Danilo Gallinari e la sua assenza di martedì: “Nessun riposo ma un problema alla caviglia”

Los Angeles Clippers 2018/2019

Danilo Gallinari non è entrato in campo nella scorsa partita disputata dai suoi Los Angeles Clippers contro Portland, persa contro questi ultimi per 125 a 104.

Inizialmente, le voci riguardanti la sua assenza parlavano di una scelta tattica volta a far riposare l’italiano, ma lo stesso Gallinari ha voluto smentire questi rumors ai microfoni del Los Angeles Times.

Danilo Gallinari: “Pronto per la prossima”

In particolare, il 30enne ex Olimpia Milano ha sottolineato il motivo principale della sua assenza, dovuta ad un fastidio lala caviglia sinistra, prontamente superato.

Non so con chi avete parlato o cosa vi hanno detto i fisioterapisti. Martedì non ho riposato ma ho avuto un problema alla caviglia che mi portavo dietro da una settimana, ed adesso sono perfettamente guarito. La prossima partita sarò nuovamente pronto. Non ho bisogno di stare fermo per riposarmi

Le parole molto chiare dell’italiano ben delineano il grande momento vissuto dall’ala piccola di Sant’Angelo Lodigiano.

La stagione in corso risulta essere per distacco la migliore annata disputata dall’ex Denver Nuggets da quando è entrato nella NBA. Nel dettaglio, le sue statistiche esplicano in maniera limpida ciò che Gallinari sta compiendo:

  • 19,3 punti
  • 5,9 rimbalzi
  • 2,4 assist
  • 45,7 FG%
  • 43,5 3P%
  • 90,3 FT%

Aldilà dei freddi dati numerici, in ogni caso è evidente come i Clippers abbiano estremamente bisogno di Gallinari per poter approdare ai playoff. Dall’addio di Tobias Harris, infatti, l’azzurro è diventato il maggior terminale offensivo della squadra, ben coadiuvato dal veterano Lou Williams. E i risultati stanno arrivando: ottavo posto nella Western Conference, a 5 partite di distacco dai Sacramento Kings e soprattutto la supremazia cittadina a discapito dei Lakers ormai consolidata.

La partecipazione alla post season è a portata di mano, ma servirà il miglior Gallo per poter avere la certezza assoluta di vedere la banda scatenata di Doc Rivers tra aprile e maggio.

Three Points – Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles

Mentre sui campi NBA parte lo sprint finale verso i playoff, a fare notizia negli ultimi giorni sono stati alcuni episodi che poco hanno a che vedere con il parquet. A Salt Lake City è andato in scena uno spiacevole confronto tra Russell Westbrook e un tifoso degli Utah Jazz: agli insulti di stampo razzista di quest’ultimo, ‘Russ’ ha risposto con delle presunte minacce che gli sono costate venticinquemila dollari di multa e, a quanto pare, una citazione in giudizio. Il tifoso è stato invece bandito a vita dalla Vivint Smart Home Arena, con il condivisibile intento da parte dei Jazz di lanciare un forte messaggio agli aspiranti seguaci. Un altro fan, stavolta a New York, si è reso protagonista dell’ennesima contestazione nei confronti del proprietario dei Knicks, James Dolan. Dopo avergli intimato di vendere la franchigia, il sovversivo supporter è stato scortato all’uscita dalla security. All’interno del rettangolo di gioco, le cose hanno rischiato di mettersi estremamente male in quel di Cleveland, quando Serge Ibaka dei Toronto Raptors ha sfiorato con un gancio destro il volto di Marquese Chriss dei Cavaliers. Il congolese se l’è cavata con appena tre partite di sospensione, ma le conseguenze avrebbero potuto essere ben più gravi, sopratutto per l’incolumità di Chriss. L’accaduto ha riportato alla mente la pericolosa deriva raggiunta negli Anni ’70, culminata con il pugno di Kermit Washington che quasi uccise Rudy Tomjanovich. Per fortuna, quest’ultima parte di regular season sta offrendo spunti ben più interessanti; andiamo ad analizzarne alcuni nella nuova edizione di ‘Three Points’!

 

1 – Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles

Lou Williams e Danilo Gallinari stanno trascinando i Los Angeles Clippers ai playoff
Lou Williams e Danilo Gallinari stanno trascinando i Los Angeles Clippers ai playoff

I Clippers sono la migliore squadra di Los Angeles. Fino a dieci anni fa, un’affermazione del genere avrebbe comportato come minimo una risata di scherno, come massimo un TSO. Invece, da parecchio tempo questo assunto rappresenta perfettamente la realtà. Mentre i Lakers sono sprofondati in un abisso da cui non sono riemersi nemmeno con l’arrivo di LeBron James, quelli che una volta erano i loro ‘cugini poveri’ sono diventati una certezza, nell’agguerrita Western Conference.

Gli anni di ‘Lob City’ non hanno portato alcun titolo, nemmeno una finale di Conference, ma hanno dato rilevanza a una franchigia che ora non ha alcuna intenzione di tornare nel dimenticatoio. Quando era ormai chiaro che quel ciclo fosse prossimo alla conclusione, la dirigenza si è fatta trovare pronta a voltare pagina. L’arrivo in società di Jerry West (nel non meglio precisato ruolo di “executive board member”) ha dato il via a una serie di manovre inizialmente criticate, ma che a lungo andare potrebbero pagare cospicui dividendi. L’addio di Chris Paul, possibile preambolo per il più classico dei rebuilding, ha invece inaugurato un’epoca che potrebbe portare la franchigia a traguardi mai raggiunti. In cambio di CP3, ceduto tramite sign-and-trade, sono arrivati da Houston una prima scelta futura, soldi e sette giocatori, tra cui Lou Williams (da pochi giorni recordman NBA per punti segnati partendo dalla panchina), Montrezl Harrell e Patrick Beverley. Proprio coloro che oggi stanno trascinando i Clippers ai playoff. Quei playoff che sembravano preclusi dopo le recenti manovre di mercato, quei playoff che i più blasonati Lakers guarderanno ancora una volta in televisione.

Il primo anno ‘post-Lob City’ non è andato benissimo. Pur con un record vincente (42 vittorie e 40 sconfitte), i Clippers sono rimasti fuori dalle prime otto, complici i numerosi infortuni che hanno decimato il roster. A stagione in corso, però, West e soci hanno messo a segno un’altra mossa controversa, ma lungimirante. Blake Griffin, il giocatore che nel 2009 aveva dato una svolta alla storia della franchigia, è stato infatti spedito ai Detroit Pistons. Pochi mesi prima, aveva firmato un sontuoso rinnovo contrattuale da 173 milioni di dollari in cinque anni. Mandandolo a Detroit, i Clippers hanno preso tre piccioni con la stessa fava: hanno chiuso definitivamente il capitolo ‘Lob City’, hanno alleggerito sensibilmente il monte salari e hanno ottenuto in cambio due scelte, più Avery Bradley, Boban Marjanovic e Tobias Harris. Dai medesimi presupposti è partito lo scambio che, lo scorso febbraio, ha coinvolto lo stesso Harris, finito (sempre in coppia con Marjanovic) ai Philadelphia 76ers in cambio di una moltitudine di scelte future e un pacchetto di giocatori comprendente Landry Shamet, assoluta rivelazione dell’ultimo draft. Seguendo questa logica, è facile pensare che il prossimo ad essere ‘sacrificato’ sarà Danilo Gallinari. Con le partenze di Griffin prima e di Harris poi, il Gallo è diventato il leader del quintetto di Doc Rivers. Finalmente libero dai gravi infortuni che ne hanno condizionato la carriera, sta giocando la sua miglior pallacanestro in questo 2018/19. I piani dei Clippers, però, sembrano troppo grandi per poter fare di lui l’uomo-franchigia anche in futuro.

Già, perchè se il presente è piuttosto brillante, è il domani a stuzzicare maggiormente le fantasie dei tifosi. Il vortice di operazioni di cui sopra ha liberato lo spazio salariale necessario per poter aggiungere due giocatori di grosso calibro, da inseguire in una free-agency piuttosto ricca (Kevin Durant e Kawhi Leonard i nomi più altisonanti). Spazio che aumenterebbe ulteriormente ‘scaricando’ i 22 milioni che spettano a Gallinari nel suo ultimo anno di contratto. A differenza di concorrenti come i New York Knicks o come gli stessi Lakers, i Clippers potranno offrire ai ‘corteggiati’ un contesto già competitivo, con un supporting cast di ottimo livello (Williams e Harrell su tutti, ma anche i giovani Shamet e Ivica Zubac e il giovanissimo Shai Gilgeous-Alexander, uno dei migliori rookie della stagione) e, soprattutto, un front-office dalle idee piuttosto chiare. Se consideriamo che le numerose scelte ai prossimi draft potrebbero anche essere utilizzate come asset per uno scambio importante (soffiare Anthony Davis ai gialloviola sarebbe il capolavoro definitivo), abbiamo ottimi motivi per tenere gli occhi bene aperti su questi Clippers, i nuovi padroni di Los Angeles.

 

2 – La battaglia per la Terra di Mezzo

Andre Drummond (Pistons, a sinistra) e Kemba Walker (Hornets)
Andre Drummond (Pistons, a sinistra) e Kemba Walker (Hornets)

Mentre nella Western Conference i biglietti per i playoff sembrano ormai tutti assegnati, a Est si dovranno attendere le ultime partite per avere il quadro completo delle partecipanti. Ai piani alti non ci dovrebbero essere sorprese: Milwaukee Bucks e Toronto Raptors sono irraggiungibili, Philadelphia 76ers, Indiana Pacers e Boston Celtics dovranno semplicemente mettersi in fila puntando al fattore campo. La vera bagarre si trova nella ‘Terra di Mezzo’, quel girone dantesco (sei vittorie separano la sesta e l’undicesima del tabellone) popolato da squadre per cui qualificarsi o meno alla post-season potrebbe rappresentare una svolta cruciale, in un senso o nell’altro. Un ‘gruppone’ di franchigie impantanate da anni in una fase di stallo da cui sembra difficile uscire; quando va bene si arriva settimi/ottavi e si viene eliminati al primo turno, quando va male noni/decimi e si parte per le vacanze. La causa di questo impasse è per tutte la stessa: un monte salari intasato da contratti esagerati, concessi a giocatori inadatti sia per puntare al titolo, che per ‘tankare’. Ecco allora un ‘magico’ quartetto: Detroit Pistons e Miami Heat sono al momento fra le prime otto, mentre Charlotte Hornets e Washington Wizards, oggi, sarebbero escluse dai giochi.

I Pistons, tra le squadre più in forma dell’ultimo periodo, sono riusciti a ottenere un discreto vantaggio sulle inseguitrici. Merito di uno splendido Blake Griffin, giocatore sempre più completo col passare degli anni e tornato meritatamente all’All-Star Game, e di Andre Drummond, definibile senza timore di smentite il miglior rimbalzista di questo decennio (i suoi 13.6 rimbalzi in carriera sono la nona media all-time in NBA) e finalmente costante anche in fase realizzativa (non aveva mai raggiunto i 17.5 punti di media con cui viaggia in questo 2018/19), ma anche di un Reggie Jackson in crescita (pur con la solita incostanza). La notizia migliore per coach Dwane Casey è la visibile riduzione dei possessi in isolamento per Griffin, una strategia che, a inizio stagione, stava rendendo il gioco dei Pistons una sorta di ‘hero-ball’. Qualora Detroit riuscisse a mantenersi su questi livelli fino ai playoff, eliminarla al primo turno sarà più complicato del previsto.
Miami accompagnerà verso la pensione un Dwyane Wade ancora in grande spolvero (ha le migliori cifre, per punti e minutaggio, dai tempi di Chicago) con l’ultima apparizione in post-season della sua carriera. Il fatto che il trentasettenne, una volta soprannominato ‘Flash’, sia il secondo miglior realizzatore di squadra e il quarto per minuti giocati è però una pessima notizia per coach Erik Spoelstra, e mette in luce gli enormi limiti di questa versione degli Heat. Per diversi motivi, nemmeno uno tra Goran Dragic, Hassan Whiteside e Dion Waiters si è dimostrato all’altezza di poter guidare la squadra, compito a loro richiesto dagli onerosi contratti. Anche giocatori come James Johnson, Kelly Olynyk e Justise Winslow sono a libro paga per cifre impegnative e a lungo termine, eppure non hanno mai espresso fino in fondo il loro potenziale (soprattutto Winslow). Gli unici barlumi di speranza per il futuro, nel roster attuale, sono riposti nei giovani Derrick Jones Jr. e Bam Adebayo, che in ogni caso non promettono di diventare i nuovi Kobe e Shaq. La sensazione è che l’imminente viaggio ai playoff rappresenti un crocevia importante: l’anno prossimo, senza più Wade e con molti ‘contrattoni’ in scadenza, potrebbe finalmente iniziare la vera ricostruzione.

Se Pistons e Heat, nella loro mediocrità, sono comunque le favorite per qualificarsi alla post-season, il cielo sopra Washington e Charlotte rischia di farsi estremamente nuvoloso. Gli Wizards hanno rinunciato al rebuilding per inseguire un improbabile ottavo posto, obiettivo che a breve sfuggirà matematicamente. In più si ritrovano con John Wall, titolare di un mostruoso contratto da 170 milioni di dollari con scadenza nel 2023, che rientrerà da un infortunio al piede solo a 2020 inoltrato. L’effettiva impossibilità di scambiarlo è un macigno enorme sul futuro della franchigia, che rischierebbe di rimanere nel ‘limbo’ anche qualora dovesse cedere Bradley Beal, l’altra stella del roster.
Gli Hornets di Michael Jordan, altri ‘specialisti’ nel regalare contratti folli (nel 2020 spenderanno circa 86 milioni per Nicolas Batum, Bismack Biyombo, Marvin Williams, Cody Zeller e Michael Kidd-Gilchrist), hanno un motivo in più per preoccuparsi: a luglio, Kemba Walker sarà free-agent. Il desiderio di giocare finalmente in un contesto vincente avrebbe potuto ingolosirlo anche in caso di qualificazione ai playoff (al di là delle inevitabili dichiarazioni d’amore per l’ambiente), figuriamoci dopo l’ennesima esclusione, in quella che è indubbiamente la miglior stagione della sua carriera (giustamente premiata con la partenza in quintetto all’All-Star Game casalingo).

All’interno di questa ‘bolgia infernale’ meritano una distinzione Orlando Magic e Brookyln Nets. I primi sono a tutti gli effetti in una fase di stallo, ma la giovane età media e il monte salari non esagerato lasciano comunque margini di crescita. Brooklyn, invece, sembra pronta per spiccare il volo. Dopo gli anni tremendi seguiti all’infausta trade per Kevin Garnett e Paul Pierce, il certosino lavoro del general manager Sean Marks e di coach Kenny Atkinson ha dato vita a un progetto tecnico interessante e di prospettiva. Un contesto che, unito al notevole spazio salariale a disposizione, rende i Nets una meta potenzialmente appetibile per qualsiasi free-agent. Torniamo dunque al discorso fatto in apertura per Clippers e Lakers: e se fossero i Nets i nuovi padroni di New York?

 

3 – Cronache da Rip City

Damian Lillard (#0) e C.J. McCollum, i due leader dei Blazers
Damian Lillard (#0) e C.J. McCollum, i due leader dei Blazers

All’estremo angolo nord-ovest della ‘Terra di Mezzo’ troviamo i Portland Trail Blazers. Dal secondo anno in Oregon di Damian Lillard in avanti, i playoff sono diventati per loro un appuntamento fisso. Purtroppo, lo sono diventate anche le eliminazioni precoci. Per diversi motivi, gli uomini di Terry Stotts non sono mai riusciti a fare strada in post-season; per ben tre volte hanno trovato sulla loro strada i futuri finalisti (gli Spurs nel 2014, gli Warriors nel 2016 e 2017), Nel 2015, i Grizzlies erano un ‘gruppo in missione’, mentre i Pelicans l’anno scorso hanno disputato la serie perfetta. Prima del recente ‘cappotto’, però, qualcosa sembrava cambiato per davvero, e questo 2018/19 sta confermando che il terzo posto della passata stagione non è stato un caso: i Blazers sono una solida realtà.

Lillard e compagni hanno tenuto un ritmo di marcia costante, che ha permesso loro di mettere presto in cassaforte l’ennesimo biglietto per i playoff. ‘Dame’ si è mantenuto grossomodo sugli stessi livelli di eccellenza del 2017/18, quando è stato incluso nel primo quintetto All-NBA. Rendimento pressoché invariato anche per il fido ‘scudiero’ C.J. McCollum, che probabilmente a Est avrebbe già disputato qualche All-Star Game, mentre Jusuf Nurkic, piacevole sorpresa della scorsa stagione, è ulteriormente cresciuto, legittimandosi come ‘terzo violino’ ideale. Il più grande merito di questi Blazers, però, è stato quello di mettere finalmente un po’ di ‘carne’ intorno all’ossatura storica. Parte dell’aiuto è arrivato dall’esplosione di Jake Layman (7.9 punti e 18.7 minuti di media nel 2018/19, contro gli 1.6 punti in 5.8 minuti delle prime due stagioni NBA), ma la scossa più forte è arrivata intorno alla trade deadline, quando la dirigenza ha messo a segno due importanti colpi: dai Cleveland Cavaliers è giunto Rodney Hood, mentre dal mercato dei buyout è stato ingaggiato Enes Kanter. Entrambi affidabili fonti di produzione offensiva in uscita dalla panchina, ed entrambi in scadenza di contratto. Una situazione che può portare solo benefici: dopo le amare esperienze con Cavs e Knicks, i due avranno un’importante occasione per guadagnare visibilità, mentre Portland non avrà ulteriori ‘elefanti’ ad intasare un salary cap già al collasso da anni. I nuovi innesti, la crescita di Nurkic e la conferma ad alti livelli di uno dei migliori backcourt NBA fanno sì che nella ‘Rip City’ soffi un vento di ottimismo. I Blazers, dopo un’altra, ottima regular season, hanno ciò che serve per tentare un viaggio ai playoff più lungo del solito.
D’altro canto, l’ennesima delusione potrebbe avere conseguenze nefaste. La complicata condizione salariale non lascia particolari margini di manovra per eventuali rinforzi estivi. Anche nel 2020, quando i pesanti contratti di Evan Turner, Moe Harkless e Meyers Leonard andranno finalmente in scadenza, la franchigia dovrà fare i conti con un altro, annoso problema: il fatto di trovarsi lassù, fuori dalle rotte principali, contribuisce a rendere Portland una meta poco ambita dai grandi free-agent. Di solito, situazioni del genere portano a un brusco reset, che difficilmente sarà basato su un Damian Lillard ormai meritevole di ben altri contesti.

Los Angeles Clippers: un vento favorevole sospinge i velieri

Montrezl Harrell Los Angeles Clippers

I velieri buoni sono quelli che sanno resistere alla tempesta senza subire grossi danni. I velieri più efficienti sono quelli che, passato il peggio, sanno sfruttare il vento in poppa per viaggiare rapidamente verso la loro meta. Nomen omen direbbero i latini: i Los Angeles Clippers hanno attraversato le intemperie della cessione della loro prima punta, Tobias Harris, hanno puntato sui giovani, hanno proseguito sulle loro convinzioni, hanno insignito Danilo Gallinari di un rinnovato ruolo da leader e, ora, potrebbero avere di fronte uno dei futuri prossimi più brillanti della NBA. Perché il vento favorevole lo porta la fortuna, ma i bravi naviganti la fortuna sanno anche meritarsela. Doc Rivers, Steve Ballmer e il front office dei Los Angeles Clippers sono naviganti bravissimi.

LA FORZA DELLE GERARCHIE…

Se ci si mette davanti a una partita dei Clippers la prima osservazione che viene spontanea è: questi hanno delle gerarchie chiare, dei meccanismi ben oliati, nonostante i numerosi cambiamenti in corso d’opera. Si parte da un quintetto con idee molto precise: tre giovani che, a poco prezzo, in futuro potranno essere “pezzi importanti” di una squadra vincente. Shai Gilgeous-Alexander è un playmaker molto ordinato, dotato di leve lunghe preziose in difesa; ama far giocare i compagni ed alzare il ritmo. Tira poco (8.3 tentativi dal campo), ma lo fa con efficienza notevole alla sua età (47% dal campo). La stessa efficienza che appartiene all’altro rookie, l’ex-76ers Landry Shamet, un tiratore da oltre 40% dall’arco, con un’incredibile capacità di scegliersi i tiri migliori. Infine c’è Ivica Zubac: sicuramente non sarà mai un fenomeno, ma un lungo così bravo a rollare dopo aver bloccato e dotato di un’insospettata esplosività e prontezza non può che far comodo.

Shai Gilgeous-Alexander è una delle ottime scoperte della stagione dei Los Angeles Clippers
Shai Gilgeous-Alexander è una delle ottime scoperte della stagione dei Los Angeles Clippers

E poi due veterani ad accompagnare il processo di crescita di questi giovani. Patrick Beverley sta decisamente cambiando la stagione dei Los Angeles Clippers. L’ex-Olympiacos in questa stagione è forse il miglior difensore della Lega, che ha ben poco da invidiare a un artista della materia come Kawhi Leonard. La sua capacità di togliere dai giochi l’avversario più forte crea una sicurezza molto salda nelle retroguardia di coach Rivers. E infine il leader designato, un Danilo Gallinari finalmente continuo dal punto di vista fisico. Non ferma troppo il pallone, prende un numero di tiri tutto sommato limitato (12.8) e comunque produce 19.3 punti, anche grazie alla capacità di andare tanto in lunetta (quasi 6 liberi a partita con il 90.3%), una caratteristica che sta facendo la fortuna di tutta la squadra, la migliore nel lucrare gite alla linea della carità in questa stagione (circa 28 per match).

…E DELLA PANCHINA

E poi i Los Angeles Clippers sono una squadra davvero lunga. Badate bene, non si tratta tanto di un discorso quantitativo quanto qualitativo. La panchina di Doc Rivers è la prima per punti segnati (la bellezza di circa 50 a partita) e dà l’impressione di non andare sotto contro nessuno; anzi, spesso sono le riserve stesse a dare uno strappo decisivo alla partita (vedere il parziale tra terzo e quarto periodo contro i Celtics). Una panchina che porta grande solidità difensiva in uomini come JaMychal Green e Garrett Temple, ma anche tanto talento. Lou Williams e Montrezl Harrell producono rispettivamente 20.3 e 16.2 punti e dai loro giochi a due nascono spazi e praterie anche per tutti gli altri, in questo modo alleggeriti e agevolati nei loro compiti offensivi. Siamo quindi davanti alla forza di una squadra che sa distribuire molto bene il proprio talento e a quella di un allenatore che ha avuto il coraggio di fare scelte nette e di proseguire il proprio percorso, contro ogni più malevola aspettativa. Chapeau, coach Doc Rivers.

Uno dei letali giochi a due tra Williams e Harrell

LOS ANGELES CLIPPERS: PRESTO UNA CONTENDER?

Le mosse dei Los Angeles Clippers durante la trade deadline non hanno solo una valenza tecnica, ma anche “economica”. Hanno permesso infatti di liberarsi di alcuni contratti importanti, di prendere alcuni giovani interessanti ancora con contratto da rookie e di ottenere altri contratti in scadenza. Insomma, per non annoiare i lettori con dati finanziari poco allettanti, la sostanza è che, in estate, i Clippers potranno aggiungere al cuore pulsante del roster attuale due superstar, di quelle da contratti al massimo salariale. Un nome su tutti, al momento, è quello di Kawhi Leonard, ma non sarà il solo che sentiremo nei prossimi mesi.

Piove. Il gatto è morto. La fidanzata mi ha lasciato…e io tifo Clippers

Un haiku firmato Federico Buffa che lascia intendere quanto i Velieri siano sempre vissuti nell’ombra della NBA, spesso derisi. Quest’anno, pur solidissimi, difficilmente supereranno il primo turno di playoff, ma l’anno prossimo potrebbero avere una rosa di primissima fascia. I Golden State Warriors presto si sfalderanno, il fascino dei Lakers è in calo, tante stelle saranno free agent e i Los Angeles Clippers, per quanto Clippers, stanno pur sempre in una città come Los Angeles. Forse l’anno prossimo si smetterà di deriderli; i Clippers, per allora, potrebbero essere anche i più forti.

Clippers, Lou Williams è il sesto uomo più prolifico di sempre: “Speciale, sono nella storia”

Lou Williams con la casacca dei Los Angeles Clippers

Con la fragorosa vittoria per 140-115 sui Boston Celtics, il sesto uomo dei Los Angeles Clippers Lou Williams è diventato il giocatore ad aver segnato più punti in carriera in uscita dalla panchina nella storia NBA.

Con un canestro segnato a 9 minuti dal termine della sfida, Williams ha superato l’ex giocatore di Charlotte Hornets e Toronto Raptors Dell Curry. Louis Tyrone Williams ha chiuso la sua partita con 34 punti e 5 assist a referto (14 su 20 al tiro), ai quali si sono aggiunti i 25 punti (con 9 su 12 al tiro) di Danilo Gallinari ed i 20 punti, sempre in uscita dalla panchina, di Montrezl Harrell.

Williams, Gallinari e Harrell hanno condotto i Clippers alla quinta vittoria consecutiva, striscia che li porta al sesto posto nella Western Conference grazie anche alla contemporanea sconfitta casalinga degli Utah Jazz per mano degli Oklahoma City Thunder.

Ogni volta che compare la scritta ‘All-Time’ associata al tuo nome, sai che è qualcosa di speciale, qualsiasi cosa sia” Così Lou Williams a fine gara.

Per me significa molto. Col fatto di essere stato per grandissima parte della mia carriera un sesto uomo, un uomo dalla panchina, il fatto di potermi fregiare di un primato del genere è qualcosa di speciale

– Lou Willams –

Lou Williams è diventato sin dalla prima apparizione in maglia Clippers uno dei “centri di gravità” della squadra.

La stagione 2017\18 è stata la migliore in carriera per il 33enne ex giocatore di Philadelphia 76ers, Atlanta Hawks, Toronto Raptors, Los Angeles Lakers e Houston Rockets, annata chiusa con un career high di 22.6 punti a partita e suggellata da un rinnovo contrattuale da 3 anni e circa 24 milioni di dollari complessivi, e dal premio di Sesto Uomo dell’Anno (secondo in carriera, 2015)

La speciale classifica vede ora la primo posto Williams, seguito da Curry e da un altro grande ex giocatore dei Los Angeles Clippers, Jamal Crawford. “Lou è incredibile. Le cose che fa, i tiri che mette nonostante il suo fisico, il modo in cui riesce a finire sotto canestro” Così coach Doc RiversSono tra le cose che più mi hanno sorpreso di lui da quando ho il piacere di allenarlo. Davvero notevole“.

Su un totale di 923 partite sinora disputate in carriera, sono solo 109 le gare iniziate in quintetto base per Lou Williams:

Mi ci è voluto un po’ di tempo per accettare l’idea di essere un sesto uomo. All’inizio l’ho presa come una sfida, avrei voluto far vedere a tutti che chi mi considerava una riserva si sbagliava, col tempo però il ruolo mi si è cucito addosso, è diventato il mio marchio di fabbrica. Ho abbracciato il mio ruolo, credo sia questa la cosa che ha reso possibile questo traguardo. Ho fatto qualcosa per cui varrà la pena essere ricordato, qualcosa in cui sono diventato il migliore

– Lou Williams –

Lakers, infortunio per Kyle Kuzma, caviglia destra KO, possibile una settimana di stop?

Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs Miami Heat at Staples Center

La pesante sconfitta nel derby cittadino contro i Los Angeles Clippers ha lasciato in dote ai Lakers di LeBron James l’infortunio di Kyle Kuzma.

Il giocatore al secondo anno da Utah è stato costretto ad abbandonare il campo a causa di un infortunio alla caviglia destra, procuratosi a circa 6 minuti dal termine della gara. Dopo essere atterrato malamente sulla caviglia destra dopo un salto, Kuzma è rimasto a terra dolorante per alcuni attimi, prima di raggiungere gli spogliatoi assistito dallo staff medico dei Los Angeles Lakers.

Gli esami radiografici non hanno evidenziato danni strutturali, le condizioni di Kyle Kuzma verranno rivalutate nelle prossime ore.

I Los Angeles Lakers hanno ceduto per 113-105 contro i Los Angeles Clippers di un Danilo Gallinari da 23 punti e 6 rimbalzi. Per Kuzma, 15 punti con 5 su 15 al tiro in 36 minuti. L’infortunio di Kyle Kuzma è l‘ultimo di una serie di problemi fisici che ha interessato Lonzo Ball (Caviglia destra), Lance Stephenson, Tyson Chandler e Brandon Ingram (spalla destra), assenti per la sfida dello Staples Center.

Nel posto partita, coach Luke Walton ha dichiarato: “Kuzma? Date le condizioni, sarei sorpreso di rivederlo in campo per la prossima partita“.

I Los Angeles Lakers (30-34) ritorneranno in campo mercoledì notte allo Staples Center per sfidare i Denver Nuggets di Nikola Jokic.

Infortunio di Kyle Kuzma, MRI negativa

La risonanza magnetica effettuata nella giornata di martedì sulla caviglia destra di Kyle Kuzma ha dato esito negativo. Le condizioni del giocatore saranno rivalutate giorno per giorno, appare dunque probabile che Kuzma possa essere costretto a saltare i prossimi impegni dei Los Angeles Lakers, a partire dalla sfida casalinga contro i Denver Nuggets di mercoledì.

Domenica 10 marzo i Lakers ospiteranno allo Staples Center di Los Angeles i Boston Celtics di Kyrie Irving, prima di una serie di 5 trasferte ad est tra Chicago, Toronto, Detroit e Milwaukee.

Ancora sconfitti i gialloviola: Playoff sfumati, obiettivo Lottery

Montrezl Harrell Los Angeles Clippers

Game 64 Recap: Lakers-Clippers

 

Morale agli antipodi per le due franchigie della City of Angels, che si ritrovano allo Staples Center per la terza sfida stagionale.

I Los Angeles Lakers (30-33) con la disastrosa sconfitta patita contro i Phoenix Suns hanno ridotto alla sola matematica le speranze di accedere alla offseason. L’ambiente lacustre è già orientato verso la prossima stagione ed una delle prime mosse sembra essere il licenziamento del coach Luke Walton.

Grazie alle cinque vittorie ottenute nelle ultime sette gare, gli LA Clippers continuano a lottare con San Antonio per il settimo posto nella Western Conference e tengono a debita distanza – oltre che i cugini – Sacramento.

In aggiunta al lungodegente Lonzo Ball ed a Lance Stephenson, nel pre partita i gialloviola perdono Brandon Ingram per un non precisato problema alla spalla (tanking?). Scelte obbligate per Walton che schiera Rondo, Bullock, LBJ, Kuz e McGee. Rivers non dispone del solo Wilson Chandler e risponde con SGA, Beverley, Shamet, il Gallo e l’ex Zubac.

Lakers-Clippers, buon avvio di Kuzma

I primi minuti della gara vivono del duello tra gli ex compagni di reparto McGee e Zubac, autori di quattro punti a testa. Rondo, oltre a realizzare la prima tripla della gara, prova ad innescare…

…la transizione chiusa dall’affondata di Kuz.

James deve fare i conti con le attenzioni di Beverley, aggressivo in difesa. Entrambe le squadre esauriscono il bonus e tentano cinque liberi a testa, 14-13 a metà quarto.

Nella parte finale della frazione si accende Kyle Kuzma, che mette a segno nove punti consecutivi ispirando il primo allungo gialloviola della gara (30-22).

Dopo un’altra serie di liberi, Williams segna il jumper che chiude il periodo, 34-26.

Lakers-Clippers, LeBron vs il Gallo

I lacustri raggiungono la doppia cifra di vantaggio con Hart, il cui taglio viene egregiamente premiato da LBJ. Ma la 2nd unit dei velieri si conferma tra le migliori della Lega e produce il parziale di 9-0 che in due minuti riporta la gara in equilibrio, 36-35.

JaVale McGee rientra e ferma il parziale avversario stoppando due conclusioni, consentendo a Rondo di lanciare…

…LeBron in transizione. L’ex Celtics è in palla dall’arco e sigla la terza tripla della sua gara.

Clamp City non molla la presa e trova il vantaggio grazie all’energia di Montrezl Harrell, che domina nel pitturato, 41-42 a 6’29” dall’intervallo.

La seconda parte del quarto vive del duello tra il quattro volte MVP e Danilo Gallinari 🇮🇹. L’azzurro colpisce due volte da oltre i 7.25 e segna 12 degli ultimi 21 punti dei suoi. LeBron James realizza una tripla e serve due volte sull’arco Josh Hart e – pur non riuscendo a convertire come vorrebbe – monopolizza l’attacco lacustre e tiene a contatto i suoi.

57-61 il punteggio alla fine del tempo, con i gialloviola in partita nonostante il 38% dal campo.

Lakers-Clippers, i velieri provano l’allungo

Dopo qualche incertezza nei primi minuti, entrambe le squadre segnano con continuità. Il Gallo segna altri due canestri, mentre Beverley e Shai Gilgeous-Alexander colpiscono col jumper punendo l’inesistente difesa lacustre sul perimetro.

I Lakers, pur non riuscendo ad opporre una resistenza credibile nella propria metà campo, in attacco tengono botta trovando il canestro con tutti gli starter. Rondo continua ad essere efficace da tre realizzando la quarta tripla della serata.

Dopo che durante un timeout la terna arbitrale gli annulla – giustamente – una tripla tentata dopo la sirena dei 24”, Patrick Beverley si rimette subito in pari segnando dall’arco, risponde Mike Muscala. 75-77 con 4’49” da giocare nel quarto.

Rajon Rondo continua a produrre segnando due layup, ma dopo aver assistito…

…l’and-one di Hart fallisce due conclusioni oltre a commettere il quarto fallo, lasciando il campo ad Alex Caruso. 82-84 ad 1’55” dalla fine della frazione.

I Clippers con SGA e Williams chiudono il quarto con un parziale di 12-1, mitigato dal jumper sulla sirena di Reggie Bullock.

Lakers-Clippers, LeBron e compagni si spengono nel finale

James non trova la retina dall’arco e perde un banale possesso favorendo il canestro di Lou Williams, che segna l’87-99 costringendo al timeout Walton dopo neppure due minuti di gioco.

La giocata prima della pausa è emblematica di quanto sia poca la voglia e l’energia messa in campo dai Lakers: dopo aver recuperato il pallone, Lou viene stoppato da dietro da Hart che nello slancio termina fuori dal campo. Nessuno dei compagni ha seguito o creduto nel tentativo di Josh e Sweet Lou ha potuto realizzare indisturbato. Quanto mai giustificati i boo che piovono dallo Staples.

Il timeout giova ai gialloviola che al rientro in campo riescono a ridurre le distanze grazie al 7-0 alimentato dai canestri di Rondo e James, timeout per coach Doc Rivers. A spezzare il rientro dei Lakers ci pensa ancora Gallinari, autore della tripla del 94-102 a 7’38” dalla fine.

Kuzma e Rondo non trovano la via del canestro e nell’ultimo tentativo Kyle si procura una distorsione alla caviglia che lo costringe a rientrare negli spogliatoi.

Walton sceglie una lineup ancora più small – Rondo, KCP, Bullock, Hart e LBJ -ma comunque inefficace in attacco. Bullock sbaglia dall’arco, LeBron un layup incontestato. Landry Shamet segna la tripla che di fatto chiude la gara, 97-104 a 4’04” dalla sirena.

L’unico a crederci, inutilmente, è il solito Hart mentre Williams e James segnano i canestri che fissano il punteggio finale: 105-113.

Lakers-Clippers, tripla doppia per Rondo

LeBron chiude con 27+8+6 con 9/18 dal campo, 1/6 dall’arco ed 8/12 ai liberi. Rondo mette a referto la prima tripla doppia (24+12+12) da lacustre, con 4/10 dall’arco, 5 perse ed altrettanti falli commessi.

Unico a crederci fino alla fine Hart (17+4, con 2/4 dall’arco) apparso in ripresa dal punto di vista fisico. Imprecisi Kuzma (13+6 con 5/15) e Bullock (7+5, con 0/7 dall’arco). Impalpabili McGee e Muscala, invisibile KCP.

Rajon Rondo, Los Angeles Lakers vs L.A. Clippers at Staples Center
Rajon Rondo, Los Angeles Lakers vs L.A. Clippers at Staples Center (Lakers.com via Getty Images)

Sei in doppia cifra per i Clippers: Gallinari (23+6, 9/15 al tiro), Williams (21+5), Harrell (14+15+5), SGA (14), Beverley (13+9+4) e Shamet (12). 7+4 in meno di 14 minuti per l’ex Zubac.

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Lakers-Clippers, Lottery più vicina dei Playoff

Con il settimo e l’ottavo seed distanti 6 e 5.5 partite, i playoff sono sempre più lontani. Sotto di una partita ci sono i Pelicans al momento titolari – al netto della lottery – della nona pick, asset vista la piega presa dalla stagione potrebbe valer la pena inseguire.

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 4:30 italiane – tra Mercoledì 6 e Giovedì 7 Marzo per affrontare allo Staples Center i Denver Nuggets.

Clippers travolgono i Knicks, Ivica Zubac pronto a sfidare i Lakers: “Sarei potuto servire…”

Zubac-Lakes-nba-gazzetta

19 triple mandate a bersaglio ed un primo tempo da 82 (!) punti segnati guidano i Los Angeles Clippers alla facile vittoria sui New York Knicks allo Staples Center, nella serata di domenica.

 

Ai 21 punti in 26 minuti (con 7 tiri da tre punti a bersaglio) di Landy Shamet, ed alla consueta giornata in ufficio di Danilo Gallinari (20 punti, 7 rimbalzi e 4 assist in 23 minuti), si aggiunge la prova da 7 punti con 11 rimbalzi e 5 assist dell’ex giocatore dei cugini Los Angeles Lakers Ivica Zubac.

 

128-107 il risultato finale tra Clippers e Knicks, con i due allenatori che nel quarto periodo – a risultato acquisito – svuotano le rispettive panchine. Vittoria utile a distanziare i San Antonio Spurs nella corsa all’ottavo e settimo posto nella Western Conference per i Los Angeles Clippers (36-29).

 

Ivica Zubac sui Lakers: “Fossi ancora con loro, avrei potuto aiutarli…”

 

Il lungo croato Zubac è uno dei protagonisti del post partita. In 8 gare finora disputate con la maglia dei Clippers, l’ex giocatore del Cibona Zagabria ha viaggiato a medie da 8.8 punti e 7.3 rimbalzi a partita, in soli 19 minuti d’impiego e con una stoppata di media a partita per coach Doc Rivers.

 

 

Ivica Zubac era approdato sulla sponda Clippers della Città degli Angeli in chiusura di mercato, lo scorso 7 di febbraio in cambio di Mike Muscala, assieme all’ex compagno di squadra Michael Beasley. Dopo la vittoria casalinga, il nazionale croato si è lanciato in un interessante paragone tra la sua esperienza ai Los Angeles Lakers e la finora breve permanenza ai cugini e rivali cittadini Clippers:

 

I Lakers? I ragazzi sono miei amici, vedere la squadra in difficoltà non mi fa piacere, anche se il fatto che loro stiano perdendo va a nostro vantaggio. La partita di stanotte? Dovremo sempre essere così, questa è una differenza rispetto ai Lakers: quest’anno (ai Lakers, ndr) non abbiamo mai avuto serate così, ogni partita era una partita tesa, punto a punto. Con i Clippers vedo una squadra concentrata su ogni possesso, sera dopo sera

 

– Ivica Zubac sui Lakers –

 

Clippers e Lakers si affronteranno lunedì notte allo Staples Center di Los Angeles, in una gara da dentro o fuori per LeBron James e compagni, caduti a ormai quattro gare e mezzo di distanza dall’ultimo posto utile per accedere alla post-season: “Da quando sono andato via, ho guardato praticamente ogni loro partita. Se oggi fossi in campo con loro avrei potuto dare una mano, fare la differenza. In ogni caso, (i Lakers, ndr) non sono più la mia squadra. Li conosco, so come giocano e cosa vogliono fare, sarà bello affrontare la mia ex-squadra

 

Grizzlies, infortunio per Jaren Jackson Jr (quadricipite destro) e sconfitta con i Clippers

Memphis Grizzlies, infortunio per Jaren Jackson Jr. Il giocatore ha accusato un problema muscolare al quadricipite della gamba destra nella giornata di venerdì, e non è sceso in campo al FedEx Forum di Memphis per la sfida tra i suoi Grizzlies ed i Los Angeles Clippers.

 

Come riportato da Adrian Wojnarowksi di ESPN, i Memphis Grizzlies stimano per Jackson Jr tempi di recupero medio-lunghi. Il prodotto di Michigan State sta viaggiando a medie di 13.5 punti, 4.7 rimbalzi e 1,4 stoppate a partita, tirando con il 36% da dietro l’arco dei tre punti.

 

Privi di Jaren Jackson Jr, i Memphis Grizzlies hanno ceduto per 112-106 contro i Los Angeles Clippers di un Danilo Gallinari da 23 punti e 8 rimbalzi e dai 30 punti in 26 minuti in uscita dalla panchina di Montrezl Harrell.

 

Per i padroni di casa, una doppia-doppia da 22 punti e 11 rimbalzi in uscita dalla panchina per un ritrovato Joakim Noah, e 25 punti con 10 assist per Mike Conley, in una partita decisa solo nel quarto periodo.

 

 

Lakers-Clippers: i gialloviola crollano sotto i colpi di Lou Williams

Game 36 Recap: Lakers-Clippers

Back-to-back per i Los Angeles Lakers (20-15) che ventiquattrore dopo la bruciante sconfitta patita contro i Kings tornano allo Staples Center per la prima sfida contro i concittadini L.A. Clippers (20-14).

I gialloviola hanno le rotazioni ridotte, dovendo rinunciare a JaVale McGee, Beasley, LBJ e Rondo. Se per LeBron James non sono stati ancora ufficializzati i tempi di recupero, nella giornata Rajon Rondo ha subito un intervento chirurgico alla mano che lo terrà fermo almeno 4/5 settimane.

Walton conferma gli starter di Sacramento – Zo, Hart, Ingram, Kuz & Zu -, Rivers risponde con SGA, Bradley, Gallinari, Harris e Marjanovic.

Lakers-Clippers, Ingram e co. male al tiro

Avvio di gara contratto per entrambe le squadre, che faticano a trovare la via del canestro. Ingram e Kuz sbagliano un libero a testa, mentre dal campo le due contendenti combinano 5/20 dal campo.

Zubac soffre i centimetri di Boban Marjanovic, non riuscendo mai a finire (0/5) oltre a commettere subito due falli, costringendo Walton a schierare subito Chandler. Dopo quasi cinque minuti di gioco il punteggio resta basso: 4-7.

Brandon prova a sfruttare il mismatch con Bradley, ma Tiny Dog continua a soffrire dalla lunetta, segnando solo due dei quattro liberi conquistati.

L’orrenda serata al tiro dei lacustri continua – 3/15 dal campo, 2/8 dalla lunetta – consentendo ai Clippers di allungare non facendo praticamente nulla, 8-14 a poco più di quattro minuti dalla fine del quarto.

I gialloviola riescono ad arrivare al ferro con Ingram…

…e KCP, che sfruttano i blocchi di Chandler. Beverley e lo stesso Pope segnano le prime triple della partita, 18-20.

Nel finale del periodo i velieri allungano grazie alle giocate dell’ex Williams, prima della tripla di Lance ed il tip di Harrell che chiudono la frazione, 23-28.

I Lakers incredibilmente chiudono i primi dodici minuti senza commettere perse, ma le percentuali ridicole dal campo (8/24) e dalla lunetta (5/12) agevolano il lavoro degli avversarsi, che controllano i rimbalzi (22 a 15) senza troppi problemi.

Lakers-Clippers, i ragazzi di Walton provano l’allungo

I lacustri cercano Ivica Zubac, che segna il primo canestro dal campo e provoca il terzo fallo Montrezl Harrell. Il croato inoltre è perfetto dalla lunetta (5/5). I Clippers invece cercano con continuità Danilo Gallinari, che batte senza problemi Stephenson.

I gialloviola affidano l’attacco nelle mani di Kyle Kuzma che risponde ai canestri di Sweet Lou, 38-44 a 6’28″ dall’intervallo, timeout per coach Luke Walton.

Al rientro il figlio di Bill schiera i titolari, salvo Tyson per Zu, cambiando gli accoppiamenti difensivi rispetto all’inizio: Ingram è dirottato sulle tracce del Gallo, mentre Hart e Kuz si alternano su Harris.

Kuzma prova a spingere la transizione con alterne fortune, quanto meno costringe Gilgeous-Alexander al terzo fallo. Incredibile a dirsi, 11/11 dalla lunetta per i lacustri nel secondo quarto. 42-44 a quattro minuti dall’intervallo lungo.

I Lakers trovano il sorpasso con la tripla di Hart e – dopo qualche transizione sciupata per la troppa frenesia – il +3 con un jumper di Ingram. Il gallo segna due volte, risponde Chandler innescato da Kuz prima e Zo…

…poi. Lonzo Ball segna dall’arco con l’aiuto del tabellone, prima della tripla di Williams da metà campo che chiude il tempo, 54-51.

Pur continuando a tirare male dal campo, semplicemente limitando le perse ed andando meglio a rimbalzo – oltre a cercare di difendere con maggiore attenzione – i californiani sono riusciti ad invertire l’inerzia della gara.

Lakers-Clippers, attacco gialloviola in panne

In avvio di secondo tempo, nonostante diversi jumper sbagliati, i Lakers trovano subito il massimo vantaggio grazie ad un canestro di Lonzo ed alla tripla di Brandon Ingram. 59-51 dopo due minuti e timeout immediato per l’infuriato coach Doc Rivers.

Hart recupera un pallone convertito da Kuzma, prima di trovare la via del canestro…

…in backdoor. Ball risponde alla tripla di Shai GA, mentre Ingram commette un evitabile quarto fallo. KCP subentra allo sconsolato Slenderman.

Finalmente Josh Hart prende qualche iniziativa offensiva diversa dalla tripla o la transizione e trova altri due canestri, 70-60 a -7’02”.

L’attacco gialloviola si ferma – a segno solo grazie a sporadiche iniziative di Kuzma o dal perimetro con Lance Stephenson – ed i Clippers tornano sotto grazie ai canestri di Shai Gilgeous-Alexander e la tripla di Lou Will.

Oltre ai problemi offensivi, acuiti dal quarto fallo di Lonzo, la difesa non riesce a contenere il pick-and-roll Williams-Harell, ed i velieri trovano il pareggio a quota 80 ad 81” dalla fine del quarto.

Fioccano le perse lacustri – ben otto, contro le sole tre dell’intero primo tempo – e dalla lunetta Beverley fissa il punteggio prima dell’ultima frazione, 80-82.

Lakers-Clippers, Epic Lou Show

I Lakers rientrano molli e concedono due facili canestri agli avversari, obbligando Walton al timeout dopo 45”. Il blackout prosegue, Lou Williams accende la modalità Epic Lou, segnando in transizione (29, 9/14) e dalla lunetta (9/9).

A cavallo dei due quarti il parziale subito, 22-0, è da ko 🥊. 80-95 a 9’45” dalla fine.

Chandler con un libero ferma la corsa dei velieri, ma continuano gli errori: dall’arco (Josh e Kuz) e dalla lunetta (Ingram). Hart finalmente centra il bersaglio dal perimetro, scuotendo i gialloviola, 84-97 a -8’04”.

Dopo il timeout anche Lonzo colpisce da oltre i 7.25 ed un paio di canestri di Kuzma sembrano poter riaprire la gara, risponde Gallinari dall’arco per il 91-104 a 5’10” dal termine.

Walton gioca la carta small – Zo, KCP, Hart, B.I. e Kuz – ma dopo il primo 2/2 ai liberi della gara di Ingram, un presunto fallo in attacco non sanzionato a Tobias Harris scatena le proteste di Walton ed Hart che si infuriano con gli arbitri. Risultato: tecnico al coach, espulsione per Josh e tre liberi a bersaglio, i Clippers volano sul +16.

Una schiacciata di Kuzma…

…scuote lo Staples Center, l’and-on convertito da Ingram ed il jumper di Lance paiono poter riaprire la gara, 100-109 a 2’44” dal termine.

Non la pensa così Lou Will che segna una tripla in faccia a Born Ready – con annessa canzonatura dell’air guitar – chiudendo la gara. Il gioco da quattro punti di KCP fissa il punteggio finale, 107-118.

Lakers-Clippers, 24 per Kuzma

Come contro Sacramento, Ball ha provato a trascinare la squadra, spingendo la transizione oltre a non rifiutare mai il tiro quando non contestato. Lonzo chiude con 19 punti – 7/16 dal campo, 3/8 dall’arco -, 5 rimbalzi, 6 assist, 4 perse ed un recupero in oltre 42 minuti di gioco.

Kuzma conferma di avere tanti punti nelle mani – 22.5 punti con il 49.4% a Dicembre – nonostante debba ancora crescere nelle letture offensive, oltre che ritrovare la vena dall’arco (35.8% nelle W contro il 23.8% nelle L). Per Kyle 24+8+5 con 9/21 al tiro, 0/8 da tre e quattro perse.

La partita di Ingram è ovviamente condizionata dai troppi liberi sbagliati (2/7 in avvio di gara, 6/12 complessivo) e da qualche evitabile fallo. Brandon inoltre continua a pagare alcune forzature in situazione statica, che ne riducono l’efficacia. Tiny Dog chiude con 17 punti (5/12) e 7 rimbalzi, oltre al solito positivo impatto difensivo.

Brandon Ingram, Los Angeles Lakers vs LA Clippers at Staples Center
Brandon Ingram, Los Angeles Lakers vs LA Clippers at Staples Center (Andrew D. Bernstein, NBAE via Getty Images)

Discreta prestazione di Hart (12+6+3, 2/4 dall’arco), macchiata dall’espulsione che poteva essere evitata. Josh continua ad essere altalenante durante la gara, riuscendo ad essere efficace solo a tratti.

Zubac (7+3, 1/8) soffre troppo i lunghi avversari, costringendo l’ottimo Tyson Chandler (6+15) agli straordinari. Losing effort da manuale per KCP (14+4, 3/5 dall’arco) che colleziona i peggior Net Rating (-36.1!!) e plus/minus (-23!!!). Gara da incubo per Lance, che colleziona perse e scelte sbagliate oltre a venir sbeffeggiato da Lou Will.

Lou Williams (36+7+3, 11/18 dal campo, 11/11 dalla lunetta) guida la travolgente panchina dei Clippers, che ha sopperito alla scarsa vena dei titolari. Gallinari (19+10, 5/13) si accende a tratti, mentre Harris (9+10, 3/9) è ben limitato dalla difesa lacustre.

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Lakers-Clippers, lacustri corti e stanchi

Dopo un brutto inizio, nel secondo quarto i Lakers sembravano aver preso il controllo della gara, salvo poi crollare a partire dalla fine della terza frazione. Dopo un buon primo tempo – 92.7 Def Rating, +3 il parziale – nel secondo tempo la difesa è crollata – 121.8, -14 – nonostante un lieve calo del Pace.

I ragazzi di Walton sono arrivati cotti nel finale, come confermato da Kuzma a fine gara:

<Tanti di noi hanno finito il gas nel finale. Quando siamo stanchi, dobbiamo migliorare il nostro approccio mentale deve cambiare. Dobbiamo migliorare.>

Le assenze della superstar e di due elementi importanti nelle rotazioni non sono da sottovalutare, così come il back-to-back, tuttavia è fondamentale per la crescita che tali situazioni vengano affrontate nel migliore dei modi, senza fare drammi.

Ancora Kuzma:

<Ogni squadra ha problemi di questo tipo durante la stagione, noi stiamo avendo assenze dall’inizio dell’anno. Non possiamo lasciare che queste cose ci influenzino. Dipende da noi, dobbiamo essere uniti.>

A prescindere dalle assenze però, è necessario che il coaching staff intervenga sui problemi al tiro, considerando che i californiani sono in fondo – liberi in primis – a quasi tutte le classifica del settore.

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 3:30 italiane – tra Domenica 30 e Lunedì 31 Dicembre per la terza sfida stagionale, allo Staples Center, contro i Sacramento Kings.

Intervista col Gallo: “I miei Clippers, i playoffs, la nazionale, Doc Rivers e l’NBA store a Milano”

Los Angeles Clippers

Danilo Gallinari è in rampa di lancio, super stagione quella cominciata con i suoi Los Angeles Clippers che si stanno togliendo tante, tantissime soddisfazioni in un ovest veramente duro. Doc Rivers ha rilanciato il Gallo e Harrell rendendoli due giocatori fondamentali per il sistema della franchigia di LA.

Il Gallo, figlio di Vittorio, viaggia in stagione ad ottime medie ed ha rilasciato alcune parole molto interessanti alla call alla quale abbiamo preso parte insieme agli altri media italiani e stranieri. Vi riportiamo le sue dichiarazioni, presentando prima il personaggio Danilo Gallinari.

Chi è Danilo Gallinari?

Danilo è nato a Sant’Angelo Lodigiano l’8 di agosto del 1988, gioca nel ruolo di ala. Il Gallo, questo il suo soprannome, è figlio di Vittorio Gallinari, un ex giocatore di Olimpia e Virtus Bologna. 2.09 metri per 102 chilogrammi, il numero 8 dei Los Angeles Clippers ha giocato in diverse piazze prima di trovare un super contratto nella città degli angeli.

New York, Denver ed ora i Clippers. Ecco proprio ad LA sta trovando la sua piazza ideale, vediamo cosa ci ha detto a riguardo.

Conference Call, le parole di Danilo Gallinari: il Gallo è carico

Call conference con i media europei per Danilo Gallinari, organizzata dalla NBA in vista della sfida di sabato 22 dicembre contro i Denver Nuggets di Nikola Jokic. Il match dello Staples Center vedrà opposti due tra i talenti europei più cristallini ad aver calcato i parquet NBA negli ultimi anni.

Danilo Gallinari si presenta alla partita di sabato forte di una delle sue migliori stagioni NBA di sempre, finora: 19.5 punti, 6 rimbalzi e 2.5 assist a partita, col 45% al tiro da tre punti ed un incredibile 92.1% ai tiri liberi.

I Los Angeles Clippers di Gallinari, Tobias Harris, Lou Williams, Boban Marjanovic e Milos Teodosic sono attualmente sesti nell Western Conference, dopo la vittoria di giovedì notte allo Staples Center contro i Dallas Mavericks.

Vittoria sigillata dai 32 punti di Danilo. Di seguito vi riportimano una traduzione della lunga intervista all’azzurro.

Danilo Gallinari call conference: “Yoga ed arti marziali per tornare in forma, obiettivo playoffs per i Clippers”

 

Q: Cosa ne pensi dell’inizio di stagione dei Clippers?

G: Abbiamo avuto un’ottima partenza, ma come ogni squadra abbiamo avuto un periodo di due-tre settimane in cui le cose vanno meno bene. Nelle ultime due partite abbiamo dato segnali di crescita, dobbiamo ripartire da lì. Ci aspettano alcune partite casalinghe, speriamo di poterle sfruttare.

Q: Quali sono state le difficoltà in questo periodo?

G: La difesa. Bene ad inizio stagione, così così nelle ultime partite. Dobbiamo tornare quelli di inizio anno, ed essere più continui lungo l’arco dell’intera partita.

Q: Qual è stato il segreto della tua ritrovata forma fisica quest’anno?

G: La cosa più importante è che mi sento finalmente bene ed in forma. Da qualche anno pratico yoga ed arti marziali quale parte della mia preparazione, ed è una cosa che mi ha aiutato molto. Rimanere in salute è la cosa più importante per un giocatore NBA.

Q: Quale impatto pensi abbiate avuto tu e Marco (Belinelli, ndr) sulla popolarità della NBA in Italia?

G: Difficile da dire. Se oggi ci fossero altri giocatori italiani nella NBA oltre a noi, forse la popolarità della NBA in Italia sarebbe ancora maggiore. Io e Marco siamo gli unici due italiani qui, speriamo di poter essere dei modelli positivi per le nuove generazioni di giocatori.

Q: Quali sono i tuoi obiettivi stagionali? Playoffs, All-Star Game…

G: La cosa più importante per noi è andare ai playoffs. Sia io che la squadra siamo concentrati esclusivamente sul raggiungere la post-season.

Danilo Gallinari call conference: “Nikola Jokic è nel discorso per il premio di MVP”

 

Q: Cosa ti aspetti dalla partita di sabato contro i Denver Nuggets?

G: Denver sta facendo molto bene, sono una delle migliori squadre NBA ad oggi. Buoni giocatori e buona chimica di squadra. La partita di sabato sarà interessante: loro ci hanno battuto alla opening night e noi vogliamo prenderci una rivincita.

Q: Nikola Jokic era il “tuo” rookie a Denver. Credi possa essere considerato oggi un candidato per l’MVP?

G: Sta giocando alla grande. E’ un ottimo giocatore, uno dei migliori in attacco. sa giocare spalle a canestro e può allontarsi, è ambidestro, ha una visione di gioco pazzesca e sta giocando ad un livello tale da poterlo inserire nel discorso MVP, sicuramente. Un vero All-Star.

Q: Pensi di essere parte dell'”età dell’oro” dei giocatori internazionali nella NBA?

G: Assolutamente. La pallacanestro è diventata un movimento globale, l’Europa cresce come nessun’altro continente al mondo. Quando arrivai nella NBA non c’erano così tanti giocatori d’area FIBA come oggi. E’ una cosa positiva per la pallacanestro in generale.

Danilo Gallinari call conference: “Doc Rivers un uomo diretto, il derby coi Lakers partita sentita”

 

Q: Le prossime partite dei Clippers vedranno avversari importanti, cosa sperano di ottenere i Clippers?

G: Le prossime due settimane saranno cruciali per noi. Finire dicembre col miglior record possibile sarà importantissimo, e per andare ai playoffs dovremo battere i top team dell’ovest che incontreremo nelle prossime gare, come Golden State e Lakers. Il “derby” con i Lakers è sempre una partita sentita, contro dei rivali diretti. Un momento chiave per la nostra stagione.

Q: Anni fa con i Nuggets partecipasti agli NBA London Games. Cosa si dovranno aspettare Washington Wizards e New York Knicks, che si affronteranno a Londra il prossimo 17 gennaio?

G: La partita è importante, ma spero che troverano il tempo di visitare Londra, e vivere la città per quanto possibile. La cosa più importate è godersi la trasferta, poi la O2 Arena sarà sold out e piena di ospiti e media internazionali, sarà una grande vetrina per loro.

Q: Chi sarà il prossimo italiano a giocare nela NBA?

G: Bella domanda, non saprei. Prima o poi ci sarà qualcun altro, questo è certo.

Q: Cosa porta un allenatore come Doc Rivers alla vostra squadra?

G: Doc è un grande allenatore, perché conosce il gioco e sa come prendere i suoi giocatori. E’ un u0mo molto diretto, che ti dice in faccia ciò che pretende da te, e non si tira indietro quando fai un errore. Tutto questo fa di lui un grande coach, un coach che ha già vinto e che sa cosa ci vuole per vincere.

Danilo Gallinari call conference: “Spero di esserci ai mondiali FIBA in Cina, Harris un All-Star”

 

Q: Milos Teodosic, Tobias Harris e Shai Gilgeous-Alexander. Cosa pensi di loro? Teodosic potrebbe servire alla tua ex squadra, l’Olimpia Milano? Harris è da All-Star Game?

G: Milos sta trovando più minuti ultimamente, e sta giocando bene. Spero che rimarrà con noi per tutta la stagione, personalmente ho un ottimo rapporto con lui. Shai diventerà un buonissimo giocatore. Finora ha giocato benissimo, cosa non scontata per un rookie. Già al training camp si era visto quanto fosse pronto. Harris è un vero professionista, lavora sodo in palestra ed in allenamento, si prende cura del suo fisico e lavora ogni giorno sul suo gioco. Spero possa andare all’All-Star Game perché è un giocatore di quel livello, e perché se lo merita come persona.

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4 Chiacchiere…al bar😀😀🇮🇹

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Q: Speri di esserci ai prossimi mondiali FIBA in Cina a settembre?

G: Lo spero tanto. Non ho mai giocato ai mondiali, sarebbe un sogno che si realizza.

Q: Los Angeles e Denver, cosa ti manca del Colorado?

G: LA mi piace, è una grande città. Ho giocato a Denver per tanti anni ed ho ancora tanti amici e conoscenti là, questo è ciò che mi manca di più di Denver.

Q: LA NBA ha appena aperto il suo primo store ufficiale a Milano, ed a gennaio Londra ospiterà Wizards e Knicks per gli NBA London Games. Si può dire che i fan europei sono oggi più vicini che mai alla NBA?

G: La pallacanestro è veramente globale oggi, e la NBA è oggi più vicina che mai, è diventato semplice vedere le partite e la decisione di aprire il primo NBA store a Milano, la mia città, è una cosa incredibile per la città stessa e per i tifosi italiani.

 

Clippers, il Gallo abbatte i Mavs dell’ex DeAndre Jordan, Doc Rivers: “DeAndre merita il ritiro della maglia”

Los Angeles Clippers 2018/2019

Clippers, Lou Williams ritorna dopo quattro partite, segna 26 punti in 24 minuti ed assieme a Danilo Gallinari riaccompagna L.A. alla vittoria, dopo quattro sconfitte consecutive.

A farne le spese, i Dallas Mavericks del grande ex DeAndre Jordan e di un Luka Doncic da 32 punti, 4 rimbalzi, 5 assist e 4 recuperi. Lo Staples Center di Los Angeles accoglie DeAndre con un video tributo che ripercorre la carriera di “D.J.” in maglia Clippers, all’epoca di Lob City, ed assiste alla sua doppia-doppia da 11 punti e 22 rimbalzi, con 4 assist.

Avrei voluto vincere la partita, ma è stato bello giocare di nuovo davanti ai fan dei Clippers. Ho visto il video-tributo, molto bello da parte loro. Una cosa che ho apprezzato molto

– DeAndre Jordan dopo Clippers-Mavs –

 

A Los Angeles, Clippers-Mavs termina 125-121 per i padroni di casa.

I Mavericks (15-15) recuperano da uno svantaggio in doppia cifra a fine secondo quarto, e poi ancora a metà terza frazione, e si presentano con 5 punti di vantaggio (109-104) a 5:14 dal termine. I Mavs, privi di Dennis Smith Jr, seguono le giocate di Doncic e di J.J. Barea (19 punti e 8 assist in uscita dalla panchina per il super veterano di Dallas) e a 3:08 dalla sirena finale sono ancora a -2 (113-111), nonstante la rimonta Clippers ispirata da Williams e Galinari.

Il Gallo segna 9 dei suoi 32 punti finali (11 su 16 al tiro con 3 triple, a cui Danilo aggiunge 6 rimbalzi, 4 assist e 2 stoppate) nell’ultimo quarto di gioco. I 32 di Gallinari sono il massimo stagionale per l’azzurro, nonché il career high in maglia Clippers.

I Mavericks sono ancora a contatto (123-121 Clippers dopo un parziale Mavs) con ancora una manicata disceondi da giocare, ma Tobias Harris dalla lunetta chiude il discorso.

Clippers-Mavs, Gallinari: “Fondamentale il ritorno di Williams”

 

Gallinari e Williams sopperiscono alla cattiva serata di tiro di Harris (4 su 12 al tiro per 16 punti). Il ritorno di “Sweet Lou” è fondamentale per i Clippers (18-13), tenuti a soli 104.2 punti a partita nelle ultime quattro uscite (a fronte dei 114.7 tenuti in stagione).

Così Danilo a fine gara:

Intensità difensiva ed attenzione al piano partita sono state le chiavi della gara per noi. In attacco, l’aver ritrovato Lou (Williams, ndr) è una cosa importantissima per noi. Una buona partita da parte nostra

– Danilo Gallinari dopo Clippers-Mavs –

 

Clippers-Mavs, Doc Rivers: “Maglia ritirata per DeAndre”

 

Il coach dei Los Angeles Clippers ha solo parole di apprezzamento per DeAndre Jordan, per 5 stagioni centro titolare della squadra e co-artefice dei Clippers due volte semifinalisti di Conference tra 2014 e 2015.

Durante l’estate 2018, Jordan ha firmato un accordo annuale da circa 24 milioni con i Dallas Mavericks, squadra con cui DeAndre si accordò una prima volta durante l’estate 2015, salvo poi fare marcia indietro solo 48 ore dopo.

In quell’occasione, il proprietario dei Clippers Steve Ballmer si presentò in prima persona a casa Jordan a Houston, Texas, e vi rimase fino a”prendere per sfinimento” il suo centro, che finì per accettare il quadriennale da 87 milioni di dollari complessivi che il co-fondatore di Microsoft gli aveva offerto.

Secondo Rivers, Jordan meriterebbe di diventare il primo Clippers a vedere la sua maglia ritirata ed appesa sulle volte dello Staples Center:

Quando pensi a DeAndre Jordan, pensi automaticamente ai Clippers, più di qualsiasi altro giocatore. Credo che D.J. (Jordan, ndr) abbia tutti i requisiti per meritarsi l’onore del ritiro della maglia, quando avrà smesso di giocare, senza dubbio

 

Gallinari, Harris ed i Clippers abbattono Portland, Rivers: “La Western Conference non dà tregua”

I Los Angeles Clippers non si fermano. Nonostante le trasferte ed i tempi supplementari giocati a ripetizione, gli uomini di Doc Rivers continuano a vincere, e puntano alla vetta della Western Conference.

I Clips (13-6) si permettono il lusso di violare il Moda Center di Portland. Tra Clippers-Blazers finisce 104-100, una delle vittorie “più belle”, nelle parole di Rivers, della stagione dei bianco-rossi sinora.

Blazers (12-8) in vantaggio di 13 (58-45) dopo i primi 24 minuti di gioco. Damian Lillard ha già segnato 16 dei suoi 30 punti finali, stessa cifra dall’altra parte per Tobias Harris.

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C L I P P E R S W I N

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Portland rientra in campo senza poter contare su Jusuf Nurkic, KO per un colpo alla spalla. L’assenza di “Nurk” pesa sotto canestro, il terzo quarto è un assolo dei Clippers e finisce 38-16 per gli ospiti.

L’assenza di Nurkic ci ha aiutato, ne hanno sentito la mancanza sicuramente. Stava giocando bene, la differenza con lui in campo e senza si è vista, ma noi siamo stati bravi comunque

– Doc Rivers dopo Clippers-Blazers –

L’ottimo Danilo Gallinari di queste prime 20 aprtite di stagione contribuisce con 17 punti, 8 rimbalzi e 5 assist in 30 minuti di gioco, senza mai forzare nulla ma sbagliando “ben” un tiro libero (Danilo è il miglior tiratore di liberi della NBA, col 94.8%).

Dame Lillard suona la carica per i suoi ad inizio quarto quarto, con un 7-0 interamente chiuso dalla stella di Portland. I Trail Blazers rimontano grazie a Lillard ed all’energia di Zach Collins.

Il numero 0 impatta la partita sul 100 pari ad 1:53 dal termine, con una serie di triple difficilissime.

Tiri ai quali replica proprio Danilo Gallinari. il Gallo si isola al gomito destro contro il più piccolo C.J. McCollum, e segna in sospensione il 102-100 che chiude di fatto il match.

Una vittoria sofferta, strappata coi denti. Nel primo tempo eravamo svuotati, nel secondo l’unica cosa che abbiamo fatto è giocare con maggior intensità e fisicità. Dobbiamo sempre giocare così (…) Lillard ha segnato tutti quei tiri nel finale, abbiamo tentato di raddoppiarlo sul pick and roll ma abbiamo commesso due piccoli errori, e lui ci ha puniti

– Doc Rivers dopo Clippers-Blazers –

Clippers-Blazers, Rivers e Stotts: “L’Ovest è davvero selvaggio”

Coach Terry Stotts e Doc Rivers, le cui squadre sono in lotta per il vertice della Western Conference, hanno dato nel post gara la loro versione sulla competitività ad Ovest in questo inizio di stagione.

Per Stotts, la lotta ad Ovest sarà destinata a rimanere tale per tutta la stagione:

Le nostre ultime tre partite sono state difensivamente di basso livello, sebbene contro squadre molto buone in attacco. Sono un po’ preoccupato da tale tendenza (…) Il nostro terzo quarto è stato proprio brutto (…) L’Ovest? Non credo che la situazione cambierà di molto. Ci sono squadre che non era previsto fossero così competitive, Sacramento sta giocando una buonissima pallacanestro (…) ogni sera è una battaglia, una sfida. Se cominciamo già oggi a guardare la classifica, non ci facciamo un gran favore

– Stotts sulla Western Conference dopo Clippers-Blazers –

Di opinione simile Doc Rivers:

Sembra strano perché Golden State non è prima, adesso. Ad Ovest hai sempre l’impressione di non poterti prendere una serata di riposo, perché devi giocare e competere e scervellarti partita dopo partita, per vincere. Ma è così per tutti, e tutti accettano la sfida, ed è una cosa positiva

– Doc Rivers dopo Clippers-Blazers –

Clippers-Blazers, Lillard: “Siamo peggiorati rispetto ad inizio stagione”

Così Damian Lillard nel post partita:

Hanno giocato in maniera più fisica nel secondo tempo, ci hanno sovrastati. A volte, quando inizi così bene, dai per scontato che la partita finirà allo stesso modo, oggi ci è successo. E’ un periodo impegnativo per noi, ad inizio stagione eravamo certamente più freschi (…) ma ci siamo comunque creati l’opportunità di vincere oggi. Ad inizio stagione eravamo più incisivi in attacco, più precisi. Le squadre più forti sono in grado si sostenere un sforzo simile su base continuativa, sera dopo sera, senza permettersi di sentiri stanchi o appagati

– Damian Lillard dopo Clippers-Blazers –

 

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