Milwaukee Bucks, Danny Green dei Toronto Raptors, La guardia dei Brooklyn Nets Joe Harris, Buddy Hield dei Sacramento Kings ed infine la leggenda dei Dallas Mavericks Dirk Nowitzki, “ospite d’onore” della competizione.

 

 

ASG 2019, i partecipanti allo “Skills Challenge”

 

La speciale gara di abilità, tra slalom in palleggio e passaggi precisi vedrà sfidarsi Mike Conley, la point-guard dei sacramento Kings De’Aaron Fox, la stellna dei Dallas Mavs Luka Doncic, Nikola Jokic, Kyle Kuzma, Jayson Tatum, il lungo degli Orlando Magic Nikola Vucevic e la point-guard degli Atlanta Hawks Trae Young.

Blazers all’ottava consecutiva in casa, Jazz travolti, coach Stotts: “Giorno di riposo extra per i ragazzi”

Lontano dalle sirene del mercato “di riparazione” di gennaio e febbraio, mai andato troppo di moda in Oregon, i Portland Trail Blazers continuano la loro solida e silenziosa stagione, affidandosi al consueto duo Dame LIllard-C.J. McCollum ed impartendo ai lanciati Utah Jazz una dura lezione.

 

132-15 il risultato al Moda Center di Portland per gli uomini di coach terry Stotts. Blazers privi di Jusuf Nurkic ma con un Meyers Leonard da 16 punti, 6 rimbalzi, 4 assist e 4 su 5 dalla lunga distanza.

 

 

I Trail Blazers chiudono la partita con un sontuoso 53.3% al tiro, e 16 triple mandate a bersaglio. 30 i punti a fine gara per un efficentissimo McCollum (12 su 17 al tiro, il primo errore dal campo arriva solo nel quarto periodo!), tutti i Blazers schierati da coach Stotts segnano almeno 2 punti.

 

La particolarità del calendario NBA ha portato Utah Jazz e Portland Trail Blazers ad affrontarsi per ben 4 volte in poco più di un mese (la prima il 21 dicembre scorso, 2-2 nella serie). Per coach Terry Stotts un fatto singolare:

 

Sembra quasi di essere i playoffs. Oggi ai ragazzi ho detto: ‘ormai dovremmo conoscere un bel po’ dei loro schemi, dovremmo sapere cosa vogliono fare’. Non è esattamente come affrontare una serie di playoffs, ma di certo partite così ravvicinate contro lo stesso avversario ti portano a conoscere meglio chi hai di fronte. La partita? Avevamo tre giorni di riposo in calendario dopo la gara, i ragazzi hanno voluto prendersi un giorno in più stasera

 

 

I Portland Trail Blazers segnano 45 punti nel solo primo quarto, 74 nel primo tempo (chiuso sul +15) e si fermano solo a metà quarto periodo, quando Damian Lillard (36 punti, 11 assist e 8 rimbalzi) si siede definitivamente in panchina e “rinuncia” ad inseguire la prima tripla-doppia in carriera:

 

Ci ho provato nel quarto quarto. Il coach mi ha lasciato in campo qualche minuto di più per permettermi di prendere i rimbalzi che mi mancavano, poco dopo però ho chiesto io di uscire. Non volevo fare quello che insegue la tripla-doppia a tutti i costi

 

– Damian Lillard –

 

La partita del Moda Center ha rappresentato un brutto stop per gli Utah Jazz (29-23), reduci da un periodo da 9 vittorie nelle ultime 10 gare ed ora al settimo posto nella competitiva Western Conference, ad una sola gara di distanza da San Antonio Spurs e Houston Rockets.

Per Portland (32-20) l’ottava vittoria casalinga consecutiva vale invece il quarto posto in solitaria, ad una sola partita di distanza agli Oklahoma City Thunder.

Portland Trail Blazers: una prigione dorata

Portland Trail Blazers

I Portland Trail Blazers di Damian Lillard sono attualmente al quinto posto della Western Conference con il record di 22-16. Poco distanti sia la vetta della classifica, occupata dai Nuggets con 24-11, che la penultima piazza, detenuta dai Pelicans con 17-21. Proprio quei Pelicans che distrussero Portland negli scorsi playoffs con un secco 4-0.

Portland sembra però rinchiusa da anni in una prigione dorata che vede la franchigia dell’Oregon sfavillare in regular season per poi svanire appena arrivano i playoffs. La squadra di Damian Lillard rimane nel limbo delle squadre abbastanza esperte e attrezzate per raggiungere la postseason ma senza reali chances di vincere il titolo.

Nurkic
Jusuf Nurkic

I PUNTI DI FORZA

La colonna portante della squadra di Terry Stotts è il duo Lillard – McCollum, guardie capaci di crearsi un tiro in qualsiasi momento. La coppia è temuta da ogni difensore quando in giornata di grazia in attacco. Damian Lillard è stato inserito nel primo quintetto All-NBA della scorsa stagione. Tale premio certifica il raggiungimento definitivo dello stato di superstar, spesso reclamato invano in carriera. Lillard detiene la maggior parte di possessi della sua squadra (30% Usg), ma vanta la capacità di coinvolgere maggiormente i compagni rispetto a McCollum. Le statistiche al tiro rimangono ottime per un giocatore al centro delle attenzioni avversarie: 26.7 punti di media con il 45% dal campo e un buon 39% da tre, oltre alla solita affidabilità ai liberi (90%).

La soluzione offensiva più utilizzata nel playbook di Stotts riguarda appunto Lillard e il centro Jusuf Nurkic. Il bosniaco è un eccellente bloccante, un lusso in una squadra di tiratori dietro ai blocchi. L’ex Nuggets è passato ai Blazers perché oscurato dal talento emergente di Nikola Jokic, ma condivide ancora con quest’ultimo l’abilità nel gioco in post alto.

L’alternativa principale alla creazione di vantaggi per le guardie grazie ai blocchi è dunque lo sfruttamento di Nurkic come passatore. Il centro può ricevere palla dalle sue guardie per poi osservare un vortice di tagli e blocchi lontano dalla palla e trovare opzioni semplici in backdoor o tiratori liberi.

Un esempio della visione di gioco del centrone bosniaco.

Gli altri punti forti dei Blazers riguardano la struttura generale della squadra. La franchigia dell’Oregon ha cambiato molto poco nell’ultimo anno e i suoi giocatori più importanti sono nel prime della carriera, esperti ma non logori. L’esperienza è dimostrata da un incredibile dato che parla di un’imbattibilità dei Blazers qualora inizino in vantaggio il quarto periodo. La statistica evidenzia anche l’importanza di avere a roster un giocatore clutch come Damian Lillard.

In un gruppo affiatato e coeso possono emergere giovani che hanno voglia di migliorarsi come Meyers Leonard (stretch five con il 42% dall’arco), autore di una crescita anche fisica notevole, o talenti offensivi come Seth Curry. Il fratello di Steph contribuisce dalla panchina con la licenza di tirare appena libero. Infine, sembra esserci un saldo legame tra la stella Lillard e il coach Terry Stotts, in odore di licenziamento dopo il 4-0 subito dai Pelicans ma salvato, si dice, proprio dalla guardia di Oakland.

Rockets-Blazers
Turner, Lillard e Nurkic

I PUNTI DI DEBOLEZZA

Parlavamo dei Blazers come di una squadra di tiratori, legata dunque strettamente alle percentuali per raggiungere il successo.

C.J. McCollum non sta vivendo la sua miglior stagione dall’arco: solo un 32% che cala al 28% nel mese di dicembre. Dalle percentuali della talentuosa guardia from Lehigh dipendono le fortune della squadra. Ciò risulta evidente dalla differenza tra le vittorie (37% da tre) e le sconfitte (26%). Il dato riguarda anche Damian Lillard, che ha però percentuali più alte in entrambi i casi (45% e 32% in vittorie e sconfitte rispettivamente).

Le sorti di Portland dipendono da questo duo

Altro fattore decisivo nelle sconfitte è lo scarso contributo di una panchina ancora altalenante a livello di performance. Elemento fondamentale di essa dovrebbe essere Evan Turner, che percepirà ben 18 milioni la prossima stagione. Tuttavia, l’ex Philadelphia e Boston non è quello di cui ha bisogno questa squadra, ovvero un ball handler meno abile dei suoi compagni nel gioco lontano dalla palla. La buona stagione di Turner a Boston gli valse l’esoso contratto con i Blazers. Durante la stagione del tanking a Boston, Turner agiva come handler primario, possibilità che gli è preclusa in una squadra in cui i portatori di palla sono Lillard e McCollum.

Zach Collins è un altro elemento della panchina da cui ci si attendeva un maggiore contributo. Liberato lo spazio per lui grazie alla cessione di Ed Davis in estate, si prospettava la stagione dell’esplosione. In 18 minuti di gioco, Collins produce 7 punti e 4 rimbalzi di media. Al di là delle cifre, la sua presenza in campo è troppo spesso intangibile: le sue doti a rimbalzo offensivo potrebbero significare ulteriori possessi per i temibili tiratori di Portland, ma non sono sfruttate a dovere. Ovviamente, Collins è un classe ’97 al secondo anno nella lega. Nel suo ruolo i giocatori maturano solitamente più tardi e le speranze su di lui rimangono radiose.

PROSPETTIVE, MERCATO E SPERANZE

I Portland Trail Blazers potrebbero essere nella posizione di muoversi sul mercato prima della deadline di febbraio. In particolare, a Terry Stotts servirebbe più atletismo sulle ali per contenere le superstar che troppo spesso massacrano l’area Blazers. Nurkic è un rimbalzista di ottimo livello e un difensore altalenante. Al-Farouq Aminu è un ottimo difensore e la sua duttilità è una risorsa per Portland, mentre Mo Harkless potrebbe essere la pedina sacrificabile. Ovviamente, Evan Turner e il suo grosso salario potrebbero portare in Oregon giocatori di più alto livello, ma probabilmente bisognerebbe aggiungere scelte o giovani per offrire un pacchetto di maggior valore.

I Blazers riusciranno con ogni probabilità a mantenersi tra le prime 8 anche nel terribile Ovest, e potrebbero sfruttare le occasioni di mercato offerte da squadre ormai fuori dalla lotta playoffs.

La prigione dorata è rimasta chiusa troppo a lungo. Lillard e compagni devono provare a uscire e la dirigenza dovrà aiutarli. Il successo ai playoffs dipenderà anche dalle mosse sul mercato. Con un accoppiamento favorevole al primo turno e una coppia Lillard-McCollum esaltata dai primi successi, tutto potrebbe succedere.

esultanza damian lillard
It’s Dame Time!

Jusuf Nurkic da annali NBA, i Blazers battono i Kings: “Dame si fida di me, ho cercato di aiutare la quadra”

Se il buon anno di vede dal mattino, iniziare il 2019 meglio di Jusuf Nurkic dei Portland Trail Blazers non è proprio possibile, se si è un giocatore di pallacanestro.

Con 24 punti, 23 rimbalzi, 7 assist, 5 stoppate, 5 recuperi difensivi e 14 su 16 dalla lunetta, l’uragano Nurk si è abbattuto sulla frontline dei Sacramento Kings (19-18) nella serata di martedì alla Golden 1 Arena di Sacramento, California.

113-108 il risultato a favore dei Portland Trail Blazers.

Una prestazione da record per il lungo bosniaco, che diventa solo il 12esimo giocatore nella storia NBA a siglare una partita da “5×5”, ovvero da almeno 5 “punti” raccolti in altrettante voci statistiche, ed il primo giocatore dal 1983 ad ottenere tali numeri con una partita da almeno 20 punti e 20 rimbalzi.

L’ultimo giocatore a riuscire nell’impresa? Anthony Davis, il 21 novembre scorso. Prima di lui, il solo Draymond Green, ormai quattro anni fa (2015).

Ai Blazers è occorso un tempo supplementare per avere la meglio dei Sacramento Kings. Jusuf Nurkic ovvia ad una cattiva serata di tiro di Damian Lillard (25 punti, 6 rimbalzi e 6 assist, ma 8 su 23 al tiro) e dei Trail Blazers (9 su 32, 28.1%, al tiro pesante), e nel post gara parla della sua prova:

I Kings hanno giocato una partita tosta, hanno rimontato più volte e sono passati avanti nel punteggio nel quarto periodo. Siamo davvero contenti di aver vinto, abbiamo davvero dovuto sudarcela (…) La mia partita? Dame (Lillard, ndr) e C.J. (McCollum, ndr) stavano trovando buoni tiri, ma la palla non entrava. Ho cercato di aiutare la squadra a mantenere il vantaggio, ho giocato con intensità e lucidità. Sono riuscito a far sentire la mia presenza sia in attacco che in difesa, i miei compagni mi aiutano sempre, Dame si fida di me, mi affida spesso il pallone (…) Lillard? Oggi non stava bene, ma la sua leadership non cambia mai. Anche durante le partite più difficili, non l’ho mai visto mollare mentalmente. E quando vedi il tuo leader affrontare e superare le difficoltà, questo ti dà forza

– Jusuf Nurkic dopo Blazers-Kings –

 

Damian Lillard ha segnato 5 dei suoi 26 punti finali nel solo overtime. Per i Kings, ancora privi di Marvin Bagley III, 27 punti per Buddy Hield, con 5 rimbalzi e 4 assist, ma cattiva serata di tiro per De’Aaron Fox (13 punti e soli 2 assist in 37 minuti di gioco.

Lillard vince ad Oakland, Durant e gli Warriors fuori ritmo: “Sbagliamo un sacco di tiri, incredibile”

Durant-Warriors

Blazers-Warriors, Kevin Durant fa autocritica al termine della gara: “Non posso sbagliare un tiro così, punto”.

Intensità tardo-primaverile alla Oracle Arena tra Portland Trail Blazers (20-25) e Golden State Warriors (23-13), con gli uomini di coach Terry Stotts che si impongono per 110-19 dopo un tempo supplementare.

Ad alimentare la sfida, ed a deciderla ai tempi supplementari è Damian Lillard da Oakland, California, che prima del match da voce ai tanti tifosi di Golden State fatalmente delusi dal prossimo trasferimento dei bi-campioni NBA in carica a San Francisco, e poi chiude la sfida con un tiro dall’angolo destro a 5 secondi dal termine, a punire una palla persa banale di Steph Curry.

Partita tesa e tanti errori. Klay Thompson lotta contro se stesso e riesce a sbagliare – oltre a 7 dei suoi 9 tiri da dietro l’arco – anche 3 dei 4 tiri liberi conquistati. Draymond Green si prende maggiori responsabilità offensive e chiude con 15 punti, 11 rimbalzi e 7 assist (7 su 15 al tiro), Durant e Curry “tirano la carretta”, ma Steph paga in precisione al tiro ed accumula palle perse (7 a fine gara).

Impreciso anche il dynamic duo di Portland Lillard-Mcollum. A fine tempi regolamentari, Damian Lillard riesce addirittura a palleggiarsi sui piedi marcato da Klay Thompson, dopo la tripla del 102 pari segnata da Durant a 19 secondi dal termine.

Jusuf Nurkic (27 punti e 12 rimbalzi) campeggia a centro area contro i più leggeri Kevon Looney e Jonas Jerebko, l’altro Curry- Seth – segna 11 punti nel quarto periodo. Nell’overtime, gli Warriors vanno sul +4 (106-102) ma C.J. McCollum ci mette una pezza, Draymond Green ridà dall’angolo il +2 Warriors ma Steph Curry consegna il pallone nelle mani di Nurkic, che lancia Lillard in transizione a 12 secondi dal termine.

Blazers-Warriors, Kevin Durant: “Sbagliamo un sacco di tiri”

 

Damian Lillard “tenta” di replicare la giocata con cui aveva chiuso i tempi regolamentari, sfiorando la palla persa. Al Farouq Aminu lo soccorre e riconsegna nella mani del tre volte All-Star, che saggiamente non la rimette a terra e si eleva da dietro l’arco. Canestro e 110-109 Blazers.

Sull’ultimo possesso warriors, Durant elude la marcatura di Maurice Harkless e tira da 4 metri, finendo però abbastanza sorprendentemente corto. A fine gara, KD commenta così l’ultima azione:

Un tiro su cui lavoro tutti i giorni. Lo devo segnare, punto. Quando non facciamo canestro diventa tutto più difficile. In casa, noi ci nutriamo dell’energia del pubblico, in questo periodo ad ogni tiro che parte, il pubblico tenta di spingere il pallone dentro, poi la palla esce e tutti fanno: ‘noooo…’. Sbagliamo un sacco di tiri, generiamo tanti buoni tiri ma li sbagliamo tutti. Dobbiamo rimanere positivi

– Kevin Durant dopo Blazers-Warriors –

 

Warriors e Blazers hanno preso complessivamente 84 tiri da tre punti, segnandone solo 26. Steph Curry ha chiuso con 6 su 15, 2 su 7 invece per Kevin Durant. Le secche offensive per Golden State proseguono, mentre la squadra si sposterà in Oregon per “gara 2”, in programma al Moda Center domenica 30 dicembre.

La partita di stanotte, a meno di future clamorose “relocation” di altre squadre NBA ad Oakland, sarà stata l’ultima partita di Damian Lillard da avversario contro la squadra della sua città natale.

Damian Lillard sui Warriors: “I veri fans non possono vedere le partite”

Damian Lillard

A volte le partite NBA valgono qualcosa di più e per Damian Lillard Golden State Warriros-Portland Trail Blazers è uno di quei match speciali. Nativo di Oakland, Dame ha avuto e ha tutt’ora un legame speciale con la città. Tra il pubblico tanti amici e soprattutto alcuni membri della sua famiglia.

Damian Lillard sui Warriors: ricordi e riflessioni

Nella notte si è giocata Warriors-Blazers. Molti i temi di questa partita: Il duello tra i fratelli Curry, la reazione di Thompson dopo le dichiarazioni di Kerr, ma soprattutto il ritorno di Damian Lillard a casa. Non è tornato in punta di piedi. Ha dimostrato tutto il suo talento nella partita vinta 110-109 grazie a una sua giocata. La faccia di Iguodala nel replay fornito dalla regia descrive la cifra del gesto tecnico. It’s Dame Time. 

 

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Il nativo di Oakland ha messo a referto 21 punti, 1 rimbalzi e 5 assist nel match finito all’overtime. Ottima prestazione anche di McCollum (24 punti, 4 rimbalzi, 3 assist) e di Nurkic (27 punti punti, 12 rimbalzi, 4 assist).

Damian Lillard si è fatto notare anche fuori dal campo. Ha messo l’accento su come la popolarità dei Warriors abbia “allontanato” i veri supporter per via dei prezzi folli dei biglietti della Oracle Arena. Come se non bastasse il prossimo anno i Warriors si trasferiranno a San Francisco nel nuovo impianto e questo ha fatto storcere il naso ad alcuni tifosi. Queste le parole della guardia tiratrice dei Blazers:

In un certo senso sono sconvolti per questo. Quando il successo arriva improvvisamente le situazioni cambiano e ci si muove. Molti veri fan dei Warriors non possono assistere alle partite della squadra. Semplicemente non possono permetterselo. Al tempo (quando andava lui alle partite di GSW n.d.r), eravamo in grado di andare al palazzetto. Al giorno d’oggi, un biglietto di livello è molto più costoso. I veri fan dei Warriors non sono in grado di entrare. Pensare che il prossimo anno si trasferiranno a San Francisco. E’ pazzesco pensarci, fa parte della mia infanzia

Questa dichiarazione non è l’unica cosa che ha fatto per tutelare e aiutare la sua città natale. In passato Damian Lillard ha finanziato la ristrutturazione della palestra della Oakland High School che tiene la maglia del numero 0 esposta in una bacheca. Ha anche parlato con i cittadini di Oakland in occasione della tradizionale festa organizzata da Lillard in estate a Brookfield Park dove offre cibo gratuito e musica dal vivo.

 

 

 

Il tiro impossibile di Luka Doncic non basta, Mavs KO, Lillard: “Sapevo sarebbe entrato, che giocatore Luka”

Il tiro con cui Luka Doncic ha mandato la partita del Moda Center di Portland tra Trail Blazers e Mavs all’overtime ha lasciato tutti a bocca aperta.

Un lancio dall’angolo destro del campo, con 0.6 secondi da giocare, un pallone altissimo che ha lasciato, al termine della sua parabola, tutti e cinque i giocatori dei Blazers in campo come tante statuine di un presepe, visto il periodo.

La partita l’hanno poi vinta i Portland Trail Blazers (19-14), per la cronanca. 121-118 grazie ai 33 punti con 7 assist di Damian Lillard. Luka Doncic ha tirato con percentuali modeste, chiudendo comunque con 23 punti, 11 rimbalzi e 6 assist (7 su 21 al tiro).

Per i Dallas Mavericks (15-17), la sconfitta di Portland è la sesta consecutiva. Gli uomini di coach Rick Carlisle pagano una schedule impietosa che li ha visti affrontare, nelle ultime due settimane, Warriors, Clippers, Nuggets e Trail Blazers in trasferta.

I Blazers rispondono invece alla peggior sconfitta casalinga degli ultimi 14 anni, il 90-120 inflittogli dagli Utah Jazz due giorni fa al Moda Center.

Damian Lillard su Luka Doncic: “Rookie o no, è un gran giocatore”

 

In soli due mesi malcontati di stagione regolare, Luka Doncic ha fatto girare più di una testa, a suon di tiri impossibili, giocate decisive e con la grande maturità dimostrata in campo, a discapito dell’età verdissima.

Noi “europei” non possiamo certo dirci stupiti dalle prestazioni dello sloveno, avendo avuto la fortuna di vederlo in azione per anni sui parquet dei tornei continentali. Cosa meno scontata per giocatori ed addetti ai lavori americani, che attendevano Luka al varco, ed al battesimo del fuoco sui campi NBA.

Così coach Rick Carlisle sul tiro di Luka Doncic: “Il ragazzo ha questa capacità inspiegabile di segnare tiri del genere. Gli piacciono. Non sono stupito che sia andato dentro, l’ho visto fare cose così già tante volte, ormai“.

Un’altra investitura di pregio per il fuoriclasse sloveno arriva da Damian Lillard – uno che di tiri acrobatici se ne intende – al termine della gara. Come Carlisle, Dame non si è detto stupito dal “miracolo” di Luka:

Quando il pallone è partito, qualcosa mi ha detto che quel tiro sarebbe entrato: ‘C***o, guarda che va dentro’, Ho pensato. Luka è davvero, davvero un ottimo giocatore, non solo per un rookie

– Damian Lillard su Luka Doncic –

Damian Lillard, 500 partite dopo è sempre Dame Time: “Pronto a tutto, un onore difendere questa maglia”

Dame Lillard marca James Harden

Una volta uscita dal college, ero pronto a qualsiasi cosa sarebbe venuta. Se funziona, bene. Se capiterà che dovrò scendere in G-League per qualche partita, guadagnarmi il posto in quintetto dal basso, se dovrò guardare e basta per qualche partita… ero preparato – ed ero stato preparato – a tutto

 

Questo è il Damian Lillard del 19 dicembre 2018. Quello che ha appena disputato, vinto e marchiato a fuoco col suo nome la sua 500esima partita NBA ufficiale, e che parla del Damian Lillard del 28 giugno 2012. Del ragazzo scelto con la sesta chiamata assoluta da dei Portland Trail Blazers orfani di Brandon Roy, dopo 4 anni (4 anni di college, sembra trascorso un secolo) passati a Weber State.

500 partite ufficiali NBA, di cui… 500 iniziate in quintetto base. Alla faccia della G-league.

Così Dame ha descritto il suo percorso, dopo aver segnato 15 dei suoi 24 punti di serata nel solo terzo quarto contro i Memphis Grizzlies, al Moda Center di Portland nella serata di mercoledì:

500? Ho pensato: ‘Però, sono un bel po’ di partite, ed avrò avuto una media di 35 minuti a partita o giù di lì. Quello a cui ho subito pensato è al grande bagaglio di esperienza che un numero così altro comporta

– Damian Lillard dopo Blazers-Grizzlies –

 

Niente male per uno uscito da un piccolo college nello Utah, dopo l’adolescenza passata ad Oakland, California, e raccontata dall’alter ego di Lillard, quel Dame D.O.L.L.A. che si permette i featuring con mister Lil’ Wayne nei suoi dischi, e che è appena arrivato nei negozi con la quinta “edizione” della sua linea di sneakers signature, le Dame by Adidas.

500 partite per diventare il leader di franchigia per tiri da tre punti realizzati, per arrivare a tallonare grandi ex di una squadra con una grande storia come Terry Porter (leader per assist) e LaMarcus Aldridge (secondo per punti realizzati, dietro al leggendario Clyde “The Glide” Drexler).

E 500 partite per fare dei Trail Blazers una presenza fissa ai playoffs dell’esagerata Western Conference (5 le partecipazioni consecutive nell’era Lillard), per guadagnarsi tre partecipazioni all’All-Star Game, per diventare solamente il terzo Blazers nella storia ad essere inserito nel Primo Quintetto Assoluto NBA (2018), per entrare nelle grazie del Re LeBron James, e per diventare abbastanza leader da sopravvivere ad un’eliminazione al primo turno di playoffs (2018, per mano di Davis-Holiday-Mirotic) talmente pesante da stendere un cavallo, e ripresentarsi in forma MVP ai blocchi di partenza della nuova stagione.

Lillard si piazza al 29esimo posto nella classifica All-Time NBA per punti realizzati entro le 500 partite giocate, davanti a gente come Paul Pierce, Dirk Nowitzki, Tim Duncan, Steph Curry, Kobe Bryant and so on, per dire.

Sono stato solo fortunato ad evitare infortuni e problemi fisici, di poter giocare qusi tutte le partite, e soprattutto di poterlo fare indossando una sola maglia. La mia gratitudine va a coach Terry Stotts ed al suo staff, che hanno creduto in me sin dal primo giorno e mi hanno permesso di raggiungere quei traguardi di cui oggi si parla. Giocare e difendere i colori di questa squadra e di questa franchigia è un grande onore. Quando sono arrivato qui, ero preparato ad ogni insidia ed ostacolo possibili. E invece tutto è andato alla perfezione (…) finora è stata una gran bella corsa assieme

– Damian Lillard sui Portland Trail Blazers –

Damian Lillard da record, 10 triple e Magic KO: “Non sarei lo stesso giocatore senza coach Stotts”

Damian Lillard deve avere qualcosa contro gli Orlando Magic. Sarà il colore della maglia, sarà che la difesa dei Magic risulta particolarmente sguarnita di fronte a point guard veloci ed esplosive, sarà che Dame Lillard è uno dei candidati più seri al titolo finale di MVP.

Dopo i 41 messi a referto in Florida lo scorso 25 ottobre, Lillard ha accolto al Moda Center gli ospiti Orlando Magiccon altri 41 punti. Stavolta impreziositi dal career high per triple segnate (10 su 15), altro record personale e di franchigia aggiornato per la guardia da Weber State.

Ci sono anche 8 rimbalzi, 4 assist, 2 recuperi ed anche il canestro del +3 Blazers (113-110) a 55 secondi dal termine, che risolve la partita contro dei Magic concreti come mai si erano visti in 6 anni.

Portland sale a 13-8, record valido per il quinto posto nella Western Conference, a mezza partita di distanza da Russell Westbrook ed i suoi Oklahoma City Thunder. Quella di stanotte è anche la 400esima vittoria in carriera per coach Terry Stotts.

Damian Lillard: “Le 10 triple? Già nel warm-up pre gara mi sentivo bene. Grazie a coach Stotts”

Poco dopo la sirena finale, l’MVP di serata Dame Lillard viene intervistato da Brooke Olzendam, “bordocampista” per i Portland Trail Blazers:

Mi sentivo già bene durante il riscaldamento, la palla usciva bene dalle mani, ero tranquillo. In campo, sono stato paziente, ho aspettato la partita ed avuto alcuni buoni tiri subito. Una buona serata. Quando si è in ritmo, si tira come in un work-out in allenamento, si cavalca il momento e si cerca di mantenere il giusto feeling col canestro. Il record? Non lo sapevo, ma questo è ciò che i tiratori fanno! Siamo migliorati in difesa, ci siamo parlati di più, ma il miglioramento più grande è stata la reattività. Siamo stati più presenti, li abbiamo costretti a prendere tiri difficili ed a sudare per prendere il centro dell’area. Nel primo tempo siamo partiti come nelle ultime 3 partite. Nel secondo, abbiamo svoltato,abbiamo fatto tutti gli aggiustamenti del caso, ed in campo lo si è visto. Coach Stotts? Sono contento per lui, è il mio settimo anno nella NBA, ed ho sempre detto che non sarei mai diventato il giocatore che sono senza Terry (Stotts, ndr). Lui mi dato un’opportunità, ed ha avuto fiducia in me sin dal primo giorno. Quindi, congratulazioni, coach, ben lieto di essere stato d’aiuto

– Damian Lillard nel post gara tra Magic e Blazers –

 

 

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Gallinari, Harris ed i Clippers abbattono Portland, Rivers: “La Western Conference non dà tregua”

I Los Angeles Clippers non si fermano. Nonostante le trasferte ed i tempi supplementari giocati a ripetizione, gli uomini di Doc Rivers continuano a vincere, e puntano alla vetta della Western Conference.

I Clips (13-6) si permettono il lusso di violare il Moda Center di Portland. Tra Clippers-Blazers finisce 104-100, una delle vittorie “più belle”, nelle parole di Rivers, della stagione dei bianco-rossi sinora.

Blazers (12-8) in vantaggio di 13 (58-45) dopo i primi 24 minuti di gioco. Damian Lillard ha già segnato 16 dei suoi 30 punti finali, stessa cifra dall’altra parte per Tobias Harris.

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Portland rientra in campo senza poter contare su Jusuf Nurkic, KO per un colpo alla spalla. L’assenza di “Nurk” pesa sotto canestro, il terzo quarto è un assolo dei Clippers e finisce 38-16 per gli ospiti.

L’assenza di Nurkic ci ha aiutato, ne hanno sentito la mancanza sicuramente. Stava giocando bene, la differenza con lui in campo e senza si è vista, ma noi siamo stati bravi comunque

– Doc Rivers dopo Clippers-Blazers –

L’ottimo Danilo Gallinari di queste prime 20 aprtite di stagione contribuisce con 17 punti, 8 rimbalzi e 5 assist in 30 minuti di gioco, senza mai forzare nulla ma sbagliando “ben” un tiro libero (Danilo è il miglior tiratore di liberi della NBA, col 94.8%).

Dame Lillard suona la carica per i suoi ad inizio quarto quarto, con un 7-0 interamente chiuso dalla stella di Portland. I Trail Blazers rimontano grazie a Lillard ed all’energia di Zach Collins.

Il numero 0 impatta la partita sul 100 pari ad 1:53 dal termine, con una serie di triple difficilissime.

Tiri ai quali replica proprio Danilo Gallinari. il Gallo si isola al gomito destro contro il più piccolo C.J. McCollum, e segna in sospensione il 102-100 che chiude di fatto il match.

Una vittoria sofferta, strappata coi denti. Nel primo tempo eravamo svuotati, nel secondo l’unica cosa che abbiamo fatto è giocare con maggior intensità e fisicità. Dobbiamo sempre giocare così (…) Lillard ha segnato tutti quei tiri nel finale, abbiamo tentato di raddoppiarlo sul pick and roll ma abbiamo commesso due piccoli errori, e lui ci ha puniti

– Doc Rivers dopo Clippers-Blazers –

Clippers-Blazers, Rivers e Stotts: “L’Ovest è davvero selvaggio”

Coach Terry Stotts e Doc Rivers, le cui squadre sono in lotta per il vertice della Western Conference, hanno dato nel post gara la loro versione sulla competitività ad Ovest in questo inizio di stagione.

Per Stotts, la lotta ad Ovest sarà destinata a rimanere tale per tutta la stagione:

Le nostre ultime tre partite sono state difensivamente di basso livello, sebbene contro squadre molto buone in attacco. Sono un po’ preoccupato da tale tendenza (…) Il nostro terzo quarto è stato proprio brutto (…) L’Ovest? Non credo che la situazione cambierà di molto. Ci sono squadre che non era previsto fossero così competitive, Sacramento sta giocando una buonissima pallacanestro (…) ogni sera è una battaglia, una sfida. Se cominciamo già oggi a guardare la classifica, non ci facciamo un gran favore

– Stotts sulla Western Conference dopo Clippers-Blazers –

Di opinione simile Doc Rivers:

Sembra strano perché Golden State non è prima, adesso. Ad Ovest hai sempre l’impressione di non poterti prendere una serata di riposo, perché devi giocare e competere e scervellarti partita dopo partita, per vincere. Ma è così per tutti, e tutti accettano la sfida, ed è una cosa positiva

– Doc Rivers dopo Clippers-Blazers –

Clippers-Blazers, Lillard: “Siamo peggiorati rispetto ad inizio stagione”

Così Damian Lillard nel post partita:

Hanno giocato in maniera più fisica nel secondo tempo, ci hanno sovrastati. A volte, quando inizi così bene, dai per scontato che la partita finirà allo stesso modo, oggi ci è successo. E’ un periodo impegnativo per noi, ad inizio stagione eravamo certamente più freschi (…) ma ci siamo comunque creati l’opportunità di vincere oggi. Ad inizio stagione eravamo più incisivi in attacco, più precisi. Le squadre più forti sono in grado si sostenere un sforzo simile su base continuativa, sera dopo sera, senza permettersi di sentiri stanchi o appagati

– Damian Lillard dopo Clippers-Blazers –

 

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